giovedì 29 ottobre 2009

Capitolo 13

Il tizio vestito di bianco lo conduce in una piccola residenza privata. Sembra la casa di un contadino, messa a disposizione di una persona molto importante che aveva bisogno di estrema riservatezza.
C’è un piccolo ingresso rialzato in legno, in cui istintivamente Tezuya lascia gli zoccoli. Il bestione invece entra con le scarpe ai piedi, e gli indica una scala a pioli.
Arrampicandocisi, si giunge a un soppalco bassissimo dove non si può camminare in piedi, altrimenti si batterebbe la testa sul soffitto. E’ buio, ci sono delle cassette con foglie di gelso probabilmente destinate all’allevamento dei bachi da seta. L’unica luce che filtra nella stanza arriva da una finestrella che è quasi un foro sul muro di legno, e riesce a malapena a delineare le sagome massicce di quattro persone sedute a terra. Si indovina un uomo solenne, con lunghi baffi e la testa rasata a zero, uno che ha l’aria di essere un personaggio ricco e importante come il signor Yoshizu…
Ai suoi lati due tizi muscolosi e minacciosi, uno dei quali ha al suo fianco una ragazza che indossa una tunica bianca… Una ragazza che sembrerebbe fragile e indifesa, se non fosse per una scintilla di feroce determinazione che le brilla negli occhi e che riesce a emergere persino nel buio.
“Lei sa perfettamente quale potrebbe essere il futuro di mia figlia”, esordisce il signor Yoshizu con una voce tetra come il suo volto nascosto dalla penombra.
“Noi ci amiamo!” urla di colpo Sakura, “Non mi importa nulla del fatto che lui non sia un uomo importante!”. Uno sfogo surreale, che ha chiaramente lo scopo di far capire a Tezuya la versione dei fatti che lei ha fornito a suo padre. Evidentemente sono stati pedinati e scoperti, e lei ha dovuto inventare questa storia per giustificarsi…
“Se lei vuole bene a Sakura”, riprende il signor Yoshizu dopo aver zittito la figlia, “di certo non la vorrà privare della grande opportunità che sta per avere. La mia famiglia sta lavorando da generazioni per diventare sempre più ricca e sempre più importante, sino a meritare il privilegio di imparentarsi con la dinastia imperiale. Ora che siamo a un passo dall’obiettivo, non possiamo certo rinunciare e dare in moglie la nostra erede femmina a un giornalista”.
Tezuya (anzi, semmai Soichiro) è immobile come una statua. Non ha la minima idea di cosa sia opportuno rispondere.
Dire la verità e spiegare che è stato tutto un equivoco? (Però rivelerebbe implicitamente che Sakura è una pervertita, e forse al signor Yoshizu non piacerebbe molto saperlo).
Stare al gioco della ragazza? (Ma è pericolosissimo ostacolare i sogni di grandezza di una stirpe di samurai, che si saranno pure trasformati in industriali ma conservano le spade sempre affilate e pronte all’uso…)
Nell’oscurità, la sua presunta innamorata gli fa una smorfia inequivocabile. E’ come se gli dicesse: ‘assecondami’, e un attimo dopo si prostra davanti a suo padre.
“Ti prego papà, concedimi di sposarlo! Io lo amo!”
“La supplico, onorevole signor Yoshizu!”, aggiunge Soichiro prostrandosi a sua volta, “Ci permetta di amarci e essere felici insieme!”
Silenzio carico di tensione. Il potenziale futuro suocero dell’imperatore ha uno sguardo glaciale. I due energumeni al suo fianco attendono ordini.
“Devo riflettere”, sibila infine il signor Yoshizu a denti stretti. “Torni pure al suo hotel, ma non si allontani. I miei uomini la sorveglieranno a distanza. Entro le cinque deciderò come risolvere questa situazione incresciosa”.
Soichiro scende dalla scala a pioli. Il bestione vestito di bianco gli lancia un’occhiata torva mentre la lama del coltello di Thiers brilla nell’ombra.
Con le gambe molli e il respiro affannato, esce dalla casa contadina e si ritrova all’aperto. Il paesaggio è sempre lo stesso incantevole paesaggio di prima: il verde boscoso dei versanti collinari, l’azzurro scintillante del lago Ashi sotto il sole… Però ora gli appare sotto una luce diversa: è tutto così precario, come se stesse per scomparire.
‘Torni pure al suo hotel, ma non si allontani’, gli ha detto il padre di Sakura, e Soichiro obbedisce. E’ talmente terrorizzato che avrebbe obbedito a qualunque richiesta senza fiatare. Ma prima deve fare un’ultima cosa: spedire l’articolo al giornale. E’ così abituato a rispettare gli ordini del signor Kimura da eseguirli in qualunque circostanza.
‘Entro le cinque di stasera potrei essere ucciso e fatto a pezzi a colpi di spada, quindi prima di quell’ora devo assolutamente far pervenire il mio articolo’, questo più o meno il pensiero inconscio del giornalista.
Tezuya lo scrittore riflette invece sul fatto che ha finalmente trovata la trama ideale per il suo romanzo, ed è un peccato che non riuscirà a scriverlo. Comunque, una volta assassinato si trasformerà in un fantasma e magari potrà provare a conoscere meglio lo spirito di Keiko, chissà…

Giunto a Togendai trova Takeshita Noboru, anche lui pronto a spedire il suo pezzo.
“Te la sei presa comoda alle terme, eh? Comunque, visto che ci troviamo già qui, possiamo andare subito a quella taverna a Kagetsuen. Sai, ho saputo che le due sorelle che gestiscono il locale non offrono solo la cena, ma anche qualche servizio supplementare… Visto che domani torniamo a Tokyo, prima di partire possiamo concederci uno sfizio, no?”
“Ti ringrazio per la proposta Takeshita, ma a dire il vero non ne ho voglia”.
“Accidenti, sei proprio un virtuoso!”
Già. Tre giorni senza avere rapporti sessuali completi con la signorina Yoshizu sono stati massacranti… E poi, adesso Tezuya ha altre cose per la testa, e soprattutto alle sue spalle (nella fattispecie: un bestione vestito di bianco che appare molto sospettoso e soprattutto minaccioso).
“Purtroppo mi sento poco bene e preferisco tornare in albergo. La cena insieme sarà per un’altra occasione, mi dispiace”, spiega al suo amico Noboru, e un attimo dopo cammina a ritroso sul lungolago lanciando occhiate al bestione. E’ come se gli stesse dicendo: ‘Hai visto? Non volevo mica fuggire, mantieni la calma’.
Sono le quattro e mezza. Gli resta solo il tempo di rientrare all’hotel Tamaki e attendere il proprio destino.
“Bentornato signor Suzuki, c’è una lettera per lei”. Ancora una volta la proprietaria dell’albergo gli consegna un messaggio inatteso.
Il mittente indicato sulla busta è

Il tuo personaggio femminile

Il testo della lettera:

Cosa te ne è parso del mio romanzo? Tu sei stato il protagonista, quindi nessuno può giudicarlo meglio di te.
Come ti avevo preannunciato, ti ho costretto a vivere tutte le situazioni assurde in cui vengono a trovarsi i personaggi dei romanzi sensazionali: perversioni sessuali assurde, donne fantasma innamorate, storie d’amore impossibili tra due persone appartenenti a classi sociali diverse, scene comiche, situazioni patetiche con un protagonista sfortunato che sembra l’uomo più inutile sulla faccia della terra, situazioni da romanzo gotico, situazioni da romanzo poliziesco, situazioni da romanzo sentimentale.
Manca solo la situazione da romanzo melodrammatico: il finale tragico e la morte strappalacrime del personaggio principale.
Ti toccherà sicuramente. Te l’avevo detto che per una volta sarebbe toccato allo scrittore vivere sulla sua pelle le trame riservate a noi personaggi, quindi non puoi sfuggire.
Preparati a morire.

Ormai è tutto chiaro. E’ anche abbastanza logico: Tezuya (anzi, Soichiro) è a conoscenza di verità estremamente scomode sulla potenziale futura imperatrice del Giappone, e la potente famiglia Yoshizu non può permettersi l’esistenza di un testimone tanto pericoloso. L’unico modo di risolvere la ‘situazione incresciosa’ è farlo sparire.

Mentre il sole tramontava dietro il monte Futagoyama e i villeggianti ammiravano il cielo tingersi di rosso, il corpo martoriato di Suzuki Soichiro, sigillato dentro un sacco di juta, affondava lentamente nelle acque del lago Ashi per il suo ultimo viaggio verso il riposo eterno.
FINE

Ecco, questo è l’epilogo che lo attende.
Mentre Tezuya valuta se è un buon finale e se piacerebbe al suo editore, un sassolino sbatte sulla finestra.
Si affaccia: il bestione vestito di bianco gli fa cenno di uscire dall’hotel e raggiungerlo.
“Ci siamo”, pensa rassegnato Soichiro.
Viene condotto nuovamente nella casetta contadina. Nel soppalco ritrova il signor Yoshizu coi due energumeni ai lati, esattamente come li ha lasciati. Manca solo Sakura.
“Ho parlato con mia figlia e l’ho convinta a desistere”, esordisce senza troppi preamboli il padre. “Però lei, signor Suzuki, ormai è di troppo. Sono costretto a farla sparire”.



Capitolo 14

Il momento culminante della vicenda è arrivato. Il protagonista sta per terminare drammaticamente la sua esistenza terrena. Il climax è al massimo. Il pathos è giunto al limite.
“Mi dispiace ma lei deve sparire”, ribadisce il signor Yoshizu. “Perciò non avrà neppure il tempo di tornare a Tokyo per salutare amici e parenti. Fra poche ore lei lascerà il Giappone e dovrà starne lontano per due anni, non posso concederle neanche un minuto di commiato da dedicare alle persone care. Però le permetto di scegliere la destinazione. Posso assegnarle un posto come nostro corrispondente commerciale a San Francisco, oppure a Londra oppure a Parigi. Riceverà uno stipendio adeguato per pagarsi il soggiorno, e non dovrà fare praticamente nulla. Le darò anche un somma extra, un mio omaggio personale per rendere più confortevole possibile la sua permanenza all’estero. Allora, quale località preferisce?”
Tezuya non sa cosa rispondere. E’ confuso, le situazioni si accavallano troppo rapidamente. Però all’improvviso gli viene in mente una frase del suo amico Akira:
‘Mi piacciono il disordine e i vizi delle grandi città, e Tokyo è anche troppo virtuosa. Se solo potessi vivere a Parigi!…’
“Parigi”, risponde meccanicamente.
Il signor Yoschizu sembra sorpreso. “Ho appena troncato la sua storia d’amore con mia figlia, le offro come contropartita dei volgari soldi, e lei accetta senza battere ciglio! Come pensavo, voi giovani uomini di oggi non sapete affrontare le difficoltà di una passione amorosa. Vi fate comprare subito, non avete fermezza. Siete castrati rispetto agli uomini del passato”.
“Temo che lei abbia ragione”, conferma Tezuya. “Conosco un artista incisore che la pensa allo stesso modo”.
“Da questo momento ha due ore di tempo”, riprende a parlare il signor Yoshizu. “Le sfrutti per avvisare la sua famiglia che sta per partire, e si sbrighi a preparare le sue cose. Alle sette precise i miei uomini la porteranno a Kobe, dove la motonave Kagirumaru partirà domattina all’alba per fare il giro del mondo. Per Parigi ci vorranno circa tre mesi”.
“Ma non ho praticamente nessun vestito con me…”
“Faccia una lista di quel che le serve e domani la consegni al capitano della nave. Lui telegraferà al porto di Busan e fra cinque giorni il mio ufficio in Corea le farà trovare tutto pronto già al momento dell’attracco”.
“Da Busan posso spedire un romanzo al mio editore?”
“Certo”.

E così la situazione si è risolta nel modo più imprevedibile. Senza morire, per fortuna.
Mentre cammina per l’ultima volta lungo la riva del lago Ashi, scortato dai bestioni del signor Yoshizu, Tezuya osserva in lontananza il monte Fuji. Passerà parecchio tempo prima di rivederlo.
Poi transita davanti all’hotel Yamano, e alla finestra della camera 25 scorge Sakura che lo saluta con un sorriso amichevolmente sincero. Lui contraccambia. In fondo prova un po’ di pena per lei. Ci tiene tantissimo a diventare imperatrice, ma se dovessero optare per un’altra ragazza, come diceva Hosono? Sarebbe una delusione tremenda.
E se anche la scegliessero, è davvero la vita ideale per lei? Secondo Tezuya no. Se riuscisse a sposare il principe primogenito si trasformerebbe in un prezioso soprammobile all’interno del palazzo imperiale, una bambola costretta a muoversi come un burattino nelle mani del cerimoniale di corte. Sarebbe un peccato. Una ragazza piena di vita come lei dovrebbe diventare attrice di cinema, o qualunque altra professione che le permetta di essere una donna libera, una donna che ha la possibilità di infrangere le regole senza doverlo fare di nascosto.
“In nome dell’ambizione si rinuncia a cose più importanti dell’ambizione stessa”, sussurra a bassa voce senza che nessuno possa ascoltarlo.
Intanto ecco di fronte a lui l’hotel Tamaki.
“Preparo un paio di lettere e torno da voi”, spiega ai due guardaspalle che si accomodano nella veranda tra lo stupore del professor Komazu e degli altri clienti.
Già, per Soichiro ci sono alcune cose da sistemare prima della partenza. Cominciamo col giornale…

Rispettabile signor Kimura,
la presente per comunicare le mie dimissioni con decorrenza immediata.
Mi piacerebbe porgerle dei sentiti ringraziamenti per la gentilezza da lei dimostrata nei miei confronti, ma non posso perché tale circostanza non si è mai verificata. Lei ha fatto del suo meglio per trattarmi come uno schiavo, e le auguro sentitamente di ricevere lo stesso trattamento dai suoi superiori.
Mentre starò a Parigi a godermi la veduta della Torre Eiffel, penserò a lei che si alza alle cinque di mattina per recarsi in ufficio a ricevere insulti dal capo Otonashi.
Cordialmente,
Suzuki Soichiro

Poi è il turno della rivista Kaito e dell’editore Tanaka Mikio.

Carissimo Mikio,
purtroppo non riuscirò a rispettare la scadenza. Sul prossimo numero piazzaci un racconto autoconclusivo, qualcosa saprai inventarti.
Per farmi perdonare, fra sei giorni ti spedirò da Busan il manoscritto completo del romanzo. Lo scriverò rapidamente perché devo solo mettere nero su bianco quello che mi è successo a Hakone negli ultimi tre giorni. Ovviamente dovrò cambiare i nomi e ambientarlo nel 1700 all’epoca dello shogun, tanto i romanzi storici stanno riscuotendo il favore del pubblico, no?
E pensa che fra tre mesi ti potrò spedire racconti direttamente da Parigi! Sarai l’unico editore di Tokyo con un autore che vive nella peccaminosa capitale della Francia, non è grandioso?
Tuo affezionatissimo
Murasaki Tezuya

Arriva il momento di scrivere la lista degli abiti e degli effetti personali di cui avrà bisogno, per i quali provvederà il capitano della motonave Kagirumaru. Rimane soltanto…
… la porta della stanza che si apre.
Una donna vestita all’americana ma con il volto truccato come una geisha. Il personaggio del suo romanzo, o piuttosto l’autrice del romanzo di cui lui è stato protagonista…
“Hai letto la mia lettera, no? Beh, il momento è arrivato. La morte strappalacrime non può attendere oltre. La trama esige il suo finale drammatico, quindi tu devi crepare”.

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