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lunedì 20 dicembre 2010

Haiku

Come avevo già accennato nel mio post dedicato al poeta giapponese Kobayashi Issa, ho una certa passione per gli haiku. Mi piace leggerli, e talvolta scriverli, pur consapevole dei miei limiti.
Le regole sono semplici: diciassette sillabe, suddivise in tre versi da cinque, sette, e ancora cinque sillabe. Io spesso faccio il furbo e applico le regole metriche italiane, pertanto considero un'unica sillaba l'unione fra l'ultima sillaba di una parola e la prima della parola successiva se c'é contatto fra vocali. Ad esempio: “azzurro intenso” é composto da sei sillabe, ma io ne conto cinque perché nella poesia classica italiana  sarebbero conteggiate così: az(1)-zur(2)-ro in(3)-ten(4)-so(5).
Una precisazione importante da fare riguarda i contenuti. L'haiku tradizionale é sempre ispirato alle stagioni e alla natura. Tuttavia esistono componimenti che seguono le stesse regole metriche ma sono improntati al paradosso, alla considerazione intellettuale condensata con un tocco di ironia, o comunque a tematiche più connesse all'umanità che non alla natura. Ad esempio questo di Matsuo Basho (n.b.: per esigenze di traduzione la regola delle 17 sillabe non viene rispettata):

Ammalato mentre viaggio,
i miei sogni vagano
su un campo d'erba secca.

che sintetizza splendidamente l'aridità del mondo circostante e quella intima del poeta malato e stanco.
Volevo invitare tutti a provare a comporne qualcuno. Un passatempo in più per queste giornate freddissime da trascorrere al chiuso ;-)