In pittura io do estrema importanza alla tecnica e alla perfezione formale, alla faccia di Mirò e di tanti altri sperimentatori che mettevano l'idea al centro della tela, così al centro da convincersi che quasi non ci fosse necessità di dipingerla davvero e bastasse abbozzarla con qualche pennellata qua e là.
Va da se che una tecnica eccellente priva di contenuti diventa perfezione formale fine a se stessa, ma pur sempre perfezione.
Le opere del pittore inglese vissuto a cavallo tra XVIII e XIX secolo John William Godward potrebbero essere un esempio. Tuttavia le adoro, anche per la loro capacità di evocare nostalgia per un passato classico idealizzato e inesistente, e ovviamente la solitudine dell'artista che osserva le donne come fiori che non si possono cogliere (metafora del poeta Juan Ramon Jìmenez).
Il pittore contemporaneo russo Sergej Marshennikov (che ha il vezzo di francesizzare il suo nome in Serge) potrebbe essere un Godward dei giorni nostri. Ringrazio la mia amica e concittadina Simona per avermelo segnalato.
La raffinatezza dei suoi monotematici ritratti femminili, e la stupefacente accuratezza con cui riproduce i panneggi dei tessuti che avvolgono i corpi languidi delle modelle sono davvero al di sopra di ogni critica formale. Poi, a livello di tematiche e originalità, qualche buon critico potrebbe porre un sacco di obiezioni. Ma fortunatamente io sono solo un fruitore d'arte dilettante.

