sabato 7 giugno 2014

Ricordi scolastici o altre confessioni su me stesso

Mia figlia festeggia: la scuola, per quest'anno, è finita. Si è concessa una pacata esultanza da bimba, senza i gavettoni, le urla e le trombe da stadio degli adolescenti che sciamano via dagli istituti superiori come soldati di prima linea appena informati dell'armistizio.
Per me, affetto da sociopatia congenita, l'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive era persino più liberatorio. Non c'era solo l'odio per lo studio coatto, il fastidio verso un obbligo imposto dalla legge: era una fuga dall'opprimente Grande Fratello. Condividere cinque ore al giorno, sei giorni su sette, con altri esseri umani spesso fastidiosi - che si trattasse dei bulletti delle quinte o dei professori che avevano ormai deciso che tu, qualunque cosa dicessi o scrivessi, anche l'intero programma a memoria virgole comprese, eri quello che "Sì, beh, però, insomma, non hai saputo esprimerlo correttamente" - oddio mio, che incubo!
Ma anche i compagni più innocui erano comunque occhi puntati addosso, una quarantina d'occhi che osservano e ti chiedono spiegazioni per ogni minimo gesto o atteggiamento, una miriade di telecamere umane tipo l'altro Grande Fratello, quello televisivo di MeRdiaset che all'epoca ancora non esisteva eppure già lo schifavo inconsciamente perché lo sperimentavo durante quei maledetti nove mesi di condivisione forzata di tempo e spazio con altri esseri umani che in maggioranza avrei evitato di frequentare.
Non avrei mai pensato di provare, a distanza di ormai venticinque anni, una sorta di nostalgia non per la scuola - questo mai! - ma per la sensazione di sollievo che mi regalava l'ultimo giorno di lezioni. 
Esagero? Può darsi.
Però, posso proclamare con certezza che il mio più bel ricordo scolastico è legato a una giornata in cui si teneva quell'inutile prassi burocratica chiamata "assemblea d'istituto". Per capirci: trecento studenti di tutte le classi vengono ammassati controvoglia in palestra mentre i gruppetti politicizzati tengono i loro comizi stereotipati con proposte che nessuno ascolterà, corredati da minacce verso i docenti di ricorrere a scioperi e occupazioni alle quali aderiranno soprattutto i compagni coi voti più bassi, nella speranza di trascinare l'intera scolaresca verso il basso: tutti da bocciare, ergo tutti da promuovere col voto minimo.
Ebbene, durante uno di questi odiosi teatrini tipicamente italici sono riuscito a scappare dalla scuola. I bidelli erano molto attenti: al primo tentativo mi avevano beccato minacciando di portarmi dal preside. Al secondo sono stato più svelto di loro. Non dimenticherò mai la soddisfazione che provavo mentre mi allontanavo dal carcere, sorry, dall'istituto superiore: avevo salvato tre ore della mia vita - poco, ma meglio di niente - dalla condanna all'ipocrisia forzata, il tipo di costrizione che detesto più di ogni altra cosa al mondo.

15 commenti:

  1. Ah ah, Ariano, hai risvegliato anche a me un po' di ricordi. Tanto per cominciare ho fatto un unico giorno di asilo, perché il secondo giorno mi rifiutai di tornarci e i miei si dimostrarono più che comprensivi.
    In prima elementare scappai una volta, agli inizi, non appena mia madre, che mi aveva accompagnato, fu fuori di vista, ma ebbi la sfortuna di incappare poco dopo in un cugino di mio padre che mi acciuffò e mi riportò in classe. Fu allora che compresi che stavolta avrei dovuto fare uno sforzo di adattamento.
    I miei ricordi più belli riguardano tutto quello che faceva di contorno all'insegnamento; per esempio gli scambi di figurine, o di pareri sull'ultima storia letta di Topolino o di Capitan America, con i compagni di classe.

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    1. Beh, i tuoi erano peccati di gioventù, i miei erano lucide avversioni sociali.

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  2. Io odiavo studiare.. oddio come lo odiavo!
    Non amavo particolarmente i miei compagni ma studiare era veramente la cosa più orribile della mia vita!

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    1. A me lo studio non dispiaceva in modo completo. Alcune materie mi piacevano. Però non sopportavo di dover studiarne altre che non mi interessavano affatto...

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    2. Io ho iniziato ad apprezzare qualcosa solo alle superiori.

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  3. Non avrei mai detto che tu eri il tipo che scappava dalla scuola... ;)

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    1. Dalla scuola in senso stretto no, solo dalle assemblee. Ma avrei voluto anche dalla scuola :-)

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  4. Ho sempre avuto un'avversione per lo studio, ma che anni bellissimi quelli...

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    1. Ciao, benvenuto :-)
      Sono contento per te, per me è stato piuttosto diverso :-/

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  5. Anch'io odiavo le scuole... sopratutto il superiore. Ma non avevo coraggio di scappare...

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    1. Beh, considera che è stata un'unica volta.

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  6. Sono mooolto felice di apprendere che non sono l'unica ad aver odiato andare a scuola! Io, magari, non per ragioni di sociopatia, ma di fastidio verso la maggior parte dell'umanità che popolava l'istituto sì (e parlo sia di compagni che di professori).
    I miei ricordi delle assemblee di istituto sono altrettanto deliranti...

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    1. Beh, io comincio seriamente a pensare che i nostri genitori non ci abbiano detto tutta la verità e che io e te abbiamo un bel po' di DNA in comune ;-P

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  7. io invece della scuola ho sempre odiato i compiti per le vacanze...li facevo tutti entro la fine di giugno, e poi avevo luglio e agosto per star tranquilla e beata!

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    1. Beh, anche quelli erano abbastanza odiosi. Ma li sopportavo.

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