I COLLOQUI
...reduce dall'Amore e della Morte
gli hanno mentito le due cose belle...
I
Venticinqu'anni!... Sono vecchio, sono
vecchio! Passò la giovinezza prima,
il dono mi lasciò dell'abbandono!
Un libro di passato, ov'io reprima
il mio singhiozzo e il pallido vestigio
riconosca di lei, tra rima e rima.
Venticinqu'anni! Medito il prodigio
biblico... guardo il sole che declina
già lentamente sul mio cielo grigio.
Venticinqu'anni!... Ed ecco la trentina
inquietante, torbida d'istinti
moribondi... ecco poi la quarantina
spaventosa, l'età cupa dei vinti,
poi la vecchiezza, l'orrida vecchiezza
dai denti finti e dai capelli tinti.
O non assai goduta giovinezza,
oggi ti vedo quale fosti, vedo
il tuo sorriso, amante che s'apprezza
solo nell'ora triste del congedo!
Venticinqu'anni!... Come piú m'avanzo
all'altra meta, gioventú, m'avvedo
che fosti bella come un bel romanzo!
II
Ma un bel romanzo che non fu vissuto
da me, ch'io vidi vivere da quello
che mi seguí, dal mio fratello muto.
Io piansi e risi per quel mio fratello
che pianse e rise, e fu come lo spetro
ideale di me, giovine e bello.
A ciascun passo mi rivolsi indietro,
curioso di lui, con occhi fissi
spiando il suo pensiero, or gaio or tetro.
Egli pensò le cose ch'io ridissi,
confortò la mia pena in sé romita,
e visse quella vita che non vissi.
Egli ama e vive la sua dolce vita;
non io che, solo nei miei sogni d'arte,
narrai la bella favola compita.
Non vissi. Muto sulle mute carte
ritrassi lui, meravigliando spesso.
Non vivo. Solo, gelido, in disparte,
sorrido e guardo vivere me stesso.
martedì 29 giugno 2010
lunedì 28 giugno 2010
Tremendo sospetto
Pochi giorni fa un simpatico signore che conosco bene, un pensionato ex militare con un discreto grado di cultura (magari cultura moooolto classica, anche vista l'età) mi ha rivelato "segretamente" che ha sempre avuto una passione nascosta per la scrittura, e ha voluto omaggiarmi con alcuni fogli dattiloscritti contenenti le sue poesie.
Ho ringraziato, ho letto le sue liriche e... vabbè, lasciamo perdere. Ingenue, banali, scontate (però non glielo ho detto in faccia, mi è mancato il coraggio, ho preso tempo dicendo che le valuterò con più calma).
Mentre sto pensando a quali perifrasi utilizzare per dirgli che fanno pena senza dirgli che fanno pena, mi è venuto un tremendo sospetto: rispetto alla pseudo-letteratura patetica di tanti pensionati volenterosi e casalinghe con slanci creativi, sono proprio così sicuro che i miei scritti siano migliori dei loro? E se invece quello patetico fossi io?...
.......
... E' lunedì, e il lunedì vedo tutto nero.
Ho ringraziato, ho letto le sue liriche e... vabbè, lasciamo perdere. Ingenue, banali, scontate (però non glielo ho detto in faccia, mi è mancato il coraggio, ho preso tempo dicendo che le valuterò con più calma).
Mentre sto pensando a quali perifrasi utilizzare per dirgli che fanno pena senza dirgli che fanno pena, mi è venuto un tremendo sospetto: rispetto alla pseudo-letteratura patetica di tanti pensionati volenterosi e casalinghe con slanci creativi, sono proprio così sicuro che i miei scritti siano migliori dei loro? E se invece quello patetico fossi io?...
.......
... E' lunedì, e il lunedì vedo tutto nero.
venerdì 25 giugno 2010
Citazione di Joseph Conrad
Solo i giovani hanno momenti simili. Non penso ai giovanissimi. No, i giovanissimi, propriamente parlando, non hanno momenti. E' privilegio della prima giovinezza vivere in anticipo sui propri giorni, in tutta la bella continuità di speranze che non conosce pause o introspezioni. Si chiude dietro di noi il cancelletto della pura fanciullezza - e ci si addentra in un giardino incantato. Persino le ombre vi risplendono promettenti. Ogni svolta del sentiero è piena di seduzioni […] Sì, si procede. Ed anche il tempo procede finché non si scorge dinanzi a noi una linea d'ombra che ci avverte che anche la regione della prima giovinezza deve essere lasciata alle spalle. E' questo il periodo della vita in cui si presentano i momenti di cui parlavo […] i momenti di stanchezza, di tedio, di insoddisfazione. I momenti della sconsideratezza.
(Joseph Conrad, La linea d’ombra)
(Joseph Conrad, La linea d’ombra)
mercoledì 23 giugno 2010
(A)sociale su quattro ruote
Ebbene si, quando c'è da viaggiare in auto dimostro tutto il mio atteggiamento da loner...
Vita (a)sociale – In macchina
Quando si va insieme ad altre persone può capitare di farlo nella macchina di proprietà dell’altro. E visto che la macchina è sua, è legittimo che la musica la metta lui.
Il mio problema è che sono insofferente in modo esagerato a certa musica.
Magari capita il fissato di Lucio Dalla:
Carro amicco ti scriiiivo cossì mi distraggo un po’
Una persona sociale non creerebbe problemi. Io invece posso reggere al massimo cinque minuti, poi gli consiglio educatamente (beh, forse non proprio educatamente) di far controllare il pavimento della macchina da un carrozziere, perché le mie palle sono crollate a terra e lo hanno sfondato.
Se poi becco uno che ha la fissa per Gigi D’Alessio o Nino D’Angelo, non gli faccio nessuna domanda. Semplicemente, mi avvento come un isterico sul lettore cd, lo spengo, e in casi estremi estraggo un coltello minacciandolo di morte nel caso in cui dovesse azzardarsi a farlo ripartire.
La cosa potrebbe essere ovviata andando sempre con la mia macchina, così lo stereo rimarrebbe rigorosamente spento senza costringere nessuno ad ascolti musicali indesiderati. Il guaio sono i cellulari. Io guido tranquillo, rilassato, ma al compagno di viaggio squilla improvvisamente il telefonino…
Carro amicco ti scriiiivo cossì mi distraggo un po’
“Quasi mi dispiace rispondere”, spiega lui facendo passare i secondi, “E’ così bella questa canzone che non mi stancherei mai di ascoltarla”.
Purtroppo il mio stipendio è molto basso. Non posso permettermi di comprare ogni volta un cellulare nuovo a tutti quelli a cui l’ho strappato di mano per gettarlo fuori dal finestrino.
Morale: per motivi economici (e soprattutto penali) preferisco viaggiare da solo.
Vita (a)sociale – In macchina
Quando si va insieme ad altre persone può capitare di farlo nella macchina di proprietà dell’altro. E visto che la macchina è sua, è legittimo che la musica la metta lui.
Il mio problema è che sono insofferente in modo esagerato a certa musica.
Magari capita il fissato di Lucio Dalla:
Carro amicco ti scriiiivo cossì mi distraggo un po’
Una persona sociale non creerebbe problemi. Io invece posso reggere al massimo cinque minuti, poi gli consiglio educatamente (beh, forse non proprio educatamente) di far controllare il pavimento della macchina da un carrozziere, perché le mie palle sono crollate a terra e lo hanno sfondato.
Se poi becco uno che ha la fissa per Gigi D’Alessio o Nino D’Angelo, non gli faccio nessuna domanda. Semplicemente, mi avvento come un isterico sul lettore cd, lo spengo, e in casi estremi estraggo un coltello minacciandolo di morte nel caso in cui dovesse azzardarsi a farlo ripartire.
La cosa potrebbe essere ovviata andando sempre con la mia macchina, così lo stereo rimarrebbe rigorosamente spento senza costringere nessuno ad ascolti musicali indesiderati. Il guaio sono i cellulari. Io guido tranquillo, rilassato, ma al compagno di viaggio squilla improvvisamente il telefonino…
Carro amicco ti scriiiivo cossì mi distraggo un po’
“Quasi mi dispiace rispondere”, spiega lui facendo passare i secondi, “E’ così bella questa canzone che non mi stancherei mai di ascoltarla”.
Purtroppo il mio stipendio è molto basso. Non posso permettermi di comprare ogni volta un cellulare nuovo a tutti quelli a cui l’ho strappato di mano per gettarlo fuori dal finestrino.
Morale: per motivi economici (e soprattutto penali) preferisco viaggiare da solo.
lunedì 21 giugno 2010
Troppo arduo per me
Vi sono alcune opere letterarie e artistiche che sono troppo difficili da capire per me, lo ammetto.
Poiché l’erudizione mi appassiona, quando mi trovo di fronte a opere ardue e complesse cerco di approfondire, di leggere le opinioni dei critici per riuscire a cogliere quel qualcosa che mi sfugge. E in certi casi mi si schiude davanti agli occhi una nuova visione della creatività umana.
Altre volte però questo sforzo cognitivo si conclude con un rassegnato “Mi arrendo”.
Mi è capitato con questa poesia di Andrea Zanzotto, celebrata dalla critica e presente nella mia antologia scolastica di letteratura italiana moderna e contemporanea:
OLTRANZA OLTRAGGIO
Salti saltabecchi friggendo puro-pura
nel vuoto spinto outrè
ti fai più in là
intangibile-tutto sommato-
tutto sommato
tutto
sei più in là
ti vedo nel fondo della mia serachiusascura
ti identifico tra i non i sic i sigh
ti disidentifico
solo no solo sì solo
piena di punte immite frigida
ti fai più in là
e sprofondi e strafai in te e sempre più in te
fotti il campo
decedi verso
nel tuo sprofondi
brilli feroce inconsutile nonnulla
l'esplodente l'eclatante e non si sente
nulla non si sente
no sei saltata più in là
ricca saltabeccante là
L'oltraggio
Ho letto attentamente tutto l’apparato critico, ma continua a sembrarmi un’espressione talmente soggettiva dell’autore da risultare esageratamente oscura per il lettore (o meglio: per questo povero lettore frastornato chiamato Ariano Geta).
Qualcosa di simile mi accade coi quadri di Jackson Pollock, pittore astrattista americano molto celebrato da certi esperti d’arte. Io faccio del mio meglio, ma le sue opere non mi trasmettono nulla...
Evidentemente è sin troppo vero il detto latino per cui de gustibus non est disputandum.
Non bisogna mai fermarsi al primo impatto e occorre sempre provare a capire meglio, certo. Però alla fine una cosa piace o non piace a causa del proprio innato, personale, soggettivo, discutibile ma inevitabilmente connaturato senso estetico. Non si può ingannare il proprio istinto, neppure con anni e anni di letture, studi e approfondimenti accademici.
Poiché l’erudizione mi appassiona, quando mi trovo di fronte a opere ardue e complesse cerco di approfondire, di leggere le opinioni dei critici per riuscire a cogliere quel qualcosa che mi sfugge. E in certi casi mi si schiude davanti agli occhi una nuova visione della creatività umana.
Altre volte però questo sforzo cognitivo si conclude con un rassegnato “Mi arrendo”.
Mi è capitato con questa poesia di Andrea Zanzotto, celebrata dalla critica e presente nella mia antologia scolastica di letteratura italiana moderna e contemporanea:
OLTRANZA OLTRAGGIO
Salti saltabecchi friggendo puro-pura
nel vuoto spinto outrè
ti fai più in là
intangibile-tutto sommato-
tutto sommato
tutto
sei più in là
ti vedo nel fondo della mia serachiusascura
ti identifico tra i non i sic i sigh
ti disidentifico
solo no solo sì solo
piena di punte immite frigida
ti fai più in là
e sprofondi e strafai in te e sempre più in te
fotti il campo
decedi verso
nel tuo sprofondi
brilli feroce inconsutile nonnulla
l'esplodente l'eclatante e non si sente
nulla non si sente
no sei saltata più in là
ricca saltabeccante là
L'oltraggio
Ho letto attentamente tutto l’apparato critico, ma continua a sembrarmi un’espressione talmente soggettiva dell’autore da risultare esageratamente oscura per il lettore (o meglio: per questo povero lettore frastornato chiamato Ariano Geta).
Qualcosa di simile mi accade coi quadri di Jackson Pollock, pittore astrattista americano molto celebrato da certi esperti d’arte. Io faccio del mio meglio, ma le sue opere non mi trasmettono nulla...
Evidentemente è sin troppo vero il detto latino per cui de gustibus non est disputandum.
Non bisogna mai fermarsi al primo impatto e occorre sempre provare a capire meglio, certo. Però alla fine una cosa piace o non piace a causa del proprio innato, personale, soggettivo, discutibile ma inevitabilmente connaturato senso estetico. Non si può ingannare il proprio istinto, neppure con anni e anni di letture, studi e approfondimenti accademici.
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