martedì 12 maggio 2015

La polemica tra Juan Brady e Francisco Hernandez Mendieta – seconda parte

Lo scrittore insultato sembrava svanito nel nulla. Suo padre, dopo aver dato del “borioso” a Brady, spiegò che Francisco Hernandez era a Bariloche insieme alla moglie in qualche luogo dove probabilmente non arrivavano né internet né il gps. Cercava pace.
Anche Omar Ballesteros, il suo agente, si premurò dapprima di sostenere che Juan Brady aveva dato prova di “atteggiamento immaturo”, ma poi confermò che lui stesso non riusciva a contattare Francisco Hernandez e d’altronde lo aveva preventivamente informato che sarebbe stato irraggiungibile per alcuni giorni.
L’editore di Mendieta ritenne a sua volta di dover prendere le difese del proprio scrittore con un comunicato stranamente molto pacato (era probabile che non intendesse arrischiare un conflitto con l’editore di Brady). Si trattava di un breve testo lungo neppure una pagina in cui si deplorava il tono aggressivo dell’autore de L’esercito dei pezzenti, si definiva “limitativo” l’approccio di Juan Brady nei confronti di uno stile letterario che aveva la sola colpa di essere diverso dal suo, e gli si rammentava la grande tradizione della narrativa argentina in cui l’elemento reale si mescola al fantastico in un magico caleidoscopio all’interno del quale la finzione romanzesca sconfina nei labirinti onirici della mente: da Borges a Casares, da Onetti a Cortàzar, fino a Soriano.
Brady replicò quasi immediatamente tramite il proprio sito internet – il suo editore continuava ostinatamente a tenersi fuori dal campo di battaglia – sostenendo che egli provava il massimo rispetto per tutti gli autori citati ritenendoli tra i migliori maestri della letteratura nazionale, ma che Mendieta non era minimamente paragonabile ad essi, se non per l’astrattismo delle sue storie (non certo per le spessore della prosa e la densità simbolica dei significati che quei grandi sapevano infondere a differenza dell’autore de Il gatto galleggiante sul Mare della Tranquillità).
Mentre scriveva tale messaggio ebbe un piccolo brivido all’idea che in una nuova ipotetica intervista gli ponessero domande in merito perché, a essere onesti, riguardo Cortàzar nutriva le stesse riserve che aveva verso Mendieta e da anni non toccava un suo libro, perciò se lo avessero trascinato in una dissertazione su Cortazàr si sarebbe probabilmente tradito con qualche frase inopportuna che avrebbe dimostrato la sua scarsissima conoscenza di uno dei pilastri della narrativa argentina moderna. Decise che la sera stessa avrebbe letto qualcosa di quell’autore canonico per non rischiare figuracce.
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Intanto la polemica aveva raggiunto il culmine. Pur mancando uno dei due contendenti, a combattere per suo conto erano soprattutto vip e gente comune che si dichiaravano lettori di Mendieta e bollavano come “maleducato”, “arrogante” e “infantile” Brady e la sua pretesa che essi fossero “incompetenti”.
L’attrice Beatriz Ghidini dichiarò di aver adorato L’intersecazione del nulla (pochi ci credettero in verità) e di aver invece trovato noiosissimo L’ultima missione, precisando che tuttavia non si era mai permessa di scrivere o dichiarare che Brady fosse un autore noiosissimo. “Se invece, secondo lui, io sono incompetente per aver apprezzato un romanzo di Mendieta, beh, preferisco essere incompetente e leggere un bel romanzo piuttosto che essere competente e annoiarmi leggendo il romanzo di uno scrittore maleducato!”
Nelle pieghe delle discussioni emersero però anche alcuni sostenitori di Juan, meno numerosi e attenti a sottolineare che neppure loro avevano apprezzato la veemenza da lui dimostrata contro il collega, ma disposti ad ammettere che, insomma, romanzi come L’intersecazione del nulla e Il gatto galleggiante sul Mare della Tranquillità erano a tratti realmente incomprensibili e che in fondo era stato Mendieta a stuzzicare Brady tacciandolo di incapacità di osare.
Il commento più divertente – e divertito – fu sicuramente quello di Alfonso Domenech ‘El lector’, l’allenatore con pose intellettuali del Racing, che dichiarò che dovendo scegliere uno dei due scrittori come giocatore aggiunto per la sua squadra avrebbe senza dubbio prescelto Brady per il suo agonismo, mentre nutriva dubbi sull’utilità in campo del troppo etereo Mendieta.
Il terzo giorno susseguente al violento attacco subìto, Francisco Hernandez ricomparve finalmente a Buenos Aires. Subito contattato da numerosi giornalisti, troncò ogni chiamata sostenendo che avrebbe replicato in forma ufficiale tramite il sito internet del proprio agente letterario l’indomani.
L’attesa delle sue parole divenne a sua volta una notizia, sebbene, essendo ormai trascorsi cinque giorni dall’inizio del tormentone, l’interesse generale mostrava qualche primo segnale di affievolimento, inevitabile processo di disinteresse progressivo che si verifica in tutti quei casi in cui i mass-media bombardano eccessivamente l’utenza a proposito di una specifica news e delle sue evoluzioni. Fosse stato un omicidio o uno scandalo a sfondo sessuale, la morbosità dell’uomo medio avrebbe permesso una maggiore durata al picco dell’interesse collettivo attorno al fatto, ma essendo una mera diatriba fra due scrittori il suo grado di magnetismo nei confronti dell’audience nazionale ne risultava penalizzato.
La replica ufficiale di Mendieta fu l’ultima fiammata in grado di mantenere la polemica nella top five degli argomenti più cliccati e letti, e financo discussi dalla gente in strada come argomento di conversazione nei caffè e nelle sale di attesa. Lo scrittore pubblicò tramite il sito di Omar Ballesteros l’attesissima risposta che pareva una presa in giro e che invece lui, successivamente, garantì essere sincera e priva di ironia.
“Sono gratificato dagli intenti espressi dallo scrittore Juan Brady nella sua intervista al Clarìn dello scorso martedì. La trama da lui ipotizzata denota il coraggio creativo che mi ero augurato sorgesse in lui. Sarò felice di leggere il romanzo quando egli lo avrà ultimato”.
I commenti spaziarono dal divertito al deluso. Brady, per parte sua, si limitò a un tweet acido:
Non potrei mai scrivere una fotocopia dei suoi romanzetti. Io rispetto i lettori.
L’hashtag #BradyVSMendieta rimase uno dei più discussi sino alle prime ore del giorno seguente, e la disputa trovava adeguato spazio anche su facebook e in vari forum di lettori, corroborata da ulteriori interventi e prese di posizioni (Beatriz Ghidini scrisse che la classe dimostrata da Mendieta con la sua elegantissima risposta dimostrava ulteriormente la sua superiore qualità rispetto a Brady, sia come letterato che come uomo).
L’indomani, intorno alle undici, il paese fu sconvolto dalla notizia di un tremendo incidente ferroviario a Cordoba in cui, secondo i resoconti dei primi soccorritori, avevano perso la vita una ventina di persone. La diatriba fra i due scrittori, già logorata dalla lunga presenza fra le news di primo piano, divenne inevitabilmente una sciocca frivolezza nel momento in cui l’intera Argentina si trovava costretta a confrontarsi con il lutto nazionale, le polemiche sulla sicurezza delle ferrovie e i conseguenti scambi di accuse a sfondo politico fra i partiti di governo e l’opposizione.
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Per sei mesi circa vi fu una relativa calma fra i due contendenti, favorita dalla loro misurata presenza in contesti mondani e culturali e dall’apparente volontà di non volgarizzare la questione con ulteriori frecciate. (Forse, più verosimilmente, erano stati i rispettivi editori a consigliare toni distensivi per non rovinare l’immagine pubblica dei loro scrittori che rischiavano, in caso di ulteriori prolungamenti della tenzone, di sembrare due bimbi che litigano per stabilire chi abbia il pisello più lungo).
Invitato a una premiazione letteraria a Rosario, Francisco Hernandez Mendieta rispose seccamente “Non ho voglia di ritornare su tale questione” quando il redattore di un quotidiano locale gli chiese se avesse avuto modo di chiarirsi con Brady.
Quest’ultimo, a sua volta, non replicò a nessuno dei commenti sprezzanti che continuarono a giungergli per alcune settimane da parte di lettori di Mendieta; evitò inoltre di disabilitare il proprio account su twitter e ricevette in silenzio accuse, battute salaci e parole sprezzanti.
Nel mese di febbraio, però, la Fondazione Herrera di Buenos Aires organizzò una serie di conferenze incentrate sul valore della denuncia letteraria nella società contemporanea, e quantunque la disputa fra due autori non fosse, in effetti, un argomento attinente a siffatto tema, il segretario della Fondazione, Marcelo Urruticoechea, ebbe l’idea di dedicare una serata a Brady e Mendieta. Nel suo progetto i due romanzieri si sarebbero potuti finalmente affrontare a viso aperto, su un palco, con un moderatore che avrebbe posto domande a entrambi evitando nel contempo il possibile degenerare della discussione (possibilità alla quale non voleva in nessun modo credere, dando per certo che la civiltà e l’estrema elevazione culturale dei due letterati avrebbe sicuramente evitato qualunque caduta di stile).
Approvato dai soci della Fondazione Herrera, il progetto prese corpo e vennero perciò contattati con discrezione i due scrittori. Per Mendieta si passò per il tramite del suo agente perché lui era nuovamente lontano da Buenos Aires e apparentemente irraggiungibile, sia al cellulare che per posta elettronica. Per avere il suo assenso occorreva attendere, pertanto la Fondazione si premurò di organizzare nel contempo una serata alternativa nel caso in cui fosse mancata la presenza dell’uno o dell’altro contendente.
Ma non era certo il caso di Juan Brady, che diede immediatamente la propria disponibilità. Incontrare il rivale davanti a un pubblico qualificato – che poteva essere, in un certo senso, anche una giuria – era l’occasione ideale per dimostrare la validità del suo attacco (della sua replica, almeno dal suo punto di vista) ma anche per zittire tutti coloro che lo avevano criticato per la veemenza eccessiva nei confronti di Mendieta. Stavolta sarebbe stato pacato come un lord inglese, ma non per questo meno tagliente.
“Le faremo sapere non appena avremo la risposta del signor Francisco Hernandez” specificarono gli emissari della Fondazione.
Ci vollero cinque giorni, cinque giorni durante i quali Brady non riuscì a impedirsi di pensare costantemente all’agognato match. Da un lato predisponeva mentalmente le argomentazioni, immaginava le possibile repliche (impresa ardua vista l’imprevedibilità di Mendieta) e dall’altro temeva che  rifiutasse di partecipare e tutto il suo sforzo mentale venisse vanificato.
La sua compagna fu martellante nel ripetergli continuamente di non ossessionarsi su questa eccessiva volontà di guerra contro il rivale, innervosendo Juan che sottolineava ogni volta che da parte sua non vi era alcuna “intenzione di guerra, né odio, né ebbrezza di spargere sangue”, ma solo la volontà di smascherare un truffatore di lettori indifesi.
Finalmente Francisco Hernandez accettò l’invito e la serata iniziò a essere pubblicizzata. Stavolta però non ebbe la stessa eco mediatica, e d’altronde fu Marcelo Urruticoechea in persona a non voler enfatizzare troppo l’evento nei canali televisivi generalisti, preferendo che venisse trattato solo dalla riviste letterarie e dagli inserti culturali dei quotidiani più autorevoli. Insomma, doveva trattarsi di un duello verbale riservato a un pubblico d’élite, non di una rozza zuffa da bar di periferia. Il segretario si spinse persino a incontrare preventivamente i due romanzieri per accennargli nei dettagli come si sarebbe svolto l’incontro e – fra le righe – pregarli di non lasciarsi sfuggire di mano il controllo dei propri nervi e della propria lingua.
Il ventisei febbraio, alle ore diciotto, presenti un centinaio di notabili culturali della capitale tra i quali gli inviati di Ñ, Contratiempo e della Buenos Aires Review, nonché qualche intruso politico o appartenente del mondo dello showbiz, lo scontro verbale diretto fra Brady e Mendieta ebbe inizio.

(CONTINUA)

21 commenti:

  1. Da quando la costellazione dei satelliti GPS è stata completata, vent'anni fa, non esiste alcun luogo sulla terra che sia fuori copertura. Te lo dice uno che lavora coi GPS dal 1991 e si ricorda quando, nell'arco della giornata, esistevano ancora delle "ore di buio" a causa della mancata disponibilità di satelliti in vista. Dire quindi che "in qualche luogo dove probabilmente non arrivavano né internet né il gps" è tecnicamente scorretto, a meno che il nostro amico non si sia rifugiato sottoterra.

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    1. Temo che questa inesattezza dovrà diventare una "licenza letteraria" per giustificare la trama... Oppure dovrò ipotizzare che "era solo una scusa per non essere disturbato".

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. E ci lasci così? devo aspettare altri 4giorni4? sadico! (non so perché ma mi aveva pubblicato il commento sotto quello di Obsidian M... )

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    1. Beh, volevo creare un pi' di suspense, tu mi capisci ;-)

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  4. Io tra i due ho già un preferito. Vediamo come continua :-)

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  5. Fremo per l'attesa dello "scontro finale".

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    1. Sarà uno "scontro" solo verbale con frecciate nascoste.

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  6. Viviamo in tempi barbari... non ci son più i bei duelli con la pistola di una volta :-)

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  7. Questo racconto è come un gorgo le cui spire iniziano dolcemente e il loro cullarti ti induce a farti trascinare là dove sarà impossibile tornare indietro. Non vedo l'ora di affogare!

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    1. Grazie Raffaello, è un piacere ricevere commenti da te :-)

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  8. Argh! Interrotto sul più bello!
    Comunque l'ironia in questo racconto è grandiosa :)

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    1. Grazie, è un complimento meraviglioso :-)

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  9. C'è del sarcasmo in questo racconto, come rendere leggera e spassosa una realtà dominante in certi ambienti. Io ho trovato fantastico il cicaleggio montato attorno alla faccenda: l'attrice o l'allenatore che offrono il proprio contributo di pensiero.
    Certo, hai citato Cortazar ed io non posso che ricordare uno dei suoi personaggi più arditi: Lucas, di "Un certo Lucas". Dai in mano questo libro al buon Brady per fargli fare un figurone!

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    1. Per sua fortuna nessuno gli farà domande su Cortazar ;-)
      Però ci saranno altri problemi...

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  10. Io ovviamente sto raccogliendo tutto lo scritto: non mi piace leggere a puntate ^^" perdonami! Poi me lo esporto in eBook da inDesign e lo metterò nel Kobo :-P
    Porta pazienza!

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    1. Fai bene, io farei allo stesso modo ;-)

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  11. Complimenti, è molto interessante.

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