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lunedì 30 dicembre 2024

Del doman non v'è certezza

Questo post di fine anno avrebbe dovuto essere il "solito" riassunto delle mie attività sul blog e sul web in generale. La pubblicazione delle tavole fumettistiche avviene ogni lunedì e giovedì, la programmo con settimane di anticipo. Quindi già a metà novembre avevo notato che c'era questo "buco" per lunedì 30 dicembre e avevo deciso di sfruttarlo per un tipico post di fine anno.
Per quanto riguarda il 2025 è già tutto pronto: creare queste vignette mi rilassa, lo faccio spesso quando ho tempo libero, e così, mentre pubblicavo settimanalmente le 104 vignette del 2024, ho anche "sfornato" le 104 del 2025, persino qualcuna per il 2026. Tutte già disponibili per essere pubblicate sul blog.
É giusto così, l'essere umano pianifica e si organizza per il futuro: è un ottimo modo per tenere attivo il cervello e non languire.
Poi, certo, sappiamo di non essere eterni. Sappiamo che le cose possono accadere all'improvviso. In un precedente post avevo spiegato che la situazione della vecchia generazione della mia famiglia è ormai abbastanza precaria per ragioni anagrafiche e di salute, e mi chiedevo se avesse senso aver programmato un post con una vignetta sciocchina che sarebbe comparsa sul blog a distanza di un mese, magari proprio nel giorno in cui avrei potuto essere nella sala di attesa di un reparto ospedaliero aspettando con ansia notizie sulle condizioni di mamma o papà.
Avevo concluso che avrei mantenuto la programmazione anticipata come da abitudine (è un metodo comodo per me) lasciando la mia vita privata fuori dal blog, anche in casi estremi che si sarebbero eventualmente palesati con una mia prolungata assenza nei commenti e nelle visite ai blog amici.
Ebbene, nella prima decade di dicembre avrete notato che sono stato tutto sommato presente sul web, anche se con commenti più tardivi del solito. Però le cose sarebbero potute andare diversamente poiché, come diceva Lorenzo, del doman non v'è certezza.
Infatti la mia presenza su internet - e anche quella nel mondo reale - avrebbero potuto bruscamente interrompersi il primo dicembre quando sono stato trasportato con l'ambulanza al pronto soccorso e poi trasferito d'urgenza al reparto cardiologico per essere sottoposto immediatamente a un intervento di angioplastica. Avevo un infarto in corso e mi hanno dovuto mettere due stent. Non avevo mai neppure ipotizzato che avrei potuto lasciare questo mondo prima dei miei genitori.
Per fortuna, a oggi 22 dicembre 2024, non è così (eh sì, programmo sempre in anticipo, quindi il post del 30 dicembre lo sto scrivendo il giorno 22). L'intervento è andato bene e dopo qualche giorno sono stato dimesso dall'ospedale.
Però capirete che dopo un'esperienza del genere la mia vita è entrata in una dimensione che non conoscevo. Ora sto a casa, ma devo prendere una gran quantità di medicinali a varie scadenze giornaliere. Devo stare attento a ciò che mangio, devo evitare sforzi, ma neppure poltrire: un po' devo camminare (per ora senza strafare).
Conosco tanta gente che dopo un infarto è pian piano tornata ad avere una vita quasi uguale a quella di prima. Spero di percorrere lo stesso cammino. Nel mentre posso dire che sono stato fortunato e intendo fare del mio meglio per non buttare via questa fortuna, anche perché mia moglie e mia figlia si sono prese uno spavento enorme e voglio evitargliene altri.
Auguro buon anno a tutti gli amici di questo blog che mi hanno fatto compagnia nel 2024, per fortuna anche nella prima settimana di dicembre e nei giorni successivi ;-)

venerdì 7 luglio 2023

Ospite di Luz

Post celerissimo per segnalare che partecipo al questionario estivo di Luz.
Se vi interessa scoprire qualcosa di più su di me (ma non aspettatevi nulla di eclatante ;-) potete leggere su QUESTO LINK le mie risposte alle sue domande.

domenica 16 aprile 2023

La mia intervista sul blog di Miki Moz

Interruzione rapidissima del palinsesto solo per segnalare la mia intervista odierna sul blog di Miki Moz ;-)

giovedì 22 dicembre 2022

Auguri di buone feste :-)

I post dell'anno solare 2022 non sono ancora conclusi.
Il giorno di Santo Stefano - lunedì - c'è il gran finale della favola di Yumi, Nana e... Cenesaorientola.
Il 29 dicembre ci sarà invece una presentazione del nuovo fumetto in arrivo per il 2023 (per la cronaca: la prima striscia sarà visibile il 2 gennaio).
Ovviamente in questi giorni avrete cose più importanti e divertenti da fare, quindi non mi aspetto che vi connettiate al mio blog per leggere i post sopraelencati. Ma tanto sono brevi, potete recuperarli con calma dopo l'Epifania.
Io vi auguro buon Natale, buon Anno Nuovo, e speriamo che arrivino per tutti noi belle notizie dal mondo reale.

giovedì 3 novembre 2022

Lucca Comics & Games - 30/10/2022

 


Anche quest'anno ho passato una giornata al Lucca Comics, in cui sono ritornate le folle oceaniche dell'epoca pre-covid.
Dovendo sfruttare una sola giornata, io cerco sempre di ottimizzare al massimo le ore di vagabondaggio tra stand, eventi e mostre.
Ho quindi passeggiato lungo le mura in mezzo a cosplayers entusiasti...


Ho visitato quante più installazioni potevo...


... ma sul web ci sono migliaia di foto dedicate a questi aspetti del Lucca Comics, in genere molto più belle e professionali delle mie.
Stavolta voglio dedicare più spazio alla mostra di Palazzo Ducale perché davvero sono rimasto incantato.
Per uno come me che non sa disegnare, e che usa software 3D per creare immagini, il talento puro di chi con una penna (a china o digitale che sia) riesce a creare interi mondi è qualcosa di straordinario che merita un enorme riconoscimento.
Tra gli artisti esposti c'era Chris Riddell, capace di spaziare dall'illustrazione classica a quella satirica...




E poi Ted Nasmith, autore peraltro del logo dell'edizione di quest'anno. Le sue illustrazioni fantasy viste dal vivo sono di una bellezza indescrivibile poiché si può apprezzare la capacità di dettagliare in pochissimi centimetri quadrati. Come avrete notato anche sulle foto sopra, purtroppo il vetro che ricopre i disegni riflette le luci, le finestre e... i visitatori stessi, togliendo molto alla resa fotografica. Ma si può ugualmente percepire la capacità tecnica degli artisti.




Bravissima anche la "nostra" Mirka Andolfo, nota soprattutto per i suoi fumetti comico-erotici, che però disegna anche supereroi per gli editori americani e, in generale, ha una tecnica straordinaria e uno stile delizioso.




Ugualmente bravissimo il mangaka Atsushi Ohkubo, autore di opere di successo quali Soul eater e Fire force.




Insomma, ho guidato in mezzo a un gran traffico, camminato per ore, avevo la schiena a pezzi, le orecchie distrutte dal frastuono costante (grazie anche a un elicottero che stava pressoché fisso sopra Piazza Napoleone), sono arrivato a fine giornata con le gambe indolenzite e posso perciò concludere che... ho trascorso una bellissima domenica!
:-D

mercoledì 15 dicembre 2021

Bilancio consuntivo e preventivo

Interrompo brevemente l'ultima sequenza di strisce di Yumi & Nana dell'anno solare 2021 per via dell'inevitabile necessità di esporre un consuntivo del predetto e un preventivo per il 2022. Come si fa nei condomini insomma. E siccome nessun evento è più palloso di una riunione condominiale, vedrò di essere breve.
L'attività del blog è stata nuovamente monotematica, ossia quasi totalmente incentrata sulle strisce fumettistiche, e tale resterà anche per l'anno venturo. In passato pubblicavo anche post su argomenti di tipo letterario, o artistico... e potrei proporne altri. Però, a essere onesto, in questa fase della mia esistenza mi sento più a mio agio con argomenti lievi, scherzosi, umoristici, inevitabilmente destinati al lieto fine come le vicende di Yumi e Nana. Gli argomenti seri e complessi preferisco allontanarli poiché la mia vita privata è già sin troppo seria e complessa, e almeno qui sul web desidero adagiarmi sopra una nuvola.
Questo è stato il dodicesimo anno di attività del blog, caduto precisamente nel mese di giugno. Peraltro non l'ho neppure festeggiato. Non c'è stato nessun motivo particolare per tale omissione, semplicemente, mi era sfuggito. Per dirla bene: me ne ero completamente dimenticato.
Quindi, concludendo: se avete voglia di sprecare inutilmente il vostro tempo, questo è il blog per voi! Ogni lunedì troverete una striscia con due fanciulle belle dentro ma un po' meno fuori, che hanno avuto la terribile sfortuna di essere state concepite dalla mia mente malata.
Con l'occasione vi anticipo tantissimi auguri di buone feste :-)

venerdì 14 maggio 2021

Ricordi della guerra

Il post odierno si discosta parecchio dalla programmazione ordinaria del blog. I contenuti sono particolarmente seri, e ovviamente c'è un motivo.
L'idea è nata qualche mese fa in seguito a uno scambio di commenti con l'amico Nick. L'intento è di mantenere viva la memoria della guerra vissuta dai nostri padri nei luoghi in cui si trovavano.
Di Civitavecchia, la città in cui sono nato, ho già parlato qui 
Il 14 maggio è una data drammatica per la sua storia poiché è il giorno in cui dovette subire il primo bombardamento ai tempi della seconda guerra mondiale, nell'anno 1943. Il bollettino militare dell'epoca parla di "circa 200 bombe" sganciate sull'abitato. Ma il dato numerico che fa realmente impressione è quando vengono "segnalati 286 morti e oltre 300 feriti". 
Fu solo l'inizio. Per dodici mesi esatti, sino a maggio del 1944, la città venne costantemente colpita dai bombardieri angloamericani (87 incursioni) che distrussero quasi completamente l'abitato, senza fare distinzioni fra obiettivi militari e edifici civili. I morti complessivi furono circa quattrocento, compresi i miei bisnonni paterni.
La mia generazione mantiene una memoria viva di quell'evento pur non avendolo vissuto, poiché è la generazione di chi è cresciuto con genitori, nonni e zii che parlavano spesso di quel periodo così nero. Sin da bambino ho sentito raccontare decine di volte i ricordi, gli episodi, gli aneddoti di quei momenti durissimi, con descrizioni così dettagliate che ho finito per averne quasi una percezione vivida.
Così, anche se ovviamente quella che segue è solo la mia immaginazione, in una giornata del genere io provo a vedere quei ricordi di famiglia.
Dunque è il 14 maggio 1943. L'ipotesi che Civitavecchia (come qualunque altra città italiana) possa essere colpita dai "nemici" non è improbabile, c'è tensione già da parecchi giorni.
Vedo mia zia, una donna sposata da pochi anni e ancora giovanissima. Sta versando dell'acqua nel lavabo e lo scroscio risuona fra le pareti. É particolarmente intenso, in effetti troppo intenso... Il suono diventa cupo, c'è qualcosa di innaturale. Mia zia gira gli occhi verso la finestra e si accorge che i vetri stanno tremando.
É colta dal panico. Corre giù per le scale, urla "Arrivano! Arrivano!"
Ormai il rombo dei quadrimotori risuona nitido nell'aria. Mia zia e sua sorella corrono giù in cantina, non la scelta migliore, ma sono due giovani poco più che ventenni e hanno il terrore addosso.
Si ode il primo boato, poi un secondo, un terzo.... In pochi secondi è impossibile distinguerli l'uno dall'altro, è un'esplosione continua e il soffitto sembra vibrare. Le due sorelle si appiattiscono su una parete della cantina e pregano Cristo di proteggerle da quell'apocalisse.
All'improvviso, una deflagrazione più potente delle altre. É come se un camion a tutta velocità si fosse schiantato sul muro. Le due giovani si ritrovano scaraventate sulla parete opposta, mentre quella dove si appoggiavano un attimo prima si è riempita in un istante di crepe, l'intonacatura è venuta via ed è sparsa sul pavimento, c'è una nuvola di polvere. Le due sorelle urlano e invocano Dio. Ormai mia zia si aspetta di morire, è convinta che alla prossima esplosione lei e sua sorella lasceranno questo mondo.
Ma adesso i boati tuonano più lontani, e poi sembrano finalmente terminare. I boeing hanno sganciato i loro ordigni e se ne sono andati via, lasciandosi dietro un silenzio che ora appare irreale. Le due giovani salgono prudentemente lungo le scale: gli tremano le gambe, ma arrivano fino al portone di casa e lo aprono. L'aria sembra diventata tossica, tuttavia escono fuori per vedere. Lo sguardo si fissa sgomento sulla casa dei loro vicini. Che non esiste più. Sono rimasti solo dei tronconi di mura accartocciate al suolo. Le altre palazzine lungo la via sono ancora in piedi, ma con larghe crepe, a una è crollata la facciata. La strada è sventrata da una voragine. Si odono dei lamenti, ci sono colonne di fumo, un odore acre brucia le narici. Una sorella, la minore, quella ancora signorina, si porta le mani sugli occhi e piange sommessamente. L'altra, quella sposata, le poggia un braccio sulle spalle e la tiene stretta a se.
E ora vedo mio nonno, un uomo sui trent'anni che, in mezzo al caos, rivolgendosi a gente sconvolta quanto lui, chiede notizie dei suoi genitori. Viene a sapere che purtroppo sono rimasti feriti, forse travolti da un crollo. Alcuni parenti li hanno caricati su un carro per portarli nel vicino paese di Allumiere, visto che l'ospedale locale (a sua volta danneggiato dalle bombe) non è in grado di soccorrere tutti: ci sono centinaia di persone che necessitano di essere medicate. Malgrado il comprensibile clima di paura che lo circonda, mio nonno vuole andare da loro. La distanza è di pochi chilometri, ma in quel contesto è un viaggio non facile. Però sono i suoi genitori, coloro che gli hanno dato la vita. Dopo essersi organizzato per mettere al sicuro moglie e figli, si avvia verso Allumiere montando come passeggero sul carro di un contadino. Scoprirà che il viaggio della speranza non è servito: i suoi genitori avevano riportato delle ferite troppo gravi, non c'è stato modo di salvarli.
Mio nonno li rivede, ma soltanto per porgergli l'ultimo saluto. Lui ha una grande passione per la poesia, ha sempre una penna in tasca pronta a dare forma all'ispirazione creativa. Stavolta però gli serve solo per scrivere su una bara "papà" e sull'altra "mamma". Un gesto di affetto e anche un modo per riconoscere i feretri quando li farà riesumare, perché il giorno in cui la guerra sarà finita lui conta di riportarli a Civitavecchia e seppellirli lì, dove sono nati e dove sono tutti i loro antenati.
Ma quando sarà "tutto finito?"
Purtroppo non tanto presto. Come dicevo, quello fu solo il primo di numerosi bombardamenti.
Inevitabilmente quasi tutti i civili sono obbligati a fuggire verso i paesi vicini (i miei famigliari scelgono Monte Romano, dove hanno dei parenti). Peraltro bisogna sperare che quei paesi non siano inseriti nell'elenco degli obiettivi militari. Ma gli aerei seguono una rotta, e quando il rombo cupo dei bombardieri inizia a risuonare nell'aria nessuno può sapere se stanno solo transitando per proseguire oltre, o se invece scateneranno l'inferno.
Ed ecco che stavolta vedo mio zio. Mio padre ha solo cinque anni, non è pienamente consapevole di quello che sta accadendo. Ma suo fratello maggiore - pur essendo in fondo anche lui un bambino - ormai è abbastanza grande da capire l'orrore che incombe su di loro: il rumore sinistro dei quadrimotori americani è un potenziale messaggero di morte e distruzione, e con tremenda lucidità lui se ne rende conto. Mia zia - quella che si era rifugiata in cantina con la sorella - quando quel suono orribile echeggia fra le nuvole osserva il nipote e viene presa dalla paura assurda (ma neanche tanto a pensarci bene) che il ragazzino possa morire non per le bombe, ma per un arresto cardiaco: in quei momenti il pallore del suo volto è quello di chi sta per avere un collasso, gli si legge il terrore negli occhi. Purtroppo quel ragazzino ne dovrà passare ancora tante di giornate simili. Gli toccherà crescere in fretta e superare precocemente ogni paura, come d'altronde tutti i bimbi della sua generazione. 
Intanto la guerra, oltre alla distruzione, porta la fame. I risparmi finiscono rapidamente, e comunque nel caos degli eventi bellici gli approvvigionamenti alimentari sono talmente difficoltosi che può persino capitare che, pur avendo ancora qualche soldo in tasca (nonché l'imprescindibile tessera annonaria), tale disponibilità economica sia inutile perché lo spaccio ha terminato le provviste.
Ora vedo mio padre. É un bambino di cinque anni che sta perdendo peso per quanto poco mangia. Gli adulti si arrangiano come possono, ma non è facile. Può capitare che vedano un contadino con ceste piene di piccoli legumi verdi che sembrano fave. Gli chiedono se è così, ma l'uomo spiega che in realtà li colgono da una pianta selvatica e che quei frutti vengono chiamati "favette": sono così amare e cattive che le usano solo come mangime per il bestiame. Teoricamente sono utilizzabili anche per l'alimentazione umana, non sono velenose; però talmente disgustose che, no, nessuno le mangerebbe.
Con un po' di imbarazzo mia nonna chiede: "Ce ne regalerebbe un sacchetto?..."
Per mesi vanno avanti con queste soluzioni di fortuna: grasso di pecora bollito, pane casereccio razionato sino a diventare rifatto. Eppure capitano giorni in cui mio nonno sostiene di non avere fame. Nonostante lo stupore generale insiste a dire che, no, davvero, non ha appetito, e quindi spezza la sua parte di pane in due e... la da ai figli piccoli.
La fame è un problema comune fra gli sfollati. Al marito di mia zia, calzolaio, ogni tanto qualcuno chiede "un buco in più sulla cinta". Ovviamente sempre a stringere. Lussi come il caffè e il tabacco non sono neppure da prendere in considerazione, perciò qualche concittadino prova a ingannare il palato sorseggiando infuso di cicoria, mentre i fumatori incalliti riempiono la cartina con tritume di foglie secche e fanno finta che sia una vera sigaretta.
Ma la guerra non vuole saperne di finire e li insegue persino in quel paesino strategicamente inutile: un giorno un aereo nemico lo sorvola e sgancia una bomba che cade inesorabilmente proprio verso la piazza centrale dell'abitato, è l'incubo che continua. Però fortunatamente l'ordigno non esplode. Si schianta sul selciato come un blocco di metallo inerte. Forse un cedimento strutturale, o forse l'equipaggio dell'aereo doveva sbarazzarsi di una bomba difettosa e con l'occasione ha voluto prendersi gioco dei civili nemici. Oppure era un atto voluto, impedito solo dalla casualità (non infrequente) di un innesco difettoso. Mio padre si avvicina con curiosità infantile a quella sorta di lungo silos, subito fermato da mia nonna che lo trascina via. L'oggetto resterà per qualche giorno lì in mezzo, come un monito, prima di essere neutralizzato.
La guerra è soprattutto un meccanismo infame che disumanizza chi vi si trova coinvolto. Così, una mattina in cui i miei famigliari stanno camminando verso l'orto di un parente per raccogliere qualche ortaggio, si accorgono che un incursore americano sta planando verso il basso. Loro sono due uomini in borghese, alcune donne e persino due bambini: certamente non hanno l'aria di un contingente militare. Stanno fuori dal paese, l'orto in cui si stanno recando è a un passo dal cimitero e non ci sono edifici che possano nascondere postazioni belliche. Eppure l'incursore aziona la mitragliatrice. Dal cielo arrivano proiettili, i miei parenti iniziano a correre terrorizzati. Dura solo pochi istanti per fortuna, l'aereo riprende subito quota e prosegue il suo volo. Ma perché il pilota ha compiuto un gesto simile? Per crudeltà? Per frustrazione, perché magari aveva visto morire un suo commilitone abbattuto da quei "bastardi" degli italiani? Per un errore di valutazione, di cui poi si sarà pentito dopo aver capito che quelle figure che scorgeva dall'alto erano solo un gruppo di civili? Chi lo sa, chi lo può dire? Come dicevo, il meccanismo della guerra è proprio disumanizzare un essere umano.
Intanto i miei famigliari riprendono fiato. Sembra che nessuno sia rimasto neppure ferito, meno male. Ancora spaventati proseguono il loro cammino verso l'orto e lì, purtroppo, scoprono che qualcuno è stato meno fortunato. Un contadino monteromanese è riverso al suolo. Mio padre, un bimbo di cinque anni, vede a pochi passi da lui un uomo colpito a morte da proiettili sparati a caso da un aereo...
Le privazioni e la paura continuano fino alla tanto agognata conclusione della guerra, che però non significherà tornare subito alla vita precedente. Quasi tutta Civitavecchia è stata distrutta, e anche la loro casa è una delle tante ridotte in macerie. A mio zio, sebbene, sia solo un bimbo da quinta elementare, viene chiesto di aiutare il papà a scavare tra le mura crollate, alla ricerca di qualcosa di salvabile. E quel papà - mio nonno - qualcosa recupererà. Darà particolare importanza affettiva a degli spartiti, perché lui è anche un maestro di musica e adora l'opera. Ma per il momento c'è poco da cantare. Ci vorranno ancora anni per poter tornare a vivere in una sorta di normalità. Gli anni della ricostruzione, delle ristrettezze economiche e dei grossi sacrifici del dopoguerra, grazie ai quali quelli della generazione successiva - la mia - hanno potuto vivere in un contesto decisamente più favorevole.
Ed è questo il motivo per cui noi figli e nipoti, pur non avendo vissuto di persona quegli anni orribili, ne manteniamo viva la memoria: perché siamo consapevoli che abbiamo beneficiato in prima persona di quei sacrifici e non potremo mai ringraziare abbastanza coloro che si sono impegnati tanto per permettercelo.

giovedì 4 giugno 2020

10+1 anni


venerdì 27 dicembre 2019

L'anno trascorso e quello che verrà

É tradizione che a fine anno si faccia un bilancio dei dodici mesi trascorsi e il qui presente blogger l'ha sempre rispettata.
Il 2019 è stato l'anno in cui ho (quasi) completamente cambiato i contenuti del blog, che ormai non dovrebbe più chiamarsi "Il blog di Ariano Geta" ma "Le strisce di Yumi & Nana".
Come ho già spiegato in alcuni post precedenti, creare fumetti in stile manga era un mio vecchissimo sogno e non ho resistito alla tentazione di farlo diventare realtà, anche a costo di rendermi ridicolo (un esito in cui sono particolarmente esperto peraltro, avendolo già ottenuto in numerosi altri aspetti della mia vita).
Sul piano dell'interesse suscitato la svolta fumettistica non è stata un successo, tutt'altro. I numeri sono minimi e i riscontri assai limitati. Tuttavia quando si fa una cosa perché piace farla è abbastanza normale non lasciarsi scoraggiare dai cattivi risultati, un po' come l'appassionato di funghi che appena può mette gli scarponi, prende il cesto e si avventura nel sottobosco, anche se la maggior parte delle volte non scova neppure un porcino. La ricerca da sola, seppure infruttuosa, gli da soddisfazione.
Conseguentemente anche nel 2020 il blog seguirà la nuova via. Posso spoilerare che l'anno prossimo Yumi e Nana non saranno più due studentesse delle superiori ma diventeranno – da subito – maggiorenni. Ciò mi permetterà di allargare le loro possibilità di interazione nel mondo che le circonda e di affrontare situazioni che sarebbero inopportune per delle minorenni (se qualcuno nota un doppio senso ambiguo in queste parole... probabilmente ha notato bene ;-)
E quindi, in conclusione, il qui presente blogger e le damigelle Yumi e Nana vi augurano un felice 2020 e sperano di poter contare sulla vostra compagnia anche nei prossimi dodici mesi.
Buon anno!

giovedì 6 giugno 2019

Decimo anno del blog

Nel mese di giugno del 2009 inaugurai ufficialmente il blog pubblicando il mio primo post.
Non avevo idea di quanto sarei andato avanti. Sicuramente l'intenzione era di costruirmi uno spazio sul web di un certo spessore, non uno di quei blog in cui compare un messaggio ogni sei mesi.
Sinora avevo sempre usato immagini coi numeri arabi per scandire l'anno di anniversario, stavolta ho scelto il numero romano perché come saprete, casualmente, il "dieci" dei romani era identico alla "X".
E credo che su questo blog e sul suo futuro posso davvero mettere una X, visto che ormai procedo senza più un progetto preciso. Sono passato dal tentativo di crearmi uno "spazio espositivo" per le mie velleità da scribacchino, a un blog più personale, diaristico, con tanto di resoconti di eventi e banali aggiornamenti sulla mia vita privata, arrivando poi a dare spazio a altri miei sfoghi creativi - haiku, fotografie - sino all'attuale svolta fumettistica collagistica.
Insomma, decisamente di palo in frasca.
Una cosa che posso affermare con convinzione è che l'esperienza è stata piacevole e mi ha permesso di interagire con tanta gente interessante (haters, flamers e cercatori di polemiche non mi sono praticamente mai capitati per fortuna; solo un po' di spammers ogni tanto, ma sul web sono la regola ;-)
E quindi si prosegue. Non so per quanto, non so con quali possibili svolte e cambiamenti, però si procede. Ormai ho capito che la mia auto-definizione più appropriata è una frase divina (sono un blogger modesto, vero?) tratta da una traduzione alternativa, e verosimilmente errata, dell'Antico Testamento. La frase recita testualmente: Io sono ciò che divento.

mercoledì 6 marzo 2019

Musica, pensieri tristi e coincidenze

Ieri mattina sono dovuto uscire di casa prima del solito perché a causa di lavori in corso vicino al mio ufficio sarebbe stato molto più difficile trovare un parcheggio. Sono riuscito a posteggiare l'auto a una distanza accettabile e mi sono ritrovato con trenta minuti di anticipo da riempire.
Quando sono in attesa (del mio turno dal medico, o del mio numero alla posta, o di qualche risposta esistenziale più complessa) mi affido sempre alla musica. Ero nervoso ieri mattina, sentivo un peso sul cuore, pulsazioni dolorose, così ho scelto di ascoltare un artista che riesce sempre a rilassarmi: Lucio Battisti.
Mentre nelle cuffiette risuonava "Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi" pensavo alle notizie relative al mondo della musica degli ultimi giorni, notizie che purtroppo si incentravano su due lutti. Prima la scomparsa di Mark Hollis, leader dei Talk Talk, band di cui avevo adorato l'album "The colour of spring", piccola perla dimenticata degli anni '80. E poi, praticamente cronaca recente, quella di Keith Flint, l'istrionico vocalist dei Prodigy. Due artisti agli antipodi: la melodia contro il techno, la calma malinconica di Hollis contro l'adrenalinica esuberanza di Flint.
Intanto la musica di Lucio continuava a fluire, era passata a "Sì, viaggiare", eppure il cuore palpitava ancora male, con difficoltà. Purtroppo i problemi cardiaci non sono una cosa sconosciuta nella mia famiglia. Finora non sono stati fatali solo per la straordinaria possanza fisica di chi li ha vissuti, ma se capitasse a me una botta di quelle forti, a me che sono esile come un topo di biblioteca, ci resterei secco subito.
Mark Hollis è morto a 64 anni pensavo. Non un ragazzino, ma comunque un'età in cui al giorno d'oggi ci si aspetta di vivere ancora per un decennio o persino di più. Keith Flint addirittura 49 anni, praticamente un mio coetaneo. Un suicidio a quanto pare, comunque una morte prematura.
E il cuore che continuava a farmi male, a torcersi...
Un pensiero negativo inevitabilmente mi ha attraversato la testa. Subito controbilanciato da uno quasi scherzoso, la naturale reazione dell'istinto di vivere: "Beh, morire mentre ascolto Lucio Battisti tutto sommato sarebbe un bel modo di andarsene".
E passando a "Gli uomini celesti" e poi a "Anima latina", i trenta minuti intanto erano trascorsi. Sono sceso dall'auto e mi sono avviato verso l'ufficio. Mentre andavo ho controllato gli aggiornamenti sul blog e su twitter. Ho notato che c'era in tendenza un hashtag inatteso... #LucioBattisti
É vero, chi ci pensava? Il 5 marzo è la data di nascita del musicista di Poggio Bustone. Nella giornata in cui molti stavano sicuramente ascoltandolo come omaggio per il suo anniversario, io avevo scelto le sue canzoni in modo casuale per lenire un peso sul cuore che... Ecco, mentre facevo questa considerazione mi sono accorto di non accusare più quel fastidio. Camminavo e percepivo i battiti cardiaci pulsare in modo regolare, non sentivo più nessun dolore, come recita il titolo di un'altra canzone celebre di Battisti.
Tutto ciò può avere un qualche significato?
Direi proprio di no. É solo un casuale rimescolamento di musica, pensieri tristi e coincidenze.

mercoledì 20 febbraio 2019

Le mie (non così eclatanti) letture nel 2018

Qualche giorno fa Cristina ha pubblicato un post con le sue letture del 2018 nel quale chiedeva alla fine ai suoi followers di raccontare le proprie. Io ho mostrato un po' di ritrosia perché le mie letture sono assai poco ammirevoli in termini di quantità, nonché piuttosto altalenanti in fatto di qualità (passo con estrema disinvoltura da un classico letterario a un romanzo di puro intrattenimento, da una graphic novel con contenuti profondi a un fumettino senza pretese).
Comunque, visto che non si può dire di no a una blogger così garbata come Cristina e considerato che redigo un elenco sempre aggiornato delle mie letture causa partecipazione a vari forum di lettori, ecco a voi i libri / fumetti letti dal qui presente sottoscritto me medesimo nel corso dell'anno solare 2018:

NARRATIVA
Il cacciatore di aquiloni, di Khaled Hosseini
Gli indifferenti, di Alberto Moravia
La sala rossa, di August Strindberg
Stella mattutina, di Ada Negri
Il signorino, di Natsume Soseki
Il sapore della gloria, di Yukio Mishima
La Cacciatora e altri racconti, di Ada Negri

FUMETTI

L'olmo e altri racconti, storie di Ryuichiro Utsumi e disegni di Jiro Taniguchi
Blue (volume 2), di Angela Vianello
Silver spoon (volumi 1-2-3-4), di Hiromu Arakawa
Il cane che guarda le stelle, di Takashi Murakami
La cronaca degli insetti umani, di Osamu Tezuka
I quaderni giapponesi, di Igort
Frankenstein, storia di Sergio Sierra e disegni di Meritxell Ribas
Your name, storia di Makoto Shinkai e disegni di Ranmaru Kotone
Curiosity Shop, storia di Teresa Valero e disegni di Montse Martin
Solanin, di Inio Asano
Le memorie di Emanon, storia di Shinji Kajio e disegni di Kenji Tsuruta
I viaggi di Emanon, storia di Shinji Kajio e disegni di Kenji Tsuruta
Uzumaki / Spirale (volumi 1-2), di Junji Ito
Trashed, di Derf Backderf 
Junji Ito's cat diary: Yon & Mu, di Junji Ito

Come vedete sono un ottocentesco affetto da nippofilia con passioni fumettistiche ugualmente (ma non esclusivamente) indirizzate verso il Sol Levante.
Quali sono state le letture più gradite? Sono stato fortunato, nel 2018 ho pescato solo cose che mi sono piaciute (anche perché ormai mi avventuro sempre meno al di fuori della mia comfort zone. Ho fatto un'eccezione con Khaled Hosseini e devo dire che mi ha colpito positivamente, ho scoperto un nuovo autore da approfondire).
La doppia presenza di Ada Negri fa capire quanto mi piaccia questa donna dimenticata della letteratura nazionale.
E ora, quotando Cristina vi chiedo: avete per caso letto qualcuno dei libri / fumetti elencati? Se sì, vi sono piaciuti?

domenica 26 agosto 2018

L'estate sta finendo

Il titolo del post dice tutto: ho citato il noto tormentone estivo di qualche decennio fa perché, se ricordate il testo, prosegue dicendo: e un anno se ne va. Sto diventando grande, lo sai che non mi va.
Mi riguarda in pieno, considerato che ieri mi sono avvicinato ancor più al traguardo ormai prossimo del mezzo secolo di vita.
E proprio non mi va, credetemi.
Che poi non riesco neppure a capire se posso considerarmi vittima della sindrome di Peter Pan, considerato che nella vita quotidiana ho tutti gli atteggiamenti tipici e il modo di vestire degli uomini di mezza età (con una piccolissima ma importante precisazione: alcuni dicono che ce li avevo anche quando avevo quindici anni).
Però dentro la testa c'è sempre un fluire di pensieri, sogni, immaginazione e idee tali da far concorrenza a un bambino assorto nelle proprie fantasticherie.
Da un certo punto di vista non mi dispiace, considerato che quando mi succede che tale vortice di pensieri inconcludenti si blocca cado nell'estremo opposto: divento apatico, svogliato su tutto, demotivato.
Però mi resta il dubbio: forse non sono mai diventato un adulto maturo e responsabile? Forse non lo diventerò mai?
... Domande troppo serie e intellettuali per il mese di agosto. Io ormai provo diffidenza estrema verso gli eccessi di cerebralismo, anche se a volte io stesso vi sono sprofondato in modo compiaciuto.
E niente, meglio restare sul semplice. La canzoncina dei Righeira anziché una citazione colta, un post breve e confuso al posto di una lunga e dettagliata relazione sul mio stato d'animo di uomo invecchiante.
Con la speranza - che è quasi una certezza - che già da domani sarò nuovamente assorto in oziosi cazzeggi da bimbo mai cresciuto.

giovedì 23 novembre 2017

I miei anni '90

Buon ultimo, mi aggrego a coloro che hanno già partecipato a questo me.me. Proprio in quanto ultimo non credo di poter aggiungere granché a quanto già detto da tutti quelli che mi hanno preceduto, però magari qualcosa di nuovo potrebbe scapparci, chi lo sa ;-)

RICORDI
Come avevo anticipato nel topic dedicato a un fatto per ogni anno della mia vita, il decennio '90 è stato quello del passaggio dalla gioventù alla maturità età adulta ... insomma, l'ho iniziato come matricola all'università e l'ho concluso col matrimonio e un lavoro (pardon: con una collaborazione coordinata e continuativa).
I ricordi più belli sono legati ai viaggi in Inghilterra per migliorare l'inglese, è stata la scoperta di un altro mondo per me, dalle abitudini ai gusti culinari passando per la moda.
Avevo già la passione per il tè, e nei tea shops per la prima volta trovavo negozi con qualità di ogni genere e accessori che in Italia probabilmente non avrei mai reperito (non c'era ancora amazon a quei tempi... ;-) Ho ancora un filtro a forma di cucchiaio e diverse confezioni di metallo comprate in terra d'Albione che tengo in uno sportello con tutta la mia collezione di scatole da tè.
Ho frequentato anche i pubs, ma giuro che non sono mai andato oltre una pinta di birra ogni sera, sono sempre rimasto sobrio.

TELEVISIONE

Oltre alle serie tv arcinote tipo il cartone "I Simpson" e il telefilm "X Files" (che seguivo assiduamente) mi piace ricordare due cartoni animati che mi sembra nessuno abbia citato e che io invece vedevo con molto piacere.
Agli inizi della decade mi ero appassionato a Maison Ikkoku (trasmesso in Italia col titolo Cara dolce Kyoko) perché anche se non sembra - e d'altronde faccio del mio meglio per nasconderlo - sotto sotto un po' di sentimentalismo ce l'ho anch'io ;-)
Alla fine del decennio ho invece apprezzato Daria e il suo sarcasmo nerd su MTV. Peccato che non lo abbiano più replicato.

FUMETTI
E che ve lo dico a fare? Dylan Dog è stato un must per tutti noi di quella generazione, un fumetto molto innovativo per certi aspetti.
Ma in quel periodo hanno iniziato a circolare in Italia le prime riviste dedicate ai manga. Io leggevo dapprima Mangazine e poi Kappa Magazine sul quale ho letto la prima versione di Ghost in the Shell (col titolo di Squadra Speciale Ghost). Non chiedetemi cosa penso della recente della trasposizione cinematografica...
Altre primizie di quel tempo tipo Aa! Megamisama! (Oh mia dea) penso che sopravvivano solo nella memoria mia e di pochi altri.

MUSICA
Quando si parla di anni '90 per me la parola "musica" diventa sinonimo di grunge. I Nirvana naturalmente, ma anche i Soundgarden, i Bush, i Deftones... E poi il nu metal dei Korn.
Musicalmente parlando mi sono fermato a quel decennio in un certo senso, non riesco ad apprezzare allo stesso modo quel che è seguito.
Anzi, mi riesce più facile andare a ritroso, riscoprire il prog rock dei primi anni '70. Forse perché sto invecchiando ;-)

CINEMA
Per quanto riguarda il cinema posso dire solo banalità, ho amato film talmente noti che di sicuro tutti conoscono: il monumentale poliziesco Heat, i thriller Seven e I soliti sospetti, i visionari Trainspotting e L'esercito delle 12 scimmie, l'epico Braveheart.
Come pellicola meno nota posso citare solo Buon compleanno Mr. Grapes, quando Johnny Depp ancora non giocava a fare il divo

mercoledì 1 novembre 2017

Come si cambia

No, non è un post dedicato alla canzone di Fiorella Mannoia.
Avrei potuto scrivere qualcosa su Halloween, ma è una ricorrenza che non è appartenuta alla mia infanzia e conseguentemente non mi ha mai trasmesso nulla. Né, d'altra parte, saprei parlare adeguatamente di Ognissanti.
Insomma, non sfrutto gli spunti che offre il calendario ed è un segnale. Nel 2009, ai primordi di questo blog, scrissi un post in cui spiegavo come cercavo di portare avanti i miei progetti di scrittura senza pormi limiti di tempi, sfruttandone ogni ritaglio, estendendo il metodo anche alla lettura.
Ora quell'entusiasmo sembra davvero lontano. Negli ultime mesi non ho scritto quasi nulla e sto leggendo pochissimo.
Vabbé, io provo a ripubblicare quel testo (l'originale è qui), non si sa mai che abbia un qualche effetto terapeutico e mi aiuti a recuperarne lo spirito ;-)

Non pongo limiti al tempo che devo concedere alla scrittura e alla lettura, e infatti mi può capitare di scrivere qualche riga mentre sto per uscire di casa, spegnendo subito il computer dopo aver salvato una trentina di parole, e sempre più spesso mi capita di leggere solo un paio di pagine alle undici di sera prima di arrendermi all’inevitabile necessità di dormire.
Non mi pongo limiti a ciò che vorrei scrivere, infatti sto adattando un mio vecchio racconto a romanzo breve alla media di tre righe al giorno, e contemporaneamente sto portando avanti un mio antico progetto di racconti comici alla stessa media del racconto-romanzo.
Non mi pongo limiti agli obiettivi, infatti intendo spedire entrambi i manoscritti a diversi editori, ovviamente appena saranno terminati.
Per forza di cose, non mi pongo limiti di scadenza per la loro ultimazione. Non sono nella condizione di pormeli. Ci metterò il tempo che ci metterò. Sei mesi, un anno, due anni… chissà.
In definitiva, c’è soprattutto una cosa per la quale non devo pormi dei limiti: la perseveranza. E anche la pazienza.

giovedì 13 luglio 2017

Un fatto per ogni anno della mia vita (seconda parte)

(segue dal post precedente; abbiate pazienza ma sono un vecchiaccio e il giorno del compleanno soffio parecchie candeline, anche scegliendo un solo fatto all'anno la lista è bella lunga...)

1994 - Durante una lezione una studentessa si gira per chiedermi un'informazione. Il mio primissimo pensiero è: "Quanto è bella, non potrei mai sperare di uscire con lei". Dopo pochi mesi iniziamo a uscire insieme e poi ci fidanziamo.
1995 - Ottengo la laurea ma finisce la storia d'amore con la ragazza.
Prima che finisca l'estate vado a Roma per ritirare dei documenti all'università, consapevole che stavolta non c'è lei ad aspettarmi... Durante il viaggio in treno comincio a sentirmi male, il primo crollo nervoso di una lunga serie.
1996 - Se potessi lo cancellerei.
1997 - Trovo il mio primo impiego a tempo determinato, un lavoro operativo nel porto con orari lunghissimi (sabati e domeniche compresi). Il giorno della cresima della nipote nata mentre ero in Inghilterra non posso andare né alla cerimonia né al pranzo.
1998 - Tra un co.co.co. che finisce a maggio e un altro che inizia a ottobre, trascorro la mia ultima estate completamente libera da ogni impegno lavorativo e vado ogni giorno al mare, talvolta col ragazzo conosciuto in palestra e altre volte con un variegato gruppo di quasi coetanei. Le serate le passiamo tra i pub e i luoghi dello "struscio" (*) lungo il litorale, rientrando a casa sempre tardissimo.
(*) lo struscio è la passeggiata in un punto di ritrovo in cui tutti vanno perché c'è vita, movimento, gente da incontrare.
1999 - Causando stupore generalizzato decido di sposarmi con una ragazza con cui esco da poco tempo. Ricevo molte profezie catastrofiche, sicuramente non siamo una coppia ben assortita, ma il matrimonio si fa e la cerimonia e la cena hanno un'ottima riuscita (per la cronaca: a oggi siamo ancora sposati).
2000 - Tanti ricordi belli, sceglierne solo uno sarebbe limitativo.
2001 - Io e mia moglie trascorriamo una giornata indimenticabile navigando in battello lungo il Brenta e visitando alcune storiche ville venete.
2002 - Trattato come uno schiavo nella ditta dove presto servizio da circa tre anni, un giorno in cui provo a spiegare quanto sia difficile lavorare a certi ritmi ricevo una risposta da denuncia penale. Purtroppo lo stipendio a fine mese mi serve...
2003 - A marzo mia madre ha un infarto. Trascorro le 48 ore successive in uno stato di tensione enorme, per fortuna il decorso si risolverà positivamente.
2004 - Divento padre. La principessina esordisce imitandomi (nasce con trenta giorni di anticipo, dieci in più rispetto al suo papà) e a me basta guardarla un istante prima che l'infermiera la metta nell'incubatrice per capire che da parte mia ci sarà solo amore incondizionato.
2005 - Il 30 agosto mi prendo una soddisfazione gigantesca consegnando una lettera agli schiavisti con la quale presento le mie irrevocabili dimissioni con decorrenza immediata. Inizio a lavorare in una ditta gestita da un imprenditore che tratta bene i suoi dipendenti.
2006 - Per la prima volta posso comprarmi un'automobile a spese mie, senza l'aiuto economico di mio padre. Trattasi di una Honda Jazz che ad oggi continua a fare egregiamente il suo dovere, pur con qualche ammaccatura qua e là, come ben dimostrerà nel 2016...
2007 - Trascorro una bellissima settimana a Montecatini che da quel momento diventa il mio buen retiro preferito.
2008 - Sin dal giorno della sua nascita passo tantissimo tempo con mia figlia. Per divertirla un giorno utilizzo tre marionette dando a ognuna una voce diversa e facendole dialogare con lei. Nei mesi successivi mi chiederà di ripetere questo gioco per un'infinità di volte.
2009 - Nel mese di giugno apro questo blog.
2010 - Nel corso di una giornata festiva in cui mi sento come sospeso tra il mondo reale e la mia immaginazione, inizio a scrivere a ruota libera e con un trasporto emotivo febbrile, quasi allucinato, una storia che fingo essere opera di uno scrittore giapponese vissuto a cavallo fra XIX e XX secolo.
2011 - Dopo aver fatto ricorso a varie piattaforme per l'autopubblicazione, il 2 marzo decido di provare anche con amazon. Si rivelerà una scelta azzeccata.
2012 - Il 10 febbraio nevica copiosamente. É un fenomeno meteorologico rarissimo nella mia città, viviamo una giornata speciale vedendo l'insolito manto bianco che dona un'aria irreale a ogni via.
2013 - Due lutti gravi in famiglia subito a inizio anno e poco dopo mia madre ha nuovamente problemi cardiovascolari. Io e mio padre passiamo una nottata interminabile nella sala d'attesa dell'ospedale in cui è ricoverata sperando che il famoso adagio del "non c'è due senza tre" stavolta si sbagli. (Lei continuerà ad avere qualche fastidio con conseguenti ricoveri ospedalieri e la cosa proseguirà anche negli anni successivi, ma ringraziando Dio a oggi posso ancora contare sui miei genitori).
2014 - La crisi economica ha colpito già da alcuni anni la ditta in cui lavoro da quando ho mollato gli schiavisti. Una mattina vengo informato che è arrivato anche il mio turno: dovrò stare in cassa integrazione per molti mesi. Faccio del mio meglio per tranquillizzare i miei famigliari e mostrarmi sereno e fiducioso per il futuro, ma dentro di me non lo sono mica tanto.
2015 - Per la prima volta in vita mia vado al Lucca Comics e trascorro una giornata straordinaria.
2016 - Per non fare tardi a un evento al quale tengo in modo particolare guido per due ore e mezza a 180 km/h in autostrada, con qualche frenata brusca all'altezza degli autovelox e acceleratore a tavoletta non appena li ho superati. Riesco nell'ordine a:
-arrivare in orario :-)
-non prendere nessuna multa :-)
-far venire la nausea a mia figlia :-\
-a distanza di un'ora rendermi conto di quanto sia stato incosciente :-(

Per quanto riguarda il 2017 preferisco attendere che sia finito prima di scegliere l'evento da tramandare ;-)

lunedì 10 luglio 2017

Un fatto per ogni anno della mia vita (prima parte)

L'idea è partita da Marco Lazzara estendendosi poi ad altri bloggers, tutti più giovani di me e quindi con la memoria ancora fresca sui fatti salienti della loro vita.
Io ormai sono abbastanza rincoglionito, i due neuroni funzionanti danno segni di cedimento e scovare 46 eventi significativi riguardanti la mia piatta e inutile vita è quasi una sfida impossibile. Però ci provo ugualmente ;-)

1970 - Nasco con venti giorni di anticipo, una fretta decisamente inspiegabile considerati i pessimi risultati che seguiranno nel quasi mezzo secolo che segue.
1971 - Mia sorella mi attacca il morbillo. Da quanto mi è stato riferito ho rischiato seriamente di interrompere prematuramente la mia esperienza in questo mondo.
1972 - Imparo a parlare ma non faccio grande uso della comunicazione verbale, un'abitudine che ho mantenuto.
1973 - Il mio primo ricordo nitido: mio padre mi porta a far visita alla mamma in un luogo tutto bianco dove lei sta seduta su un lettino. É chiaramente stanca ma mi sorride felice (scoprirò anni dopo che si trattava di una clinica dove aveva subito un piccolo intervento di routine).
1974 - Mi portano all'asilo ma io rifiuto di rimanerci (la mia sociopatia si manifesta subito).
1975 - La colonna sonora di "Profondo rosso" ascoltata alla radio mi piace talmente tanto che chiedo ai miei genitori di comprarmi il 45 giri con la celebre musica dei Goblin (è opportuno specificare che il film non lo avevo visto).
1976 - Inizio la scuola con parecchio timore, ma all'atto pratico ottengo subito buoni risultati.
1977 - Dopo aver seguito in televisione la palpitante finale di ritorno di Coppa Uefa divento definitivamente tifoso della Juventus.
1978 - Imparo a dattilografare con una vecchia Olivetti di mio padre. Col suo permesso la uso per scrivere storie di guerre e conquiste ambientate in un continente immaginario. Mi premuro anche di creare delle "schede" con le caratteristiche dei popoli e delle nazioni, nonché i profili biografici di re e condottieri.
1979 - La maestra sceglie me per rappresentare la classe in un'iniziativa del comune: alcuni bimbi delle elementari dipingeranno il muro di un parco cittadino con murales creati dalla loro fantasia. Mi sento onorato e provo una grande soddisfazione quando vedo il mio lavoro ultimato. (Una decina di anni dopo il muro in questione verrà imbiancato, come a voler dire: sic transit gloria mundi).
1980 - Durante le vacanze estive in campagna accendo la televisione per guardare i cartoni animati, ma ci sono i signori del telegiornale anche se non è il loro orario. Dicono che c'è stato un attentato a Bologna in cui hanno perso la vita almeno sessanta persone. Lo riferisco subito a mia madre che terrorizzata balbetta: "Avrai capito male, non possono esserci stati sessanta morti..." Purtroppo saranno persino di più.
1981 - Due compagni di classe coi quali esco hanno l'abitudine di "taccheggiare" un grande magazzino, più che altro come prova di coraggio visto che prendono solo oggettini di poco valore. Mi invitano a fare altrettanto per dimostrare che non ho paura (per fortuna non ci beccheranno mai, e d'altronde infrangerò ancora la legge anche in futuro, ad esempio nel 2016...)
1982 - L'Italia partecipa ai mondiali di calcio in Spagna e li vince. Per motivi anagrafici vivo l'evento con un'intensità emotiva enorme, partita dopo partita.
1983 - Durante le vacanze estive abbiamo un grave incidente d'auto: mia madre rischia la vita e resta ricoverata in ospedale per parecchi giorni, io me la cavo con qualche punto. Non scorderò mai il boato dell'impatto, la sensazione d'essere avvolto da un'ondata di calore, lo spostamento d'aria che in realtà era un camioncino penetrato dentro la fiancata sinistra della Ritmo di mio padre.
1984 - Muore mio zio, per me praticamente un nonno visto che quelli di sangue non li ho mai conosciuti. Sono molto legato a lui e non riesco a crederci. Ancora oggi quasi mi aspetto di incontrarlo quando passo vicino a casa sua.
1985 - La finale di Coppa Campioni che avevo atteso con tanta impazienza si trasforma in una mattanza. Ma la cosa che mi farà più male sarà, nei giorni seguenti, leggere scritte sui muri e sentire discorsi di signori adulti che esprimono noncuranza, disprezzo o irrisione per i "giuventini di merda" che sono "crepati" allo stadio Heysel.
1986 - Dei compagni di classe che credevo amici mi "pugnalano alle spalle" in modo inequivocabile nel corso di una festa. La situazione si deteriora ulteriormente col passare dei mesi e la mia già scarsa fiducia verso la "massa" decade del tutto.
1987 - I miei genitori mi concedono - ma solo dopo lunghe suppliche - la mia prima vacanza da solo, una vacanza-studio in Inghilterra. Pochi giorni prima di ripartire telefono a casa tramite un centralino (i cellulari ancora non esistevano) e vengo informato che mia sorella ha partorito la sua prima figlia. Sono appena diventato zio e percepisco lo scorrere del tempo.
1988 - Il 16 giugno insieme a sorella, cognato e altri parenti "under 23" vado al concerto di Bruce Springsteen allo stadio Flaminio.
1989 - Mi iscrivo a Lingue e Letterature Straniere a Roma. Inizio a frequentare i corsi e a leggere i testi d'esame, ma leggo anche romanzi e saggi non attinenti agli studi universitari. La passione per i libri diventa parte integrante della mia vita.
1990 - Durante le ore di "buco" fra una lezione e l'altra inizio a esplorare Roma. Un giorno arrivo casualmente in un vicolo che sbuca nella piazzetta con la Fontana di Trevi. (Questa scoperta dell'Urbe passo dopo passo mi entusiasma, ancora oggi ho l'abitudine di visitare i luoghi percorrendoli a piedi e perdendomi volontariamente fra le vie).
1991 - Un ragazzo che si allena nella stessa palestra in cui io vado da anni è interessato allo studio delle lingue straniere e mi fa tante domande sul corso di laurea che frequento. In estate io vado in Inghilterra e lui mi chiede se può venire con me. É l'inizio di un'amicizia che dura ancora oggi (proprio lo scorso anno sono stato invitato al pranzo per la comunione di sua figlia).
1992 - A Roma vado nei negozi specializzati in alimentari d'importazione e compro regolarmente tè verde cinese quando ancora è quasi sconosciuto in Italia.
1993 - Ho scoperto già da alcuni anni di avere un raro problema osseo al ginocchio sinistro, talmente raro da farmi scartare per "ridotta abilità militare" alla visita di leva. Nell'estate del 1993 decido di curarlo sottoponendomi a un intervento chirurgico che viene eseguito in anestesia completa (a quei tempi si usava molto più spesso di quanto non accada ai giorni attuali).

(continua fra tre giorni...)

lunedì 12 giugno 2017

Ottavo anno di blogging

Nonostante la crisi del settimo anno e la conseguente pausa di quattro mesi che ne è seguita, sono ancora in pista e festeggio otto anni di blogging.
Lo ammetto, punto al premio "highlander" riservato ai blogger più longevi ;-)
O, più banalmente, la mia grafomania è inarrestabile e questo spazio virtuale costituisce un'ottima arena per metterla in azione.
Cosa posso dire come discorso solenne per l'anniversario del blog?
Intanto mi sono riletto tutti i post dei precedenti anniversari.per rendermi conto che già il quarto anno mi sentivo "a corto di idee" e che il sesto anno è stato il peggiore a causa di situazioni legate alla mia vita privata.
Nel complesso il miglior post di anniversario è quello del quinto anno, forse avrei dovuto fare copia/incolla, cambiare tutti i 5 in 7 e sperare che nessuno si accorgesse di nulla, chissà ;-)
Riguardo i progetti in corso, ammetto che per ora sto tirando i remi in barca. Sinora ho auto-pubblicato 17 ebook (3 sono stati temporaneamente ritirati per essere sottoposti a revisione) e quindi mi sento non dico appagato ma quanto meno con la coscienza a posto. Non implica un ragionamento del tipo "ok, ho scritto abbastanza, posso mollare" però significa che ho già detto molto di quel che avevo dentro.
Peraltro l'estate è in arrivo, il rito nazionalpopolare del paese che calza i ciabattoni e si ferma - letteralmente, anche se da qualche anno l'Italia mi sembra abbastanza immobile pure in pieno inverno - è in arrivo.
Dopo quasi mezzo secolo di appartenenza alla società italica sto infine assorbendone gli usi e i costumi malgrado il mio ostinato isolamento, perciò i mesi che seguiranno diventano i meno adatti per iniziare nuovi progetti.
Il blog vivacchierà sicuramente sino a ottobre (quindi resta attivo ma non aspettatevi post impegnativi) e chi vivrà vedrà.
Le stagioni non sono più quelle di una volta e si stava meglio quando si stava peggio (insomma, sto invecchiando ;-)

domenica 16 aprile 2017

Buona Pasqua a tutti

L'uovo è da secoli uno dei simboli delle festività pasquali e d'altronde l'uovo è l'immagine perfetta di una nuova vita pronta a (ri)nascere.
La Resurrezione è un mistero teologico al quale si può anche non credere, resta però appurato che tutti abbiamo talvolta bisogno di risorgere anche da viventi.
Io, almeno, ne avrei davvero una gran necessità. Parafrasando una nota frase di Salvador Dalì (lui la riferiva però alla follia) posso affermare che in certi momenti ho l'impressione che l'unica differenza fra me e un morto è che io non sono morto.
Spero che per voi amici di questo blog le sensazioni siano diametralmente opposte e vi sentiate già pienamente risorti.
Buona cioccolata, buona colomba, buona scampagnata per domani :-)

sabato 12 novembre 2016

Troppo singolare per puntare alla pluralità?

Ai tempi dell'università lessi una definizione interessante per indicare gli scrittori i cui romanzi si rivelano dei best seller pur non avendo i canoni tipici dei libri in voga in quel determinato momento storico. Non ricordo le parole precise, ma il concetto era più o meno che lo scrittore che riesce a cogliere lo spirito del tempo in cui vive innesca una sorta di identificazione collettiva fra coloro che lo avevano percepito ma non erano riusciti a definirlo. Lo scrittore offre ai lettori (almeno a quelli dotati della sensibilità necessaria per avvertire le inquietudini e le prospettive del momento presente) la definizione dettagliata di tale spirito fondamentalmente divergente rispetto all'immaginario sociale creato dalle opere letterarie (e anche cinematografiche e televisive) degli ultimi anni e genera un punto di rottura. Propone pertanto un nuovo modello che poi probabilmente verrà imitato e copiato da altri fino a essere a sua volta scardinato dal successivo romanzo in grado di cogliere il sempiterno spirito del tempo presente perennemente in evoluzione.
Partendo da questa considerazione così ampia nelle sue implicazioni e riflessioni che potrebbero derivarne, assai grettamente io la applico alla mia miserabile persona ponendomi una domanda: se uno che - come il qui presente - ha la tendenza a risultare sempre singolare rispetto all'opinione media della massa, possa essere mai in grado di concepire il sopracitato libro capace di innescare l'identificazione collettiva.
Sarà un caso, ma da sempre - e negli ultimi anni in modo particolare - mi sento sempre spiazzato rispetto alle collettività di cui faccio parte. Che si tratti dei colleghi di lavoro o dei condomini, o delle classiche discussioni che sorgono quando parenti e amici sono riuniti attorno a un tavolo, o quando i genitori dei bambini di una certa classe in cui c'è anche la tua si incontrano ai colloqui coi professori, beh, è una costante: sono sempre in minoranza.
Questa situazione si ripete con tale frequenza che mi sono persino chiesto se non si tratti di una mia tendenza inconscia a volermi a ogni costo distinguere dalla pluralità.
E quindi sorge la domanda: se non riesco a essere in sintonia con la pluralità, potrò mai cogliere l'immaginario collettivo e lo spirito del tempo presente necessari per creare il libro in grado di generare empatia con la massa dei lettori?