martedì 23 maggio 2017

I miei (tutt'altro che) favolosi anni '80

E alla fine non si fugge all'anagrafe: inevitabilmente ho ricevuto la nomina per partecipare al me.me. degli anni '80 da parte di Luz. D'altronde è un decennio che ho vissuto in pieno e che ha segnato il mio passaggio dall'infanzia all'adolescenza e alla primissima maturità.
Chiarisco subito che NON è stato un periodo memorabile per me, quindi eviterò la parte autobiografica.
Seguendo invece le tracce relative alla subcultura pop del decennio, posso senza dilemmi fornire la mia testimonianza storica.
MUSICA - Negli anni '60 era: Beatles o Rolling Stones? Negli anni '80 fu: Duran Duran o Spandau Ballet? Ecco, appunto, ogni commento sarebbe imbarazzante. Però in quegli anni divennero star anche gruppi come i Cure, i Depeche Mode, senza dimenticare gli inossidabili U2. Ammetto che qualche canzoncina "facile" di quel periodo mi piacque e continua a piacermi. Ad esempio Kids in America di Kim Wilde, il tormentone Wild boys, Shout dei Tears for Fears, Don't you (forget about me) dei Simple Minds.
Ma musicalmente preferisco di gran lunga gli anni '90.
CINEMA - Gli anni '80 li ricordo per il tenero E.T. e il travolgente Indiana Jones, l'inizio di Robocop e del terrificante Eddie Kruger (Nightmare!), i simpaticissimi Ghostbusters e gli episodi DUE e TRE (e che cazzo!) di Star Wars. Ma anche per il trittico drammatico sulla guerra in Vietnam (Platoon, Full Metal Jacket, Hamburger Hill) e per lo struggente Elephant Man di David Lynch, oltre all'inquietante La mosca di David Cronenberg. E poi, lo ammetto, vedevo anche le commediole adolescenziali americane dove la protagonista era sempre la sfigata Molly Ringwald. Nel complesso un decennio interessante.
CARTONI ANIMATI - Di cartoni, soprattutto anime giapponesi, ne ho sempre guardati tanti (li guardo tutt'ora). L'elenco potrebbe essere davvero interminabile. Si passa dal dolce pasticcione Spank alla saga demenziale di Lamù (Uruseyatsura), l'altrettanto demenziale Calendar Men, la romantica storia di Godai e Kyoko (Maison Ikkoku), il mondo fantastico di He-Man, naturalmente Holly e Benji (Captain Tsubasa)...
Per la cronaca: sono fra i pochi che non ha seguito né Ken il guerrieroI cavalieri dello Zodiaco.
CIBO - All'epoca anche il mio apparato digerente era più giovane e reggeva meglio certe zozzerie. Uno dei miei snack preferiti era il biscotto pluristrato di sfoglia croccante, vaniglia e cioccolata, ovvero Urrà Saiwa, una bomba calorica straordinaria. Se la memoria non mi inganna, gli anni '80 sono anche quelli in cui iniziò la commercializzazione del Bounty, la barretta di cioccolato ripiena di cocco; comunque, anche se ricordassi male, negli anni '80 io ho notevolmente contribuito al fatturato della ditta che lo produceva. E poi arrivò anche la Sprite a far compagnia alle già esistenti Coca Cola e Fanta.
ABITI E ACCONCIATURE - Negli anni '80 c'è stato un momento in cui bisognava per forza avere il piumino Moncler. Infatti io avevo quello Ciesse... Qualche anno dopo è tornato in auge il chiodo, il giubbotto di pelle nera dei rockers. Anche quello ha fatto parte del mio repertorio.
I capelli in genere si portavano lunghi, con qualche elaborazione, le ragazze spesso li avevano molto vaporosi. Comunque nel 1987 feci il mio primo viaggio in Inghilterra e mi resi conto che in fatto di capigliature colorate, "scolpite" e vistose, in Italia eravamo dei principianti.
GIOCHI - Non ero un fissato di videogiochi, però negli anni '80 ebbi il mio primo home computer, era della Olivetti. Era una cosa strana per un adolescente di quel decennio, ancora non era immaginabile un futuro in cui tutti avrebbero avuto in casa un pc (e non parliamo dei cellulari: i telefoni erano solo quelli fissi a casa e le indimenticabili cabine a gettone).
LIBRI E LETTURE VARIE - All'epoca leggevo quasi esclusivamente fumetti. Oltre all'inossidabile Topolino, negli anni '80 presero piede due personaggi della Bonelli abbastanza innovativi per quel periodo: Martin Mystère e Dylan Dog. Quasi inutile specificare che io li leggevo avidamente.
Sul finire del decennio però iniziai a leggere narrativa... e non ho ancora smesso ;-)

giovedì 18 maggio 2017

Pescara

Una città dove ultimamente capito spesso per varie ragioni è Pescara, la più grande dell'Abruzzo. É praticamente fusa con Montesilvano e altri comuni limitrofi, formando un agglomerato che supera i duecentomila abitanti.
Il suo sviluppo demografico è iniziato solo alla fine del XIX secolo, prima era un paesino con poche migliaia di abitanti, perciò l'urbanistica è fondamentalmente moderna.
É nota per la riviera piena di stabilimenti balneari e per la vita notturna, quindi una città estiva che nel periodo invernale appare più anonima. Anche nei mesi freddi resta comunque una città vitale, e sebbene non abbia monumenti celebri mi piace passeggiare nella zona centrale, tra corso Umberto, il "Salotto" e il lungomare Matteotti.
Uno dei simboli della città è la Nave, scultura dell'artista Pietro Cascella (pescarese doc). Un blocco dalle forme astratte che tuttavia riesce a suggerire davvero l'immagine di un'antica nave a remi.


Ha un'architettura ricca di contrasti: si possono trovare palazzi eleganti con decori in stile liberty...


... ma anche condomini moderni alquanto kitsch...


C'è chi in passato ha abbellito l'angolo dello spiovente del tetto con un raffinato drago di metallo...


... e chi, ai giorni nostri, ha cercato di trasformare il proprio mozzicone di prato chiuso fra le baracche in un giardino colorato (forse troppo colorato) coi classici nani...


Non manca il coraggio di tentare cose nuove, diverse. Ad esempio il Ponte del Mare, riservato a pedoni e ciclisti, che attraversa il canale non tramite la classica linea retta dei ponti ma tracciando una curva a U obliqua sopra le acque, col pennone centrale che la sorregge...


E poi a Pescara ci sono tanti murali. Urban graffiti creati per dare colore a palazzi in stato di abbandono...


... o per nascondere strutture necessarie ma brutte come le cabine elettriche.


Non poteva mancare l'omaggio a uno dei pescaresi più celebri, Gabriele D'Annunzio.


Fate attenzione al gatto da guardia dell'Archeo Club, non ama gli estranei ;-)


Insomma, quando cerco spunti fotografici a Pescara li trovo sempre.

sabato 13 maggio 2017

Cose da fare prima di morire

Tranquilli, non voglio proporvi l'ennesima guida - come se ne trovano ormai a decine - sui cento luoghi da visitare, o le cinquanta esperienza da provare, o le quaranta pettinature da sfoggiare prima di morire.
Volevo esporre molto più banalmente una riflessione che mi è passata per la testa l'altro giorno, mentre valutavo l'ipotesi, in vecchiaia, di girare a piedi l'Italia per visitare luoghi suggestivi con un approccio da pellegrino viandante più che da turista.
Questa idea, tutt'altro che facile da realizzare e per ora soggetta a ogni possibile capriccio del destino da qui all'effettivo raggiungimento della vecchiaia (che peraltro andrebbe definita in termini cronologici, considerato che per mia figlia vecchio lo sono già ora :-) in effetti non è spontanea. Mi è stata suggerita un po' di tempo fa dalla lettura de L'angusto sentiero del nord di Matsuo Basho, uno dei poeti più celebri della storia letteraria giapponese, che compì un pellegrinaggio del genere nel suo paese raccontandolo nel libro citato.
E qui la riflessione diventa automatica, poiché la lettura - lo sappiamo bene noi bibliofili - è qualcosa che ti allarga la mente, ti fa vedere possibilità e situazioni che prima non avevi neppure immaginato. E mi sono chiesto chissà quante altre volte ho compiuto delle scelte basandomi inconsciamente sulle decisioni analoghe dei personaggi letterari che più mi avevano appassionato.
Ecco, qui la riflessione diventa una sfida della memoria: cercare nella vita trascorsa azioni compiute su ispirazione letteraria. Ma anche - e questa forse è più semplice - cercare nelle letture spunti suggestivi per cose da fare nella vita materiale (cose mai fatte prima, s'intende).
Il pellegrinaggio da viandante è la prima cosa che metterei in lista. Ma sono certo che ne potrei trovare altre.
E voi, avete mai compiuto delle scelte in passato, o ipotizzato di tentare determinate esperienze in futuro, dopo averle scoperte come lettore?

lunedì 8 maggio 2017

Né carne né pesce

Qualche giorno fa Marina Guarneri ha pubblicato questo post che vi invito a leggere.
Il mio primo commento è stato il seguente:
Con me sfondi una porta aperta perché anch'io sono terribilmente "esigente" e, per dire, nella mia libreria di anobii difficilmente concedo cinque stelle a un libro. Anch'io tendo a stufarmi di trame troppo cliché, a meno che non siano riscattate da un personaggio particolarmente congeniale ai miei gusti o da un narratore dotato di stile sopraffino (sempre a mio insindacabile giudizio, si intende ;-)
E anch'io non mi cimenterei mai in un genere che non apprezzo solo per inseguire i gusti del pubblico o la moda del momento.
Infatti sono perennemente fuori dalle tendenze, cerco di essere "atemporale", cerco di essere originale essendo me stesso e non lo scopiazzatore di narrativa altrui (se poi la mia originalità sia pessima sul piano narrativo e stilistico è un altro paio di maniche, sta al lettore giudicare).

Marina ha replicato così:
Le tue "nazioni immaginarie", in effetti, sono la prova di quello che dici: una trama fuori da ogni schema. Mi dispiace che tu ti ostini ad accontentarti dei tuoi lettori più affezionati. :)
Certe volte penso che più abbiamo difficoltà a essere conquistati da qualcosa, meno possibilità concediamo a noi stessi di conquistare gli altri e questo atteggiamento non sempre paga.
(In questo momento parlo più a me stessa, ragionando con te).

e io ho contro-replicato così:
Penso sia inevitabile. Un genere a larga diffusione ha anche tanti fruitori e appassionati, mentre una trama fuori da ogni schema è inevitabilmente "di nicchia", e nella nicchia c'è sempre poca gente, sia come autori che come lettori.

E qui sorge il dilemma che mi sono posto successivamente: essere "fuori dalle tendenze" e "atemporale", scrivere una trama "fuori da ogni schema" e "di nicchia" significa essere originali o, assai più banalmente, significa non essere né carne né pesce?...

martedì 2 maggio 2017

Pubblicità ingannevoli

Una cosa che mi infastidisce notevolmente nei trailer dei film, nelle relative locandine, ma anche nelle sinossi dei libri (senza contare le famigerate fascette) sono l'attribuzione di caratteristiche completamente diverse dal contenuto effettivo. Quando si tratta di romanzi o film non italiani si spingono addirittura a modificare il titolo dandogli una connotazione più "acchiappante", lasciando intendere torbide vicende erotiche (che si riveleranno assai meno torbide di quanto suggeriscano copertina e pubblicità); oppure appellando come thriller una vicenda che di thrilling ha ben poco.
Partendo da questo spunto ho provato a immaginare come potrebbero essere confezionate locandine ingannevoli di libri celebri, e per rendere il gioco più intrigante ho pensato che si potevano abbinare a film di successo...
Oppure, detto in modo più semplice: per l'ennesima volta ho cazzeggiato.
E queste sono le ingannevoli locandine che ho realizzato. Che ne pensate?