Visualizzazione post con etichetta illustrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta illustrazione. Mostra tutti i post

domenica 16 novembre 2014

Hideo Takeda

Molti artisti giapponesi contemporanei hanno tentato di creare opere grafiche che esprimessero, aggiornati alla nostra epoca, lo spirito e l’estetica delle tradizionali ukiyo-e dell’era Tokugawa.
Le due serie di stampe “Genpei” e “100 kind of professions” di Hideo Takeda (sito ufficiale: www.hideotakeda.com) sono, tra quelle che ho potuto ammirare, le più riuscite da questo punto di vista.
La guerra civile tra i seguaci dei Taira e dei Minamoto (Genpei) è un momento storico cruciale nella storia giapponese. 


Takeda ne rappresenta gli eventi guerreschi fondendo le immagini stilizzate, cromaticamente quasi accecanti, delle tradizionali stampe rappresentanti battaglie celebri con altre, decisamente più provocatorie, tratte dagli spunti grotteschi di incisori dell’epoca Tokugawa che preferivano tematiche meno elevate...
Si vedano, ad esempio, le due stampe del XVIII secolo qui riportate (“Battaglia di Azukizaka” di Yoshitoshi e “Assalto alla vagina” di Kunisada) e, come terza riassuntiva, l’interpretazione di Hideo Takeda della battaglia del fiume Uji…




La guerra fra due clan si trasforma in una guerra fra uomini e donne, e i soldati, coperti di tatuaggi, rammentano membri della yakuza piuttosto che antichi samurai. Tutto ciò in un tripudio di eleganza grafica e di affabulazione artistica.
La scelta di seguire l’antica estetica delle ukiyo-e, realistica e al contempo irrealistica per il costante ricorso all’eccesso (dei colori, della stilizzazione, delle proporzioni) permette di trasformare ogni immagine in una scena teatrale, dove, ad esempio, decine di gambe piegate e tatuate d'azzurro diventano un fiume...


Anche le stampe più semplici sono caratterizzate dal sapiente dosaggio del cromatismo.


Non so se questo artista verrà rammentato fra cent’anni allo stesso modo in cui oggi viene rammentato Tsukioka Yoshitoshi, ma indubbiamente queste opere meritano di essere apprezzate.

lunedì 18 novembre 2013

Yoshitoshi


Yoshitoshi Tsukioka (1839-1892) è stato uno dei più grandi artisti giapponesi nel campo delle stampe tradizionali, le ukyio-e (letteralmente: “immagini del mondo fluttuante”).
Se Hokusai e Hiroshige sono celebri per i loro poetici paesaggi e Utamaro per i raffinati ritratti di donna, Yoshitoshi è invece il visionario, l’eccentrico, colui che da vita agli incubi, come lui stesso si diverte a sottolineare nella stampa in alto in cui raffigura se stesso spaventato da uno spirito creato dal proprio disegno…
I suoi temi prediletti sono le storie di fantasmi, che illustrò con tavole grottesche nelle quali è possibile scorgere l’embrione della futura arte fumettistica di Go Nagai.






Un altro tema presente nella sua opera è la rappresentazione della violenza, da lui raccontata con immagini estremamente esplicite. Una sua famosa serie di stampe illustra crimini celebri con compiaciuto, sadico realismo. Anche in questo caso è possibile vedere in Yoshitoshi il precursore di un artista moderno quale Suheiro Maruo.





Comunque è doveroso sottolineare che l’enorme produzione grafica di Yoshitoshi comprende anche altre tematiche meno inquietanti, come i classici ritratti di donna (bijin-ga) e di attori del teatro kabuki (yakusha-e). D’altronde, il discorso della varietà è valido per quasi tutti i creatori di ukyio-e: Hokusai, come già ricordato, è noto per i suoi paesaggi, ma tra le sue stampe si possono ammirare anche raffigurazioni erotiche (shunga) e storie di fantasmi.
Nel caso di Yoshitoshi tuttavia anche i ritratti di donna talvolta sono un po’ devianti rispetto allo stile tradizionale…


Nel complesso un artista capace di dare forma anche a immagini convenzionali, ma con un’evidente predilezione per l’eccesso, la morbosità, il sogno e l’incubo.

sabato 24 agosto 2013

Mads Berg

Per una volta dedico un post a un artista che non è propriamente un pittore o un illustratore, ma un designer pubblicitario (d'altronde il design spesso si confonde con l'arte, come ci ha più volte dimostrato l'amico Cyberluke. E poi, il grande Alfons Mucha non era forse un grafico pubblicitario dei suoi tempi?)

Il protagonista di oggi è il danese Mads Berg, che ha scelto uno stile semplice, con colori vivi e immagini accattivanti, ma soprattutto ha voluto ispirarsi all'Art Déco, e ciò lo rende meraviglioso ai miei occhi.
Nelle sue creazioni si nota chiaramente l'implicito omaggio al tratto pittorico di Tamara De Lempicka o alle stampe di Giovanni Meschini.


Uno stile un po' retrò, e neppure particolarmente innovativo, ma tecnicamente ineccepibile.
Doverosa la segnalazione del sito ufficiale dell'artista: http://www.madsberg.dk/


mercoledì 16 gennaio 2013

Un vecchio lavoretto on line

Quando ancora ero un principiante su internet ho realizzato varie cose per impratichirmi.
Sono pagine web piuttosto scadenti, però ci sono rimasto affezionato e ho rimosso solo quelle improponibili.
Una di quelle che ho mantenuto on line è una sorta di comparazione tra lo stile dei manga e quello delle ukyio-e, le stampe tradizionali giapponesi nate nell'era Tokugawa.
Se qualcuno volesse darci un'occhiata può cliccare QUI.

giovedì 21 giugno 2012

Chissà perché l'inferno ispira di più...

Ringraziando il canale Rai Scuola (meno male che la Rai non è solo quella delle tre reti ufficiali ;-) ho scoperto un artista moderno che ha creato le illustrazioni per una raffinata edizione della Divina Commedia pubblicata nei primi decenni del XX secolo.
Amos Nattini (1892-1985) utilizzando uno stile classico ma non banale ha dato vita alle immagini evocate nei canti del poema dantesco con tavole a colori di grande impatto, soprattutto per i gironi infernali.

Quando si passa al Purgatorio e al Paradiso, sebbene ugualmente rappresentati con grande maestria, l'effetto visivo è minore (potete fare un raffronto tra le due immagini "infernali" rispetto a quella in basso appartenente al Purgatorio. Ma le tavole ovviamente sono molte più di quelle che posso postare io).
Certo, la serena calma del Cielo non può essere rappresentata con immagini violentemente emotive, tuttavia ho notato che i quadri demoniaci spesso suscitano maggiore interesse di quelli celestiali.
A volte ho persino l'impressione che stimolano maggiormente la creatività dell'artista.
Sarà davvero così o è solo una mia impressione?

Comunque, lasciando da parte le elevazioni dell'animo e ritornando alla mia piccola meschinità quotidiana, colgo l'occasione per invidiare acidamente i fortunati mortali che possono permettersi l'acquisto di tale piccolo capolavoro dell'arte libraria (il prezzo di vendita su abebooks è di 1.500,00 €... Li vale sicuramente, ma temo di non potermi permettere un capriccio del genere...)

venerdì 25 maggio 2012

Umberto Brunelleschi


L’illustrazione ha avuto un ruolo importante nell’affermazione dello stile art decò nei primi decenni del XX secolo, in particolare durante i “ruggenti anni ‘20” (definizione abusata ma probabilmente corretta).
L’italiano Umberto Brunelleschi (1879-1949) fu tra i protagonisti di questa stagione creativa nel nostro paese grazie al suo disegno luminoso, pastoso, che sembra strizzare l’occhio a un certo tipo di pittura a lui contemporanea, adattandola però a usi più commerciali ma non per questo privi di una loro dignità artistica.


La sua mano ha dato vita a copertine di riviste di moda, soprattutto a Parigi dove operò per gran parte della sua vita, ma anche a immagini che corredavano libri illustrati. Non si trattava però di libri per ragazzi: in quei decenni di inizio secolo erano diffusi i beaux livres, romanzi destinati a un pubblico adulto che venivano abbelliti con eleganti tavole disegnate.
Talvolta erano storie a sfondo erotico, e Brunelleschi diede il proprio contributo anche in questo settore, ma con estrema finezza.

 

martedì 28 febbraio 2012

Pedro De Kastro

Pedro De Kastro è un artista contemporaneo, portoghese di nascita ma brasiliano di adozione.

I suoi disegni in bianco e nero esprimono una sensazione di incubo che sembra trarre origine da certa illustrazione libresca gotica, dai fumetti noir e di fantascienza, e dall'arte visionaria di alcuni incisori di fine ottocento.
Nel suo angolo su myspace, l'autore dice di se stesso che fin dall'infanzia è stato "tormentato da incubi infernali in cui Lisbona è un mondo di ombre naufragate nella fine del tempo".

In effetti c'è un'onnipresenza di strutture architettoniche e una parallela mancanza di presenza umana, mondi in cui la mano dell'uomo esiste solo tramite i suoi manufatti, monumentali ma non certo rassicuranti.


Se volete conoscere meglio questo creatore di visioni cupe, vi consiglio di visitare il suo sito internet: www.pedrodekastro.com

domenica 29 gennaio 2012

Gennady Spirin

Torno a dare spazio a un illustratore.

Il russo Gennady Spirin, contemporaneo, ha uno stile decisamente classico che mi conquista per la precisione formale e la tecnica sopraffina.
Con i suoi disegni ha abbellito libri di fiabe famose, rendendoli dei piccoli gioielli.

Il modo in cui riesce a calibrare la luminosità delle sue tavole e le scelte cromatiche sempre equilibrate rendono le immagini estremamente suggestive, forse non sempre originali ma sicuramente gradevoli.
Vi consiglio di cliccare sulle tavole proposte per vederle in dimensioni maggiori e coglierne i dettagli.


Se volete approfondire la conoscenza di questo artista, potete dare un'occhiata al suo sito web.

martedì 18 ottobre 2011

George Barbier

Le illustrazioni di Georges Barbier (1882-1932) sono deliziose.
L'artista francese collaborava con riviste di moda (compresa Vogue) e giornali satirici, ma è stato anche illustratore di libri, disegnatore di costumi per il teatro e decoratore.
Il suo tratto elegante, l'uso dei colori, la raffinatezza delle immagini lo rendono una delle figure chiavi dell'art deco.
I suoi disegni hanno uno stile inconfondibile, e arricchiscono la produzione artistica di inizio '900, che per me è sempre incommensurabilmente affascinante.

mercoledì 29 giugno 2011

Sergey Tyukanov

L'artista Sergey Tyukanov è nato nell'isola di Sachalin, all'estrema periferia della Grande Madre Russia, lontanissima dai fasti imperiali di San Pietroburgo e dall'imponenza sovietica di Mosca.
Da bambino il suo modo preferito di viaggiare era immergersi nelle illustrazioni dei libri per l'infanzia ed esplorare i regni magici delle favole.
Questa passione è diventata il nocciolo della sua arte: tramite i colori a tempera - ma anche gli acquerelli e le incisioni a bulino - egli crea illustrazioni che sembrano pittura e viceversa.

La "russità" è un altro elemento fondamentale dei suoi lavori, con l'onnipresenza di cupole e strutture orientaleggianti che rammentano le architetture delle tante città euroasiatiche inglobate nei domini dello Zar.

L'elemento fiabesco resta comunque predominante, ed è quello che più mi affascina delle sue opere, forse un po' ossessive a livello tematico ma assai curate nei dettagli.

Per chi volesse approfondire consiglio di dare un'occhiata al suo sito che è veramente delizioso, con un autentico ingresso nel suo museo virtuale (basta cliccare sulla "i" in basso a destra) e la possibilità di visitare le varie sale con le sue opere.

giovedì 2 dicembre 2010

Frank Frazetta

Torno a parlare di illustrazione, e lo spunto me lo hanno fornito i miei vecchi libri di Howard con la saga di Conan il Barbaro.
Avete presente quelle classiche copertine con donne fatali e supersexy, guerrieri muscolosi e invincibili, città incantate e scenari favolosi? Roba palesemente esagerata per letteratura da edicola, ok, perché no. Ma io (prendetemi per blasfemo) riesco a riconoscergli una sua dignità artistica. In fondo quel tipo di immagini sono create appositamente per descrivere un genere, e ci riescono perfettamente.
Partendo da Conan e dalle tante illustrazioni ispirate al ciclo hyboriano, é stato automatico risalire a Frank Frazetta, di cui ho potuto ammirare una gran quantità di tavole messe online sia da siti ufficiali che amatoriali. L'artista americano purtroppo é morto proprio nel corso del 2010, e io posso solo rendergli un omaggio postumo per come ha saputo interpretare gli universi immaginati da Howard e da altri autori del fantastico-sensazionale tipo Rice Burroughs, ma anche "fumettacci" come Creepy. Tutta roba disdegnata dagli intellettuali oltranzisti, ma che un dilettante come me può permettersi di apprezzare.
Io inserisco solo le abituali tre immagini, ma sul web c'é molto altro.


giovedì 25 novembre 2010

Un po' di copertine per i miei ebook

Mi piace ammirare l'arte grafica, ma non ho il talento per produrla.
Luca Morandi invece di talento ne ha in abbondanza, e lo ha gentilmente impiegato per me fornendomi delle copertine per alcuni dei miei ebook, che ora hanno un'immagine a rappresentarli.
Propongo le copertine in questo post ringraziando nuovamente l'amico "cyberluke".




lunedì 15 novembre 2010

Roberto Innocenti

 Avevo accennato qualche giorno fa all'intenzione di approfondire la mia conoscenza nel settore dei libri illustrati contemporanei, e il primo post sull'argomento lo dedico al nostro connazionale Roberto Innocenti, che a quanto ho avuto modo di capire gode di maggior fama all'estero che non in Italia.
Sul web ho potuto reperire un certo numero di informazioni, e soprattutto di esempi del suo lavoro, e sono rimasto davvero colpito dalla sua abilità nell'uso di prospettive particolari: vedute dall'alto, o dal basso, inquadrature con punto di fuga inusuale rispetto a quello tipico. E poi una cura minuziosa dei dettagli e delle scelte cromatiche perfette. Riporto come esempio tre sue tavole relative a Pinocchio, probabilmente il libro per ragazzi italiano più conosciuto (e illustrato) al mondo, dove era quindi difficile essere originale, eppure... Giudicate voi.
(N.B.: se volete vederle con uno zoom maggiore, e insieme ad altre della stessa serie, provate su questo link)

lunedì 8 novembre 2010

Bologna Book Fair

Grazie a un servizio molto esauriente de La compagnia del libro, il programma di TV 2000 di cui avevo già parlato in termini lusinghieri e per il quale confermo gli attestati di stima, ho potuto viaggiare virtualmente sino alla Book Fair di Bologna, evento editoriale in cui si celebra un genere che onestamente non rientra tra i miei favoriti, ovvero il libro per l'infanzia, ma che é stato esaminato da un punto di vista per me interessante: l'illustrazione.
Al giorno d'oggi i libri illustrati sono considerati esclusivamente un genere per bambini, almeno in Italia. Spesso il loro corredo grafico ricalca proprio lo stile della prima infanzia, con disegni naif abbastanza simili a quelli che produrrebbe un ragazzino di sei anni col pennello in mano.
Ma in passato i libri illustrati non erano riservati ai più piccoli. Anche i romanzi d'avventura per adolescenti (e, perché no, per gli adulti) erano finemente illustrati con graziosi capolavori di arte pittorica che accompagnavano la lettura. Le "tavole" di Aubrey Beardsley e di Edmund Dulac (di cui ho parlato in un paio di post e i cui nomi compaiono infatti nell'elenco delle etichette) non corredavano la favolina di Nuvoletta e dell'uccellino Cipcip, ma i racconti cavallereschi di re Artù narrati da Thomas Malory e pregiate edizioni antologiche sui miti greci.
Insomma, l'illustrazione sul libro aveva una sua dignità pari al testo, anche per i lettori adulti.
A quanto sembra in Italia siamo (tanto per cambiare) indietro, tanto é vero che gli illustratori sono costretti a guardare i mercati esteri per lavorare.
Per un appassionato di arti grafiche e di codici miniati come me, questo terreno é sicuramente interessante. Vedrò di sfruttare quanto più possibile il web per scoprire quel che offre il mercato anglosassone, che purtroppo continua a superare sotto ogni punto di vista quello nostrano. E comunque in questo settore ha una grande e consolidata tradizione risalente all'Età Vittoriana.

mercoledì 27 ottobre 2010

Giulio Clovio

Il Libro d’Ore della famiglia Farnese, un codice miniato rinascimentale di cui ho comprato un fac-simile tempo fa, mi impone di inserire l’autore di questa piccola meraviglia fra le etichette degli artisti le cui opere mi hanno sinceramente colpito.
Giulio Clovio è il nome italianizzato di un pittore croato vissuto tra il 1498 e il 1578. La sua abilità come miniaturista lo aveva reso celebre, e così il giovanissimo cardinale Alessandro Farnese gli affidò l’incarico di creare il proprio libro di preghiere (“libro d’ore”).
In questo tipo di lavori era normale che la parte scritta fosse curata da un amanuense, mentre un pittore aggiungeva le decorazioni. I committenti dei codici miniati si affidavano a grandi artisti per farsi creare libri assolutamente unici sul piano della bellezza estetica, e ovviamente maggiore era il rango del committente maggiori erano le pretese di ricevere un’autentica opera d’arte. Per contro, il pittore richiedeva delle cifre stratosferiche per eseguire questi lavori, e si prendeva tutto il tempo che riteneva necessario.
Per realizzare il Libro d’Ore Farnese, Giulio Clovio impiegò nove anni, dal 1537 al 1546.
Oltre a pagine interamente coperte dai suoi disegni, tutti a carattere sacro vista la natura del libro, vi sono anche numerose decorazioni ai lati della scrittura, e talvolta a fondo pagina (in questi ultimi casi fanno capolino temi profani come immagini di città, grottesche, figure celebri dell’antichità classica).
Di Giulio Clovio parlò anche Vasari nella sua celebre raccolta di biografie degli uomini illustri, definendolo un miniaturista di cui non si avranno più uguali per secoli, e un piccolo Michelangelo (nel senso che le sue miniature sembrano riprodurre in scala ridotta i temi del grande pittore rinascimentale).
In effetti la cosa straordinaria è rendersi conto delle proporzioni. Ho pubblicato in basso alcune mie (pessime) foto di alcune pagine del libro, che ovviamente possono essere zoomate per ammirare ogni minimo dettaglio. Però è opportuno rammentare che le dimensioni originali di ogni pagina del codice sono pari a 17,2 cm di lunghezza per 10,5 cm di larghezza. Praticamente un formato tascabile dei giorni nostri, uno spazio davvero piccolo su cui Clovio ha saputo inserire una quantità enorme di dettagli lavorando su ogni millimetro quadrato come se si trattasse di una tela di grandi dimensioni.
Davvero un piccolo Michelangelo.




venerdì 10 settembre 2010

Alfabeto versus disegno

Come si capisce da certi post, sono straordinariamente attratto dalla pittura, l’illustrazione e le immagini in generale. Sarà che da bambino ho imparato a leggere più tramite i fumetti che non tramite i “libri per ragazzi” (verso i quali ho sempre avuto un rapporto conflittuale), e la mia ambizione era fondere disegno e scrittura, purtroppo ottenendo pessimi risultati. Così mi sono dovuto concentrare sulla seconda, e lo reputo un limite.
Provo invidia per gli autori di fumetti e per i filmmakers, anche quando sono dilettanti allo stesso modo in cui io sono “scrittore”. Certi cortometraggi indipendenti che si possono ammirare solo su youtube riescono a trasmettere sensazioni che la (mia) parola scritta non saprebbe in nessun modo evocare.
Saper ragionare tramite immagini e non tramite sceneggiature è un talento meraviglioso. In effetti trovo che i disegnatori e i registi più creativi sono propri quelli con l’istinto della macchina da presa (o dell’inchiostro di china), quelli che non vanno in crisi se non hanno un buon direttore della fotografia alle spalle o uno staff di rifinitori che curano la parte grafica delle vignette.
Avrei potuto ereditarlo questo istinto visuale. Mio padre ha vinto parecchi premi come fotografo, ha anche provato a insegnarmi l’arte di scorgere il soggetto e dare l’inquadratura giusta, ma io niente. Non capivo. Però ero capace di ammirare il talento altrui, ed è ciò che continuo a fare ancora oggi.
Se solo riuscissi a colorare i miei scritti...

venerdì 30 luglio 2010

Maurits Cornelis Escher

Maurits Cornelis Escher (1898-1972) è un artista ormai divenuto icona del XX secolo, e non necessita di presentazioni. Le sue immagini sono diventate famigliari a chiunque abbia un minimo di interesse per le arti figurative, ed è abbastanza facile trovare libri che raccolgono riproduzioni delle sue incisioni.
Le sue tematiche sono fondamentalmente quattro:

-(vedi sopra) degli “incastri” di figure tipo mosaico (chiedo scusa per il linguaggio rozzo, ma non ho la stoffa del critico d'arte come si sarà ben capito);

-strutture dove le prospettive e gli elementi solidi sono “impossibili” (vedi in basso a sinistra)

-immagini realistiche ma sempre rappresentate in modo inusuale, come la famosa incisione della sfera qui riportata in basso al centro o le cime d'albero specchiate da una pozzanghera

-paradossi visivi, tipo l’altrettanto celebre immagine delle due mani che si disegnano (vedi link)

Nel suo universo grafico tutto appare meccanicistico, schematico, ma non per questo privo di fantasia e sogno, anzi, a volte la trasfigurazione della realtà che ammanta le sue opere ha uno straordinario effetto onirico, a metà fra il sogno e l’incubo, o piuttosto trasmette la curiosa sensazione di trovarsi sospesi in una dimensione alternativa alla nostra, dove le percezioni sensoriali funzionano con dei criteri diversi rispetto a quelli cui siamo abituati.
Un creatore geniale.