mercoledì 19 maggio 2021

Una poesia per Yumi & Nana

 ... che ovviamente non è opera mia poiché io non sono un poeta (neppure scrittore e fumettista in effetti ;-)
L'autore è il rockpoeta Daniele Verzetti che ha voluto omaggiare le due gentili fanciulle con dei versi a loro dedicati.
La riporto così come lui l'ha scritta, con un'aggiunta finale delle due destinatarie.

"YUMI E NANA"
(autore: DANIELE VERZETTI ROCKPOETA® )

Yumi e Nana
Amiche per la pelle
Figlie di una mano magica e talentuosa
Si sentono e si credono brutte
E gli altri, con crudele sadismo,
Glielo confermano per ferirle
Bullizzandole vergognosamente
Portando entrambe
Ad una forte carenza di autostima.

Crescono quasi insieme
E finalmente adesso
Con un lavoro,
E con un'autostima in parte recuperata
Entrambe
Hanno il ragazzo
Anche se nonostante ciò
E nonostante siano leggermente
Più sicure di loro stesse
L'autostima di entrambe
Latita ancora fortemente.

Unite indissolubilmente
Non si separeranno mai
Non permetteranno alla vita
Ed al loro creatore di far loro del male
Di allontanarle
Non potrebbero sopportarlo
Non riuscirebbero a farcela.

Yumi abbraccia Nana
Sorridono commosse
E si sentono per un attimo, bellissime
E sono davvero bellissime.
Sono davvero due meravigliosi fiori
E non solo per la durata di un istante,
Possono esserlo sempre
E restarlo per sempre
Se solo lo capissero...

Peccato che non sappiano vedersi
Con gli occhi più obiettivi
E comunque il problema è irrilevante
Perché sono due angeli dentro
Ironici
Capricciosi a volte
Confusi
Gelosi ed impauriti
Sono due ragazze normali
Sono soltanto Yumi e Nana.


lunedì 17 maggio 2021

Yumi & Nana - Aiutante inattesa (2)

Dopo la rievocazione drammatica - ma per certi aspetti doverosa - degli anni della guerra nell'ultimo post, si ritorna alla ordinaria leggerezza delle strisce di Yumi & Nana.


venerdì 14 maggio 2021

Ricordi della guerra

Il post odierno si discosta parecchio dalla programmazione ordinaria del blog. I contenuti sono particolarmente seri, e ovviamente c'è un motivo.
L'idea è nata qualche mese fa in seguito a uno scambio di commenti con l'amico Nick. L'intento è di mantenere viva la memoria della guerra vissuta dai nostri padri nei luoghi in cui si trovavano.
Di Civitavecchia, la città in cui sono nato, ho già parlato qui 
Il 14 maggio è una data drammatica per la sua storia poiché è il giorno in cui dovette subire il primo bombardamento ai tempi della seconda guerra mondiale, nell'anno 1943. Il bollettino militare dell'epoca parla di "circa 200 bombe" sganciate sull'abitato. Ma il dato numerico che fa realmente impressione è quando vengono "segnalati 286 morti e oltre 300 feriti". 
Fu solo l'inizio. Per dodici mesi esatti, sino a maggio del 1944, la città venne costantemente colpita dai bombardieri angloamericani (87 incursioni) che distrussero quasi completamente l'abitato, senza fare distinzioni fra obiettivi militari e edifici civili. I morti complessivi furono circa quattrocento, compresi i miei bisnonni paterni.
La mia generazione mantiene una memoria viva di quell'evento pur non avendolo vissuto, poiché è la generazione di chi è cresciuto con genitori, nonni e zii che parlavano spesso di quel periodo così nero. Sin da bambino ho sentito raccontare decine di volte i ricordi, gli episodi, gli aneddoti di quei momenti durissimi, con descrizioni così dettagliate che ho finito per averne quasi una percezione vivida.
Così, anche se ovviamente quella che segue è solo la mia immaginazione, in una giornata del genere io provo a vedere quei ricordi di famiglia.
Dunque è il 14 maggio 1943. L'ipotesi che Civitavecchia (come qualunque altra città italiana) possa essere colpita dai "nemici" non è improbabile, c'è tensione già da parecchi giorni.
Vedo mia zia, una donna sposata da pochi anni e ancora giovanissima. Sta versando dell'acqua nel lavabo e lo scroscio risuona fra le pareti. É particolarmente intenso, in effetti troppo intenso... Il suono diventa cupo, c'è qualcosa di innaturale. Mia zia gira gli occhi verso la finestra e si accorge che i vetri stanno tremando.
É colta dal panico. Corre giù per le scale, urla "Arrivano! Arrivano!"
Ormai il rombo dei quadrimotori risuona nitido nell'aria. Mia zia e sua sorella corrono giù in cantina, non la scelta migliore, ma sono due giovani poco più che ventenni e hanno il terrore addosso.
Si ode il primo boato, poi un secondo, un terzo.... In pochi secondi è impossibile distinguerli l'uno dall'altro, è un'esplosione continua e il soffitto sembra vibrare. Le due sorelle si appiattiscono su una parete della cantina e pregano Cristo di proteggerle da quell'apocalisse.
All'improvviso, una deflagrazione più potente delle altre. É come se un camion a tutta velocità si fosse schiantato sul muro. Le due giovani si ritrovano scaraventate sulla parete opposta, mentre quella dove si appoggiavano un attimo prima si è riempita in un istante di crepe, l'intonacatura e venuta via ed è sparsa sul pavimento, c'è una nuvola di polvere. Le due sorelle urlano e invocano Dio. Ormai mia zia si aspetta di morire, è convinta che alla prossima esplosione lei e sua sorella lasceranno questo mondo.
Ma adesso i boati tuonano più lontani, e poi sembrano finalmente terminare. I boeing hanno sganciato i loro ordigni e se ne sono andati via, lasciandosi dietro un silenzio che ora appare irreale. Le due giovani salgono prudentemente lungo le scale: gli tremano le gambe, ma arrivano fino al portone di casa e lo aprono. L'aria sembra diventata tossica, tuttavia escono fuori per vedere. Lo sguardo si fissa sgomento sulla casa dei loro vicini. Che non esiste più. Sono rimasti solo dei tronconi di mura accartocciate al suolo. Le altre palazzine lungo la via sono ancora in piedi, ma con larghe crepe, a una è crollata la facciata. La strada è sventrata da una voragine. Si odono dei lamenti, ci sono colonne di fumo, un odore acre brucia le narici. Una sorella, la minore, quella ancora signorina, si porta le mani sugli occhi e piange sommessamente. L'altra, quella sposata, le poggia un braccio sulle spalle e la tiene stretta a se.
E ora vedo mio nonno, un uomo sui trent'anni che, in mezzo al caos, rivolgendosi a gente sconvolta quanto lui, chiede notizie dei suoi genitori. Viene a sapere che purtroppo sono rimasti feriti, forse travolti da un crollo. Alcuni parenti li hanno caricati su un carro per portarli nel vicino paese di Allumiere, visto che l'ospedale locale (a sua volta danneggiato dalle bombe) non è in grado di soccorrere tutti: ci sono centinaia di persone che necessitano di essere medicate. Malgrado il comprensibile clima di paura che lo circonda, mio nonno vuole andare da loro. La distanza è di pochi chilometri, ma in quel contesto è un viaggio non facile. Però sono i suoi genitori, coloro che gli hanno dato la vita. Dopo essersi organizzato per mettere al sicuro moglie e figli, si avvia verso Allumiere montando come passeggero sul carro di un contadino. Scoprirà che il viaggio della speranza non è servito: i suoi genitori avevano riportato delle ferite troppo gravi, non c'è stato modo di salvarli.
Mio nonno li rivede, ma soltanto per porgergli l'ultimo saluto. Lui ha una grande passione per la poesia, ha sempre una penna in tasca pronta a dare forma all'ispirazione creativa. Stavolta però gli serve solo per scrivere su una bara "papà" e sull'altra "mamma". Un gesto di affetto e anche un modo per riconoscere i feretri quando li farà riesumare, perché il giorno in cui la guerra sarà finita lui conta di riportarli a Civitavecchia e seppellirli lì, dove sono nati e dove sono tutti i loro antenati.
Ma quando sarà "tutto finito?"
Purtroppo non tanto presto. Come dicevo, quello fu solo il primo di numerosi bombardamenti.
Inevitabilmente quasi tutti i civili sono obbligati a fuggire verso i paesi vicini (i miei famigliari scelgono Monte Romano, dove hanno dei parenti). Peraltro bisogna sperare che quei paesi non siano inseriti nell'elenco degli obiettivi militari. Ma gli aerei seguono una rotta, e quando il rombo cupo dei bombardieri inizia a risuonare nell'aria nessuno può sapere se stanno solo transitando per proseguire oltre, o se invece scateneranno l'inferno.
Ed ecco che stavolta vedo mio zio. Mio padre ha solo cinque anni, non è pienamente consapevole di quello che sta accadendo. Ma suo fratello maggiore - pur essendo in fondo anche lui un bambino - ormai è abbastanza grande da capire l'orrore che incombe su di loro: il rumore sinistro dei quadrimotori americani è un potenziale messaggero di morte e distruzione, e con tremenda lucidità lui se ne rende conto. Mia zia - quella che si era rifugiata in cantina con la sorella - quando quel suono orribile echeggia fra le nuvole osserva il nipote e viene presa dalla paura assurda (ma neanche tanto a pensarci bene) che il ragazzino possa morire non per le bombe, ma per un arresto cardiaco: in quei momenti il pallore del suo volto è quello di chi sta per avere un collasso, gli si legge il terrore negli occhi. Purtroppo quel ragazzino ne dovrà passare ancora tante di giornate simili. Gli toccherà crescere in fretta e superare precocemente ogni paura, come d'altronde tutti i bimbi della sua generazione. 
Intanto la guerra, oltre alla distruzione, porta la fame. I risparmi finiscono rapidamente, e comunque nel caos degli eventi bellici gli approvvigionamenti alimentari sono talmente difficoltosi che può persino capitare che, pur avendo ancora qualche soldo in tasca (nonché l'imprescindibile tessera annonaria), tale disponibilità economica sia inutile perché lo spaccio ha terminato le provviste.
Ora vedo mio padre. É un bambino di cinque anni che sta perdendo peso per quanto poco mangia. Gli adulti si arrangiano come possono, ma non è facile. Può capitare che vedano un contadino con ceste piene di piccoli legumi verdi che sembrano fave. Gli chiedono se è così, ma l'uomo spiega che in realtà li colgono da una pianta selvatica e che quei frutti vengono chiamati "favette": sono così amare e cattive che le usano solo come mangime per il bestiame. Teoricamente sono utilizzabili anche per l'alimentazione umana, non sono velenose; però talmente disgustose che, no, nessuno le mangerebbe.
Con un po' di imbarazzo mia nonna chiede: "Ce ne regalerebbe un sacchetto?..."
Per mesi vanno avanti con queste soluzioni di fortuna: grasso di pecora bollito, pane casereccio razionato sino a diventare rifatto. Eppure capitano giorni in cui mio nonno sostiene non avere fame. Nonostante lo stupore generale insiste a dire che, no, davvero, non ha appetito, e quindi spezza la sua parte di pane in due e... la da ai figli piccoli.
La fame è un problema comune fra gli sfollati. Al marito di mia zia, calzolaio, ogni tanto qualcuno chiede "un buco in più sulla cinta". Ovviamente sempre a stringere. Lussi come il caffè e il tabacco non sono neppure da prendere in considerazione, perciò qualche concittadino prova a ingannare il palato sorseggiando infuso di cicoria, mentre i fumatori incalliti riempiono la cartina con tritume di foglie secche e fanno finta che sia una vera sigaretta.
Ma la guerra non vuole saperne di finire e li insegue persino in quel paesino strategicamente inutile: un giorno un aereo nemico lo sorvola e sgancia una bomba che cade inesorabilmente proprio verso la piazza centrale dell'abitato, è l'incubo che continua. Però fortunatamente l'ordigno non esplode. Si schianta sul selciato come un blocco di metallo inerte. Forse un cedimento strutturale, o forse l'equipaggio dell'aereo doveva sbarazzarsi di una bomba difettosa e con l'occasione ha voluto prendersi gioco dei civili nemici. Oppure era un atto voluto, impedito solo dalla casualità (non infrequente) di un innesco difettoso. Mio padre si avvicina con curiosità infantile a quella sorta di lungo silos, subito fermato da mia nonna che lo trascina via. L'oggetto resterà per qualche giorno lì in mezzo, come un monito, prima di essere neutralizzato.
La guerra è soprattutto un meccanismo infame che disumanizza chi vi si trova coinvolto. Così, una mattina in cui i miei famigliari stanno camminando verso l'orto di un parente per raccogliere qualche ortaggio, si accorgono che un incursore americano sta planando verso il basso. Loro sono due uomini in borghese, alcune donne e persino due bambini: certamente non hanno l'aria di un contingente militare. Stanno fuori dal paese, l'orto in cui si stanno recando è a un passo dal cimitero e non ci sono edifici che possano nascondere postazioni belliche. Eppure l'incursore aziona la mitragliatrice. Dal cielo arrivano proiettili, i miei parenti iniziano a correre terrorizzati. Dura solo pochi istanti per fortuna, l'aereo riprende subito quota e prosegue il suo volo. Ma perché il pilota ha compiuto un gesto simile? Per crudeltà? Per frustrazione, perché magari aveva visto morire un suo commilitone abbattuto da quei "bastardi" degli italiani? Per un errore di valutazione, di cui poi si sarà pentito dopo aver capito che quelle figure che scorgeva dall'alto erano solo un gruppo di civili? Chi lo sa, chi lo può dire? Come dicevo, il meccanismo della guerra è proprio disumanizzare un essere umano.
Intanto i miei famigliari riprendono fiato. Sembra che nessuno sia rimasto neppure ferito, meno male. Ancora spaventati proseguono il loro cammino verso l'orto e lì, purtroppo, scoprono che qualcuno è stato meno fortunato. Un contadino monteromanese è riverso al suolo. Mio padre, un bimbo di cinque anni, vede a pochi passi da lui un uomo colpito a morte da proiettili sparati a caso da un aereo...
Le privazioni e la paura continuano fino alla tanto agognata conclusione della guerra, che però non significherà tornare subito alla vita precedente. Quasi tutta Civitavecchia è stata distrutta, e anche la loro casa è una delle tante ridotte in macerie. A mio zio, sebbene, sia solo un bimbo da quinta elementare, viene chiesto di aiutare il papà a scavare tra le mura crollate, alla ricerca di qualcosa di salvabile. E quel papà - mio nonno - qualcosa recupererà. Darà particolare importanza affettiva a degli spartiti, perché lui è anche un maestro di musica e adora l'opera. Ma per il momento c'è poco da cantare. Ci vorranno ancora anni per poter tornare a vivere in una sorta di normalità. Gli anni della ricostruzione, delle ristrettezze economiche e dei grossi sacrifici del dopoguerra, grazie ai quali quelli della generazione successiva - la mia - hanno potuto vivere in un contesto decisamente più favorevole.
Ed è questo il motivo per cui noi figli e nipoti, pur non avendo vissuto di persona quegli anni orribili, ne manteniamo viva la memoria: perché siamo consapevoli che abbiamo beneficiato in prima persona di quei sacrifici e non potremo mai ringraziare abbastanza coloro che si sono impegnati tanto per permettercelo.

mercoledì 28 aprile 2021

L'illusione dello scribacchino

Non so se avete mai letto Fernando Pessoa, sicuramente lo avrete sentito nominare. In quella sorta di diario lirico postumo ricostruito dagli studiosi della sua opera, il "Libro dell'inquietudine", c'è un frammento particolarmente significativo:

Quando sono sdraiato sulla mia poltrona e solo un tenue filo mi lega alla vita, con quale chiarezza descrivo nella mia riflessione, dettandoli all'inerzia, i paesaggi che non potrò mai narrare e le frasi che non scriverò mai! Scandisco periodi interi, perfetti in ogni loro parola; ascolto trame di drammi che esistono nella mia immaginazione; seguo verso per verso la scansione ritmica di interi poemi [...] Ma se mi muovo dalla poltrona dove alimento queste sensazioni quasi perfette e mi siedo al tavolo per scriverle, le parole svaniscono, e i drammi si interrompono [...]
Ho avuto tutti i progetti possibili. L'Iliade che ho composto possedeva la logica di un'ispirazione e una successione ferrea di epodi sconosciuta a Omero. Al confronto con la studiata perfezione dei miei versi inesistenti l'esattezza di Virgilio è povera e la forza di Milton è fiacca. Le mie allegorie satiriche sono superiori a Swift per precisione simbolica e per la perfezione dei dettagli [...]
Sono stato un genio in qualcosa di più che nel sogno e in qualcosa di meno che nella vita.

É una sensazione che conosco e che probabilmente anche altri posseduti dall'ossessione per la scrittura conoscono. Nel dormiveglia delle albe dei giorni festivi, quante idee, ispirazioni, spunti, "periodi interi" che parevano impeccabili. Che però, trascrivendoli più tardi, non sembrano più così impeccabili. In effetti nel momento in cui scorrevano nella mente resa serena e intorpidita dal riposo erano lievemente diversi. Qualcosa è rimasto nella memoria, ma qualcosa no. E ciò che è rimasto non basta mai a ricostruire nel dettaglio quel che è andato perduto...
(Scusate l'interruzione della programmazione ordinaria, smetto subito di delirare. Lunedì si riparte con le strisce fumettistiche).

sabato 3 aprile 2021

Pasqua con chi vuoi?

Recita così il detto, no? Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi, ma sappiamo bene che quest'anno non sarà possibile.
Non è l'unica limitazione alla quale ci ha costretto questo virus malefico, e sono costretto ad ammettere che sto diventando insofferente. Nei post pasquali degli anni precedenti ho sempre fatto riferimento all'immagine simbolica della "resurrezione" di cui talvolta abbiamo bisogno nel corso della vita, perché capita di dover risorgere anche se si è tecnicamente ancora vivi e vegeti. Quando si sente il freddo dentro la propria anima, si prega di poter rifiorire allo stesso modo in cui ciò riesce magicamente alla natura intorno a noi in questo periodo dell'anno.
Stavolta non mi aspetto nessuna resurrezione, presumo che continuerò a percepire il gelo anche quando giungerà agosto.
Ma come scrivevo su twitter qualche giorno fa, persino quando dico che ho smesso di sperare, in realtà non ho ancora smesso di sperare.
Buona Pasqua a tutti. Se non c'è la sorpresa nell'uovo quanto meno si potrà mangiare dell'ottima cioccolata.

giovedì 11 marzo 2021

Il punto della situazione (ovvero: un post ricorrente in questo blog)

Questo genere di post è il tipico aggiornamento (che nessuno ha richiesto) sulle mie attività "creative", grazie al quale posso darmi un po' di arie come se fossi davvero un autore con una sua fandom. Perciò, siate pietosi: magari postate pure qualche commento tipo "siii!!! aspetto con trepidazione le nuove pubblicazioni!!!" così stanotte posso dormire tronfio e soddisfatto di me ;-)
L'ultima volta che ho postato un aggiornamento avevo accennato a un progetto grafico non legato ai fumetti. Ovviamente si trattava delle "Famous views of Tokyo" che ho reso disponibili per la lettura gratuita a gennaio.
Avevo anche detto che stavo provando a creare strisce umoristiche alternative a Yumi e Nana, che forse si sarebbero prese un anno di vacanza. Ma avrete capito dal post di lunedì 8 marzo che in fondo sono troppo affezionato alle due donzelle. Sto già creando le loro prime strisce per il 2022 (sì, mi piace organizzarmi con un certo anticipo ;-)
Sempre in quel post dello scorso anno avevo anticipato che stavo elaborando tre albi a fumetti contemporaneamente. Uno di questi progetti si è arenato (forse in modo definitivo), per il secondo invece ho le motivazioni giuste per tornarci sopra più avanti, il terzo invece è concluso. Si tratta del mio personale omaggio alla musica, quella straordinaria espressione della creatività umana che rende la vita (almeno la mia) più tollerabile grazie alla sua forza evocativa e alla capacità di trasmettere emozioni.
Quasi inutile aggiungere (visto che sono noiosamente metodico nel mio modus operandi) che è disponibile su amazon.
Per quanto riguarda altri generi di attività creativa, ammetto che continuo a rimandare il ritorno alla scrittura, anche se la tentazione c'è. Non faccio previsioni in merito, ormai sono abituato ad assecondare certi impulsi soltanto nel momento in cui compaiono, senza forzare né spingere.
Ci risentiamo non appena avrò voglia di ri-sfoggiare un contegno da creativo auto-pubblicato e auto-illuso ;-)

martedì 9 marzo 2021

Yumi & Nana - Non ricordo...

... e riprendiamo da dove eravamo rimasti prima che Yumi iniziasse la lunga rievocazione di come ha avuto inizio l'amicizia tra lei e Nana.


 

lunedì 8 marzo 2021

Yumi & Nana EXTRA - Festa delle Donne

É lunedì, ma la striscia della programmazione "ordinaria" di Yumi e Nana viene eccezionalmente rimandata a domani.
Perché oggi - ovviamente sapete che giorno è oggi - dovevo fare una cosa importantissima e non potevo assolutamente rinunciare. Quindi vado subito, anzi, corro. 
Volete venire anche voi?

domenica 14 febbraio 2021

Yumi & Nana EXTRA - San Valentino 2021

Piccolo extra legato alla data che tanti dolori ha inflitto alle povere Yumi e Nana ;-)
La programmazione delle strisce ordinaria continua ogni lunedì e siamo ancora nel bel mezzo dei ricordi scolastici relativi all'origine all'amicizia fra le protagoniste.
Oggi però si torna un attimo al presente per sbirciare come stanno vivendo la fatidica giornata odierna...

mercoledì 27 gennaio 2021

Genova

Nei mesi scorsi, nei momenti in cui il lockdown veniva sospeso, per motivi famigliari sono dovuto andare varie volte a Genova (colgo l'occasione per salutare i bloggers Daniele Verzetti e Massimiliano Riccardi :-) 
É stata una vera scoperta per me: ho scattato tante foto e ne voglio condividere alcune con voi, aggiungendo l'invito (se non ci siete mai stati) a recarvici di persona quando torneranno le condizioni per viaggiare senza rischi.
Per raccontare Genova bisogna per forza partire dal porto, qui inquadrato in modo da mettere in primo piano la biosfera con fauna tropicale al suo interno.


Ma come è noto Genova è anche una città sviluppata in altezza, infatti abbondano vicoli e scalinate che si inerpicano verso la parte interna.

Percorrendo queste stradine inaccessibili alle auto (perché troppo strette o perché fatte a gradini) si possono trovare piccoli tesori nascosti, come la Chiesa di Santa Maria in Castello che meriterebbe un post apposito per illustrare tutti i suoi affreschi, il suo chiostro, il suo giardino...





A volte queste viuzze coi palazzi addossati si allargano in modo improvviso e fanno scoprire piazzette più ariose, tipo quella in cui sorge una chiesa da poco restaurata che ospiterà una sezione della Facoltà di Architettura dell'Università cittadina.


Le statue e le lesene non sono vere ma dipinte. In effetti le mura affrescate con effetto trompe-l'oeil sono una caratteristica tipica di Genova. Si può ammirare in edifici storici importanti come l'antica Dogana, ma anche in normali palazzi civili dove accanto a una tipica persiana genovese ce ne sta una (altrettanto tipica) fatta di pittura e illusione...



Contrariamente alla leggenda sulla parsimonia genovese, l'architettura sontuosa non manca. I celebri palazzi "dei Rolli" in via Garibaldi ospitavano le famiglie cittadine più ricche, e qui potete vedere Palazzo Podestà e il particolare di una finestra di un altro edificio storico che oggi ospita il Municipio.



Anche i palazzi più moderni (per modo di dire: risalgono in gran parte agli inizi del '900) che costeggiano via XX Settembre sono uno spettacolo per gli occhi.


Questa è solo una rapida carellata per farsi un'idea, considerato che ho omesso gli edifici più celebri come la Cattedrale di San Lorenzo, il Palazzo Reale e il Palazzo Ducale (ma sono talmente noti che li avrete sicuramente già visti, no?) L'atmosfera del centro storico si può vivere solo camminando e perdendosi nel suo labirinto di stradine, carrugi e creuze.
Anche Piazza De Ferrari è ben nota, io ne fornisco una visione molto festiva con le luminarie natalizie.


Insomma, Zena mi è proprio piaciuta.

mercoledì 6 gennaio 2021

Un regalo ai lettori del blog

Il qui presente befano ha preparato un bel pacco di carbone per voi... Ma prima di spiegarvi nel dettaglio di cosa si tratta è necessaria un'introduzione.
Adoro le stampe tradizionali giapponesi, le cosiddette ukiyo-e, in particolare quelle paesaggistiche.
Fra i libri più celebri di questa forma d'arte ci sono infatti le "Trentasei vedute del monte Fuji" di Hokusai e le "Cento vedute famose di Edo" di Hiroshige.
Mi sarebbe piaciuto saper creare qualcosa di simile, ma purtroppo non sono un disegnatore...
... e d'altro canto non sono neppure un fumettista, tuttavia ci provo ugualmente sfruttando un software apposito.
Per dirla tutta non sono neppure uno scrittore, tanto meno un blogger, ma ciò non è mai stato un ostacolo per la mia spudorata voglia di ammorbare il web con i deliri della parte destra del mio cervello, che si ostina a essere inutilmente attiva.
Così, utilizzando programmi di photo editing, immagini di dominio pubblico presenti sul web e sinapsi particolarmente tossiche della mia testa malata, ho dato vita a una breve serie di "stampe" che rappresentano luoghi celebri della Tokyo moderna, però frequentata da abitanti di quella antica...
Se volete tentare di decifrare i miei deliri potete scaricare gratuitamente l'opera in questione. É in formato MOBI che può essere letto dal kindle, quindi anche dai software "kindle for pc" e "kindle for android" che si installano sul computer o sul tablet per leggere gli ebook di amazon. Per inciso, sono anche preferibili come opzione di lettura perché visualizzano le immagini a colori, a differenza del lettore kindle (e il cromatismo è un elemento importantissimo in queste immagini).
L'ebook è caricato su mediafire, la nota piattaforma di file hosting. Vi fornisco il link per il download gratuito (il file "pesa" circa 20 MB. Mi raccomando di cliccare soltanto sul riquadro blu con la scritta "download" in alto a destra riferita al documento Famous views, non cliccate nient'altro):


EDIT: ho aggiunto una seconda versione in formato pdf, meno pratica come ebook ma facilmente apribile e sfogliabile come documento multipagina su qualsiasi pc. Il link è il seguente:


Se siete interessati ma preferireste che l'ebook fosse in un formato diverso fatemelo sapere nei commenti, vediamo se posso predisporre delle edizioni alternative.
Buona Epifania a tutti!