sabato 24 ottobre 2015

Scrittori raccomandati

Non ho mai cercato polemiche e non ho ancora cambiato politica. So che talvolta taluni scrittori riescono a pubblicare un libro o essere insigniti di un premio letterario solo grazie all'interessamento di amici che danno qualche opportuna ma invisibile spintarella al protetto di turno, ma non sto accusando nessuno. Questo post non nasce per lanciare accuse ad autori viventi.
Mi riferisco invece all'esistenza sempiterna di questa pratica anche nel caso di autori canonici per i quali è proprio il caso di dire: "Meno male che sono stati raccomandati!"
La vicenda più nota è quella di Italo Svevo, i cui romanzi vennero largamente ignorati dalla critica letteraria. Lui aveva però avuto modo di fare conoscenza con il celebre scrittore irlandese James Joyce che aveva peraltro apprezzato i suoi lavori, in particolare l'ancora inedito "La coscienza di Zeno". Joyce lo incoraggiò a pubblicarlo e volle inoltre segnalare l'opera ad alcuni suoi amici della rivista letteraria francese Le navire d'argent che parlarono largamente del libro in questione e del suo autore. Inevitabile che anche la critica italiana fu costretta ad accorgersi di Svevo.
Di Franz Kafka viene invece riportato un pettegolezzo piuttosto maligno a proposito della menzione che ricevette nell'edizione del 1915 del Premio Fontane, un premio letterario di ambito germanico che in quell'anno venne conferito a Carl Sternheim, il quale tuttavia volle devolvere quasi tutto il denaro ricevuto al secondo lui più meritevole Kafka, dando una discreta visibilità al giovane scrittore ceco. Il saggista americano Bill Peschel sostiene che tale generoso atto di Starnheim non fu spontaneo ma venne incoraggiato da Franz Blei, uno dei giurati che assegnava il premio, al quale successivamente Kafka avrebbe ricambiato il favore abbonandosi a una rivista di cui Blei era editore. Naturalmente ciò non toglie nulla al valore dell'opera narrativa di Franz Kafka.
Insomma, anche la raccomandazione può avere la sua utilità.
E a voi, se aveste la certezza di essere letterariamente meritevoli, piacerebbe essere raccomandati o vi vergognereste pensando che si tratterebbe comunque di una truffa ai danni della buona fede altrui?

33 commenti:

  1. Come puoi ben immaginare, io non mi pongo il problema, ma se per pura ipotesi dovesse capitare vorrebbe dire che sono veramente convinto della validità del mio libro per cui... il fine giustifica i mezzi! Ma, ripeto, è un'ipotesi mooolto ipotetica. Quello che però mi fa veramente riflettere è che quando si tratta di certi argomenti che potremo chiamare 'politicamente scorretti' ci sentiamo costretti (come anch'io nell'ultimo post) a scusarci se lo affrontiamo e se diciamo qualcosa che 'potrebbe' coinvolgere 'qualcuno' che Magari conosciamo. È qualcosa di incoscio, probabilmente, ma che la dice lunga su dove si arriva quando si è frequentato 'certi ambienti'...

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    1. Credo che in linea di massima rientra nel principio di non dover mai generalizzare. In effetti, persino quando si dice "i politici sono tutti disonesti", quantunque sia difficile non pensarlo, è più corretto dire che "tra i politici ci sono molti disonesti" perché non si può affermare con certezza che tutti lo siano.
      Come recita il detto popolare "mai fare di tutta un'erba un fascio". Il politically correct in fondo è questo.

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    2. beh, allora facciamo i nomi, magari accompagnati dai cognomi...

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  2. Che l'autore deve vivere come un eremita è sbagliato. Giusta la tua osservazione, che vale per molti scrittori del passato e del presente. Uno scrittore affermato è giusto che aiuti altri con cui viene a contatto sponsorizzandoli e segnalandoli a case editrici. La raccomandazione, il te lo raccomando, leggilo, se non ha fini di lucro – di solito non ce l'ha perché un editore non mette a rischio l'investimento per un libro che non merita – è un modo normale per emergere. Ho letto che Tomasi di Lampedusa non riuscì a pubblicare in vita, ma il suo libro era apprezzato dai circoli letterari che frequentava. Neppure lui viveva nel deserto. Cinema, arte, musica vivono anche di raccomandazioni di merito. Va aggiunta la parola merito.

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    1. Ciao, benvenuto :-)
      Personalmente la penso più o meno allo stesso modo, anche se sugli editori credo invece che ormai confezionano i loro "prodotti" più per essere venduti che per essere letti, e ciò toglie spazio all'effettivo merito letterario.
      Comunque, sì, decisamente non viviamo in un deserto. Intratteniamo rapporti con gli altri anche perché leggano e giudichino le nostre opere. In un certo senso ci auto-raccomandiamo.

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  3. Se io dovessi valutare le opere per una casa editrice e ne ricevessi 100 al giorno, venisse un amico di cui mi fido a segnalarmi un autore secondo lui valido, leggerei quello con più attenzione, tutto qui. Non ci vedo molto di male, del resto lo stesso accade quando un amico mi consiglia un libro.
    Diverso è il caso di un tizio senza arte ne parte che viene pubblicato solo perché amico di.
    La raccomandazione perniciosa è quella del secondo caso.
    Poi, purtroppo, in un modo come quello editoriale italiano, dove tutti scrivono e pochi leggono a volte l'esordiente di talento senza contatti rischia di finire nel mucchio. Secondo me ci possono essere strade, come alcuni concorsi seri, proprio per uscire allo scoperto e farsi notare nonostante la mancanza di qualcuno che segnali il nostro scritto.

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    1. É quello che ci auguriamo tutti. Speriamo che la selezione sia davvero giusta nello stabilire il merito effettivo.

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  4. Io sinceramente odio le raccomandazioni, però se si ha la possibilità di far del bene a qualche artista che merita potrei anche pensarci, ma alla fine ritengo che non la giustificherei comunque.

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    1. Io credo che una raccomandazione sincera e basata sull'idea che il destinatario abbia effettivo talento sia più perdonabile.
      Non sopporto invece quelle basate solo sull'amicizia o peggio sullo scambio di favori, senza alcun merito da parte del raccomandato.

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  5. Discorso complicato, io personalmente ho letto un romanzo di un raccomandato di ferro, niente popò di meno che da Umberto Eco, e sono rimasto molto deluso. Devo dire che se avessi avuto uno zio o un parente qualsiasi alla modadori, piuttosto che alla feltrinelli o quant'altro... avrei resistito alla tentazione? Non so, a freddo direi sì, avrei resistito, ma poi al di là del facile moralismo bisogna vedere i singoli alla prova dei fatti. Per ora mi consolo pensando di essere riuscito a sfangarla con le mie forze dopo tanta gavetta e gongolo per quando verrò finalmente pubblicato da un piccolo ma coraggioso editore che si sobbarca tutti i rischi dandomi fiducia. Personalmente anche solo mettere il mio romanzo in mezzo alle centinaia di altri nella mia libreria sarà già una bella soddisfazione. Io e mio cugino e mia mamma ci guarderemo soddisfatti e diremo a noi stessi che siamo gli unici soli tre lettori ma buoni, hahahaha

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    1. Mettersi in gioco è la sfida di tutti noi "scribacchni", quindi condivido in pieno.
      Anch'io non so come mi sarei comportato avendo un parente in una casa editrice famosa...

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  6. La segnalazione di un amico è una cosa, la bieca raccomandazione un'altra. Nel primo caso, se avessi qualcuno che lavora nel settore, mi piacerebbe contare sul suo appoggio (sempre nel presupposto che io abbia scritto una cosa discreta, perlomeno!); nel secondo, non andrei a elemosinare l'aiuto di nessuno, anche a costo di rimanere a vita l'ultima degli ultimi.

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    1. Come spesso accade la penso esattamente allo stesso modo, siamo ben sintonizzati ;-)

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  7. Il grosso della questione è l'essere letterariamente meritevoli, penso ad esempio ai romanzi feuilletons bistrattati un tempo e in parte anche oggi, o ai molti che dichiarano Anna Karenina un romanzetto rosa così come Cime tempestose, primi esempi che ho in mente.
    Da un lato penso che molti aspiranti scrittori non abbiano realmente idea delle proprie possibilità/capacità. Dall'altro, ci sono muri che vanno dalle raccomandazioni a tutti i livelli, alla "cattiva" editoria che non cerca nuovi talenti, ma che si basa, soprattutto oggi, sulla possibilità concreta di vendere senza applicare un minimo filtro nelle scelte effettuate.
    In presenza di un "genio letterario", credo sia giusto segnalarlo, essendo in posizione tale da farlo.

    Nel bene e nel male, con tutti i limiti detti e pensati soltanto, le figure professionali servono, perché un discorso è dire che personalmente non è piaciuto un titolo "consigliato da", altro avere capacità critiche letterarie. Sì ok, di Harold Bloom ce ne sono pochissimi...

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    1. Le figure professionali sono indispensabili. Motivo per cui mi limito eventualmente a segnalare e al massimo dare una mia impressione sui romanzi che consiglio, lungi da me una critica strutturale o stilistica, non ho competenze, forse capacità (forse e opinabili), assolutamente nessun titolo. L'editoria oramai la fanno i piccoli editori indipendenti, a fatica, con costi quasi mai ripagati del tutto. ma la mia è solo una personalissima opinione in merito al fenomeno.

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    2. Esatto Massimiliano! Cerco di fare lo stesso :P Sarebbe importante che tutti avessimo questo atteggiamento, perché le critiche distruttive o sono fatte "bene" da chi davvero ne sa, o diventano patetiche forme di rivalsa. E gli scrittori che ci provano con le proprie forze, che non hanno CE a supporto, sono quelli che io come scribacchina di blog cerco di "tutelare" maggiormente. Questo non implica che non si possa/debba fare una critica al libro che non ci è piaciuto, ma ci sono modi e modi. E poi, sarà la banalità del giorno, ma è vero che dietro un libro c'è una persona ;)

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    3. E io seguo il tuo blog proprio perché hai/avete questo spirito. Non a caso su quarantamila blog censiti in Italia e delle decine e decine che visito, nel mio blog roll ne figurano pochi

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    4. Avete già detto tutto e io condivido anche le virgole :-)

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    5. @Glò
      Mi sei piaciuta! :)

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    6. @ Ariano: son passionale XD
      @ Marina: grazie mille, mi fa davvero molto piacere ^^
      Un saluto a voi! ^_^

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    1. Detto così però fa pensare anche ai raccomandati fini a se stessi, quelli senza talento e guidati solo da una smisurata ambizione.
      Purtroppo è pur vero che spesso arrivano in alto proprio perché ambiziosi.

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  9. Ciao Ariano.... uhm... difficile dire sai.
    Io penso che se un nome famoso nel settore, un nome che conta, legge il libro di un esordiente e lo trova buono, possa anche essere giusto che ne parli con un editore. Sempre che non lo faccia per mettersi in tasca il suo tornaconto sottoforma di denaro liquido o vacanze premio.
    Mi pare un tipo di raccomandazione accettabile a tanti livelli. Non umilia nè lo scrittore famoso nè l'esordiente. Potrebbe ache essere considerato un consiglio dato da un esperto ad un altro.
    Certo che se questo mondo non fosse un circolo così chiuso su se stesso e ci fosse chi ha lo sguardo lungo e soprattutto la curiosità di scoprire un nuovo autore, sarebbe meglio.

    Accettare una simile raccomandazione? Forse sì, se si tratta soltanto di un "leggi questo che merita e poi mi dici".
    Se si tratta di spingere a forza una pubblicazione no. Decisamente no.

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  10. Poni una questione complessa, perché in realtà non si tratta di raccomandazione nel senso vero e proprio. Non c'è qualcuno che viene pubblicato solo perché "amico di", a prescindere dalla qualità dello scritto, ma qualcuno che viene notato e promosso da uno scrittore famoso. Non la catalogherei come disonestà. C'è una certa dose di fortuna in ciò, ma l'opera di cui parliamo è comunque meritevole. Non è che l'editore pubblica spazzatura solo perché è scritta dall'amico di qualcuno: se l'avesse trovata in altro modo, l'avrebbe probabilmente pubblicata comunque. Fa parte del "trovarsi al posto giusto nel momento giusto".
    Immaginiamo il caso in cui il giovane scrittore (o cantante o attore) lavora anni per pubblicizzare il proprio lavoro e poi, un giorno, questa pubblicità raggiunge un personaggio famoso del settore. Il personaggio famoso apprezza l'opera e la promuove, facendo la fortuna del giovane artista di cui prima. Ci sarebbe una dose di fortuna, ma nemmeno troppa, perché il giovane ha lavorato per promuoversi, no?

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    1. Sì, è vero anche quel che dici tu. Rientra nel concetto già espresso da altri commentatori sulla "raccomandazione per merito" e non per tornaconto o mera amicizia senza alcuna relazione col valore letterario (o artistico in genere) dell'opera del "raccomandato".

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  11. Se tutti i raccomandati si chiamassero Kafka ben vengano le raccomandazioni! Per quanto riguarda la tua domanda, una spintarella ad uno scrittore oggi può essere solo da criticare perché toglie opportunità ad altri meno... ehm.. fortunati. I tempi sono cambiati rispetto a quelli dei vari Svevo e Kafka... oggi non vale più la regola secondo al quale sarà il tempo a dare il suo giudizio.... oggi i libri sopravvivono per un lasso di tempo brevissimo e non si riscriveranno mai più libri in grado di diventare, magari tra un secolo, dei classici.

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    1. Analisi che contestualizza la situazione presente in modo interessante. Potrebbe essere lo spunto per un altro post ;-)

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  12. Non vedo nulla di male nella raccomandazione... Se è fatta da qualcuno che ha i titoli per farla. Voglio dire, se Kafka raccomandasse un mio libro, perché mi stima e apprezza il mio modo di scrivere, ne sarei felicissimo. Si tratta di una segnalazione valevole perché chi la fa ha le facoltà per valutare il mio lavoro. Se la raccomandazione venisse da Miss Gambebelle, per quanto quest'ultima probabilmente goda di maggiore visibilità di Kafka, mi darebbe un po' di fastidio perché - amici come prima - ma lei non entrerebbe nel merito, non valorizzerebbe il mio lavoro come scrittore, ma farebbe semplicemente un gesto di amicizia sulla, ehm, chiamiamola fiducia.

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    1. Comunque, se Miss Gambebelle raccomandasse un tuo libro non ti dovresti infastidire: magari non ti valorizza come scrittore, però è l'occasione giusta per ringraziarla e... invitarla a cena ;-)
      (sono un maledetto maschilista, lo ammetto).

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  13. Non ho mai pensato di queste cose, ma forse dipende dai casi...

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    1. Sì, il caso influisce molto. Ogni situazione è una storia a sé stante.

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