lunedì 19 ottobre 2015

Esorcizzare la paura di essere stroncati

Leggendo vari post di colleghi scribacchini della blogosfera  ho notato che la paura che il proprio lavoro venga massacrato da lettori-critici insoddisfatti è sempre latente.
Una recensione altamente negativa è sempre indigesta, ma rientra nei rischi del mestiere. In fondo non è detto che siamo così bravi a scrivere come riteniamo. Forse lo siamo, ma non per ogni narrazione che sottoponiamo al giudizio altrui: qualcuna è valida, qualche altra meno. Anche ammesso che il nostro ebook sia a suo modo valido, non tutti lo valuteranno allo stesso modo, e ne hanno il diritto.
Ecco, per esorcizzare il timore di essere lapidati da parole taglienti oggi propongo una delle recensioni che ricevette il mio L'ultimo libro del Maestro quando partecipò al concorso ioscrittore. Preciso che ne ricevette anche di positive, ma questa che segue non lo è affatto...
Ma specifico altresì che l'aver ricevuto una mazzata del genere non mi ha impedito di scrivere, molto tempo dopo, i Racconti sensazionali che hanno venduto centinaia di copie e hanno ottenuto riscontri lusinghieri. Insomma, un flop forse pregiudica il futuro di uno scrittore ufficialmente pubblicato, ma per noi scribacchini è solo un incidente di percorso ;-)
E ora, godetevi la stroncatura di Ariano Geta:

Per scrivere della Cina ai tempi di Confucio e catturare l’interesse del lettore ci vuole un bel talento narrativo. L’argomento è noioso comunque, ma c’è chi riesce a imbastire una storia di beghe tra miniaturisti nella Istambul del 1500 e a cavarne del buono. Qui, a fronte di tanta ambizione il talento manca del tutto. Dopo un inizio fuorviante, il romanzo, peraltro lungo, è di una noia mortale. Scritto in modo approssimativo, pieno di ripetizioni materiali e concettuali ( si sentiva fischiare nell’aria il suono delle sue unghie che tagliavano l’aria – torcersi in pose contorte - il cunicolo era stretto ed angusto ) che indicano una rilettura distratta o assente, farcito di dialoghi assurdi, vuole creare mistero attorno a un libro proibito, ma non ci sono né mistero né storia, solo parole allo sbando a raccontare il niente che succede. Sono rari anche i momenti di ilarità: lo scontro tra due soldati: “senza offesa, ma lei è veramente folle “ che si insultano come due donne per un parcheggio, gli Unni che a fatica trattengono un urlo di eccitazione (centrata l’ iniziativa del pc di coniare il termine plenilUnnio ), il sole che declina verso oriente ( che considero una svista ) e l’acqua narcotizzata ( che invece considero un vero e proprio svarione ). La fine si raggiunge con fatica per trovare lo sbraco totale, col termine coglione ( Generale Kai, lei è veramente un coglione… reputo che la sua richiesta sia degna di un coglione… ma non poté fare a meno di ribadire che questo atteggiamento era tipico di un… coglione ) usato e abusato in una conversazione che ha la pretesa di svolgersi a quei tempi e in quei luoghi. Inopportuno e grottesco. VOTO 3

28 commenti:

  1. Trai insegnamento dalle critiche, dai... Quella che citi, tra l'altro, evidenzia alcuni punti su cui lavorare. Per cui, per quanto faccia male, è sempre un bene che esistano questo tipo di recensioni. Si impara più da queste che da quelle che dicono "bello, fantastico, meraviglioso". :-)

    Coraggio!

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    1. Sicuramente ;-)
      E poi ti godi di più il momento in cui le cose iniziano a andare meglio.

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  2. Sì, caro mio, la paura c'è eccome. Però, come dici tu fa parte del gioco. A me che sono in attesa, trema l'orlo delle mutande. Per quello che riguarda il tuo lavoro, ho letto delle cose tue come sai, ritengo che ci siano le qualità per proseguire. Assolutamente sì.

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    1. Ti ringrazio.
      Che tu tremi ci credo poco, non mi sembri il tipo ;-)

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    2. Perbacco, quando esce il libro mi gioco tutto, si realizza un sogno che mi porto da una vita, ma è anche vero che rischio lo sputtanamento. Tornando a te, devo dire che la recensione che hai messo può avere degli spunti che una persona intelligente, quale tu sei, può cogliere, ma il tono e i modi sono da cafone. C'è modo e modo, sopratutto mi piacerebbe vedere i titoli e le competenze di certi criticoni da "recatto" come diciamo a genova. Ribadisco che a me il tuo stile piace molto, e se mai in passato hai commesso degli errori, ora hai recuperato alla grande.

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  3. Sicuramente non è piacevole leggere queste critiche, anche perché il tono non è molto accomodante. Segnala delle criticità che, non avendo letto il testo, possono anche esserci. Se il tono fosse stata un pelo più umile (tra l'altro quello di "io scrittore" è un giudizio tra pari, c'è poco da alzare la cresta) sarebbe stato anche costruttivo.
    Che ti posso dire? Ci siamo passati tutti (anche da "io scrittore", credo, il mio romanzo che poi è stato pubblicato non ha passato manco la prima fase). Si incassa e si va avanti. Se si è fortunati qualcosa si impara anche.

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    1. Sì, infatti lo scopo del post era proprio sottintendere che anche le recensioni altamente negative possono rivelarsi un'esperienza utile.

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  4. Quanto tempo ti ci è voluto per riprenderti da questa solenne bocciatura?
    Stroncature così a me non piacciono nemmeno se partono da chi, in teoria, potrebbe permettersele. Cioè la critica va bene, ma ci sono altri modi per fare notare i punti deboli di un testo, diretti, veritieri, ma forse più eleganti (perlomeno, io non userei questo tono!)

    E poi, lo sai che paradossalmente le critiche di questo tipo attirano la mia curiosità anche più delle belle parole usate per lusingare?

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    1. Onestamente mi sono ripreso abbastanza rapidamente, l'avevo messo in conto di ricevere anche recensioni negative.
      Se a te queste stroncature ispirano desiderio di leggere il libro che ne è stato vittima, allora ne pubblico qualche altra, magari anche inventata :-D

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    2. Ahah, strategie di marketing! :)

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  5. Chissà come facevano a insultarsi a quell'epoca? In ogni caso "coglione" è una parola bellissima: deriva dal greco e vuol dire... SAGGEZZA! :D

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    1. Ammetto che ignoro la concettualizzazione dei cinesi del 2° secolo d.c. per esprimere l'equivalente del nostrano "coglione". Pertanto ho ritenuto più semplice una lineare ripetizione ;-)

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  6. Le stroncature non fanno mai piacere, però anche il tono della stroncatura ricevuta da te poteva essere più umile.

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  7. Le stroncature sono difficili da digerire. In questo caso poi il tono l'ho trovato molto fastidioso, credo che ci sia modo e modo di dire quello che si pensa, e qui si va ben oltre la semplice recensione.
    Io ricordo che la prima volta che qualcuno criticò il mio primo romanzo ci rimasi male, non tanto per quello che diceva, ma perché mi era evidente che non aveva letto affatto il libro, probabilmente aveva scorso solo qualche pagina. Mi diede fastidio proprio l'arroganza che aveva nel parlare di qualcosa che in realtà non conosceva affatto.
    Temo che dovremo rassegnarci a fare i conti con queste cose, visto che abbiamo deciso di metterci in gioco. Hai fatto bene a esorcizzarla così :)

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    1. Considera che si trattava di una "gara" tra scrittori, c'è stato di peggio, compreso quello che ha votato 1 (uno) tutti i concorrenti per abbassargli la media (si poteva dare un voto da i a 10) sperando che così il suo manoscritto avesse più possibilità di passare...

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  8. La questione delle critiche penso debba essere associata a quella delle "finte-recensioni": il punto è avere un riscontro e tenere i nervi saldi.
    Molto spesso chi demolisce è represso o annoiato; ci sono modi e modi, poi, per far capire le debolezze o esaltare (considerando la parte positiva, invece), senza cadere nel patetico e banale.
    Sobrietà, a meno che non si faccia per mestiere, il che, piaccia o meno, pone problematiche ancora differenti.
    Cattiveria, arroganza ma anche buonismo gratuito, fanno il vero male. Se voglio dare un parere, posso farlo, motivando quello che personalmente ho notato, tenendo sempre ferma la tesi iniziale che è un parere, non vangelo.

    La stroncatura che hai riportato è misera, in senso morale.

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    1. Essendo direttamente coinvolto non mi esprimo sulla stroncatura in questione, comunque in linea di massima anch'io penso che si possa recensire negativamente senza gettare sale sulle ferite.

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  9. Sinceramente - e faccio la voce fuori dal coro - ho trovato la critica adeguata, se gli evidentissimi problemi che il tipo elenca erano davvero presenti nel tuo scritto. Te lo dico con assoluta tranquillità perché, da quel che ho letto finora di tuo, è chiaro che il testo in questione appartiene a una fase ormai alle spalle della tua attività di scrittore (o di scribacchino, se preferisci).
    Le vere critiche negative, secondo me, sono quelle che vanno a cercare il pelo nell'uovo pur di stroncarti. Questo tipo di persone posso vedercelo bene nella categoria "repressi e arrabbiati".

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    1. Lo scopo del post era proprio dimostrare che si può "sopravvivere" anche a una stroncatura a suo modo giusta.
      Il tipo di recensioni da "pelo nell'uovo" che dici tu in effetti sono quelle che fanno meno male proprio perché se si nota l'accanimento a prescindere non gli si da peso. Se invece dietro l'accanimento ci sono osservazioni giuste è ben diverso e fa male davvero.

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  10. Le stroncature possono essere costruttive.. di certo sono schiaffoni che non si dimenticano mai! ;p

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    1. Se si riesce a trarne profitto sono utili.

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  11. Una stroncatura davvero pesante. Complimenti a te che ti sei ripreso da una mazzata del genere!
    Capisco perfettamente la paura di una stroncatura. Quando scrivo i miei post sul blog mi chiedo spesso se arriverà mai qualcuno a commentare qualcosa del tipo "ma che ca##o dici" oppure "piantala di rompere i co##ioni con queste cose".
    Anche il pensiero che si tratti di un troll non mi farebbe sentire meglio...

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    1. Un buon atteggiamento è cogliere solo glie elementi costruttivi della critica e ignorare i toni offensivi (se ce ne sono). Commenti del genere che temi tu non dovrebbero spaventarti perché proverrebbero sicuramente da flamers il cui unico scopo è creare polemica mentre loro sotto sotto se la ridono.

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  12. Beh, è come quel tale che recensisce il libro dicendo che si tratta di una storia d'amore contrastata sentita migliaia di volte e scritta con un linguaggio sorpassato, infarcito di termini antiquati, dove i personaggi hanno l'abitudine di cambiare spesso idea e alla fine non sai se sono buoni o cattivi; perché il lettore ha diritto a farsi un'idea della trama e deve potervicisi rispecchiare. Sì, si parla dei Promessi Sposi, ma il recensore ha pensato che la sua fosse l'ultima parola sull'argomento e dovesse fare scuola. Non che io ami i Promessi Sposi (forse la recensirei proprio in quel modo!) però c'è modo e modo di dire le cose. Carissimo Ariano io sono della vecchia scuola, quella coè che ciò che faccio (in generale) deve andare bene anzitutto per me. Forse sono un po' presuntuoso, ma prendo ogni cosa col giusto (per me) peso e se a qualcuno non piace... fatti suoi. Certamente ogni critica è utile, così come ogni scarrafone è bello a mamma soja, e allora prendo tutto per come è. Il discorso cambia, e di molto, (sempre dal mio punto di vista!) se per vivere faccio lo scrittore, ma allora basterebbe scrivere mentre si guarda un qualsiasi realty in tv e ci si fa trascinare dall'onda. Il libro, il tuo dico, comunque, a me è piaciuto e se non sbaglio lo 'lessi' anche in anteprima.

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    1. Sì, ricordo che ti piacque molto e ne parlasti anche sul tuo vecchio blog (grandissima soddisfazione per il qui presente ;-)
      Le stroncature purtroppo hanno la loro ragione d'essere e - ahinoi - talvolta sono anche giuste nei contenuti (che poi si potrebbero dire le stesse cose con meno durezza è un altro paio di maniche).
      Insomma, bisogna accettare anche le stroncature, soprattutto perché fanno maggiormente apprezzare i giudizi positivi. Il senso del topic era questo ;-)

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  13. Le stroncature ci saranno sempre, per tutti. Inoltre, non tutti hanno gli stessi gusti... Però anche io, come altri qui, ritengo che ci sia modo e modo di stroncare un romanzo/racconto...

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    1. Quello è un altro paio di maniche, comunque una stroncatura, sia pure gentile, lascia sempre una piccola delusione.

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