Chi è realmente uno scrittore?
Un cultore delle parole che crede fanaticamente in ciò che scrive?
Un freddo professionista dell'intrattenimento che redige libri basandosi su rigidi meccanicismi narrativi?
Un ingenuo inetto alla vita poiché perennemente assorto nelle sue fantasie?
Uno scontento che tenta di dare un senso al proprio disadattamento trasformandolo in una riflessione mascherata da romanzo?
Nei sette racconti che compongono questa raccolta ho cercato una possibile risposta.
Lo avevo annunciato da mesi e infine lo presento ufficialmente. Il mio ultimo ebook è disponibile su amazon.
Chi segue questo blog con una certa assiduità ricorderà forse un racconto a puntate pubblicato lo scorso anno in cui i protagonisti erano due scrittori. Quella narrazione nacque da un'idea che mi balenò in testa e che mi spinse davanti al pc senza neppure - onestamente - elaborare troppo. Fu uno di quei casi in cui la mia attitudine alla scrittura prese la forma di una mania compulsiva, lo scrissi molto rapidamente e quasi di getto. Poi seguì una fase di riscrittura e editing, ma posso affermare che rispetto alla folgorante bozza iniziale le differenze sono minime.
Quel racconto fu poi lo spunto per altre idee legate alla figura dello scrittore che mi portarono a redigere sei storie (e in queste successive narrazioni l'elaborazione è stata più meditata, meno impulsiva).
Che etichetta dare a questo ebook? In effetti è un mainstream puro, nessun genere specifico lo caratterizza. L'unico collante fra le sette storie è che i protagonisti sono sempre loro (noi?): quella particolare categoria di esseri umani che, oltre a sperimentare l'esperienza della vita, la elabora tramite la scrittura.
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mercoledì 24 febbraio 2016
domenica 4 ottobre 2015
Nazioni immaginarie
Dopo averlo preannunciato un paio di volte, ecco a voi finalmente l'ebook delle Nazioni immaginarie.Come si può dedurre dal titolo si tratta di racconti a sfondo ucronico e fantapolitico.
Quello più corposo è "L'eroe di un solo mondo", una storia nata da una semplicissima ipotesi: e se Garibaldi fosse rimasto in Sudamerica?
Il secondo, più breve e più improntato all'umorismo, si intitola "Mafialand" ed è un piccolo divertissment.
Come potete notare ho anche risolto il dilemma della copertina che era stato oggetto di un post apposito: l'intervento fondamentale di un professionista come Luca Morandi mi ha permesso di disporre di una cover stilisticamente impeccabile che potete ammirare qui a lato.
Concludendo - lo sapete che non amo le presentazioni megagalattiche - vi invito semplicemente a visionare le prime pagine del libro su amazon e decidere se vi interessa acquistarlo oppure no. Con l'occasione faccio un po' di marketing e vi rammento tutti i titoli disponibili ;-)
Buona domenia a tutti :-)
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Nazioni immaginarie
mercoledì 20 maggio 2015
La polemica tra Juan Brady e Francisco Hernandez Mendieta – conclusione
La sensazione orrenda di essere uscito sconfitto dal confronto con Mendieta lo spinse a concepire una nuova opera di ampio respiro per rispondere con l'unica vera arma di uno scrittore: la sua narrativa.
Per un anno e mezzo Juan Brady lavorò a un nuovo romanzo che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto costringere i critici a scomodare Don Segundo Sombra e Il giocattolo rabbioso per cogliervi i medesimi elementi di potenza narrativa.
Per un anno e mezzo Juan Brady lavorò a un nuovo romanzo che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto costringere i critici a scomodare Don Segundo Sombra e Il giocattolo rabbioso per cogliervi i medesimi elementi di potenza narrativa.
Ci
si impegnò con un’ossessività talmente malata da spaventare la sua compagna,
che fu più volte costretta a trascinarlo via dal computer portatile che utilizzava
d’abitudine per scrivere. Anche quando riusciva a condurlo sulla spiaggia, o a
cena da qualche amico comune, non riusciva quasi mai a togliergli dalla faccia
l’aria distratta di chi sta rimuginando su possibili varianti nella trama del
capitolo in corso o sulla più opportuna sequenza verbale per imprimere maggiore
impatto a una descrizione o un dialogo.
Nonostante
il suo strenuo sforzo l’editore lo invitava quasi sistematicamente ad apportare
delle modifiche. Lui si stressava, non capiva che il problema nasceva proprio
dal suo tentativo di eguagliare Güiraldes e Arlt: così facendo finiva col quasi
copiare – di sicuro inconsciamente – alcune costruzioni frasali presenti nelle
opere dei due grandi romanzieri. Più che un’ispirazione la sua pareva imitazione.
Al
volgere del citato anno e mezzo l’opera di Brady era ancora un ammasso confuso
di capitoli, note, varianti, versioni alternative e ipotesi. Aveva trascritto
quasi quattrocento pagine, ma il loro livello di organicità era piuttosto
basso.
Mentalmente
sfinito, accettò quasi con sollievo la proposta della sua compagna di
trascorrere il venerdì sera al Teatro Vorterix dove da più di due mesi era in
corso uno spettacolo musicale che stava riscuotendo un enorme successo di
pubblico e critica. Lei era curiosa di assistervi, e in fondo Juan necessitava
di una valida scusa per sospendere la gestazione del romanzo almeno per un fine
settimana, così le propose a sua volta un diversivo: l’indomani, invece di
passarlo a Baires, avrebbero potuto sfruttarlo per volare a Rosario da sua
sorella Gabriela, viaggio che a lei avrebbe fatto sicuramente piacere poiché le
capitavano poche occasioni per incontrarla. Volendo avrebbero potuto anche
pernottarvi per condividere con Gabriela e col cognato il pranzo della domenica.
Era
il fine settimana perfetto per ritemprarsi: la cultura musicale della capitale
il venerdì sera, l’evasione verso l’altra grande città argentina il sabato, la
convivialità famigliare la domenica.
Mentre
il taxi li portava verso l’Avenida Lacroze avevano l’aria di due fidanzatini,
anche se ormai erano entrambi vicini ai quaranta e convivevano da più di dieci
anni.
Nel
salone d’ingresso gli accessi per la platea erano ancora chiusi e gli
spettatori si accalcavano ordinatamente in attesa dell’apertura. In quell’ampio
spazio chiuso risuonava monotona la cacofonia di centinaia di voci sovrapposte,
lo sgraziato caos sonoro intessuto da discorsi che si intrecciano contorti in
un ordito di rumore. Le luci al neon trasformavano in pallore lunare anche gli
incarnati abbronzati di ragazze giovani e borghesi meno giovani che
frequentavano abitualmente solarium lussuosi.
Juan
Brady e la sua compagna avevano tacitamente optato di starsene in silenzio dopo
aver sperimentato l’impossibilità di comunicare tra loro senza doversi ripetere
le stesse frasi ad alta voce per tre volte di seguito.
Lui
si guardava attorno, vedeva volti in gran parte giovanili, talvolta di uomini e
donne di mezza età che si sforzavano di apparire meno anziani indossando
accessori trendy e sfoggiando make up da diciottenni in fregola per una serata
in discoteca.
Il
gruppo particolarmente numeroso che riuscì a identificare si distingueva da
tutti gli altri perché molti davano le spalle alle porte di accesso per
discorrere con gli amici in fila dietro di loro. Quasi tutti i presenti erano
rivolti verso l’ingresso e parlavano voltandosi alla loro destra o alla loro
sinistra in direzione di chi li accompagnava, quel gruppo invece era talmente
numeroso da costringere il contingente più avanzato a voltarsi completamente
per poter partecipare alle chiacchiere in attesa dell’apertura della platea.
Fu
quando si voltò per la seconda volta nella loro direzione, distrattamente, che
Brady notò la presenza di Mendieta. Il crocchio di giovani era tutto incentrato
su di lui. Juan provò una sensazione di sorpresa e fastidio talmente violente
da non accorgersi di essersi paralizzato qualche secondo di troppo in quella
posa che lo rendeva un osservatore insistente e un po’ impiccione, anziché
casuale. Fu inevitabile che anche l’altro scrittore lo scorgesse.
Le
porte si aprirono in quell’istante. Sospinto dal fluire lento ma deciso di
centinaia di corpi in movimento Brady venne trascinato nelle scalinate in mezzo
ai posti a sedere, la mano stretta alla sua compagna per non perdere contatto.
Mentre si accomodavano al loro posto la voce di Francisco Hernandez gli risuonò
alle spalle.
“Buonasera.
Posso porgere il mio saluto allo scrittore Juan Brady?”
L’intonazione
della voce era priva di malizia, lo sguardo amichevole. Juan non poté fare a
meno di alzarsi in piedi, stringergli la mano e presentargli la sua compagna.
“Sta
lavorando a un nuovo romanzo?” gli domandò con un ambiguo uso del lei.
Brady
fece cenno di sì senza entrare nei dettagli.
“Spero
che sia quella storia con la nonna, il latte e le cicogne. Se non si decide a
trasformarla in un libro sarò costretto a chiederle se posso farlo io al suo
posto” commentò con l’identica voce priva di malizia e l’espressione da vecchio
amico dipinta in faccia.
Juan
annuì senza aggiungere alcuna parola che desse maggior senso a quel gesto e
significasse in modo chiaro se quella trama la avrebbe elaborata un giorno, o
se invece la stava cedendo al rivale.
“Vado
al mio posto, mia moglie e i nostri amici mi aspettano. Buona serata”.
Per
tutta la durata dello spettacolo musicale Brady ebbe la spiacevole sensazione
che il suo ventre si contorcesse. Le splendide melodie del gruppo che si
esibiva dal vivo – ritmi contaminati che riunivano tango e rock, dance e
melodico, percussioni tribali e assoli jazz di strumenti a fiato – gli
rimbombavano nei timpani come colpi materiali, quasi sentiva illividirsi le
orecchie come se fossero state effettivamente raggiunte da schiaffi ripetuti di
mani aperte che ininterrottamente lo martoriavano.
Quando
lo spettacolo era sul punto di concludersi Brady lamentò dei forti dolori
all’addome. La compagna gli chiese se poteva resistere, lui disse di sì ma
stringeva i denti e dalle labbra chiuse a fatica filtravano gemiti che neppure
il frastuono degli strumenti e i gorgheggi dei cantanti potevano nascondere a
coloro che gli sedevano accanto.
Una
giovane donna gli chiese se si sentisse poco bene e si dichiarò disposta a far
partire un passaparola con l’intera fila per chiedere a tutti di alzarsi e
lasciarlo passare. Lui agitò la mano per sottintendere che non vi era
necessità, ma la sua compagna decise diversamente e pregò la donna di
procedere.
Dopo
pochi minuti erano fuori dal teatro, lei lo sorreggeva e intanto pregava
l’addetto al foyer di chiamare con urgenza un taxi.
“L’Alexander
Fleming per favore, subito!” istruì l’autista con la voce che le tremava.
Il
Pronto Soccorso si prese cura di lui. Aveva un infarto in corso, ma per fortuna
lo avevano preso in tempo.
“È
stato fortunato, in questi casi la velocità con la quale ci è permesso di
intervenire è fondamentale” gli spiegò un medico dopo che lo avevano
trasportato nel reparto cardiologia per intubarlo e sedarlo.
*
La
notizia del malore occorso a Juan Brady si ritagliò un piccolo spazio nei
giornali e sul web. Ricevette numerosi auguri di pronta e completa guarigione,
anche da parte di Francisco Hernandez Mendieta, Omar Ballesteros e Beatriz
Ghidini.
Venne
dimesso dopo due settimane. Lo invitarono a starsene a riposo per un po’ di
tempo, magari anche lontano dal proverbiale fervore di Buenos Aires, vitale ma
talvolta mortale.
“Se
passassimo qualche settimana a Bariloche?” gli propose la sua compagna.
Lui
rispose con un “No!” netto, quasi infastidito. Nella sua mente la salubre
cittadina non veniva più associata né alla celebre piazza in stile tedesco né
alla natura rigogliosa, e non si chiamava più San Carlos ma
località-preferita-di-Mendieta. Scelse invece Ushuaia, nonostante le
perplessità della compagna e dei genitori che ritenevano inopportuno un
soggiorno in un luogo così isolato.
“E
se avessi un altro infarto?”
“Non
mi succederà” tagliò corto lui. Voleva stare lontano da tutto, perso per alcune
settimane laddove scorre la linea di confine fra le terre non ancora del tutto
disabitate e i mari artici, nelle più remote profondità patagoniche, senza
alcun frastuono di civiltà e di metropoli a contaminarne il selvaggio
isolamento.
Fu
davvero un soggiorno di totale distacco. A ogni alba, mentre la sua compagna
ancora si attardava sotto le coperte consapevole che non vi era motivo di
affrettare l’inizio di una giornata che si sarebbe noiosamente consumata in
brevi passeggiate impervie o escursioni in barca in cerca di pinguini e altra
fauna antartica, lui usciva dalla rustica casa che avevano preso in affitto e
attendeva il sorgere del sole.
Allo
stesso modo ogni pomeriggio assisteva al tramonto, attimo dopo attimo, immerso
nel rossore infinito che si riversava nell’aria candida seppure salmastra che
lui respirava a pieni polmoni.
Quando
rientrò a Buenos Aires, due settimane dopo, andò a far visita al suo editore
per intavolare un discorso in cui c’erano di mezzo tanto i rapporti
professionali quanto l’amicizia ormai sviluppatasi tra loro dopo la lunga
frequentazione che li univa.
Le
risposte ricevute furono fondamentalmente quelle che lui si aspettava cosicché
il giorno dopo annunciò tramite il proprio sito internet che “per motivi di
salute” cessava l’attività come romanziere. Si sarebbe guadagnato da vivere
continuando a collaborare con la casa editrice che aveva pubblicato le sue
opere, però nel ruolo di traduttore dall’inglese e di curatore della collana ‘Classici
Stranieri’.
Trascorse
i primi mesi da ex scrittore con una certa mestizia, poi lentamente si abituò a
quest’ineluttabile nuovo corso della sua vita.
Già
dopo un anno poteva guardare al suo passato da narratore senza provare alcun
rimpianto o malinconia. Veniva però preso da un’irrefrenabile sconforto quando
gli capitava di pensare – sempre più raramente per sua fortuna – che Francisco
Hernandez Mendieta avrebbe continuato a scrivere merdate che sarebbero state
acclamate come capolavori sia dall’establishment corporativo che dalla
suggestionabile massa dei lettori.
Fu
questo il suo unico vero cruccio per il resto dei suoi giorni.
FINE
FINE
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racconto
sabato 16 maggio 2015
La polemica tra Juan Brady e Francisco Hernandez Mendieta – terza parte
Come
moderatore la
Fondazione Herrera aveva prescelto il proprio presidente
onorario, Guillermo Esteban Vazquez, sessantacinquenne sempre di buonumore
dall’aria giovanile e dalla battuta pronta, il tipo d’uomo capace di smorzare
la tensione persino se i contendenti fossero stati due balordi di Villa Lugano col coltello già ben stretto fra le dita.
La
sede della fondazione era sull’Avenida Corrientes, non molto lontano dal Teatro
del Paseo La Plaza. Nel
salone era stato montato un palco che si elevava di circa un metro sopra il pavimento e gli scrittori sedevano su due sgabelli posti ai lati (Brady a
destra e Mendieta a sinistra dal punto di vista degli spettatori). I presenti
potevano vederli bene, anche l’ultima fila aveva la possibilità di notare che
Juan indossava dei jeans e una giacca di pelle marrone mentre Francisco
Hernandez aveva bizzarramente optato per una
tuta da ginnastica bianca con rifiniture blu scuro (sin troppo scuro per
poter immaginare che fosse un tentativo di apparire argentinamente
biancoceleste).
“Due
anni fa ho letto L’intersecazione del
nulla. Sono un lettore incompetente?” cominciò Vazquez con tono
bonariamente scherzoso all’indirizzo di Brady.
Juan,
i lineamenti distesi e la bocca sorridente, replicò: “Se mi spiega quel che le
ha trasmesso le saprò rispondere”.
“Abbiamo
qui l’autore in persona per chiedergli cosa volesse trasmettere” colse
l’occasione Vazquez per innescare la prima discussione diretta fra i
contendenti.
Mendieta,
con l’usuale flemma, spiegò che il messaggio del romanzo andava cercato nel
fluire delle sensazioni che assecondano i vagheggiamenti dell’anima quando si
percepisce il disagio di tutte le certezze che ci avevano apparentemente
accompagnato nel corso dell’esistenza. Aggiunse che forse Brady si trovava in
difficoltà a comprendere il libro in questione poiché lo leggeva come se fosse
prosa nel senso storico del termine, mentre esso andava inteso piuttosto come poesia
lirica, un lungo poema lirico in forma di romanzo.
Il
segretario gli chiese inoltre quale fosse il romanzo di Brady che aveva
maggiormente apprezzato e perché.
Francisco
Hernandez sostenne di aver fondamentalmente apprezzato i due romanzi di Brady
che aveva letto, nella fattispecie La
vita dimenticata di Carlos Wurth e L’ultima
missione. Quasi si scusò per averne letti soltanto due, e infine precisò
che quantunque il suo stile realista ricco di comprensibili metafore fosse
apprezzabile allo stesso modo in cui lo sono le immortali opere di Güiraldes,
mancava però quell’evoluzione in senso moderno che aveva iniziato il suo lungo
percorso nel XX secolo, ciò non togliendo che i romanzi di Brady fossero
notevoli.
Identica
domanda venne rivolta a Juan, che ammise la faticosa lettura de L’intersecazione del nulla e La memoria delle montagne ma non riuscì
a essere elogiativo come l’altro contendente. Non disse quel che realmente
pensava di quei libri (sarebbe stato troppo offensivo con effetti
controproducenti) e non fu neppure troppo tagliente – sicuramente meno di
quanto aveva programmato giacché l’atmosfera solenne della conferenza lo aveva
intimidito – però ribadì che a suo avviso essi non avevano reali contenuti ma
solo divagazioni fini a se stesse che tendevano a perdersi senza costruire
alcuna storia, né credibili insiemi di sensazioni esistenziali, e neppure ipotetici
simbolismi dai quali trarre un concreto, ulteriore tassello da porre nel grande
mosaico della comprensione dell’esperienza della vita.
La
replica di Mendieta fu che condivideva in pieno la disquisizione di Brady, con
un’unica e fondamentale differenza: i “tasselli” che lui offriva ai propri
lettori per essere inseriti nel “grande mosaico della comprensione
dell’esperienza della vita” non sarebbero mai stati “concreti” perché lui
stesso concepiva l’esperienza umana su un piano principalmente spirituale prima
ancora che materiale.
“I
danni provocati dalla new age sono incalcolabili” commentò Juan con un tono di
voce in cui il sarcasmo strideva con l’apparente giovialità del sorriso, e
quasi senza volerlo orientò per alcuni minuti la conversazione proprio su
questo argomento.
Parlò
della new age come se fosse una moda per adolescenti, mentre Francisco
Hernandez, pur ammettendo che il fenomeno in questione fosse stato astutamente
commercializzato da professionisti santoni, ne sottolineò la spontaneità dei
tanti, sia uomini che donne, che vi si rivolgevano proprio perché alla ricerca
della spiritualità perduta della razza umana.
A
quel punto il presidente pose una domanda apparentemente triviale che fu invece
– come capì Brady a posteriori – la chiave di volta dello scontro verbale.
“Se
dovesse simboleggiare la scrittura di Mendieta con un’immagine, quale
sceglierebbe?
Con
la massima spontaneità, lasciando da parte ogni discorso preimpostato, Juan
Brady rispose che avrebbe potuto metaforizzare la narrativa dello scrittore
seduto di fronte a lui con un quadro astratto. Entrando nel dettaglio si spinse
addirittura a descriverlo: “Una tela bianca solcata da una linea ininterrotta
che traccia, curve, angoli, ghirigori… Una linea contorta che di primo acchito
può sembrare suggestiva, ma se la si osserva attentamente ci si rende conto che
è soltanto una linea contorta e nulla più”.
Era
sereno mentre dava corpo a questa allegoria raffigurante l’opera del rivale,
era certo di aver finalmente fornito la giusta lente d’ingrandimento per
aiutare il lettore medio a distinguere il vero diamante dal fondo di bottiglia.
Ma
Francisco Hernandez Mendieta godeva del diritto di replica. Declinò l’invito a
ipotizzare immagini simboliche che descrivessero la scrittura di Juan Brady e
si concentrò invece sulle parole dello sfidante.
“L’esempio
che ha illustrato è perfetto. Esprime compiutamente il senso profondo della mia
ricerca narrativa. Quando scrivo un romanzo il mio approccio è realmente quello
di un pittore che intende inseguire una visione parziale, la cui completezza
verrà raggiunta grazie alla comunione collettiva con coloro che lo osservano
mentre impone lievi tracce di colore sulla tela bianca, dandole una sua
identità unica ma non indivisibile. Il mio obiettivo è proprio quello di dare
forma a un romanzo con le caratteristiche di un quadro abbozzato affinché possa
essere completato dal lettore. Le pennellate che per Brady sono solo ‘una linea
contorta’ possono assumere infinite forme e significati dal punto di vista di
ogni singolo lettore. Io voglio che i miei lettori siano coinvolti in forma
attiva nella lettura anziché farsela imporre passivamente in modo netto e
inequivocabile come accade leggendo i romanzi perfettamente delineati e
definiti di autori come Brady”.
Juan
si concesse una smorfia di scherno prestando però la massima attenzione a
nasconderla al pubblico. Riteneva la replica appena ascoltata un gioco di
prestigio malriuscito, un patetico tentativo di Mendieta di insistere col gioco
delle tre carte nella speranza che almeno i distratti non si accorgessero di
essere stati ingannati e si accontentassero di osservare le mani in rapido
movimento come uno spettacolo, considerando i soldi puntati un’elemosina al
questuante che, smascherato, non poteva più atteggiarsi a mago.
Vazquez
pose poi altre domande, sollevò argomenti di carattere più ampio e generico sul
ruolo dello scrittore e – finalmente in tema col ciclo di conferenze – sul valore
della denuncia letteraria. Gli interventi dei due autori divennero enunciazioni
individuali senza alcun elemento di schermaglia, lo scontro di fatto si era
concluso, e verso le dieci di sera una stretta di mano al centro del palco
suggellò la fine del dibattito, suggellata dal moderatore con l’inevitabile
richiesta di un applauso dei presenti.
*
Nella
settimana seguente le riviste letterarie e gli inserti culturali dei quotidiani
diedero spazio alla serata tenutasi alla Fondazione Herrera. Anche sui social
network l’elemento ‘Brady VS Mendieta’ riprese vigore, quantunque stavolta i
mass media generalisti lo snobbarono poiché, notoriamente, una minestra
riscaldata rischia sempre di suscitare lamentele nella clientela.
Già
dal ventisette febbraio Brady aveva chiesto alla sua compagna, ai suoi
genitori, al suo editore e agli amici cosa ne pensassero del match. Aveva colpito
a fondo l’avversario? Poteva legittimamente ritenere di aver trionfato per k.o.
tecnico?
Tutti
ritennero di sì, ma il loro tono aveva qualcosa di troppo amichevole. Si
percepiva che il sostegno fornito era basato sul legame affettivo piuttosto che
su un’oggettiva disanima del combattimento verbale.
Per
alcuni giorni andò in giro per le librerie, con occhiali da sole e cappello con
la visiera, ad ascoltare ogni eventuale commento. Prendeva tre caffè –
decaffeinati – e altrettante brioche in tre locali diversi frequentati da
studenti universitari nei pressi di Valmonte. Quando tornava a casa spulciava
il web con ricerche mirate per analizzare le reazioni dei giornalisti presenti,
ma soprattutto i pareri degli utenti comuni, il lettore medio dei romanzi suoi
e di quelli di Mendieta.
Su
twitter scoprì – e fu la prima sorpresa negativa – un hashtag abbastanza
condiviso piuttosto emblematico: #iononsonounlettorepassivo.
La maggior parte dei commenti attinenti a questo hashtag tendevano a
evidenziare la capacità di Francisco Hernandez di essere straordinariamente
carismatico. Persino indossando una sciatta tuta da ginnastica diventava autorevole
semplicemente enunciando concetti. Man mano che procedeva nelle sue ricerche su
internet Brady si rese conto che lo scrittore col quale aveva duellato negli
ultimi mesi denotava un’impeccabile cura nel creare la propria immagine come
personaggio pubblico. Contestualmente all’apparente aria da santone new age che
spariva per settimane nascondendosi nella natura selvaggia della sua amata
Bariloche, esisteva anche un Francisco Hernandez Mendieta che partecipava a
meeting studenteschi, programmi televisivi, festival cinematografici e serate
teatrali con assai maggiore frequenza – e sicuramente con molto più metodo – di
quanto non riuscisse a Brady.
Le
fotografie, soprattutto, erano altamente indicative di quanto fosse
mediaticamente costruita la sua figura come autore. Primi piani espressivi,
giochi di luce da fotografo esperto, pose da intellettuale europeo con dettagli
da rockstar, camei come comparsa in video amatoriali su youtube realizzati da
studenti di cinematografia.
Naturalmente
Juan Brady era conscio di tali piccoli trucchetti – perché questo erano secondo
lui – utilizzati da Mendieta per accrescere la propria popolarità, ma solo
adesso si stava rendendo conto della loro estensione e soprattutto organicità.
Il suo editore gli aveva detto una volta che Omar Ballesteros era un agente
esoso ma efficace. Finalmente capiva in pieno il senso della frase: l’agente di
Francisco Hernandez aveva il compito di promuoverlo al di fuori dell’ambito
letterario, di farlo conoscere a prescindere dall’essere un romanziere. Non
basta sapersi vendere, occorre anche un commesso viaggiatore che cerchi
acquirenti disposti a comprare, e Ballesteros aveva conoscenze in ambito
cinematografico, universitario, televisivo e persino contatti con agenzie di
eventi mondani, quelle che organizzano matrimoni vip fra calciatori e
attricette o compleanni di cantanti che, effimeramente celebri grazie a un singolo
di successo, battono il ferro finché è caldo. In ognuno di questi eventi Mendieta
era sicuramente presente, sempre ben introdotto e con la possibilità di creare
legami e amicizie utili per piccoli favori quali opinioni positive sui profili
twitter e facebook del famoso di turno (ora cominciava a capire la presa di
posizione in favore di Mendieta da parte di quell’oca analfabeta di Beatriz
Ghidini).
Il
momento culminante di questa orrenda giornata di sinistre scoperte fu il
dialogo, casualmente intercettato, fra due trentenni che davanti a un paio di
tazze di cappuccino discutevano del romanzo Il
gatto galleggiante sul Mare della Tranquillità. Uno dei due spiegò
all’altro che non aveva mai letto nulla di Mendieta, ma dopo “l’ignobile” (usò
esattamente questa parola) attacco di Juan Brady di qualche mese prima si era
deciso a leggerlo, e peraltro gli era piaciuto.
“Si
sono confrontati di nuovo proprio pochi giorni fa” lo informò l’amico. “Sembra che
abbiano appianato le loro divergenze”.
"Come è successo?"
"C'è stata una serata letteraria alla fondazione Herrera e alla fine si sono stretti la mano".
"Come è successo?"
"C'è stata una serata letteraria alla fondazione Herrera e alla fine si sono stretti la mano".
“Avrà organizzato tutto Brady. Ha capito di aver fatto una pessima figura e adesso ha tentato di rimediare” dedusse quello che ne valutava “ignobile” l’atteggiamento.
Lo
scrittore si alzò rapidamente dal proprio posto a sedere e se ne andò con tale
furia che un cameriere dovette corrergli dietro per fargli notare che non aveva
pagato il conto. Gli allungò una banconota senza neppure fare caso alla cifra
che vi era stampigliata e subito riprese la ritirata a passo svelto, calcandosi con foga il cappello sulla testa per nascondere la faccia dietro la visiera.
(CONTINUA)
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martedì 12 maggio 2015
La polemica tra Juan Brady e Francisco Hernandez Mendieta – seconda parte
Lo
scrittore insultato sembrava svanito nel nulla. Suo padre, dopo aver dato del
“borioso” a Brady, spiegò che Francisco Hernandez era a Bariloche insieme alla
moglie in qualche luogo dove probabilmente non arrivavano né internet né il
gps. Cercava pace.
Anche
Omar Ballesteros, il suo agente, si premurò dapprima di sostenere che Juan
Brady aveva dato prova di “atteggiamento immaturo”, ma poi confermò che lui
stesso non riusciva a contattare Francisco Hernandez e d’altronde lo aveva
preventivamente informato che sarebbe stato irraggiungibile per alcuni giorni.
L’editore
di Mendieta ritenne a sua volta di dover prendere le difese del proprio
scrittore con un comunicato stranamente molto pacato (era probabile che non
intendesse arrischiare un conflitto con l’editore di Brady). Si trattava di un
breve testo lungo neppure una pagina in cui si deplorava il tono aggressivo dell’autore
de L’esercito dei pezzenti, si
definiva “limitativo” l’approccio di Juan Brady nei confronti di uno stile
letterario che aveva la sola colpa di essere diverso dal suo, e gli si
rammentava la grande tradizione della narrativa argentina in cui l’elemento
reale si mescola al fantastico in un magico caleidoscopio all’interno del quale
la finzione romanzesca sconfina nei labirinti onirici della mente: da Borges a
Casares, da Onetti a Cortàzar, fino a Soriano.
Brady
replicò quasi immediatamente tramite il proprio sito internet – il suo editore
continuava ostinatamente a tenersi fuori dal campo di battaglia – sostenendo
che egli provava il massimo rispetto per tutti gli autori citati ritenendoli
tra i migliori maestri della letteratura nazionale, ma che Mendieta non era
minimamente paragonabile ad essi, se non per l’astrattismo delle sue storie (non
certo per le spessore della prosa e la densità simbolica dei significati che
quei grandi sapevano infondere a differenza dell’autore de Il gatto galleggiante sul Mare della Tranquillità).
Mentre
scriveva tale messaggio ebbe un piccolo brivido all’idea che in una nuova
ipotetica intervista gli ponessero domande in merito perché, a essere onesti,
riguardo Cortàzar nutriva le stesse riserve che aveva verso Mendieta e da anni
non toccava un suo libro, perciò se lo avessero trascinato in una dissertazione
su Cortazàr si sarebbe probabilmente tradito con qualche frase inopportuna che
avrebbe dimostrato la sua scarsissima conoscenza di uno dei pilastri della
narrativa argentina moderna. Decise che la sera stessa avrebbe letto qualcosa
di quell’autore canonico per non rischiare figuracce.
*
Intanto
la polemica aveva raggiunto il culmine. Pur mancando uno dei due contendenti, a
combattere per suo conto erano soprattutto vip e gente comune che si
dichiaravano lettori di Mendieta e bollavano come “maleducato”, “arrogante” e “infantile”
Brady e la sua pretesa che essi fossero “incompetenti”.
L’attrice
Beatriz Ghidini dichiarò di aver adorato L’intersecazione
del nulla (pochi ci credettero in verità) e di aver invece trovato
noiosissimo L’ultima missione,
precisando che tuttavia non si era mai permessa di scrivere o dichiarare che
Brady fosse un autore noiosissimo. “Se invece, secondo lui, io sono incompetente
per aver apprezzato un romanzo di Mendieta, beh, preferisco essere incompetente
e leggere un bel romanzo piuttosto che essere competente e annoiarmi leggendo
il romanzo di uno scrittore maleducato!”
Nelle
pieghe delle discussioni emersero però anche alcuni sostenitori di Juan, meno
numerosi e attenti a sottolineare che neppure loro avevano apprezzato la
veemenza da lui dimostrata contro il collega, ma disposti ad ammettere che, insomma,
romanzi come L’intersecazione del nulla
e Il gatto galleggiante sul Mare della
Tranquillità erano a tratti realmente incomprensibili e che in fondo era
stato Mendieta a stuzzicare Brady tacciandolo di incapacità di osare.
Il
commento più divertente – e divertito – fu sicuramente quello di Alfonso
Domenech ‘El lector’, l’allenatore con pose intellettuali del Racing, che
dichiarò che dovendo scegliere uno dei due scrittori come giocatore aggiunto
per la sua squadra avrebbe senza dubbio prescelto Brady per il suo agonismo,
mentre nutriva dubbi sull’utilità in campo del troppo etereo Mendieta.
Il
terzo giorno susseguente al violento attacco subìto, Francisco Hernandez
ricomparve finalmente a Buenos Aires. Subito contattato da numerosi
giornalisti, troncò ogni chiamata sostenendo che avrebbe replicato in forma
ufficiale tramite il sito internet del proprio agente letterario l’indomani.
L’attesa
delle sue parole divenne a sua volta una notizia, sebbene, essendo ormai
trascorsi cinque giorni dall’inizio del tormentone, l’interesse generale
mostrava qualche primo segnale di affievolimento, inevitabile processo di
disinteresse progressivo che si verifica in tutti quei casi in cui i mass-media
bombardano eccessivamente l’utenza a proposito di una specifica news e delle
sue evoluzioni. Fosse stato un omicidio o uno scandalo a sfondo sessuale, la
morbosità dell’uomo medio avrebbe permesso una maggiore durata al picco
dell’interesse collettivo attorno al fatto, ma essendo una mera diatriba fra
due scrittori il suo grado di magnetismo nei confronti dell’audience nazionale
ne risultava penalizzato.
La
replica ufficiale di Mendieta fu l’ultima fiammata in grado di mantenere la
polemica nella top five degli argomenti più cliccati e letti, e financo
discussi dalla gente in strada come argomento di conversazione nei caffè e
nelle sale di attesa. Lo scrittore pubblicò tramite il sito di Omar Ballesteros
l’attesissima risposta che pareva una presa in giro e che invece lui,
successivamente, garantì essere sincera e priva di ironia.
“Sono
gratificato dagli intenti espressi dallo scrittore Juan Brady nella sua
intervista al Clarìn dello scorso
martedì. La trama da lui ipotizzata denota il coraggio creativo che mi ero
augurato sorgesse in lui. Sarò felice di leggere il romanzo quando egli lo avrà
ultimato”.
I
commenti spaziarono dal divertito al deluso. Brady, per parte sua, si limitò a
un tweet acido:
Non potrei mai scrivere una fotocopia
dei suoi romanzetti. Io rispetto i lettori.
L’hashtag
#BradyVSMendieta rimase uno dei più
discussi sino alle prime ore del giorno seguente, e la disputa trovava adeguato
spazio anche su facebook e in vari forum di lettori, corroborata da ulteriori
interventi e prese di posizioni (Beatriz Ghidini scrisse che la classe
dimostrata da Mendieta con la sua elegantissima risposta dimostrava
ulteriormente la sua superiore qualità rispetto a Brady, sia come letterato che
come uomo).
L’indomani,
intorno alle undici, il paese fu sconvolto dalla notizia di un tremendo incidente ferroviario a
Cordoba in cui, secondo i resoconti dei primi soccorritori, avevano perso la vita una ventina di persone. La diatriba fra i due
scrittori, già logorata dalla lunga presenza fra le news di primo piano,
divenne inevitabilmente una sciocca frivolezza nel momento in cui l’intera Argentina si trovava costretta a confrontarsi con il lutto nazionale, le polemiche
sulla sicurezza delle ferrovie e i conseguenti scambi di accuse a sfondo politico fra
i partiti di governo e l’opposizione.
*
Per
sei mesi circa vi fu una relativa calma fra i due contendenti, favorita dalla
loro misurata presenza in contesti mondani e culturali e dall’apparente volontà
di non volgarizzare la questione con ulteriori frecciate. (Forse, più
verosimilmente, erano stati i rispettivi editori a consigliare toni distensivi
per non rovinare l’immagine pubblica dei loro scrittori che rischiavano, in
caso di ulteriori prolungamenti della tenzone, di sembrare due bimbi che
litigano per stabilire chi abbia il pisello più lungo).
Invitato
a una premiazione letteraria a Rosario, Francisco Hernandez Mendieta rispose
seccamente “Non ho voglia di ritornare su tale questione” quando il redattore
di un quotidiano locale gli chiese se avesse avuto modo di chiarirsi con Brady.
Quest’ultimo,
a sua volta, non replicò a nessuno dei commenti sprezzanti che continuarono a
giungergli per alcune settimane da parte di lettori di Mendieta; evitò inoltre
di disabilitare il proprio account su twitter e ricevette in silenzio accuse,
battute salaci e parole sprezzanti.
Nel
mese di febbraio, però, la Fondazione
Herrera di Buenos Aires organizzò una serie di conferenze
incentrate sul valore della denuncia letteraria nella società contemporanea, e
quantunque la disputa fra due autori non fosse, in effetti, un argomento
attinente a siffatto tema, il segretario della Fondazione, Marcelo Urruticoechea,
ebbe l’idea di dedicare una serata a Brady e Mendieta. Nel suo progetto i due
romanzieri si sarebbero potuti finalmente affrontare a viso aperto, su un
palco, con un moderatore che avrebbe posto domande a entrambi evitando nel
contempo il possibile degenerare della discussione (possibilità alla quale non
voleva in nessun modo credere, dando per certo che la civiltà e l’estrema
elevazione culturale dei due letterati avrebbe sicuramente evitato qualunque
caduta di stile).
Approvato
dai soci della Fondazione Herrera, il progetto prese corpo e vennero perciò
contattati con discrezione i due scrittori. Per Mendieta si passò per il
tramite del suo agente perché lui era nuovamente lontano da Buenos Aires e
apparentemente irraggiungibile, sia al cellulare che per posta elettronica. Per
avere il suo assenso occorreva attendere, pertanto la Fondazione si premurò
di organizzare nel contempo una serata alternativa nel caso in cui fosse
mancata la presenza dell’uno o dell’altro contendente.
Ma
non era certo il caso di Juan Brady, che diede immediatamente la propria
disponibilità. Incontrare il rivale davanti a un pubblico qualificato – che
poteva essere, in un certo senso, anche una giuria – era l’occasione ideale per
dimostrare la validità del suo attacco (della sua replica, almeno dal suo punto di vista) ma anche per zittire tutti
coloro che lo avevano criticato per la veemenza eccessiva nei confronti di
Mendieta. Stavolta sarebbe stato pacato come un lord inglese, ma non per questo
meno tagliente.
“Le
faremo sapere non appena avremo la risposta del signor Francisco Hernandez”
specificarono gli emissari della Fondazione.
Ci
vollero cinque giorni, cinque giorni durante i quali Brady non riuscì a
impedirsi di pensare costantemente all’agognato match. Da un lato predisponeva
mentalmente le argomentazioni, immaginava le possibile repliche (impresa ardua
vista l’imprevedibilità di Mendieta) e dall’altro temeva che rifiutasse di partecipare e tutto il suo
sforzo mentale venisse vanificato.
La
sua compagna fu martellante nel ripetergli continuamente di non ossessionarsi
su questa eccessiva volontà di guerra contro il rivale, innervosendo Juan che
sottolineava ogni volta che da parte sua non vi era alcuna “intenzione di
guerra, né odio, né ebbrezza di spargere sangue”, ma solo la volontà di
smascherare un truffatore di lettori indifesi.
Finalmente
Francisco Hernandez accettò l’invito e la serata iniziò a essere pubblicizzata.
Stavolta però non ebbe la stessa eco mediatica, e d’altronde fu Marcelo
Urruticoechea in persona a non voler enfatizzare troppo l’evento nei canali
televisivi generalisti, preferendo che venisse trattato solo dalla riviste
letterarie e dagli inserti culturali dei quotidiani più autorevoli. Insomma,
doveva trattarsi di un duello verbale riservato a un pubblico d’élite, non di
una rozza zuffa da bar di periferia. Il segretario si spinse persino a
incontrare preventivamente i due romanzieri per accennargli nei dettagli come
si sarebbe svolto l’incontro e – fra le righe – pregarli di non lasciarsi
sfuggire di mano il controllo dei propri nervi e della propria lingua.
Il
ventisei febbraio, alle ore diciotto, presenti un centinaio di notabili
culturali della capitale tra i quali gli inviati di Ñ, Contratiempo e della Buenos Aires Review, nonché qualche
intruso politico o appartenente del mondo dello showbiz, lo scontro verbale
diretto fra Brady e Mendieta ebbe inizio.
(CONTINUA)
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racconto
venerdì 8 maggio 2015
La polemica tra Juan Brady e Francisco Hernandez Mendieta – prima parte
La
prima scintilla era partita da Francisco Hernandez Mendieta. Doverosamente
precisando, però, che non era nelle sue intenzioni scatenare una qualsivoglia bagarre. O forse un po’ di ostilità
latente bruciava nelle sue parole, quantunque su un punto – almeno uno –
possiamo essere certi: i due grandi scrittori non si erano mai incontrati di
persona. Entrambi si conoscevano solo tramite l’aura di personaggio pubblico
che li ammantava, ma per qualche bizzarra coincidenza del caso non era mai
accaduto che fossero contemporaneamente presenti a un evento culturale o a una
premiazione letteraria, non si erano mai incrociati financo in luoghi non
connessi alle loro attività.
D’altronde
Buenos Aires è una metropoli estesa come la Catalogna con più
abitanti di Portogallo o Grecia; e la conoscenza diretta fra due abitanti non
di una città, ma praticamente di una nazione, non è un fatto scontato,
tutt’altro.
L’intervista
del Clarìn era incentrata sull’ultima
opera pubblicata da Mendieta, Il gatto
galleggiante sul Mare della Tranquillità. Il giornalista Diego Andretti,
avendo esaurito le domande relative al libro, aveva azzardato un apparentemente
innocuo: “Tra i suoi colleghi c’è qualcuno che segue con particolare
interesse?”
Francisco
Hernandez Mendieta si era concesso alcuni istanti di riflessione prima di
replicare: “Li seguo allo stesso modo in cui certa gente guarda la televisione:
come uno spettacolo di intrattenimento che aiuta a riempire il proprio tempo
libero e del quale a volte si può pensare male senza sentirsi in colpa”.
Andretti
era rimasto incuriosito dal tono poco lusinghiero della risposta, però privo di
riferimenti oggettivi, così aveva insistito con una domanda più diretta:
“Cosa
gliene pare di Juan Brady?”
Aveva
nominato Juan Brady anziché un qualunque altro scrittore perché in quel momento
era il più popolare: il romanzo L’esercito
dei pezzenti era nella classifica dei dieci libri più venduti da cinque
mesi – per molte settimane era stato al primo posto – e sui social network parecchie
discussioni a sfondo libresco vertevano sul titolo in questione e sulle
precedenti opere dell’autore.
Mendieta
aveva anteposto l’usuale pausa di riflessione, stavolta più lunga del solito.
Con prudenza aveva dichiarato che il collega “Segue la tradizione” e poi aveva
aggiunto: “Uno scrittore con le sue capacità potrebbe osare percorsi più
innovativi”.
Il
Clarìn – sia nell’edizione cartacea
che in quella web – aveva intitolato il pezzo con un neutralissimo ‘Intervista a
Francisco Hernandez Mendieta’. Ma alcuni siti aggregatori di notizie avevano
fiutato la possibilità di una polemica, l’argomento che più di qualunque altro
appassiona i popoli, perciò avevano presentato la notizia (se ‘notizia’ si può
chiamare un’intervista dai contenuti tutto sommato sobri e prevedibili) con
titoli assai mirati: “Mendieta stronca Brady”, “Mendieta, che attacco a Brady!”
“Mendieta: ‘Brady, un autore antiquato’”.
La
diffusione delle chiacchiere si accompagna a un’inevitabile distorsione delle
parole originarie, soprattutto a causa di coloro che pur di dimostrarsi trendy
e partecipare alla discussione più in voga del momento vogliono a ogni costo
dire la loro, anche se in effetti non hanno neppure ascoltato – o in questo
caso letto – la frase che ha dato origine alla presunta polemica.
Ventiquattro
ore dopo i salotti del web riportavano ogni genere di deformazione.
Un
tale X.Alarcon, iscritto a 426 gruppi su facebook con più di novecento amici –
ma era presente anche su twitter con circa quattromila followers – aveva attribuito
a Mendieta la frase ‘Brady scrive come un bambino di cinque anni’ e molti dei
suoi contatti erano convinti che lo scrittore lo avesse detto realmente.
Qualcuno si era persino premurato di replicare agli utenti che sottolineavano
l’assenza di tali parole sul Clarìn
che “ovviamente i redattori del quotidiano hanno edulcorato l’intervista per
renderla più presentabile”, chiaro no?
Fu
in questo contesto che Juan Brady apprese la notizia. Lesse attentamente ogni
domanda e risposta, notò la sproporzione fra il testo ufficiale riportato dal
giornale e le rielaborazioni esagerate di certi siti, e tuttavia si infastidì.
C’era un elemento all’origine del suo fastidio: aveva letto un paio di libri di
Mendieta e li aveva giudicati uno schifo. Però non si era mai permesso di proclamarlo
pubblicamente, lo aveva rivelato solo alla sua compagna e al suo editore (ed entrambi
gli avevano consigliato di simulare invece rispetto per un collega
indubitabilmente famoso e stimato).
Perciò,
scoprire che quel sopravvalutatissimo autore di romanzi di merda si era posto
assai meno scrupoli di lui nell’esprimere un giudizio non lusinghiero, lo aveva
fatto infuriare. Tale era il nervosismo di Brady da offuscargli la mente
sull’evidenza che essere tacciati di tradizionalismo non implica alcun attacco
al talento letterario. Anzi, l’invito a essere innovativo in riferimento alle
sue “capacità” implicava una certa stima da parte del collega.
Ma
lui non la leggeva così, lui la percepiva come una frecciata malignamente velenosa.
Più ancora che la frase riservata esclusivamente a lui – Segue la tradizione. Uno scrittore con le sue capacità potrebbe osare
percorsi più innovativi – lo pungolava la frase precedente riferita al
contesto letterario nazionale e agli scrittori argentini contemporanei in
genere: Li seguo allo stesso modo in cui
certa gente guarda la televisione: come uno spettacolo di intrattenimento che
aiuta a riempire il proprio tempo libero, e del quale a volte si può pensare
male senza sentirsi in colpa.
Brady
interpretava tale affermazione in senso offensivo: le parole utilizzate da
Mendieta sottintendevano che le opere dei suoi compatrioti fossero di scarsa
qualità, non paragonabili alla sua immensa bravura… Che arrogante!
Il
sillogismo, quantunque forzato, era inevitabile: Mendieta disprezza tutti i
romanzieri argentini, Brady è un romanziere argentino, Mendieta disprezza
Brady.
Dapprima
si sfogò con la compagna, e lei gli diede ragione ritenendo inopportuno che
Mendieta desse suggerimenti su come scrivere, quasi fosse diventato un maestro
di scuola. Però gli sconsigliò nuovamente di esternare le sue reali opinioni
sul collega ormai diventato rivale.
Juan
Brady telefonò poi all’editore e si lamentò anche con lui, ricevendo uguale
solidarietà e una mezza concessione all’ipotesi di rispondere a Mendieta in
forma ufficiale. Poteva replicare – a titolo personale lasciandone fuori la
casa editrice – utilizzando però l’ironia e senza ricorrere a termini
offensivi.
Juan
non attendeva altro. Le dita gli fremevano come neppure quando iniziava a
elaborare un nuovo romanzo. Si sbizzarrì e nel giro di mezz’ora aveva già
elaborato una ventina di possibili tweet. Verso le sei di sera, finalmente,
l’account @JBrady partorì le seguenti parole:
Chi è F.H. Mendieta? Quello che scrive
capolavori per lettori incompetenti?
Dopo
neanche un’ora gli trillò il cellulare. L’editore lo invitava a cancellare
subito quel tweet. Forse si faceva ancora in tempo a evitare che venisse letto
da troppi internauti…
“No”
sbraitò Brady in risposta. “Mi sono stufato di tenere le palle in un cassetto!”
L’editore
era preoccupatissimo: possibile che il suo autore non si rendesse conto che con
quel messaggio aveva offeso non solo Mendieta ma anche centinaia di migliaia di
argentini che leggevano i suoi libri?
“Sì,
me ne sono reso conto. Voglio che la gente apra gli occhi e capisca quanta
merda ingoia credendola miele ogni volta che legge le vaccate di quello stronzo!”
La
mattina seguente, mentre sull’account @JBrady fioccavano commenti stizziti da
parte dei lettori di Mendieta, Diego Andretti contattò Juan per proporgli
un’intervista.
*
Stavolta
il giornalista mantenne un premeditato atteggiamento istigatore: era
intenzionato a soffiare sul fuoco. Se nel caso precedente era saltata fuori una
dichiarazione a sfondo lievemente polemico all’interno di un’intervista
equilibrata, in questa possibilità di replica offerta a Brady ci fu, al
contrario, una raffica di domande che innescavano deliberatamente la possibilità
di estendere la dimensione della querelle.
Per conto suo Juan Brady non rispose mai in modo da smorzare i toni, deciso a
sfruttare in pieno la chance che gli veniva offerta per insistere con più
durezza nel suo attacco.
“Perché
‘capolavori per lettori incompetenti’?”
“Perché
i romanzi di Francisco Hernandez Mendieta sono delle prese in giro. Un lettore
preparato, una persona matura che comprende il mondo attorno a sé, dopo poche
pagine capisce che quei libri sono una processione di parole decorative messe
elegantemente una dopo l’altra per non raccontare nulla. Solo un adolescente
alle prime letture o un adulto che legge mediamente un libro all’anno e si
lascia influenzare dall’opinione dell’amico che glielo ha consigliato può farsi
fregare da quel nulla”.
“In
che senso racconta il nulla?”
“Basta
analizzare i suoi libri senza il paraocchi della ‘suggestione’, il pregio
immaginario col quale hanno ammantato tutte le sue storie prive di senso. Se si
supera questo stato di ubriachezza forzata e si giudicano i suoi romanzi con la
mente lucida, alla fine vengono fuori per quel che sono: il nulla. Potrei
scrivere anch’io un romanzo alla Mendieta: basta inventarsi una circostanza
surreale un po’ comica, tipo, che so, il fantasma di mia nonna che tutte le
mattine mi appare sulla superficie del latte che mangio a colazione. Poi, per
dieci pagine, mi metto a descrivere con un mare di dettagli inutili le
increspature della pellicola del latte, altre venti pagine per ricordare quella
volta in cui, da bambino, mia nonna mi aveva detto che le cicogne migrano nei
paesi caldi ripetendo lo stesso concetto in sedici modi diversi, altre venti
pagine sulla vita delle cicogne e sulle favole che parlano dei bebé portati in
volo proprio dalle cicogne. Per concludere aggiungo una cosa che non c’entra
niente, qualcosa come: un amico della nonna in gioventù avrebbe voluto sposarla
ma i genitori della nonna la costrinsero a sposare un altro, e infine un
apparente punto di contatto tra le due cose, ad esempio che l’uomo in
questione, crescendo, è diventato ornitologo e si è specializzato nello studio
delle cicogne. Finale: la tazza di latte cade a terra mentre sento un rumore
sul tetto e mi accorgo che una cicogna sta facendo il nido accanto al
comignolo. Ecco cosa è realmente un romanzo alla Mendieta: una buffonata”.
Quest’ultima
risposta non era improvvisata: Brady aveva preparato mentalmente le proprie
motivazioni da esporre nel corso dell’intervista ad Andretti, ed era deciso a
inserirne i concetti a ogni costo, anche forzando il senso della domanda e
replicandogli con discorsi pre-impostati che non c’entravano nulla con quel che
gli veniva chiesto. Tra le varie dichiarazioni anti-Mendieta già caricate nel
fucile della propria bocca e pronte a essere sparate, vi era – appunto – anche una
trama ridicoleggiante per un ipotetico romanzo di Francisco Hernandez, una
parodia che nelle intenzioni di Brady non era affatto una parodia ma – come lui
stesso aveva affermato – una buffonata scambiata per un capolavoro e finalmente
palesatasi per la sua vera natura di buffonata. Lui si proponeva come un
esaminatore di pietre preziose particolarmente esperto che riesce infine ad
aprire gli occhi alle tante persone che hanno acquistato fondi di bottiglia
convinti di avere in mano dei brillanti, e tenta addirittura di insegnargli la
tecnica per distinguere il vetro dal diamante e non essere più ingannati in
futuro.
Aveva raggiunto il suo scopo? Difficile dirlo. Per ora era riuscito, assai più
banalmente, a scatenare un putiferio rispetto al quale le male interpretazioni
dell’intervista a Mendieta di due giorni prima erano al confronto baruffe da
ragazzini. Juan Brady aveva aizzato uno scenario di guerra in cui tutti
avrebbero combattuto, compresi quei personaggi pubblici che non si erano mai
interessati a questioni letterarie. Anzi, i più attivi sarebbero stati proprio
loro: nei giorni seguenti ogni talk show televisivo, persino i notiziari
televisivi e radiofonici, avrebbero dato ampio spazio alle accuse sprezzanti di
Juan Brady e alle opinioni in merito di vari cronisti, presentatori, top model
e calciatori. Qualcuno di loro invocò – inutilmente – una controreplica di
Francisco Hernandez Mendieta.
(CONTINUA)
(CONTINUA)
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giovedì 11 dicembre 2014
Un sabato diverso
Gli utenti Dubbioso79, Freddy e Goldrake sono iscritti al forum
http://puttanieri.freeforum.ita.org
un luogo di ritrovo virtuale per frequentatori abituali di prostitute. Il 7 giugno si danno appuntamento a Roma per trascorrere un sabato diverso, come se fossero tre amici che hanno voglia di divertirsi, ma le cose andranno diversamente e l’incontro avrà risvolti inattesi…
Ecco, sono partito subito con la trama per far capire i contenuti dell’annunciato romanzo mainstream di cui avevo parlato pochi giorni fa.
Preciso subito che non è un giallo o un thriller: la narrazione è fondamentalmente psicologica e si concentra sui tre protagonisti, in particolare Dubbioso79. Gli eventi materiali della vicenda sono piccole isole nel mare di introspezione, dialoghi e riflessioni che costituiscono la vera anima del romanzo.
L’incontro che doveva preludere a un sabato gaudente non riuscirà a impedire che i tre personaggi vengano messi di fronte alla meschinità private delle loro vite e quelle pubbliche del paese in cui risiedono, ma al tempo stesso sarà impossibile attribuire colpe, meriti e responsabilità in modo univoco.
Più considerazioni che azioni quindi, ma mi azzardo a dire che i pochi fatti materiali del romanzo sono sufficienti per vivacizzarlo. Ho cercato di renderli funzionali alla storia senza che appaiano forzati o inverosimili.
Le tematiche trattate sono serie, perciò ho completamente messo da parte l’ironia: nei miei scritti in genere c’è sempre, ma stavolta ho preferito un tono freddo, con qualche tensione narrativa improvvisa.
In effetti è stata proprio l’assenza di elementi sdrammatizzanti a farmi temere di essermi spinto troppo in là rispetto alle mie capacità e ai miei temi abituali. L’attore – o meglio ancora l’autore – di commedie rischia sempre di rivelarsi inadeguato quando si cimenta con la tragedia, e io probabilmente sono inadeguatissimo.
Però volevo ugualmente tentare. Se avessi dato sempre retta alle mie paure non avrei mai aperto questo blog, né tanto meno mi sarei autopubblicato.
Insomma, “Un sabato diverso” per un Ariano Geta diverso rispetto al solito. C’è solo un elemento che resta invariato: sollevo questioni ma non fornisco soluzioni, perché francamente non ne ho. Quando scrivo mi piace inserire spunti di riflessione, rivolti soprattutto a me stesso, e le riflessioni in genere hanno la forma di un cerchio che, una volta concluso il giro, riparte da capo senza aver concluso nulla. Ma almeno c’è stato un movimento mentale, indubbiamente migliore rispetto alla paralisi.
Chiunque fosse incuriosito e decidesse di dare una chance a questo breve romanzo può dare un’occhiata ai primi paragrafi nella relativa PAGINA WEB DI AMAZON e poi, eventualmente, acquistarlo.
Per qualunque dubbio o domanda sapete dove trovarmi.
EDIT : EBOOK IN REVISIONE - AL MOMENTO NON DISPONIBILE
http://puttanieri.freeforum.ita.org
un luogo di ritrovo virtuale per frequentatori abituali di prostitute. Il 7 giugno si danno appuntamento a Roma per trascorrere un sabato diverso, come se fossero tre amici che hanno voglia di divertirsi, ma le cose andranno diversamente e l’incontro avrà risvolti inattesi…
Ecco, sono partito subito con la trama per far capire i contenuti dell’annunciato romanzo mainstream di cui avevo parlato pochi giorni fa.
Preciso subito che non è un giallo o un thriller: la narrazione è fondamentalmente psicologica e si concentra sui tre protagonisti, in particolare Dubbioso79. Gli eventi materiali della vicenda sono piccole isole nel mare di introspezione, dialoghi e riflessioni che costituiscono la vera anima del romanzo.
L’incontro che doveva preludere a un sabato gaudente non riuscirà a impedire che i tre personaggi vengano messi di fronte alla meschinità private delle loro vite e quelle pubbliche del paese in cui risiedono, ma al tempo stesso sarà impossibile attribuire colpe, meriti e responsabilità in modo univoco.
Più considerazioni che azioni quindi, ma mi azzardo a dire che i pochi fatti materiali del romanzo sono sufficienti per vivacizzarlo. Ho cercato di renderli funzionali alla storia senza che appaiano forzati o inverosimili.
Le tematiche trattate sono serie, perciò ho completamente messo da parte l’ironia: nei miei scritti in genere c’è sempre, ma stavolta ho preferito un tono freddo, con qualche tensione narrativa improvvisa.
In effetti è stata proprio l’assenza di elementi sdrammatizzanti a farmi temere di essermi spinto troppo in là rispetto alle mie capacità e ai miei temi abituali. L’attore – o meglio ancora l’autore – di commedie rischia sempre di rivelarsi inadeguato quando si cimenta con la tragedia, e io probabilmente sono inadeguatissimo.
Però volevo ugualmente tentare. Se avessi dato sempre retta alle mie paure non avrei mai aperto questo blog, né tanto meno mi sarei autopubblicato.
Insomma, “Un sabato diverso” per un Ariano Geta diverso rispetto al solito. C’è solo un elemento che resta invariato: sollevo questioni ma non fornisco soluzioni, perché francamente non ne ho. Quando scrivo mi piace inserire spunti di riflessione, rivolti soprattutto a me stesso, e le riflessioni in genere hanno la forma di un cerchio che, una volta concluso il giro, riparte da capo senza aver concluso nulla. Ma almeno c’è stato un movimento mentale, indubbiamente migliore rispetto alla paralisi.
Chiunque fosse incuriosito e decidesse di dare una chance a questo breve romanzo può dare un’occhiata ai primi paragrafi nella relativa PAGINA WEB DI AMAZON e poi, eventualmente, acquistarlo.
Per qualunque dubbio o domanda sapete dove trovarmi.
EDIT : EBOOK IN REVISIONE - AL MOMENTO NON DISPONIBILE
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lunedì 1 dicembre 2014
Un po' di sana megalomania
Stavolta il regalo di natale me lo sono fatto da solo, anticipatamente. È un tributo alla mia megalomania, ovvero la stampa in due volumi di tutti i miei scritti.
La scelta di farlo ora non è casuale: nel 2014 ho autofesteggiato venticinque anni esatti di attività scribacchina, come avevo d'altronde già anticipato in questo post pubblicato alla fine del 2013.
E così, ecco due elenchi telefonici formato A4 di cinquecento e rotte pagine ciascuno. Se dovessimo ripiombare a un livello di evoluzione tecnologica inferiore all'attuale, senza più computers, clouds e files di dati sparsi sul web, potrò conservare un'antiquata ma sempre utile traccia cartacea dei miei vaneggiamenti.
Ho cercato di curare al meglio anche l’aspetto editoriale. Creare libri mi piace: adoro editare l’impaginazione, l’aspetto tipografico e ovviamente gli indici. All'inizio dei volumi c’è quello generale che indica i vari libri:
e poi, giunti alla pagina di ogni singolo libro, il dettaglio dei racconti o dei capitoli che lo compongono:
Per la “Trilogia veneta sognata” non poteva mancare un'ambiziosa bordatura decorativa sul modello dei libri settecenteschi…
Insomma, ho messo insieme un bel po’ di pagine da sfogliare. Presumo che uno scrittore serio in un quarto di secolo riesca a produrre anche più di mille pagine formato A4 con testo carattere 11, ma io mi accontento. Anzi, dirò di più: mi riterrei soddisfattissimo se nei prossimi venticinque anni (sperando che la vita me li conceda) riuscissi a scrivere un numero di opere decenti tali da giustificare altri due volumi di identiche dimensioni a quelli attuali.
Mi auguro che fra venticinque anni esatti saremo ancora tutti qui per verificare se ci sono riuscito oppure no ;-)
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mercoledì 24 settembre 2014
Utili consigli per chi volesse regalare i miei ebook agli amici
Nell'improbabile ipotesi che qualcuno decida di regalare a un suo amico uno dei miei ebook, per facilitare la sua scelta fornisco un quadro indicativo di come regolarsi (tranquilli, non ho bevuto nessun superalcolico).
1) Amico nipponofilo interessato alla cultura giapponese tradizionale ma anche a manga e anime con elementi fantastici innestati in un contesto realistico
Consiglio la serie completa dei racconti di Hiroshi Miura, (escluso "Becoming true champions" che è di un omonimo) corredati da numerose note esplicative per far comprendere meglio i riferimenti ai fatti storici, ai luoghi geografici e alle loro tradizioni, e naturalmente agli elementi folkloristici, religiosi e culturali.
2) Amico appassionato di polizieschi del genere hard-boiled, con molto noir, cruda violenza e narrazione da più punti di vista, compreso quello dei "cattivi"
Decisamente l'ebook adatto è 'Shakespeare noir', in cui quattro tragedie del bardo inglese (Amleto, Tito Andronico, Macbeth e Re Lear) sono state rielaborate come racconti noir ambientati in contesti moderni (Amleto come un boss mafioso italo-americano, Tito Andronico come un ras della malavita brasiliana, Macbeth nei panni di un manager mortalmente ambizioso e Re Lear come un padrino della yakuza giapponese).
3) Amico affascinato dai romanzi storici con elementi complottisti, sul genere di Dan Brown e dei suoi imitatori
Può interessargli 'L'ultimo libro del Maestro', ambientato nell'antica Cina in cui qualcuno trama per capovolgere l'ordine sociale.
4) Amico poco incline ai voli di fantasia e interessato alla narrativa tradizionale: romanzo di formazione, di crisi, di crescita del protagonista...
Consigliati 'Cronaca di natale' e 'Disagi', un romanzo breve e dei racconti i cui protagonisti sono giovani che non riescono a inserirsi correttamente negli eventi che compongono la loro vita. Potrebbe interessargli anche 'Gioco letterario'.
5) Amico interessato a letture con elementi narrativi sperimentali e metaletterari
Propongo il già citato 'Gioco letterario', realistico ma anche metaletterario, e 'Racconti veneti sognati'. Inoltre 'Bilogia del Bicentenario', una distopia sul futuro dell'Italia.
6) Amico amante della narrativa fantastica in tutte le sue accezioni
Non c'è dubbio: 'L'etrusco immortale e altri racconti fantastici'.
7) Amico che predilige storie leggere, un po' comiche, niente di impegnativo
'3A Investigazioni' potrebbe andare bene.
mercoledì 9 aprile 2014
Bilogia del Bicentenario
Come avevo anticipato qualche mese fa, ho infine concluso il rewriting di una mia novella ancora inedita che costituisce un ideale abbinamento a "L'anno prima del Bicentenario", di cui avevo già parlato qui.
Questa seconda novella, "L'anno del Bicentenario (A.D. 2061)" non è un sequel: i protagonisti sono altri, la vicenda non è legata a quella precedente, ma il contesto è lo stesso.
Lo descrivo utilizzando le parole di presentazione che compaiono su amazon:
Questa seconda novella, "L'anno del Bicentenario (A.D. 2061)" non è un sequel: i protagonisti sono altri, la vicenda non è legata a quella precedente, ma il contesto è lo stesso.
Lo descrivo utilizzando le parole di presentazione che compaiono su amazon:
Biennio 2060 / 2061. In un'Italia
distopica in cui ogni evento sembra dover passare attraverso il
controllo dell'onnipotente Generale Salimbeni, due persone comuni si
ritrovano coinvolte in situazioni inattese che modificheranno le loro
esistenze.
Due novelle con la struttura di un thriller che tuttavia presto assumono le caratteristiche della farsa grottesca, coerentemente con l'italica vocazione alla commedia. Due quadri di quel che sarà l'Italia futura, o forse è già oggi.
Due novelle con la struttura di un thriller che tuttavia presto assumono le caratteristiche della farsa grottesca, coerentemente con l'italica vocazione alla commedia. Due quadri di quel che sarà l'Italia futura, o forse è già oggi.
L'ebook è disponibile su amazon, come sempre al prezzo di un caffé. Avevo ricevuto proposte di pubblicazione da Mondadori, Feltrinelli e Giunti, ma le loro condizioni non mi convincevano, le trattative si sono impaludate(*) e alla fine ho optato per il self-publishing.
Beh, forse non è andata così... Comunque, se siete disposti a dare fiducia a uno scribacchino dilettante avrete la sua eterna riconoscenza :-)
Per qualunque domanda o curiosità riguardo l'ebook, contattatemi pure.
(*) Ciao Romina :-)
(*) Ciao Romina :-)
venerdì 5 ottobre 2012
Ancora racconti sensazionali
E che marketing sia ;-)
Anche perché stavolta è un libro nuovo, ma dello stesso filone dei "Racconti sensazionali" e degli "Altri racconti sensazionali".
Eh sì, ormai non riesco più a smettere di tradurre le storie di Hiroshi Miura, sono al terzo della serie e chissà che non segua un quarto.
Come sapete l'autore è vissuto a cavallo fra XVIII e XIX secolo (1886-1932), pertanto il suo stile narrativo (e soprattutto la sua scrittura) possono apparire un po' datati, ma non mancano tentativi di sperimentazione, sulla scia delle avanguardie letterarie degli anni '20.
I suoi racconti si svolgono sempre su uno sfondo realistico, spesso a carattere storico con ambientazioni in epoche antiche della storia giapponese, ma con improvvisi elementi fantastici o quanto meno onirici che si innestano nella vicenda dei personaggi.
É disponibile sia in formato digitale su amazon che cartaceo su ilmiolibro.
EDIT: ovviamente "a cavallo fra XIX e XX secolo" come giustamente mi segnala un commentatore attento.
Siete pregati di perdonare la mia distrazione, sorry :-(
Anche perché stavolta è un libro nuovo, ma dello stesso filone dei "Racconti sensazionali" e degli "Altri racconti sensazionali".
Eh sì, ormai non riesco più a smettere di tradurre le storie di Hiroshi Miura, sono al terzo della serie e chissà che non segua un quarto.
Come sapete l'autore è vissuto a cavallo fra XVIII e XIX secolo (1886-1932), pertanto il suo stile narrativo (e soprattutto la sua scrittura) possono apparire un po' datati, ma non mancano tentativi di sperimentazione, sulla scia delle avanguardie letterarie degli anni '20.
I suoi racconti si svolgono sempre su uno sfondo realistico, spesso a carattere storico con ambientazioni in epoche antiche della storia giapponese, ma con improvvisi elementi fantastici o quanto meno onirici che si innestano nella vicenda dei personaggi.
É disponibile sia in formato digitale su amazon che cartaceo su ilmiolibro.
EDIT: ovviamente "a cavallo fra XIX e XX secolo" come giustamente mi segnala un commentatore attento.
Siete pregati di perdonare la mia distrazione, sorry :-(
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martedì 18 settembre 2012
Un po' di marketing - 3
SHAKESPEARE NOIR – Il libro si compone di quattro racconti,
tutti liberamente tratti da tragedie del grande drammaturgo inglese. “Amleto”
diventa una storia ambientata nel mondo della mafia italo-americana, “Tito
Andronico” si svolge in una favela di Rio de Janeiro dominata da una spietata
gang, “Macbeth” è una crime story che sconvolge il mondo dorato dell’alta
finanza in California, e “Re Lear” si trasforma in un boss della yakuza la cui
vicenda viene narrata da un giovane infermo di mente che la espone dal suo
deviatissimo punto di vista.
Le vicende hanno subìto delle modifiche parziali e talvolta
sostanziali, ma gli elementi centrali delle tragedie originali rimangono. Ho
cercato di dare un taglio psicologico alla narrazione e di scavare il più
possibile nella mente dei personaggi e nelle motivazioni delle loro azioni, ma
al tempo stesso è presente tantissima violenza materiale (però sempre
funzionale alla vicenda, almeno nelle mie intenzioni). Ho scelto di usare un
linguaggio diretto, crudo, con contenuti espliciti. Da questo punto di vista la
lettura è inadatta ai bambini e ai lettori sensibili.
Consigliato a: chi
ama il noir, chi apprezza la letteratura introspettiva, e chi vuole scoprire il
pulp che si annida nelle opere di Shakespeare.
(continua)
martedì 11 settembre 2012
Un po' di marketing - 2
Continuo con i miei consigli per gli acquisti…
RACCONTI VENETI SOGNATI – Il libro in effetti era nato come
“Trilogia veneta sognata”, una fantasia letteraria in cui la spensieratezza del
1700, la leggenda di Venezia capitale della Serenissima Repubblica e l’amore
salvifico tra uomo e donna si sviluppano in tre racconti surreali.
La storia principale della trilogia era “Iperbole”, che
purtroppo non si presta a essere pubblicata in formato mobi o epub e quindi non
compare nella versione digitale su amazon. Per la cronaca, "Iperbole" è un
racconto a metà strada fra Jorge Luis Borges e Michael Ende, e la particolare
disposizione dei caratteri tipografici sul foglio rende obbligatoria la
pubblicazione su carta, oppure in formato pdf.
Pertanto nei “Racconti veneti sognati” ci sono solo due
storie tratte dalla trilogia: “Commedia reale” e “Vi racconto la mia storia”,
alle quali ho aggiunto un terzo racconto dalle tematiche assai simili,
“Avventura”. Venezia, XVIII secolo, leggerezza, qualche citazione erudita,
elementi meta-letterari… (Da notare la stupenda copertina, creata dal nostro
Cyberluke).
Consigliato a: chi
cerca il romance e un po’ di fuga
dalla realtà. Peraltro le pedanterie intellettualistiche sono ben nascoste,
quasi invisibili, quindi non dovrebbero appesantire la lettura ;-)
Qui trovate la
VERSIONE DIGITALE SUL KINDLE STORE (include "Avventura" ma non "Iperbole")
e qui la
VERSIONE CARTACEA (include “Iperbole” ma non “Avventura”)
(continua)
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