Nel corso degli anni mi sono convinto che una narrazione
letteraria non è
verosimile solo
perché è realistica, ma piuttosto perché l’autore riesce a renderla convincente
(non necessariamente realistica).
Faccio un esempio pratico con un romanzo che non è né
fantasy né surreale, ovvero “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello. Riassumo
rapidamente la trama:
Mattia Pascal, infelice per la sua vita, tenta il suicidio
ma viene fermato all’ultimo secondo da un suo conoscente. Si assenta – casualmente
– per alcuni giorni, e tornando al suo paese legge sui giornali che Mattia
Pascal si è tolto la vita. Qualcuno che – casualmente – gli assomigliava si è
gettato nello stesso fosso in cui si stava gettando lui, e la persona che lo
aveva fermato in precedenza ha supposto che ci avesse riprovato, stavolta con
successo. Essendo ufficialmente morto, Mattia Pascal rimonta in treno e va
verso il nord, fino a una nota località balneare con un celebre casinò.
Casualmente decide di entrare e, sempre casualmente, vince un sacco di soldi (e
pensare che non aveva mai giocato in vita sua). A quel punto si reca a Roma e…
Vabbé, inutile che lo spoilero completamente (magari
qualcuno si è incuriosito e ora vuole leggerlo senza però sapere cosa succederà
dopo ;-) ma già da questa premessa posso chiedere legittimamente: quanto vi
sembra credibile?
La risposta è: da uno a dieci, zero. In effetti è
assolutamente inverosimile. Eppure Pirandello riesce a raccontarla in modo
convincente. É come se lui prevedesse in anticipo le obiezioni del lettore e
gli fornisse, a ogni pagina, delle spiegazioni per l’apparente impossibilità nella
concatenazione degli eventi. Le espone con cotanta dettagliata logica e
psicologia che si finisce con l’accettarle o quanto meno col diventare possibilisti.
Per contro, una narrazione dove i fatti sono realistici ma
troppo automatici, privi di premesse e motivazioni quanto meno accennate,
rischia di lasciare perplesso il lettore. Un romanzo in cui tutto accade senza
una struttura che sorregga gli eventi e dia un senso alle scelte dei personaggi,
beh, quello sì che sembra strano… “Perché Tizio ha lasciato Caia?” (non c’è
niente di anomalo in una rottura sentimentale, ma se accade senza che si
percepisca una motivazione, allora la storia diventa zoppa e non credibile).
Ovviamente la credibilità di un romanzo è strettamente
correlata al livello di credulità che il lettore assume. Se al lettore sta bene
immaginare che una ragazza vergine, terrorizzata dal sesso e piuttosto scialba
venga prescelta da un miliardario per diventare la sua nuova amante
trasformandosi in poco tempo in una ninfomane pervertita (ogni riferimento a un
best seller di queste ultime settimane è puramente casuale) beh, evidentemente
il lettore trova la cosa convincente. E in fondo ne ha il diritto.