Un post pittorico lo voglio dedicare a Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), uno dei pochi artisti italiani attratto dai preraffaelliti e convinto seguace degli ideali di bellezza classica.
La sua adesione al fascismo, i giudizi sprezzanti sulla sua pittura da parte di colleghi poi divenuti famosi (ad esempio il metafisico Alberto Savinio), l'etichetta di pittore "di stato" per aver affrescato con un fregio famoso (ma non necessariamente apprezzato) la Camera dei Deputati, hanno nuociuto alla sua fama postuma.
Le sue opere più famose sono sicuramente legate all'immaginario collettivo della prima metà del XIX secolo, ma ha prodotto anche tele di natura diversa (quelle documentaristiche sulle battaglie al fronte durante la I Guerra Mondiale, e le immagini intime e piacevoli della sua famiglia ritratta sulla spiaggia o in contesti domestici).
Ma i suoi lavori più sentiti restano quelli di ispirazione classica.
Le immagini sono "note", figure archetipe della tradizione greco-romana in cui l'artista inserisce l'eterea e ambigua drammaticità di ispirazione simbolista e decadentista.
Regista e scenografo cinematografico, scrittore, collezionista, esteta, Sartorio è stato un amante e un ricercatore del bello, coerente con se stesso e i propri principi.


