venerdì 30 aprile 2010

Capitolo 7

“La prego di andarsene”.
“Mi dica almeno in che stanza si trova”.
“La prego di andarsene”.
“Chi la accompagna? La mamma, alcune domestiche?”
“La prego di andarsene o la faccio buttare fuori a calci”.
La mattinata lavorativa è iniziata veramente male. I dipendenti dell’hotel Yamano non collaborano per niente. Soichiro voleva solo ricevere qualche informazione minima, tanto per imbastire una bozza di articolo. E’ una banale cronaca mondana, basterebbero un paio di pettegolezzi tipo: il colore del vestito che indossava e il numero delle domestiche che si è portata dietro.
Però niente da fare: l’addetto alla reception e il portiere non offrono alcun aiuto. Forse la cameriera in giardino sarà più loquace.
“La signorina Yoshizu è arrivata qui stamattina, giusto?”
“La prego di andarsene”.
“Volevo”
“La”
“Solo sapere”
“Prego”
“A che ora più o meno…”
“Di andarsene”.
Rimane il giardiniere, a cui magari potrebbe offrire una piccola mancia per corromperlo...
“Abbiamo ordini ben precisi, non ci metta nei guai”.
“Ho qualche yen in tasca…”
“La prego di andarsene”.
Incredibile, mai visto un clima del genere! Neppure per l’Imperatore in persona avrebbero creato un tale muro di silenzio! L’unica possibilità che gli rimane è gironzolare nei dintorni dell’hotel Yamano sperando di raccogliere qualche pettegolezzo dai clienti.
Però non c’è nessuno nei paraggi, tranne un ometto avvolto in uno yukata molto più largo delle sue spalle. Sembra un bambino con addosso un vestito di suo padre. E ha un viso famigliare…
“Takeshita!”
“Suzuki!”
Takeshita Noboru rappresenta la concorrenza. E’ un redattore di cronaca mondana per il secondo giornale più importante del Giappone, perciò in teoria dovrebbero essere concorrenti l’uno dell’altro e magari odiarsi reciprocamente. Ma come si fa a odiare la propria immagine riflessa allo specchio? Come si può provare risentimento per una copia di se stesso? Sono due esseri speculari: entrambi orfani, entrambi marginali nel loro lavoro, entrambi costretti ad obbedire ad un’infinita schiera di superiori. E così sono diventati amici.
“Allora, si sa nulla della signorina Yoshizu?”
“Ho scoperto che risiede all’hotel Yamano”, sussurra Soichiro fingendo di rivelare un oscuro segreto.
“Non scherzare Suzuki, io francamente mi sento demoralizzato. Possibile che non si riesca a reperire neppure mezzo pettegolezzo per scrivere uno straccio di articolo? Se non spedisco il mio pezzo entro stasera sono rovinato. Già immagino il mio capo: ‘Maledizione Takeshita! Dovevi solo prendere informazioni su una ragazza in vacanza alle terme, mica sull’ambasciatore americano in visita riservata dal primo ministro! E’ tanto difficile?’… Va a finire che mi licenziano!”
“Dai, vedrai che prima del tramonto qualcosa scopriamo. Al limite ce lo inventeremo!”
Noboru sospira. Il suo umore è pessimo.
“E se andassimo a fare un bagno per rilassarci?”, gli propone Soichiro, che sta cominciando a pensare come Tezuya.
“Non mi sembra il caso…”
“Ma dai, tanto per ora non possiamo fare nulla. E poi è assurdo stare alle terme di Hakone senza fare neppure un’abluzione!”
Takeshita si lascia convincere. “Ma si, andiamo. Il padiglione di Ashinoko appare proprio invitante stamattina”.
Soichiro (anzi, Tezuya) si rammenta all’improvviso dell’episodio della sera prima. Anche se ora i bagni sono aperti, passa attraverso il cancello quasi di soppiatto, con l’imbarazzo di un ladro che torna nel luogo dove ha commesso un furto. Le vasche sono piene di villeggianti che ammirano le acque cristalline del lago e i versanti boscosi della riva opposta. Per fortuna il settore maschile è separato da quello femminile con una palizzata alta due metri, altrimenti potrebbe saltare fuori una donna e svergognare pubblicamente un guardone che l’ha spiata la sera precedente…
“Tutto a posto? Sembri agitato”.
“Non è niente Noboru, sento solo caldo”.
I due giornalisti entrano nello spogliatoio, ma non fanno neppure in tempo a sfilarsi gli zoccoli. Un ragazzo con la divisa da fattorino irrompe all’improvviso e chiede chi dei due sia il rispettabile signor Suzuki Soichiro, alloggiato presso l’hotel Tamaki.
“La prego di seguirmi”.
“Posso sapere dove?”
“Sia così gentile da seguirmi. Le verrà spiegato tutto dalla persona che vuole incontrarla”.
“Beh, temo che non potrò farti compagnia”, sospira Soichiro.
Takeshita rimane in silenzio, osservando il suo amico - che poi non dovrebbe essere suo amico - mentre con passi nervosi segue il fattorino rigido e impeccabile dentro un’elegante divisa azzurra.

Accanto all’hotel Yamano c’è una piccola dependance molto lussuosa. E’ riservata alla clientela più prestigiosa, quella che costituisce il vanto dell’albergo.
‘Possiamo dire con orgoglio di aver ospitato il ministro Tale e il generale Talaltro…’
Attraversano l’atrio, costruito in stile europeo, con colonne di marmo e fregi sul soffitto, e molti quadri a olio di paesaggi idilliaci. Sulla destra invece c’è una stanza per il tè con tutti gli elementi tradizionali giapponesi: vuoto, sobrietà e penombra.
“Si accomodi”.
Di fronte al tavolino basso siede una giovane donna con un elegante kimono rosso, e Soichiro purtroppo la riconosce subito…
Il fattorino chiude la porta e li lascia da soli.
“Questi sono suoi”, esordisce la ragazza con tono deciso porgendogli un paio di zoccoli, quelli che lui ha perso la sera prima mentre fuggiva in mezzo al bosco… “C’era inciso a fuoco il logo dell’hotel Tamaki, la mia domestica ha fatto qualche domanda e ci ha messo un attimo a risalire a lei”.
Soichiro vorrebbe scomparire. Questa è una situazione in cui occorre la faccia tosta di Tezuya. “Mi permetta di spiegarle…”
“Non c’è bisogno che dica nulla, so già tutto”, lo interrompe con estrema sicurezza di sé la ragazza. “Immagino la sua soddisfazione quando mi ha visto ieri sera. Voglio sapere solo una cosa, e la prego di essere sincero: ha già telegrafato la notizia al suo giornale?”
“No”, replica confuso Tezuya senza aver afferrato il senso di quelle parole.
“Perfetto. E allora mi stia bene a sentire: sono stata un'idiota a farmi prendere da certe smanie proprio in quel momento, quindi le chiedo di dimenticare tutto. Potrei corromperla offrendole del denaro, ma presumo che la possibilità di fare un piccolo scoop valga più di qualunque somma, perciò le offro qualcosa di molto più prezioso”.
Con un gesto rapido delle mani la ragazza si scioglie l’obi e fa cadere il kimono a terra. Nuovamente nuda di fronte a lui.
“Io sono vergine. E’ stato un grosso sacrificio per me, ma d’altronde l’obiettivo che mi è stato proposto vale lo sforzo che sto facendo”.
“Mi vuole offrire la sua…”
“No, non sia stupido. Ovviamente non posso, questo lei dovrebbe capirlo”.
Invece Tezuya non sta capendo assolutamente nulla. Ma per fortuna le prossime parole della ragazza saranno chiarificatrici.
“Però le posso garantire che una donna non ha bisogno di concedersi interamente per dare piacere a un uomo. Esistono delle alternative persino più allettanti… Le principesse di Heian sapevano mantenere intatta la propria virtù sino al matrimonio senza deludere i loro amanti. Una mia amica fidata mi ha fornito dei manuali molto dettagliati sull’argomento, e abbiamo anche fatto pratica insieme. Io le posso dare ciò che nessuna donna le potrà mai far avere. In cambio lei deve scordarsi di avermi visto intenta in… attività sconsigliate alle giovani donne. Anzi, lei dovrà scrivere degli articoli in cui compaio come una ragazza seria e virtuosa, la fidanzata ideale per il principe primogenito”.
Ma è la signorina Yoshizu! La ragazza che gli sta accanto nuda è la potenziale futura imperatrice del Giappone!
“Io… posso aiutarla volentieri, certo. Entro stasera devo inviare il mio primo articolo, quindi mi dica lei cosa potrei…”
“Perfetto, le suggerisco io quello che deve scrivere. Sarà ampiamente ricompensato per la sua collaborazione”.

La signorina Sakura della onorevole famiglia Yoshizu è una ragazza molto riservata, e per evitare di essere notata dalla stampa è giunta a sorpresa ieri sera anziché stamattina. Il suo contegno e il suo decoro appaiono impeccabili

“Si prepari a un’esperienza indimenticabile perché lo so fare meglio di qualunque prostituta di Yoshiwara”.

Risiede nell’hotel Yamano, uno dei più belli di Hakone, nella camera n. 25, da dove è possibile ammirare il lago Ashi in tutto il sui splendore. E’ una ragazza rispettosa delle antiche tradizioni. Mantiene sempre gli occhi bassi e la testa chinata

E’ vero, ha gli occhi bassi e la testa chinata. Chinata proprio sopra il pube di Tezuya…

Al momento dell’arrivo indossava una stupendo kimono rosso con decorazioni floreali bianche, di una finezza straordinaria. E’ stato realizzato da una famosa sartoria di Kyoto, e sembra fatto apposta per essere

Buttato a terra come uno straccio e allontanato con una manata, perché se ci colano sopra certi liquidi organici potrebbe rovinarsi…

Negli hotel di Hakone si svolgono numerosi ricevimenti mondani, e la signorina Yoshizu sarà sicuramente invitata a ognuno di essi. Tuttavia è verosimile che eviterà di partecipare poiché è estremamente timida. Ho saputo da alcune fonti affidabili che ama ritirarsi in una piccola sala da tè nella dependance dell’hotel Yamano, per gustare in silenzio la sua bevanda favorita

“Un infuso di peonie e foglie di mandarino è la cosa migliore per togliersi dalla bocca il saporaccio del seme maschile. Lo vuole assaggiare? L’infuso intendo!”
Tezuya fa cenno di si con la testa, ma in realtà non ha ancora realizzato completamente ciò che é successo negli ultimi cinque minuti. Comunque ha il suo articolo pronto, e questa è una buona notizia.
“Ci vediamo anche nei prossimi giorni”, spiega la signorina Yoshizu. “Mi farò viva io. Adesso esca per favore!”
Un uomo trasognato, una via di mezzo fra Soichiro e Tezuya, si allontana dalla stanzetta. Viene scortato fuori dalla dependance tramite una porta di servizio, e sbuca in mezzo al fogliame fitto di un giardino all’inglese.

“Suzuki!”
La voce di Takeshita lo risveglia dallo stato di confusione mentale in cui si trovava. Ha vagato sul lungolago per una ventina di minuti cercando di dare un senso a ogni cosa, senza riuscirci.
“Cosa volevano da te?”
“Niente, tutto a posto”, replica Tezuya ritrovando il controllo di se.
“Ma cosa è successo?”
La capacità di inventare bugie in pochi istanti è una specialità dello scrittore. “Era solo un messaggio da casa. Mia nonna ha la pessima abitudine di pensare che ogni suo capriccio sia urgentissimo, e me lo vuole comunicare subito, anche per telegrafo. Dice sempre che ha la sensazione di morire da un momento all’altro, e vuole dirmi ogni cosa immediatamente perché se tarda anche solo di un minuto potrebbe non essere più di questo mondo”.
“Capisco. Cosa voleva?”
“Roba da vecchie nonne”, taglia corto Tezuya. “Ora però scusami, ma devo correre all’ufficio postale a mandarle una lettera”.
Una donna li osserva da lontano, e ascolta la conversazione con un sorriso ironico sulle labbra. “Murasaki Tezuya, stai attento a non scherzare troppo con le vecchie nonne che possono morire da un momento all’altro. Potresti avere delle brutte sorprese…”

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