Me ne sono reso conto nel contesto più improbabile.
Centro commerciale con musica, luci e la solita atmosfera spensierata da week end. Come se non bastasse sembrava la giornata internazionale delle cosce chilometriche. Decine di ragazze sui 16-17 anni giravano a gruppetti con la stessa tipologia di abbigliamento: t-shirt o camicia a maniche corte, microgonna o shorts, e gambe lunghissime.
Tolto il fatto che avrei potuto essere il padre, era piacevole osservare queste nordiche (una scolaresca in gita a Roma presumo) che con il classico entusiasmo dell'adolescenza si incantavano di fronte a una vetrina; oppure si provavano trenta cappelli in pochi secondi atteggiandosi da vamp, per poi ridere come bambine di fronte alle amiche che le prendevano in giro.
Dopo un po' ho visto anche le loro controparti maschili. Un po' più rumorosi, e ugualmente carichi di entusiasmo. Alcuni si erano accomodati sulla panchina di fronte alla mia. Erano seduti dappertutto: sul poggiaschiena, o per terra appoggiati sulle ginocchia di altri ragazzi, e pressandosi come in una mischia da rugby riuscivano a starci in dodici.
Li osservavo e provavo ad ascoltarli per capire la provenienza. Forse tedeschi, comunque sicuramente una lingua che io non capivo. Vedendoli così compatti, anche dal punto di vista materiale, credevo fossero tutti assieme. Finchè non ho notato il ragazzo sull'estrema destra, che era seduto sull'ultimo pezzetto di panchina e fisicamente toccava i due dirimpettai, ma dava le spalle a tutti. Schiena piegata in avanti, sguardo sul pavimento marmoreo, braccia che ciondolavano verso il basso reggendo una bottiglia di tè.
In un attimo sono scomparse le adolescenti allegre con le gambe perfette e i maschietti chiassosi dalla vitalità straripante.
Tutta la mia attenzione si è concentrata su quel ragazzo estraniato.
Volevo capire se era solo una fase momentanea di silenzio, o se davvero era in qualche modo separato dal gruppo. La risposta è arrivata subito, quando in undici hanno sgomberato la panchina lasciandolo al suo angolo, stesso sguardo perso sul pavimento e schiena in avanti, come se non si fosse neppure accorto della fuga di massa dei compagni di scuola.
Mi è venuto il desiderio di provare a parlarci. Ma in che lingua? Forse in inglese, un diciassettenne scandinavo-germanico dovrebbe parlarlo bene, però... però che effetto gli farebbe vedere un adulto italiano (quindi mafioso e ladro...) che prova ad attaccare bottone con lui? E cosa penserebbe sentendosi chiedere se "va tutto bene", se per caso "ci sono problemi"...? Potrebbe benissimo pensare che si trova di fronte a un adescatore, o magari a un truffatore che cerca di confonderlo...
Ok, lasciamo stare. Resto seduto e cerco di capire senza provare a stabilire nessun contatto.
Perchè quella bottiglia di tè?
Penso di sapere la risposta: per restare sveglio durante la notte. Per guardarsi alle spalle, per paura dei propri compagni, per avere i riflessi pronti di fronte ai pericoli, veri o immaginari.
Alla fine il ragazzo straniero si alza e si allontana, come un corpo estraneo nel mare di entusiasmo di un centro commerciale romano in cui regna ancora l'atmosfera estiva di fine agosto.
Alle sue spalle, seduto, un quarantenne italiano si rende conto ancora una volta di come non sia possibile fuggire da se stessi.
lunedì 30 agosto 2010
venerdì 27 agosto 2010
Citazione di Charles Baudelaire
Esistono dei genitori che considerano i giocattoli come oggetti da adorare in silenzio; certi abiti si possono indossare almeno di domenica, ma i giocattoli vanno gestiti in maniera ben diversa! Così, non appena l’ospite ha consegnato il suo regalo al bambino di casa, subito la madre severa e calcolatrice lo porta al piano di sopra, lo chiude dentro un armadio, e gli dice: ‘E’ troppo bello per la tua età, ci giocherai quando sarai più grande!’ […] Del resto, esistono dei bambini che fanno da soli la stessa cosa: non usano i loro giocattoli, li mettono da parte, li sistemano con ordine e ne fanno delle biblioteche o dei musei da mostrare ai loro amici, facendogli presente che non si possono toccare. Io nutro una certa diffidenza verso questi bambini-uomini.
(Morale del giocattolo, Charles Baudelaire)
(Morale del giocattolo, Charles Baudelaire)
mercoledì 25 agosto 2010
... (la mia mente a volte lavora a sproposito)...
Mi sono sempre chiesto come potrebbe essere il paradiso (ammesso che esista davvero).
Credo che cercare di capire troppo a fondo ciò che viene dopo la morte sia una cosa da evitare, perciò ho provato a elaborare una mia ipotesi di aldilà totalmente priva di connotazioni teologiche e filosofiche, e basata esclusivamente sull’immaginazione.
Ebbene, il mio paradiso è una giornata di cui posso scrivere la trama la sera precedente, qualche ora prima di addormentarmi. Devo solo decidere chi voglio essere, cosa, dove e quando. In un’altra epoca, in un altro mondo, in un contesto fantastico... Io creo, e il giorno dopo vivo quel che ho scritto.
Un purista del ragionamento potrebbe facilmente obiettare che, ipotizzando la vita dopo la morte come un tempo infinito, sarebbe impossibile creare ogni volta nuove esperienze e si finirebbe col ripetersi. Dato un tempo infinito e seguendo la logica del calcolo percentuale, è automatico che un evento si ripeta almeno una volta, o anche di più. L’obiezione più ovvia che mi viene in mente è: a volte capita di rileggere lo stesso libro o rivedere lo stesso film, e magari piace lo stesso…
… ma mi sto allargando troppo, già mi gira la testa. Fine della divagazione.
Credo che cercare di capire troppo a fondo ciò che viene dopo la morte sia una cosa da evitare, perciò ho provato a elaborare una mia ipotesi di aldilà totalmente priva di connotazioni teologiche e filosofiche, e basata esclusivamente sull’immaginazione.
Ebbene, il mio paradiso è una giornata di cui posso scrivere la trama la sera precedente, qualche ora prima di addormentarmi. Devo solo decidere chi voglio essere, cosa, dove e quando. In un’altra epoca, in un altro mondo, in un contesto fantastico... Io creo, e il giorno dopo vivo quel che ho scritto.
Un purista del ragionamento potrebbe facilmente obiettare che, ipotizzando la vita dopo la morte come un tempo infinito, sarebbe impossibile creare ogni volta nuove esperienze e si finirebbe col ripetersi. Dato un tempo infinito e seguendo la logica del calcolo percentuale, è automatico che un evento si ripeta almeno una volta, o anche di più. L’obiezione più ovvia che mi viene in mente è: a volte capita di rileggere lo stesso libro o rivedere lo stesso film, e magari piace lo stesso…
… ma mi sto allargando troppo, già mi gira la testa. Fine della divagazione.
lunedì 23 agosto 2010
Anwen Keeling
Sono tornato, ma sulle mie ferie ho poco da dire. Preferisco dare spazio all'arte.
Anwen Keeling è una pittrice australiana contemporanea, nata a Sidney nel 1976.
Trovo che i suoi quadri siano straordinariamente evocativi e carichi di mistero. La sua tecnica pittorica si basa su un sapiente contrasto fra luce e ombra e sull’uso di colori violenti, contrapposti alla staticità delle sue figure femminili che hanno l’aria di attendere o cercare qualcosa.
In “The Quarry” (qui accanto) la donna sembra volersi appartare con l’uomo alle sue spalle, ma il suo sguardo è inquieto.
La stessa atmosfera da thriller si trova in “If love was a red dress” (in basso a sinistra), dove la protagonista pare cercare qualcosa con un certo timore, o quanto meno con incertezza.
In “Languor” (a destra) tre amiche condividono un’intimità ambigua, marcata dall’oscurità e dal silenzio. C’è enigmaticità persino in un contesto che dovrebbe esserne privo.
Tecnica notevole e intuizioni che creano il giusto impatto visivo. Un’artista che denota grande talento.
Anwen Keeling è una pittrice australiana contemporanea, nata a Sidney nel 1976.
Trovo che i suoi quadri siano straordinariamente evocativi e carichi di mistero. La sua tecnica pittorica si basa su un sapiente contrasto fra luce e ombra e sull’uso di colori violenti, contrapposti alla staticità delle sue figure femminili che hanno l’aria di attendere o cercare qualcosa.
In “The Quarry” (qui accanto) la donna sembra volersi appartare con l’uomo alle sue spalle, ma il suo sguardo è inquieto.
La stessa atmosfera da thriller si trova in “If love was a red dress” (in basso a sinistra), dove la protagonista pare cercare qualcosa con un certo timore, o quanto meno con incertezza.
In “Languor” (a destra) tre amiche condividono un’intimità ambigua, marcata dall’oscurità e dal silenzio. C’è enigmaticità persino in un contesto che dovrebbe esserne privo.
Tecnica notevole e intuizioni che creano il giusto impatto visivo. Un’artista che denota grande talento.
mercoledì 11 agosto 2010
Qualcosa da leggere durante la pausa
Fra pochi giorni parto per le ferie, pertanto il mio blog resterà inattivo per una dozzina di giorni.
Ma volevo comunque lasciare qualcosa da leggere ai pochi, graditissimi internauti che ogni tanto mi omaggiano con le loro visite.
Avevo preannunciato che stavo lavorando ad una rielaborazione dell'Amleto. Bene, il racconto è finito. Ho liberamente adattato (con qualche licenza di troppo) la trama della tragedia shakesperiana ad una storia noir ambientata nel mondo della mafia italo-americana...
Se qualcuno volesse leggerla per darmi una sua opinione, gliene sarò ovviamente grato.
Potete scaricarla tramite il buon vecchio lulu.com a questo link.
Inoltre vi rammento sempre la pagina con tutti i miei scritti disponibili.
Per concludere, buone vacanze e... pessime letture a tutti voi ;-)
Ma volevo comunque lasciare qualcosa da leggere ai pochi, graditissimi internauti che ogni tanto mi omaggiano con le loro visite.
Avevo preannunciato che stavo lavorando ad una rielaborazione dell'Amleto. Bene, il racconto è finito. Ho liberamente adattato (con qualche licenza di troppo) la trama della tragedia shakesperiana ad una storia noir ambientata nel mondo della mafia italo-americana...
Se qualcuno volesse leggerla per darmi una sua opinione, gliene sarò ovviamente grato.
Potete scaricarla tramite il buon vecchio lulu.com a questo link.
Inoltre vi rammento sempre la pagina con tutti i miei scritti disponibili.
Per concludere, buone vacanze e... pessime letture a tutti voi ;-)
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