In questi ultimi giorni ho rispolverato le mie letture su Mikhail Bulgakov, passando dai “Racconti di un giovane medico”, letteratura tradizionale estremamente realista a “Diavoleide”, surreale e grottesca parodia della burocrazia, senza dimenticare “Cuore di cane”, romanzo fantastico con intenti satirici.
Quello che mi colpisce in autori come Bulgakov è la capacità di passare da uno stile all’altro, non solo come genere ma anche e soprattutto come linguaggio. “Diavoleide” in particolare é decisamente sperimentale e pieno di suggestioni e immagini che disorientano il lettore, in netto contrasto con la prosa lineare dei “Racconti”.
Parlando di me, in una scala infinitamente più bassa rispetto al grande scrittore russo, anch’io tendo a cimentarmi in più generi e stili, secondo l’ispirazione del momento. E forse sbaglio.
Mi chiedo spesso se questo eclettismo sia una scelta giusta, ma in fondo rientra nel mio carattere, e non solo per le mie inclinazioni scribacchine. Da sempre mi riesce più spontaneo andare di palo in frasca...