martedì 12 gennaio 2016

Distillati e antenati

Nelle ultime settimane sono stati ampiamente pubblicizzati (e hanno subito la loro bella dose di ironia, perplessità e critiche sul web dei bibliofili) i 'distillati', ovvero romanzi ridotti a "meno della metà" della loro lunghezza originale tramite accurata soppressione di passaggi ritenuti evidentemente inutili. I curatori di questa collana ci tengono infatti a sottolineare che "non è un riassunto" e la scrittura originale viene mantenuta sebbene sforbiciata qua e là.
Sono tentato di non emettere alcun giudizio riguardo questa idea, soprattutto (perdonate la malignità) visti quali sono i titoli sui quali, per ora, è stata applicata. In linea di massima credo che un libro vada letto nella sua interezza, ma alcuni tomi poderosi contemporanei penso siano stati allungati - allo stesso modo in cui si aggiunge acqua a un brodo ristretto - per far lievitare il numero delle pagine e giustificare il prezzo di copertina a vantaggio di quei lettori che concepiscono un romanzo come se dovesse essere valutato "un tanto al chilo". Della serie: mica posso pagare quindici euro per un volumetto con meno di cento pagine che terminerò in una giornata, se però le pagine sono trecentocinquanta, beh, allora la lettura dura di più, quindi...
Comunque il post è segnato col tag "varie letterarie" e infatti voglio parlare, come curiosità bibliofila, di operazioni analoghe a questa.
Perché in effetti la "distillazione" dei libri non è mica una novità. Chi appartiene alla mia generazione rammenterà i 'Reader's Digest - Selezione della narrativa mondiale' ovvero volumetti rilegati in pelle marrone con una gran quantità di titoli trascritti in oro sul bordo. Ogni volume conteneva "estratti" di vari romanzi che stavano avendo successo (principalmente negli Stati Uniti, poiché l'editore era americano e i suoi compendi venivano tradotti in varie parti del mondo, Italia compresa).


Sono ancora diffusi, a quanto mi risulta, i 'bignami' dell'editore omonimo coi Promessi sposi, libriccino che ne fa un riassunto a beneficio dei maturandi che non hanno voglia di leggerlo per intero. Di pubblicazioni che semplificano e sintetizzano romanzi celebri in effetti ne esistono diverse, e non solo in Italia. Talvolta sono destinate a studenti stranieri che stanno imparando la lingua madre dell'autore ma ancora non la padroneggiano, altre volte sono per studenti... sfaticati.
Ma le operazioni di taglio e cucito su testi originali si sono spinte anche oltre. Nel 1807, nella puritana Inghilterra descritta dai romanzi di Jane Austen, venne pubblicato un volume antologico intitolato The Family Shakespeare. La curatrice dell'opera, Henrietta Maria Bowdler, voleva che tutte le famiglie inglesi potessero leggere le opere del drammaturgo senza essere imbarazzate dal suo linguaggio talvolta troppo crudo (secondo la morale dell'epoca) e aveva edulcorato gli endecasillabi di commedie e tragedie eliminando le parole volgari e le frasi spinte. Secondo una stima divertita di alcuni critici della posterità, la Bowdler avrebbe rimosso circa il 10% del testo originale. Più che una "distillazione" la sua è stata una "rettificazione" (chi s'intende di grappa mi ha capito ;-)
E comunque non è stata l'unica, poiché numerose opere hanno subito analogo procedimento. Nel 1890, ad esempio, Henry Macaulay Fitzgibbon curò una raccolta di testi teatrali inglesi del XVI secolo il cui titolo è assai eloquente: Famous Elizabethan plays; expurgated and adapted for modern readers.
Non pensiate che questo genere di pudore sia esclusivo della società britannica vittoriana: nell'Italia del Rinascimento (ma successivamente al Concilio di Trento) un capolavoro come il Decameron era stato inserito dalla chiesa nell'indice dei libri proibiti a causa delle sue "oscenità", però proprio perché era un capolavoro ed era spiacevole non poterlo più leggere senza correre il rischio di offendere la cristianità, il granduca di Toscana Cosimo I aveva ideato un compromesso chiedendo al dotto sacerdote Vincenzo Borghini di emendare il testo, operazione che in effetti si spinse al taglio integrale di intere novelle troppo osé per i canoni della controriforma. (Per la cronaca: questa versione alleggerita venne rimossa dall'indice e pubblicata nel 1573, ma l'anno seguente venne ritenuta ancora eccessivamente spinta e il libro fu nuovamente proibito).
Vi vengono in mente altre operazioni di riduzioni, modifiche e tagli libreschi simili a quelle sopra citate?

28 commenti:

  1. Sinceramente non amo questo tipo di 'strategia' editoriale, per quanto non sia nuova, per quanto ammetto che in alcuni casi possa essere utile (o conveniente). I bignamini li abbiamo avuti tutti, quando andavamo a scuola. Io ne posseggo un paio, tutti di materie scientifiche (elettronica e matematica), nessuno di materie umanistiche.
    Ma ha senso tagliare un romanzo? Nel caso dei Reader Digest mi vien da pensare di sì, visto che negli states è moda pagare gli scrittori un tot a parola, e di conseguenza tutti son spinti ad allungare il brodo per pagare le bollette... Però... :-/

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    1. Non è la mole di parole a fare il romanzo ma il modo in cui sono usate ;-)

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  2. Mi viene in mente Le mille e una notte la cui versione distillata, ed emendata delle numerose scene erotiche, è stata per lungo tempo il canone occidentale della raccolta.
    Poi c'è l'annosa questione dei libri per bambini. Libri come Robin Hood o I viaggi di Gulliver io li ho recepiti nella versione ridotta. Un caso a parte è quello Disney, dove che più di riduzioni si deve parlare, secondo me, di vere e proprie riscritture. I "libretti" Disney di Peter Pan o di Alice nel paese delle meraviglie sono testi a parte rispetto alle opere di Barrie o Carroll.

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    1. I libri per bambini posso capirli, anche se trovo buffo che una satira contro l'umanità fra le più feroci (I viaggi di Gulliver) sia stata trasformata (e molti sono convinti che sia) in un libro per i più piccoli.
      La riscrittura ovviamente è un campo a sè, un po' come i vari remake dei film o i reboot delle serie.

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  3. Conservo numerosi Reader's Digest, diciamo che questo tipo di strategia editoriale può andar bene per far conoscere il libro, per capire se può piacere o meno, però a parte questo è sempre preferibile il libro intero e completo!

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    1. Ho capito la tua opinione in merito ;-)

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  5. Adesso non mi viene in mente niente purtroppo, ma è un posto molto interessante. E' difficile trovare una giusta dose in tutte le cose...

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    1. Molti autori giapponesi (penso a Tanizaki per esempio) hanno scritto novelle brevissime molto più intense di certi romanzi lunghi centinaia di pagine.

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  6. Dimenticavo...
    Ti auguro un buon nuovo anno!

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  7. Tra i Bignami e le selezioni, fatte principalmente per gli studenti sfaticati, e i Distillati fatti per gente che in un'ora e poco più dovrebbe esaurire una lettura passatempo, io ci vedo un enorme problema in mezzo XD
    Tanto più che, come dici nel post, i titoli selezionati per l'operazione - commerciale, unicamente tale - son piuttosto leggeri di loro.
    Non saprei indicare altre operazioni di taglio, oltre a quelle ricordate, anche nei commenti.

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    1. In effetti vorrei vedere se avrebbero il coraggio di "distillare" romanzi come "Delitto e castigo"... Rischierebbero l'assalto alla casa editrice :-D

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  8. Il libro va letto nella sua interezza e complessità.
    Poi,scusate ma e se le parti eliminate perché ritenute non indispensabili a me piacessero?

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  9. Il libro va letto nella sua interezza e complessità.
    Poi,scusate ma e se le parti eliminate perché ritenute non indispensabili a me piacessero?

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    1. Infatti è un'operazione che va presa per quel che è: il tentativo di stuzzicare i lettori frettolosi con libri "accorciati".

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  10. Mi è capitato di vedere i distillati soprattutto per bambini/ragazzini.. e soprattutto per i testi che solitamente vengono assegnati a scuola da leggere durante le vacanze.. immagina che ho sentito mamme lamentarsi che "Il piccolo principe" era un libro trooooppo lungo per il loro bambini.. @_@

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    1. Poveri bimbi, con mamme del genere hanno poche speranze...

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  11. Ho detto come la penso qualche giorno fa nel blog di Helgaldo che ha sollevato la stessa questione. Non mi piace l'idea e nemmeno ciò che sta a monte: la ricerca di un guadagno, costi quel che costi. Un libro piace o non piace perché quell'autore lo ha pensato e voluto così: dimezzare, accorciare, ridurre per convincere i più pigri nella lettura è una triste scorciatoia.
    Non mi vengono esempi e poi tu sei sempre così preparato! :)

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    1. Beh, cerco di documentarmi un po' per darmi un tono ;-)

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  12. Il mio sarebbe un commento inutile, ma visto che ci sono infierisco. È come se davanti ad una bella donna (o un bell'uomo) molto disponibile si sceglie di fare una foto e di appenderla sul parasole dell'auto. Dalla parte del vetro.

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  13. Brutta cosa, non comprerò mai un distillato a meno che non si tratti di una buona grappa.

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  14. Solo nel caso dei libri per bimbi posso concepire questa cosa... non sono una che salta le pagine (come alcuni fanno), se mi annoio... io leggo tutte le pagine e se poi mi annoio a morte, mollo il libro.

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  15. Come, credo, quasi tutti i lettori della generazione dei cinquantenni sono sentimentalmente legato ai romanzi di Selezione e, quando mi capito, ne compro ancora qualcuno sulle bancarelle; per quanto discutibile fosse la loro filosofia di base, erano libri graficamente curati, con belle illustrazioni e che proponevano libri di buon livello medio, anche se nell'ambito della letteratura di consumo (meglio un Cronin condensato che Dan Brown o M. R. James in edizione integrale, per intenderci).

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