domenica 16 giugno 2013

Vizi da letterato

Sarebbe interessante fare uno studio approfondito sui vizi maggiormente diffusi tra i letterati.
L'alcolismo è presumibilmente il candidato più accreditato per il podio.
Già nel 7° secolo AD il poeta cinese Li Po componeva versi per elogiare il vino e si concedeva sbronze favolose, al pari del persiano Omar Khayyam.
Edgar Allan Poe, Francis Scott Fitzgerald, Raymond Chandler e Ernest Hemingway, quattro pilastri della letteratura americana, erano notoriamente grandi bevitori, come pure il portoghese Fernando Pessoa nel cui referto di morte viene menzionata la cirrosi epatica quale causa del decesso. Anche il poeta gallese Dylan Thomas è morto precocemente a causa di un'encefalopatia alcolica.
Restando in casa nostra, il lombardo Giuseppe Rovani era un beone che passava con nonchalance dal vino all'assenzio. Si racconta che una volta transitò davanti a un'osteria con l'intento di resistere alla tentazione di bere. Ci riuscì. Passò oltre l'ingresso della mescita senza cedere all'esca alcolica, e giustamente pensò: "Bravo Rovani, te set on òmm de caratter. Ogni virtù la merita on premi. Te pagarò on cicchett". Ed entrò nell'osteria per riscuotere il premio della sua fermezza...
L'abuso di droghe è un altro vizio abbastanza frequente fra i letterati.
Il poeta Charles Baudelaire (peraltro anche lui gran bevitore) fumava oppio. Quasi inevitabilmente fu lui a tradurre in francese il capolavoro autobiografico del saggista inglese Thomas De Quincey intitolato - indovinate un po' - "Confessioni di un fumatore d'oppio inglese".
Pure il poeta romantico Samuel Taylor Coleridge e lo scrittore Jean Cocteau sono stati per molti anni della loro vita soggetti a questa dipendenza.
In tempi più recenti Jack Kerouac e William Burroughs hanno trasformato il ricorso alle droghe allucinogene in un elemento centrale della creatività letteraria.
Limitandosi al tabacco, Italo Svevo era un fumatore incallito e ha dedicato un intero capitolo de "La coscienza di Zeno" all'inutilità di ogni tentativo di smettere di fumare.
Un altro celebre tabagista è stato il romanziere americano Kurt Vonnegut. Consapevole dei rischi legati alla nicotina, gli si attribuisce una battuta in merito:  
"Fumare è un metodo per suicidarsi con gran classe".
Dopo Bacco e Tabacco, inevitabilmente si arriva a Venere. Ebbene...
Il romanziere francese Georges Simenon era - con tutto il rispetto - un puttaniere.
Il nostro Dino Buzzati è stato uno strenuo difensore delle case chiuse (di cui deplorò l'abolizione), e di Gabriele D'Annunzio sono noti gli smodati appetiti sessuali, in grado di competere con quelli del poeta francese Paul Éluard che sosteneva di aver fatto l'amore con centinaia di donne. Se poi ci si addentra nel campo delle perversioni può venire fuori di tutto... basti solo rammentare che i termini "sadismo" e "masochismo" sono stati coniati basandosi sui cognomi di due scrittori (il marchese De Sade e Leopold von Sacher-Masoch).
Altri vizi?
Il poeta cinese Lu Tong beveva tè in quantità esagerate.
Honoré de Balzac era un caffeinomane all'ultimo stadio.
E infine Giovanni Arpino era tifoso della Juventus, ma questa la definirei semmai una virtù ;-)

17 commenti:

  1. Vonnegut è un mito. Adoro quella battuta.

    E il tuo vizio capitale qual'è?

    Da parte mia, non fumo, non mi drogo, bevo moderatamente, con le donne ho un rapporto virtuoso (non virtuale), neppure mi lascio travolgere dalla gola... Forse è per questo che rimarrò per sempre un invisibile! ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I miei vizi sono tutti rigorosamente mentali... Parlando di quelli capitali, cedo in modo ben visibile e non occulto all'accidia.

      Elimina
  2. C ' è anche da parlare di Dick che oltre al consumo di droghe era anche un paranoico di prima grandezza!
    Ecco la paranoia, può indubbiamente essere considerata un altro vizio comune tra gli scrittori.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non so se sia corretto catalogarla come vizio... io le mie paranoie le ho eccome, anche se non sono all'altezza di quelle di Dick (ma d'altronde non sono alla sua altezza da nessun punto di vista ;-)

      Elimina
  3. L'ultima frase... oddio.. pesterei tutti i tifosi di calcio in generale.. ahahhah!

    RispondiElimina
  4. Preferisci un oppiomane o un alcolizzato a un sano tifoso bianconero? ;-P

    RispondiElimina
  5. Bellissimo post... :)
    Per un periodo almeno (non so adesso), Stephen King ha fatto abuso di alcool e, sotto l'effetto di tale "nettare", ha scritto Cujo. In "On writing" ha scritto, infatti, di non ricordare quasi nulla di quando ha scritto quel libro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi fa venire in mente il cantante metallaro Ozzy Osbourne che ha detto a proposito di un certo anno della sua vita "ricordo solo che ero costantemente fatto di alcolici e droghe".

      Elimina
  6. Pant... Pant! ci sono! Io? non bevo, fumo il sigaro da più di trent'anni, donne... ecco per l'appunto... ad una certa età... d'altra parte neppure scrivo, quindi avere un vizio solo per costruirmi un'immagine di letterato maledetto, mi pare troppo. Ecco, forse uno ce l'ho e anche patologico: leggo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma come, neppure una fumatina di hashish? Che inguaribile salutista, mi ricordi quell'altro insopportabile iper-virtuoso... come caspita si chiama? Ah, sì: Ariano Geta ;-)

      Elimina
    2. sai che sono contro le droghe, di tutti i tipi! l'unica cosa che mi concedo ogni tanto, è un'annusata all'aglio che soffrigge con l'olio e il peperncino prima di buttarci gli spaghetti al dente!

      Elimina
    3. Io per anni mi sono concesso molto tè... consumavo teina in proporzioni esagerate, e alla fine ho dovuto smettere... L'aglio che soffrigge in effetti ha un aroma con effetti stupendi sulla psiche di chi annusa (ma non posso fare confronti con altri tipi di annusate in polvere bianca per mancanza di esperienza...)

      Elimina
  7. Ahaha!
    Io sì, preferirei un oppiomane a un tifoso di calcio, di qualunque "fede" ;-)

    Che dire… questo post è davvero interessante!

    Ho studiato molti degli autori da te citati, al liceo, e ricordo soprattutto la famosa opera Kubla Kahn di Coleridge, scritta sotto gli effetti dell'oppio, che però è un'iincompiuta, perché è stato interrotto e quando l'ha completata (o ci ha provato) non era più ispirato (dalla droga).

    Io non fumo, non bevo, al limite sbevazzo e mi sballo una specifica serata all'anno, (nei bei tempi andati con flirt spinti con amici vari… non tutti assieme, eh) ma d'altro canto non scrivo! :-P

    Non ho mai fumato (neanche provato un tiro, xké nn mi interessa), nn bevo caffé, non bevo… ma, MA: non so cosa darei per provare l'Assenzio COL LAUDANOOOOO *_*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'assenzio ormai è in commercio, non è più vietato. Un tentativo si può fare...

      Elimina
  8. È il LAUDANO che non si trova, infatti… io mi son anche cercata come autodistillarmelo… ho amici farmacisti ma non lo possono ordinare se non dichiarando esplicitamente a chi serve, in che quantità e per cosa…

    RispondiElimina
  9. E hai tutti questi vizi...?

    RispondiElimina