continua il poco serio compendio sui sacri templi del consumismo alla voce "Commesse"
La psicopaticasnob è un’altra tipologia tipica. In genere si incontra più facilmente in quelle catene dove le commesse devono indossare una divisa. La classica situazione in cui capita di vederla è di fronte a uno scaffale, mentre rimette in ordine due articoli fuori posto bisbigliando frasi tipo “Tutte le volte, tutte le sante volte!” con una voce che sembra il sibilo di un demone infernale che si è appena impadronito della sua anima. In genere basta guardarla negli occhi per decidere che, tutto sommato, forse è meglio rivolgersi a un’altra commessa. Però c’è anche qualche incosciente che si azzarda a chiedergli se può aiutarlo a trovare un certo articolo. In genere lei non risponde subito. Si volta con un’espressione del viso a volte sarcastica, altre volte minacciosa, e risponde: “Ma certo, io sto qui apposta per fare la schiava! E fai questo, e fai quest’altro, metti a posto, servi il cliente, magari vai pure alla cassa a fargli lo scontrino…”. Mentre finisce di pronunciare le ultime parole si allontana, e uno non capisce se sta cercando l’articolo che gli è stato richiesto o se piuttosto sta andando a prendere la sega elettrica e lo scatolone dove conserva i resti delle sue vittime. Nel dubbio è meglio andarsene e non tornare mai più in quel negozio.
La psicopaticasnob viene quasi sempre abbinata alla cicciottellasimpaticona, che sembra fatta apposta per integrarsi con lei. Si riconosce subito per l’evidente sovrappeso, ma anche per lo stile tipo Flash con cui si muove. In genere serve sette clienti contemporaneamente e attraversa l’intera area del negozio alla media di venti volte al minuto. Mentre conclude la vendita trova comunque il tempo di rimettere al loro posto tutti i 104 articoli che gli hanno fatto tirare fuori, e riesce anche a rispondere alla tua domanda “Sa dove è il bagno?” sorridendo in modo sincero e indicandoti dettagliatamente dove puoi trovarne uno. Ride e scherza con tutti, riesce a scovare la taglia M o la scarpa n. 42 che parevano terminate, corre al bar a prendere un caffè per tutte le colleghe e contemporaneamente finisce di servire la signora anziana e noiosa che tutte cercano di evitare, e al momento della chiusura abbassa le serrande, azzera il registratore di cassa e controlla il magazzino con un’ubiquità quasi paragonabile a quella di Sant’Antonio da Padova. Nello stesso tempo in cui lei è riuscita a fare tutte queste cose, la psicopaticasnob sta ancora finendo di rimettere in ordine i due articoli fuori posto…
La raffinataesclusiva è un livello di commessa più elevato, tipico delle catene di prestigiose marche di abbigliamento e accessori, ma talvolta è possibile trovarne alcuni esemplari anche in negozi di secondo piano. La si riconosce perché indossa sempre vestiti di colori pastello, tutti perfettamente abbinati con scarpe, foulard, cinta e persino con lo smalto alle unghie (sempre rigorosamente tenue perché i colori accesi sono troppo volgari). Mentre serve i clienti fa venire il dubbio che il tempo si stia per fermare: ogni passo, ogni gesto, tutto viene eseguito al rallentatore, perché i movimenti troppo rapidi sono roba da cafoni. Capire la sua provenienza geografica è impossibile. Ha una voce così totalmente priva di accenti regionali che potrebbe benissimo fare la speaker radiofonica, ma non lo farebbe mai perché la radio ha un difetto mostruoso: fa sentire la voce, ma non fa vedere le immagini, e la povera raffinataesclusiva non potrebbe mostrare in pubblico i suoi vestiti… la sua esistenza sarebbe priva di uno scopo. Gli abiti che indossa una commessa raffinataesclusiva in effetti sono sicuramente qualcosa di unico al mondo. Non accetterebbe mai di indossare un vestito che potrebbe essere visto anche addosso ad un’altra donna: sarebbe una situazione orribilmente volgare. Questa sua particolare esigenza spesso ha delle conseguenze piuttosto dolorose. C’è un caso documentato di una commessa raffinataesclusiva che, dopo aver trovato un abito perfetto per il suo gusto, ha chiesto alla boutique che lo vendeva se ne esistessero esemplari identici. La padrona della boutique ha spiegato che ne aveva fatti otto, due per ogni taglia. Dopo una meditazione lunga e sofferta, la raffinataesclusiva ha firmato un assegno da 800 euro e li ha presi tutti. Ha conservato una taglia M per se, e gli altri sette esemplari li ha bruciati nel caminetto. Quelle con un fidanzato danaroso e paziente in genere cercano di farsi portare in vacanza in luoghi dove nessun loro connazionale si sognerebbe mai di mettere piede, così da essere certi di riportare a casa capi di abbigliamento mai visti in Italia. Quando ti capita di leggere notizie tipo: “Due turisti italiani in vacanza nel Bhutan sono stati presi in ostaggio dai guerriglieri locali” o “Giovane coppia rapita dai predoni del Gabon”, quasi certamente era una raffinataesclusiva col suo fidanzato.
(continua)
venerdì 30 ottobre 2009
giovedì 29 ottobre 2009
Letteratura di intrattenimento vs Letteratura impegnata
E' un tema che riguarda riguarda tutte le forme espressive dell’arte. Personalmente ritengo che un libro non debba per forza essere “a compartimenti stagni” nell’uno e nell’altro senso. Ci deve essere una certa compenetrazione fra le due cose, anche se in alcuni casi diventa difficile capire quando l’aspetto “impegnato” è troppo carente rispetto all’ “intrattenimento” o viceversa.
Soprattutto, credo che sia fondamentale la possibilità di scegliere fra più prodotti. Per fare un esempio cinematografico attinente alla mia generazione, ciò che dava un senso di “squallore” nella filmografia italiana fine anni ’70 / inizi anni ’80, non era il singolo film con Banfi, con Franco & Ciccio, con Celentano, con Edvige Fenech, con Bombolo e Cannavale… non erano peggiori di certe “vacanze di natale” vanziniane di oggi. Il senso di squallore nasceva dal fatto che QUEI film rappresentavano il 90% del totale. Non c’erano alternative.
Ecco perché i film con De Sica dei nostri anni non creano senso di squallore, perché comunque sono una piccola parte di una produzione più variegata con tanti titoli anche interessanti e “impegnati”.
I libri “squallidi” hanno il diritto di esistere, anzi, rivendico il diritto ad usufruirne se un giorno avessi voglia di leggermene uno. L’importante però è che non si finisca con l’avere un’offerta libraria composta quasi esclusivamente da interviste a tronisti defilippiani, biografie di calciatori, memoriali dei tre mesi trascorsi nella caaaasa del Grande Fratello, romanzi firmati da Maurizio Costanzo o Sandro Mayer, e via dicendo. Datemi la più ampia varietà possibile, please.
Soprattutto, credo che sia fondamentale la possibilità di scegliere fra più prodotti. Per fare un esempio cinematografico attinente alla mia generazione, ciò che dava un senso di “squallore” nella filmografia italiana fine anni ’70 / inizi anni ’80, non era il singolo film con Banfi, con Franco & Ciccio, con Celentano, con Edvige Fenech, con Bombolo e Cannavale… non erano peggiori di certe “vacanze di natale” vanziniane di oggi. Il senso di squallore nasceva dal fatto che QUEI film rappresentavano il 90% del totale. Non c’erano alternative.
Ecco perché i film con De Sica dei nostri anni non creano senso di squallore, perché comunque sono una piccola parte di una produzione più variegata con tanti titoli anche interessanti e “impegnati”.
I libri “squallidi” hanno il diritto di esistere, anzi, rivendico il diritto ad usufruirne se un giorno avessi voglia di leggermene uno. L’importante però è che non si finisca con l’avere un’offerta libraria composta quasi esclusivamente da interviste a tronisti defilippiani, biografie di calciatori, memoriali dei tre mesi trascorsi nella caaaasa del Grande Fratello, romanzi firmati da Maurizio Costanzo o Sandro Mayer, e via dicendo. Datemi la più ampia varietà possibile, please.
lunedì 26 ottobre 2009
Il mio primo romanzo...
Alcuni anni fa, quando la Cina ancora non andava di moda, scrissi un lungo racconto poi adattato a romanzo.
E' un ibrido tra uno "swords & sorcery" (anche se l'aspetto fantastico é quasi inesistente) e un "racconto filosofico" stile settecentesco, in cui la storia narrata é il pretesto per affrontare temi seri senza mortificare troppo la trama (provate a leggere "Zadig" o "La principessa di Babilonia" , noterete che Voltaire avrebbe potuto scrivere anche storie di "puro intrattenimento" a giudicare dalla sua creatività).
La storia si svolge nella Cina della dinastia Han, dominata dall'ideologia di Kong Fuzi (Confucio) che costituisce la base ideologica del potere e della società. Fino al momento in cui...
La storia ha momenti di azione, colpi di scena, tipici scenari da romanzo storico o fantasy alla Howard, ma anche lunghi dialoghi incentrati sull'analisi degli insegnamenti di Kong Fuzi e sui doveri dei governi, sulla loro "legittimità" e sul ruolo delle ideologie.
Non so se sono riuscito a bilanciare nel modo giusto queste due anime (azione/riflessione) del romanzo. Ho deciso di metterlo a disposizione gratuitamente (prego notare i link in alto sulla barra laterale sinistra). Se qualcuno ha voglia di stroncare un libro e fare a pezzi il suo autore questa potrebbe essere la sua grande occasione... ;)
E' un ibrido tra uno "swords & sorcery" (anche se l'aspetto fantastico é quasi inesistente) e un "racconto filosofico" stile settecentesco, in cui la storia narrata é il pretesto per affrontare temi seri senza mortificare troppo la trama (provate a leggere "Zadig" o "La principessa di Babilonia" , noterete che Voltaire avrebbe potuto scrivere anche storie di "puro intrattenimento" a giudicare dalla sua creatività).
La storia si svolge nella Cina della dinastia Han, dominata dall'ideologia di Kong Fuzi (Confucio) che costituisce la base ideologica del potere e della società. Fino al momento in cui...
La storia ha momenti di azione, colpi di scena, tipici scenari da romanzo storico o fantasy alla Howard, ma anche lunghi dialoghi incentrati sull'analisi degli insegnamenti di Kong Fuzi e sui doveri dei governi, sulla loro "legittimità" e sul ruolo delle ideologie.
Non so se sono riuscito a bilanciare nel modo giusto queste due anime (azione/riflessione) del romanzo. Ho deciso di metterlo a disposizione gratuitamente (prego notare i link in alto sulla barra laterale sinistra). Se qualcuno ha voglia di stroncare un libro e fare a pezzi il suo autore questa potrebbe essere la sua grande occasione... ;)
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Libri vissuti - 3
"Il libro dell'inquietudine" di Fernando Pessoa é piuttosto un non-libro. E' stato "ricostruito" postumo mettendo insieme i tantissimi foglietti scritti a penna (all'epoca non esistevano i personal computer...) dell'autore, e quindi non si potrà mai dire con certezza come sarebbe stato il testo finale se l'avesse curato Pessoa personalmente. A dire il vero non si può neppure dire fosse stato concepito come un testo unitario o se, semplicemente, l'eteronimo "Bernardo Soares" (uno dei tanti creati da Pessoa) sia solo un alter-ego tramite il quale l'autore esprime pensieri propri, una parola comunque rischiosa quando si parla di Pessoa vista la sua tendenza a inventare delle nuove identità letterarie tramite le quali esprimere stili e concetti diversi...
E' comunque un non-libro nel senso che non ha una trama vera e propria. Si compone di un insieme di riflessioni, meditazioni, descrizione di stati d'animo, intuizioni, pensieri... Pessoa fu principalmente un poeta, e questo ipotetico "libro" ricostruito postumo con un lavoro quasi filologico si avvicina ad un raccolta di poesie in prosa... lo slancio lirico ha il sopravvento, anche se viene sempre elegantemente incasellato all'interno della razionalità "emotiva" di Pessoa. Non seguendo una trama precisa, può essere letto in modo discontinuo o riletto più volte, e ogni volta lascia addosso delle sensazioni diverse. E' una mano che scava nella testa che scrive, un'esplorazione dell'anima di Pessoa o di un personaggio inventato (o forse entrambe le cose...). E' un "Libro dell'inquietudine" che, paradossalmente, non lascia addosso alcuna inquietudine, ma piuttosto un indescrivibile senso di serenità, visione profonda e vastità.
E' comunque un non-libro nel senso che non ha una trama vera e propria. Si compone di un insieme di riflessioni, meditazioni, descrizione di stati d'animo, intuizioni, pensieri... Pessoa fu principalmente un poeta, e questo ipotetico "libro" ricostruito postumo con un lavoro quasi filologico si avvicina ad un raccolta di poesie in prosa... lo slancio lirico ha il sopravvento, anche se viene sempre elegantemente incasellato all'interno della razionalità "emotiva" di Pessoa. Non seguendo una trama precisa, può essere letto in modo discontinuo o riletto più volte, e ogni volta lascia addosso delle sensazioni diverse. E' una mano che scava nella testa che scrive, un'esplorazione dell'anima di Pessoa o di un personaggio inventato (o forse entrambe le cose...). E' un "Libro dell'inquietudine" che, paradossalmente, non lascia addosso alcuna inquietudine, ma piuttosto un indescrivibile senso di serenità, visione profonda e vastità.
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mercoledì 21 ottobre 2009
Il valore di un libro pubblicato
Facendo la figura dello scemo, del rompiscatole e dell'eccentrico (peraltro tre aggettivi che mi si addicono) per la seconda volta ho annullato la richiesta di pubblicazione a Boopen di "Trilogia veneta sognata" perché mi sono accorto di alcuni refusi... Piccole cose per carità, ma ci terrei a pubblicare un libro ineccepibile almeno sul piano formale.
Il punto é che io credo che PUBBLICARE un libro (non semplicemente "stampare") implichi il dovere di renderlo perfetto almeno a livello grammaticale, sintattico e linguistico. E così, la "Trilogia veneta sognata" é rimandata di qualche giorno. E anche la mia credibilità presso Boopen...
Il punto é che io credo che PUBBLICARE un libro (non semplicemente "stampare") implichi il dovere di renderlo perfetto almeno a livello grammaticale, sintattico e linguistico. E così, la "Trilogia veneta sognata" é rimandata di qualche giorno. E anche la mia credibilità presso Boopen...
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