venerdì 22 gennaio 2016

Le mie stagioni letterarie e artistiche

Questo post nasce da un invito di Ivano Landi a partecipare a una sorta di me.me. artistico-letterario in cui i blogger devono inserire una citazione e un quadro per ognuna delle quattro stagioni secondo la propria inclinazione personale.
Partiamo dalla primavera, che è una stagione che amo (e chi non la ama?)
Io la vivo come la fine dell'odioso gelo invernale, lo sbocciare dei fiori sugli alberi, i giacconi messi finalmente via, la promessa dell'estate. Sul piano letterario il romanzo che maggiormente mi ha saputo trasmettere la serenità di questa stagione è Guanciale d'erba di Natsume Soseki, cronaca poetica di una villeggiatura primaverile dell'autore in un grazioso paesino giapponese che diventa una vacanza anche per il lettore:
La primavera induce alla sonnolenza. Il gatto si dimentica di prendere i topi, l’uomo scorda i suoi debiti. A volte perde persino la consapevolezza di sé, dimentica dove sia la sua anima. Apre gli occhi solo quando contempla da lontano dei fiori di rapa. Intuisce chiaramente dove sia la sua anima quando ode il canto di un’allodola. L’allodola non canta solo con l’ugola, ma con tutto il suo essere. Tra tutte le creature che esprimono con la voce l’attività del loro spirito non ve n’è nessuna più vitale di lei. Ah, che delizia! Quando concepiamo questi pensieri e assaporiamo queste gioie siamo già nell’atmosfera della poesia.
Un quadro che racconta l'incanto della primavera e che amerei avere in casa è - guarda un po' che originalità - Primavera umbra di Gerardo Dottori, pittore al quale ho dedicato un post.


L'estate è la stagione che preferisco. Anche quando l'afa incombe non ho mai l'impressione che sia troppo opprimente, il calore rianima il mio sangue freddo di rospo reincarnato. Le carezze del sole sono una benedizione. Nel romanzo Zorba il greco di Nikos Kazantzakis si vedono scorrere tutte le stagioni sull'isola di Creta, ma è l'estate quella più appropriata per le sue spiagge:
Quel mare azzurro dall'abbagliante immensità si stendeva sino alla sponda africana. Dalle lontane sabbie ardenti giungeva spesso fino a noi l'alito del caldo "livas", il vento del Sud. La mattina il mare emanava un profumo simile a quello dei meloni; il pomeriggio, sotto la tepida nebbiolina dorata, le sue morbide onde sembravano immaturi seni di bimba; la sera sospirava sommesso, assumendo a poco a poco il colore delle rose, della porpora, del vino, sino al blu più profondo.
Nel pomeriggio mi divertivo a riempirmi le mani di chiara sabbia sottilissima, per poi lasciarla filtrare, tepida e morbida, fra le dita. La mia mano era come la clessidra, attraverso la quale la nostra vita fugge e si perde. Mi sembrava di smarrire me stesso. Guardavo il mare, udivo la voce di Zorba e le tempia mi scoppiavano per la felicità.
La mia idea apparentemente monotematica dell'estate è legata al mare e ai soggiorni balneari (ma posso garantire che a luglio e agosto sono stato ovunque, anche in collina o nelle grandi città. La spiaggia però è il luogo ideale). Un'adeguata rappresentazione artistica che adoro per la sua eleganza è Au lido, una stampa del raffinatissimo George Barbier.


L'autunno ha la bellezza dei colori cangianti, le foglie che cadono poeticamente, ma vivendolo in città (peraltro una città di mare dove gli alberi sono quasi tutti sempreverdi) il lirismo è minore. E poi per me l'autunno annuncia l'inverno... Lo associo soprattutto al vento che soffia fastidioso, infatti come citazione letteraria ho scelto un'evocazione della bora triestina di cui parla Scipio Slataper ne Il mio Carso, memoriale altamente lirico che racconta meravigliosamente tutte le stagioni, compresa quella autunnale: 
Immobile. La bora aguzza di schegge mi frusta e mi strappa le orecchie. Ho i capelli come aghi di ginepro, e gli occhi sanguinosi e la bocca arida si spalancano in una risata. Bella è la bora.
È il tuo respiro, fratello gigante. Dilati rabbioso il tuo fiato nello spazio e i tronchi si squarciano dalla terra e il mare, gonfiato dalle profondità, si rovescia mostruoso contro il cielo.
Scricchia e turbina la città quando tu disfreni la tua rauca anima. Fratello, con la tua grande anima io voglio scendere laggiú.
Per motivi analoghi come quadro ho scelto Che freddo! di Giuseppe De Nittis.


Avrete già capito che l'inverno è la peggiore stagione per me. Soffro enormemente il freddo, sono costretto a coprirmi con strati di vestiario che mi rendono goffo, più di quanto già non sia normalmente; ho attacchi di sonnolenza, fastidi alle vertebre, mani e piedi perennemente gelati nonostante l'abbondante uso di lana... Quanto odio gennaio e febbraio! Una narrazione che esprime questa mia visione altamente negativa dell'inverno è Ethan Frome di Edith Wharton: 
Adesso, nell’aria tersa del mattino, la faccia di Mattie gli era ancora davanti. Faceva parte del rosso del sole e del puro luccichio della neve. Come era cambiata, la ragazza, da quando era venuta a Starkfield! Ricordava la creatura pallida ed esile che gli era parsa la prima volta, quando era andato a prenderla alla stazione. E come aveva tremato dal freddo per tutto il primo inverno, quando le tempeste notturne scuotevano le assi sottili del rivestimento esterno e la neve batteva come grandine contro le finestre malferme!
Aveva temuto che la ragazza potesse odiare quella vita dura, fatta di freddo e di solitudine…
Un quadro che esprime l'identico connubio fra gelo e desolazione è Il mare di ghiaccio di Caspar David Friedrich.


 Le scelte avrebbero potuto essere diverse ed esprimere i medesimi concetti. Ho cercato di fare del mio meglio e spero di aver onorato questo me.me. con un post all'altezza.

27 commenti:

  1. Wow... Bel Meme, e ottimi quadri (nonché le citazioni). Molto introspettivo e interessante. :-)

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  2. E' davvero evidente che l'inverno non ti piace.. ahahahahah! xD

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  3. Wow! Mi è molto piaciuto il post, e poi trovo finalmente qualcuno che ha i miei stessi gusti a proposito del ciclo delle stagioni :-)
    Sai che per un momento avevo pensato anch'io a Soseki e il suo "Guanciale d'erba" per la primavera? Ma avendolo letto quasi trent'anni fa ne ricordavo troppo poco e temevo che la suggestione derivasse solo dal titolo.
    Ottime anche le scelte pittoriche.

    Aggiungo la postilla che l'idea del me.me non è mia ma di Cristina M. Cavaliere. Io sono solo il primo ad averla recepita.

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    1. Giusta precisazione. "Guanciale d'erba" è una lettura-vacanza, un libro di poesia in prosa. Pochi altri libri mi hanno trasmesso la stessa serenità, forse un giorno ci scriverò un post.

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  4. Molto bello, Ariano, complimenti! Soprattutto perché le tue citazioni letterarie seguono alla lettera le caratteristiche delle stagioni; pur non conoscendo nessuno dei libri che hai scelto, lì giudico a prima vista molto validi. Il quadro dell'estate è strepitoso!

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    1. Grazie.
      George Barbier è stato un illustratore di una finezza unica.

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  5. Bello questo meme, fantastico questo post!
    Una gran bella idea.

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  6. Quanto abbiamo in comune, Ariano!!!! Per me dovrebbero esistere solo due stagioni: la primavera inoltrata e l'estate.
    Se potessi ora sareiin letargo come gli orsi ahhahah.
    Bel post il tuo.
    Nonho letto gli altri libri ma su Zorba il greco condivido in pieno il tuo parere.

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  7. Mi sono piaciuti moltissimo gli stralci letterari che hai scelto, sembravano quasi parti differenti di un'unica sinfonia come se fossero stralci di un diario! De Nittis è meraviglioso! ç_ç

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    1. Grazie, sono contento che ti piacciano :-)

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  8. Interessanti gli accostamenti fatti! I quadri e la stampa sono meravigliosi *__*
    Prendo spunti per le letture ovviamente ;)

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    1. Spero che possano piacerti :-)

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    2. Oh, credo sia probabilissimo! Con i giapponesi vado sul sicuro, e gli altri autori sono progetto di letture future da un po'... quindi! :D Quando mi capita di trovare spunti e riflessioni da "competenti", tengo ben presente! ;)

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  9. Mi faccio portavoce di chi odia primavera (allergia) e estate (caldo e insetti) e vivrebbe in un perenne autunno con costanti pause invernali ;-)

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  10. Mi dispiace ma anch'io come Andrea qui su... come diceva quella stupenda canzone di Bruno Martino? Ah, sì: Odio l'estate. Il caldo, le zanzare, il sudore, la pressione che va giù... A parte quest'osservazione personale: bellissimo post, informato e colto. Alcune delle tue scelte non le conoscevo, altre sì, ma penso di aver capito comunque il loro senso. Devo solo dire il quadro per l'inverno è veramente opprimente! capisco che rappresenta il tuo stato d'animo, ma che ne dici di qualche opera di Camille Pisarro in tema o della "Nevicata in Casentino" di Zenone? (http://www.firenzeart.it/opera.php?id=2142)

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    1. No, troppo festoso per i miei gusti. Io l'inverno lo salterei se possibile, migrerei in luoghi caldi durante quel trimestre se ne avessi la possibilità...

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  11. Che belli i quadri che hai scelto e anche le citazioni, tutto il post esprime armonia e riguardo ai libri anche se non li ho letti, li ho "sentiti" attraverso le tue parole. Soprattutto Zorba il greco (sarà che amo la Grecia e mi viene da abbinarla sempre all'estate!)

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    1. É un romanzo stupendo, te lo consiglio :-)

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  12. E' interessante questo posto, mi incuriosiscono i libri citati da te.
    Anch'io odio il freddo, ma l'inverno è anche una stagione adatta alla letteratura, no? Io chiusa in casa, mi immergo nella lettura...

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    1. Per me dipende. Quando fa tanto freddo non ho voglia di fare niente, neppure di leggere...

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  13. Ciao Ariano, bellissima interpretazione per questa idea di accostamento tra passaggi di romanzi e le quattro stagioni. Molto raffinate anche le scelte pittoriche.

    Il problema con questi me.me è che viene subito voglia di leggere i libri che non si conoscono! ;-) Uno per tutti, Soseke (conosco poco la letteratura giapponese al di là di Murakami e di Mishima).

    Ora vado ad aggiornare l'ultimo mio post, citandoti - Ivano mi ha avvisato che l'iniziativa era stata seguita da altri tre blogger.

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    1. Grazie mille e benvenuta sul mio blog :-)

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