(dedicato alle donne che più mi piacciono)
UOMO: É libero questo posto?
RAGAZZA: Prego.
UOMO (con l'aria di chi vuole attaccare bottone per superare la noia del silenzio reciproco): Domani è l'otto marzo...
RAGAZZA (indifferente): Sì.
UOMO: Andrà in qualche locale con le sue amiche, eh?
RAGAZZA: No.
UOMO: Perché farete festa già stasera, eh? In fondo è sabato...
RAGAZZA: Stasera esco col mio ragazzo.
UOMO: Ah, così le regalerà un bel mazzetto di mimosa.
RAGAZZA: Guai a lui se ci prova! Sa che non ne sopporto la puzza!... Però se sono rose le accetto.
UOMO: Beh, allora una cenetta romantica e basta. Anche se vi sarà difficile trovare un locale libero...
RAGAZZA: Tanto andiamo direttamente al cinema e mangiamo qualcosa lì.
UOMO: Il suo ragazzo è fortunato! Certe donne tra oggi e domani si concederanno ogni genere di... scappatella.
RAGAZZA: A volte l'ho fatto anch'io. Capita a tutti la giornata in cui c'è voglia di sperimentare situazioni nuove.
UOMO (interessato): Ah sì?... Beh, dopo tutto... in effetti vale anche per noi uomini, eh! L'occasione fa l'uomo ladro e si tradisce la compagna... Poi magari ci si pente...
RAGAZZA: Normale. In certi periodi ogni sabato sera provavo a rimorchiare In questo periodo però mi sento appagata, non cerco avventure.
UOMO (deluso, propone un altro argomento): É contenta delle "quote rosa"?
RAGAZZA: Sarei più contenta se mi facessero scegliere chi votare. Mettere un segno sopra il simbolo di un partito e basta, senza sapere a chi andrà realmente il mio voto, mi scoccia abbastanza.
UOMO: Però, una donna in più in parlamento...
RAGAZZA: Tra un deputato stronzo e una deputata stronza l'unica differenza è la vocale finale.
UOMO (disorientato, da un'occhiata alle notizie sul cellulare): Ah, stasera gioca il Milan.
RAGAZZA (sospira): Me lo perdo purtroppo. Però ormai avevo promesso al mio ragazzo che saremmo andati al cinema... Mi vedrò la registrazione della partita domattina.
UOMO: Andate per caso a vedere "Cinquanta sfumature di grigio"?
RAGAZZA: Ma per carità! Vedremo "Birdman".
UOMO: É un film tipo Batman?
RAGAZZA (sorridendo): Un po' diverso.
UOMO (con l'aria di chi ha esaurito gli argomenti): Insomma, lei non lo festeggia l'otto marzo.
RAGAZZA: Io lo festeggio eccome.
UOMO (confuso): Ah... Eppure avevo capito che lei non...
RAGAZZA: Io lo festeggio sempre. Ma mica aspetto che sia proprio l'otto marzo: per me vanno bene tutti i giorni. Ora, con permesso, sono arrivata alla mia fermata.
UOMO: Eh?... Ah, le sto ostruendo il passaggio, mi scusi. Buon viaggio!
RAGAZZA: Il viaggio lo sta facendo lei, io sono giunta a destinazione.
UOMO: Beh, sì, è vero... Allora buon...
(la ragazza si allontana senza che l'uomo riesca a concludere la frase)
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sabato 7 marzo 2015
mercoledì 25 febbraio 2015
Conversazioni immaginarie (forse)
(Giorno di San Valentino)
LEI: Carino quel bracciale...
LUI: Te lo regalo io.
LEI: Che succede che mi vuoi fare un regalo per San Valentino? Non lo fai mai...
LUI: Veramente ogni volta che ci ho provato poi tu hai cominciato a...
LEI: Ho cominciato cosa?
LUI (esitante): Vabbé, voglio riprovare ad adeguarmi alla festività. Non posso farti un regalino perché ho voglia di festeggiare con te?
LEI (sospettosa): Che mi nascondi?
LUI: Niente! Che ti dovrei nascondere?
LEI: Ti è successo qualcosa di bello? Hai vinto dei soldi?
LUI: Ma no, volevo solo...
LEI: Dimmi la verità!
LUI: Ma non c'è nessuna verità, volevo solo farti un regalo...
LEI: In che senso "non c'è nessuna verita"? Mi racconti delle bugie?
LUI: Ma no, mi attenevo alla tua domanda!
LEI: E allora dimmi cosa mi nascondi! Perché all'improvviso senti la necessità di farmi un regalo per San Valentino?
LUI: Per essere carino con te!
LEI (sconvolta): Ho capito! Hai avuto una scappatella con un'altra!
LUI: Ma che stai dicendo?!
LEI: Chi è? Quella stronza di Jasmine?
LUI: Chi cazzo è Jasmine?
LEI: Ah, non ti ricordi chi è la tua ex?
LUI: Jessica vive in Francia da due anni ormai...
LEI: Insomma, devi dirmi la verità! Perché vuoi farmi un regalo? Cosa ti devi far perdonare?
LUI (urlando): Oh, ma vaffanculo! Ho cambiato idea, non te lo faccio più questo cazzo di regalo per San Valentino!
LEI: Chi se ne frega, me lo compro da sola!
---
COMMESSA: Glielo impacchetto?
LEI: No, è per me e me lo metto subito. Incredibile eh? Mi tocca comprarmi da sola il regalo per San Valentino perché il mio fidanzato non ci pensa proprio! Lui è allergico a questa festa, sembra quasi che la odia. E io non capisco il perché!
LEI: Carino quel bracciale...
LUI: Te lo regalo io.
LEI: Che succede che mi vuoi fare un regalo per San Valentino? Non lo fai mai...
LUI: Veramente ogni volta che ci ho provato poi tu hai cominciato a...
LEI: Ho cominciato cosa?
LUI (esitante): Vabbé, voglio riprovare ad adeguarmi alla festività. Non posso farti un regalino perché ho voglia di festeggiare con te?
LEI (sospettosa): Che mi nascondi?
LUI: Niente! Che ti dovrei nascondere?
LEI: Ti è successo qualcosa di bello? Hai vinto dei soldi?
LUI: Ma no, volevo solo...
LEI: Dimmi la verità!
LUI: Ma non c'è nessuna verità, volevo solo farti un regalo...
LEI: In che senso "non c'è nessuna verita"? Mi racconti delle bugie?
LUI: Ma no, mi attenevo alla tua domanda!
LEI: E allora dimmi cosa mi nascondi! Perché all'improvviso senti la necessità di farmi un regalo per San Valentino?
LUI: Per essere carino con te!
LEI (sconvolta): Ho capito! Hai avuto una scappatella con un'altra!
LUI: Ma che stai dicendo?!
LEI: Chi è? Quella stronza di Jasmine?
LUI: Chi cazzo è Jasmine?
LEI: Ah, non ti ricordi chi è la tua ex?
LUI: Jessica vive in Francia da due anni ormai...
LEI: Insomma, devi dirmi la verità! Perché vuoi farmi un regalo? Cosa ti devi far perdonare?
LUI (urlando): Oh, ma vaffanculo! Ho cambiato idea, non te lo faccio più questo cazzo di regalo per San Valentino!
LEI: Chi se ne frega, me lo compro da sola!
---
COMMESSA: Glielo impacchetto?
LEI: No, è per me e me lo metto subito. Incredibile eh? Mi tocca comprarmi da sola il regalo per San Valentino perché il mio fidanzato non ci pensa proprio! Lui è allergico a questa festa, sembra quasi che la odia. E io non capisco il perché!
domenica 22 gennaio 2012
Conversazioni immaginarie reloaded
(considerate questo post un sequel isolato di questa serie…)
“VOLONTARIO”: Signore, vuole offrire un po’ di soldi per i bambini?
IO (scettico): No, non mi interessa.
“VOLONTARIO” (con un’espressione tipo: ‘adesso ti faccio fare una figuraccia’): Perché, lei non vuole bene ai bambini? Se tutti fossero come lei, ahi ahi ahi…
IO (con un’espressione tipo: ‘hai provocato la persona sbagliata'): Ma mi spiega bene cosa fate voi?
“VOLONTARIO”: Noi intratteniamo i bambini ricoverati in ospedale. Facciamo spettacoli vestiti da pagliacci, gli diamo i palloncini… (me ne porge uno) Con un’offerta lei sostiene la nostra attività.
IO: Ah, quindi i soldi vanno a voi, non ai bambini…
“VOLONTARIO” (colto di sorpresa): Beh, ma noi poi intratteniamo i bambini malati e ricoverati… Facciamo un’opera di bene per quei poveri bimbi.
IO: Non vi ho mai visto. O meglio: qui al centro commerciale a chiedere i soldi vi ci vedo sempre, costantemente. Non solo in questo, anche in altri. Negli ospedali invece non vi ho mai visto. E purtroppo negli ultimi tempi ci sono dovuto andare varie volte, ma mi fosse mai capitato di vedervi. Qui al centro commerciale a chiedere soldi però non mancate mai, ci siete tutti i sabati e le domeniche…
“VOLONTARIO” (sprezzante): Noi siamo volontari, siamo una onlus, quindi non riceviamo soldi da nessuno e dobbiamo contare sulle offerte della gente.
IO: Scusi, ma da quando in qua un volontario prende soldi? Se è volontario significa che lo fa per spirito umanitario nel tempo libero, quando ha finito di lavorare. Se prende soldi non è più un volontario, ma uno stipendiato.
“VOLONTARIO” (infastidito): Beh, abbiamo anche delle spese. Il mese scorso abbiamo fatto uno spettacolo all’ospedale di Reggio Calabria. Chi ce lo pagava il viaggio? E l’albergo?
IO: E chi vi ha detto di andare a Reggio Calabria? Scusate, di che città siete voi? Roma, Napoli? Fate i vostri spettacoli negli ospedali di queste città, così non vi costa niente e non dovete chiedere soldi a nessuno.
“VOLONTARIO”: Ci sono anche altri costi. Noi siamo una onlus, abbiamo una sede. Chi lo paga l’affitto?
IO (con aria professionale): L’indicazione di un recapito come sede sociale è necessaria solo a fini legali, non c’è l’obbligo di avere un indirizzo specifico, quindi si può registrare come sede anche l’appartamento in cui uno di voi è residente, e il problema è risolto.
“VOLONTARIO” (in affanno): Comunque abbiamo anche altre spese, per esempio… (osserva il palloncino che voleva darmi in cambio di un’ offerta e ha un lampo di genio). I palloncini! Questi li dobbiamo pagare!
IO (facendo uno sforzo enorme per non ridergli in faccia): Cioè: voi chiedete un’offerta in cambio dei palloncini che avete comprato con le offerte, per poi chiedere altre offerte dando i palloncini che comprerete con le offerte che state raccogliendo… Ho capito bene?
“VOLONTARIO” (con un’espressione tipo: ‘mi arrendo’): Senta, il palloncino glielo regalo, va bene? Non voglio niente da lei.
IO (sorriso perfido): No, lo dia a qualcuno che in cambio vi da un’offerta. Non vorrei che la vostra onlus fallisse per colpa mia…
“VOLONTARIO”: Signore, vuole offrire un po’ di soldi per i bambini?
IO (scettico): No, non mi interessa.
“VOLONTARIO” (con un’espressione tipo: ‘adesso ti faccio fare una figuraccia’): Perché, lei non vuole bene ai bambini? Se tutti fossero come lei, ahi ahi ahi…
IO (con un’espressione tipo: ‘hai provocato la persona sbagliata'): Ma mi spiega bene cosa fate voi?
“VOLONTARIO”: Noi intratteniamo i bambini ricoverati in ospedale. Facciamo spettacoli vestiti da pagliacci, gli diamo i palloncini… (me ne porge uno) Con un’offerta lei sostiene la nostra attività.
IO: Ah, quindi i soldi vanno a voi, non ai bambini…
“VOLONTARIO” (colto di sorpresa): Beh, ma noi poi intratteniamo i bambini malati e ricoverati… Facciamo un’opera di bene per quei poveri bimbi.
IO: Non vi ho mai visto. O meglio: qui al centro commerciale a chiedere i soldi vi ci vedo sempre, costantemente. Non solo in questo, anche in altri. Negli ospedali invece non vi ho mai visto. E purtroppo negli ultimi tempi ci sono dovuto andare varie volte, ma mi fosse mai capitato di vedervi. Qui al centro commerciale a chiedere soldi però non mancate mai, ci siete tutti i sabati e le domeniche…
“VOLONTARIO” (sprezzante): Noi siamo volontari, siamo una onlus, quindi non riceviamo soldi da nessuno e dobbiamo contare sulle offerte della gente.
IO: Scusi, ma da quando in qua un volontario prende soldi? Se è volontario significa che lo fa per spirito umanitario nel tempo libero, quando ha finito di lavorare. Se prende soldi non è più un volontario, ma uno stipendiato.
“VOLONTARIO” (infastidito): Beh, abbiamo anche delle spese. Il mese scorso abbiamo fatto uno spettacolo all’ospedale di Reggio Calabria. Chi ce lo pagava il viaggio? E l’albergo?
IO: E chi vi ha detto di andare a Reggio Calabria? Scusate, di che città siete voi? Roma, Napoli? Fate i vostri spettacoli negli ospedali di queste città, così non vi costa niente e non dovete chiedere soldi a nessuno.
“VOLONTARIO”: Ci sono anche altri costi. Noi siamo una onlus, abbiamo una sede. Chi lo paga l’affitto?
IO (con aria professionale): L’indicazione di un recapito come sede sociale è necessaria solo a fini legali, non c’è l’obbligo di avere un indirizzo specifico, quindi si può registrare come sede anche l’appartamento in cui uno di voi è residente, e il problema è risolto.
“VOLONTARIO” (in affanno): Comunque abbiamo anche altre spese, per esempio… (osserva il palloncino che voleva darmi in cambio di un’ offerta e ha un lampo di genio). I palloncini! Questi li dobbiamo pagare!
IO (facendo uno sforzo enorme per non ridergli in faccia): Cioè: voi chiedete un’offerta in cambio dei palloncini che avete comprato con le offerte, per poi chiedere altre offerte dando i palloncini che comprerete con le offerte che state raccogliendo… Ho capito bene?
“VOLONTARIO” (con un’espressione tipo: ‘mi arrendo’): Senta, il palloncino glielo regalo, va bene? Non voglio niente da lei.
IO (sorriso perfido): No, lo dia a qualcuno che in cambio vi da un’offerta. Non vorrei che la vostra onlus fallisse per colpa mia…
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lunedì 13 dicembre 2010
Conversazione immaginaria (forse) - 4
TESTIMONE DI GEOVA: Posso rubarle un minuto?
IO: Veramente vado un po’ di fretta…
TESTIMONE DI GEOVA: Le chiedo solo una cosa: lei crede in Dio?
IO: Sì.
TESTIMONE DI GEOVA: Lei è cattolico?
IO: Sì.
TESTIMONE DI GEOVA: Lei lo sa che la chiesa cattolica le fa leggere una versione della Bibbia inesatta?
IO: Un attimo. Se parliamo di traduzioni della…
TESTIMONE DI GEOVA (interrompendomi): Lei non immaginava che la Chiesa Cattolica le dicesse il falso, vero?
IO (abbastanza infastidito perché odio essere interrotto mentre parlo): Allora, la Bibbia…
TESTIMONE DI GEOVA (interrompendomi di nuovo): Lo sa perché le mentono? Perché…
IO (interrompendolo a mia volta con lo sguardo torvo): All’inizio la prima versione utilizzata era la Vetus Latina, traduzione che si basava sulla versione delle Sacre Scritture in lingua greca creata dai leggendari Settanta Saggi di Alessandria d’Egitto del III secolo avanti Cristo. Lei sa chi erano i Settanta Saggi?
TESTIMONE DI GEOVA: No, però…
IO (deciso): E’ vero che lì ci sono delle ambiguità testuali e mancano interamente alcuni libri ritenuti canonici, però già nel IV secolo San Girolamo venne incaricato di redigere una nuova versione, quella storicamente chiamata Vulgata, e per realizzarla fece riferimento a più fonti, compresi documenti appartenenti alle tradizioni di lingua ebraica e aramaica, reperiti sul posto in un’epoca cronologicamente abbastanza vicina alla predicazione di Cristo…
TESTIMONE DI GEOVA (prova a interrompermi ma guardandomi in faccia capisce che non è il caso)
IO (alzando man mano la voce): Anche in questa versione sono presenti delle ambiguità, tuttavia le inesattezze sono per la stragrande maggioranza relative all’incapacità di trovare un giusto corrispettivo tra le parole originali ebraiche e la lingua latina, e ciò può influenzare solo alcune sottigliezze teologiche ma non il messaggio fondamentale del testo. Comunque sia, già negli anni ’60 venne iniziata una revisione della Vulgata facendo riferimento ad altre trascrizioni antiche con le quali è stato eseguito un riscontro incrociato, e il risultato è una nuova traduzione in lingua italiana. Negli anni ’80 è stata creata addirittura una Bibbia interconfessionale concordata fra Chiesa Cattolica e alcune Chiese Protestanti, dove sono riportate delle note a piè di pagina con le possibili varianti interpretative del testo, così qualunque lettore può consultarle liberamente e farsi una sua idea. Mi sa dire un solo cazzo di motivo valido per ritenere che la vostra traduzione sia migliore?!?!
TESTIMONE DI GEOVA (spaventato, allontanandosi man mano): No, beh, io non mi riferivo solo alla traduzione, ma… Comunque buona giornata, arrivederci.
IO: Veramente vado un po’ di fretta…
TESTIMONE DI GEOVA: Le chiedo solo una cosa: lei crede in Dio?
IO: Sì.
TESTIMONE DI GEOVA: Lei è cattolico?
IO: Sì.
TESTIMONE DI GEOVA: Lei lo sa che la chiesa cattolica le fa leggere una versione della Bibbia inesatta?
IO: Un attimo. Se parliamo di traduzioni della…
TESTIMONE DI GEOVA (interrompendomi): Lei non immaginava che la Chiesa Cattolica le dicesse il falso, vero?
IO (abbastanza infastidito perché odio essere interrotto mentre parlo): Allora, la Bibbia…
TESTIMONE DI GEOVA (interrompendomi di nuovo): Lo sa perché le mentono? Perché…
IO (interrompendolo a mia volta con lo sguardo torvo): All’inizio la prima versione utilizzata era la Vetus Latina, traduzione che si basava sulla versione delle Sacre Scritture in lingua greca creata dai leggendari Settanta Saggi di Alessandria d’Egitto del III secolo avanti Cristo. Lei sa chi erano i Settanta Saggi?
TESTIMONE DI GEOVA: No, però…
IO (deciso): E’ vero che lì ci sono delle ambiguità testuali e mancano interamente alcuni libri ritenuti canonici, però già nel IV secolo San Girolamo venne incaricato di redigere una nuova versione, quella storicamente chiamata Vulgata, e per realizzarla fece riferimento a più fonti, compresi documenti appartenenti alle tradizioni di lingua ebraica e aramaica, reperiti sul posto in un’epoca cronologicamente abbastanza vicina alla predicazione di Cristo…
TESTIMONE DI GEOVA (prova a interrompermi ma guardandomi in faccia capisce che non è il caso)
IO (alzando man mano la voce): Anche in questa versione sono presenti delle ambiguità, tuttavia le inesattezze sono per la stragrande maggioranza relative all’incapacità di trovare un giusto corrispettivo tra le parole originali ebraiche e la lingua latina, e ciò può influenzare solo alcune sottigliezze teologiche ma non il messaggio fondamentale del testo. Comunque sia, già negli anni ’60 venne iniziata una revisione della Vulgata facendo riferimento ad altre trascrizioni antiche con le quali è stato eseguito un riscontro incrociato, e il risultato è una nuova traduzione in lingua italiana. Negli anni ’80 è stata creata addirittura una Bibbia interconfessionale concordata fra Chiesa Cattolica e alcune Chiese Protestanti, dove sono riportate delle note a piè di pagina con le possibili varianti interpretative del testo, così qualunque lettore può consultarle liberamente e farsi una sua idea. Mi sa dire un solo cazzo di motivo valido per ritenere che la vostra traduzione sia migliore?!?!
TESTIMONE DI GEOVA (spaventato, allontanandosi man mano): No, beh, io non mi riferivo solo alla traduzione, ma… Comunque buona giornata, arrivederci.
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sabato 4 dicembre 2010
Conversazione immaginaria (forse) - 3
RAGAZZO 1: Guarda, quello nun capisce un cazzo.
RAGAZZO 2: Nun ha mai capito un cazzo.
RAGAZZO 1: Bravo. Hai detto bene: nun ha mai capito un cazzo. Io lo conosco da quando annava a le scuole medie, e già all’epoca diceva solo cazzate.
RAGAZZO 2: E che cazzo deve dì, nun c’ha er cervello.
RAGAZZO 1: Che cervello, quello nun c’ha un cazzo in testa. Completamente vòta.
RAGAZZO 2: Io me chiedo come cazzo fa a raccontà certe cazzate che…
RAGAZZO 1: Le cazzate che s’inventa? Eh, non c’ha limiti!
RAGAZZO 2: Infatti secondo me quello… ma come cazzo fa uno che non capisce un cazzo come lui a esse’ promosso, boh!
RAGAZZO 1: Perché fa pena. Pensano: povero testa de cazzo, promuoviamolo, sennò questo come cazzo fa se je tocca ripete’ l’anno…
RAGAZZO 2: Sì, ma uno che non capisce un cazzo come quello lì, e alla fine è promosso, è uno scandalo, eh! Io mi ci incazzo! Come cazzo se fa, dico io!
RAGAZZO 1: Che ti incazzi? Se sa che più uno è testa de cazzo e più va avanti.
RAGAZZO 2: Ma quello non è un testa di cazzo, quello nun sa un cazzo, che è diverso.
RAGAZZO 1: Nun sa un cazzo, ma è pure testa de cazzo, credime.
RAGAZZO 2: A me, me sta proprio sul cazzo.
RAGAZZO 1: Sapessi quanto sta sul cazzo a me. Io le teste de cazzo nun le sopporto, e lui più de tutti.
RAGAZZO 2: Lui se crede pure d’esse’ stò cazzo, sa? Lo vedi come cazzo s’atteggia certe volte…
RAGAZZO 1: E’ vero, mica se rende conto che non vale un cazzo come persona…
IO (senza pronunciare una parola mi alzo e mi allontano)
RAGAZZO 1: Che je avremo dato fastidio?
RAGAZZO 2: E stì cazzi. Che cazzo vole quello, mo’ nun se po’ manco parlà?
RAGAZZO 1: Sì, infatti stavamo solo a parlà, cazzo, manco che urlavamo.
RAGAZZO 2: Ma nun hai visto che faccia da cazzo che c’aveva? Sarà er classico fio de papà che se crede d’esse’ stò cazzo...
RAGAZZO 1: Un altro testa de cazzo. Semo circondati.
RAGAZZO 2: Che ce voi fa’, è un mondo der cazzo. C’è sempre qualcuno che rompe er cazzo…
RAGAZZO 2: Nun ha mai capito un cazzo.
RAGAZZO 1: Bravo. Hai detto bene: nun ha mai capito un cazzo. Io lo conosco da quando annava a le scuole medie, e già all’epoca diceva solo cazzate.
RAGAZZO 2: E che cazzo deve dì, nun c’ha er cervello.
RAGAZZO 1: Che cervello, quello nun c’ha un cazzo in testa. Completamente vòta.
RAGAZZO 2: Io me chiedo come cazzo fa a raccontà certe cazzate che…
RAGAZZO 1: Le cazzate che s’inventa? Eh, non c’ha limiti!
RAGAZZO 2: Infatti secondo me quello… ma come cazzo fa uno che non capisce un cazzo come lui a esse’ promosso, boh!
RAGAZZO 1: Perché fa pena. Pensano: povero testa de cazzo, promuoviamolo, sennò questo come cazzo fa se je tocca ripete’ l’anno…
RAGAZZO 2: Sì, ma uno che non capisce un cazzo come quello lì, e alla fine è promosso, è uno scandalo, eh! Io mi ci incazzo! Come cazzo se fa, dico io!
RAGAZZO 1: Che ti incazzi? Se sa che più uno è testa de cazzo e più va avanti.
RAGAZZO 2: Ma quello non è un testa di cazzo, quello nun sa un cazzo, che è diverso.
RAGAZZO 1: Nun sa un cazzo, ma è pure testa de cazzo, credime.
RAGAZZO 2: A me, me sta proprio sul cazzo.
RAGAZZO 1: Sapessi quanto sta sul cazzo a me. Io le teste de cazzo nun le sopporto, e lui più de tutti.
RAGAZZO 2: Lui se crede pure d’esse’ stò cazzo, sa? Lo vedi come cazzo s’atteggia certe volte…
RAGAZZO 1: E’ vero, mica se rende conto che non vale un cazzo come persona…
IO (senza pronunciare una parola mi alzo e mi allontano)
RAGAZZO 1: Che je avremo dato fastidio?
RAGAZZO 2: E stì cazzi. Che cazzo vole quello, mo’ nun se po’ manco parlà?
RAGAZZO 1: Sì, infatti stavamo solo a parlà, cazzo, manco che urlavamo.
RAGAZZO 2: Ma nun hai visto che faccia da cazzo che c’aveva? Sarà er classico fio de papà che se crede d’esse’ stò cazzo...
RAGAZZO 1: Un altro testa de cazzo. Semo circondati.
RAGAZZO 2: Che ce voi fa’, è un mondo der cazzo. C’è sempre qualcuno che rompe er cazzo…
domenica 28 novembre 2010
Conversazione immaginaria (forse) - 2
IO (sto leggendo un ebook sul mio palmare in sala d’attesa in banca)
AVVENTORE: Che è, uno smartphone?
IO (con poca voglia di parlare): No, è un palmare.
AVVENTORE: Ah! Ci si può installare il navigatore satellitare, no?
IO: Volendo, sì.
AVVENTORE: E ci si può pure connettere con facebook tramite il cellulare, giusto?
IO: Giusto.
AVVENTORE: Che è quello, twitter?
IO: No, è un libro.
AVVENTORE (sbalordito): Un libro?
IO: Sì.
AVVENTORE (curioso): L’ultimo di Dan Brown?
IO: No, è di un blogger italiano.
AVVENTORE: Un blog? Allora sei connesso su internet.
IO: No.
AVVENTORE (confuso): Cioè, ma che scrive questo?
IO: Romanzi.
AVVENTORE: Ma come si chiama? Per caso é quello che ha vinto il premio Strega?
IO: No, non ha ancora pubblicato niente. Distribuisce i suoi lavori tramite il proprio blog.
AVVENTORE: Ah, si possono scaricare con emule!
IO: Non c’è bisogno, li offre gratuitamente.
AVVENTORE (dubbioso): Ma è famoso?
IO: No.
AVVENTORE (con l’aria di chi sta facendo un ragionamento): Cioè, questo è un palmare ma non ci stai navigando su internet. Lo usi per leggere un libro. E l'autore di questo libro non è famoso.
IO: Esatto.
AVVENTORE (resta per un attimo sconcertato, poi si alza e va a sedersi da un’altra parte).
AVVENTORE: Che è, uno smartphone?
IO (con poca voglia di parlare): No, è un palmare.
AVVENTORE: Ah! Ci si può installare il navigatore satellitare, no?
IO: Volendo, sì.
AVVENTORE: E ci si può pure connettere con facebook tramite il cellulare, giusto?
IO: Giusto.
AVVENTORE: Che è quello, twitter?
IO: No, è un libro.
AVVENTORE (sbalordito): Un libro?
IO: Sì.
AVVENTORE (curioso): L’ultimo di Dan Brown?
IO: No, è di un blogger italiano.
AVVENTORE: Un blog? Allora sei connesso su internet.
IO: No.
AVVENTORE (confuso): Cioè, ma che scrive questo?
IO: Romanzi.
AVVENTORE: Ma come si chiama? Per caso é quello che ha vinto il premio Strega?
IO: No, non ha ancora pubblicato niente. Distribuisce i suoi lavori tramite il proprio blog.
AVVENTORE: Ah, si possono scaricare con emule!
IO: Non c’è bisogno, li offre gratuitamente.
AVVENTORE (dubbioso): Ma è famoso?
IO: No.
AVVENTORE (con l’aria di chi sta facendo un ragionamento): Cioè, questo è un palmare ma non ci stai navigando su internet. Lo usi per leggere un libro. E l'autore di questo libro non è famoso.
IO: Esatto.
AVVENTORE (resta per un attimo sconcertato, poi si alza e va a sedersi da un’altra parte).
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venerdì 19 novembre 2010
Conversazione immaginaria (forse)
AVVENTORE (leggendo il giornale): Ma che vonno cambià i programmi scolastici, tanto i giovani d’oggi so’ ignoranti. C’hanno tutti il diploma, ma ne sanno meno di noi co’ la quinta elementare. Tu ce l’hai il diploma?
IO (accettando incautamente di conversare): Sì.
AVVENTORE: Ecco, tu lo conosci il latino?
IO: No, non ho fatto il Classico…
AVVENTORE: Ecco, io, a settant’anni conosco il latino, e mica ho fatto il liceo! Rose rosarum rosis rosas rose rosis! Tu mica lo sapevi, eh?
IO: No.
AVVENTORE: E le poesie! Che tra i ragazzi d’oggi ce ne sta uno che sa le poesie? Manco uno! Io me le ricordo tutte invece! La nebbia agli irti colli piovigginando sale, e sotto il maestrale urla e biancheggia il mar… Non insegnano più niente! Ai tempi miei sì che c’insegnavano bene le cose!
IO (continuando stupidamente a farmi coinvolgere nella discussione): Il fatto di imparare le cose a memoria non credo sia rilevante. Una cosa che mi fastidio – questa sì – è che non riescono quasi mai a terminare il programma e a arrivare almeno al ventesimo secolo. Autori come Svevo e Pirandello andrebbero studiati meglio…
AVVENTORE (con aria decisa e sdegnata): Pirandello lo possono pure saltà, tanto nun serve a niente.
IO (cominciando tardivamente a capire): Come non serve a niente?
AVVENTORE: Tu l’hai mai visto “Sei personaggi in cerca d’autore”? Cioè, nun è una cosa normale, quella è roba bona pe’ er pissicologo! A me me so’ bastati cinque minuti in televisione e poi ho subbito cambiato canale.
IO (inspiegabilmente fiducioso nel voler insistere nella discussione): E’ un testo teatrale complesso, però la letteratura di Pirandello è qualcosa di gigantesco, non è solo “Sei personaggi in cerca d’autore”. Ha scritto tantissime opere di narrativa tradizionale piene di spunti straordinari, e c’è anche dell’umorismo. Infatti molte novelle di Pirandello hanno avuto successo proprio perché erano perfettamente comprensibili per tutti, e spesso avevano elementi comici.
AVVENTORE: Comici? Pirandello? Me sa che stai a sbajà, eh!
IO: Beh, per fare un esempio: “La giara” e “La patente” sono due racconti divertenti, anche se hanno contenuti profondi…
AVVENTORE (ridendo con l’aria di chi la sa lunga): Eccolo là, te lo dicevo che a voi non ve insegnano niente! “La giara” e “La patente” nun sono di Pirandello, ma del grandissimo Edoardo De Filippo. E tu sicuramente nun lo sai, ma de “La patente” hanno fatto pure un film col grandissimo Totò, che oltre a essere un grandissimo comico era pure un grandissimo poeta. Tu l’hai letta “A’ livella”?
IO (meglio tardi che mai, finalmente mi sono reso conto): Sono argomenti interessanti, però adesso devo andare perché… mi aspettano… altrimenti faccio tardi… Arrivederci.
AVVENTORE (soddisfatto di se): 'A morte 'o ssaje ched'e? E’ una livella… Altro che Pirandello, dovrebbero insegnà Totò ai giovani d’oggi. Ma tanto che ne sanno, nun sanno niente!
IO (accettando incautamente di conversare): Sì.
AVVENTORE: Ecco, tu lo conosci il latino?
IO: No, non ho fatto il Classico…
AVVENTORE: Ecco, io, a settant’anni conosco il latino, e mica ho fatto il liceo! Rose rosarum rosis rosas rose rosis! Tu mica lo sapevi, eh?
IO: No.
AVVENTORE: E le poesie! Che tra i ragazzi d’oggi ce ne sta uno che sa le poesie? Manco uno! Io me le ricordo tutte invece! La nebbia agli irti colli piovigginando sale, e sotto il maestrale urla e biancheggia il mar… Non insegnano più niente! Ai tempi miei sì che c’insegnavano bene le cose!
IO (continuando stupidamente a farmi coinvolgere nella discussione): Il fatto di imparare le cose a memoria non credo sia rilevante. Una cosa che mi fastidio – questa sì – è che non riescono quasi mai a terminare il programma e a arrivare almeno al ventesimo secolo. Autori come Svevo e Pirandello andrebbero studiati meglio…
AVVENTORE (con aria decisa e sdegnata): Pirandello lo possono pure saltà, tanto nun serve a niente.
IO (cominciando tardivamente a capire): Come non serve a niente?
AVVENTORE: Tu l’hai mai visto “Sei personaggi in cerca d’autore”? Cioè, nun è una cosa normale, quella è roba bona pe’ er pissicologo! A me me so’ bastati cinque minuti in televisione e poi ho subbito cambiato canale.
IO (inspiegabilmente fiducioso nel voler insistere nella discussione): E’ un testo teatrale complesso, però la letteratura di Pirandello è qualcosa di gigantesco, non è solo “Sei personaggi in cerca d’autore”. Ha scritto tantissime opere di narrativa tradizionale piene di spunti straordinari, e c’è anche dell’umorismo. Infatti molte novelle di Pirandello hanno avuto successo proprio perché erano perfettamente comprensibili per tutti, e spesso avevano elementi comici.
AVVENTORE: Comici? Pirandello? Me sa che stai a sbajà, eh!
IO: Beh, per fare un esempio: “La giara” e “La patente” sono due racconti divertenti, anche se hanno contenuti profondi…
AVVENTORE (ridendo con l’aria di chi la sa lunga): Eccolo là, te lo dicevo che a voi non ve insegnano niente! “La giara” e “La patente” nun sono di Pirandello, ma del grandissimo Edoardo De Filippo. E tu sicuramente nun lo sai, ma de “La patente” hanno fatto pure un film col grandissimo Totò, che oltre a essere un grandissimo comico era pure un grandissimo poeta. Tu l’hai letta “A’ livella”?
IO (meglio tardi che mai, finalmente mi sono reso conto): Sono argomenti interessanti, però adesso devo andare perché… mi aspettano… altrimenti faccio tardi… Arrivederci.
AVVENTORE (soddisfatto di se): 'A morte 'o ssaje ched'e? E’ una livella… Altro che Pirandello, dovrebbero insegnà Totò ai giovani d’oggi. Ma tanto che ne sanno, nun sanno niente!
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