martedì 14 ottobre 2014

Emulo di Kubrick o improvvisatore di palo in frasca?

É un problema che mi sono posto più volte senza però preoccuparmene granché. Però - devo ammetterlo - sono completamente privo di una caratteristica tipica di coloro che amano scrivere: la specializzazione di genere.
Per molti scrittori celebri - ma anche tanti esordienti alle prime armi - basta il nome perché subito si capisca il genere della narrativa. Agatha Christie? Ah, sicuramente è un giallo. Isaac Asimov? Beh, è fantascienza. ... e così via. Ovvio che non sia una regola fissa e che parecchi autori inseguano soprattutto uno stile più che un genere. Ma quasi sempre si specializzano in una specifica tipologia.
Io invece spazio in generi diversi. Dall'investigatore comico alla reinvenzione pulp di tragedie shakespeariane, dal metaletterario ispirato al settecento veneto al fanta-distopico di un'Italia futura (e l'elenco potrebbe andare avanti).
Insomma, di palo in frasca.
Posso dire a mia discolpa che ho sempre ammirato il regista Stanley Kubrick per il sua continuo cimentarsi in film assai diversi fra loro come genere, riuscendo però sempre a lasciare la sua personale impronta di unicità. Lui era un genio, lui queste sfide poteva affrontarle.
Ma io? ...
Non provo neppure ad argomentare: la risposta è sicuramente negativa. Al tempo stesso, però, questo è il mio modo di procedere: scegliere ogni volta una strada nuova inseguendo un'idea diversa (e abbracciando un genere, o una tematica, che si discosta dal percorso dei miei precedenti tentativi narrativi).
Insomma, sono un improvvisatore. Chissà se le Muse, anch'esse concepite dagli antichi greci con specializzazioni strettamente differenziate (una per la poesia epica e una per quella lirica, una per il teatro comico e un'altra per quello tragico) saranno ancora disposte a sostenere a turno la mia fluttante e volubile ispirazione...

20 commenti:

  1. Bhe, per citarne uno eclettico a caso a me viene in mente Ken Follett: ha scritto gialli, thriller, romanzi storici leggeeri e altri storici molto complessi… io non li ho trovati tutti "uguali".

    Secondo me anche Martin potrebbe rientrare tra i multisfaccettature, perché anche se è famoso per le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (che NON È un fantasy canonico) è un appassionato di Fantascienza e ha scritto anche altri romanzi, antologie e racconti brevi che esulano da un solo genere fisso. Magari molto permeati di fantastico (Il Battello del Delirio parla d Vampiri) ma secondo me è abbastanza sfaccettato.

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    1. Ti ringrazio per gli esempi eccellenti che mi hai fornito. Non sarò mai alla loro altezza, ma almeno posso dire di avere un modello da seguire :-)

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  2. Ai tuoi generi manca la storia giapponese... è il vantaggio avere i vari generi...

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    1. Sicuramente posso variare di più rispetto a uno scrittore specializzato in un solo genere, questo sì.

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  3. Non ci vedo niente di negativo. Io mi sento iperspecializzato e mi va bene così, ma anche l'arte di spaziare tra i generi è un talento.

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  4. La domanda è un'altra: bisogna essere necessariamente un genio per poter permettersi di vagare dove si vuole con la fantasia?
    Secondo me no! :)
    Questa è la tua inclinazione, il tuo modo di esprimerti quindi se lo fai con passione è la cosa più bella che tu possa fare!

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    1. Anche tu sei molto gentile, grazie :-)

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  5. Ahahah.. ti crei problemi che non ci sono! ;p

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    1. Questo è vero, mi capita anche in altri contesti :-P

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  6. Ho idea che questa varietà di generi sia data anche da ciò che passa attraverso i nuovi media. Non so nel tuo caso, però oggi ci sono moltissime influenze esterne ed esempi di ogni genere per fare in modo di attingere da uno scenario piuttosto che da un altro. Si è insomma più esposti a vari esempi di comunicazione e questo di conseguenza può rendere più ampio il campo in cui vogliamo scrivere.

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    1. Questo incide sicuramente, però ci sono tanti autori contemporanei che sono specializzati su un solo genere.

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  7. Non trovo necessario avere un genere prominente, quello che è importante è avere delle storie da raccontare :D

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    1. Indubbiamente è fondamentale avere qualcosa da dire.

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  8. L' importante è che a te piaccia quello che scrivi.
    E che quello che scrivi piaccia a chi ti legge.
    Tutto il resto non conta.

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    1. Il punto uno non è un problema.
      Il punto due a volte lo è ;-P

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  9. Il vantaggio di un Asimov o di una Christie è che, grazie alla specializzazione, poterono puntare a diventare i numeri uno indiscussi del genere. Se non si hanno simili desideri di eccellenza va bene anche agire diversamente.

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    1. Beh, i desideri di eccellenza ci sono in chiunque scriva (o scribacchi), ma c'è anche l'umiltà di riconoscere i propri limiti, quindi direi che va bene così: non potrei comunque puntare a essere il numero uno di qualcosa.

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  10. Non avevo letto questo post, mi hai condizionato in maniera subliminale

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