Pedro De Kastro è un artista contemporaneo, portoghese di nascita ma brasiliano di adozione.
I suoi disegni in bianco e nero esprimono una sensazione di incubo che sembra trarre origine da certa illustrazione libresca gotica, dai fumetti noir e di fantascienza, e dall'arte visionaria di alcuni incisori di fine ottocento.
Nel suo angolo su myspace, l'autore dice di se stesso che fin dall'infanzia è stato "tormentato da incubi infernali in cui Lisbona è un mondo di ombre naufragate nella fine del tempo".
In effetti c'è un'onnipresenza di strutture architettoniche e una parallela mancanza di presenza umana, mondi in cui la mano dell'uomo esiste solo tramite i suoi manufatti, monumentali ma non certo rassicuranti.
Se volete conoscere meglio questo creatore di visioni cupe, vi consiglio di visitare il suo sito internet: www.pedrodekastro.com
martedì 28 febbraio 2012
sabato 25 febbraio 2012
Ossessioni scrittorie
Ebbene sì, mi ricollego anch'io al post virale che ormai ha preso piede nel mondo dei blogger con la passione per la scrittura, e provo anch'io a fornire la mia personale top six degli elementi ricorrenti nelle mie storie.
L'OCCULTO MANOVRATORE
Sarà che sono credente, sarà che non riesco ad accettare completamente il principio di casualità, fatto sta che nei miei racconti c'è spesso un manovratore che tesse la storia. Un'entità che a volte si riesce a identificare, altre volte no.
Quel che accade può nascondere un disegno superiore, o forse è stato organizzato da un invisibile burattinaio...
(vedi: Romanzo sensazionale o L'ultimo libro del maestro oppure Iperbole)
I LABIRINTI DELLA MENTE
C'è sempre una forte componente psicologica. Che la storia sia raccontata in prima persona dal protagonista o in terza persona da un anonimo narratore, la mente umana compie sempre il suo inutile lavoro di cercare risposte che probabilmente non esistono. Forse questo aspetto prevale nei racconti realistici mainstream, ma talvolta anche in quelli di fantasia. I miei personaggi pensano troppo.
(vedi: Forza d'inerzia o Cronaca di natale)
INETTITUDINE
Non mi piacciono i protagonisti invincibili e incrollabili.
I miei sono quasi sempre degli inetti, e se doveste mettere la vostra vita nelle loro mani... poveracci voi!
Però non sono neppure privi di qualità. Hanno numerosi limiti ma anche qualche slancio positivo inatteso. Comunque la fortuna in genere non li aiuta...
(vedi: Aldo Damiani in Cronaca di natale o Dario Tramezza in L'anno prima del bicentenario)
PUNTO DI VISTA MASCHILE
Anch'io, come quasi tutti i blogger che hanno aderito a questo post virale, racconto in genere dal punto di vista maschile. A volte però ho creato figure femminili che non sono semplici comprimari, e più in generale tendo a identificarmi con ogni personaggio.
Ma propendo per il maschilismo narrativo.
(vedi: 3A Investigazioni)
IMPOSSIBILE IDENTIKIT
I miei personaggi non sono mai completamente definiti a livello fisico. Psicologicamente sì, materialmente no. Fornisco qualche elemento, ma mai troppo dettagliato. Preferisco che vengano immaginati piuttosto che visti.
(vedi: praticamente qualunque cosa che ho scritto)
RISATE A DENTI STRETTI
Qualche elemento umoristico è sempre presente.
A seconda del tipo di racconto può essere sottile ironia, sarcasmo pesante, parodia o humor nero, ma in genere trovo sempre un motivo per ridere. Spesso a denti stretti.
(vedi: L'anno prima del bicentenario o 3A Investigazioni )
L'OCCULTO MANOVRATORE
Sarà che sono credente, sarà che non riesco ad accettare completamente il principio di casualità, fatto sta che nei miei racconti c'è spesso un manovratore che tesse la storia. Un'entità che a volte si riesce a identificare, altre volte no.
Quel che accade può nascondere un disegno superiore, o forse è stato organizzato da un invisibile burattinaio...
(vedi: Romanzo sensazionale o L'ultimo libro del maestro oppure Iperbole)
I LABIRINTI DELLA MENTE
C'è sempre una forte componente psicologica. Che la storia sia raccontata in prima persona dal protagonista o in terza persona da un anonimo narratore, la mente umana compie sempre il suo inutile lavoro di cercare risposte che probabilmente non esistono. Forse questo aspetto prevale nei racconti realistici mainstream, ma talvolta anche in quelli di fantasia. I miei personaggi pensano troppo.
(vedi: Forza d'inerzia o Cronaca di natale)
INETTITUDINE
Non mi piacciono i protagonisti invincibili e incrollabili.
I miei sono quasi sempre degli inetti, e se doveste mettere la vostra vita nelle loro mani... poveracci voi!
Però non sono neppure privi di qualità. Hanno numerosi limiti ma anche qualche slancio positivo inatteso. Comunque la fortuna in genere non li aiuta...
(vedi: Aldo Damiani in Cronaca di natale o Dario Tramezza in L'anno prima del bicentenario)
PUNTO DI VISTA MASCHILE
Anch'io, come quasi tutti i blogger che hanno aderito a questo post virale, racconto in genere dal punto di vista maschile. A volte però ho creato figure femminili che non sono semplici comprimari, e più in generale tendo a identificarmi con ogni personaggio.
Ma propendo per il maschilismo narrativo.
(vedi: 3A Investigazioni)
IMPOSSIBILE IDENTIKIT
I miei personaggi non sono mai completamente definiti a livello fisico. Psicologicamente sì, materialmente no. Fornisco qualche elemento, ma mai troppo dettagliato. Preferisco che vengano immaginati piuttosto che visti.
(vedi: praticamente qualunque cosa che ho scritto)
RISATE A DENTI STRETTI
Qualche elemento umoristico è sempre presente.
A seconda del tipo di racconto può essere sottile ironia, sarcasmo pesante, parodia o humor nero, ma in genere trovo sempre un motivo per ridere. Spesso a denti stretti.
(vedi: L'anno prima del bicentenario o 3A Investigazioni )
mercoledì 22 febbraio 2012
Un racconto per Ferruccio
L'amico blogger Ferruccio ha rinnovato il suo concorso per racconti brevissimi (600 caratteri in tutto) dedicati a un autore particolarmente amato da citare nel testo tramite inziali di parola.
Io ho scelto un grande contemporaneo, Milan Kundera. L'attinenza fra il mio racconto e la sua narrativa spero risulti chiara a chi ha letto i romanzi dello scrittore ceco.
Riguardo il talento, beh, posso solo chiedere scusa. Se io valessi un'unghia di Kundera mi riterrei già soddisfatto.
Come da regolamento ho inserito il testo fra i commenti di questo post di Ferru, comunque lo riporto anche qui:
Io ho scelto un grande contemporaneo, Milan Kundera. L'attinenza fra il mio racconto e la sua narrativa spero risulti chiara a chi ha letto i romanzi dello scrittore ceco.
Riguardo il talento, beh, posso solo chiedere scusa. Se io valessi un'unghia di Kundera mi riterrei già soddisfatto.
Come da regolamento ho inserito il testo fra i commenti di questo post di Ferru, comunque lo riporto anche qui:
Klara udiva numerose dicerie sul conto di Emil, ma lo rendevano ancora più amabile.
Perché per lei un seduttore incallito era il prestigiatore capace di incantare, colui che porta magia nella vita di una donna. Ogni giorno sarebbe stata corteggiata. Anche tradita, ovvio, ma se lo avesse voluto tutto per se avrebbe peccato di egoismo.
Fino a quel maledetto martedì.
“Ti sei decisa a lasciarlo” esultava sua madre.
“Colpa sua” spiegò Klara. “Ha detto che per me sarebbe cambiato, sarei stata la sua unica donna. Mi sono vista fra dieci anni: una moglie impolverata accanto a un manichino sulla poltrona”.
lunedì 20 febbraio 2012
venerdì 17 febbraio 2012
Samizdat
Durante gli anni ’50 e ’60, nei paesi dell’est europeo dominati dai regimi totalitari comunisti si sviluppò una particolare forma di aggiramento della censura, il samizdat. Il fatto che sia nato proprio in quel contesto non ha nulla a che fare col colore politico: un fenomeno simile avrebbe potuto prendere vita anche in nazioni vittime di una dittatura di destra o di una teocrazia.
A quei tempi non esistevano internet, i personal computer o qualunque altra forma di digitalizzazione del testo. Tanto meno posta elettronica e fax. C’erano la carta e l’inchiostro e la posta ordinaria. Punto. Ovviamente le tipografie erano strettamente controllate dal regime, e stampare una qualunque cosa avversa al potere politico era pressoché impossibile oltre che rischioso. Inoltre la corrispondenza era controllata, e un pacco con dentro un libro non sarebbe passato inosservato.
E allora chi voleva leggere opere censurate doveva rischiare, facendosi consegnare di persona da un amico il libro in forma di pagine dattiloscritte, e doveva inoltre assumersi l’onere di trascriverle a sua volta. Quando si riceveva la risma di fogli battuti a macchina con romanzi o saggi vietati dalla censura, non veniva chiesto solo di leggerli, ma anche di farli circolare. Quindi si infilavano nella macchina da scrivere due pagine A4 bianche con una carta carbone in mezzo, e si ricopiava il testo ricevuto clandestinamente. In questa maniera si poteva regalarne una o due copie anche ad altri lettori sovversivi, che a loro volta avrebbero poi dovuto improvvisarsi scrivani.
Trascrivere un romanzo di diverse centinaia di pagine è un’operazione che richiede tempo, tempo sottratto alla vita di tutti i giorni. Eppure c’era chi lo faceva per due motivi fondamentali: perché era felice di poter leggere ciò che era vietato, e perché voleva rendere felici altre persone con lo stesso dono. A rischio di finire sotto processo per violazione della legge. Perché leggere, e ancor più copiare e far circolare certi libri, era un reato grave.
Noi per fortuna non abbiamo questi problemi. Possiamo leggere quel che vogliamo e – forse proprio perché la cosa appare scontata – c’è tanta gente che non legge nulla. Chissà se proibire i libri renderebbe la lettura più interessante anche per coloro che normalmente non le danno alcuna importanza… Ovviamente è meglio non saperlo: il giorno in cui accadesse qualcosa del genere significherebbe che la nostra libertà è stata tremendamente limitata, non solo nel campo dei libri.
Comunque lancio un’idea: provate a raccontare cosa è stato il samizdat a qualche vostro conoscente che reputa la lettura una perdita di tempo, e poi proponetegli un libro… proibito. Forse potrebbe essere incuriosito dalle pagine bianche coi caratteri tipografici impressi sopra.
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