Prima di scrivere bisogna aver letto molto? É una questione assai dibattuta. Nelle ultime settimane ho trovato post sull'argomento sui blog di Alex e Paolo. Non credo di poter dire nulla di più di quanto è stato già detto in materia, però mi hanno fatto tornare in mente un aneddoto raccontato una volta in tv da Roberto Benigni, relativo al poeta arabo Abu Nuwas.
Sul web ho trovato la citazione dell'aneddoto così come viene riportato dallo storico Ibn Manzur. É attinente alla questione, e a mio modesto avviso molto significativo:
Abu Nuwas, avendo pregato il suo maestro Khalaf al Ahmar di autorizzarlo a comporre dei versi, così si sentì rispondere: “Te lo permetterò soltanto quando avrai imparato a memoria mille poemi antichi”. Abu Nuwas s’eclissò per qualche tempo, poi ritornò ad annunciare al suo maestro che aveva imparato il numero desiderato di poemi. E glieli recitò, in effetti, impiegando parecchi giorni. Dopo di che, reiterò al maestro la sua prima domanda. Khalaf fece allora comprendere al suo allievo che non l’avrebbe autorizzato a scrivere versi finché non avesse dimenticato completamente i poemi che aveva appena imparato.“É molto difficile, disse Abu Nuwas: ho fatto tanta fatica ad impararli”. Ma il maestro restò della sua opinione. Abu Nuwas si vide allora costretto a ritirarsi per un certo tempo in un convento dove si occupò di tutto tranne che di poesia. Quando ebbe dimenticato i poemi venne a informarne il maestro, che infine l’autorizzò a cominciare la sua carriera di poeta.
sabato 30 giugno 2012
mercoledì 27 giugno 2012
Invocasi feedback (o forse è meglio di no?)
Pochi giorni fa i “Racconti sensazionali” di Hiroshi Miura hanno superato le cento copie vendute su amazon.
Però ho notato che sinora hanno ricevuto solo due feedback, molto positivi peraltro, ma – appunto – appena due. Proporzione facilissima: il 2% del totale.
Non so come interpretare questa mancanza di feedback. Peraltro parliamo di ebook a pagamento, non semplici downloads, quindi mi è difficile pensare che vengano comprati (sia pure al prezzo di un caffè) e poi accantonati sul kindle o altra device senza neppure dargli un’occhiata.
Volevo quasi dedicare un post a quei lettori dei “Racconti sensazionali” che non hanno rilasciato alcun feedback, incoraggiandoli a farsi vivi.
Però mi è sorto un dubbio.
Vedete, pochi giorni fa ho notato un ebook in vendita su amazon che ha tantissimi commenti, almeno una ventina. Ma sono quasi tutti negativi.
Così mi è sorto il sospetto che invocando dei feedback rischio un effetto del genere. Può darsi che il 98% degli acquirenti non abbiano rilasciato opinioni per pietà. Non volevano infierire…
Che poi, a pensarci bene, è un meccanismo che paradossalmente può innescare maggiori vendite. Colpisce anche alcuni programmi televisivi di successo o certi best-sellers… Se uno ascolta in giro, tutti sembrano disprezzarli:
“Che schifo quel programma!” (però ha sempre il miglior share);
“Un romanzo penoso! Un ragazzino di cinque anni lo avrebbe scritto meglio! (stabilmente tra i dieci libri più venduti).
Insomma, talvolta ho come l’impressione che la gente guardi appositamente un certo programma o compri un tale libro solo per criticarlo. Per urlare al mondo che è patetico. E per rivedere la puntata successiva e acquistare il prossimo romanzo dello stesso autore, così potrà verificare a quali livelli di bassezza siano arrivati e criticarli nuovamente.
La conclusione è: sarebbe meglio ricevere centinaia di feedback negativi e aver venduto migliaia di copie? E aver suscitato una tale indignazione nel lettore da spingerlo a comprare il prossimo ebook solo per il gusto di stroncarlo, vendendo altre migliaia di copie?
O forse no?
domenica 24 giugno 2012
giovedì 21 giugno 2012
Chissà perché l'inferno ispira di più...
Ringraziando il canale Rai Scuola (meno male che la Rai non è solo quella delle tre reti ufficiali ;-) ho scoperto un artista moderno che ha creato le illustrazioni per una raffinata edizione della Divina Commedia pubblicata nei primi decenni del XX secolo.
Amos Nattini (1892-1985) utilizzando uno stile classico ma non banale ha dato vita alle immagini evocate nei canti del poema dantesco con tavole a colori di grande impatto, soprattutto per i gironi infernali.
Quando si passa al Purgatorio e al Paradiso, sebbene ugualmente rappresentati con grande maestria, l'effetto visivo è minore (potete fare un raffronto tra le due immagini "infernali" rispetto a quella in basso appartenente al Purgatorio. Ma le tavole ovviamente sono molte più di quelle che posso postare io).
Certo, la serena calma del Cielo non può essere rappresentata con immagini violentemente emotive, tuttavia ho notato che i quadri demoniaci spesso suscitano maggiore interesse di quelli celestiali.
A volte ho persino l'impressione che stimolano maggiormente la creatività dell'artista.
Sarà davvero così o è solo una mia impressione?
Comunque, lasciando da parte le elevazioni dell'animo e ritornando alla mia piccola meschinità quotidiana, colgo l'occasione per invidiare acidamente i fortunati mortali che possono permettersi l'acquisto di tale piccolo capolavoro dell'arte libraria (il prezzo di vendita su abebooks è di 1.500,00 €... Li vale sicuramente, ma temo di non potermi permettere un capriccio del genere...)
Amos Nattini (1892-1985) utilizzando uno stile classico ma non banale ha dato vita alle immagini evocate nei canti del poema dantesco con tavole a colori di grande impatto, soprattutto per i gironi infernali.
Quando si passa al Purgatorio e al Paradiso, sebbene ugualmente rappresentati con grande maestria, l'effetto visivo è minore (potete fare un raffronto tra le due immagini "infernali" rispetto a quella in basso appartenente al Purgatorio. Ma le tavole ovviamente sono molte più di quelle che posso postare io).
Certo, la serena calma del Cielo non può essere rappresentata con immagini violentemente emotive, tuttavia ho notato che i quadri demoniaci spesso suscitano maggiore interesse di quelli celestiali.
A volte ho persino l'impressione che stimolano maggiormente la creatività dell'artista.
Sarà davvero così o è solo una mia impressione?Comunque, lasciando da parte le elevazioni dell'animo e ritornando alla mia piccola meschinità quotidiana, colgo l'occasione per invidiare acidamente i fortunati mortali che possono permettersi l'acquisto di tale piccolo capolavoro dell'arte libraria (il prezzo di vendita su abebooks è di 1.500,00 €... Li vale sicuramente, ma temo di non potermi permettere un capriccio del genere...)
lunedì 18 giugno 2012
Regole senza eco...
Su internet girano parecchi consigli per scrittori, incluse 36 regole attribuite a Umberto Eco. Presumo siano davvero sue, anche se le citazioni presenti nel web non sono mai completamente attendibili.
Se sono davvero di Eco hanno qualcosa di strano.
La numero 11 ad esempio:
Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.
Questa regola è abbastanza curiosa se si considera che ne “Il nome della rosa” abbondano passaggi tipo:
“[…] Sinesio di Cirene dice che la divinità ha saputo combinare armoniosamente comico e tragico, ed Elio Spaziano dice dell'imperatore Adriano, uomo di elevati costumi e di animo naturaliter cristiano, che seppe mescolare momenti di gaiezza a momenti di gravità. E infine Ausonio raccomanda di dosare con moderazione il serio e il giocoso.”
“Ma Paolino da Nola e Clemente di Alessandria ci misero in guardia contro queste stoltezze, e Sulpicio Severo dice che san Martino non fu mai visto da alcuno né in preda all'ira né in preda all'ilarità.”
“Però ricorda del santo alcune risposte spiritualiter salsa,” disse Guglielmo.
“Erano pronte e sapienti, non ridicole. San Ephraim ha scritto una parenesi contro il riso dei monaci, e nel De habitu et conversatione monachorum si raccomanda di evitare oscenità e lepidezze come fossero il veleno degli aspidi!”
“Ma Ildeberto disse: «admittendo tibi joca sunt post seria quaedam, sed tamen et dignis et ipsa gerenda modis.» E Giovanni di Salisbury ha autorizzato una modesta ilarità. E infine l'Ecclesiaste, di cui avete citato il passo a cui si riferisce la vostra Regola, dove si dice che il riso è proprio dello stolto, ammette almeno un riso silenzioso, dell'animo sereno.”
Forse il professore intende dire: tu, comune ignorantone, evita le citazioni; io posso permettermele.
Anche la regola 10 mi lascia perplesso:
Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
Ok, evitiamo le parole straniere (ironia voluta). Giusto. In fondo non tutti le comprendono, e un uso eccessivo trasmette l’impressione che lo scrittore voglia solo fare il fighetto.
Però, sempre nel celebre romanzo del prof, leggo paragrafi del genere:
Però, sempre nel celebre romanzo del prof, leggo paragrafi del genere:
«Costat nobis etiam ex predictis et ex dicta sententia lata per dictum dominum episcopum florentinum, dictum Johannem fore hereticum, nolle se tantis herroribus et heresi corrigere et emendare, et se ad rectam viam fidei dirigere, habentes dictum Johannem pro irreducibili, pertinace et hostinato in dictis suis perversis herroribus, ne ipse Johannes de dictis suis sceleribus et herroribus perversis valeat gloriari, et ut eius pena aliis transeat in exemplum; idcirco, dictum Johannem vocatum fratrem Micchaelem hereticum et scismaticum quod ducatur ad locum iustitie consuetum, et ibidem igne et flammis igneis accensis concremetur et comburatur, ita quod penitus moriatur et anima a corpore separetur.»
Il mio è un giudizio di parte perché sono un ex studente di Lingue e Letterature Straniere, ma francamente non capisco la differenza fra l’uso (o abuso) di lingue morte anziché straniere. Non sono ugualmente incomprensibili per la maggior parte dei lettori? Non fanno ugualmente figo?
É possibile che, come spesso accade, le regole valgano solo per gli altri ma non per chi le ha enunciate?
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