venerdì 29 settembre 2017

Cadendo nei luoghi comuni cercando di non caderci

Settembre è quasi finito. Durante il giorno ha fatto caldo come ad agosto, anche se le piogge hanno fatto abbassare le temperature cosicché verso sera dovevo mettermi le pantofole invece delle infradito e di notte tiravo su il lenzuolo sino al collo anziché scalciarlo via per dormire in stile naturista. Ma si sa che ormai l'estate non è più quella di una volta ed è caldissima in modo esagerato sino all'ultimo giorno.
A ottobre ci sarà qualche nuvola grigia in cielo e gli amici della Tuscia mi regaleranno un po' di castagne, percorrerò l'Aurelia Bis circondato da alberi con le foglie morte e mi sentirò immerso in un paesaggio autunnale, ma sarà solo una mia sensazione poiché si sa che ormai non ci sono più le mezze stagioni e si passa direttamente dall'estate all'inverno.
A novembre il cielo sarà grigio e verso metà mese dovrò iniziare a indossare il giubbotto pesante al mattino e alla sera, le giornate saranno più corte, ma in realtà sarà solo un'impressione dovuta alla fine dell'ora legale.
A dicembre non riuscirò più a uscire di casa senza sciarpa e cappello di lana, indosserò calzettoni spessi come un cappotto, ma sarà solo un'illusione perché anche se non mi pareva in realtà a ottobre era già freddo allo stesso modo.
A gennaio quando andrò a Viterbo tutti gli alberi saranno spogli e avrò voglia di entrare in un bar e ordinare una cioccolata calda, ma in realtà con l'effetto serra il mondo si sta surriscaldando e quindi non fa così freddo come sembra.
A febbraio mi sentirò stremato dalle settimane accumulate sopportando il gelo e l'unica consolazione sarà pattinare sul ghiaccio e vedere i mandorli che iniziano a fiorire, ma sicuramente starò esagerando perché si sa che l'inverno non è più quello di una volta quando faceva veramente freddo.
A marzo comincerò a togliermi il cappello tra mezzogiorno e le quattro di sera, mi incanterò davanti ai rami degli alberi che si ricoprono di petali colorati, anche se in realtà la primavera non esiste più e si passa direttamente dall'inverno all'estate.
Ad aprile ritroverò il piacere di non andare in giro con tre strati di vestiario addosso, nelle aiuole spunteranno dei fiori e avrò una costante sensazione di sonnolenza, ma la verità è che se uno ha sempre voglia di dormire è tutta colpa dello stress della vita moderna e della tiroide.
A maggio andrò in bicicletta con maggior soddisfazione, anche se dovrò continuare a mettermi un foulard alla gola per sicurezza e la sera indosserò un paio di calzettoni anche dentro casa, ma probabilmente sarà solo perché sto invecchiando, poiché si sa che a causa dell'effetto serra a maggio ormai è già estate e fa caldo come se fosse agosto.
A giugno indosserò finalmente i calzoni corti e le infradito, mi accorgerò con piacere che il cielo è sempre terso e le nuvole sono pressoché assenti, ma si sa che questo è solo colpa dell'inquinamento che ha provocato il surriscaldamento globale.
A luglio soffocherò di caldo durante la notte e avrò problemi a dormire causa estrema sudorazione, esattamente come mi accadeva quando ero bambino durante queste mese, ma sicuramente la memoria mi starà tradendo perché tutti sanno che adesso fa molto più caldo di una volta.
A agosto cercherò di trascorrere qualche giornata a mare e tuffarmi nell'acqua gelata, passerò l'interno mese senza mai indossare altro che non siano scarpe leggere senza calzettoni e magliettine di cotone a maniche corte. D'altronde sappiamo già che si tratterà sicuramente dell'estate più calda degli ultimi cento anni, proprio come quella dell'anno scorso e come quella di due anni fa.
A settembre sembrerà ancora agosto per le prime settimane, poi ci saranno acquazzoni improvvisi e violenti cosicché di giorno sarà sempre caldo ma la notte riuscirò a dormire e dovrò persino indossare il pigiama, ma si sa che ormai d'estate fa sempre lo stesso caldo afoso da giugno a settembre senza alcuna differenza.
Insomma, le stagioni non sono più quelle di una volta.

venerdì 22 settembre 2017

Canzoni dimenticate degli anni '80 - 2

Nel 1983 uscì il film di Francis Ford Coppola Rumble Fish (distribuito in Italia col titolo Rusty il selvaggio). Fu uno dei pochi flop nella carriera del regista italo-americano, benché il cast includesse nomi come Matt Dillon, Mickey Rourke, Diane Lane, Dennis Hopper, Nicolas Cage e Laurence Fishburne. E fu anche l'occasione per l'incontro fra due musicisti anticonvenzionali.
La colonna sonora era stata affidata a Stewart Copeland, batterista dei Police che, dopo il grande successo commerciale degli anni precedenti, erano sul punto di sciogliersi.


Copeland realizzò una soundtrack di grande effetto, interamente strumentale, che venne incisa su un LP intitolato come il film. Volle perciò creare un singolo collegato all'album. Lo realizzò in studio da solo, suonando separatamente chitarra, basso, tastiera e batteria e sovrapponendo successivamente le tracce musicali.
Ma aveva bisogno di un cantante per la parte vocale. E a quel punto la sua strada si incrociò con quella di Stan Ridgway.


Anche lui faceva parte di una band, i Wall of Voodoo, che stava avendo un discreto successo negli Stati Uniti; ma anche lui aveva deciso di tentare una carriera solistica, tanto è vero che tre anni dopo avrebbe pubblicato il suo primo LP individuale, The big heat (al pari della colonna sonora di Rumble Fish, anche questo disco è nella mia collezione di vinili).
La voce così smaccatamente e orgogliosamente americana di Ridgway, ma soprattutto la sua armonica, rendono il singolo in questione davvero particolare, difficile da incasellare in un genere preciso.
Anche stavolta fornisco il testo tradotto e un video incorporato da youtube. Mi direte poi cosa ne pensate di "Don't box me in" (magari la conoscevate già e non l'avevate affatto dimenticata, chissà ;-)

(Testo: Tu cammini, io correrò e ti seguirò. Tu chiami, io verrò e non ricorderò da dove vengo. Laggiù, dove finisce il bancone, questo pesce continua a nuotare in una boccia di vetro. Sento una strattonata alla lenza, dove finirò stavolta? Non rinchiudetemi. Un giorno vi mostrerò come sono davvero. Arriverà un giorno in cui non ricorderò più di cosa avevo paura. E nuoterò in mare, non sbatterò su questo vetro. I miei occhi vedono rosso quando il mio mondo è diventato blu, perciò sto abbandonando tutto, è vero. E salterò in una pelle nuova di zecca e voi non sarete più in grado di rinchiudermi. Non rinchiudetemi. Fatemi andare! Ci sono un bel po' di posti nei paraggi in cui non sono mai stato, c'è un oceano qui fuori in cui devo nuotare, c'è un fiume che scorre proprio accanto alla mia porta. Mi chiedo... cosa? E se a volte sembra che io non possa parlare, allora saprete che a questa lavagna manca un gessetto. Non rinchiudetemi, ve lo dico, non rinchiudetemi. Fatemi andare!)


venerdì 15 settembre 2017

Modalità acida "on" - 2

Un'altra situazione scribacchina tipica in cui una fase acida può essere problematica è quando si sta lavorando a un manoscritto.
Vi faccio un esempio rapido.
Lo scribacchino Getiano Arieta (nome inventato a caso) sta elaborando un racconto sentimentale. Però è in una giornata acida... Incurante di tale stato d'animo inizia a abbozzare la narrazione.

Aveva deciso di innamorarsi di lei la prima volta che l'aveva vista, sebbene non fosse affatto bella. Era semmai bruttina. Ai tempi delle scuole superiori alcuni compagni dispettosi l'avevano goliardicamente soprannominata "cesso", e malgrado l'evidente cattiveria insita in tale nomignolo non si poteva neppure affermare che fosse un'esagerazione, quanto meno da un punto di vista anatomico. Anche caratterialmente non emergeva in nessun modo: anonima, mediocre, ogni volta che apriva bocca sfornava banalità in serie.
D'altra parte, pure lui era il prototipo dell'imbranato che si crede poeta, supponendo - molto erroneamente - che 'sensibilità' e 'insicurezza' siano la stessa cosa. Non era un caso se i ragazzi del suo quartiere evitavano accuratamente di fermarsi a parlare con lui: sapevano che avrebbero dovuto sopportare una lamentazione funebre anziché un dialogo. Probabilmente lui voleva sperimentare, da presunto poeta quale si sentiva, la sensazione di amare. E da autentico coglione quale invece era, aveva inconsciamente inventato nel proprio cervello un'artificiosa attrazione per l'unica coetanea che non lo avrebbe snobbato, più che altro per disperazione, dacché anche lei stava antipatica a tutti ed era alla disperata ricerca di un essere vivente con cui poter scambiare due parole la domenica mattina nella piazza del paese, per non dover più passeggiare in una perenne e imbarazzante solitudine...

Ecco, non ci vuole molto a capire che se Getiano Arieta continua a scrivere il suo racconto sentimentale con questo andazzo è alquanto improbabile che ottenga qualcosa che si possa definire anche lontanamente 'apprezzabile'...
Ne consegue una regola: mai scrivere quando si è in giornata acida.
Ma volendo tale regola può essere integrata con un'aggiunta da valutare attentamente: si può anche scrivere quando si è in giornata acida purché si stia lavorando a un argomento attinente.
Se, per dire, Getiano Arieta decidesse di redigere un saggio sulla storia universale del pessimismo o un trattato sull'inutilità della razza umana, beh, in quel caso la modalità acida può essere di aiuto.
Ma solo sul piano della scrittura, eh! Sul piano sociale gli farà perdere i pochi contatti umani che aveva, così finirà come la protagonista del racconto sentimentale di cui sopra.
Quindi, la regola integrata deve essere applicata con moooolta cautela...

mercoledì 13 settembre 2017

Liebster again

Non si sfugge ai Liebster, neppure quando si è già stati nominati :-D
D'altro canto è un onore e un piacere essere stato incluso nell'elenco di Tiziana e Calibano.
Le regole sono arcinote:
1. Ringraziare chi ti ha premiato e rispondere alle undici domande che ti sono state poste.
2. Premiare altri undici blogger che abbiano meno di 200 follower e che ritenete meritevoli.
3. Comunicare la premiazione nelle bacheche dei “vincitori”.
4. Proporre a vostra volta undici domande.
I punti 2 e 3, come già sapete, ormai li salto tranquillamente (sono certo che il signor Liebster non si offenderà ;-)
Per quelli 1 e 4 invece non mi sottraggo. Ringrazio nuovamente Tiziana e Calibano e rispondo subito alle loro domande:
1. Con quale personaggio letterario intraprendereste una storia d’amore?
Come ho già scritto in un post su un argomento attinente, una donna letteraria che amerei sinceramente è Sonja di Delitto e castigo. Benché costretta a prostituirsi, mantiene una purezza d'animo meravigliosa.
2. Quale libro regalereste a una persona che non vi sta tanto simpatica?
Uno dei miei ovviamente :-D
3. Qual è il libro che consigliereste a un bambino?
Domanda difficile perché i miei libri preferiti hanno sempre contenuti inadatti ai bambini. Magari proporrei Storie naturali di Jules Renard, che per certi aspetti nasce dal tentativo dell'autore di vedere la campagna con gli occhi di un bambino.
4. Reinventa il finale di un libro famoso. Di quale cambieresti le vicende?
Se è un capolavoro non può essere modificato. Se è un libro mediocre non basta cambiare il finale ;-)
5. Ti spaventano i libri voluminosi?
Molto. Ne ho parecchi, disponibili nella mia biblioteca, che attendono solo di essere letti. Eppure sono fermi lì...
6. Qual è il tuo genere letterario preferito da leggere?
La narrativa tradizionale, soprattutto le narrazioni particolarmente introspettive e psicologiche.
7. Un libro strappato o un libro non tornato dopo in prestito. Quale situazione ti farebbe più male?
Sicuramente il libro non tornato. Comunque chiederei delucidazioni al colpevole. E se le reputassi insufficienti, emetterei la mia irrevocabile condanna: espulso per sempre dalla mia biblioteca.
8. Leggi ad alta voce o preferisci la lettura dentro di te?
Non leggo mai ad alta voce, anche perché la mia voce è orrenda.
9. Descrivi un luogo che ti è rimasto impresso in un romanzo. Anche non reale.
L'isola di Creta in Zorba il greco. Così piena di vita, di emozioni, di ferocia, di autentica passione. Non so quanto sia vera e quanto sia esagerazione letteraria, mi piace credere che sia stata davvero così come viene raccontata.
10. Scriveresti un libro erotico?
Perché no? Qualche idea mi gira in testa da tempo...
11. L’ultimo libro letto che hai sul comodino.
Sul comodino in questo momento ho - lettura in corso - La solitudine del satiro di Ennio Flaiano.
E ora è il mio turno per le domande... Beh, ormai sono talmente pigro e apatico che ripropongo quelle dell'ultima nomination alle quali non avevano risposto in molti visto che era il mese di luglio e parecchi bloggers erano già in ferie. Rinnovo l'invito: rispondete numerosi, anche solo come commento, oppure aprendo un post "da nominato" sul vostro blog:
-Qual è il fumettista che secondo te avrebbe potuto essere un ottimo pittore?
-E qual è il pittore che ti sarebbe piaciuto vedere all'opera come disegnatore di fumetti?
-Mettono all'asta un'opera del tuo artista preferito. Fino a quanto saresti disposto a spendere per comprarla?
-Hai mai provato a scrivere un'autobiografia?
-Qual è la cosa più adulta che hai fatto da bambino?
-E la cosa più infantile che hai fatto da "grande"?
-Il canale televisivo che sei contento che esista?
-Il social network nel quale più ti piace interagire con altri utenti?
-Parteciperesti a un talent show?
-Qual è la tua attrazione preferita nei parchi giochi?
-C'è qualcosa che, a tuo avviso, la maggior parte delle persone non riesce proprio a capire?

mercoledì 6 settembre 2017

Canzoni dimenticate degli anni '80

Mi concedo un ulteriore argomento per bloggare, un ambito sinora a malapena sfiorato: la musica.
Nel quotidiano è una forma d'arte (ma anche intrattenimento, certo) assai importante per me: l'ascolto di musica in sintonia coi miei mutevoli stati d'animo è una meravigliosa risorsa per bilanciare certi congeniti squilibri umorali.
Per tentare d'essere originale, nonché per conoscenza anagrafica diretta (con un pizzico d'inevitabile nostalgia) proporrò all'attenzione degli internauti canzoni meno note degli anni '80, decennio non proprio memorabile musicalmente, ma neppure totalmente privo di interesse.
E comincio citando un gruppo che forse non tutti ricordano: Siouxsie and the Banshees.


Formatisi a Londra alla fine degli anni '70 durante l'ondata punk (la cantante Susan Janet Ballion, in arte Siouxsie Sioux, e il bassista Steven Severin erano fans dei Sex Pistols e li seguivano ovunque) la band all'inizio apparteneva a quel genere. Successivamente però iniziò a sperimentare musiche più cupe, ritmi ossessivi e ipnotici, testi basati sul mistero e il torbido. Stavano creando un nuovo stile che poi verrà battezzato dark. Da notare che per alcuni mesi il chitarrista della band fu Robert Smith, il fondatore dei Cure, che poi diventeranno la band più iconica della dark music anni '80 e probabilmente anche quella con maggior successo commerciale.
La canzone dei Siouxsie and the Banshees che mi piace rammentare appartiene al loro terzo album, Kaleidoscope, registrato con una formazione rinnovata al 50% (nuovo batterista e nuovo chitarrista) e già intriso di atmosfere gotiche. Viene considerato infatti uno dei primi dischi prettamente dark (basti ascoltare le sonorità inquietanti di pezzi come "Tenant" o "Red light").
Ma la canzone in questione è piuttosto un alternative pop se mi consentite questa definizione. Concepita come primo singolo dell'album (con successo limitato: non riuscì neppure a entrare nella top ten delle vendite) "Happy house" è uno stupendo ricamo sonoro, un ordito formato dalla chitarra di John McGeoch, il basso di Steven Severin e la batteria di Peter "Budgie" Clarke, che mettono in musica una "casa felice" totalmente illusoria. Superba la voce di Siouxsie.
Il testo (lo riporto tradotto più in basso) esprime con humour acido il fastidio della cantante verso quelle famiglie da sitcom nelle quali tutti sembrano perfetti. Per lei, nata in un remoto sobborgo di Londra dove le ragazzine rischiavano di subire molestie sessuali in pieno giorno (e a lei capitò), cresciuta in una famiglia composta da un padre disoccupato e perennemente ubriaco, una madre stressata e anaffettiva e due fratelli anagraficamente troppo più grandi per poterci empatizzare, la cosiddetta "famiglia perfetta" doveva sembrare una presa in giro.
La canzone resta bella in senso atemporale a mio modesto avviso, quindi anche togliendola dal contesto degli anni '80 (proprio l'inizio peraltro: l'album uscì nel 1980). Il suo unico difetto è il video, girato con lo scopo di mettere in scena grottescamente la "casa felice" del titolo: lo scenario vorrebbe essere quello di una ridicola fiction/cartone animato (tipo quel che sarà qualche decennio dopo "Il fantastico mondo di Patti" per capirci ;-) ma il risultato appare simile a un cortometraggio amatoriale girato in modo dilettantesco... (Consiglio: la prima volta ascoltatela senza guardare il video, se vi incuriosisce guardatelo dopo).
Lasciando comunque da parte il corredo delle immagini, quel che conta è la musica, che io reputo priva di difetti. Potete ascoltarla tramite il citato video incorporato in fondo al post (fonte: il canale youtube di VEVO).

(Testo: Questa è la casa felice. Siamo felici qui, nella casa felice! Oh, è così divertente! Siamo venuti a giocare/suonare nella casa felice e sprecare una giornata nella casa felice. Qui non piove mai! Siamo venuti a urlare nella casa felice! Siamo dentro un sogno, nella casa felice! Siamo tutti pressoché in buona salute. Questa è la casa felice, siamo felici qui. C'è spazio per te se fai come noi, ma non dire di no o te ne dovrai andare. Non abbiamo fatto nulla di male indossando i nostri paraocchi, sei al sicuro e tranquillo se canti con noi. Questa è la casa felice. Siamo felici qui, nella casa felice! Per dimenticarci di noi stessi e fingere che tutto vada bene, che non ci sia l'inferno... 
Sto guardando attraverso la tua finestra...)