Il post di oggi è dedicato all'architettura, all'art nouveau, e a colui che ha saputo fondere le due cose creando quelli che sarebbero poi divenuti "cliché" di uno stile e di un'epoca.
Victor Horta (1861-1947) ha avuto a Bruxelles lo stesso ruolo di Antoni Gaudì a Barcellona o di Odon Lechner a Budapest.
La sua impronta sulla città non è vistosa, in linea con la discrezione quasi scandinava dei belgi, ma al tempo stesso ne costituisce un elemento importante.
Sono soprattutto le sue decorazioni di interni a trasmettere immediatamente la percezione di atmosfere fin-de-siècle, a far rivivere quel periodo ormai lontano in cui grandi fermenti culturali e ideologici hanno tentato di creare una nuova estetica.
Padiglioni, vetrate, piastrelle, decorazioni in cui predominano le linee curve, disegni eleganti, forme armoniose, cura dei dettagli, metalli finemente lavorati...
Ormai per noi sono dei cliché, come dicevo all'inizio. Ma quando Horta iniziò la sua attività erano una novità. Erano art nouveau.
Visualizzazione post con etichetta liberty. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta liberty. Mostra tutti i post
lunedì 12 settembre 2011
giovedì 18 agosto 2011
Voglio pagare qui le tasse
Appena tornato dalle ferie, posso dire solo una cosa: dopo aver ammirato il municipio di Montecatini decorato nel più squisito stile liberty, mi sono convinto che in un luogo del genere riuscirei a pagare le contravvenzioni dei vigili urbani e a fare lunghe code agli sportelli col sorriso sulle labbra.
Potrei passare ore ad ammirare le nicchie, le vetrate, le lesene, le ringhiere e ogni singolo dettaglio.
mercoledì 10 agosto 2011
Espressioni del bel tempo che fu
Vista la mia passione per lo stile liberty, la Belle Epoque e gli anni dorati a cavallo fra XIX e XX secolo, ogni tanto indugio più del dovuto su certi libri dell'epoca che non hanno alcun particolare merito letterario, ma solo l'intrinseco pregio di appartenere materialmente a quel periodo storico: sono pregni di tutte le suggestioni tipiche degli anni in cui furono giovani i nostri bisnonni.
La loro suggestività più specifica è nel linguaggio, un italiano ormai datato e pieno di clichè che caratterizzano il gusto estetico dell'epoca.
Una donna affascinante, ad esempio, aveva inevitabilmente le labbra tumide. E la sua pelle doveva per forza essere eburnea.
Avete idea di cosa significhino queste espressioni?
(Piccolo passatempo ozioso al quale pensare distrattamente sotto l'ombrellone ;-)
La loro suggestività più specifica è nel linguaggio, un italiano ormai datato e pieno di clichè che caratterizzano il gusto estetico dell'epoca.
Una donna affascinante, ad esempio, aveva inevitabilmente le labbra tumide. E la sua pelle doveva per forza essere eburnea.
Avete idea di cosa significhino queste espressioni?
(Piccolo passatempo ozioso al quale pensare distrattamente sotto l'ombrellone ;-)
mercoledì 25 maggio 2011
Michael Parkes
L'Art Nouveau, o come viene storicamente chiamata (solo) in Italia, Stile Liberty, è una forma espressiva nata a cavallo fra XIX e XX secolo che io adoro.
Perciò, nel corso delle mie ricerche di pittori contemporanei capaci di interessarmi non potevo non restare colpito da Michael Parkes.
L'artista americano definisce la sua opera "realismo magico", ma mi sembra abbastanza evidente il suo debito nei confronti di Alfons Mucha, Sartorio, Galileo Chini e Edward Burne-Jones.
Non si limita a copiare, questo è evidente.
Ha un suo stile, e soprattutto una tecnica pittorica molto raffinata e pressochè priva di difetti.
La stilizzazione degli elementi ha sicuramente il realismo magico che l'autore attribuisce alla propria arte (ma anche in questo caso si potrebbe dire che certi pittori di inizio '900 hanno precorso le sue idee...)
Insomma, un pittore (e scultore) che non si può definire completamente originale, ma che non posso fare a meno di apprezzare per la sua capacità di far rivivere figure e immagini raffinate che hanno plasmato l'immaginario collettivo dei nostri bisnonni.
Perciò, nel corso delle mie ricerche di pittori contemporanei capaci di interessarmi non potevo non restare colpito da Michael Parkes.
L'artista americano definisce la sua opera "realismo magico", ma mi sembra abbastanza evidente il suo debito nei confronti di Alfons Mucha, Sartorio, Galileo Chini e Edward Burne-Jones.
Non si limita a copiare, questo è evidente.
Ha un suo stile, e soprattutto una tecnica pittorica molto raffinata e pressochè priva di difetti.
La stilizzazione degli elementi ha sicuramente il realismo magico che l'autore attribuisce alla propria arte (ma anche in questo caso si potrebbe dire che certi pittori di inizio '900 hanno precorso le sue idee...)
Insomma, un pittore (e scultore) che non si può definire completamente originale, ma che non posso fare a meno di apprezzare per la sua capacità di far rivivere figure e immagini raffinate che hanno plasmato l'immaginario collettivo dei nostri bisnonni.
mercoledì 14 luglio 2010
Alfons Mucha
Alfons Maria Mucha (1860-1939) è stato una delle figure più rappresentative dell’art nouveau e quindi di quel fenomeno vasto passato alla storia in Italia come "liberty".
Sebbene si sia cimentato anche con la pittura e l’affresco (peraltro con risultati notevoli, ma sono pochi a conoscere le sue opere in questo settore) è rimasto celebre soprattutto per le sue illustrazioni che ancora oggi riescono a trasmettere l’immaginario collettivo di un’epoca.
Si tratta spesso di grafica pubblicitaria: locandine teatrali (qui accanto), manifesti per invitare a comprare un certo tipo di biscotti (in basso a sinistra), immagini che sarebbero servite a decorare calendari (a destra)… Ha realizzato anche il design di gioielli e arredi domestici.
Nonostante questo aspetto “commerciale”, i disegni di Mucha restano non solo icone di un certo periodo storico, ma anche autentiche opere d’arte nel senso ampio del termine. Le sue figure femminili, così palesemente idealizzate secondo i canoni estetici dominanti, hanno una vitalità espressiva che talvolta neppure certi ritratti fatti da professionisti riescono a trasmettere.
Uno dei miei artisti preferiti (e d'altronde credo sia ormai chiaro che lo stile liberty e tutti i suoi interpreti hanno sempre qualcosa di speciale per me).
Sebbene si sia cimentato anche con la pittura e l’affresco (peraltro con risultati notevoli, ma sono pochi a conoscere le sue opere in questo settore) è rimasto celebre soprattutto per le sue illustrazioni che ancora oggi riescono a trasmettere l’immaginario collettivo di un’epoca.
Si tratta spesso di grafica pubblicitaria: locandine teatrali (qui accanto), manifesti per invitare a comprare un certo tipo di biscotti (in basso a sinistra), immagini che sarebbero servite a decorare calendari (a destra)… Ha realizzato anche il design di gioielli e arredi domestici.
Nonostante questo aspetto “commerciale”, i disegni di Mucha restano non solo icone di un certo periodo storico, ma anche autentiche opere d’arte nel senso ampio del termine. Le sue figure femminili, così palesemente idealizzate secondo i canoni estetici dominanti, hanno una vitalità espressiva che talvolta neppure certi ritratti fatti da professionisti riescono a trasmettere.
Uno dei miei artisti preferiti (e d'altronde credo sia ormai chiaro che lo stile liberty e tutti i suoi interpreti hanno sempre qualcosa di speciale per me).
lunedì 7 giugno 2010
Altri pezzi di liberty
Anche in una giornata festiva, anche a pochi chilometri da casa mia sul litorale laziale, trovo sempre il modo di essere attratto dallo stile liberty, nel caso specifico quello imitativo di certe ville private.
Magari in questo caso non c'è solo ammirazione ma anche un po' d'invidia per i proprietari...
Magari in questo caso non c'è solo ammirazione ma anche un po' d'invidia per i proprietari...
lunedì 31 maggio 2010
Pezzi di liberty
Trascorrere la domenica in una città tranquilla e ricca di scorci interessanti come Pistoia è un piacere.
Ma spero che i vari restauri in corso su alcuni edifici storici vengano estesi anche alla Galleria Vittorio Emanuele, bellissimo esempio di locale in stile liberty che non è per niente valorizzato al momento attuale. Anzi, diciamo pure che è molto trascurato. Per fortuna le pitture sui soffitti e il trompe-l'oeil del cortile nascosto ancora mantengono il loro fascino.
Ma spero che i vari restauri in corso su alcuni edifici storici vengano estesi anche alla Galleria Vittorio Emanuele, bellissimo esempio di locale in stile liberty che non è per niente valorizzato al momento attuale. Anzi, diciamo pure che è molto trascurato. Per fortuna le pitture sui soffitti e il trompe-l'oeil del cortile nascosto ancora mantengono il loro fascino.
venerdì 30 aprile 2010
Odon Lechner
Già in altri post ho parlato della mia ammirazione per lo stile Liberty, l’Art Nouveau e tutto quel complesso movimento artistico che fra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 cercò di applicare l’estetica della bellezza (e non solo della mera funzionalità) agli oggetti di uso comune ma anche e soprattutto all’ambiente circostante: case, arredi, elementi urbanistici…
In quegli anni molti architetti seguirono con entusiasmo questi principii, e il favorevole contesto culturale gli permise di realizzare opere innovative e affascinanti, dando una nuova immagine a diverse città. Il caso più noto è ovviamente Barcellona.
La maggiore importanza assunta dal capoluogo catalano in seguito al crollo dell’impero spagnolo e alla perdita di prestigio di Madrid, e il sostegno economico della borghesia di Barcellona permisero la costruzione di tantissimi edifici pubblici e privati in linea con le tendenze dell’Art Nouveau. In questo contesto poterono operare al meglio delle loro capacità architetti come Josep Vilaseca i Casanovas, Josep Puig i Cadafalch, Lluís Domènech i Montaner e soprattutto Antoni Gaudì.
Ma sarebbe troppo scontato come post. Se possibile cerco sempre di spaziare oltre le cose già note alla maggioranza per fornire spunti nuovi.
Ebbene, qualcosa di simile accadde anche in un’altra capitale non molto lontana dall’Italia.
Nel 1867 gli Asburgo, consci dell’impossibilità di fermare le spinte indipendentiste delle varie etnie all’interno del loro dominio, concessero una larghissima autonomia almeno alla più numerosa fra esse, quella ungherese. L’impero Austriaco divenne ufficialmente impero Austro-Ungarico, e Budapest ebbe la possibilità di eleggere un proprio parlamento. Ovviamente questa quasi-indipendenza originò grande entusiasmo popolare, orgoglio nazionalistico e un prepotente fermento culturale, incluso il desiderio di creare un’arte veramente autonoma e libera dall’influenza tedesca.
In questo contesto, stimolati anche dal rinnovamento internazionale del Liberty, molti architetti ebbero la possibilità di cercare nuove forme espressive.
Odon Lechner (1845-1914), al pari di Gaudì, lasciò la propria impronta sulla capitale del suo paese. Per celebrare l’origine orientale del suo popolo (gli Ungari giunsero in Europa dall’Asia centrale, sostenendo di essere della stessa stirpe degli Unni) inserì elementi asiatici nelle strutture delle progettazioni, ovviamente perseguendo anche la bellezza estetica delle forme.
Il Museo delle Arti Applicate (in alto un interno) e la Cassa di Risparmio (in basso una guglia) sono solo alcuni esempi del suo stile così curato e attento ai dettagli. La sua mano ha plasmato molti altri edifici pubblici e privati della capitale magiara.
Etichette:
architettura,
Lechner Odon,
liberty,
stile
martedì 17 novembre 2009
Ancora sul liberty
Salsomaggiore Terme é una località che tutti gli italiani conoscono poiché... é il fantasmagorico palcoscenico di "Miss Italia".Personalmente, quel che ho avuto modo di ammirare della piccola città emiliana sono le Terme Berzieri, un capolavoro dello stile liberty decorato dal grande artista Galileo Chini, peraltro creatore anche delle Terme Tamerici di Montecatini di cui avevo già parlato in un altro post corredato da apparato fotografico.
La ricerca ossessiva della perfezione estetica, la cura maniacale per i dettagli decorativi e i motivi classicheggianti reinterpretati in chiave fin de siècle sono gli elementi che rendono straordinari questi luoghi.
Con tutto il rispetto per la Colombari e le altre vincitrici, la vera bellezza di Salsomaggiore l'ha creata Galileo Chini circa cento anni fa.
Etichette:
architettura,
Chini Galileo,
liberty,
stile
martedì 11 agosto 2009
Tamerici - 1
Come già detto nel post di rientro dalle ferie, nel corso del mio soggiorno a Montecatini ho potuto riammirare le terme Tamerici, un piccolo gioiello in stile liberty che purtroppo é in stato di semi-abbandono. "Semi" nel senso che la struttura é comunque utilizzata per mostre, iniziative, visite, ma é da un bel pezzo che non viene restaurata. Lo meriterebbe...
Nel post più in basso di questo ho inserito altre foto della struttura.
Iscriviti a:
Post (Atom)








