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lunedì 1 febbraio 2010

Finito il compendio

Post conclusivo del compendio sui centri commerciali.
Ma ho già un'idea per un'altra serie di post poco seri... Comunque intanto terminiamo con un settore nevralgico dei moderni templi dello shopping, fondamentale per farti restare dentro le sue mura il più a lungo possibile, ovvero la

RISTORAZIONE
Mangiare in un centro commerciale è sempre un’esperienza straordinaria. Tanto per cominciare si può sperimentare la vera, autentica cucina internazionale globalizzata. Puoi mangiare del sushi in un ristorante giapponese gestito da personale cinese che compra il pesce in un mercato rionale italiano; oppure puoi provare il locale turco, dove un cameriere napoletano ti serve un kebab di carne di maiale. E’ stupendo vedere una famiglia italiana nella taverna messicana mentre ordina tacos fatti con piadine romagnole e wurstel, e a pochi passi di distanza un gruppo di turisti messicani che mangia pizza margherita condita con ketchup e sottilette. L’esperienza più gratificante però è avere la sensazione di trovarsi a Springfield, nel classico locale che piacerebbe a Homer Simpson: normali ciambelle trasformate in surreali sculture di glassa azzurra, granella di zucchero bianco, decorazioni di cioccolato marroni, ripieno di marmellata rossa alla ciliegia; tradizionali caffè seppelliti sotto crema di zabaione, panna montata, scaglie di pistacchio, scorze di limone, uvetta, gelato alla fragola e yogurt naturale; classici panini riempiti con salmone norvegese, tonno tunisino, prosciutto spagnolo, formaggio olandese, bacon inglese e maionese americana… Purtroppo la visita gratuita dal gastroenterologo non è ancora inclusa nel menù, ma prima o poi ce la metteranno, ne sono certo.

lunedì 18 gennaio 2010

Lunedì : - (

... meglio stare sul semplice e continuare il compendio sui centri commerciali.

NEVROSI
I centri commerciali dovrebbero essere luoghi di relax, ma considerato che vi transitano quotidianamente milioni di persone e c’é una densità umana superiore a quella di una metropoli, possono dare origine a nevrosi tipiche della grande città.
Basta andare nei parcheggi. Certe famiglie hanno sviluppato tecniche da guerriglia urbana per accaparrarsi mezzo posteggio ancora disponibile, magari mettendo carrelli da spesa in mezzo alle rampe per ostacolare i nemici. Oppure inviando le mogli e i figli di 12 anni a pedinare ogni persona che da l'impressione di tornare alla sua macchina e liberare il posteggio, e in caso positivo si sdraiano poi sull'asfalto tipo sessantottini per impedire ad ogni altro automezzo di occupare il posto, aggiungendo dei minacciosi "NUN CE PROVA'!" a chi transita nei paraggi... C’è anche gente che, dopo il ventesimo giro a vuoto, comincia a imprecare contro i disabili: “Non è giusto che gli riservino tutti questi posti e che li tolgano a noi povera gente senza handicap!”…
Anche all’interno del centro le nevrosi da frenesia metropolitana abbondano. Prova, ad esempio, ad avvicinarti ad un bambino sul suo passeggino e dirgli cose carine tipo: “Che bel pupattolino, quanto sei grazioso!”. Un attimo dopo i genitori lo portano via a tutta velocità, e intanto si voltano a guardarti schifati borbottando: “Pedofili di merda, la pena di morte gli dovrebbero dare!”…
Anche dentro gli ipermercati non si sfugge allo stress nervoso. Magari capita che il tizio A prende una confezione di supermerendine XYZ, l’ultima rimasta, e il tizio B se ne accorge…
B: Scusi, ma non è educazione fare così! Doveva lasciarne almeno una!
A: Ce ne era rimasta una soltanto! Come facevo a lasciarne un’altra?
B: Non la prendeva, e la lasciava lì per educazione.
A: Certo, per farla prenderla a lei!
B: No, io non l’avrei presa subito! Sarei andato alla direzione e gli avrei chiesto di fare un annuncio con l’altoparlante tipo: ‘Si avvisano i signori clienti che è rimasta una sola confezione di supermerendine XYZ, se nessuno ha niente in contrario la comprerà il signor B’…
(la conversazione in genere continua in un’escalation sempre più surreale, con il tizio A che medita di chiamare la Croce Rossa per sottoporre B ad un approfondito controllo psichiatrico, e il tizio B che minaccia convocare i giornali e le televisioni per denunciare pubblicamente il comportamento incivile di A…)
Il momento più critico però é quando - al momento del pagamento - un cliente blocca la fila perché guardando lo scontrino si accorge che i cavolfiori sono stati registrati a 1,53 € / kg anziché 1,50 € / kg come era scritto sul banco delle verdure. Dopo dieci estenuanti minuti di verifiche, controverifiche e contestazioni, guardate attentamente tutte le persone in fila: se qualcuno fa delle strane smorfie con la bocca e sibila la parola "Beretta", allontanatevi a tutta velocità. Sicuramente si riferisce al salame, ma c'é il rischio che intenda la pistola...

venerdì 8 gennaio 2010

Sempre in tono poco serio...

... continuo ad aggiornare le varie voci del "compendio sui centri commerciali":

LIBRERIE
Le librerie dei centri commerciali appartengono quasi sempre a delle grosse catene editoriali, e sono funzionali al modello consumistico: espongono libri fatti per essere venduti, non letti. In prima piano c’è sempre lo scaffale con la top-ten dei best sellers. Guardate questo meraviglioso thriller che ha venduto 25 milioni di copie solo negli Stati Uniti! Hanno già comprato i diritti per la trasposizione cinematografica, fra pochi mesi uscirà un colossal hollywoodiano ispirato alla sua trama per la quale hanno già investito 80 milioni di dollari! L’hanno letto tutti, hanno già creato dei fan-book in cui vengono spiegati i passaggi più complessi del romanzo, esistono associazioni di persone che si riuniscono la sera per leggere i brani più significativi! Che fai, non lo compri?... Ma si, in fondo costa solo 25 €, prendiamolo.
E vai!, il romanzo thriller del momento adesso é mio!... A dire il vero a me i thriller non piacciono. Però posso esporlo in casa, magari in bella vista sul tavolo del salone, così se vengono ospiti lo notano e pensano: “Accidenti, che letture trendy! E' aggiornato con le ultime tendenze!”, e io ci faccio un figurone. Certo che se mi chiedono opinioni sulla trama… beh, a uno che deve ancora leggerlo gli posso dire: “Non ti anticipo nulla, non voglio rovinarti la sorpresa”; invece chi l’ha già letto lo blocco subito con un “Per favore, non dirmi niente perché devo ancora finirlo e non voglio anticipazioni di alcun genere”. Bene, e adesso posso anche uscire dalla libreria e… ma va! La biografia di Maurizio Costanzo! Accidenti, questo lo prendo! Qualche lettura impegnata bisogna pur farla ogni tanto.

giovedì 17 dicembre 2009

Leggerezza

L'inverno mi infastidisce col suo freddo odioso e il cielo grigio, e da ieri il raffreddore e il mal di gola mi fanno compagnia... meglio distrarsi con un post leggero, magari un'altra voce del poco serio compendio sui centri commerciali...

Hi-tech
I megastore con articoli hi-tech di elettronica sembrano creati apposta per mandare in crisi esistenziale noi uomini di mezza età. Sono il paradiso del progresso tecnologico, l’apoteosi delle novità capaci di semplificare la vita. Rimanere indietro significa perdersi qualcosa… Il risultato finale però è che uno torna a casa con una gran tristezza addosso. Può essere la tristezza di aver buttato dalla finestra un centinaio di euro per un gadget elettronico che tra qualche mese sarà già obsoleto, o (ancora peggio) la tristezza di non aver potuto buttare quel centinaio d’euro dalla finestra causa sopravvenuti limiti della carta di credito. E poi ci sono anche altre situazioni… Faccio un esempio: qualche giorno fa mi è capitato di andare per la ventesima volta allo scaffale dei notebook di ultima generazione, quelli compatti che occupano la metà dello spazio ma hanno il doppio della memoria. Alla terza ora di contemplazione di un certo modello, mi ero quasi deciso a prenderlo. Nel momento in cui lo stavo afferrando però ho sentito una strana voce in testa, una cosa tipo: si rammenta alla gentile utenza di questo cervello che tra lavoro, famiglia e cose varie non riuscite mai a trovare il tempo di utilizzare neppure il vecchio pc che ormai da mesi ingombra la scrivania come un soprammobile, perciò cosa cazzo ve ne fate di un notebook?... Ecco, questa è la situazione tipica. Oppure può capitare di condividere opinioni ed esperienze con altri clienti del megastore, e anche in questo caso i risultati non sono incoraggianti. Una volta stavo esaminando insistentemente un televisore al plasma grosso come una Fiat Panda, e un signore molto gentile mi ha spiegato che lui lo aveva comprato qualche mese prima e mi ha dettagliatamente elencato le sue funzioni e caratteristiche. Gli ho chiesto se avesse qualche difetto e lui mi ha risposto: “Si, è troppo bello. Così bello che mia moglie lo ha requisito per vedersi la diretta del Grande Fratello ventiquattro ore su ventiquattro”. Ecco, un difetto del genere rende inutile l’acquisto.

lunedì 23 novembre 2009

La difficoltà del lunedì

Vista la mancanza di lucidità mentale tipica del lunedì, mi limito a un post del genere "divertissment", un'altra voce del poco serio compendio sui centri commerciali...

ESTETICA
L’estetica e il design dei grandi centri commerciali italiani mi danno una certezza importante: NON è vero che gli americani sono sempre dieci anni più avanti rispetto a noi. Quante volte sento dire: “Eh, gli americani sono un’altra cosa”. NO! Almeno a livello di estetica, non abbiamo nulla da invidiargli. Hai presente quelle cafonate kitsch stile Las Vegas, che tu pensi: “Noi italiani non potremmo mai concepire qualcosa di così orribilmente pacchiano”. Sbagliato! Gli americani si rassegnino: siamo capaci di realizzare delle strutture vistose, esagerate e volgari come le loro! False scenografie classico-rinascimentali con le luci al neon, impianti di illuminazione natalizi montati su sfondi da isola tropicale, sfere luccicanti tipo discoteca con musica tradizionale napoletana in sottofondo…  Siamo alla pari con gli yankee, anzi, possiamo dire fieramente che l’allievo italico ha eguagliato il maestro stelle-e-strisce! Sono finiti i tempi in cui l’apoteosi del cattivo gusto estetico-architettonico era una questione privata tra California e Nevada. L’Italia ormai compete alla pari con questi colossi del tamarro-style, e entro prossimi dieci anni i più truzzi, i più coatti e i più cafoni saremo sicuramente noi! Sono queste le cose che mi rendono fiero di essere italiano!

venerdì 30 ottobre 2009

Compendio sui centri commerciali - 2

continua il poco serio compendio sui sacri templi del consumismo alla voce "Commesse"

La psicopaticasnob è un’altra tipologia tipica. In genere si incontra più facilmente in quelle catene dove le commesse devono indossare una divisa. La classica situazione in cui capita di vederla è di fronte a uno scaffale, mentre rimette in ordine due articoli fuori posto bisbigliando frasi tipo “Tutte le volte, tutte le sante volte!” con una voce che sembra il sibilo di un demone infernale che si è appena impadronito della sua anima. In genere basta guardarla negli occhi per decidere che, tutto sommato, forse è meglio rivolgersi a un’altra commessa. Però c’è anche qualche incosciente che si azzarda a chiedergli se può aiutarlo a trovare un certo articolo. In genere lei non risponde subito. Si volta con un’espressione del viso a volte sarcastica, altre volte minacciosa, e risponde: “Ma certo, io sto qui apposta per fare la schiava! E fai questo, e fai quest’altro, metti a posto, servi il cliente, magari vai pure alla cassa a fargli lo scontrino…”. Mentre finisce di pronunciare le ultime parole si allontana, e uno non capisce se sta cercando l’articolo che gli è stato richiesto o se piuttosto sta andando a prendere la sega elettrica e lo scatolone dove conserva i resti delle sue vittime. Nel dubbio è meglio andarsene e non tornare mai più in quel negozio.

La psicopaticasnob viene quasi sempre abbinata alla cicciottellasimpaticona, che sembra fatta apposta per integrarsi con lei. Si riconosce subito per l’evidente sovrappeso, ma anche per lo stile tipo Flash con cui si muove. In genere serve sette clienti contemporaneamente e attraversa l’intera area del negozio alla media di venti volte al minuto. Mentre conclude la vendita trova comunque il tempo di rimettere al loro posto tutti i 104 articoli che gli hanno fatto tirare fuori, e riesce anche a rispondere alla tua domanda “Sa dove è il bagno?” sorridendo in modo sincero e indicandoti dettagliatamente dove puoi trovarne uno. Ride e scherza con tutti, riesce a scovare la taglia M o la scarpa n. 42 che parevano terminate, corre al bar a prendere un caffè per tutte le colleghe e contemporaneamente finisce di servire la signora anziana e noiosa che tutte cercano di evitare, e al momento della chiusura abbassa le serrande, azzera il registratore di cassa e controlla il magazzino con un’ubiquità quasi paragonabile a quella di Sant’Antonio da Padova. Nello stesso tempo in cui lei è riuscita a fare tutte queste cose, la psicopaticasnob sta ancora finendo di rimettere in ordine i due articoli fuori posto…

La raffinataesclusiva è un livello di commessa più elevato, tipico delle catene di prestigiose marche di abbigliamento e accessori, ma talvolta è possibile trovarne alcuni esemplari anche in negozi di secondo piano. La si riconosce perché indossa sempre vestiti di colori pastello, tutti perfettamente abbinati con scarpe, foulard, cinta e persino con lo smalto alle unghie (sempre rigorosamente tenue perché i colori accesi sono troppo volgari). Mentre serve i clienti fa venire il dubbio che il tempo si stia per fermare: ogni passo, ogni gesto, tutto viene eseguito al rallentatore, perché i movimenti troppo rapidi sono roba da cafoni. Capire la sua provenienza geografica è impossibile. Ha una voce così totalmente priva di accenti regionali che potrebbe benissimo fare la speaker radiofonica, ma non lo farebbe mai perché la radio ha un difetto mostruoso: fa sentire la voce, ma non fa vedere le immagini, e la povera raffinataesclusiva non potrebbe mostrare in pubblico i suoi vestiti… la sua esistenza sarebbe priva di uno scopo. Gli abiti che indossa una commessa raffinataesclusiva in effetti sono sicuramente qualcosa di unico al mondo. Non accetterebbe mai di indossare un vestito che potrebbe essere visto anche addosso ad un’altra donna: sarebbe una situazione orribilmente volgare. Questa sua particolare esigenza spesso ha delle conseguenze piuttosto dolorose. C’è un caso documentato di una commessa raffinataesclusiva che, dopo aver trovato un abito perfetto per il suo gusto, ha chiesto alla boutique che lo vendeva se ne esistessero esemplari identici. La padrona della boutique ha spiegato che ne aveva fatti otto, due per ogni taglia. Dopo una meditazione lunga e sofferta, la raffinataesclusiva ha firmato un assegno da 800 euro e li ha presi tutti. Ha conservato una taglia M per se, e gli altri sette esemplari li ha bruciati nel caminetto. Quelle con un fidanzato danaroso e paziente in genere cercano di farsi portare in vacanza in luoghi dove nessun loro connazionale si sognerebbe mai di mettere piede, così da essere certi di riportare a casa capi di abbigliamento mai visti in Italia. Quando ti capita di leggere notizie tipo: “Due turisti italiani in vacanza nel Bhutan sono stati presi in ostaggio dai guerriglieri locali” o “Giovane coppia rapita dai predoni del Gabon”, quasi certamente era una raffinataesclusiva col suo fidanzato.

(continua)

lunedì 19 ottobre 2009

Meglio ridere...

Ogni tanto mi capita di sentirmi sotto pressione, tra lavoro, famiglia e piccole rotture quotidiane che mi vengono a cercare contro la mia volontà, e divento serio. Se poi "indosso" lo pseudonimo Ariano Geta divento ancora più serio, un Batman della letteratura sempre all'inseguimento di intellettualismi, significati e riflessioni profonde.
Ma in realtà S.D.P.V. (ovvero il Bruce Wayne che sono nella vita di tutti i giorni) quando é lontano da pc, carta, penne e libri, é piuttosto "scazzato", cerca di scherzare su ogni cosa... "E lasciatemi divertire", scrisse Aldo Palazzeschi, e tutto sommato approvo.
Quindi, da oggi inserisco una nuova "rubrica" saltuaria, un post dedicato alle cose scritte con leggerezza, senza significati particolari. E incomincio con un

COMPENDIO SUI CENTRI COMMERCIALI
Scritto per passare il tempo mentre stavo in fila per pagare

I centri commerciali sono perfetti per trascorrere uno o due pomeriggi al mese. Il problema è che quando hai una partner di sesso femminile più o meno fissa, più che “pomeriggi” diventano intere giornate. I sabati, le domeniche, le festività infrasettimanali, eventuali giorni di ferie che hai preso per motivi personali, tutti si trasformano in pellegrinaggi ai sacri templi dello shopping.
Alle 9 della mattina entri nel parcheggio, e LEI è già stressata perché gli hai detto che alle 19 bisognerà andare via, quindi ha a disposizione APPENA 10 ORE per visitare accuratamente tutti i 206 negozi di abbigliamento disponibili. Infili la macchina in uno dei mille posti auto ancora vuoti (praticamente siete arrivati prima ancora dei commessi che ci lavorano) e già LEI si lamenta perché l’hai posteggiata troppo lontana dall’ingresso, è tutto tempo che si perde a camminare. Allora riaccendi il motore e la avvicini, però anche questa è una perdita di tempo, i negozi sono aperti già da 36 secondi e LEI non ha ancora potuto iniziare a vedere le vetrine… Che pretese assurde. Per vedere il negozio di elettronica a me bastano 6 ore, sono più che sufficienti. Non capisco l’esasperazione dello shopping, la trovo ridicola.
Intanto finalmente si può accedere al tempio. La scala mobile simboleggia chiaramente l’ascesa di noi miseri esseri umani verso un meraviglioso paradiso sopra le nostre teste, un empireo dove la nostra grigia esistenza avrà finalmente un senso, e dove godremo di una gioia celestiale per tutto il tempo che la carta di credito continuerà a funzionare.
Nel corso di questi sacri week-end ho cercato di imparare ogni volta delle cose nuove sui luoghi magici del consumismo.

COMMESSE
Le commesse sono una delle cose che mi interessano di più nei centri commerciali. Chissà perché… A forza di osservarle e studiare i loro comportamenti sono riuscito a classificarle in varie tipologie che si ripetono abbastanza fedelmente ovunque.

La sexystronza è una delle più comuni. In genere è inguainata in vestiti aderentissimi come un pacco regalo pieno di curve, ha scollature paurose da cui emergono carnose montagne di silicone, e si muove in modo artificioso, studiato. Se deve rispondere al cellulare lo fa con gestualità da thriller hollywoodiano, sfoderando una voce a metà strada fra pornostar e dark lady. Se entri nel negozio da solo non ti si fila. Ti serve con distacco, magari masticando una gomma americana e facendoti aspettare venti minuti per spettegolare con la collega. Ma se entri in compagnia di una donna cambia tutto. Di colpo diventa ostentatamente gentile e premurosa. Sorride continuamente, ti da confidenza, anche se devi provarti un cappello trova comunque il sistema di chinarsi davanti a te per offrirti una visione panoramica delle bocce (se ha il pantacollant è più facile che stia spesso di spalle e si metta a 90° col culo puntato sui tuoi occhi). E’ quasi automatico che la donna che ti accompagna – a meno che non sia tua sorella – comincia a infastidirsi. Dice che “non c’è niente di interessante qui”, e dopo un po’ ripete automaticamente “Andiamocene” con un tono di voce che sottintende “Se non esci subito di qui ti prendo a calci nelle palle”. L’atto finale di ogni sexystronza che si rispetti è affacciarsi un attimo fuori dal negozio e verificare se l’accompagnatrice sta insultando l’uomo, rinfacciandogli di aver tenuto per tutto il tempo gli occhi incollati su quella zoccola di commessa. Se é evidente che romperanno il fidanzamento entro le prossime 24 ore, la sexystronza si prende un attimo di pausa e va al bar dove brinderà con una coppa di champagne. E la sera, a casa, aggiungerà una tacca sul suo reggiseno da guerra.
(continua...)