mercoledì 14 novembre 2018

Purché i sogni non svaniscano

Per costruirsi una vita è fondamentale saper venire a patti con le esigenze materiali. Avere dei sogni è lecito, trasformarsi in un parassita della propria famiglia in attesa che si avverino un po' meno. Purtroppo ho visto persone a me vicine che persistono nella loro ambizione artistica a spese dei propri genitori, pur avendo superato i vent'anni di età da un periodo di uguale durata.
Rendersi economicamente indipendente è già difficile di suo in quest'epoca di precarietà, non provarci neppure perché "io voglio inseguire il mio sogno" e impiegare il proprio tempo in attività non retribuite (quando non addirittura a pagamento) nel settore in cui si spera di emergere, beh, non è una scelta che condivido.
La premessa fa capire che sono il genere di persona che ha i piedi ben piantati in terra. Come mi hanno insegnato i miei genitori: le passioni si possono inseguire anche nel tempo libero, purché sia tempo libero successivo all'orario di lavoro in cui ci si è onestamente guadagnato qualcosa per vivere.
Concretezza e materialità sempre in primo piano insomma.
Purché i sogni non svaniscano.
Perché avere dei sogni, degli obiettivi, delle passioni, è fondamentale per continuare a sentirsi vivi.
Io, almeno, mi accorgo di star male - psicologicamente e di conseguenza anche fisicamente - quando mi rendo conto che sto eseguendo ogni azione con fatalismo meccanicistico, come un pupazzo a molla. Credere in un'impossibilità in cui si spera, inseguire un obiettivo chiaramente fuori portata, è un ottimo modo per mettere nel mirino un fallimento; ma è anche un percorso da seguire per un lungo periodo, un periodo in cui si vivrà vivendo e non semplicemente esistendo.
I sogni in cui più speravo sono quelli che non si sono avverati nonostante l'impegno che ci avevo messo. Eppure quando provo a smettere di dedicarci una parte del mio tempo, mi sento come un anziano decrepito fermo su una sedia a rotelle in una camerata d'ospedale...

lunedì 5 novembre 2018

Lucca 2018

Anche quest’anno sono riuscito ad andare al Lucca Comics & Games… E anche quest’anno sono riuscito a sopravvivere, per fortuna. Il sabato è sicuramente il giorno peggiore, però resta il fatto che è stancante dover fare venti minuti di fila anche solo per entrare in uno stand (ribadisco: entrare, non farsi firmare autografi o incontrare autori).
Una folla sempre più gigantesca ogni anno che passa…


Naturalmente nel caos c’è sempre chi si sforza di strappare un sorriso agli esausti visitatori con l’ausilio di cosplay davvero eroici per lo sforzo fisico (e l’immane sudata) che implicano…



I miei personalissimi vincitori sono i due che hanno avuto la geniale intuizione: il tenero Spank e la smorfiosa Micia in versione steampunk:


Ed ecco a voi in esclusiva una toccante foto scattata al noto fumettista Inagheshi, col suo fighissimo cosplay di Sakamoto desu ga?, mentre si commuove avendo appena incontrato l’eroe della sua infanzia, l’invincibile Daitarn 3…


Per fortuna c’è sempre il Palazzo Ducale dove si può trovare un angolo di pace e, soprattutto, tavole originali di artisti straordinari.


Ho apprezzato tutti i fumettisti esposti, stili diversi ma tutti talenti di livello superiore. La menzione d’onore però spetta al maestro dei manga horror Junji Ito: il suo talento grafico da vita a incubi inquietanti e visionari:



In contrasto con la sua fantasia allucinata, nel corso dell’incontro coi fans Junji Ito è apparso come un tranquillo signore di mezza età che ha risposto in modo scherzoso a quasi tutte le domande che gli sono state poste.


Insomma, un Lucca Comics particolarmente stancante quest’anno, e con qualche inconveniente di cui avrei fatto a meno. Pazienza, l’anno prossimo andrà meglio (ormai non ci provo neppure a dire: “Basta, troppo caos, non ci vado più!”, so già che non riuscirei a mantenere il proposito ;-)

sabato 27 ottobre 2018

Il mio guest post sul blog di Ivano Landi

Avevo già annunciato nei giorni scorsi la nuova serie di post dedicata al "piacere della sofferenza", stavolta raccontata dal punto di vista opposto, quello del già citato "noto marchese francese" per capirci.
Oggi è il mio turno: se ne avete voglia potete leggere il mio articolo sull'opera teatrale di Yukio Mishima Madame de Sade.
Qualunque commento o domanda potete inserirlo direttamente lì, risponderò direttamente sul blog di Ivano.

mercoledì 17 ottobre 2018

Le revisioni non finiscono mai

É sin troppo noto il pluriennale impegno del Manzoni sul suo libro più famoso per modificarne il testo numerose volte.
Ricordo, a titolo di curiosità letteraria, che anche il poeta Giuseppe Ungaretti ha messo mano alle sue raccolte liriche (già pubblicate) per apportare delle modifiche a distanza di anni, cosicché esistono versioni diverse di certe sue poesie, entrambe "ufficiali" (sia pure appartenenti a epoche diverse della sua vita, quindi lasciando intendere che l'ultima edizione sia quella da considerare definitiva).
Insomma, un testo narrativo o poetico talvolta ha una vita propria che non si esaurisce neppure dopo la prima pubblicazione.
Ancora più mutevole è il suo destino da un punto di vista meramente tipografico. Le edizioni che si susseguono presentano talvolta delle differenze redazionali, ovviamente imputabili all'editore e non all'autore, soprattutto quando quest'ultimo è ormai passato a miglior vita.
Ho potuto constatarlo di persona nei giorni scorsi (anche se nel mio caso sono fortunatamente ancora di questo mondo ;-) quando sono stato contattato da amazon. Come ho già detto in un precedente post, il mio ebook Racconti sensazionali è stato selezionato per il servizio Prime, pertanto è sottoposto a maggiori controlli a livello qualitativo. Nel messaggio ricevuto mi informavano che alcuni lettori avevano segnalato che l'indice digitale era alla fine e non all'inizio del libro, cosa ritenuta alquanto bizzarra. A me è sembrata ancor più bizzarra perché ero certo di non aver inserito alcun indice digitale al testo. In effetti, dopo accurata verifica, è risultato che non si trattava di un indice ma delle note a piè di pagina, che naturalmente devono per forza stare alla fine del libro non potendo comparire prima ancora del testo.
Quindi amazon mi ha informato che il testo era a posto così, non c'era più necessità di modificare nulla. Però questo episodio mi ha fatto riflettere sul fatto che i miei ebook non hanno l'indice digitale. Navigare all'interno di un testo tramite tablet o ereader è estremamente facile, praticamente come sfogliare un cartaceo. Però il lettore che ricorre alle nuove tecnologie vuole magari anche poter disporre di quei requisiti che differenziano l'ebook dal libro stampato.
E quindi, anche se sono opere pubblicate ormai già da diversi anni, ho iniziato a revisionarle per inserire un indice digitale almeno in quelle più vendute. Ho iniziato proprio con Racconti sensazionali (operazione già eseguita da più di una settimana), ho aggiornato l'altro giorno anche Altri racconti sensazionali e nelle prossime settimane spero di poter continuare anche altri miei ebook.
Perché le revisioni al contenuto (e alla forma) di un testo letterario non finiscono mai ;-)

mercoledì 10 ottobre 2018

In un mondo in cui l'intrattenimento è (di fatto) gratuito - 2

Continuando con l'argomento iniziato nel primo post di ottobre - l'inevitabilità della pirateria - faccio una piccola digressione.
Frequentando negli ultimi tempi il sito deviantart per sperimentare le potenzialità del software tramite il quale sto provando a creare fumetti, ho notato che la distribuzione gratuita di disegni digitali e fotografie da parte degli utenti è quasi la norma. Il pagamento viene considerato facoltativo, del tipo: "se proprio le mie opere vi piacciono qualcosina potreste pagarmi, no?" Al limite c'è la distinzione sulla qualità del prodotto: on line c'è un file jpeg da 1 megabyte, chi lo paga riceve un file png ad alta definizione da 15 megabyte.
Molti di coloro che seguono questa politica sono chiaramente hobbysti che smanettano, non certo professionisti della grafica. Però resta il fatto che questa mentalità sta diventando comune. Me lo ha confermato la mia principessa, che per motivi anagrafici è immersa nella nuova generazione dei millennials: secondo lei il fatto che i tuoi lavori siano disponibili on line gratuitamente è utile in quanto favorisce la visibilità; se poi la visibilità raggiunge cifre elevate (i famigerati followers) in qualche modo arriva anche il guadagno perché magari i fans più affezionati finiscono col comprare qualche tuo prodotto (pur potendolo avere gratis) perché sanno che sostenendo economicamente i tuoi sforzi ti incoraggiano a produrre altre opere.
Personalmente non sono così convinto di questo automatismo. Resta però il fatto che la creatività di chi non è ancora famoso deve affrontare la concorrenza di altra creatività che si mette a disposizione gratis.
Intendiamoci: qualcosa di gratuito a fini promozionali è la norma. Anche io all'inizio, per farmi conoscere ho reso disponibili alcuni ebook a prezzo zero. Però, per come la vedo io, è una politica da applicare solo per i primi tempi, non può diventare la regola per sempre. Ma a quanto pare invece lo sta diventando...
Insomma, dovrò seriamente valutare la questione e capire come adeguarmi a questo mondo in cui, ormai, i prodotti di intrattenimento sono di fatto potenzialmente tutti gratuiti.