mercoledì 5 dicembre 2018

Un tema pittorico ricorrente - 10

Le nature morte sono uno dei soggetti più tipici della pittura. Hanno il vantaggio di poter essere create in studio - o addirittura a casa - con relativa facilità: è sufficiente un tavolo sul quale arrangiare gli elementi che comporranno la tela, non servono né modelli da pagare né condizioni atmosferiche favorevoli per la luce. Inoltre sono soggetti generalmente apprezzati da tutti, quindi con ampio mercato per la vendita.
L'ascesa delle nature morte come genere è iniziata nel Rinascimento, dapprima create in forma di piccole allegorie, poi semplicemente come opere decorative.
La messa in scena artistica di selvaggina e primizie è uno dei temi preferiti, che peraltro ha una storia molto più antica. Tra gli egiziani, e soprattutto fra i romani, era considerato di buon auspicio decorare la propria casa con immagini di frutta e carne, un augurio di abbondanza e un omaggio visivo per i commensali. Nelle domus di Pompei sono abbastanza frequenti affreschi che noi definiremmo "nature morte" (i romani li chiamavano xenia, parola greca che indica il concetto di ospitalità e convivialità).


L'uso di soggetti quali fiori, frutti, selvaggina (ma anche libri, strumenti e altri oggetti inanimati) si sviluppò soprattutto nell'Europa del Nord, inizialmente come decorazione di tele di argomento religioso, poi come genere a se stante. L'elemento metaforico emerge grazie a delle simbologie che risultano comprensibili a chi ammira il quadro.
In questa opera di Pieter Claesz (1598-1661) è sin troppo evidente quale sia il messaggio implicito dell'immagine...


Nella natura morta del suo connazionale Laurens Craen (1620-1670) il messaggio è opposto: un elogio della vita e dei piaceri terreni. Lo si capisce dalla prosperità della tavola, dalla lussuosa presenza di uva e agrumi (non così diffusi in Olanda) e dai calici per gli alcolici semivuoti che lasciano intendere l'ebbrezza dai commensali; ma soprattutto dall'ostrica aperta in basso. É una simbologia che passa inosservata per i non-iniziati, ma sappiate che nella semantica figurativa di quell'epoca, ebbene, un'ostrica aperta simboleggiava... una donna che si concede.


Oltre ai vantaggi compositivi già citati, la natura morta ha l'ulteriore vantaggio di poter essere utilizzata per mettere in mostra i particolari virtuosismi stilistici del pittore che la esegue. Nelle due tele già viste si nota ad esempio come nella prima vi sia un uso notevole del contrasto luce/ombra, mentre nella seconda c'è una bellissima luminosità. Il pittore - pure lui olandese - Samuel Dirksz van Hoogstraten (1627-1678) aveva un gran talento per il trompe l'oeuil, e si divertiva a creare nature morte che rappresentavano gli interni di borsoni con lacci per bloccare gli effetti personali... Praticamente ritraeva valigie dell'epoca.


Ho mostrato solo pittori olandesi sinora, ma l'orgoglio patriottico mi spinge a rammentare che anche celebri artisti italiani come il Caravaggio hanno dipinto nature morte di grande effetto. Qui però voglio cogliere l'occasione per dare spazio a una delle pochissime pittrici italiane di epoca non moderna.
Come saprete purtroppo nei secoli scorsi le donne erano escluse da tante cose, compreso lo studio dell'arte. Ma Fede Galizia (1578-1630) era figlia di un pittore ed ebbe modo di apprendere da lui i segreti dei colori a olio. I suoi quadri più celebri sono proprio le nature morte, per le quali aveva un talento eccezionale.


In tempi più recenti le nature morte sono state coinvolte nel processo di rinnovamento della pittura, nel senso che rispecchiano le evoluzioni stilistiche dell'arte moderna e le attitudini dell'autore.
Ad esempio, il nostro Giorgio Morandi (1890-1964) ha dipinto quasi esclusivamente nature morte composte con bottiglie e altri recipienti per liquidi. Tuttavia, la sua opera viene spesso associata al movimento dei metafisici come De Chirico e Carrà, poiché le sue bottiglie sembrano voler trasmettere una sensazione di straniamento e alienazione.


Il pittore francese Fernand Léger (1881-1955) è stato uno sperimentatore delle nuove correnti di inizio novecento, in particolare cubismo e astrattismo, cosicché la sua "Natura morta con un boccale di birra" sembra strizzare l'occhio ai quadri di Picasso e Braque:


Il visionario surrealista spagnolo Salvador Dalì (1904-1989) ha addirittura scherzato sul nome di questo tema pittorico ricorrente dipingendo una "Natura morta viva" in cui gli oggetti inanimati sulla tavola iniziano a muoversi come se avessero preso vita:


Insomma, le nature morte pur essendo così apparentemente semplici possono però fornire degli spunti originali all'artista che decide di cimentarvisi.

18 commenti:

  1. Concordo con la tua conclusione ed aggiungo che io preferisco le nature morte o con oggetti come bottiglie e bicchieri o più originali e meno legate ai soliti cliché (frutta) come ad esempio quella di Pieter Claesz che tu hai postato o quelle di Dalì e Fernand Léger

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    1. Il bello della varietà è che ognuno può "scovare" il soggetto che più si confà ai suoi gusti personali.

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  2. Belle le nature morte! Importante però che non le disegni io altrimenti le ammazzo di nuovo! ahhahh

    Scherzi a parte, i soliti frutti nel cesto o sul tavolo non mi piacciono troppo. Qualcosa di meno "banale" (tra virgolette) mi intriga di più.

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    1. Come vedi le opzioni "alternative" non mancano ;-)

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  3. Stiamo parlando della condizione delle condizioni. L'elemento forte dell'arte pittorica per eccellenza.

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    1. Beh sì, chi pratica la pittura deve cimentarsi per forza anche con le nature morte. É inevitabile.

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  4. Non mi hanno mai appassionato come soggetto. Credo che nei panni di Morandi avrei condotto una vita da vero depresso ;-D

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    1. Ma se tu fossi stato Morandi non avresti dipinto nature morte con bottiglie :-D

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  5. Ne ho la casa piena di nature morte: tele olio, disegni, acquerelli. Per un pittore credo siano un po' un meccanismo per rompere la mancanza di ispirazione

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    1. La natura morta come un "esercizio" per mantenere la mano e la mente abituate alla pittura. Potrebbe essere proprio così, in molti casi.

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  6. Io verità non mi sono mai piaciuti i dipinti di nature morte.. non riescono a trasmettermi nulla!
    Mi sembrano come quelle infinite paginette dove i bambini copiano le lettere dell'alfabeto solo per esercitarsi a scriverle.
    Esercizio e solo questo, di cuore non ne trovo. ^^

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    1. Beh, ovviamente si tratta di quadri decorativi, il loro scopo non è trasmettere emozioni ma decorare un interno.

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  7. L'interno del borsone è notevole. Geniali Dalì e Morandi, quest'ultimo è riuscito con tre soggetti minimalisti a comunicarmi il senso di solitudine. Grazie per il viaggio inaspettato e gradito intorno alla natura morta;)

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    1. I grandi artisti si distinguono proprio per la genialità più che per la qualità tecnica delle loro opere.

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  8. Bellissimo post. Personalmente le nature morte un po' mi intristiscono, anche se ce ne sono di bellissime.

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    1. A me fanno un effetto neutrale, per così dire. Le trovo molto decorative: non mi trasmettono sensazioni emotive, le ammiro e basta sul piano estetico.

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  9. Dalì sempre molto originale, anche con le nature morte. Devo dire che queste da te mostrate sono molto belle, che bei colori quella cubista. Interessante quella con la valigia.

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    1. Beh, sono quelle che più si distinguono rispetto alle nature morte canoniche.

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