mercoledì 30 gennaio 2013
lunedì 28 gennaio 2013
Weekly blog
In attesa di tempi più propizi, per il momento il blog verrà
aggiornato alla media di un post a settimana, ogni mercoledì.
Negli altri giorni potranno comparire messaggi di servizio
(tipo questo) o partecipazioni a me.me. e altre iniziative comuni.
Per la settimana corrente però dovrete accontentarvi di una
tavola estemporanea del supereroe di noi scribacchini, il grande Writerman.
Appuntamento fissato per il 30 gennaio ;-)
mercoledì 23 gennaio 2013
Strane critiche
All’epoca degli studi universitari ho avuto la possibilità
di crearmi una vasta cultura sulla critica letteraria.
Ammetto che non ero un grande appassionato di questo
argomento, perciò eviterò di esprimere opinioni serie e mi limiterò a
scherzarci sopra, con tante umili scuse a Lukàcs, De Sanctis e tutti gli altri
guru di questo particolare settore.
Quello che più mi ha colpito della critica letteraria è
stato il tentativo, soprattutto nel XX secolo, di creare un metodo analitico
universale, cosa in se stessa condivisibile ma che purtroppo non può
prescindere da un aspetto fondamentale della scrittura, ovvero: non è
matematica.
Due più due fa quattro, ma due forme retoriche più due rime
baciate non necessariamente fanno un capolavoro.
Il critico letterario medio in genere è una persona con un
livello culturale estremamente elevato, e forse questo toglie naturalezza al
suo approccio con la lettura. Una frase non è più una frase ma un costrutto
verbale da smembrare al microscopio, e il critico spesso scorge (o vuole ad
ogni costo scorgere) significati nascosti che probabilmente neppure l’autore
stesso aveva mai preso in considerazione. Il risultato è che certi saggi
critici assomigliano agli studi esegetici sulle profezie di Nostradamus e sono meno
appassionanti di un trattato di botanica.
Inoltre la critica non è esente da critiche (scusate, non ho
resistito alla tentazione), e talvolta sorgono dispute su un certo autore o una
certa opera. La mia tesi di laurea era incentrata sulla raccolta poetica
“Astrophel and Stella” del poeta elisabettiano Philip Sidney, e ho dovuto
documentarmi. Per il critico Lever, l’io narrativo della raccolta in questione
esprime il punto di vista di un “ego moderno” con una sensibilità paragonabile
a quella presente nei “Sonetti” di Shakespeare; secondo il critico Lanham
invece siamo di fronte a un io narrante assai limitato, con connotati
adolescenziali, in nessun modo paragonabile all’io narrante shakespeariano…
Infine, la critica letteraria – al pari della letteratura
stessa – è influenzata dal contesto sociale e storico, e il risultato è stato
la nascita di certe scuole di pensiero sin troppo vincolate alla loro epoca.
Sapevate, ad esempio, che è esistita una critica
marxista, che analizzava le opere letterarie basandosi sul presupposto
dell’imminente rivoluzione socialista mondiale e considerava gli autori come
persone particolarmente sensibili in grado di scorgere i segnali di tale
ineluttabile evento? (prescindendo da tale scuola, sappiate che c’è stato chi
ha asserito che il romanzo “Controcorrente” di Joris-Karl Huysmans, pietra
miliare del decadentismo, in realtà esprima la vergogna di essere borghese e
l’auspicio dell’avvento del proletariato… Il fatto che Huysmans abbia poi
trovato risposte ai suoi dubbi esistenziali nella fede cattolica è stato stranamente omesso...)
Conclusione di questo post sconclusionato: non criticate i
critici e rispettate il loro lavoro. Ma sentitevi liberi di leggere quel che
volete leggere e di percepirvi ciò che voi percepite, anche se è limitativo. Se
poi volete ampliare le vedute, i saggi di De Sanctis, Lukàcs etc. sono
sicuramente disponibili in molte biblioteche.
mercoledì 16 gennaio 2013
Un vecchio lavoretto on line
Quando ancora ero un principiante su internet ho realizzato varie cose per impratichirmi.
Sono pagine web piuttosto scadenti, però ci sono rimasto affezionato e ho rimosso solo quelle improponibili.
Una di quelle che ho mantenuto on line è una sorta di comparazione tra lo stile dei manga e quello delle ukyio-e, le stampe tradizionali giapponesi nate nell'era Tokugawa.
Se qualcuno volesse darci un'occhiata può cliccare QUI.
Sono pagine web piuttosto scadenti, però ci sono rimasto affezionato e ho rimosso solo quelle improponibili.
Una di quelle che ho mantenuto on line è una sorta di comparazione tra lo stile dei manga e quello delle ukyio-e, le stampe tradizionali giapponesi nate nell'era Tokugawa.
Se qualcuno volesse darci un'occhiata può cliccare QUI.
sabato 12 gennaio 2013
In fondo era questo lo scopo, no?
Come prima cosa voglio ringraziare tutti coloro che si sono
interessati ai miei problemi offline. Il loro sostegno mi ha trasmesso un po’
di positività.
Le questioni che mi hanno turbato nei giorni scorsi
appartengono, purtroppo, al normale fluire della vita. In genere quando sorge
qualche problema nell’ambito famigliare il lavoro diventa una valvola di sfogo,
e viceversa. Trovandomi con entrambe le valvole di sfogo intasate, mi sono
sentito demoralizzato.
Ho commesso degli errori nella vita, le conseguenze si
pagano.
Ma non voglio scrivere un post troppo autoreferenziale,
voglio solo dire che in qualche modo continuerò ad aggiornare questo blog come
ho sempre fatto: evitando il più possibile riferimenti alla mia vita offline e
concentrandomi solo sulle mie attività di scribacchino, di pseudo-traduttore e
di erudito dilettante, come se questo blog fosse davvero staccato da tutto il
resto.
Lo avevo anche detto in un vecchio post: io in realtà vivo
nel 1908 in una torre d’avorio in stile liberty. Questo blog ne è il simbolo.
In fondo era questo lo scopo, no? Avere un angolo virtuale
in cui tutto il resto rimane fuori (si fa per dire, perché la vita non è divisa
in compartimenti stagni, e se qualcosa mi preoccupa a casa e in ufficio le
conseguenze le subisco anche quando mi viene voglia di leggere e scrivere…
Letture e scritture annaspano in mezzo ai pensieri, quegli stessi pensieri che
la lettura e la scrittura dovrebbero aiutarmi ad accantonare, almeno
temporaneamente).
Insomma, fra poco si riprende. Devo solo ritrovare la sensazione, almeno per mezz'ora al giorno, di essere davvero chiuso in una torre dove niente di quel che accade fuori può sfiorarmi. Solo mezz'ora, non di più. Il resto della giornata continuerò a trascorrerlo immerso nelle vicende quotidiane, non fuggirò via, non mi sottrarrò. Il refrain della mia canzone preferita recita I don't want to come back down from this cloud, e non è assolutamente casuale, ma io mi tratterrò sulla nuvola solo il minimo indispensabile, solo per quella benedetta mezz'ora in cui tutto il resto svanisce, restiamo solo io e la mia immaginazione o quella altrui.
Scusate lo sfogo.
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