lunedì 16 aprile 2018

Dai fumetti ai fumetti

Come avrete intuito leggendo l'ultimo post, i fumetti sono uno dei miei interessi.
In effetti ho imparato a leggere speditamente grazie agli albi di "Topolino", "Braccio di Ferro", "Geppo" e "Provolino" che i miei genitori e i miei zii mi compravano spesso. Molti della mia generazione hanno seguito un percorso analogo (a quei tempi non c'erano tablet, smartphone e pc ;-)
Per parecchi anni ho letto prevalentemente fumetti. Anche qualche libro "per ragazzi", però soprattutto fumetti. Da "Topolino" sono passato a "Martin Mystère", "Dylan Dog", le riviste di manga "Mangazine" e "Kappa". Però mentre frequentavo l'università ho cominciato a leggere anche tantissima narrativa, in parte testi obbligatori per gli esami e in parte testi che mi incuriosivano a titolo personale.
Da allora, per diverse decadi (purtroppo ormai devo conteggiare la mia vita usando queste frazioni temporali molto ampie) i romanzi e le raccolte di racconti hanno sempre oltrepassato i fumetti in termini di quantità. Continuavo a leggere sia narrativa che graphic novels, ma con un rapporto di 4:1 in proporzione.
Negli ultimi mesi la tendenza si sta invertendo. Sto leggendo fumetti e romanzi in quantità equivalenti, non escludo che nel corso dell'anno i primi finiscano col prevalere sui secondi.
Se dovessi dare una spiegazione del perché di questa inversione mi verrebbe da dire: per sentirmi di nuovo ragazzino :-D
Però in realtà non mi pongo troppo il problema, ormai sono arrivato al punto di accettare e giustificare ogni bizzarria dei miei neuroni, compreso il ritorno dei fiamma in grande stile per il fumetto.
Mi sto addirittura adoperando per scriverne uno. Il romanzo fantasy di cui ho parlato è in fase di editing, conto di pubblicarlo nei prossimi mesi. Però dopo vorrei provare a scrivere una storia un fumetti: non delle semplici strisce per le quali basta un software grafico come quelle di Writerman, stavolta sarebbe una cosa più professionale.
Naturalmente ciò implica un piccolissimo problema di nessunissima importanza, ovvero il fatto che io non so disegnare e quindi dovrò assumere un disegnatore e pagarlo. Ma questo è un particolare secondario...
:-P

lunedì 9 aprile 2018

Il mio passaggio al Romics

Come ho già detto in un'altra occasione, Lucca è imparagonabile. Il Romics è un po' troppo "ammassato" e d'altronde si svolge in una serie di hangar nel bel bezzo del nulla (la Nuova Fiera di Roma è sin troppo decentrata), quindi manca l'atmosfera della città.
Però questa edizione della fiera fumettistica capitolina passerà agli annali per uno strepitoso cosplay. Vi do tre indizi:




... e dico solo: Ariano Geta desu ga?
Come dicevo l'atmosfera non è però quella di Lucca. I cosplayers si impegnano come possono, però il contesto è diverso.


Poi, va da se che la magia del raduno fumettistico c'è sempre. Può capitare di solidarizzare con un soldato dell'Impero che sembra davvero allo stremo...


... oppure si può incontrare un tenero bimbetto sul suo bat-passeggino:


Può succedere di trovarsi a un metro da una bella donna completamente nuda e il primo pensiero che viene in mente é: "Che meraviglioso... body-painting!"


Naturalmente è anche l'occasione per ammirare tavole originali di disegnatori professionisti e restare incantati davanti al loro talento.


Insomma, comunque la si metta è una giornata diversa dal solito, che fa sempre bene al morale ;-)

sabato 31 marzo 2018

Buona Pasqua

A Civitavecchia c'è un'antica tradizione religiosa collegata alle celebrazioni pasquali.
Il Venerdì Santo, il giorno in cui viene commemorata la crocifissione di Cristo, nelle ore serali si svolge una processione come d'altronde avviene pressoché ovunque in Italia.
La particolarità localistica (comunque non esclusiva, secondo quanto ho avuto modo di capire) è che all'interno della processione non vi sono solo figuranti in costume che rievocano i momenti del processo e della condanna di Gesù, ma anche dei penitenti che sfilano coperti da cappucci e tuniche bianche camminando a piedi scalzi. Alcuni hanno sulle spalle delle grosse croci di legno, altri portano pesanti catene legate alle caviglie e le strascinano sull'asfalto producendo un suono stridulo che rende particolarmente intenso e toccante il momento del loro passaggio.


Per certi aspetti è questa l'immagine della Pasqua che più mi resta in mente, probabilmente a causa di vari sensi di colpa che mi porto dietro da anni relativamente a certe situazioni personali.
Sperando che, per tutti voi che leggete, la situazione sia completamente diversa e vi sentiate leggeri e spensierati come una colomba che vola in cielo (sempre a proposito di simbologie pasquali ;-) porgo tanti auguri a tutti gli amici di questo blog.

lunedì 26 marzo 2018

Il mio primo computer, ovvero: quando il me.me. chiama e il blogger risponde ;-)

Sono stato nominato.
Il concorrente Ivano Landi ha proposto ai suoi compagni di blogging la partecipazione al me.me. Il mio primo computer partito da un'idea di Red Bavon. Sono previste delle domande di aiuto - comunque non vincolanti, si può rispondere anche senza basarsi su esse - per sviscerare meglio l'argomento. Nel mio caso parlare del mio primo computer significa tornare indietro a un'epoca in cui esisteva ancora l'Unione Sovietica e in Italia governava il pentapartito (viste le evoluzioni successive tutto sommato non erano neppure brutti tempi) quindi allacciate le cinture di sicurezza perché la DeLorean di Doc Brown dovrà fare un bel salto temporale ;-)

Quale è stato il mio primo computer?
Un Olivetti Prodest 128s. Solo chi è datato come me se lo può ricordare.


Chi ha comprato o regalato il mio primo computer?
Ovviamente i miei meravigliosi genitori.

Quali sono stati i primi software che usavo sul mio primo computer?
Vuoto di memoria. Comunque erano molto primitivi nella grafica e nelle prestazioni, eppure sembravano spettacolari. Mi piaceva in particolare un videogioco, Magic Mushrooms, perché permetteva di costruire la propria piattaforma arcade sistemando a piacimento i vari elementi del gioco (muro, trampolini, scale mobili, rulli, etc.) L'utente poteva creare e disfare come voleva.


Chi mi ha iniziato all’uso del mio primo computer?
Nessuno, ho dovuto leggere le istruzioni e smanettare.

Insieme a chi usavo il mio primo computer?
Quasi sempre da solo. Sono stato un nerd quando ancora era sinonimo di "sfigato".

Che fine ha fatto il mio primo computer?
Dopo un po' di anni ha cominciato a dare qualche problema e abbiamo valutato che ripararlo sarebbe stato troppo costoso. I vari documenti salvati al suo interno ovviamente non sono stati recuperati, compresi alcuni racconti che avevo scritto all'epoca che purtroppo sono andati perduti (o meglio: visti i contenuti di quei racconti è più opportuno dire: per fortuna sono andati perduti!)

Chi vuole partecipare?

lunedì 19 marzo 2018

Canzoni dimenticate degli anni '80 - 5

Lucio Battisti è un'icona della musica italiana. Ha sempre cercato di adeguarsi ai nuovi trend creando canzoni al passo coi tempi, evitando di ripetersi e di diventare un monumento a se stesso. Per tale motivo la sua produzione è estremamente diversificata e quindi non apprezzata uniformemente nella sua interezza.
L'evoluzione più controversa - persino per i suoi fans più accaniti - è stata indubbiamente la scelta di 'divorziare' dal paroliere Mogol e di sostituirlo, dopo una breve esperienza con Velezia (pseudonimo della moglie di Battisti), con Pasquale Panella. I testi criptici ed enigmatici del nuovo paroliere sembrano aver influenzato anche le scelte musicali del cantante, dato che i suoi album in collaborazione con Panella sono caratterizzati da brani spiazzanti, eseguiti spesso con sintetizzatori e tastiere elettroniche. Sono canzoni con ritmi talvolta ipnotici, oppure un fluire di suoni che si evolvono per l'intera durata del pezzo senza mai fissarsi in una sequenza orecchiabile. Insomma, l'esatto contrario dei grandi successi nazionalpopolari che avevano scalato le hit parades sino a quel momento.
In effetti Lucio Battisti viene ricordato soprattutto come protagonista degli anni '60 e '70, mentre la sua successiva produzione è considerata di nicchia, forse sin troppo.
Eppure esiste un ultimissimo Battisti "per le masse" agli inizi degli anni '80, un cantautore che ancora cerca il giusto compromesso fra l'easy listening e l'intellettualismo sofisticato. Un Battisti che già fa uso del sintetizzatore ma ancora non rinuncia a chitarra e basso.
L'album Una giornata uggiosa è l'ultimo tra quelli prodotti insieme a Mogol e viene immesso sul mercato discografico proprio nel 1980. Il singolo tratto dall'album che resterà nella memoria collettiva nazionale è l'arcinoto "Con il fiocco rosa", il monologo di un uomo che si appresta a iniziare una convivenza seria, forse per la vita, e ha qualche ultimo dubbio. Ma si rende conto che il futuro lo scopriremo solo vivendo (quante volte vi è capitato di usare o ascoltare questa espressione? ;-)
Però l'album aveva un altro singolo, quello che da il titolo all'intera raccolta. "Una giornata uggiosa" è un brano dallo stile pop con qualche lieve accenno di rock, una canzone in cui un Battisti più arrabbiato del solito da sfogo al tipico momento in cui ci si sente delusi dalla propria vita e dal mondo che ci circonda.
Personalmente apprezzo più questa canzone che non quella del "fiocco rosa", pur pregevole. In questo periodo in cui le giornate uggiose con cielo grigio e pioggia costante purtroppo si susseguono senza tregua, è anche in sintonia con il tempo atmosferico.
Incorporo un video da youtube per chi volesse conoscerla o riascoltarla. La trascrizione del testo, trattandosi di una canzone in italiano, penso che non sia necessaria.