giovedì 23 maggio 2013

I motivi di una scelta

Come avevo preannunciato nel precedente post, cercherò di spiegare perché da un po’ di tempo mi sto orientando sempre di più verso le traduzioni di opere di Hiroshi Miura.
La spinta iniziale è stata ovviamente la mia passione per la storia e la cultura giapponese, ma questo aspetto ha una rilevanza solo parziale. In effetti quando ho realizzato la prima novella di Hiroshi Miura, Romanzo sensazionale, pensavo a un esperimento narrativo e non immaginavo che avrei continuato a scrivere altre novelle sulla stessa falsariga.
Però – e questo l’ho compreso appieno solo in seguito – due caratteristiche dell’autore così come lo avevo concepito inizialmente mi si sono rivelate congeniali più di quanto avessi programmato. Tanto per cominciare si tratta di uno scrittore che sarebbe vissuto tra la fine dell’800 e i primi decenni del 1900. Conosco – e apprezzo – la letteratura di quel periodo più di quella contemporanea, e inevitabilmente il mio stile di scrittura ne risente e appare piuttosto antiquato. Questa debolezza, applicata a uno scrittore degli inizi del XX secolo, diventa un punto di forza: non devo più preoccuparmi che l’eventuale lettore pensi: “Come è datata questa prosa!”, anzi, diventa normale che sia datata trattandosi di novelle pubblicate oltre settant’anni fa!
L’ambientazione negli anni ’20 e ’30 del 1900 (talvolta anche in epoche precedenti), per di più in Giappone, rende necessaria la massiccia consultazione di testi divulgativi sui periodi prescelti al fine di creare il background storico e ambientale. Questo aspetto, sebbene impegnativo, si è trasformato in un ulteriore vantaggio per me perché sono sempre stato un appassionato di storia sin da bambino. Per redigere Romanzo sensazionale e le successive novelle di Miura ho passato più tempo a documentarmi che non a scrivere, però le ore trascorse nello studio mi hanno procurato soddisfazione. Non erano affatto un peso, semmai un piacere.
Infine c’è il discorso dell’eteronimia. Scrivere qualcosa stando nei panni di un altro autore è deliziosamente liberatorio. Mi viene spontaneo citare una frase del creatore di eteronimi più famoso della letteratura, il portoghese Fernando Pessoa: “E quello che seguì fu la nascita in me di qualcuno a cui diedi subito il nome di Alberto Caeiro. Scusate l'assurdità di questa frase: il mio maestro era sorto in me”.
Ho sempre sognato di fare il traduttore: l’autore da tradurre è sorto in me.

17 commenti:

  1. tutto quel che scrivi è vero, ma c'è di base la tua capacità di interpretare la realtà dell'uomo che, al di là di tempi e luoghi, è immutabile. Sei, insomma, uno scrittore vero che ha trovato la sua formula espressiva vincente.

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    1. Ti ringrazio per queste belle parole :-)

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  2. così hai soddisfatto la curiosità dei tuoi lettori ;)
    a parte, gli scherzi... molto interessante. anche a me piacerebbe fare la traduttrice, ma non c'è nessuna lingua che conosco tanto bene, forse l'inglese... prima o poi inizierò, traducendo le mie stupid... ehm... racconti.

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    1. Dall'inglese all'italiano ci sono ancora diversi autori mai tradotti, se ti può interessare.

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    2. può interessare... :) tipo? (grazie)

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    3. Beh, ad esempio Edith Nesbit, autrice di tantissimi libri per ragazzi. Se vedi un qualunque catalogo di suoi libri in italiano ti accorgi che è brevissimo, per contro la sua produzione letteraria è stata enorme.
      Oppure William Dean Howells, di cui sono stati tradotti quasi esclusivamente i resoconti dei suoi viaggi in Italia ma che aveva scritto molto di più.

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    4. Grazie :) intanto me li appunto...

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  3. Mentre leggevo mi è parso di avvertire una sensazione di continuità, di eternità..

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  4. Alla fine è come se col tuo "giocare con le traduzioni" avessi trovato il tuo vero io letterario.

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  5. Le tue serie di Hiroshi Miura sono davvero bellissime anche perché dietro c'e la tua passione...

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    1. Grazie, sicuramente c'è passione, questo sì.

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  6. Ciao, esprimersi con una qualsiasi forma d' arte per me significa, appunto, partire dalle proprie capacità, passando anche dalla consapevolezza dei limiti che ognuno ha, per creare qualcosa che sia tuo, che ti gratifichi e ti diverta. Poi ognuno avrà le sue motivazioni e cercherà le conferme che gli servono di conseguenza.
    Discuto spesso con una mia amica su questo punto, lei continua a dipingere nonostante non trovi più quello che cerca, io ho smesso di cercare in quella direzione proprio perchè non mi divertivo più e vedevo i miei limiti insormontabili.

    Veronica

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    1. Attenzione: se c'è un discorso di oggettiva noia nel fare una certa cosa, beh, si vede che la passione è finita.
      Se però tutto nasce solo dalla constatazione dei propri limiti, cerca prima di essere certa che davvero non ti piace più dipingere. Anch'io se dovessi basarmi sui risultati e sui miei obiettivi avrei da tempo dovuto smettere di scrivere, ma ho capito che scrivere per me è gratificante in se stesso, prescindendo dai miei "limiti insormontabili". Non rinunciare a qualcosa che ti piace solo perché non ti senti brava come vorresti ;-)

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  7. MOlto bello questo post, soprattutto quando dici: "Lautore da tradurre è sorto in me"

    Sono stata molto impegnata in queste settimane, sto recuperando ora un po' di post del tuo e di altri blog :-)

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    1. Non c'è problema, ti attendiamo per tutto il tempo necessario ;-)

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