martedì 13 ottobre 2009

Capitolo 15

Soichiro guarda la donna negli occhi, e sono spaventosamente seri. Sembra proprio che l’epilogo della vicenda non sia quello che stava prendendo forma. C’è un ultimo colpo di scena imprevisto.
“Vuoi ammazzarmi?”, le domanda con un lieve tremore nella voce.
“Lo farai da solo. Ti ucciderai con le tue stesse mani”.
Respiro profondo. Tensione massima.
“Lo farai con la penna. Prendi un foglio di carta e inizia a scrivere”.
Soichiro non capisce più nulla, comunque esegue l’ordine. La donna misteriosa gli detta le parole:

Cara nonna,
fino a quando avevo dieci anni ti sei presa cura di me.
Successivamente sono stato io a prendermi cura di te, da quando avevo undici anni sino a oggi. Venti anni in cui ho sacrificato ogni singolo istante della mia vita per conformarmi alla tua. Mi sembra di poter dire che non ho più debiti nei tuoi confronti.
Perciò ti comunico che da questo momento devi fare finta che io sia morto. Suzuki Soichiro è stato assassinato, ucciso dagli eventi imprevisti della vita, e quindi non tornerò più a vivere sotto il tuo stesso tetto. Hai tanti parenti, puoi rivolgerti a qualcun altro per badare a te.
Ovviamente, essendo io deceduto, non posso pretendere nulla della tua eredità. Lascerai i tuoi beni ad altri, non a me. Anzi, fa conto che io non sia mai esistito.
Suzuki Soichiro
Il tuo nipote morto

“Da oggi in poi sarai solo ed esclusivamente Murasaki Tezuya. Ora puoi partire per la Francia”, conclude la donna.
“Sarebbe questa la mia morte?”
“Esatto. Ti era stato chiesto di far suicidare la protagonista del tuo ultimo romanzo, e invece l’hai salvata e l’hai spedita in America alla ricerca di un futuro migliore. Meriti lo stesso trattamento di favore”.
Tezuya, sempre più confuso, guarda attentamente questo personaggio misterioso che da alcuni giorni sta giocando con la sua vita. Viso truccato come quello di una geisha e vestito occidentale… lineamenti che sembrano a metà strada fra Giappone e America…
“Per caso ti chiami Sachiko?”, le domanda.
La donna sorride. “Chissà, può darsi. E’ possibile che io continui a esistere solo grazie a te. Ora però devo andare”, spiega mentre apre la porta della stanza. “Da questo momento smetto di scrivere. Il romanzo della tua esistenza ritorna nelle tue mani, devi decidere tu come sarà il prossimo capitolo. Io non interferirò più, te lo prometto”.
“Ma sei veramente…?”
La porta si chiude. La domanda resterà senza risposta.
Tezuya prova a riflettere, ma smette quasi subito. Impossibile capire cosa sia realmente successo negli ultimi tre giorni, meglio concentrarsi sul momento presente. Cosa rimane da fare?
Chiudere i bagagli, pagare il conto, e… un’ultima lettera da scrivere.

Akira, amico mio,
non ci crederai ma sto per partire, destinazione Parigi. Ti spiegherò meglio nei prossimi giorni. Intanto però vorrei chiederti se ti interesserebbe venire a farmi visita fra tre mesi, appena sarò arrivato. Non ti preoccupare per le spese di viaggio e di soggiorno, sarai mio ospite e pagherò tutto io.
Puoi inviare la tua risposta a qualunque porto toccato dalla motonave Kagirumaru.
Mi piacerebbe tanto scoprire i vizi della capitale francese in tua compagnia.
Attendo risposta,
tuo Tezuya
(p.s.: Suzuki Soichiro è morto)

Bussano alla porta. E’ uno dei due bestioni, ma adesso ha un’aria molto rispettosa. Con estrema educazione spiega che gli dispiace doverlo disturbare, però l’autovettura che li condurrà a Kobe è già arrivata e devono partire entro pochi minuti.
“Arrivo subito”.
La macchina inizia il suo viaggio verso il futuro di Murasaki Tezuya a Parigi. Lui guarda per l’ultima volta Hakone e il lago Ashi, poi adagia la testa sullo schienale e fissa il cielo.
E’ coperto da una cortina di nuvole, un immenso chiarore su cui passa uno stormo di uccelli neri, piccoli ideogrammi tracciati su un foglio bianco.

FINE

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