giovedì 29 aprile 2010

Capitolo 8

Il resto del giorno è trascorso tranquillo.
Soichiro ha inviato il suo articolo al quotidiano. Ha incontrato nuovamente Takeshita che era ancora senza idee, allora gli ha confidato che la signorina Yoshizu è arrivata indossando un kimono rosso con decorazioni floreali bianche. Praticamente Soichiro ha fornito informazioni preziose alla concorrenza. Roba da licenziamento immediato. Ma anche un bel gesto di amicizia con cui si è guadagnato ulteriore stima da parte di Noboru.
Nel primo pomeriggio si è recato a Ubaku per concedersi finalmente un bagno termale, e verso sera si è calato nei panni di Tezuya e ha provato ad abbozzare qualche idea per il romanzo. Purtroppo senza esito.

Il nuovo giorno incomincia col cielo nuvolo e una pioggerellina sottile. Le acque del lago Ashi appaiono increspate, gelide, e il sole non ha alcuna voglia di farsi vedere.
Una giornata che si preannuncia grigia e piovosa, col rischio concreto che si debba rimanere chiusi in hotel e il professor Komatsu ne approfitti per prendere in ostaggio lui e gli altri clienti, seppellendoli sotto interminabili chiacchiere sull’arte della calligrafia e il teatro Noh…  Ottimi motivi per restare barricato in camera e gustare molto lentamente gli onigiri insipidi che la cameriera bassa e brutta gli ha portato in camera per fare colazione.
Qualcuno bussa.
“C’è una visita per lei”.
“Una donna?”
“No, un uomo. La attende giù nella veranda”.
Per essere un soggiorno solitario non c’è male: ha avuto più contatti con altri esseri umani qui negli ultimi due giorni che a Tokyo nei cinque precedenti. La capitale purtroppo è un carnaio, con milioni di persone ammassate che vivono a stretto contatto ma spesso neppure si conoscono. Pensa ad esempio ai suoi colleghi giornalisti che saluta ogni giorno:
Kuroda - in che strada vive? E’ sposato? E’ tokyota o viene da un’altra città?
Fuguno - quanti anni ha? A Osaka aveva una famiglia o stava lì solo perché lavorava alla sede centrale del giornale? E’ contento di essere stato trasferito nella filiale di Tokyo?
… e potrebbe farsi le stesse domande per tutti gli altri. Purtroppo vivono in una città talmente alienante che chiunque ci abiti finisce col disumanizzarsi, col diventare un…
“Incisore scansafatiche al suo servizio, rispettabile signor Murasaki!”
Abe Akira! E’ venuto a fargli visita! Beh, questo cambia tutto. Tokyo sarà pure una città alienante, ma c’è chi riesce a mantenere un livello più che accettabile di umanità.
Il professor Komazu, che non si allontana mai dalla veranda, si aggiusta gli occhiali per osservare meglio questo strano tizio dall’aria trasandata.
Barba di tre giorni, capelli lunghi e spettinati, una giacca nera da ricevimento serale abbinata con calzoni verdastri da operaio e una camicia bianca con tre bottoni mancanti. Ai piedi degli infradito di paglia…
L’incisore si accorge di essere attentamente esaminato, e con estrema naturalezza si volta in direzione del docente rivolgendogli un sorriso ambiguo. Ma un attimo dopo la sua attenzione è tutta per Soichiro (o forse è meglio dire Tezuya).
“Che piacere vederti! Ti ringrazio ancora per la sorpresa dell’altra sera, davvero speciale”.
Akira resta perplesso. Non capisce a cosa si stia riferendo il suo amico scrittore, ma si limita a chiedere: “Come va il romanzo?”
“Sono fermo”, risponde a bassa voce Tezuya mentre lo trascina via per un braccio e lo fa accomodare nella sua camera, piccola ma priva di ascoltatori impiccioni.
“Ancora tante pagine bianche, eh? Per forza, ti manca il personaggio! E’ per questo che sono venuto. Ieri notte il mio collega mi ha dato una copia di quella stampa che ti piaceva, e ho voluto consegnartela di persona”.
Da una tasca interna della giacca esce un rotolo di carta, che in un attimo si distende mostrando la ragazza nuda seduta sul tappeto.
“Ecco la protagonista femminile del romanzo che stai per scrivere”.
“L’originale però era molto meglio. Bella ragazza, e anche affascinante”.
“Già, mi piacerebbe proprio conoscerla!”
Stavolta è Tezuya ad avere l’impressione che qualcosa non quadri. “Scusa tanto Akira, ma tu la conosci. Non sei stato tu a farla venire in camera mia l’altra sera?”
“Non so di cosa stai parlando”.
Abe Akira è sincero. Una volta ascoltata tutta la storia riesce solo a dire: “Ti giuro che non ho la minima idea di chi diavolo fosse quella donna”.
“Assurdo. Eppure sembrava proprio che…”
Bussano nuovamente.
“Signor Suzuki, c’è un telegramma urgente per lei”.
I due amici si guardano negli occhi. Nessuno dei due dice nulla, ma entrambi hanno il sospetto che la misteriosa ragazza della sera prima abbia qualcosa a che fare con questo telegramma…
La mano ossuta della signora Tamaki porge il foglietto attraverso la porta socchiusa, e sparisce.
L’involucro rivela il seguente messaggio:

Tua nonna sta per essere uccisa da un assassino. Corri da lei se vuoi salvarla

“Che razza di telegramma è?”, commenta Akira.
Soichiro sente un brivido di terrore. “Me l’aveva detto quella donna misteriosa! Come se fosse uno scherzo, come una possibile trama per il romanzo!”
Rapidamente spiega al suo amico che quella donna aveva ipotizzato una storia perversa, in cui la protagonista femminile uccide la nonna del personaggio principale per aiutarlo a intascare l’eredità…
“Allora ti conviene lasciarla fare…”
“Per favore Akira, temo che non sia uno scherzo!”
“Ma sembra così assurdo…”
“Decisamente assurdo, ma purtroppo sembra che stia accadendo davvero! Perciò devo andare subito da mia nonna! E’ evidente che quella donna era una pazza sadica, un’assassina!”
“Però non puoi andare a Tokyo con lo yukata e gli zoccoli dell’albergo…”
“Devo perdere tempo a vestirmi mentre stanno uccidendo mia nonna?”
“Va bene, andiamo”. Abe Akira non riesce a calarsi nella gravità del momento. E’ impossibile per lui. Vive ogni situazione come se fosse una recita teatrale da cui si può fuoriuscire a piacimento, basta dire al regista: ‘Per oggi mi sono stufato’, si scende giù dal palco e la situazione finisce lì.
“Corri Abe, datti una mossa!”
“Si, vengo, un attimo”.
Alcuni villeggianti si sono concessi una passeggiata, ben protetti da larghi ombrelli colorati. Forse volevano osservare le ranocchie che gracidano, invece notano un turista che corre scalzo con gli zoccoli in mano e un tizio con una giacca nera e infradito di paglia che prova a stargli dietro. Ma perché vanno tanto di fretta? E come mai non si riparano dalla pioggia?
“Guarda che è inutile affannarsi così”, prova a spiegare Akira. “Il prossimo treno per Hodawara è fra un’ora”.
“E cosa faccio nel frattempo?”, si dispera Soichiro.
“Puoi mandare un telegramma alla polizia di Tokyo”.
Giusto suggerimento. L’ufficio postale è proprio accanto alla stazione ferroviaria di Togendai.
“Il destinatario del messaggio é il commissariato di Tokyo”.
“Quale? Ce ne sono tanti…”, fa notare l’impiegato.
“Il più vicino a Inaricho”.
“E’ un po’ generico… Comunque va bene lo stesso. Cosa devo telegrafare?”
“Shigezugu Yoko, Inaricho, casa dei gatti rossi. Un assassino vuole ucciderla”.
L’impiegato osserva attentamente Soichiro. Ha l’aria di un dottore che scruta un malato di mente per capire bene la sua sindrome…
“Non è uno scherzo, glielo giuro!”
“Va bene. Sono cinque sen”.
“Devo pagare cinque sen per avvisare la polizia che un assassino minaccia mia nonna?”
Evidentemente si.
Dopo pochi minuti lui e Akira raggiungono il binario dei treni per Tokyo. Trenta minuti di attesa.
“Ma quanto ci mette?”
“Sta calmo, hai avvisato le forze dell’ordine. Vedrai che andrà tutto bene”.
Soichiro non crede affatto che andrà tutto bene, è sconvolto. Lo stridio delle ruote metalliche sui binari gli entra nelle orecchie come un ago affilato, gli perfora dolorosamente i timpani. La voce cupa dell’altoparlante elenca le fermate del treno simile a una litania infernale mentre scandisce oscure maledizioni.
Si accomoda e si guarda attorno. I passeggeri del suo vagone hanno tutti il volto ombroso, sorrisetti demoniaci che sembrano irriderlo… E all’improvviso gli ritorna in mente quella strana donna e la sua voce inquietante:
Lei prenderebbe il treno per Tokyo la mattina presto, andrebbe a casa della nonna, la ucciderebbe e ritornerebbe subito alle terme’… ‘Si aspetti di tutto’…
“Era un’assassina paranoica, e io non l’avevo capito!”
Mentre si dispera gli vengono in mente altre parole:
Basta che lui le consegni le chiavi di casa’…
Terrorizzato, Soichiro infila le mani nella tasca dello yukata e si mette a frugare. “Le chiavi! Mi ha rubato le chiavi di casa! Può entrare quando e come vuole!”
I passeggeri si voltano tutti in direzione di quello strano tizio vestito come un villeggiante.
“Calmati, ti prego”, prova a tranquillizzarlo Akira.
Calmarsi? E’ impossibile. Il viaggio è interminabile, e ogni minuto che passa l’angoscia aumenta…
“Ma quanto tempo ci vuole?!”
Hodawara, il cambio di treno, poi la fermata a Kanagawa, poi quella a Kawasaki… Un’ora che sembra non finire mai. Intanto, davanti agli occhi di Soichiro prende forma la figura di sua nonna sgozzata, gettata in terra in un lago di sangue, il volto pietrificato in un’espressione di orrore. E poi sente la sua voce…
Tu non vuoi la mia salute, vuoi vedermi morta. In fondo sono una vecchia, sono un peso per te’… ‘E se mi sentissi male all’improvviso? Chi mi verrebbe a soccorrere?’… ‘Sei stato al tempio a pregare per la mia salute?’…
No, non c’è stato. Le aveva promesso che, appena arrivato a Hakone, avrebbe pregato per lei nel tempio di Ninigi. Invece non ci è più andato.
“E’ morta per colpa mia! Non sono rimasto con lei, non ho neppure recitato delle orazioni per lei!”
“Non ti agitare Tezuya, vedrai che la polizia è arrivata in tempo”.
Ma le parole di Akira suonano come rassicurazioni inutili. Soichiro abbandona la testa fra le mani e inizia a piangere.
“E’ colpa mia!”

La stazione di Ueno è affollatissima. Sono quasi le quattordici, eppure sembrano le sette di mattina, bisogna farsi strada passando in mezzo a un fiume di gente che cammina in direzione opposta. E’ come remare controcorrente.
“Scusate, scusate”.
Per la prima volta in vita sua Soichiro si fa largo a gomitate. Ormai vede la casa in lontananza, nulla potrebbe fermarlo. Va talmente veloce che si lascia Akira alle spalle.
Una corsa fino alla porta e poi inizia a bussare come un pazzo.
“C’è nessuno?! C’è nessuno!? Guardate che sfondo la finestra!”
“Arrivo subito”, risponde una voce femminile…

Nessun commento:

Posta un commento