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mercoledì 28 aprile 2021

L'illusione dello scribacchino

Non so se avete mai letto Fernando Pessoa, sicuramente lo avrete sentito nominare. In quella sorta di diario lirico postumo ricostruito dagli studiosi della sua opera, il "Libro dell'inquietudine", c'è un frammento particolarmente significativo:

Quando sono sdraiato sulla mia poltrona e solo un tenue filo mi lega alla vita, con quale chiarezza descrivo nella mia riflessione, dettandoli all'inerzia, i paesaggi che non potrò mai narrare e le frasi che non scriverò mai! Scandisco periodi interi, perfetti in ogni loro parola; ascolto trame di drammi che esistono nella mia immaginazione; seguo verso per verso la scansione ritmica di interi poemi [...] Ma se mi muovo dalla poltrona dove alimento queste sensazioni quasi perfette e mi siedo al tavolo per scriverle, le parole svaniscono, e i drammi si interrompono [...]
Ho avuto tutti i progetti possibili. L'Iliade che ho composto possedeva la logica di un'ispirazione e una successione ferrea di epodi sconosciuta a Omero. Al confronto con la studiata perfezione dei miei versi inesistenti l'esattezza di Virgilio è povera e la forza di Milton è fiacca. Le mie allegorie satiriche sono superiori a Swift per precisione simbolica e per la perfezione dei dettagli [...]
Sono stato un genio in qualcosa di più che nel sogno e in qualcosa di meno che nella vita.

É una sensazione che conosco e che probabilmente anche altri posseduti dall'ossessione per la scrittura conoscono. Nel dormiveglia delle albe dei giorni festivi, quante idee, ispirazioni, spunti, "periodi interi" che parevano impeccabili. Che però, trascrivendoli più tardi, non sembrano più così impeccabili. In effetti nel momento in cui scorrevano nella mente resa serena e intorpidita dal riposo erano lievemente diversi. Qualcosa è rimasto nella memoria, ma qualcosa no. E ciò che è rimasto non basta mai a ricostruire nel dettaglio quel che è andato perduto...
(Scusate l'interruzione della programmazione ordinaria, smetto subito di delirare. Lunedì si riparte con le strisce fumettistiche).

giovedì 11 marzo 2021

Il punto della situazione (ovvero: un post ricorrente in questo blog)

Questo genere di post è il tipico aggiornamento (che nessuno ha richiesto) sulle mie attività "creative", grazie al quale posso darmi un po' di arie come se fossi davvero un autore con una sua fandom. Perciò, siate pietosi: magari postate pure qualche commento tipo "siii!!! aspetto con trepidazione le nuove pubblicazioni!!!" così stanotte posso dormire tronfio e soddisfatto di me ;-)
L'ultima volta che ho postato un aggiornamento avevo accennato a un progetto grafico non legato ai fumetti. Ovviamente si trattava delle "Famous views of Tokyo" che ho reso disponibili per la lettura gratuita a gennaio.
Avevo anche detto che stavo provando a creare strisce umoristiche alternative a Yumi e Nana, che forse si sarebbero prese un anno di vacanza. Ma avrete capito dal post di lunedì 8 marzo che in fondo sono troppo affezionato alle due donzelle. Sto già creando le loro prime strisce per il 2022 (sì, mi piace organizzarmi con un certo anticipo ;-)
Sempre in quel post dello scorso anno avevo anticipato che stavo elaborando tre albi a fumetti contemporaneamente. Uno di questi progetti si è arenato (forse in modo definitivo), per il secondo invece ho le motivazioni giuste per tornarci sopra più avanti, il terzo invece è concluso. Si tratta del mio personale omaggio alla musica, quella straordinaria espressione della creatività umana che rende la vita (almeno la mia) più tollerabile grazie alla sua forza evocativa e alla capacità di trasmettere emozioni.
Quasi inutile aggiungere (visto che sono noiosamente metodico nel mio modus operandi) che è disponibile su amazon.
Per quanto riguarda altri generi di attività creativa, ammetto che continuo a rimandare il ritorno alla scrittura, anche se la tentazione c'è. Non faccio previsioni in merito, ormai sono abituato ad assecondare certi impulsi soltanto nel momento in cui compaiono, senza forzare né spingere.
Ci risentiamo non appena avrò voglia di ri-sfoggiare un contegno da creativo auto-pubblicato e auto-illuso ;-)

giovedì 13 giugno 2019

Progetti in corso

Essendo ormai totalmente assorbito dalla possibilità di "creare" manga grazie al software ComiPo!, al momento sono concentrato solo su progetti collagistici. Qualche idea scrittoria c'è, ma la tengo accantonata per periodi futuri in cui sarò meno coinvolto dall'attività da pseudo-mangaka.
Riguardo quest'ultima, ho temporaneamente messo da parte la serie "Aikawa High School", che essendo composta da volumi autoconclusivi può essere lasciata e ripresa senza alcun problema.
Sto invece lavorando a una nuova serie composta da episodi collegati fra loro con personaggi ricorrenti, anche questa di ambientazione scolastica e situata sempre nel comicverse in cui si svolgono le vicende della Aikawa (ma la scuola non è la stessa).
Se tutto va bene, conto di far uscire il primo volume entro la fine di giugno (ma forse più ai primi di luglio) e il secondo volume a settembre. E ne dovrebbero seguire altri, almeno nelle mie intenzioni. Non faccio troppe anticipazioni riguardo la trama, preferisco attendere e avere la certezza che i tempi di pubblicazione siano quelli che mi sono prefissato. A quel punto darò qualche anticipazione ;-)
In realtà mi frullano anche altri progetti in testa, le idee ribollono, però il tempo continua a essere limitato perché - per fortuna! - ho ancora otto ore al giorno impegnate dal lavoro e altrettante dalla mia famiglia.
Come già accennato intendo proseguire con gli yonkoma di "Yumi & Nana", che il prossimo anno sarebbero ormai ex liceali nonché maggiorenni (ma ancora giovani, eh!)
Seguiranno ulteriori aggiornamenti ;-)

lunedì 16 aprile 2018

Dai fumetti ai fumetti

Come avrete intuito leggendo l'ultimo post, i fumetti sono uno dei miei interessi.
In effetti ho imparato a leggere speditamente grazie agli albi di "Topolino", "Braccio di Ferro", "Geppo" e "Provolino" che i miei genitori e i miei zii mi compravano spesso. Molti della mia generazione hanno seguito un percorso analogo (a quei tempi non c'erano tablet, smartphone e pc ;-)
Per parecchi anni ho letto prevalentemente fumetti. Anche qualche libro "per ragazzi", però soprattutto fumetti. Da "Topolino" sono passato a "Martin Mystère", "Dylan Dog", le riviste di manga "Mangazine" e "Kappa". Però mentre frequentavo l'università ho cominciato a leggere anche tantissima narrativa, in parte testi obbligatori per gli esami e in parte testi che mi incuriosivano a titolo personale.
Da allora, per diverse decadi (purtroppo ormai devo conteggiare la mia vita usando queste frazioni temporali molto ampie) i romanzi e le raccolte di racconti hanno sempre oltrepassato i fumetti in termini di quantità. Continuavo a leggere sia narrativa che graphic novels, ma con un rapporto di 4:1 in proporzione.
Negli ultimi mesi la tendenza si sta invertendo. Sto leggendo fumetti e romanzi in quantità equivalenti, non escludo che nel corso dell'anno i primi finiscano col prevalere sui secondi.
Se dovessi dare una spiegazione del perché di questa inversione mi verrebbe da dire: per sentirmi di nuovo ragazzino :-D
Però in realtà non mi pongo troppo il problema, ormai sono arrivato al punto di accettare e giustificare ogni bizzarria dei miei neuroni, compreso il ritorno dei fiamma in grande stile per il fumetto.
Mi sto addirittura adoperando per scriverne uno. Il romanzo fantasy di cui ho parlato è in fase di editing, conto di pubblicarlo nei prossimi mesi. Però dopo vorrei provare a scrivere una storia un fumetti: non delle semplici strisce per le quali basta un software grafico come quelle di Writerman, stavolta sarebbe una cosa più professionale.
Naturalmente ciò implica un piccolissimo problema di nessunissima importanza, ovvero il fatto che io non so disegnare e quindi dovrò assumere un disegnatore e pagarlo. Ma questo è un particolare secondario...
:-P

giovedì 1 febbraio 2018

I dubbi di un principiante alle prese con un romanzo fantasy

L'annunciata auto-sfida scrittoria sta procedendo, le pagine vengono riempite e la storia prende forma.
Ho dei dubbi però, che si trasformano in piccoli tormenti.
Tanto per cominciare: i nomi.
Trattandosi di una vicenda ambientata in un continente immaginario ne consegue che i protagonisti non possono chiamarsi Antonio, John o Yukio, devono avere dei nomi non correlati al nostro mondo. E neanche le città possono derogare.
Ogni volta che ripasso il lungo elenco di nomi fittizi di persone e luoghi che ho stilato mi chiedo: ma suonano bene? Sicuro che non siano ridicoli?
Perché i nomi hanno la loro importanza. Uno legge Tolkien e sa che Frodo e i suoi compagni giungeranno sino a Mordor e nel corso del viaggio vedranno le possenti mura di Minas Tirith, e già questi nomi catturano l'attenzione del lettore.
Howard scrisse saghe di guerrieri mai domi, uomini che incutono timore già quando pronunciano il loro nome: Conan, Bran Mak Morn, Turlough "Il Nero".
Quelli che ho inventato io saranno altrettanto efficaci? Non avrò per sbaglio coniato nomi di personaggi già esistenti o identici a quelli di luoghi del mondo reale?
E poi l'altro dubbio atroce: d'accordo che è un fantasy, ma fino a che punto posso essere fantasioso? Come devo dosare realismo e magia, quanto è lecito far incidere la seconda rispetto al primo ai fini dello svolgimento della trama?
Probabilmente non esiste una regola certa riguardo questo aspetto, c'è solo la capacità dell'autore di equilibrare tutti gli elementi testuali nel miglior modo possibile. Ci riuscirò?
Infine, ultimo in elenco ma primo in ordine di importanza, il timore maggiore: il dubbio se il mondo alternativo che ho concepito piacerà oppure no. Risulterà interessante? Susciterà curiosità in un eventuale lettore oppure gli sembrerà un deja-vu? Si sentirà invogliato a proseguire nella sua scoperta o lo mollerà senza rimpianti?
Insomma, scrivo e dubito. D'altronde mi capita sempre, anche quando il soggetto non è un fantasy.

lunedì 19 giugno 2017

Quando si scrive in segreto

Ho già spiegato più volte che ho deciso di mettermi in gioco tramite ebook gratuiti o autopubblicati (malgrado il mancato placet degli editori) poiché sono convinto che quando si scrive narrativa ci si rivolge implicitamente a un ipotetico lettore, quindi tenere tutto chiuso in un cassetto non ha senso. É un tipo di scrittura che nasce con lo scopo di essere letta, non occultata.
Però esiste un altro genere di scrittura che, al contrario, viene rigorosamente tenuta nascosta.
I cosiddetti diari segreti, ma anche certi sfoghi e confessioni che anziché restare confinati nella mente vengono scritti al volo su un fogliaccio o su un file del pc (talvolta solo per sparire subito dopo con un clic sul tasto canc oppure come combustibile per il fuoco del caminetto) prendono vita con lo scopo opposto, che è abbastanza contraddittorio: dare forma visibile a ciò che non deve essere mostrato agli altri.
Si tratta di pagine da elaborare e, talvolta, rileggere per una sorta di necessità personale che può assumere varie forme: autoanalisi, "vendetta", ricordo privato.
Qual è il senso di una scrittura di questo genere? Se si tratta di cose che nessuno oltre l'autore deve leggere, perché dargli una forma fisica che le espone al rischio delle sbirciate altrui?
Ovviamente una prima facile risposta è che: beh, col tempo i ricordi si cancellano, le sensazioni si affievoliscono. Raccontare (o meglio: raccontarsi) a caldo quel che si è provato per eventi appena vissuti che hanno lasciato un'emozione intensa e trascriverlo a futura memoria personale è un metodo per impedire che il grigiore del tempo ne sbiadisca l'intensità.
Io penso che sia anche una necessità quasi fisiologica: credo che mettere per iscritto certe esperienze sia un modo per esorcizzarle, per espellerle dalla mente come se fossero una tossina che, una volta messa nero su bianco, fa meno male (o più bene) all'anima.
Voi che ne pensate? Avete mai scritto cose "segrete" a esclusivo uso personale?

lunedì 8 maggio 2017

Né carne né pesce

Qualche giorno fa Marina Guarneri ha pubblicato questo post che vi invito a leggere.
Il mio primo commento è stato il seguente:
Con me sfondi una porta aperta perché anch'io sono terribilmente "esigente" e, per dire, nella mia libreria di anobii difficilmente concedo cinque stelle a un libro. Anch'io tendo a stufarmi di trame troppo cliché, a meno che non siano riscattate da un personaggio particolarmente congeniale ai miei gusti o da un narratore dotato di stile sopraffino (sempre a mio insindacabile giudizio, si intende ;-)
E anch'io non mi cimenterei mai in un genere che non apprezzo solo per inseguire i gusti del pubblico o la moda del momento.
Infatti sono perennemente fuori dalle tendenze, cerco di essere "atemporale", cerco di essere originale essendo me stesso e non lo scopiazzatore di narrativa altrui (se poi la mia originalità sia pessima sul piano narrativo e stilistico è un altro paio di maniche, sta al lettore giudicare).

Marina ha replicato così:
Le tue "nazioni immaginarie", in effetti, sono la prova di quello che dici: una trama fuori da ogni schema. Mi dispiace che tu ti ostini ad accontentarti dei tuoi lettori più affezionati. :)
Certe volte penso che più abbiamo difficoltà a essere conquistati da qualcosa, meno possibilità concediamo a noi stessi di conquistare gli altri e questo atteggiamento non sempre paga.
(In questo momento parlo più a me stessa, ragionando con te).

e io ho contro-replicato così:
Penso sia inevitabile. Un genere a larga diffusione ha anche tanti fruitori e appassionati, mentre una trama fuori da ogni schema è inevitabilmente "di nicchia", e nella nicchia c'è sempre poca gente, sia come autori che come lettori.

E qui sorge il dilemma che mi sono posto successivamente: essere "fuori dalle tendenze" e "atemporale", scrivere una trama "fuori da ogni schema" e "di nicchia" significa essere originali o, assai più banalmente, significa non essere né carne né pesce?...

martedì 11 aprile 2017

Chi è Andrea Arcani

I tre o quattro lettori dei miei libri forse si ricordano di lui.
Andrea Arcani è un viziato figlio unico quasi trentenne, rampollo di genitori assai benestanti con disponibilità economiche gigantesche.
Per non fare più la figura del mantenuto è stato praticamente costretto dalla madre e dal patrigno a crearsi una professione, anche solo fittizia. E lui ha preteso di diventare un investigatore privato.
Ha tutte le caratteristiche fondamentali per risultare inadatto a tale attività: è impulsivo, improvvisatore, incompetente, pigro e pressapochista. In effetti è inadatto a qualunque genere di lavoro a prescindere.
Ma per sua fortuna vive in una piccola città di provincia dove non accadono fatti gravi e la richiesta tipica dei suoi clienti è: verificare l'eventuale infedeltà del coniuge.
Considerato che ha scelto di essere un detective perché così gli sembra di assomigliare ai personaggi dei film americani, secondo voi quante possibilità ci sono che riesca a mettersi nei guai e rendersi ridicolo?...
... Ecco, appunto: che ve lo dico a fare?
Politicamente qualunquista, calcisticamente irriducibile tifoso della Lazio, infastidito da ogni sorta di autorità e di regolamento ma ancor più dai romanisti, Andrea Arcani fa del suo meglio (o piuttosto del suo peggio) per dissacrare la nobile professione dell'investigatore con esiti di involontaria comicità e, talvolta, anche con qualche spunto di riflessione sulla società italiana odierna.
A chiunque volesse leggere la sua genesi rammento il libro d'esordio che trovate su amazon a QUESTO LINK e ripropongo la copertina creata da Luca Morandi:


Ma se vi sto parlando di un mio vecchio libro non è solo per motivi di revival. Lo faccio soprattutto perché è strettamente legato alla mia prossima uscita.
Forse ricorderete che in alcuni post avevo accennato alla stesura di un manoscritto che mi ha impegnato negli ultimi mesi. Ebbene: si tratta di un sequel, un romanzo in cui il più scalcinato dei detective sarà ancora una volta protagonista di indagini assai... umoristiche. Si allontanerà per qualche tempo dalla sua città natale per dimostrare le sue (in)capacità in uno sperduto paesino dell'appennino centrale. 
L'uscita ufficiale è prevista dopo le festività pasquali.
E come dice in questi casi uno scribacchino che si è montato la testa: restate tutti in fremente attesa :-D

mercoledì 8 marzo 2017

Scrivere non-fiction

Saper scrivere bene non è un talento necessariamente correlato alla narrativa.
Esistono milioni di libri che non hanno nulla a che fare la fiction: saggi, manuali, enciclopedie, reportage informativi, diari di viaggio, post di un blog ;-)
Ecco, personalmente credo che un bravo saggista non sia necessariamente un bravo narratore poiché esporre concetti e nozioni implica un tipo di linguaggio diverso: una scrittura in cui conta maggiormente la scorrevolezza del testo e l'immediatezza del messaggio che non l'emozione, la suggestione e la fantasia necessarie per produrre letteratura.
Esistono però numerosi esempi di romanzieri e poeti dimostratisi anche eccellenti saggisti proprio grazie al loro talento narrativo: i loro lavori di non-fiction riescono sovente a mantenere un elemento di letterarietà che li rende speciali, diversi da una "mera" divulgazione.
Personalmente non ho mai prodotto saggistica, se si esclude la tesi di laurea (che non oso rileggere per il terrore di incorrere in un attacco di riso irrefrenabile). Però mi piacerebbe scrivere qualcosa di non-narrativo. In effetti una mezza idea ce l'avrei anche, un argomento che mi preme molto e che potrei sviluppare prima o poi...
E i colleghi che mi dicono? Avete mai scritto, o anche solo provato il desiderio di scrivere, che so, un saggio sulla cucina della vostra regione, o un trattato di critica letteraria, o un testo di argomento politico, o quant'altro non romanzesco?

martedì 13 dicembre 2016

Blocco dello scrittore non totale

Ho sospeso il blog per mesi, non ho scritto quasi nulla e anche di letture ne ho fatte meno del solito.
É quel che si dice il blocco dello scrittore, che in genere si estende anche ad altre attività correlate alla scrittura.
Però il blocco non è totale. Qualche guizzo ancora anima le mie mani in presenza di una tastiera, seppure con svogliata lentezza e discontinuità. Potrei definire questo mio stato di apatia narrativa come stillicidio dello scrittore scribacchino.
Sì, perché non si tratta di esperimenti o bozze. C'è una storia già definita nella mia mente, una scaletta, uno scheletro di idee che attende solo di essere rivestito. Ma non riesco a impegnarmici più di pochi minuti una volta ogni tanto.
Sono sempre riuscito a darmi dei tempi che scandivano l'avanzamento di scrittura, riscrittura e editing, e quantunque spesso non li ho rispettati, adottavo quanto meno un orario e un metodo di lavoro che procedeva regolarmente, anche se il rendimento era inferiore alle aspettative (per inciso: preferisco darmi da fare qualche settimana in più e ottenere un prodotto qualitativamente migliore: le scadenze non sono un problema per un autopubblicato).
Ora invece avanzo senza alcun metodo. Eppur si muove, ma così lento che, diamine, quanto mi ci vorrà per portare a termine i lavori in corso? Il manoscritto in gestione non farà mica la fine di quei lavori pubblici di ristrutturazione edilizia di cui non ci si ricorda più neppure in quale secolo siano iniziati?...
Quel che sia, comunque il blocco non è totale. Lo considero un fatto positivo.

sabato 12 novembre 2016

Troppo singolare per puntare alla pluralità?

Ai tempi dell'università lessi una definizione interessante per indicare gli scrittori i cui romanzi si rivelano dei best seller pur non avendo i canoni tipici dei libri in voga in quel determinato momento storico. Non ricordo le parole precise, ma il concetto era più o meno che lo scrittore che riesce a cogliere lo spirito del tempo in cui vive innesca una sorta di identificazione collettiva fra coloro che lo avevano percepito ma non erano riusciti a definirlo. Lo scrittore offre ai lettori (almeno a quelli dotati della sensibilità necessaria per avvertire le inquietudini e le prospettive del momento presente) la definizione dettagliata di tale spirito fondamentalmente divergente rispetto all'immaginario sociale creato dalle opere letterarie (e anche cinematografiche e televisive) degli ultimi anni e genera un punto di rottura. Propone pertanto un nuovo modello che poi probabilmente verrà imitato e copiato da altri fino a essere a sua volta scardinato dal successivo romanzo in grado di cogliere il sempiterno spirito del tempo presente perennemente in evoluzione.
Partendo da questa considerazione così ampia nelle sue implicazioni e riflessioni che potrebbero derivarne, assai grettamente io la applico alla mia miserabile persona ponendomi una domanda: se uno che - come il qui presente - ha la tendenza a risultare sempre singolare rispetto all'opinione media della massa, possa essere mai in grado di concepire il sopracitato libro capace di innescare l'identificazione collettiva.
Sarà un caso, ma da sempre - e negli ultimi anni in modo particolare - mi sento sempre spiazzato rispetto alle collettività di cui faccio parte. Che si tratti dei colleghi di lavoro o dei condomini, o delle classiche discussioni che sorgono quando parenti e amici sono riuniti attorno a un tavolo, o quando i genitori dei bambini di una certa classe in cui c'è anche la tua si incontrano ai colloqui coi professori, beh, è una costante: sono sempre in minoranza.
Questa situazione si ripete con tale frequenza che mi sono persino chiesto se non si tratti di una mia tendenza inconscia a volermi a ogni costo distinguere dalla pluralità.
E quindi sorge la domanda: se non riesco a essere in sintonia con la pluralità, potrò mai cogliere l'immaginario collettivo e lo spirito del tempo presente necessari per creare il libro in grado di generare empatia con la massa dei lettori?

mercoledì 12 ottobre 2016

Remake post

Comincio subito a sperimentare una delle opzioni che ho preso in esame per rivitalizzare il blog. Il remake di un vecchio post.
Questo che propongo è davvero preistorico: risale al 10 luglio 2009, praticamente il blog aveva appena aperto i battenti (infatti ricevette zero commenti, ed è anche per tale motivo l'ho scelto: poverino, una seconda chance se la meritava ;-)
Di seguito potete leggere il testo pubblicato sette anni fa da un neo blogger con manie da scribacchino:

ESSERE ORIGINALI
Sono praticamente convinto che essere originali ormai é impossibile. Sono 4000 anni che l'uomo scrive per dar corpo alle sue emozioni, e negli ultimi secoli la quantità di esseri umani alfabetizzati ed istruiti che creano letteratura é aumentata vertiginosamente. Ed é una cosa bellissima. Ma questo fa sparire la possibilità di scrivere una "novità".
Borges, uno dei miei autori preferiti, in un suo racconto cita un saggio di Benedetto Croce del 1904, definendolo "la miglior confutazione delle allegorie" che avesse mai letto. Poi però aggiunge un'osservazione paradossale: le tesi di Croce in questo saggio erano già state smontate 3 anni prima da G.K. Chesterton senza che i due si conoscessero. Lo studio di Chesterton sulle allegorie sembra fatto apposta per smentire quello di Croce che però sarebbe stato pubblicato solo successivamente... E Borges fa un commento molto significativo:
"Tanto é isolato e vasto il mare della letteratura".
E' vero. Io scrivo un romanzo pensando di essere originale, ma magari un romanzo molto simile al mio lo sta scrivendo un giapponese, a sua volta convinto di essere originale... Oppure sviluppo una trama altamente innovativa per poi scoprirla quasi identica in un racconto di uno scrittore messicano del 1910...
Seguendo il simbolismo di Borges, il "mare della letteratura" é talmente variegato ed esteso che appare impossibile aggiungerci anche una sola goccia diversa da tutte le altre già versate in esso.
Ma per quanto possa essere uno sforzo inutile, voglio continuare a provarci... 


Il medesimo blogger sta affrontando oggi una prolungata fase di quasi-blocco della scrittura narrativa. Si è indubbiamente impegnato, negli anni trascorsi dopo quel 10 luglio 2009, per essere "una sola goccia diversa da tutte le altre già versate" nel mare della letteratura, ma la riflessione che trae dopo il settennio in questione è che essere diverso è decisamente più facile che essere bravo.
Voi che ne dite?

martedì 15 marzo 2016

Collaborazioni incrociate... again?

Circa cinque anni fa (come passa il tempo, eh?) il qui presente blogger pubblicò questo post per rendere partecipe il mondo intero dell'esperienza che stava sperimentando insieme all'amico Temistocle, ovvero: una collaborazione incrociata.
Lui aveva due racconti inconclusi nel cassetto, io avevo una bozza di romanzo incompiuto sotto il letto (sono molto più disordinato di Temistocle, lo ammetto ;-) e ce li siamo pertanto scambiati per vedere se riuscivamo a terminare l'uno il lavoro dell'altro.
É stata un'esperienza simpatica che ha contribuito a cementare il rapporto che ci legava sul web e che continua ancora oggi.
Mi piacerebbe ripetere un'esperienza del genere perciò mi chiedevo: c'è nessuno fra i frequentatori di questo blog che cela nel proprio armadio un povero racconto rimasto orfano della conclusione? É disposto a correre il rischio di affidarlo a un estraneo per verificare se saprebbe portare a compimento il suo sviluppo elaborando il finale che ancora gli manca? E al tempo stesso, accoglierebbe nel proprio cassetto una trama inconclusa di uno scribacchino senza arte né parte?
Fatemi sapere ;-)

giovedì 10 marzo 2016

I limiti espressivi della narrazione scritta

Qualche giorno fa ho letto un post molto grazioso sul blog di Cristina Cavaliere in cui venivano accostati i cinque sensi a cinque libri e cinque quadri che in qualche modo potrebbero simboleggiarli (quanto meno dal punto di vista del blogger).
L'approccio sensoriale ci trasmette l'apprendimento diretto, che sviluppiamo nella nostra mente per poi immagazzinarlo nella memoria come patrimonio di conoscenza. Però i cinque sensi, sebbene collaborino l'uno con l'altro, hanno una rilevanza diversa. Vi sono studi scientifici secondo i quali l'uso della vista tende a essere esageratamente preponderante, arrivando addirittura (secondo un'ipotesi) a far ridurre l'uso degli altri sensi persino relativamente a percezioni che richiederebbero maggiormente l'uso delle orecchie o del naso anziché quello degli occhi.
Da questo punto di vista la scrittura ha lo svantaggio di essere collegata all'uso della vista ma solo in termini concettuali. Una tradizionale pagina scritta non utilizza immagini o figure che, invece, stimolano maggiormente l'occhio (è una lezione ben compresa da molti blogger che integrano i loro articoli con fotografie, disegni, eleganza grafica del blog stesso).
Parlando quindi di fiction, il cinema - specialmente certi blockbuster hollywoodiani pieni di CGI spettacolari - o anche il fumetto, hanno una sorta di vantaggio espressivo rispetto al romanzo: una superiore potenzialità recettiva per il ricevente grazie alla succitata preponderanza della percezione sensoriale, tramite la vista, di figure definite anziché di concetti.
Ci scherzavo commentando un post di Andrea Cabassi sulla crisi della narrativa di fantascienza notando come invece la SF cinematografica (e fumettistica) sembra godere di ottima salute. L'orgia di colori e di azione di una pellicola 3D riesce probabilmente a colpire l'attenzione più di una descrizione scritta.
Quindi - ipotesi per assurdo - la narrativa farebbe meglio a concentrarsi su quel tipo di elementi che sono meno adatti a una percezione sensoriale diretta? Ad esempio l'approfondimento psicologico, l'esposizione di stati d'animo, etc.? In questo modo, però, si imporrebbe dei limiti. Paradosso estremo: imporsi dei limiti contenutistici per superare i propri limiti espressivi.
No, penso che la scrittura debba comunque sforzarsi di raccontare ciò che non può rappresentare esplicitamente a causa dei propri limiti espressivi intrinseci. Deve raccontarlo usando un punto di vista diverso.
Prendiamo ad esempio il suono. Un suono va ascoltato. Lo si può evocare per iscritto, ma la sua descrizione, per quanto accurata, non ci permetterà mai di udirlo materialmente. E allora, più che descrivere il suono, bisogna trasformarlo in qualcosa di diverso ai fini della narrazione. Bisogna concettualizzarlo, per così dire. Concludo quindi questo post citando un passaggio di "Casa Howard" di E.M. Forster in cui una delle protagoniste, Helen, sta ascoltando la Quinta Sinfonia di Beethoven durante un concerto. Questo è il modo in cui Forster racconta la musica: non descrivendola ma evocando il suo effetto sul personaggio, le visioni che essa le suscita, la sua contemplazione delle reazioni alla sinfonia  in coloro che le stanno vicino.

Era infatti cominciato l'Andante - bellissimo, ma con una certa aria di famiglia con tutti gli altri bellissimi Andanti che Beethoven ha scritto e, a giudizio di Helen, tale da staccare gli eroi e i naufraghi del Primo Tempo dagli eroi e i folletti del Terzo. Essa ascoltò il tema una volta; poi si divagò e si mise a osservare ora il pubblico, ora l'organo, ora l'architettura. Criticò molto i fragili Cupidi che cingono il soffitto della Queen's Hall, inclinati l'uno verso l'altro con insipidi gesti, vestiti di brache giallastre, su cui batteva il sole di ottobre. "Che orrore sposare un uomo che somigliasse a quei Cupidi!" pensò Helen. A questo punto Beethoven cominciò a variare il tema; così lei lo ascoltò un'altra volta e poi sorrise alla cugina Frieda. Ma Frieda, poiché ascoltava Musica Classica, non poteva rispondere. Anche Herr Liesecke aveva l'aspetto di chi non può essere distratto neppure da cavalli sfrenati: aveva la fronte corrugata, la bocca socchiusa, il pince-nez ad angolo retto col naso, le mani bianche, massicce, posate sulle ginocchia.
E vicino a lei c'era zia Juley, così britannica, che desiderava battere il tempo. Come era interessante quella fila di persone! Quali influssi diversi avevano contribuito a formarle! Ora Beethoven , dopo aver ronzato e bisbigliato con grande tenerezza, disse "uffa" e l'andante finì. Applausi, e una serie di "wundershon" e di "prachtvoll" da parte del contingente tedesco. Margaret si mise a parlare col suo nuovo giovanotto; Helen disse alla zia: "Ora viene il tempo meraviglioso: prima i folletti e quindi un trio di elefanti che danzano"; e Tibby implorò tutta la comitiva di non farsi sfuggire il passaggio del tamburo.
"Di che cosa caro?"
"Del tamburo, zia Juley".
"No, non fatevi sfuggire quel punto in cui sembra che i folletti se ne siano andati e invece ritornano" sospirò Helen, mentre la musica aveva inizio con un folletto che scorrazzava tranquillamente sull'universo, in lungo e in largo. Altri lo seguirono. Non erano creature aggressive; era questo che li rendeva tanto terribili per Helen. Si limitavano a osservare, passando, che nel mondo non c'era niente che assomigliasse allo splendore o all'eroismo. Dopo l'interludio degli elefanti che danzavano, tornarono i folletti e ripresero da capo a osservare... Helen non poteva contraddirli, perché una volta aveva avuto la stessa sensazione, ed aveva persino visto le solide mura della giovinezza crollare. Panico e vuoto! Panico e vuoto! I folletti avevano ragione.
Suo fratello alzò un dito: era il passaggio del tamburo.
Infatti, come se le cose stessero andando troppo oltre, Beethoven afferrò i folletti e fece far loro quello che voleva lui. Intervenne di persona. Diede loro una piccola spinta, ed essi incominciarono a camminare in tonalità maggiore anziché in minore; e poi soffiò ed essi si dispersero! Fiammate di splendore, dei e semidei che lottano con enormi spade, colori e fragranze diffusi sul campo di battaglia, magnifica vittoria, magnifica morte! Oh, tutto questo esplose davanti alla ragazza e lei tese persino le mani guantate, quasi potesse toccarlo. Ogni fatto era titanico; ogni lotta desiderabile; conquistatore e conquistato sarebbero stati egualmente applauditi dagli angeli e dalle stelle più alte.

mercoledì 9 settembre 2015

Due ebook entro l'anno e poi chissà

Entro la fine di settembre conto di inserire sul kindle store di amazon uno dei due ebook sui quali stavo lavorando. L'altro seguirà a dicembre. Poi, come da titolo, chissà.
Scrivere è sempre stata una mia passione sin da quando ero bambino: mio padre aveva una vecchia Olivetti e io, dapprima per gioco e in seguito con un certo metodo, battevo caratteri tipografici sul foglio A4, parole, sequenze di parole, storie, idee...
Ma non è un'attività che ho svolto ininterrottamente. C'è stato un periodo, quando ho iniziato a lavorare, a sistemare la casa in cui sarei andato a vivere con la mia futura moglie e a staccarmi dalle abitudini precedenti, in cui avevo cessato le attività. Per alcuni anni non ho scritto neppure una riga, nulla.
Ho ricominciato solo quando qualcosa che nasceva dentro di me mi ha spinto a rimettere su carta le emozioni che smaniavano per manifestarsi. Le cose stavano cambiando rispetto a quando ero ragazzo: si stava affermando una piattaforma comunicativa chiamata internet, c'era persino la possibilità di creare libri digitali saltando tutta la trafila classica e c'erano dei siti dinamici, costantemente aggiornati, chiamati blog...
Seguendo l'esempio di Glauco Silvestri mi sono lanciato nel mondo dell'autopubblicazione digitale, degli ebook gratuiti per dare la possibilità agli internauti di valutarmi e conoscermi, e i risultati a distanza di anni sono in fondo soddisfacenti.
Nel corsi di questa mia militanza nella blogosfera ho talvolta rielaborato libri già scritti nel mio lontano passato analogico, ma ho anche creato racconti e novelle completamente nuovi, direi che questi ultimi prevalgono nettamente sui primi. Insomma, sono stati anni di grande creatività che mi hanno ripagato pienamente per il tempo sottratto a... beh, in effetti non riesco neppure a definire sottratto a qualcos'altro il tempo trascorso a scrivere e editare: è stato ben speso.
Ma da qualche mese l'euforia creativa si è spenta e la scrittura non è più spontanea. Se si esclude qualche fiammata nata quasi di getto come i due racconti "L'era dell'esibizionismo globale" e "La polemica letteraria tra Juan Brady e Francisco Hernandez Mendieta" (attorno a quest'ultimo è nato l'embrione dell'ebook previsto a dicembre) in effetti il desiderio di raccontare storie è latitante.
Primo Levi rammentava ne L'altrui mestiere che "per scrivere, bisogna avere qualche cosa da scrivere".
Appunto.
In fondo un periodo sabbatico è proprio ciò di cui ho bisogno. La durata però è imprecisata: potrebbe essere pochi mesi come più di un anno.
Nel frattempo mi limiterò ad aggiornare il blog.

giovedì 23 aprile 2015

Cercasi lettori

Sto lavorando su due distinti progetti di scrittura come avevo già accennato in un precedente post.
Il secondo dei due progetti (titolo provvisorio: “Storie di scrittori”) è incentrato sulla figura dello scrittore e si compone di diversi racconti in cui i protagonisti sono appunto loro: quei tizi che scrivono libri ritenendo che siano degni di essere letti. Sono ancora lontano dalla chiusura definitiva dell’ebook, ci vorranno altri mesi di dedizione, tuttavia penso che a maggio potrò quanto meno pubblicare a puntate uno dei racconti già conclusi.
Il primo progetto invece (titolo provvisorio "Nazioni immaginarie” del quale avevo già accennato) è ancora fermo alla prima novella, che nelle intenzioni iniziali doveva essere non troppo lunga e invece ha raggiunto quota 33 pagine formato A4 ed è ancora in attesa del paragrafo finale...
Poiché tratta di tematiche che mi sono molto a cuore ho il timore di non averla gestita con il necessario distacco. Non sono sicuro di aver inquadrato quel che manca o che è in eccesso nel testo. Da scribacchino posso affermare di aver messo esattamente quel che volevo mettere almeno sul piano contenutistico, però quando lo rileggo da lettore percepisco invisibili incongruenze (che poi, detto così è anche curioso perché, insomma, alla fine sono sempre io, sia quando lo scrivo sia quando ne giudico l’impatto come lettore, o almeno lo spero… Mi viene il dubbio che non sono sempre io e che forse la mia ossessione per gli pseudonimi è la manifestazione visibile di una forma di schizofrenia latente…)
Concludendo, sarebbe utile un giudizio esterno, il parere di una parte terza rispetto a me (o rispetto a noi, se davvero sono schizofrenico ;-) Quando lo avrò terminato forse pubblicherò anche questo sul blog proprio con l'obiettivo di valutare le reazioni che susciterà. Intanto però il primo racconto che comparirà a puntate a maggio sarà relativo al progetto due, una storia con protagonista uno scrittore. Keep calm and stay tuned ;-)

lunedì 9 febbraio 2015

Progetti in corso

Per l'anno solare 2015 ho in corso progetti meno ambiziosi rispetto allo scorso anno.
Nel 2014 mi ero messo in testa di scrivere un romanzo mainstream diverso rispetto ai miei standard, un romanzo che mi sentivo dentro da tempo (tutto quel che scrivo in effetti nasce prima interiormente come una massa indefinita di sensazioni, immagini, scene, stati d'animo, poi inizia a spingere finché sono costretto a lasciarlo traboccare e dargli una forma ordinata tramite la scrittura).
Il risultato lo conoscete già. Colgo l'occasione per pubblicizzare nuovamente "Un sabato diverso".
Stavolta il progetto è più simile ai miei lavori abituali. Si tratta di una serie di racconti con elementi ucronici e distopici, più improntati alla leggerezza che all'impegnato. Il tema principale sarà la presenza di nazioni immaginarie all'interno di scenari plausibili, quantunque con elementi sia realistici che metaletterari, coerentemente con il tipo di narrazione (saranno tre racconti autonomi, ognuno col suo stile).
Un secondo progetto, assai vago al momento, è di iniziare a raccogliere elementi per un romanzo più vasto la cui stesura potrebbe impegnarmi per diversi anni. L'idea è ancora in fase embrionale, sicuramente si evolverà nei prossimi mesi.
Poi c'è sempre l'imprevisto. Negli ultimi cinque giorni, per dire, ho scritto un racconto breve quasi di getto, un'idea improvvisa che mi è dilagata subito nei polpastrelli al punto che digitavo sulla tastiera mentre ancora la mente elaborava.
Per quanto riguarda il blog ammetto che non sono in grado di riprendere i ritmi di qualche anno fa e continuerò pertanto a postare mediamente ogni cinque giorni, talvolta anche qualcosa in più.
Come lettore continuerò sicuramente ad accumulare titoli dei miei autori preferiti, ma come d'abitudine darò spazio ad autori mai letti prima. Il mondo dei libri è troppo vasto per essere esplorato nella sua interezza, qualche variante rispetto ai sentieri abituali è doverosa proprio per estendere la propria esperienza e conoscenza della letteratura.
Nella blogosfera e nel web in generale continuerò a seguire gli amici, sperando di incontrarne anche di nuovi :-)
Ovviamente sono sempre disponibile per progetti collettivi compatibili con i miei interessi e per fornire - nei limiti delle mie possibilità - aiuti e consigli a chiunque ritenga opportuno rivolgersi al qui presente blogger.

mercoledì 7 gennaio 2015

L'ombra interiore che genera scrittura

Le barche verdi e le vele allegre della baia / Io non le vedo. Soprattutto / Vedo la rete strappata del pescatore. / Perché parlo solo del fatto / Che la contadina quarantenne cammina in modo curvo? / I seni delle ragazze / Sono caldi come sempre.
È una strofa tratta da una poesia di Bertolt Brecht. Il senso è facilmente intuibile: l'ispirazione lirica, nel caso del letterato tedesco, nasce solo dalla coscienza di quel che vi è di ingiusto nel mondo intorno a lui.
Molto più egoisticamente, posso affermare che mi accade qualcosa di simile quando la negatività opprime la mia esistenza individuale.
Quando mi capitano quei momenti in cui resto inerte su una poltrona, con gli occhi persi nel vuoto, a rimuginare sui due periodi della mia vita in cui ho attraversato stati depressivi prolungati; quando sono presente solo fisicamente nelle situazioni quotidiane, mentre in realtà vago in una tetraggine che mi inghiotte come un buco nero; è quasi sempre in tali circostanze che germogliano spunti, idee, immagini, situazioni che poi, forse, tradurrò in parole scritte.
La cosa curiosa è che scrivere per me è un piacere, come d'altronde ho sempre detto. Però le basi nascono dai momenti negativi.
Può darsi che io scriva come reazione al senso di vuoto, per rammentarmi che esistono anche sensazioni positive.
Talvolta mi chiedo: e se fosse preferibile non sprofondare più in temporanei abissi di inedia spirituale però perdendo, conseguentemente, il desiderio di raccontare storie tramite la mediazione della parola scritta?

mercoledì 26 novembre 2014

A proposito del romanzo mainstream che dovevo ultimare entro la fine dell'anno....

A gennaio ne avevo parlato, ma non ho mai dato ragguagli sull'avanzamento dei lavori.
La verità è che sul romanzo in questione mi ci sono impegnato parecchio e l'ho persino ultimato.
Però...
Ecco, devo essere sincero: mi è successo qualcosa di inatteso, che va al di là del giudizio formale sul romanzo. A ogni rilettura mi sentivo - mio malgrado - perplesso. Mi sono posto numerosi dubbi sull'opportunità di pubblicarlo a causa dei suoi contenuti.
Per dirla in modo esplicito: sono rimasto impantanato nell'immagine pubblica che mi sono creato in questi anni sul web. Meglio ancora: sono rimasto impantanato nel mio timore di rovinarla.
Perché il punto è proprio questo: è un romanzo decisamente più scabroso rispetto alle altre cose che ho scritto sinora, e ne ho avuto paura, cosa che non dovrebbe accadere. Un autore, scrittore o scribacchino che sia, non dovrebbe mai chiedersi se quel che scrive possa risultare nocivo per la propria reputazione, altrimenti farebbe meglio a non scrivere affatto.
In parte me ne ero già reso conto qualche mese fa: persino lo pseudonimo che uso ormai mi sembra troppo pubblico, praticamente doso le parole anche sul blog, e non è un bene. Bisognerebbe sempre avere il coraggio delle proprie idee (o, nel mio caso, della propria narrativa) anche a costo di rischiare la disapprovazione altrui.
Insomma, non so se sono stato chiaro. Ma il romanzo in questione conto di autopubblicarlo prima della fine dell'anno. E quel che sarà sarà.

venerdì 21 novembre 2014

L'importanza di chi crede in te

Quando c'è una persona - anche una soltanto - che crede in te, la vita ha un sapore diverso.
Sapere che sei il depositario di una fiducia altrui aiuta a vincere le insicurezze.
Questo vale in senso generale, e assume un valore specifico anche circoscrivendolo al ristretto campo dei talenti in cui uno prova a cimentarsi sperando di suscitare l'approvazione altrui.
Per il qui presente scribacchino ciò accade quando incontro qualcuno che crede nella mie capacità come autore. Ne ho incrociati parecchi nel corso degli anni e ognuno a modo suo mi ha trasmesso sensazioni positive e voglia di insistere. Negli ultimi tempi in particolare ho trovato alcuni sostenitori sul social anobii, e una in particolare merita un pubblico ringraziamento.
L'amica Marcy si sta impegnando per me in termini di promozione sul web più di quanto io stesso mi sia mai impegnato in prima persona, davvero!
Per la cronaca posso dire di lei che è un'appassionata lettrice, orgogliosamente sarda ed entusiasticamente votata alla cultura e all'informazione, ideali che insegue collaborando con il web magazine IlMioGiornale
Già in altre occasioni avevo detto che mi piacerebbe abbracciare uno per uno tutti coloro che hanno comprato, recensito e divulgato i miei ebook, e Marcy li simboleggia tutti.
Perché quando qualcuno crede in te, trovi la voglia di fare qualunque cosa.