martedì 17 luglio 2018

San Martino della Battaglia

Capita talvolta di scoprire dei siti interessanti laddove si è passati tante volte senza prestare attenzione.
In realtà la Torre commemorativa della battaglia di San Martino del 1859 (Seconda Guerra di Indipendenza) tanto inosservata non passa, infatti l'avevo notata a ogni viaggio verso il lago di Garda meridionale. Però non mi ero mai fermato a visitare il complesso monumentale. Quest'anno per fortuna ho adempiuto al mio dovere patriottico e ho avuto una piacevole sorpresa.
Il museo ospita memorabilia dell'epoca: fucili, divise, bandiere, documenti... e naturalmente cannoni.
Si trova all'interno di un grazioso villino d'epoca.
La vera protagonista però è la torre.
Si sale al suo interno seguendo una scalinata a spirale che rende meno faticosa l'ascesa (comunque da compiere con la dovuta calma ;-) A ogni piano vi sono affreschi con scene di battaglie ed eventi chiave del Risorgimento. Non a caso all'ingresso si viene accolti da Sua Maestà Vittorio Emanuele II.


La torre è in condizioni perfette, assai più ben conservata del mio condominio pur avendo un secolo in più sulle sue mura. Le finestre sono rifinite con deliziose decorazioni tipicamente fin-de-siècle (ecco, visto che dico sempre che mi vedrei bene a vivere in una "torre d'avorio", qui sicuramente ci potrei vivere. Chissà se mi accetterebbero come custode...)
Una volta giunti sulla sommità si gode della veduta della campagna circostante.
A chiudere il trittico monumentale, dopo museo e torre, c'è la cappella che ospita le spoglie terrene dei caduti in battaglia.
É piccola ed estremamente suggestiva per la scelta di esporre i teschi e le ossa dei soldati che hanno perso la vita in una teca che si innalza sino alla parte alta dell'abside, quasi a voler finalmente condurre verso il riposo celeste coloro che qui ebbero in sorte una morte traumatica.
Insomma, come dicevo spesso i luoghi più interessanti da vedere li avevamo a pochi passi di distanza e non ce ne eravamo mai accorti. 
P.S.: questa è stata una piccola emersione dalla pausa estiva, ma farò in modo che ce ne siano altre ;-)

sabato 16 giugno 2018

Pausa estiva

La settimana appena trascorsa è stata particolarmente impegnativa, tra rogne condominiali, eventi famigliari e piccole vicissitudini varie che peraltro non hanno interrotto il normale svolgersi delle otto ore lavorative quotidiane (per fortuna, visti questi tempi difficili) ma vi si sono sovrapposte. Se le ventiquattro ore della giornata avessero potuto magicamente dilatarsi forse sarei riuscito a gestire meglio il tutto, ma sfortunatamente ancora non ho imparato il segreto per fermare il tempo altrui lasciando continuare a scorrere il mio.
Insomma, sono particolarmente affaticato. Dato che il periodo che va da fine giugno a metà agosto è comunque un periodo di smobilitazione nella blogosfera (e anche del paese reale in effetti), ritengo opportuno anticipare la pausa estiva del blog. Sarò meno presente sul web, ma cercherò di non scomparire del tutto.
Comunque conto di ritornare operativo dopo ferragosto, forse anche prima, chissà (ma solo con post poco impegnativi e intrisi di cazzeggiamento, sia chiaro ;-)
Colgo l'occasione per augurare buona estate a tutti gli amici di questo blog: che vi sia propizia da ogni punto di vista.

mercoledì 6 giugno 2018

Nove

Nel mese di giugno del 2009 pubblicai il primo post di questo blog.
Fu un tentativo di ritagliarmi uno spazio sul web dedicato alla mia passione per la scrittura, ma soprattutto si trattò (uso il passato remoto perché mi sembra... appropriato ;-) di una ricerca di lettori neutrali.
All'epoca avevo condiviso i miei scritti solo con parenti e amici, un'audience che difficilmente riesce a formulare un giudizio obiettivo. Perciò decisi di mettermi in gioco con dei totali estranei.
Col passare del tempo gli "estranei" sono spesso diventati amici virtuali, alcuni incontrati di persona, un'esperienza piacevole che non mi ha neppure precluso la ricerca dei succitati lettori neutrali, visto che su amazon ormai i miei ebook procedono da soli senza la necessità di essere trainati dal blog.
A proposito del mio... editore ;-) devo segnalare che mi ha fatto un regalo di blogheanno inatteso: ha inserito "Racconti sensazionali" tra gli ebook inclusi nel servizio amazon prime (se siete abbonati potete usufruirne).
Ma torniamo allo scopo di questo post. Nove anni di blogging. Il primo pensiero che mi passa per la testa è che fra dodici mesi potrei festeggiare un anniversario a doppia cifra, evento raro per i blog.
Il secondo pensiero che subito segue è: ce la farò?
Per il momento non faccio previsioni: in passato ho attraversato crisi creative che da un lato hanno talvolta rallentato o addirittura fermato temporaneamente il blog, ma dall'altro ne hanno ampliato gli orizzonti con nuovi argomenti e confidenze personali che nel 2006 non avrei mai immaginato di condividere on line.
Mentre accendo le candeline virtuali sulla torta (questa però la preferirei materiale) porgo i miei più sinceri ringraziamenti a coloro che hanno reso vivo questo blog con la loro presenza, coi commenti, i me.me., le partecipazioni a iniziative comuni e il sostegno morale.
Grazie a tutti :-)

mercoledì 30 maggio 2018

Titoli visionari, meravigliosi titoli

Prendo spunto da un'idea interessante di Cristina che è partita da una constatazione cui spesso non diamo la dovuta importanza: la suggestione del titolo. Vi sono libri (come pure film o canzoni) che colpiscono l'attenzione per il loro titolo fortemente evocativo, quasi fosse il verso di una poesia o un pensiero espresso ad alta voce. Va da se che poi è il contenuto dell'opera a fare la differenza, però la fascinazione che emana un titolo può sopravvivere persino se il romanzo associato non mantiene le promesse.
Tuttavia, per partecipare al "gioco" proposto da Cristina ho scelto solo titoli di libri che poi mi sono piaciuti. Titoli che - per quanto mi riguarda - sono meravigliosamente suggestivi. Le regole proposte da Cristina sono semplici: scrivere una sorta di breve componimento ispirato dalle parole che compongono il titolo e abbinarlo a un'opera d'arte.
Pat ha già aderito, ora provo anch'io a dare il mio contributo.

Confessioni di una maschera (Yukio Mishima)
La verità, un segreto troppo inconfessabile.
Perché poi renderla nota?
Un uomo senza niente da nascondere è come il cristallo
(basta un nulla e va in pezzi).
Nel torbido si celano tesori che acque limpide
non potrebbero mai proteggere dalla volgarità degli sguardi.
Sono una maschera, forse.
Ma una maschera che ha il potere di un'armatura.

(come immagine associata scelgo L'uomo col cappello di René Magritte)


L'insostenibile leggerezza dell'essere (Milan Kundera)
Precario come una piuma nel vento.
Ogni scelta, ogni gesto, ogni capriccio altrui
è il gioco della mia vita in cui
vincere o perdere è solo un colpo di dadi.

(l'immagine associata è un famoso dettaglio relativo ai dannati del Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti)


La seconda crocifissione di Cristo (Nikos Kazantzakis)
Ogni giorno si ripete.
L'essere umano che non impara mai,
che si bea della promessa che mai più vi sarà un nuovo diluvio,
che non ha paura di chi porge l'altra guancia
(uno sciocco da trattare come merita, no?)
Ogni giorno, ogni istante,
fermo al principio dei tempi.

(l'opera associata è L'ombra della morte di William Holman Hunt)

mercoledì 23 maggio 2018

Ispirazione...

La celebrata ispirazione degli antichi è considerata un mito da molti scrittori moderni, secondo i quali scrivere è un'azione concreta che può essere compiuta in modo professionale e con ottimi risultati, senza alcun bisogno di sentirsi "ispirato".
Sarà che sono un tipo un po' retrò, sarà che non sono sufficientemente professionale (in effetti non lo sono proprio per nulla) fatto sta che, per quanto mi riguarda, non riesco a scrivere con la stessa metodicità con cui compio le mie mansioni in ufficio. Per dirla tutta non sono un granché neppure come impiegato, il lavoro lo rimando sempre a domani (ma non ditelo in giro, mi raccomando ;-) 
Quindi vado in controtendenza rispetto alle tendenze in voga: per me l'ispirazione resta un fattore fondamentale, ma non solo per iniziare a scrivere qualcosa: anche per leggere (e pure per lavorare, ormai lo avrete capito).
Non ho dei gusti definiti, così come scrivo senza fissarmi su un genere e passo dal giallo umoristico all'introspettivo e ora al fantasy, anche nella lettura mi piace spaziare. Ci sono degli autori che prediligo, ma non è detto che io legga tutto quello che scrivono. Quindi anche come lettore seguo l' ispirazione del momento. Il mese scorso ho sentito la necessità di leggere il romanzo "Stella mattutina" di Ada Negri perché mi sto appassionando a questa autrice dimenticata che oggi appare antiquata (e magari mi intriga proprio per questo, chissà) e contemporaneamente sto leggendo gli albi del manga "Silver spoon" di Hiromu Arakawa, praticamente come passare dal giorno alla notte nel corso della stessa giornata (oddio, detto così non sembra una stranezza ma semmai una cosa normalissima. Forse lo è davvero?) 
Appena avrò finito questa lettura probabilmente passerò a un libro completamente diverso. Quale?
Non so, mi lascerò guidare dall'ispirazione...


anche questo fa parte dell'operazione di riciclaggio di vecchi post

martedì 15 maggio 2018

Il mio recente viaggio all'estero

Approfittando delle festività tra fine aprile e inizio di maggio, ho deciso di fare un viaggetto. In genere non esco mai dai confini nazionali, ma stavolta ho voluto traversare la frontiera per visitare uno stato estero.


… eh! Che ci volete fare? Al momento solo questo mi posso permettere ;-)
E comunque “solo” per modo di dire, perché una visita la Repubblica di San Marino la merita tutta.
C’ero già stato brevemente alcuni anni fa e non avevo avuto il tempo di percorrere la passeggiata lungo la quale sono disposte le tre torri dello stemma araldico sammarinese.
Si tratta di un camminamento che parte dal borgo e poi si inoltra nel verde…


Il sentiero è alquanto rustico, a tratti particolarmente suggestivo.


Scorre lungo lo strapiombo del colle e basta spingersi pochi metri verso la cresta rocciosa per trovarsi sopra il vuoto… nonché davanti a una vista stupenda.


Le torri sembrano lontane e magari si pensa che sarà piuttosto faticoso arrivarci e vederle tutte…


… e invece, prima ancora di sentire il fiatone (grazie anche alla frescura del verde circostante) eccone una.


In generale, i monumenti storici, la natura e i cittadini contemporanei riescono a creare parecchi spunti fotografici interessanti.




Insomma, sono estremamente soddisfatto di questo viaggetto… all’estero ;-)

mercoledì 9 maggio 2018

Il mio guest post per The Obsidian Mirror

Come preannunciato nel post precedente, anch'io ho collaborato allo special di maggio Il piacere della sofferenza del blog The Obsidian Mirror e oggi se vi connettete potete leggere il mio contributo.
Personalmente vi consiglio di visionare gli interventi precedenti di Nick e Lucius Etruscus relativi alla genesi del film "Hellraiser" e allo scrittore Von Masoch noto per aver trasformato in letteratura una certa forma di sottomissione sessuale poi chiamata appunto "masochismo". Nei prossimi giorni seguiranno altri interventi che vi invito ugualmente a leggere.
Riguardo il mio guest post odierno, vi fornisco solo un'anticipazione: ho provato a compiere una breve analisi del rapporto esistente fra sofferenza e... fede religiosa.

lunedì 30 aprile 2018

Lo special di T.O.M. è in arrivo

Chi frequenta questo angolo di blogosfera probabilmente già conosce The Obsidian Mirror.
Si tratta di un blog interessato ad argomenti correlati al mistero, ad antiche leggende, alla spiritualità, al cinema horror mainstream ma anche a quello di nicchia e prodotto da cinematografie meno note come quelle dell'estremo oriente.
T.O.M. ha una tradizione: lo special. Ogni anno dedica una serie di post a un argomento specifico. Negli ultimi mesi però il blogger si è ritrovato coinvolto nel peggior film horror che possa capitare a un uomo: un trasloco. Tormentato per mesi da mostruosi bagagli e inquietanti valigie, non ha avuto né il tempo né i mezzi per creare lo special del 2018.
Così ha ingaggiato alcuni valorosi cavalieri del web per aiutarlo a portare a compimento l'impresa: tutti blogger in gamba, gente con grandi capacità e ingegno sopraffino, dei veri esperti in grado di forgiare un serie di post impeccabili e salvare la tradizione dello special.
E quindi la situazione sembrava risolta positivamente, se non fosse che T.O.M. ha deciso di mettere a rischio la riuscita dell'operazione ingaggiando anche il qui presente Ariano Geta, che in mezzo a gente con grandi capacità e ingegno sopraffino è decisamente fuori posto.
Comunque ormai è fatta, a breve inizia lo special di maggio che vi invito a seguire. Di cosa si tratta? Vi do solo due anticipazioni: è stato ispirato dal trentennale dell'uscita del classico film horror "Hellraiser" e si intitola Il piacere della sofferenza...


lunedì 23 aprile 2018

La letteratura è solo un'illusione?

Raccontare una storia per trasportare il lettore nel vortice dell'avventura significa offrirgli la possibilità di fantasticare qualcosa di completamente diverso rispetto alla sua vita quotidiana. Il lettore può camminare nella nebbiosa Londra vittoriana e assistere alle indagini di Sherlock Holmes, oppure ascoltare il clangore metallico di corazze sulle quali si schianta la spada dell'invincibile cimmero Conan. Non a caso è stato coniata l'espressione letteratura di evasione per indicare quelle letture concepite appositamente per fuggire dalla realtà.
Anche la lettura dei cosiddetti romanzi rosa serve a far sognare storie d'amore complesse e passioni intense che magari nella vita reale si sono verificate una sola volta e in modalità più semplici.
Però, anche lasciando da parte i libri prettamente di genere e alzando l'asticella a un livello più elevato - la grande letteratura dei classici - in genere quel che viene narrato è attinente alla vita quotidiana, alle situazioni e alle esperienze che tutti noi viviamo. La lettura di un classico è coinvolgente in quanto descrive le emozioni che tutti provano normalmente nella vita rendendole più sublimi di quanto esse non sembrino quando sono vissute materialmente.
Da questo punto di vista c'è stato persino - e c'è tuttora - chi stigmatizza la letteratura (ma anche il teatro, il cinema, le fiction televisive) in quanto illuderebbe il lettore e lo trasporterebbe in uno stato di esaltazione mentale che poi gli fa sembrare terribilmente grigia e monotona la realtà della sua vita non appena chiude le pagine del libro.
É solo l'esagerazione di qualche vecchio barbogio o c'è del vero in questo timore?

lunedì 16 aprile 2018

Dai fumetti ai fumetti

Come avrete intuito leggendo l'ultimo post, i fumetti sono uno dei miei interessi.
In effetti ho imparato a leggere speditamente grazie agli albi di "Topolino", "Braccio di Ferro", "Geppo" e "Provolino" che i miei genitori e i miei zii mi compravano spesso. Molti della mia generazione hanno seguito un percorso analogo (a quei tempi non c'erano tablet, smartphone e pc ;-)
Per parecchi anni ho letto prevalentemente fumetti. Anche qualche libro "per ragazzi", però soprattutto fumetti. Da "Topolino" sono passato a "Martin Mystère", "Dylan Dog", le riviste di manga "Mangazine" e "Kappa". Però mentre frequentavo l'università ho cominciato a leggere anche tantissima narrativa, in parte testi obbligatori per gli esami e in parte testi che mi incuriosivano a titolo personale.
Da allora, per diverse decadi (purtroppo ormai devo conteggiare la mia vita usando queste frazioni temporali molto ampie) i romanzi e le raccolte di racconti hanno sempre oltrepassato i fumetti in termini di quantità. Continuavo a leggere sia narrativa che graphic novels, ma con un rapporto di 4:1 in proporzione.
Negli ultimi mesi la tendenza si sta invertendo. Sto leggendo fumetti e romanzi in quantità equivalenti, non escludo che nel corso dell'anno i primi finiscano col prevalere sui secondi.
Se dovessi dare una spiegazione del perché di questa inversione mi verrebbe da dire: per sentirmi di nuovo ragazzino :-D
Però in realtà non mi pongo troppo il problema, ormai sono arrivato al punto di accettare e giustificare ogni bizzarria dei miei neuroni, compreso il ritorno dei fiamma in grande stile per il fumetto.
Mi sto addirittura adoperando per scriverne uno. Il romanzo fantasy di cui ho parlato è in fase di editing, conto di pubblicarlo nei prossimi mesi. Però dopo vorrei provare a scrivere una storia un fumetti: non delle semplici strisce per le quali basta un software grafico come quelle di Writerman, stavolta sarebbe una cosa più professionale.
Naturalmente ciò implica un piccolissimo problema di nessunissima importanza, ovvero il fatto che io non so disegnare e quindi dovrò assumere un disegnatore e pagarlo. Ma questo è un particolare secondario...
:-P

lunedì 9 aprile 2018

Il mio passaggio al Romics

Come ho già detto in un'altra occasione, Lucca è imparagonabile. Il Romics è un po' troppo "ammassato" e d'altronde si svolge in una serie di hangar nel bel bezzo del nulla (la Nuova Fiera di Roma è sin troppo decentrata), quindi manca l'atmosfera della città.
Però questa edizione della fiera fumettistica capitolina passerà agli annali per uno strepitoso cosplay. Vi do tre indizi:




... e dico solo: Ariano Geta desu ga?
Come dicevo l'atmosfera non è però quella di Lucca. I cosplayers si impegnano come possono, però il contesto è diverso.


Poi, va da se che la magia del raduno fumettistico c'è sempre. Può capitare di solidarizzare con un soldato dell'Impero che sembra davvero allo stremo...


... oppure si può incontrare un tenero bimbetto sul suo bat-passeggino:


Può succedere di trovarsi a un metro da una bella donna completamente nuda e il primo pensiero che viene in mente é: "Che meraviglioso... body-painting!"


Naturalmente è anche l'occasione per ammirare tavole originali di disegnatori professionisti e restare incantati davanti al loro talento.


Insomma, comunque la si metta è una giornata diversa dal solito, che fa sempre bene al morale ;-)

sabato 31 marzo 2018

Buona Pasqua

A Civitavecchia c'è un'antica tradizione religiosa collegata alle celebrazioni pasquali.
Il Venerdì Santo, il giorno in cui viene commemorata la crocifissione di Cristo, nelle ore serali si svolge una processione come d'altronde avviene pressoché ovunque in Italia.
La particolarità localistica (comunque non esclusiva, secondo quanto ho avuto modo di capire) è che all'interno della processione non vi sono solo figuranti in costume che rievocano i momenti del processo e della condanna di Gesù, ma anche dei penitenti che sfilano coperti da cappucci e tuniche bianche camminando a piedi scalzi. Alcuni hanno sulle spalle delle grosse croci di legno, altri portano pesanti catene legate alle caviglie e le strascinano sull'asfalto producendo un suono stridulo che rende particolarmente intenso e toccante il momento del loro passaggio.


Per certi aspetti è questa l'immagine della Pasqua che più mi resta in mente, probabilmente a causa di vari sensi di colpa che mi porto dietro da anni relativamente a certe situazioni personali.
Sperando che, per tutti voi che leggete, la situazione sia completamente diversa e vi sentiate leggeri e spensierati come una colomba che vola in cielo (sempre a proposito di simbologie pasquali ;-) porgo tanti auguri a tutti gli amici di questo blog.

lunedì 26 marzo 2018

Il mio primo computer, ovvero: quando il me.me. chiama e il blogger risponde ;-)

Sono stato nominato.
Il concorrente Ivano Landi ha proposto ai suoi compagni di blogging la partecipazione al me.me. Il mio primo computer partito da un'idea di Red Bavon. Sono previste delle domande di aiuto - comunque non vincolanti, si può rispondere anche senza basarsi su esse - per sviscerare meglio l'argomento. Nel mio caso parlare del mio primo computer significa tornare indietro a un'epoca in cui esisteva ancora l'Unione Sovietica e in Italia governava il pentapartito (viste le evoluzioni successive tutto sommato non erano neppure brutti tempi) quindi allacciate le cinture di sicurezza perché la DeLorean di Doc Brown dovrà fare un bel salto temporale ;-)

Quale è stato il mio primo computer?
Un Olivetti Prodest 128s. Solo chi è datato come me se lo può ricordare.


Chi ha comprato o regalato il mio primo computer?
Ovviamente i miei meravigliosi genitori.

Quali sono stati i primi software che usavo sul mio primo computer?
Vuoto di memoria. Comunque erano molto primitivi nella grafica e nelle prestazioni, eppure sembravano spettacolari. Mi piaceva in particolare un videogioco, Magic Mushrooms, perché permetteva di costruire la propria piattaforma arcade sistemando a piacimento i vari elementi del gioco (muro, trampolini, scale mobili, rulli, etc.) L'utente poteva creare e disfare come voleva.


Chi mi ha iniziato all’uso del mio primo computer?
Nessuno, ho dovuto leggere le istruzioni e smanettare.

Insieme a chi usavo il mio primo computer?
Quasi sempre da solo. Sono stato un nerd quando ancora era sinonimo di "sfigato".

Che fine ha fatto il mio primo computer?
Dopo un po' di anni ha cominciato a dare qualche problema e abbiamo valutato che ripararlo sarebbe stato troppo costoso. I vari documenti salvati al suo interno ovviamente non sono stati recuperati, compresi alcuni racconti che avevo scritto all'epoca che purtroppo sono andati perduti (o meglio: visti i contenuti di quei racconti è più opportuno dire: per fortuna sono andati perduti!)

Chi vuole partecipare?

lunedì 19 marzo 2018

Canzoni dimenticate degli anni '80 - 5

Lucio Battisti è un'icona della musica italiana. Ha sempre cercato di adeguarsi ai nuovi trend creando canzoni al passo coi tempi, evitando di ripetersi e di diventare un monumento a se stesso. Per tale motivo la sua produzione è estremamente diversificata e quindi non apprezzata uniformemente nella sua interezza.
L'evoluzione più controversa - persino per i suoi fans più accaniti - è stata indubbiamente la scelta di 'divorziare' dal paroliere Mogol e di sostituirlo, dopo una breve esperienza con Velezia (pseudonimo della moglie di Battisti), con Pasquale Panella. I testi criptici ed enigmatici del nuovo paroliere sembrano aver influenzato anche le scelte musicali del cantante, dato che i suoi album in collaborazione con Panella sono caratterizzati da brani spiazzanti, eseguiti spesso con sintetizzatori e tastiere elettroniche. Sono canzoni con ritmi talvolta ipnotici, oppure un fluire di suoni che si evolvono per l'intera durata del pezzo senza mai fissarsi in una sequenza orecchiabile. Insomma, l'esatto contrario dei grandi successi nazionalpopolari che avevano scalato le hit parades sino a quel momento.
In effetti Lucio Battisti viene ricordato soprattutto come protagonista degli anni '60 e '70, mentre la sua successiva produzione è considerata di nicchia, forse sin troppo.
Eppure esiste un ultimissimo Battisti "per le masse" agli inizi degli anni '80, un cantautore che ancora cerca il giusto compromesso fra l'easy listening e l'intellettualismo sofisticato. Un Battisti che già fa uso del sintetizzatore ma ancora non rinuncia a chitarra e basso.
L'album Una giornata uggiosa è l'ultimo tra quelli prodotti insieme a Mogol e viene immesso sul mercato discografico proprio nel 1980. Il singolo tratto dall'album che resterà nella memoria collettiva nazionale è l'arcinoto "Con il fiocco rosa", il monologo di un uomo che si appresta a iniziare una convivenza seria, forse per la vita, e ha qualche ultimo dubbio. Ma si rende conto che il futuro lo scopriremo solo vivendo (quante volte vi è capitato di usare o ascoltare questa espressione? ;-)
Però l'album aveva un altro singolo, quello che da il titolo all'intera raccolta. "Una giornata uggiosa" è un brano dallo stile pop con qualche lieve accenno di rock, una canzone in cui un Battisti più arrabbiato del solito da sfogo al tipico momento in cui ci si sente delusi dalla propria vita e dal mondo che ci circonda.
Personalmente apprezzo più questa canzone che non quella del "fiocco rosa", pur pregevole. In questo periodo in cui le giornate uggiose con cielo grigio e pioggia costante purtroppo si susseguono senza tregua, è anche in sintonia con il tempo atmosferico.
Incorporo un video da youtube per chi volesse conoscerla o riascoltarla. La trascrizione del testo, trattandosi di una canzone in italiano, penso che non sia necessaria.

lunedì 12 marzo 2018

Moderne furberie antiche

Quando di parla di opere autopubblicate su amazon c'è sempre chi avanza il sospetto che talune recensioni particolarmente entusiastiche siano in realtà tutt'altro che imparziali.
Per esperienza diretta posso garantire gli autori indipendenti in genere agiscono con correttezza e non ricorrono a trucchetti del genere, tuttavia le mele marce esistono in tutte le categorie e gli scribacchini non fanno eccezione.
A volte succede, è vero: giudizi a cinque stelle, lodi sperticate all'autore Tizio firmate dall'acquirente Caio che magari è... Tizio stesso che si è auto-recensito, chissà con quanta obiettività.
Qualcuno si illude che queste bassezze dipendano dal maledetto self-publishing su amazon e che "Quando si pubblicava solo tramite gli editori cartacei certe cose non succedevano".
Eppure basta leggere La stanza rossa del letterato svedese Johan August Strindberg, anno di pubblicazione 1879, per trovare episodi come quello che cito integralmente:

Costui [il critico letterario di una rivista di secondaria importanza dal nome 'Toga Grigia'] aveva pure, per sedici anni, scritto poemi mai letti da nessuno, per i quali s'era valso di uno pseudonimo senza che mai nessuno si fosse dato la pena di indagare sul vero nome dell'autore. I suoi poemi, tuttavia, venivano riesumati, rispolverati nonché lodati in ogni numero natalizio della 'Toga Grigia', naturalmente da parte di un critico imparziale, il quale sempre firmava il proprio articolo affinché il pubblico non credesse che l'avesse scritto l'autore medesimo dei poemi; e questo sempre nella speranza che il pubblico conoscesse l'autore.

Insomma, come vedete non è colpa di amazon se capita che qualcuno recensisca positivamente se stesso.
Per la cronaca, secondo la narrazione di Strindberg nella redazione della rivista 'Toga Grigia' lavorava anche un critico d'arte che

era un vecchio accademico che non aveva mai messo mano a un pennello, ma che faceva parte del famoso circolo artistico 'Minerva' ed era perciò in grado di presentare - appunto - le opere d'arte al pubblico già prima che fossero terminate, risparmiando in tal modo agli interessati la fatica di dover emettere un giudizio. Era sempre indulgente con quelli che conosceva, e mai che dimenticasse i loro nomi quando si trattava di presentare una mostra [...] Dei giovani invece ignorava del tutto l'esistenza, cosicché il pubblico, che per dieci anni non aveva udito altri nomi che quelli vecchi, cominciava a disperare per l'avvenire dell'arte.

Insomma, direi proprio che centocinquanta anni sono passati invano ;-)

lunedì 5 marzo 2018

Di uno storico falsario delle mie parti

Il post odierno parlerà di manipolazione dell'informazione e falsificazione di documenti.
No, tranquilli, non ci sarà nessun riferimento ai discorsi e ai proclami della lunga tornata elettorale conclusasi ieri (che comunque mi ha ispirato l'argomento, diciamo così ;-)
Voglio solo dedicare qualche paragrafo a un bizzarro personaggio vissuto dalle mie parti in epoca rinascimentale le cui attività hanno anche una qualche attinenza con le tematiche letterarie del blog.
Giovanni Nanni, meglio noto come Annio da Viterbo, nacque nella città papale nel 1437. Diventato frate domenicano, era riuscito ad accattivarsi le simpatie della gerarchia ecclesiastica arrivando fino alla cima: sia Sisto IV (Francesco Della Rovere, zio di quel Giuliano Della Rovere che poi diventerà a sua volta papa col nome di Giulio II) che Alessandro VI (il famigerato papa Borgia) gli affidarono incarichi importanti e dimostrarono grande stima nei suoi confronti.
Grazie alla benevolenza del Borgia il frate viterbese ebbe a disposizione i mezzi e le risorse economiche per dedicarsi a ricerche erudite e scavi archeologici, come andava di moda in quegli anni di riscoperta dell'antica arte classica romana. Nel 1498 pubblicò ufficialmente il risultato dei lunghi anni trascorsi studiando testi antichi e reperti: una colossale opera in 17 volumi intitolata Antiquitatum Variarum, una collazione di documenti compilati da storici dell'antichità da lui commentati nonché corroborati dal ritrovamento di reperti che ne comprovavano la veridicità.
Tra le tante curiosità riportate nella sua opera c'è ad esempio la storia altomedievale di Viterbo, nata dall'unione di quattro borghi (Fanum, Arbanum, Vetulonia, Longula) su iniziativa del re longobardo Desiderio. Dall'unione deriva l'acronimo FAVL (pronunciato "fàul") che ancora oggi è uno dei toponimi tipici della città laziale grazie alla Porta Faul lungo le mura. Annio era certo della veridicità di tale notizia riportata da uno storico medievale poiché aveva rinvenuto durante i suoi scavi anche il documento ufficiale attestante tale evento: una stele marmorea circolare, di cui restava solo la parte superiore, in cui era incisa la dedicatoria della fondazione.
Una storia certamente molto suggestiva.
Peccato che fosse falsa, come pure la stele marmorea che era stata fatta 'fabbricare' da Annio stesso.
Non fu l'unico caso: i finti reperti archeologici, accuratamente invecchiati tenendoli seppelliti per qualche mese nella nuda terra, furono la specialità di Annio per così dire.
Quindi il frate viterbese scrisse diciassette volumi (migliaia di pagine) composti da menzogne elaboratissime ma elegantemente camuffate in modo da sembrare vere, cronache fasulle tratte da fittizi documenti storici ufficiali. Ci vollero un paio di secoli perché vari studiosi europei appurassero tale inganno.
Perché Annio realizzò questo gigantesco falso? Con quale fine?
Anche se sembra riduttivo (nell'Antiquitatum vi sono false ricostruzioni relative anche ad altri luoghi e personaggi del passato, non limitate quindi alla sola Tuscia) è possibile che il suo scopo fosse fondamentalmente quello di nobilitare la sua amata Viterbo: voleva che la fondazione della città assumesse un'aura leggendaria che cancellasse l'assai più prosaica verità storica. Tra i documenti inventati che cita vi è addirittura un'improbabile cronaca secondo la quale Noé (sì, proprio quello dell'arca) dopo l'abbassamento delle acque del diluvio giunse nel territorio dove poi sorgerà Viterbo e lì prese il nome di Janus (il Giano dei latini, secondo le inevitabili, fantasiose ricostruzioni) diventando il capostipite del popolo etrusco...
Insomma, una finzione letteraria che diventa falso storico che è poeticamente ucronia e praticamente fake news del XVI secolo. Una folle fantasia scritta per esaltare la propria città, che a differenza di Roma non poteva vantare una storia tanto gloriosa, né un'origine divina grazie all'approdo di Enea e al discendente Romolo figlio del dio Marte... (ma temo che anche questa storia qui non sia mica tanto vera ;-)
In un certo senso Annio è però riuscito nel suo scopo: alcune delle vicende immaginarie che ha trascritto nell'Antiquitatum compaiono negli affreschi del Palazzo dei Priori a Viterbo (bellissimo peraltro, vale la pena di visitarlo) e tra queste l'unione dei quattro borghi da cui nascerebbe la succitata sigla FAVL, immagine tanto potente che ancora oggi c'è gente che crede che quella storia sia vera.
Perché dopo tutto, a volte, la fantasia di uno scrittore (o di un falsario) è più stuzzicante della verità. Sarà per questo che ancora oggi le fake news hanno così tanti estimatori?

lunedì 26 febbraio 2018

Patricia chiama, Ariano Geta risponde

... in via del tutto eccezionale però. Perché Pat ha postato l'arrivo della neve a casa sua e io, normalmente, non sarei stato in grado di rispondere. Qui da me nevica mediamente ogni dieci anni, in genere una mezza spolverata di bianco. Stavolta invece il burian (che dalle mie parti è femminilizzato in la buriàna) non ha portato solo aria fredda ma anche tanta neve.
Sono uscito di casa alle sette di mattina e mi sono reso conto che se avessi voluto prendere la macchina per andare al lavoro sarebbe stato abbastanza complicato...


D'altra parte ho ricevuto un messaggio in cui mi informavano che la mia ditta era chiusa causa maltempo (mai successo prima).
Così ho fatto due passi sino allo squallido parco a pochi metri da casa mia, tipica area verde periferica in stato di semi-abbandono, con erbacce ovunque e i giochi per i bimbi fatti di metallo arrugginito e legno marcito.
E, sorpresa...



Da dove è uscito fuori questo spazio verde così grazioso, così suggestivo? Sono sparite le erbacce, i rifiuti permanenti, i ricordini lasciati dai cani.
É proprio vero che sotto la neve è tutto più bello...


... tranne il monumento post-moderno trans-avanguardista: quello continua a far schifo sempre. Peccato che il vento non lo abbia schiantato al suolo.
Non ho portato il righello per misurare (non sono abituato alla neve e dunque sono disorganizzato) ma presumo che abbia fatto venti centimetri buoni. I miei piedi erano completamente affondati nella coltre bianca.


Non si vedono perché sono sepolte sotto la neve, ma indossavo scarpe da ginnastica (ribadisco: non sono abituato alla neve e dunque sono disorganizzato ;-)
Insomma, capisco pienamente i disagi che comporta la neve laddove raggiunge il metro, blocca le strade, ferma le attività produttive, e mi rendo conto che sia giustamente "odiata" in quei casi.
Però, per una città come la mia dove le "scuole chiuse per neve" praticamente non ci sono mai state, oggi è una giornata speciale a modo suo. Posso garantire che c'era un entusiasmo fra la gente che camminava (o meglio: affondava) nella neve che difficilmente ho visto persino in estate. Ai bambini e agli adolescenti ridevano gli occhi, ma anche ai loro genitori. Ma i più felici in assoluto erano i cani husky che finalmente hanno potuto sfogarsi nel loro elemento naturale :-D
Un saluto dal montarozzo di terra secca in mezzo al parco che, solo per oggi, sembra un sentiero del Monte Terminillo.

giovedì 22 febbraio 2018

Alice in Wonderland o delle sei cose impossibili

Questo me.me. l'ho scoperto tramite Ivano, che ha invitato a partecipare tutti i frequentatori del suo blog, quindi potenzialmente anch'io. Del resto "Alice nel Paese delle Meraviglie" e "Attraverso lo specchio" sono due libri deliziosi che ho letto con piacere: un me.me. che si ispira al personaggio principale è una tentazione irresistibile.
Devo però precisare che non ho apprezzato del tutto i due film disneyani con Johnny Depp improbabile Cappellaio Matto ai quali si ispira l'idea delle 'sei cose impossibili'. La vera Alice di Lewis Carroll è altra cosa.
Comunque, lasciando da parte la mia idiosincrasia per il nuovo corso della Disney e relativi prodotti ciofecatografici, mi cimento in questa prova.
L'idea è partita dal blog Cuore rotante cui rendo doverosamente merito.
Le regole sono semplici:

-Inserire il logo di Alice’s in Wonderland
-Descrivere sei cose impossibili
-Nominare tutti i followers che volete

Ivano Landi è stato particolarmente colto ed erudito ed è praticamente impossibile replicare con una sestina alla sua altezza. Mi limiterò alle inutili lamentazioni da vecchio barbogio in cui ormai incorro sempre più frequentemente.

1-Cambiare la propria vita può essere complesso ma non impossibile; cambiare una nazione partendo dal suo passato, sì, quello è proprio fuori portata. Riesco a immaginare tanti passati alternativi per l'Italia che magari ci avrebbero condotti  a un oggi meno avvilente. Ma resta una mera fantasia irrealizzabile.
2-Nella vita ho commesso errori gravi di cui mi sono pentito, che tuttavia sul lungo periodo hanno anche prodotto conseguenze utili; ho anche fatto cose fondamentalmente giuste e che ricordo con piacere, ma che rimangono fini a se stesse e prive di reale utilità. Insomma: la cosa davvero impossibile è prevedere la catena degli eventi in ogni dettaglio.
3-Aumentare la propria altezza di qualche centimetro è ancora una cosa impossibile, malgrado ciò di cui è capace la medicina moderna. Ci sono anche le scarpe coi tacchi, d'accordo, ma non è la stessa cosa. E poi sono le donne che possono indossare i tacchi alti con stile e fascino, gli uomini con le scarpe zeppate sono solo ridicoli.
4-Cambiare il proprio carattere non dovrebbe rientrare fra le cose impossibili. Volere è potere, con la forza di volontà ci si può imporre ogni sorta di disciplina interiore e arrivare al punto in cui "io" è un'altra persona.
Evidentemente la mia volontà è difettosa e ormai ho pure superato il periodo di garanzia, quindi non me la cambiano più.
5-Stesso discorso per la scrittura: ci si può impegnare per migliorare, per crescere, per essere originali, ma a volte ho l'impressione di rappresentare involontariamente il detto popolare che dalle mie parti suona più o meno: ie manca sempre 'n centesimo pe' fa' 'na lira.
6-L'ultima cosa davvero impossibile che mi dispiace lo sia è il poter trovare la strada per salire sopra le nuvole di cui parlavo in questo post.

E adesso fatevi avanti e date anche voi il vostro contributo ;-)

giovedì 15 febbraio 2018

La creazione di un libro nel senso materiale del termine

Già in passato, in alcuni post risalenti all'era paleolitica di questo blog, avevo accennato al fatto che alcuni libri li ho creati anche nel senso materiale della parola. 
Prima ho seguito l'ispirazione, trascritto su pc, riletto, editato, limato, corretto.
Poi ho stampato i fogli e li ho rilegati con una copertina di cartoncino.
Non è difficile. Bisogna solo armarsi di taglierina e avere la pazienza di smezzare un po’ di fogli A4 in modo preciso e senza strappi per trasformarli in A5 (volendo si possono anche comprare già pronti, eh!) 
Si imposta l'impaginazione del file digitale in quel formato e poi si stampa fronte/retro, controllando costantemente l'operatività della stampante poiché detta funzione applicata ai fogli A5 crea spesso degli inceppamenti della carta. 
Dopo essersi assicurati che le pagine così ottenute siano state disposte nell’ordine giusto, bisogna compattarle in modo che il blocco dei fogli sia un parallelepipedo perfettamente liscio (soprattutto sul lato sinistro che costituirà il dorso del libro). Basta tenere fermo il blocco con l’aiuto di una pressa, spalmare colla abbondante sul lato sinistro e, dopo che si è asciugata, farvi una serie di incisioni con la taglierina sulle quali si inseriranno dei monconi di filo. 
Si va con una seconda passata di colla, ci si applica un cartoncino bristol poco più grande di un foglio A4 su cui è stata disegnata la copertina (e anche la quarta, perché no?), si ripiega il cartoncino in modo da adattarlo al blocco dei fogli ormai rilegati, et voilà: il libro fatto in casa è pronto.
Può sembrare stupido, ma compiere questa semplice operazione (che comunque richiede qualche ora di lavoro) mi ha sempre dato un senso di soddisfazione.
La manualità è sempre un'abitudine utile, da non perdere. I risultati che ottengo come "tipografo dilettante" ovviamente non sono minimamente paragonabili a quelli di un print-on-demand o di un tipografo professionale, però neppure da disprezzare.
Ho sempre amato i libri anche come oggetti fisici, e lo dico senza essere un feticista della carta (leggo e pubblico digitalmente senza problemi, lo sapete già).
C'è qualche altro collega scribacchino che si è improvvisato rilegatore e stampatore?

EDIT: su richiesta di Pat aggiungo alcune foto dei miei lavori da "tipografo" :-D





giovedì 8 febbraio 2018

Abruzzo

Quando ho letto, qualche giorno fa, la notizia che il paesino abruzzese di Città Sant'Angelo è stato inserito dalla rivista Forbes tra i dieci luoghi ideali per trasferirsi nel 2018, il mio primo pensiero è stato: "Allora devo tornarci".
Eh sì, perché io c'ero già stato varie volte quando ancora nessuno lo conosceva.
É un comune sparso, diviso in più frazioni, di cui molte di recente costruzione con case moderne. Ma in cima a un colle vi è il borgo storico con la tipica strada centrale lastricata, le chiese e le piazzette antiche. Se ci capitate avrete la sensazione di trovarvi nel mezzo di Pane, amore e fantasia e da ogni vicolo vi aspetterete di veder sbucare Gina Lollobrigida e Vittorio De Sica...


In autunno può sembrare un luogo un po' triste...


... ma basta entrare in una trattoria locale, gustare rustell e pasta alla mugnaia e torna subito l'allegria. E poi quando arriva la bella stagione e il sole illumina gli oliveti e le case di campagna, è davvero piacevole fare un'escursione.


A pochi chilometri c'è un altro paesino che a quelli di Forbes è sfuggito ma secondo me potrebbe tranquillamente aggiungersi alla lista: Atri.
Ha un centro storico bellissimo in cui spicca il Duomo di Santa Maria Assunta.


Sul belvedere però si possono trovare anche sculture moderne. Ammetto di non amare granché l'arte astratta, però alcune di queste sculture danno una certa suggestione.


E visto che sto parlando dell'Abruzzo, impossibile non nominare il Gran Sasso.
Ai piedi della catena montuosa c' è un luogo interessante da vedere, prescindendo dalla fede religiosa: il Santuario di San Gabriele.


Da lì si ha una vista meravigliosa delle vette, innevate anche in piena estate.


A San Gabriele sono stato vittima della legge del contrappasso: mentre stavo fotografando, qualcuno mi ha fotografato. Che dite, posso perdonare i colpevoli di questo scherzo? ;-)