Le giornate acide rendono difficile anche il semplice rapportarsi col contesto in cui si vive.
Partiamo, a livelli ampi, dalla nazione. Nel corso di una giornata acida lo scribacchino può arrivare a pensare che le persone intelligenti tendano a fuggire dal paese in cui vive.
Lo crede basandosi su due considerazioni: la prima è che i suoi connazionali all'estero (a differenza di quelli che rimangono in patria) si distinguono per aver apportato novità importanti nella storia dell'umanità. Per dire: un emigrato italiano in Spagna ha inventato l'emigrazione in America; un altro connazionale, emigrato in Germania, ha inventato l'acqua di Colonia; un paesano emigrato negli Stati Uniti ha inventato la bomba atomica (ecco, questa onestamente non è stata una mossa molto intelligente); il figlio di due emigrati italiani in Inghilterra ha inventato la musica heavy metal (e direi che questa compensa la precedente). La cosa curiosa è che queste novità importanti valgono solo se l'italiano rimane all'estero, non quando ritorna in patria. Per dire: c'è stato un compaesano che era emigrato in Svizzera, poi però è tornato in Italia e ha inventato il fascismo...
La seconda considerazione acida riguardo la repulsione che lo Stivale esercita verso l'intelligenza è che la maggior parte di quelli che rimangono nel paese sembrano interessati solo a vedere quiz in cui non devi essere preparato su una materia specifica come si usava una volta (che so, storia della città di Roccacannuccia o biografia di San Vincino di Siena) ma soltanto quiz non-culturali a botta di culo, quelli in cui devi scegliere un pacco dopo un'ora di tira e molla con un presentatore stucchevole oppure tirare a indovinare se la tizia in studio è parente di quella che gli sta accanto a destra o di quell'altra che sta alla sua sinistra... Se vinci, puoi sperare di diventare celebre come 'vincitore del noto quiz a botta di culo' e così potrai partecipare a qualche reality show con concorrenti a loro volta famosi, tipo la sorella del marito di una pornostar (giustamente celebre in quanto sorella del marito di una pornostar. C'è forse qualche motivo migliore di questo per essere famosi?...)
E molti italiani non emigrati assisteranno con piacere a tale reality show, soprattutto la serata in cui c'è la sfida cui si devono sottoporre i partecipanti. Sfide che svariano dalla prova di canto stonato alla battaglia a secchiate d'acqua in biancheria intima...
Insomma, durante una giornata acida lo scribacchino arriva a vedere cose esasperate dalla sua acidità, cose che in realtà non esist...
... e niente, questo post è meglio finirlo qui ;-)
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giovedì 18 gennaio 2018
mercoledì 11 ottobre 2017
Modalità acida "on" - 3
Un'altra situazione deleteria legata alle giornate "acide" è l'insofferenza verso certi autori - classici o moderni - che risultano poco graditi ma di cui non si può negare che riscuotano un discreto successo sia presso la critica letteraria che fra i comuni lettori.
Quando ciò capita allo scribacchino Ariato Gena (altro nome chiaramente inventato in modo casuale) può succedere che lui si smetta a spulciare furiosamente fra le recensioni di opere di quell'autore sgradito, alla disperata ricerca di opinioni negative.
Ed ecco che, digrignando i denti, scopre su anobii che neppure a Peppe Er Puzzone piace il romanzo tanto lodato di quell'autore così sopravvalutato. Nella sua recensione dice chiaramente:
Cioè a me, boh, qst libro me fa 2 palle!1!1!
Ecco, un'opinione così autorevole dimostra che Ariato Gena fa bene a schifare quello scrittore!
... O forse no.
E allora, coi denti ancora più digrignati, va a cercare conforto nelle opinioni di suoi amici lettori.
"Ma tu che ne pensi di [autore odiato]?"
"Ho letto solo due libri suoi, però mi sono piaciuti".
"Piaciuti in che senso? Intendi dire che sono carucci, che si lasciano leggere anche se non sono niente di speciale, solo robetta che potrebbe scrivere qualunque idiota pagando un buon ghost writer, giusto?"
"No, sono bei romanzi. Non di quelli da leggere sotto l'ombrellone, tutt'altro. Sviluppano concetti che fanno riflettere".
(A questo punto dovete immaginare la voce di Ariato Gena che diventa quasi irriconoscibile assomigliando più a un ringhio animale che a un'espressività verbale umana).
"Cioè, secondo te quell'accozzaglia di parole messe insieme alla meno peggio fanno riflettere?"
"Sì. E poi considera che lui è interessante anche sul piano umano. Ho letto un'intervista e, beh, non ha detto nessuna delle tipiche banalità di routine. Riesce a spiegare i suoi obiettivi letterari con rara intelligenza".
"Più che rara direi leggendaria. Nel senso che in realtà non esiste!"
"Ma dai, sei troppo severo nei tuoi giudizi".
Facendosi ombroso, Ariato Gena si congeda con un grugnito, apre la rubrica del cellulare, seleziona l'anagrafica dell'amico e scrive un promemoria per ricordarsi di non fargli gli auguri il giorno del suo compleanno...
Insomma, durante le giornate acide mai accanirsi contro i romanzieri sgraditi o si rischia anche di perdere le amicizie ;-)
Quando ciò capita allo scribacchino Ariato Gena (altro nome chiaramente inventato in modo casuale) può succedere che lui si smetta a spulciare furiosamente fra le recensioni di opere di quell'autore sgradito, alla disperata ricerca di opinioni negative.
Ed ecco che, digrignando i denti, scopre su anobii che neppure a Peppe Er Puzzone piace il romanzo tanto lodato di quell'autore così sopravvalutato. Nella sua recensione dice chiaramente:
Cioè a me, boh, qst libro me fa 2 palle!1!1!
Ecco, un'opinione così autorevole dimostra che Ariato Gena fa bene a schifare quello scrittore!
... O forse no.
E allora, coi denti ancora più digrignati, va a cercare conforto nelle opinioni di suoi amici lettori.
"Ma tu che ne pensi di [autore odiato]?"
"Ho letto solo due libri suoi, però mi sono piaciuti".
"Piaciuti in che senso? Intendi dire che sono carucci, che si lasciano leggere anche se non sono niente di speciale, solo robetta che potrebbe scrivere qualunque idiota pagando un buon ghost writer, giusto?"
"No, sono bei romanzi. Non di quelli da leggere sotto l'ombrellone, tutt'altro. Sviluppano concetti che fanno riflettere".
(A questo punto dovete immaginare la voce di Ariato Gena che diventa quasi irriconoscibile assomigliando più a un ringhio animale che a un'espressività verbale umana).
"Cioè, secondo te quell'accozzaglia di parole messe insieme alla meno peggio fanno riflettere?"
"Sì. E poi considera che lui è interessante anche sul piano umano. Ho letto un'intervista e, beh, non ha detto nessuna delle tipiche banalità di routine. Riesce a spiegare i suoi obiettivi letterari con rara intelligenza".
"Più che rara direi leggendaria. Nel senso che in realtà non esiste!"
"Ma dai, sei troppo severo nei tuoi giudizi".
Facendosi ombroso, Ariato Gena si congeda con un grugnito, apre la rubrica del cellulare, seleziona l'anagrafica dell'amico e scrive un promemoria per ricordarsi di non fargli gli auguri il giorno del suo compleanno...
Insomma, durante le giornate acide mai accanirsi contro i romanzieri sgraditi o si rischia anche di perdere le amicizie ;-)
venerdì 15 settembre 2017
Modalità acida "on" - 2
Un'altra situazione scribacchina tipica in cui una fase acida può essere problematica è quando si sta lavorando a un manoscritto.
Vi faccio un esempio rapido.
Lo scribacchino Getiano Arieta (nome inventato a caso) sta elaborando un racconto sentimentale. Però è in una giornata acida... Incurante di tale stato d'animo inizia a abbozzare la narrazione.
Aveva deciso di innamorarsi di lei la prima volta che l'aveva vista, sebbene non fosse affatto bella. Era semmai bruttina. Ai tempi delle scuole superiori alcuni compagni dispettosi l'avevano goliardicamente soprannominata "cesso", e malgrado l'evidente cattiveria insita in tale nomignolo non si poteva neppure affermare che fosse un'esagerazione, quanto meno da un punto di vista anatomico. Anche caratterialmente non emergeva in nessun modo: anonima, mediocre, ogni volta che apriva bocca sfornava banalità in serie.
D'altra parte, pure lui era il prototipo dell'imbranato che si crede poeta, supponendo - molto erroneamente - che 'sensibilità' e 'insicurezza' siano la stessa cosa. Non era un caso se i ragazzi del suo quartiere evitavano accuratamente di fermarsi a parlare con lui: sapevano che avrebbero dovuto sopportare una lamentazione funebre anziché un dialogo. Probabilmente lui voleva sperimentare, da presunto poeta quale si sentiva, la sensazione di amare. E da autentico coglione quale invece era, aveva inconsciamente inventato nel proprio cervello un'artificiosa attrazione per l'unica coetanea che non lo avrebbe snobbato, più che altro per disperazione, dacché anche lei stava antipatica a tutti ed era alla disperata ricerca di un essere vivente con cui poter scambiare due parole la domenica mattina nella piazza del paese, per non dover più passeggiare in una perenne e imbarazzante solitudine...
Ecco, non ci vuole molto a capire che se Getiano Arieta continua a scrivere il suo racconto sentimentale con questo andazzo è alquanto improbabile che ottenga qualcosa che si possa definire anche lontanamente 'apprezzabile'...
Ne consegue una regola: mai scrivere quando si è in giornata acida.
Ma volendo tale regola può essere integrata con un'aggiunta da valutare attentamente: si può anche scrivere quando si è in giornata acida purché si stia lavorando a un argomento attinente.
Se, per dire, Getiano Arieta decidesse di redigere un saggio sulla storia universale del pessimismo o un trattato sull'inutilità della razza umana, beh, in quel caso la modalità acida può essere di aiuto.
Ma solo sul piano della scrittura, eh! Sul piano sociale gli farà perdere i pochi contatti umani che aveva, così finirà come la protagonista del racconto sentimentale di cui sopra.
Quindi, la regola integrata deve essere applicata con moooolta cautela...
Vi faccio un esempio rapido.
Lo scribacchino Getiano Arieta (nome inventato a caso) sta elaborando un racconto sentimentale. Però è in una giornata acida... Incurante di tale stato d'animo inizia a abbozzare la narrazione.
Aveva deciso di innamorarsi di lei la prima volta che l'aveva vista, sebbene non fosse affatto bella. Era semmai bruttina. Ai tempi delle scuole superiori alcuni compagni dispettosi l'avevano goliardicamente soprannominata "cesso", e malgrado l'evidente cattiveria insita in tale nomignolo non si poteva neppure affermare che fosse un'esagerazione, quanto meno da un punto di vista anatomico. Anche caratterialmente non emergeva in nessun modo: anonima, mediocre, ogni volta che apriva bocca sfornava banalità in serie.
D'altra parte, pure lui era il prototipo dell'imbranato che si crede poeta, supponendo - molto erroneamente - che 'sensibilità' e 'insicurezza' siano la stessa cosa. Non era un caso se i ragazzi del suo quartiere evitavano accuratamente di fermarsi a parlare con lui: sapevano che avrebbero dovuto sopportare una lamentazione funebre anziché un dialogo. Probabilmente lui voleva sperimentare, da presunto poeta quale si sentiva, la sensazione di amare. E da autentico coglione quale invece era, aveva inconsciamente inventato nel proprio cervello un'artificiosa attrazione per l'unica coetanea che non lo avrebbe snobbato, più che altro per disperazione, dacché anche lei stava antipatica a tutti ed era alla disperata ricerca di un essere vivente con cui poter scambiare due parole la domenica mattina nella piazza del paese, per non dover più passeggiare in una perenne e imbarazzante solitudine...
Ecco, non ci vuole molto a capire che se Getiano Arieta continua a scrivere il suo racconto sentimentale con questo andazzo è alquanto improbabile che ottenga qualcosa che si possa definire anche lontanamente 'apprezzabile'...
Ne consegue una regola: mai scrivere quando si è in giornata acida.
Ma volendo tale regola può essere integrata con un'aggiunta da valutare attentamente: si può anche scrivere quando si è in giornata acida purché si stia lavorando a un argomento attinente.
Se, per dire, Getiano Arieta decidesse di redigere un saggio sulla storia universale del pessimismo o un trattato sull'inutilità della razza umana, beh, in quel caso la modalità acida può essere di aiuto.
Ma solo sul piano della scrittura, eh! Sul piano sociale gli farà perdere i pochi contatti umani che aveva, così finirà come la protagonista del racconto sentimentale di cui sopra.
Quindi, la regola integrata deve essere applicata con moooolta cautela...
mercoledì 30 agosto 2017
Modalità acida "on"
(ennesimo post del genere "cazzeggio", più elegantemente etichettato col tag divertissment)
Sarà perché l'estate sta finendo, sarà pure perché sto diventando vecchio e lo sai che non mi va (qualora lo ritengano opportuno i Righeira possono querelarmi per plagio di testo canoro) fatto sta che mi scopro di giorno in giorno più acido. Penso che se in questo momento sputassi su una cartina al tornasole la farei diventare rosso fuoco.
Infatti vedrete che nei prossimi giorni mi capiterà, ogni tanto, di scrivere post imbevuti di detta acidità. Solo scriverli eh, mero frutto dell'immaginazione. Perché quando sono in uno stato simile evito di trasfonderlo in comportamenti concreti.
Per dire: non entro nelle librerie.
Avete idea di come si atteggerebbe uno scribacchino in modalità acida dentro una Mondadori o una Giunti?
Intanto avrebbe l'aria di uno che è entrato per disprezzare più che per comprare. Se ne uscirebbe con qualche commento tipo: "Le cornici e i poster non sono male, anche i dvd sono graziosi, peccato per tutta questa carta igienica sugli scaffali che rovina l'eleganza del locale..."
Darebbe un'occhiata al ripiano con la narrativa sempreverde, cercherebbe inutilmente il romanzo di un qualche scrittore estone o serbocroato che conosce solo lui, sbufferebbe con disdegno, poi darebbe un'occhiata obliqua al ripiano dei fumetti e resterebbe inorridito notando che un certo libro è stato trasposto in graphic novel. Inizierebbe a borbottare: "Ma quanto è raccomandato questo qui? Ha scritto un mattone inutile e gli hanno pure dato il premio Strega, o forse era il Campiello, boh, non ricordo, tanto sono come il festival di Sanremo, stessa credibilità; lo invitano a ogni evento letterario, gli fanno scrivere l'articolo di terza pagina sul giornale del suo editore, adesso pure la graphic novel? Quanti poveri alberi tagliati inutilmente!"
Poi darebbe una rapida occhiata allo scaffale dei romanzi storici, gli cadrebbero le braccia a terra per l'inaccuratezza dei dettagli storiografici riportati nelle sinossi e l'eccessiva spettacolarità delle copertine, si augurerebbe che per stamparli abbiano riciclato carta igienica usata (così anche i contenuti del libro erano già belli e pronti...) e infine verrebbe approcciato dalla commessa.
"Posso esserle d'aiuto per il libro che sta cercando?"
"Ah, ma sono libri!" le risponderebbe con un tono di voce sarcastico. "Però, glielo devo dire, non possono reggere il confronto col pellet: sono troppo più costosi. Se devo accendere la stufa non voglio mica spendere una fortuna".
Insomma, meglio evitare di rendersi così odioso.
... A voi capita mai di avere una giornata acida?
Sarà perché l'estate sta finendo, sarà pure perché sto diventando vecchio e lo sai che non mi va (qualora lo ritengano opportuno i Righeira possono querelarmi per plagio di testo canoro) fatto sta che mi scopro di giorno in giorno più acido. Penso che se in questo momento sputassi su una cartina al tornasole la farei diventare rosso fuoco.
Infatti vedrete che nei prossimi giorni mi capiterà, ogni tanto, di scrivere post imbevuti di detta acidità. Solo scriverli eh, mero frutto dell'immaginazione. Perché quando sono in uno stato simile evito di trasfonderlo in comportamenti concreti.
Per dire: non entro nelle librerie.
Avete idea di come si atteggerebbe uno scribacchino in modalità acida dentro una Mondadori o una Giunti?
Intanto avrebbe l'aria di uno che è entrato per disprezzare più che per comprare. Se ne uscirebbe con qualche commento tipo: "Le cornici e i poster non sono male, anche i dvd sono graziosi, peccato per tutta questa carta igienica sugli scaffali che rovina l'eleganza del locale..."
Darebbe un'occhiata al ripiano con la narrativa sempreverde, cercherebbe inutilmente il romanzo di un qualche scrittore estone o serbocroato che conosce solo lui, sbufferebbe con disdegno, poi darebbe un'occhiata obliqua al ripiano dei fumetti e resterebbe inorridito notando che un certo libro è stato trasposto in graphic novel. Inizierebbe a borbottare: "Ma quanto è raccomandato questo qui? Ha scritto un mattone inutile e gli hanno pure dato il premio Strega, o forse era il Campiello, boh, non ricordo, tanto sono come il festival di Sanremo, stessa credibilità; lo invitano a ogni evento letterario, gli fanno scrivere l'articolo di terza pagina sul giornale del suo editore, adesso pure la graphic novel? Quanti poveri alberi tagliati inutilmente!"
Poi darebbe una rapida occhiata allo scaffale dei romanzi storici, gli cadrebbero le braccia a terra per l'inaccuratezza dei dettagli storiografici riportati nelle sinossi e l'eccessiva spettacolarità delle copertine, si augurerebbe che per stamparli abbiano riciclato carta igienica usata (così anche i contenuti del libro erano già belli e pronti...) e infine verrebbe approcciato dalla commessa.
"Posso esserle d'aiuto per il libro che sta cercando?"
"Ah, ma sono libri!" le risponderebbe con un tono di voce sarcastico. "Però, glielo devo dire, non possono reggere il confronto col pellet: sono troppo più costosi. Se devo accendere la stufa non voglio mica spendere una fortuna".
Insomma, meglio evitare di rendersi così odioso.
... A voi capita mai di avere una giornata acida?
venerdì 2 giugno 2017
"Promessi sposi" politically correct
Basta, ho deciso di arrendermi alla nuova tendenza che ha caratterizzato i vari remake cinematografici e televisivi degli ultimi anni: rendere la narrazione politically correct A OGNI COSTO.
Pertanto scriverò a breve (quando dico "a breve" in genere sottintendo un periodo di tempo compreso fra le prossime ventiquattro ore e i prossimi ventiquattro anni) una nuova versione del capolavoro manzoniano seguendo i succitati dettami ideologici.
Non sarà una sfida facile, ma ho già elaborato gli elementi base.
Tanto per cominciare non va bene che i protagonisti siano entrambi lombardi. Per Lucia ci può pure stare: in fondo l'attaccamento per i luoghi denota un'appartenenza ancestrale a quel ramo del lago di Como tra due catene non interrotte di monti. Ma Renzo sarebbe più politically correct se fosse figlio di immigrati meridionali, magari piazzando pure qualche intercalare tipico del Mezzogiorno nel suo eloquio.
Non va bene neppure l'ossessiva presenza di religiosi cattolici. Passi per don Abbondio, ma fra' Cristoforo deve essere modificato. Lo ribattezzerò Cristoforo Muhamad e sarà l'imam di Lecco.
Don Rodrigo rimane il cattivo della vicenda, però non deve essere proprio cattivo. Cioè, lo sarà ancora, ma dovrà emergere che da bambino ha subito dei gravi abusi che gli hanno provocato turbe psichiche responsabili dei suoi comportamenti antisociali. Devo solo definire meglio che tipo di abusi. Forse potrebbe essere stato vittima di ripetuti indottrinamenti razzisti, classisti e sessisti da parte di alcuni cattivispagn franc giapp ... da parte di alcune persone di nazionalità, sesso e appartenenza sociale indefinita. Però sicuramente fasciste.
Considerato che Cristoforo è un imam, ne consegue che l'Innominato si convertirà all'islam. Però si sposerà con una donna buddhista per sottolineare la convivenza pacifica tra religioni diverse (d'altronde, immaginare che nella Lombardia del Seicento ci fosse qualche buddhista non è mica una forzatura, no?) E poi, considerata la concessione della poligamia per i musulmani, sposerà anche una donna induista, sempre per gli stessi motivi. Infine in terze nozze impalmerà un uomo ateo, rivelando al mondo che il suo amore non ha limiti e quindi non è esclusivamente eterosessuale.
L'epidemia di peste sarà rimpiazzata da una vasta diffusione di aids causata dal mancato uso del preservativo, ma alla fine tutti saranno convinti ad utilizzarlo grazie a un efficace discorso pubblico della monaca di Monza che farà notare a tutti come la sua indesiderata gravidanza sarebbe stata facilmente evitata con un adeguato contraccettivo. Al termine di detto discorso sarà acclamata dalla folla e nominata nuovo vescovo (o vescova?) della diocesi di Lecco, in nome dell'affermazione femminile e dell'uguaglianza fra i sessi.
Qualche suggerimento?
Pertanto scriverò a breve (quando dico "a breve" in genere sottintendo un periodo di tempo compreso fra le prossime ventiquattro ore e i prossimi ventiquattro anni) una nuova versione del capolavoro manzoniano seguendo i succitati dettami ideologici.
Non sarà una sfida facile, ma ho già elaborato gli elementi base.
Tanto per cominciare non va bene che i protagonisti siano entrambi lombardi. Per Lucia ci può pure stare: in fondo l'attaccamento per i luoghi denota un'appartenenza ancestrale a quel ramo del lago di Como tra due catene non interrotte di monti. Ma Renzo sarebbe più politically correct se fosse figlio di immigrati meridionali, magari piazzando pure qualche intercalare tipico del Mezzogiorno nel suo eloquio.
Non va bene neppure l'ossessiva presenza di religiosi cattolici. Passi per don Abbondio, ma fra' Cristoforo deve essere modificato. Lo ribattezzerò Cristoforo Muhamad e sarà l'imam di Lecco.
Don Rodrigo rimane il cattivo della vicenda, però non deve essere proprio cattivo. Cioè, lo sarà ancora, ma dovrà emergere che da bambino ha subito dei gravi abusi che gli hanno provocato turbe psichiche responsabili dei suoi comportamenti antisociali. Devo solo definire meglio che tipo di abusi. Forse potrebbe essere stato vittima di ripetuti indottrinamenti razzisti, classisti e sessisti da parte di alcuni cattivi
Considerato che Cristoforo è un imam, ne consegue che l'Innominato si convertirà all'islam. Però si sposerà con una donna buddhista per sottolineare la convivenza pacifica tra religioni diverse (d'altronde, immaginare che nella Lombardia del Seicento ci fosse qualche buddhista non è mica una forzatura, no?) E poi, considerata la concessione della poligamia per i musulmani, sposerà anche una donna induista, sempre per gli stessi motivi. Infine in terze nozze impalmerà un uomo ateo, rivelando al mondo che il suo amore non ha limiti e quindi non è esclusivamente eterosessuale.
L'epidemia di peste sarà rimpiazzata da una vasta diffusione di aids causata dal mancato uso del preservativo, ma alla fine tutti saranno convinti ad utilizzarlo grazie a un efficace discorso pubblico della monaca di Monza che farà notare a tutti come la sua indesiderata gravidanza sarebbe stata facilmente evitata con un adeguato contraccettivo. Al termine di detto discorso sarà acclamata dalla folla e nominata nuovo vescovo (o vescova?) della diocesi di Lecco, in nome dell'affermazione femminile e dell'uguaglianza fra i sessi.
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domenica 28 maggio 2017
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Questo messaggio è stato generato automaticamente dalla mente malata del blogger, si prega di non rispondere all'indirizzo di posta elettronica poiché nessun operatore si farà carico del Vs. messaggio.
Però se volete potete commentare ;-)
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martedì 2 maggio 2017
Pubblicità ingannevoli
Una cosa che mi infastidisce notevolmente nei trailer dei film, nelle relative locandine, ma anche nelle sinossi dei libri (senza contare le famigerate fascette) sono l'attribuzione di caratteristiche completamente diverse dal contenuto effettivo. Quando si tratta di romanzi o film non italiani si spingono addirittura a modificare il titolo dandogli una connotazione più "acchiappante", lasciando intendere torbide vicende erotiche (che si riveleranno assai meno torbide di quanto suggeriscano copertina e pubblicità); oppure appellando come thriller una vicenda che di thrilling ha ben poco.
Partendo da questo spunto ho provato a immaginare come potrebbero essere confezionate locandine ingannevoli di libri celebri, e per rendere il gioco più intrigante ho pensato che si potevano abbinare a film di successo...
Oppure, detto in modo più semplice: per l'ennesima volta ho cazzeggiato.
E queste sono le ingannevoli locandine che ho realizzato. Che ne pensate?
Partendo da questo spunto ho provato a immaginare come potrebbero essere confezionate locandine ingannevoli di libri celebri, e per rendere il gioco più intrigante ho pensato che si potevano abbinare a film di successo...
Oppure, detto in modo più semplice: per l'ennesima volta ho cazzeggiato.
E queste sono le ingannevoli locandine che ho realizzato. Che ne pensate?
martedì 21 febbraio 2017
Ancora nuvole
Eh sì, sono proprio fissato con nuvole. Un nuvole-dipendente, o forse un nuvolofilo, non ho la minima idea di come mi possa autodefinire per esprimere questo interesse / ossessione.
Però si tratta di una passione solo estetica. Sul piano scientifico le mie cognizioni sulle nubi sono assai elementari, quasi nulle.
Infatti non conosco con esattezza neppure le definizioni meteorologiche delle formazioni nuvolose. Quindi, se vi dico che in questo post illustrerò fotograficamente alcune formazioni particolari che ho visto negli ultimi mesi, non pensiate che parlerò di strati alti, cirri o cumuli: sarà una cosa molto più... fantasiosa ;-)
Cominciamo con la
formazione a scie chimiche
quando capita che le nuvole si sfilacciano e si sfarinano sul blu del cielo e rammentano un po' le famigerate scie tanto amate dai complottisti... E poi si prosegue con la
formazione a tsunami
che, insomma, dalla foto magari non si capisce, ma la location dello scatto è una banchina del porto, dietro i rimorchi c'è il mare, e vedere quella specie di ondata che premeva sul molo un po' di ansia me la trasmetteva, potete credermi. Andiamo avanti con la
formazione a fiocco d'ovatta
non credo che ci sia molto da spiegare, no? Ed ecco invece la
formazione a latte cagliato

sicuramente questo era un cielo intero, non era parzialmente scremato, siete d'accordo? Passiamo adesso alla
formazione a montagna

quando guardi in lontananza e pensi: eppure non mi ricordavo che ci fossero montagne innevate a così breve distanza dalla costa... Ora invece è il turno della
formazione a spuma per capelli

avete presente quando si preme il pulsante e dal beccuccio esce fuori quella spuma che si espande in mezzo secondo? La successiva è la
formazione a schiuma da bagno
l'acqua esce dal rubinetto, la vasca si riempie e si forma quello strato di schiuma densa che rende il bagno così rilassante... Infine concludo con la
formazione a fumo d'incendio
quando alle spalle delle palazzine portuali il sole sta tramontando e rosseggia come fuoco, così quelle nuvole basse e verticali che ci si piazzano sopra fanno per un attimo dubitare che davvero sia in corso un incendio (ma per fortuna il mare non può bruciare ;-)
W le nuvole!
giovedì 12 gennaio 2017
Come sopravvivere alla dittatura del freddo e alla democrazia dei tirchi
Pur presentando indubbiamente numerosi difetti funzionali, la democrazia resta la forma di governo da prediligere.
Il suo opposto rappresentato dalla dittatura, per dire, spesso si risolve in imposizioni che scontentano quasi tutti. Avete presente come funziona una dittatura? Ve lo spiego rapidamente.
Il meccanismo è più o meno questo: il presidente della repubblica decide che il tempo meteorologico amministrato dall'estate - che tutto sommato aveva un gradimento assai elevato - deve essere rimosso. Quindi nomina un governo tecnico e lo affida all'autunno. Ma la commissione europea comincia a fare pressione affinché vi sia maggior rigore, così dopo tre mesi il presidente destituisce l'autunno e nomina nuovo premier il generale inverno.
Ecco, con un tiranno simile c'è poco da fare: io invento ogni possibile strategia per difendere le mie ossa dal suo infido freddo, ma contro un generale che ha fatto a strisce persino due geni militari come Carlo XII di Svezia e Napoleone Bonaparte, beh, che speranze posso avere? É automatico che il vincitore sia sempre lui.
Peccato davvero che esista questa dittatura delle stagioni alternate, perché se si potesse votare democraticamente sono certo che l'estate otterrebbe la maggioranza assoluta. E invece no, per tre mesi all'anno comanda il gelo, e la minoranza dei filo-invernalisti corre a festeggiare: dopo mesi in cui si è dovuta accontentare di fare auto-erotismo con una stalattite di ghiaccio presa dal frigorifero, finalmente può scatenarsi ed eseguire tutte le posizioni del kamasutra col suo partner preferito: un pupazzo di neve.
Il guaio davvero grosso è quando, contemporaneamente a questa gelida dittatura, emergono i difetti funzionali della democrazia in un organismo in cui essa vige e in cui siete coinvolti, tipo l'assemblea del condominio dove risiedete. Può infatti capitare che la maggioranza dei votanti sia talmente pidocchia che pur di risparmiare qualche euro decida che, nonostante la temperatura polare, è meglio spegnere i termosifoni al mattino, compresa la domenica. Poverini, bisogna pur capirli: la mamma se la sono già venduta, la sorella l'hanno già mandata a prostituirsi, quindi per accumulare ancora denaro gli resta solo di tagliare i riscaldamenti per pagare una quota più bassa alla faccia di chi preferirebbe riscaldarsi.
Ecco, quando ci si trova in una situazione del genere, oppressi dalla dittatura dell'inverno e dalla democratica maggioranza dei tirchioni che preferiscono avere due lire in più nel portafogli surgelato, cosa può fare un infreddolito uomo in minoranza per salvarsi? Può forse chiedere consiglio ai pinguini e agli orsi bianchi che passeggiano sul pianerottolo?
No, in casi così disperati occorre necessariamente rivolgersi a un'entità spirituale superiore che accondiscenda a risolvere i tuoi guai terreni. E io l'ho fatto. Col capo coperto di cenere mi sono recato in pellegrinaggio presso una potentissima entità che, come il mitico genio della lampada, può esaudire molti desideri e risolvere numerosi guai (non tutti, ma in questo caso rientravo nella casistica). L'entità mi ha accolto amorevole nel suo immenso tempio e mi ha guidato verso la soluzione del mio problema esistenziale.
Eh!, nessuna entità è buona e potente come la Auchan.
Con modico sacrificio di venti euro sull'altare della cassa, essa mi ha equipaggiato di due erogatori d'aria calda che mi permetteranno di sopravvivere soddisfacentemente al gelo imposto dalla natura e a quello artificioso voluto dalla democrazia degli avari.
Certo, mi costerà un bel po' di quattrini in bollette elettriche. Ma mi consolerò immaginando che i pidocchi ne spenderanno altrettanti in medicinali.
Quindi, ecco fornita la risposta alla domanda del titolo. E vorrei anche aggiungere una considerazione conclusiva che - ne sono certo - qualunque essere umano ha pensato almeno una volta nella vita, anche i filo-invernalisti durante l'estate e i tirchioni democratici quando viene deliberato che bisogna spendere:
MA VAFFANCULO ALLA MAGGIORANZA!!!
Il suo opposto rappresentato dalla dittatura, per dire, spesso si risolve in imposizioni che scontentano quasi tutti. Avete presente come funziona una dittatura? Ve lo spiego rapidamente.
Il meccanismo è più o meno questo: il presidente della repubblica decide che il tempo meteorologico amministrato dall'estate - che tutto sommato aveva un gradimento assai elevato - deve essere rimosso. Quindi nomina un governo tecnico e lo affida all'autunno. Ma la commissione europea comincia a fare pressione affinché vi sia maggior rigore, così dopo tre mesi il presidente destituisce l'autunno e nomina nuovo premier il generale inverno.
Ecco, con un tiranno simile c'è poco da fare: io invento ogni possibile strategia per difendere le mie ossa dal suo infido freddo, ma contro un generale che ha fatto a strisce persino due geni militari come Carlo XII di Svezia e Napoleone Bonaparte, beh, che speranze posso avere? É automatico che il vincitore sia sempre lui.
Peccato davvero che esista questa dittatura delle stagioni alternate, perché se si potesse votare democraticamente sono certo che l'estate otterrebbe la maggioranza assoluta. E invece no, per tre mesi all'anno comanda il gelo, e la minoranza dei filo-invernalisti corre a festeggiare: dopo mesi in cui si è dovuta accontentare di fare auto-erotismo con una stalattite di ghiaccio presa dal frigorifero, finalmente può scatenarsi ed eseguire tutte le posizioni del kamasutra col suo partner preferito: un pupazzo di neve.
Il guaio davvero grosso è quando, contemporaneamente a questa gelida dittatura, emergono i difetti funzionali della democrazia in un organismo in cui essa vige e in cui siete coinvolti, tipo l'assemblea del condominio dove risiedete. Può infatti capitare che la maggioranza dei votanti sia talmente pidocchia che pur di risparmiare qualche euro decida che, nonostante la temperatura polare, è meglio spegnere i termosifoni al mattino, compresa la domenica. Poverini, bisogna pur capirli: la mamma se la sono già venduta, la sorella l'hanno già mandata a prostituirsi, quindi per accumulare ancora denaro gli resta solo di tagliare i riscaldamenti per pagare una quota più bassa alla faccia di chi preferirebbe riscaldarsi.
Ecco, quando ci si trova in una situazione del genere, oppressi dalla dittatura dell'inverno e dalla democratica maggioranza dei tirchioni che preferiscono avere due lire in più nel portafogli surgelato, cosa può fare un infreddolito uomo in minoranza per salvarsi? Può forse chiedere consiglio ai pinguini e agli orsi bianchi che passeggiano sul pianerottolo?
No, in casi così disperati occorre necessariamente rivolgersi a un'entità spirituale superiore che accondiscenda a risolvere i tuoi guai terreni. E io l'ho fatto. Col capo coperto di cenere mi sono recato in pellegrinaggio presso una potentissima entità che, come il mitico genio della lampada, può esaudire molti desideri e risolvere numerosi guai (non tutti, ma in questo caso rientravo nella casistica). L'entità mi ha accolto amorevole nel suo immenso tempio e mi ha guidato verso la soluzione del mio problema esistenziale.
Eh!, nessuna entità è buona e potente come la Auchan.
Con modico sacrificio di venti euro sull'altare della cassa, essa mi ha equipaggiato di due erogatori d'aria calda che mi permetteranno di sopravvivere soddisfacentemente al gelo imposto dalla natura e a quello artificioso voluto dalla democrazia degli avari.
Certo, mi costerà un bel po' di quattrini in bollette elettriche. Ma mi consolerò immaginando che i pidocchi ne spenderanno altrettanti in medicinali.
Quindi, ecco fornita la risposta alla domanda del titolo. E vorrei anche aggiungere una considerazione conclusiva che - ne sono certo - qualunque essere umano ha pensato almeno una volta nella vita, anche i filo-invernalisti durante l'estate e i tirchioni democratici quando viene deliberato che bisogna spendere:
MA VAFFANCULO ALLA MAGGIORANZA!!!
martedì 25 ottobre 2016
Nuvole (remake e reboot)
In un post del 30/11/2010 ipotizzavo che, giunto all'età pensionistica, probabilmente avrei trascorso parte del mio tempo libero facendo il cacciatore di nuvole.
Considerata la non remota probabilità che nel frattempo l'età minima per ritirarsi dal lavoro venga innalzata a 85 anni o giù di lì, ho ritenuto opportuno iniziare già adesso ad andare a caccia nei ritagli di tempo.
Ottobre e novembre non sono tra i mesi che prediligo, però decorano il cielo con nubi fantastiche nel corso dell'intera giornata, attraversando tutte le gradazioni di colore concesse dalla luce del sole.
Fluttuano morbide sopra i tetti caratteristici di borghi pittoreschi...
... ma democraticamente passano anche sopra le banali terrazze di anonimi quartieri periferici, cosicché posso fotografarle dal mio squallido condominio all'ora del tramonto.
Quando vado al lavoro le vedo al porto all'alba, sopra le barche da pesca, mentre i primi guizzi di luce le imbiancano a poco a poco...
... e poi al crepuscolo, quando invece cominciano a scurirsi dopo aver raccolto le ultime gocce di sole.
Mi piacciono anche quando si tratta di giganteschi nuvoloni che sovrastano la città dall'orizzonte fin sopra le case...
... anche se ovviamente sono assai più rassicuranti quando si limitano a fare compagnia ai pini marittimi del giardino sopra le vecchie mura pontificie.
In generale, anche in quei paesaggi che sono già belli di loro, mi sembra che le nubi possano comunque diventare un complemento di bellezza.
Concludendo, se avete qualche amico che ha sempre la testa fra le nuvole vi invito a essere comprensivi con lui: in fondo non fa nulla di male ;-)
Considerata la non remota probabilità che nel frattempo l'età minima per ritirarsi dal lavoro venga innalzata a 85 anni o giù di lì, ho ritenuto opportuno iniziare già adesso ad andare a caccia nei ritagli di tempo.
Ottobre e novembre non sono tra i mesi che prediligo, però decorano il cielo con nubi fantastiche nel corso dell'intera giornata, attraversando tutte le gradazioni di colore concesse dalla luce del sole.
Fluttuano morbide sopra i tetti caratteristici di borghi pittoreschi...
... ma democraticamente passano anche sopra le banali terrazze di anonimi quartieri periferici, cosicché posso fotografarle dal mio squallido condominio all'ora del tramonto.
Quando vado al lavoro le vedo al porto all'alba, sopra le barche da pesca, mentre i primi guizzi di luce le imbiancano a poco a poco...
... e poi al crepuscolo, quando invece cominciano a scurirsi dopo aver raccolto le ultime gocce di sole.
Mi piacciono anche quando si tratta di giganteschi nuvoloni che sovrastano la città dall'orizzonte fin sopra le case...
... anche se ovviamente sono assai più rassicuranti quando si limitano a fare compagnia ai pini marittimi del giardino sopra le vecchie mura pontificie.
In generale, anche in quei paesaggi che sono già belli di loro, mi sembra che le nubi possano comunque diventare un complemento di bellezza.
Concludendo, se avete qualche amico che ha sempre la testa fra le nuvole vi invito a essere comprensivi con lui: in fondo non fa nulla di male ;-)
domenica 22 maggio 2016
Finta spacconata dichiarata
Nel mondo dello showbiz capita talvolta che qualcuno si lasci andare a rivelazioni clamorose a proposito di colleghi ormai deceduti e quindi impossibilitati a smentire o confermare. Per fare un esempio, pochi anni fa Carlo Croccolo sostenne di aver avuto in gioventù una relazione con Marilyn Monroe... Vero? Falso? Chi lo sa, la diva americana non potrà mai dircelo.
Ecco, io vorrei lanciarmi in una rivelazione del genere. Con la non trascurabile precisazione che chiaramente mi sto inventando tutto, però, insomma, già lo sapete che spesso scrivo cazzate solo per divertirmi un po'.
Ebbene, io oggi voglio parlarvi di quella volta che suggerii al professor Umberto Eco la trama de "Il nome della rosa".
Era il mese di agosto del 1978, avevo otto anni e come tutti i bambini di quell'età durante le vacanze estive leggevo per passare il tempo. Le mie letture preferite erano "Topolino", "Provolino" e i saggi del professor Eco. Avevo particolarmente apprezzato "Apocalittici e integrati", ma anche "Forma e indeterminazione nelle poetiche contemporanee" era discreto, sebbene macchiato da qualche inesattezza.
Quella mattina ero andato con mia madre al mercato per aiutarla a portare le buste della spesa, quando ebbi un soprassalto: Umberto Eco era lì, a due passi da me. Indossava un camicione hawaiano, sandali Birkenstock, occhiali da sole e un cappellone di paglia; inoltre parlava simulando un forte accento napoletano, ma si vedeva che era lui. Stava chiedendo due etti di sardine a un pescivendolo.
Domandai il permesso alla mamma e mi avvicinai al professore, salutandolo e congratulandomi con lui per i suoi saggi, oltre che per fargli notare quelle inesattezze nelle valutazioni semiotiche ed estetiche che avevo notato e di cui ho già detto sopra.
Il professore sbiancò. Mi trascinò in un angolo del mercato e mi disse di non pronunciare il suo nome. Dovevo rivolgermi a lui chiamandolo Gennarino o' barbone, perché non voleva assolutamente essere riconosciuto.
Mi meravigliai. Perché cotanta segretezza? C'era forse qualche terribile segreto che lo minacciava?
Il professore mi spiegò che, beh, in effetti lui non voleva che si sapesse in giro che amava tanto mangiare pesce. Il pesce è notoriamente ricco di fosforo utile a sviluppare l'intelligenza, perciò lui era terrorizzato all'idea che i colleghi docenti universitari pensassero che il suo smodato consumo di pesce fosse dovuto alla necessità di rinforzare il cervello. Una piccola vanità, d'altronde tutti ne abbiamo.
Aggiunse che evitava appositamente di comprare pesce a Ravenna o Rimini perché troppo vicine all'università: temeva di incontrare conoscenti o ex studenti dei suoi corsi. Partiva da Bologna con la sua macchina, si fermava a Firenze dove metteva sull'auto una targa falsa che iniziava con la sigla NA, si travestiva e guidava sino a Civitavecchia per sembrare davvero un partenopeo fissato coi prodotti ittici della città laziale.
Lo tranquillizzai rassicurandolo che avrei mantenuto il segreto. Però, seppur con molta discrezione, non potei evitare di evidenziargli le inesattezze da me riscontrate sul saggio citato. Lui mi ringraziò e, giacché il discorso aveva preso quella piega, mi chiese un suggerimento: stava meditando di scrivere un'opera di narrativa, sarebbe stata la prima per lui e ci teneva a fare bella figura. Non avevo per caso qualche idea originale da proporgli?
Per sua fortuna proprio pochi giorni prima avevo letto un trattato sulle eresie diffusesi in Europa nel Medio Evo (tutti i bambini di otto anni leggono libri del genere) e, quasi contemporaneamente, una storia su "Topolino" dove comparivano due personaggi che parodiavano Sherlock Holmes e il dottor Watson. Mi venne istintivo ipotizzare un romanzo ambientato in un convento benedettino nel 1327 in cui alcuni monaci tentano di modificare antichi manoscritti, venendo però scoperti da un frate-investigatore.
Il professore mi parve spaventato dalla complessità dell'idea, tuttavia si congedò confidandomi che avrebbe azzardato un tentativo. Il resto della storia lo sapete già. Mi dispiace solo che non sia mai più tornato a Civitavecchia e non mi abbia mai pubblicamente ringraziato per avergli suggerito la trama del suo best-seller.
Spero che un noto scrittore tutt'ora vivente, al quale ho reso un favore analogo, si dimostri più riconoscente. Volete sapere chi è?...
No, mi spiace, per ora non posso rivelarlo. Forse fra qualche anno, chissà...
Ecco, io vorrei lanciarmi in una rivelazione del genere. Con la non trascurabile precisazione che chiaramente mi sto inventando tutto, però, insomma, già lo sapete che spesso scrivo cazzate solo per divertirmi un po'.
Ebbene, io oggi voglio parlarvi di quella volta che suggerii al professor Umberto Eco la trama de "Il nome della rosa".
Era il mese di agosto del 1978, avevo otto anni e come tutti i bambini di quell'età durante le vacanze estive leggevo per passare il tempo. Le mie letture preferite erano "Topolino", "Provolino" e i saggi del professor Eco. Avevo particolarmente apprezzato "Apocalittici e integrati", ma anche "Forma e indeterminazione nelle poetiche contemporanee" era discreto, sebbene macchiato da qualche inesattezza.
Quella mattina ero andato con mia madre al mercato per aiutarla a portare le buste della spesa, quando ebbi un soprassalto: Umberto Eco era lì, a due passi da me. Indossava un camicione hawaiano, sandali Birkenstock, occhiali da sole e un cappellone di paglia; inoltre parlava simulando un forte accento napoletano, ma si vedeva che era lui. Stava chiedendo due etti di sardine a un pescivendolo.
Domandai il permesso alla mamma e mi avvicinai al professore, salutandolo e congratulandomi con lui per i suoi saggi, oltre che per fargli notare quelle inesattezze nelle valutazioni semiotiche ed estetiche che avevo notato e di cui ho già detto sopra.
Il professore sbiancò. Mi trascinò in un angolo del mercato e mi disse di non pronunciare il suo nome. Dovevo rivolgermi a lui chiamandolo Gennarino o' barbone, perché non voleva assolutamente essere riconosciuto.
Mi meravigliai. Perché cotanta segretezza? C'era forse qualche terribile segreto che lo minacciava?
Il professore mi spiegò che, beh, in effetti lui non voleva che si sapesse in giro che amava tanto mangiare pesce. Il pesce è notoriamente ricco di fosforo utile a sviluppare l'intelligenza, perciò lui era terrorizzato all'idea che i colleghi docenti universitari pensassero che il suo smodato consumo di pesce fosse dovuto alla necessità di rinforzare il cervello. Una piccola vanità, d'altronde tutti ne abbiamo.
Aggiunse che evitava appositamente di comprare pesce a Ravenna o Rimini perché troppo vicine all'università: temeva di incontrare conoscenti o ex studenti dei suoi corsi. Partiva da Bologna con la sua macchina, si fermava a Firenze dove metteva sull'auto una targa falsa che iniziava con la sigla NA, si travestiva e guidava sino a Civitavecchia per sembrare davvero un partenopeo fissato coi prodotti ittici della città laziale.
Lo tranquillizzai rassicurandolo che avrei mantenuto il segreto. Però, seppur con molta discrezione, non potei evitare di evidenziargli le inesattezze da me riscontrate sul saggio citato. Lui mi ringraziò e, giacché il discorso aveva preso quella piega, mi chiese un suggerimento: stava meditando di scrivere un'opera di narrativa, sarebbe stata la prima per lui e ci teneva a fare bella figura. Non avevo per caso qualche idea originale da proporgli?
Per sua fortuna proprio pochi giorni prima avevo letto un trattato sulle eresie diffusesi in Europa nel Medio Evo (tutti i bambini di otto anni leggono libri del genere) e, quasi contemporaneamente, una storia su "Topolino" dove comparivano due personaggi che parodiavano Sherlock Holmes e il dottor Watson. Mi venne istintivo ipotizzare un romanzo ambientato in un convento benedettino nel 1327 in cui alcuni monaci tentano di modificare antichi manoscritti, venendo però scoperti da un frate-investigatore.
Il professore mi parve spaventato dalla complessità dell'idea, tuttavia si congedò confidandomi che avrebbe azzardato un tentativo. Il resto della storia lo sapete già. Mi dispiace solo che non sia mai più tornato a Civitavecchia e non mi abbia mai pubblicamente ringraziato per avergli suggerito la trama del suo best-seller.
Spero che un noto scrittore tutt'ora vivente, al quale ho reso un favore analogo, si dimostri più riconoscente. Volete sapere chi è?...
No, mi spiace, per ora non posso rivelarlo. Forse fra qualche anno, chissà...
martedì 3 maggio 2016
Post poco serio
Ogni tanto mi capita di redigere dei post che assomigliano piuttosto a dei cazzeggi. In effetti una definizione del genere è applicabile al mio blog nel suo complesso, comunque vi sono dei post abbastanza specifici contrassegnati dal tag divertissment.
Quello che propongo oggi è più cazzeggioso del solito. Si tratta di ridefinire alcune parole della lingua italiana dandogli un nuovo significato - scherzoso, beninteso - che si basi sul loro contenuto ortografico.
Io ne propongo alcune, ma invito tutti a partecipare coniando nuove improbabili definizioni per lemmi italiani che si prestano al gioco.
Ad esempio:
arcangelo (sostantivo): creatura celeste che accompagnava il viaggio dell'arca di Noé
barcamenarsi (verbo): detto di persone che si picchiano mentre si trovano a bordo di un'imbarcazione
bidonare (verbo): donare due volte
cartomante (aggettivo): che rifiuta gli ebook perché amante dei tradizionali libri cartacei
disputare (verbo): parlare sputacchiando
esorcizzare (verbo): causare la proliferazione di ratti e topi
furente (aggettivo): che è stato messo in affitto (italianizzazione dell'espressione inglese for rent)
golfo (sostantivo): sport consistente nel far terminare una pallina in una buca nel terreno colpendola con una mazza (italianizzazione dell'inglese golf)
infinocchiare (verbo): insaporire una pietanza con abbondanti dosi di semi di finocchio
latteria (sostantivo): fabbrica specializzata nella produzione di barattoli di latta
prescindere (verbo): scindere preventivamente
semiotica (sostantivo): branca della scienza botanica incentrata sullo studio dei semi
stupefatto (aggettivo): in preda ai tipici sintomi derivanti dall'abuso di sostanze stupefacenti
tettonico (aggettivo): che ha a che fare col seno delle donne
Volete rendervi ridic... ehm, cimentarvi anche voi?
Quello che propongo oggi è più cazzeggioso del solito. Si tratta di ridefinire alcune parole della lingua italiana dandogli un nuovo significato - scherzoso, beninteso - che si basi sul loro contenuto ortografico.
Io ne propongo alcune, ma invito tutti a partecipare coniando nuove improbabili definizioni per lemmi italiani che si prestano al gioco.
Ad esempio:
arcangelo (sostantivo): creatura celeste che accompagnava il viaggio dell'arca di Noé
barcamenarsi (verbo): detto di persone che si picchiano mentre si trovano a bordo di un'imbarcazione
bidonare (verbo): donare due volte
cartomante (aggettivo): che rifiuta gli ebook perché amante dei tradizionali libri cartacei
disputare (verbo): parlare sputacchiando
esorcizzare (verbo): causare la proliferazione di ratti e topi
furente (aggettivo): che è stato messo in affitto (italianizzazione dell'espressione inglese for rent)
golfo (sostantivo): sport consistente nel far terminare una pallina in una buca nel terreno colpendola con una mazza (italianizzazione dell'inglese golf)
infinocchiare (verbo): insaporire una pietanza con abbondanti dosi di semi di finocchio
latteria (sostantivo): fabbrica specializzata nella produzione di barattoli di latta
prescindere (verbo): scindere preventivamente
semiotica (sostantivo): branca della scienza botanica incentrata sullo studio dei semi
stupefatto (aggettivo): in preda ai tipici sintomi derivanti dall'abuso di sostanze stupefacenti
tettonico (aggettivo): che ha a che fare col seno delle donne
Volete rendervi ridic... ehm, cimentarvi anche voi?
mercoledì 27 gennaio 2016
Ridefinizione dei sostantivi: il mio contributo
(Avviso preventivo: questo post si aggiunge a tutti i precedenti del genere divertissment...)
Negli ultimi mesi è stata data molta cura alla giusta ridefinizione dei sostantivi troppo maschilisti e nemici della parità dei sessi. Finalmente la grammatica italiana dispone della sindaca e della ministra. Trovo che sarebbe opportuno ridefinire la grammatica stessa. Intendo: proprio la parola "grammatica". Per sei mesi all'anno si potrebbe continuare a chiamarla la grammatica, per i restanti sei mesi il grammatico, così ci sarebbe una minore discriminazione.
Ma intuisco l'evidente obiezione che la ridefinizione dei generi si applica solo alle persone fisiche (almeno per ora...)
Ebbene, non posso fare a meno di notare l'enorme ingiustizia perpetrata ai danni di ogni rude e maschio soldato con la barba che, solo perché è stato messo di vedetta, viene chiamato la sentinella... Che vergogna! I vertici militari sono proprio dei femministi sciovinisti, feroci discriminatori degli uomini! No, non ci siamo proprio! Da oggi in poi, se il soldato di vedetta è uomo, bisognerà dire il sentinello, non transigo!
Così come non posso accettare che una donna matronale, con tutte le curve al posto giusto, venga apostrofata come il soprano... La musica operistica deve abolire le sue discriminazioni nei confronti del genere femminile, da oggi in poi dovranno esistere solo la soprana, la mezzasoprana, etc.
E non vogliamo sottolineare l'insopportabile neutralità del pediatra? Come se una dottoressa e un dottore, solo perché si sono specializzati nelle malattie infantili, perdessero la loro identità sessuale! Forse è stata fatta una scelta del genere nei secoli passati per non turbare i bimbi con precoci allusioni al sesso, ma ora la società è matura affinché i medici dell'infanzia si si possano giustamente scindere ne il pediatro e la pediatra.
E volete mettere l'arrogante ambiguità che ci impone la nostra lingua sessista quando costringe a dire l'atleta indifferentemente dai casi? Come se esistessero soltanto Sara Simeoni o Fiona May. E Andrew Howe? E Alex Schwazer? Dobbiamo assolutamente riconoscergli il diritto di affermare "Io sono un atleto".
Prendete anche cantante. É troppo mortificante dipendere dagli articoli per identificare il proprio genere, si deve poter prescindere dagli "il", "la, "un", "una". Da oggi in poi si dica: cantanto o cantanta!
(Ché poi mi sta venendo un dubbio atroce: modificare i nomi invariati per renderli maschile e/o femminile, non potrebbe essere una forma di discriminazione? E se mi accusassero di essere neutralofobo?)...
... Insomma, avrete capito che secondo me questa corsa alla ridefinizione dei generi dei sostantivi è una stronzat... (alt, un attimo. Se uso una parola così volgare declinata al femminile possono accusarmi di misoginia).
Dicevo: secondo me questa corsa alla ridefinizione dei generi dei sostantivi è uno stronzato colossal... (cavolo, non ci ho pensato: l'aggettivo è privo di genere, associandolo a una parola volgare potrebbero accusarmi di.... di qualcosa che non so bene neanch'io cosa, però non si sa mai).
Dicevo: secondo me questa corsa alla ridefinizione dei generi dei sostantivi è uno stronzato colossalo.
Nella speranza di non aver offeso nessuno, concludo quest.... (questo post? questa post?)
Nella speranza di non aver offeso nessuno, concludo.
;-P
Negli ultimi mesi è stata data molta cura alla giusta ridefinizione dei sostantivi troppo maschilisti e nemici della parità dei sessi. Finalmente la grammatica italiana dispone della sindaca e della ministra. Trovo che sarebbe opportuno ridefinire la grammatica stessa. Intendo: proprio la parola "grammatica". Per sei mesi all'anno si potrebbe continuare a chiamarla la grammatica, per i restanti sei mesi il grammatico, così ci sarebbe una minore discriminazione.
Ma intuisco l'evidente obiezione che la ridefinizione dei generi si applica solo alle persone fisiche (almeno per ora...)
Ebbene, non posso fare a meno di notare l'enorme ingiustizia perpetrata ai danni di ogni rude e maschio soldato con la barba che, solo perché è stato messo di vedetta, viene chiamato la sentinella... Che vergogna! I vertici militari sono proprio dei femministi sciovinisti, feroci discriminatori degli uomini! No, non ci siamo proprio! Da oggi in poi, se il soldato di vedetta è uomo, bisognerà dire il sentinello, non transigo!
Così come non posso accettare che una donna matronale, con tutte le curve al posto giusto, venga apostrofata come il soprano... La musica operistica deve abolire le sue discriminazioni nei confronti del genere femminile, da oggi in poi dovranno esistere solo la soprana, la mezzasoprana, etc.
E non vogliamo sottolineare l'insopportabile neutralità del pediatra? Come se una dottoressa e un dottore, solo perché si sono specializzati nelle malattie infantili, perdessero la loro identità sessuale! Forse è stata fatta una scelta del genere nei secoli passati per non turbare i bimbi con precoci allusioni al sesso, ma ora la società è matura affinché i medici dell'infanzia si si possano giustamente scindere ne il pediatro e la pediatra.
E volete mettere l'arrogante ambiguità che ci impone la nostra lingua sessista quando costringe a dire l'atleta indifferentemente dai casi? Come se esistessero soltanto Sara Simeoni o Fiona May. E Andrew Howe? E Alex Schwazer? Dobbiamo assolutamente riconoscergli il diritto di affermare "Io sono un atleto".
Prendete anche cantante. É troppo mortificante dipendere dagli articoli per identificare il proprio genere, si deve poter prescindere dagli "il", "la, "un", "una". Da oggi in poi si dica: cantanto o cantanta!
(Ché poi mi sta venendo un dubbio atroce: modificare i nomi invariati per renderli maschile e/o femminile, non potrebbe essere una forma di discriminazione? E se mi accusassero di essere neutralofobo?)...
... Insomma, avrete capito che secondo me questa corsa alla ridefinizione dei generi dei sostantivi è una stronzat... (alt, un attimo. Se uso una parola così volgare declinata al femminile possono accusarmi di misoginia).
Dicevo: secondo me questa corsa alla ridefinizione dei generi dei sostantivi è uno stronzato colossal... (cavolo, non ci ho pensato: l'aggettivo è privo di genere, associandolo a una parola volgare potrebbero accusarmi di.... di qualcosa che non so bene neanch'io cosa, però non si sa mai).
Dicevo: secondo me questa corsa alla ridefinizione dei generi dei sostantivi è uno stronzato colossalo.
Nella speranza di non aver offeso nessuno, concludo quest.... (questo post? questa post?)
Nella speranza di non aver offeso nessuno, concludo.
;-P
sabato 19 dicembre 2015
Pausa natalizia
Il blog si ferma sino al 30 dicembre, giorno in cui pubblicherò (forse) il mio usuale bilancio di fine anno.
Chi frequenta questo spazio o ha letto "Cronaca di natale" sa già quanto io sia irriguardoso a proposito del natale: non quello religioso che ha una sua ragion d'essere ma, semmai, quello patinato, la celebrazione consumistica del capitalismo che è ormai diventato.
Già negli anni passati avevo postato messaggi natalizi dallo spirito assai poco natalizio: le arguzie di Hector Hugh Munro, il giudizio drastico di zio Paperone / Scrooge Mc Duck, una denuncia a Babbo Natale per violazione di numerose leggi e la mia lettera di disdetta per i servizi natalizi.
Anche per quest'anno auguro buone feste in maniera alquanto deviante ovvero: rendendo nota una letterina inviata a Babbo Natale da un mio conoscente, una missiva che... beh, giudicatela voi ;-P
Caro Babbo Natale,
ti scrivo questa letterina anche se a dire il vero io non sono più un bambino. Però sono un uomo solo e con pochissimi soldi in tasca, pertanto mi auguro che tu sia disposto a consegnarmi il regalino che sto ardentemente sognando da alcuni mesi e che non potrò mai permettermi.
Ebbene caro Babbo, io desidero una bambola. Sì, sono un uomo, un maschietto, però vorrei una bambola. Per la precisione una bambola gonfiabile di quelle in vendita nel sexy-shop all'angolo, mi vanno bene tutte, però sarebbe particolarmente gradita 'Yana l'hawaiana', misure 90-70-90.
Per quanto riguarda la consegna è preferibile eseguirla con gran riservatezza, evitando di passare davanti al gabbiotto della portinaia (sarebbe capace di frugare di nascosto anche in un pacco col timbro di Babbo Natale, quell'impicciona).
Siccome - lo avrai capito - sono un uomo molto solo e ho poche occasioni di stare in compagnia con altri esseri viventi, se per caso quando passerai di qui la notte del 24 avessi voglia di scambiare due parole e riposarti un attimo dopo tutte le consegne che hai fatto, svegliami pure senza esitazioni: sarò più che felice di offrirti un bicchierino di vino e parlare con te del più e del meno. Potremmo pure mescolare un mazzo di piacentine e farci una partita a briscola, poi, chissà, con un po' di fortuna può darsi che qualche canale televisivo in chiaro passi un bel porno notturno, così abbiamo pure la possibilità di collaudare insieme il regalo (a turno eh! Prima tu e poi io, le cose a tre non mi piacciono, e poi, con tutto il rispetto, non sei il mio tipo. Al limite potrebbe andarmi bene la Befana).
Insomma caro Babbo Natale, io conto su di te. Se proprio non puoi concedermi quel che ti ho chiesto, spero almeno che tu mi possa lasciare in prestito fino al dicembre del prossimo anno una delle tue renne. Ti giuro che userò adeguate precauzioni per evitare la trasmissione di malattie (la possibilità di gravidanze indesiderate penso che si possa escludere a priori).
Ti aspetto con impazienza.
Chi frequenta questo spazio o ha letto "Cronaca di natale" sa già quanto io sia irriguardoso a proposito del natale: non quello religioso che ha una sua ragion d'essere ma, semmai, quello patinato, la celebrazione consumistica del capitalismo che è ormai diventato.
Già negli anni passati avevo postato messaggi natalizi dallo spirito assai poco natalizio: le arguzie di Hector Hugh Munro, il giudizio drastico di zio Paperone / Scrooge Mc Duck, una denuncia a Babbo Natale per violazione di numerose leggi e la mia lettera di disdetta per i servizi natalizi.
Anche per quest'anno auguro buone feste in maniera alquanto deviante ovvero: rendendo nota una letterina inviata a Babbo Natale da un mio conoscente, una missiva che... beh, giudicatela voi ;-P
Caro Babbo Natale,
ti scrivo questa letterina anche se a dire il vero io non sono più un bambino. Però sono un uomo solo e con pochissimi soldi in tasca, pertanto mi auguro che tu sia disposto a consegnarmi il regalino che sto ardentemente sognando da alcuni mesi e che non potrò mai permettermi.
Ebbene caro Babbo, io desidero una bambola. Sì, sono un uomo, un maschietto, però vorrei una bambola. Per la precisione una bambola gonfiabile di quelle in vendita nel sexy-shop all'angolo, mi vanno bene tutte, però sarebbe particolarmente gradita 'Yana l'hawaiana', misure 90-70-90.
Per quanto riguarda la consegna è preferibile eseguirla con gran riservatezza, evitando di passare davanti al gabbiotto della portinaia (sarebbe capace di frugare di nascosto anche in un pacco col timbro di Babbo Natale, quell'impicciona).
Siccome - lo avrai capito - sono un uomo molto solo e ho poche occasioni di stare in compagnia con altri esseri viventi, se per caso quando passerai di qui la notte del 24 avessi voglia di scambiare due parole e riposarti un attimo dopo tutte le consegne che hai fatto, svegliami pure senza esitazioni: sarò più che felice di offrirti un bicchierino di vino e parlare con te del più e del meno. Potremmo pure mescolare un mazzo di piacentine e farci una partita a briscola, poi, chissà, con un po' di fortuna può darsi che qualche canale televisivo in chiaro passi un bel porno notturno, così abbiamo pure la possibilità di collaudare insieme il regalo (a turno eh! Prima tu e poi io, le cose a tre non mi piacciono, e poi, con tutto il rispetto, non sei il mio tipo. Al limite potrebbe andarmi bene la Befana).
Insomma caro Babbo Natale, io conto su di te. Se proprio non puoi concedermi quel che ti ho chiesto, spero almeno che tu mi possa lasciare in prestito fino al dicembre del prossimo anno una delle tue renne. Ti giuro che userò adeguate precauzioni per evitare la trasmissione di malattie (la possibilità di gravidanze indesiderate penso che si possa escludere a priori).
Ti aspetto con impazienza.
martedì 24 novembre 2015
Cavalcare l'onda del brand in auge
É una cosa che ho notato in questi ultimi giorni.
Sulla scia della prossima uscita de Il risveglio della forza, episodio VII della saga "Star Wars", tantissime attività commerciali tentano di cavalcare l'onda della pubblicità martellante e dell'hype creato attorno al film sperando di ricavarne a loro volta una luce riflessa di attenzione da parte dei consumatori.
Così, per dire, un noto marchio di abbigliamento espone in vetrina felpe con i principali personaggi del film. Un altro continua a proporre i soliti abiti privi di riferimenti cinematografici, però indossati da manichini col volto coperto dalla bianca maschera metallica dei soldati imperiali. Un altrettanto noto marchio di coperte e trapunte vende (giuro di averle viste) copertine per il vostro letto matrimoniale effigianti il logo dell'inossidabile saga. Nei negozi di giocattoli impazzano spade laser e maschere da Darth Vader. Una catena di ristorazione offe menù che danno in regalo ai bimbi action figures dei vari personaggi storici, da Han Solo a Yoda. Altri locali più caserecci, impossibilitati a pagare i diritti di copyright, si accontentano di proporre piatti ambiguamente evocativi come 'il panino dell'Alleanza' o 'il menù della Forza'. É probabile che qualche profumeria s'inventerà nei prossimi giorni l'eau de cologne Chevalier Jedi n. 7.
Insomma, tutti cercano in qualche modo di intercettare l'evento a proprio vantaggio inserendosi sul grande palcoscenico del marketing pompato dai trailers che preparano il mondo all'avvento dell'episodio VII.
Ho riflettuto sul fatto che, in fondo, non è mica un'idea sbagliata e ho deciso di cavalcare l'onda anch'io. Quindi, tanto per incominciare, potrei temporaneamente modificare le copertine dei miei ebook.
"Cronaca di natale" potrebbe diventare una cosa di questo genere:
Mentre per "Shakespeare noir" si potrebbe azzardare una variante di tale foggia:
Che ne dite, potrebbe funzionare? (n.b.: se volete fare un confronto gli originali sono QUI e QUI ).
;-P
Sulla scia della prossima uscita de Il risveglio della forza, episodio VII della saga "Star Wars", tantissime attività commerciali tentano di cavalcare l'onda della pubblicità martellante e dell'hype creato attorno al film sperando di ricavarne a loro volta una luce riflessa di attenzione da parte dei consumatori.
Così, per dire, un noto marchio di abbigliamento espone in vetrina felpe con i principali personaggi del film. Un altro continua a proporre i soliti abiti privi di riferimenti cinematografici, però indossati da manichini col volto coperto dalla bianca maschera metallica dei soldati imperiali. Un altrettanto noto marchio di coperte e trapunte vende (giuro di averle viste) copertine per il vostro letto matrimoniale effigianti il logo dell'inossidabile saga. Nei negozi di giocattoli impazzano spade laser e maschere da Darth Vader. Una catena di ristorazione offe menù che danno in regalo ai bimbi action figures dei vari personaggi storici, da Han Solo a Yoda. Altri locali più caserecci, impossibilitati a pagare i diritti di copyright, si accontentano di proporre piatti ambiguamente evocativi come 'il panino dell'Alleanza' o 'il menù della Forza'. É probabile che qualche profumeria s'inventerà nei prossimi giorni l'eau de cologne Chevalier Jedi n. 7.
Insomma, tutti cercano in qualche modo di intercettare l'evento a proprio vantaggio inserendosi sul grande palcoscenico del marketing pompato dai trailers che preparano il mondo all'avvento dell'episodio VII.
Ho riflettuto sul fatto che, in fondo, non è mica un'idea sbagliata e ho deciso di cavalcare l'onda anch'io. Quindi, tanto per incominciare, potrei temporaneamente modificare le copertine dei miei ebook.
"Cronaca di natale" potrebbe diventare una cosa di questo genere:
Mentre per "Shakespeare noir" si potrebbe azzardare una variante di tale foggia:
Che ne dite, potrebbe funzionare? (n.b.: se volete fare un confronto gli originali sono QUI e QUI ).
;-P
lunedì 17 agosto 2015
Vendetta antiamericana di un italiano infastidito
Il titolo del post in effetti sintetizza troppo, potrebbe farmi sembrare un simpatizzante dell'ISIS o un ammiratore di Putin.
Il titolo corretto sarebbe stato: "Vendetta contro le produzioni televisive, cinematografiche ed editoriali americane che rappresentano un'Italia inesistente ai limiti dell'irritante", ma mi pareva troppo lungo.
Non so se avete compreso quel che intendo. Provo a spiegarmi meglio...
Telefilm americano, uno a caso, scena "ambientata in Italia"... In genere si vedono alcune inquadrature della Torre di Pisa, del Colosseo e di Piazza San Marco, in sequenza rapida. Poi la scena si fissa dove si trovano i protagonisti della fiction, un luogo con tanti grattacieli e macchinoni enormi che sfilano, la tipica piazza italiana. La telecamera zooma su un bar coi tavolini all'aperto e una bandiera italiana (o forse messicana) appesa all'ingresso. Lungo la strada sono di ronda due poliziotti con la divisa verde militare (le famose divise verdi della polizia italiana), pelle scurissima, baffi neri, occhiali da sole. A un tavolo del bar siede un signore che legge un quotidiano con gli occhiali da sole. Passano di corsa due bambini, uno dei due regge un pallone. Se tra i protagonisti del telefilm c'è una donna, in genere passa anche un uomo con gli occhiali da sole che se li abbassa per guardarla sbavando. Quando cercano di ordinare un caffé il cameriere è distratto, gli presta attenzione in ritardo e poi gli sorride come un idiota, infine gli serve una caraffa di caffé annacquato; mentre i protagonisti lo bevono passano al loro fianco alcune suore. Se i protagonisti entrano dentro il bar si può inevitabilmente notare una foto in bianco e nero di Sophia Loren appesa alla parete, ma anche un poster con una squadra di calcio (probabilmente il Real Madrid o il Benfica).
Ecco, io mi sono rotto le palle di queste scene "ambientate in Italia" di certe fiction americane.
Per vendetta un giorno scriverò la sceneggiatura di un film ambientato in America il cui protagonista è un ranger texano con la testa sempre sormontata da un cappellone da cow boy - anche quando va a dormire - che si reca a New York per indagare su un dirigente della CIA corrotto. Durante il soggiorno avrà una storia d'amore con una donna in carriera newyorkese che tromba sette volte al giorno con dieci persone diverse (contando ovviamente i ménage à trois).
La scena clou si svolge nel centro di New York: in una piazza con tipiche antiche case in tufo americane e trulli del New England, sopra le quali spiccano cartelli pubblicitari con immagini delle cascate del Niagara e del Big Ben, un ragazzo con la divisa da giocatore di football (casco incluso) sta portando a spasso il suo cane. Un nero con un ghetto blaster enorme sulle spalle fa suonare a tutto volume una canzone di Tiziano Ferro mentre due ragazze vestite da cheerleaders sono ferme davanti a una vetrina che espone scarpe della Superga. Un carabiniere hawaiano (con una corona di fiori sopra la divisa di ordinanza) si guarda attentamente intorno mentre due indiani pellerossa passano a cavallo in mezzo alla strada. In un bar un televisore acceso trasmette un discorso del presidente Nixon; all'ingresso sventola una bandiera americana del 1779 con 13 stelle. Poco più in là un signore sta leggendo un quotidiano newyorkese, ovviamente il Times di Londra.
Ecco, questa sarà la mia vendetta!
(N.B.: fa ancora molto caldo, siate indulgenti con questo povero blogger ;-)
Il titolo corretto sarebbe stato: "Vendetta contro le produzioni televisive, cinematografiche ed editoriali americane che rappresentano un'Italia inesistente ai limiti dell'irritante", ma mi pareva troppo lungo.
Non so se avete compreso quel che intendo. Provo a spiegarmi meglio...
Telefilm americano, uno a caso, scena "ambientata in Italia"... In genere si vedono alcune inquadrature della Torre di Pisa, del Colosseo e di Piazza San Marco, in sequenza rapida. Poi la scena si fissa dove si trovano i protagonisti della fiction, un luogo con tanti grattacieli e macchinoni enormi che sfilano, la tipica piazza italiana. La telecamera zooma su un bar coi tavolini all'aperto e una bandiera italiana (o forse messicana) appesa all'ingresso. Lungo la strada sono di ronda due poliziotti con la divisa verde militare (le famose divise verdi della polizia italiana), pelle scurissima, baffi neri, occhiali da sole. A un tavolo del bar siede un signore che legge un quotidiano con gli occhiali da sole. Passano di corsa due bambini, uno dei due regge un pallone. Se tra i protagonisti del telefilm c'è una donna, in genere passa anche un uomo con gli occhiali da sole che se li abbassa per guardarla sbavando. Quando cercano di ordinare un caffé il cameriere è distratto, gli presta attenzione in ritardo e poi gli sorride come un idiota, infine gli serve una caraffa di caffé annacquato; mentre i protagonisti lo bevono passano al loro fianco alcune suore. Se i protagonisti entrano dentro il bar si può inevitabilmente notare una foto in bianco e nero di Sophia Loren appesa alla parete, ma anche un poster con una squadra di calcio (probabilmente il Real Madrid o il Benfica).
Ecco, io mi sono rotto le palle di queste scene "ambientate in Italia" di certe fiction americane.
Per vendetta un giorno scriverò la sceneggiatura di un film ambientato in America il cui protagonista è un ranger texano con la testa sempre sormontata da un cappellone da cow boy - anche quando va a dormire - che si reca a New York per indagare su un dirigente della CIA corrotto. Durante il soggiorno avrà una storia d'amore con una donna in carriera newyorkese che tromba sette volte al giorno con dieci persone diverse (contando ovviamente i ménage à trois).
La scena clou si svolge nel centro di New York: in una piazza con tipiche antiche case in tufo americane e trulli del New England, sopra le quali spiccano cartelli pubblicitari con immagini delle cascate del Niagara e del Big Ben, un ragazzo con la divisa da giocatore di football (casco incluso) sta portando a spasso il suo cane. Un nero con un ghetto blaster enorme sulle spalle fa suonare a tutto volume una canzone di Tiziano Ferro mentre due ragazze vestite da cheerleaders sono ferme davanti a una vetrina che espone scarpe della Superga. Un carabiniere hawaiano (con una corona di fiori sopra la divisa di ordinanza) si guarda attentamente intorno mentre due indiani pellerossa passano a cavallo in mezzo alla strada. In un bar un televisore acceso trasmette un discorso del presidente Nixon; all'ingresso sventola una bandiera americana del 1779 con 13 stelle. Poco più in là un signore sta leggendo un quotidiano newyorkese, ovviamente il Times di Londra.
Ecco, questa sarà la mia vendetta!
(N.B.: fa ancora molto caldo, siate indulgenti con questo povero blogger ;-)
mercoledì 12 agosto 2015
Rientro con cazzeggio
Mettersi da subito a bloggare seriamente (ammesso che lo abbia mai fatto) sarebbe troppo difficile.
Perciò la ripartenza sarà lenta, con ampio spazio dedicato al cazzeggio, l'unica attività che ottiene sempre una discreta credibilità nel nostro paese.
Per questo primo poco serio post di rientro, mi sono permesso di imitare il grafico bulgaro Yanko Tsvetkov che qualche anno fa creò delle mappature irriverenti dell'Europa basandosi sui luoghi comuni dei vari popoli che la abitano (potete vederne alcune qui).
Io ne ho creata una che mostra l'Europa dal punto di vista dei maschi etero italiani. Giudicate voi se sono stato accurato...
Perciò la ripartenza sarà lenta, con ampio spazio dedicato al cazzeggio, l'unica attività che ottiene sempre una discreta credibilità nel nostro paese.
Per questo primo poco serio post di rientro, mi sono permesso di imitare il grafico bulgaro Yanko Tsvetkov che qualche anno fa creò delle mappature irriverenti dell'Europa basandosi sui luoghi comuni dei vari popoli che la abitano (potete vederne alcune qui).
Io ne ho creata una che mostra l'Europa dal punto di vista dei maschi etero italiani. Giudicate voi se sono stato accurato...
lunedì 6 luglio 2015
Racconto impossibile
Mi ero svegliato di ottimo umore come sempre mi accade il lunedì mattina quando riparte la settimana lavorativa. Mia moglie era già in piedi e mi aveva preparato la colazione.
"Accendo la televisione" mi disse mentre mi porgeva una tazza di latte. Il canale sul quale era sintonizzata stava trasmettendo una televendita di scarpe di marca disponibili a meno della metà del prezzo originale con trasporto gratuito e possibilità di restituzione e cambio modello fino a cinque volte.
"Che palle" si stizzì lei e subito cambiò canale schifata mettendo un notiziario.
Lo speaker stava annunciando che nel corso della seduta-fiume della sera precedente il senato aveva approvato a larghissima maggioranza il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari e la cancellazione totale dei rimborsi spesa.
"Ha chiamato mia madre per invitarci a pranzo" mi informò mia moglie. "L'ho mandata a fare in culo" aggiunse prima che io che facessi alcun commento. "A proposito" disse poi cambiando tono "temo di aver perso la tua prenotazione per assistere alla finale di Supercoppa fra Juve e Lazio".
"Pazienza, non è una cosa tanto grave" replicai tranquillo.
Intanto il notiziario televisivo stava annunciando la firma dell'accordo di pace fra Israele e Hamas e la nascita ufficiale dello stato palestinese. Ma qualcosa disturbò improvvisamente la trasmissione e le immagini si sgranarono.
"Interferenze al segnale?" ipotizzai.
"Non c'è problema, chiamo l'antennista e fra cinque minuti è qui" mi rispose lei. Ma oltre al disturbo alla televisione stava accadendo qualcosa di strano... Le pareti della cucina vibravano, dapprima lievemente, poi in modo sempre più violento.
"Un terremoto?" pensai ad alta voce.
"Tanto il nostro condominio è antisismico di ultimissima generazione come tutti i condomini italiani" mi tranquillizzò mia moglie.
Si udì un fragore forte, violento. E poi un ticchettio sul vetro della finestra.
Andai di corsa e la spalancai. Un disco volante levitava a un metro dal davanzale. Si aprì uno sportello metallico e un omino verde sporse la testa.
"Scusate" si schernì. "Sono in anticipo, vero?"
"Direi! Devo andare al lavoro alle dieci, non alle nove".
"Scusate" ripeté lui con aria mortificata.
"Dai, vieni a prendere un caffè" lo invitai sorridendo.
"Accendo la televisione" mi disse mentre mi porgeva una tazza di latte. Il canale sul quale era sintonizzata stava trasmettendo una televendita di scarpe di marca disponibili a meno della metà del prezzo originale con trasporto gratuito e possibilità di restituzione e cambio modello fino a cinque volte.
"Che palle" si stizzì lei e subito cambiò canale schifata mettendo un notiziario.
Lo speaker stava annunciando che nel corso della seduta-fiume della sera precedente il senato aveva approvato a larghissima maggioranza il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari e la cancellazione totale dei rimborsi spesa.
"Ha chiamato mia madre per invitarci a pranzo" mi informò mia moglie. "L'ho mandata a fare in culo" aggiunse prima che io che facessi alcun commento. "A proposito" disse poi cambiando tono "temo di aver perso la tua prenotazione per assistere alla finale di Supercoppa fra Juve e Lazio".
"Pazienza, non è una cosa tanto grave" replicai tranquillo.
Intanto il notiziario televisivo stava annunciando la firma dell'accordo di pace fra Israele e Hamas e la nascita ufficiale dello stato palestinese. Ma qualcosa disturbò improvvisamente la trasmissione e le immagini si sgranarono.
"Interferenze al segnale?" ipotizzai.
"Non c'è problema, chiamo l'antennista e fra cinque minuti è qui" mi rispose lei. Ma oltre al disturbo alla televisione stava accadendo qualcosa di strano... Le pareti della cucina vibravano, dapprima lievemente, poi in modo sempre più violento.
"Un terremoto?" pensai ad alta voce.
"Tanto il nostro condominio è antisismico di ultimissima generazione come tutti i condomini italiani" mi tranquillizzò mia moglie.
Si udì un fragore forte, violento. E poi un ticchettio sul vetro della finestra.
Andai di corsa e la spalancai. Un disco volante levitava a un metro dal davanzale. Si aprì uno sportello metallico e un omino verde sporse la testa.
"Scusate" si schernì. "Sono in anticipo, vero?"
"Direi! Devo andare al lavoro alle dieci, non alle nove".
"Scusate" ripeté lui con aria mortificata.
"Dai, vieni a prendere un caffè" lo invitai sorridendo.
giovedì 12 marzo 2015
Tipologie di utenti su twitter
Dopo un paio d'anni trascorsi sul social network dei cinguettii ho cominciato finalmente ad ambientarmi. Allo stesso modo in cui, dopo due anni di residenza in un paese straniero, c'è chi scrive un libro per descrivere il carattere e le abitudini dei suoi abitanti, assai più banalmente dedico un post ad alcune tipologie di utenti twitteriani identificati nel corso della biennale esperienza.
Il ritwittatore compulsivo - Non scrive messaggi, si limita a ritwittare quelli di altri in modo massiccio. Se diventate follower di utenti simili la vostra home sarà invasa da migliaia di messaggi inutili, alla media di dieci al secondo, che non hanno un filo conduttore e nessuna attinenza l'uno con l'altro. Utente utile esattamente come un software per inondare di spam le caselle di posta elettronica. Probabilmente le due entità coincidono.
Il positivista umorista - I suoi tweet devono dare buonumore perciò sono un susseguirsi di battute, freddure, colmi e barzellette rapide, talvolta onestamente divertenti, bisogna riconoscerglielo.
Per aggiungere maggiore positività un tweet su dieci inizia con "io amo", seguito da qualunque cosa possa essere amata: "Io amo il gelato alla fragola", "io amo i film di Robert Zemeckis", "io amo gli orecchini rotti riparati col chewing gum e i lacci delle scarpe"...
Il disinformatore - La politica domina ovunque, twitter non fa eccezione e anche qui c'è chi segnala notizie politiche o di cronaca con commenti mirati e conformi all'ideologia dell'utente. Alcuni però compiono una vera e propria disinformazione riportando accenni a fatti o dichiarazioni corredati da link per approfondire l'argomento che però spesso non conducono a quotidiani o altri mezzi di informazione ma a blog o pagine su facebook... Come dire: una fonte moooooolto attendibile per credere alla veridicità delle affermazioni riportate (non che i quotidiani siano tanto migliori, eh! Anzi, spesso in questa categoria di "twittatori disinformatori" rientrano proprio gli account di giornalisti iscritti all'albo nazionale della categoria).
Il cercatore di followers - La sua tecnica per aumentare i followers (l'unica cosa che sembra realmente importargli) è semplicissima: diventa un tuo follower e contemporaneamente attende che tu lo ricambi diventando a tua volta un suo follower. Se dopo qualche giorno non hai provveduto, lui si cancella dalla tua lista per vendicarsi del mancato scambio di favori.
C'è qualche altra particolare tipologia di utenti twitteriani che avete messo a fuoco nel corso della vostra esperienza sul social network in questione?
Il ritwittatore compulsivo - Non scrive messaggi, si limita a ritwittare quelli di altri in modo massiccio. Se diventate follower di utenti simili la vostra home sarà invasa da migliaia di messaggi inutili, alla media di dieci al secondo, che non hanno un filo conduttore e nessuna attinenza l'uno con l'altro. Utente utile esattamente come un software per inondare di spam le caselle di posta elettronica. Probabilmente le due entità coincidono.
Il positivista umorista - I suoi tweet devono dare buonumore perciò sono un susseguirsi di battute, freddure, colmi e barzellette rapide, talvolta onestamente divertenti, bisogna riconoscerglielo.
Per aggiungere maggiore positività un tweet su dieci inizia con "io amo", seguito da qualunque cosa possa essere amata: "Io amo il gelato alla fragola", "io amo i film di Robert Zemeckis", "io amo gli orecchini rotti riparati col chewing gum e i lacci delle scarpe"...
Il disinformatore - La politica domina ovunque, twitter non fa eccezione e anche qui c'è chi segnala notizie politiche o di cronaca con commenti mirati e conformi all'ideologia dell'utente. Alcuni però compiono una vera e propria disinformazione riportando accenni a fatti o dichiarazioni corredati da link per approfondire l'argomento che però spesso non conducono a quotidiani o altri mezzi di informazione ma a blog o pagine su facebook... Come dire: una fonte moooooolto attendibile per credere alla veridicità delle affermazioni riportate (non che i quotidiani siano tanto migliori, eh! Anzi, spesso in questa categoria di "twittatori disinformatori" rientrano proprio gli account di giornalisti iscritti all'albo nazionale della categoria).
Il cercatore di followers - La sua tecnica per aumentare i followers (l'unica cosa che sembra realmente importargli) è semplicissima: diventa un tuo follower e contemporaneamente attende che tu lo ricambi diventando a tua volta un suo follower. Se dopo qualche giorno non hai provveduto, lui si cancella dalla tua lista per vendicarsi del mancato scambio di favori.
C'è qualche altra particolare tipologia di utenti twitteriani che avete messo a fuoco nel corso della vostra esperienza sul social network in questione?
martedì 22 luglio 2014
Self-made man - conclusione
Una carrellata finale su varie macchinette self-service:
Car-wash: sì, lo so, c'è sempre quello che: 'Eh, ma fatto a mano, con la spugna e il panno daino, viene meglio...'
Ditemi quel che vi pare, ma io ammetto che le MIE mani, sia pure attrezzate con spugna e panno daino, non riusciranno MAI a fare altrettanto bene. E mi affido (con soddisfazione) alla tecnologia lava-macchine self-service.
Bancomat: beh, questo lo usate anche voi, vero? Il suo unico difetto è che eroga soldi.
Sì, mi rendo conto che il suo scopo è proprio questo, ma il problema è che lo sanno anche quei due tizi dall'aria minacciosa chi vi si avvicinano alle spalle mentre state prelevando...
Sì, mi rendo conto che il suo scopo è proprio questo, ma il problema è che lo sanno anche quei due tizi dall'aria minacciosa chi vi si avvicinano alle spalle mentre state prelevando...
Distributore di benzina self-service: anche questo lo usano in tanti. Indubbiamente ha una serie di vantaggi rispetto al distributore “servito”:
-il prezzo del carburante è più basso;
-eroga l’intera somma richiesta e non tenta di fare il furbo trattenendo gli ultimi tre / quattro euro;
-non chiede la mancia;
-non lancia occhiate ammiccanti alla ragazza che sta in auto con voi.
Bambola gonfiabile: ecco, questo è l’unico apparato self-service che non ho mai sperimentato. È sicuramente contraddittorio rispetto alla mia indole, ma per quel tipo di servizi mi arrendo all'ineluttabile necessità di avere un’interazione con un altro essere vivente. Necessariamente di sesso femminile, biologicamente classificabile come umano (anzi, umanA), ed esteticamente definibile come “accettabile”.
E se un giorno inventassero il blog self-service che sforna articoli inserendo una monetina nell'apposita fessura?...
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