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"Del resto, dico quello che penso, e mi curo assai poco che gli altri la pensino come me".
(Pococurante in Candido, di Voltaire)


Tira la pietra di oggi, dimentica e dormi. Se è luce, domani la ritroverai prima dell'aurora, divenuta sole.
(Eternidades, di Juan Ramòn Jiménez)


Da tutto questo passato equivoco e languido, Hladik voleva redimersi con il dramma in versi "I Nemici". (Hladik prediligeva l’uso del verso, perché impedisce che gli spettatori dimentichino l’irrealtà, che è la condizione dell’arte).
(Il miracolo segreto, di Jorge Luis Borges)


I loro volti erano come di automi che muovessero freneticamente la penna per non perdere neppure una parola, neppure una mezza frase pronunciata dal professore; quei volti pallidi e tristi erano uno spettacolo orribile. Eppure apparivano tronfi, ignari di quanto fossero squallidi e miserabili. L'insegnante saliva in cattedra e dopo qualche colpo di tosse iniziava […] E all'improvviso tutte le teste si chinavano sui tavoli e centinaia di mani facevano scorrere contemporaneamente la penna sul quaderno […] In quell'ampia aula immersa nel silenzio tutti i cervelli erano morti, soltanto le mani continuavano a vivere.
(Il demone, di Junichiro Tanizaki)


Non ci manteniamo nella virtù grazie alla nostra forza, ma grazie al contrappeso di due vizi opposti, così come restiamo in piedi fra due venti contrari: se togliamo uno di questi vizi, precipitiamo nell'altro.
(Pensieri, di Blaise Pascal)


La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente. È un viaggio dello spirito attraverso la materia, e poiché è lo spirito che viaggia, è in esso che noi viviamo. Ci sono perciò anime contemplative che hanno vissuto più intensamente, più largamente, più tumultuosamente di altre che hanno vissuto la vita esterna. Conta il risultato. Ciò che abbiamo sentito è ciò che abbiamo vissuto. Si ritorna stanchi da un sogno come da un lavoro reale. Non si è mai vissuto tanto come quando si è pensato molto.
(Il libro dell’Inquietudine, di Fernando Pessoa)


Vivant Denon non ha mai reclamato la proprietà artistica del racconto [Senza domani]. Non che rifiutasse la gloria: è che all'epoca essa aveva tutt'altro significato. Il pubblico che lo interessava, e che voleva sedurre, non era affatto, a mio avviso, la massa di sconosciuti ai quali anela di piacere l'odierno scrittore, bensì il piccolo gruppo di quelli che poteva conoscere e stimare personalmente. Il piacere procuratogli dal plauso dei suoi lettori non deve essere stato molto diverso da quello che provava di fronte ai pochi ascoltatori raccolti attorno a lui in uno dei salotti nei quali brillava.
(La lentezza, di Milan Kundera)


Evadere, signor Fabrizio, evadere; sfuggire al dramma! È una bella cosa, e anche di moda, le ripeto. E-va-po-rar-si in dilatazioni, diciamo così, liriche, sopra le necessità brutali della vita […] Imitare, insomma, gli uccellini in gabbia, Signor Fabrizio, che fanno sì, qua e là, saltellando, le loro porcheriole, ma poi ci svolazzano sopra […] Appena le cose si mettono male, appena due, poniamo, vengono alle mani o ai coltelli, via, su, guardare in su, che tempo fa, le rondini che volano, o magari i pipistrelli […] Si passa per originali e si fa la figura di comprendere più vastamente la vita.
(Quaderni di Serafino Gubbio, operatore, di Luigi Pirandello)


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