lunedì 25 ottobre 2010

Maschile e femminile

Sono sempre stato dell’idea che la differenza tra uomo e donna sia fisiologica, ma non psicologica. Per capirci, carattere e personalità non sarebbero legati al sesso, tanto meno la scrittura.
Eppure, quando leggo opere letterarie al femminile le trovo talvolta molto più attente a certi dettagli relativi al gusto, alla percezione, alle sfaccettature dei sentimenti e degli stati d’animo… Mi sembrano anche caratterizzate da una maggiore lentezza narrativa, dall’indugiare sui particolari piuttosto che sul meccanismo complessivo della trama. Vedo meno nettezza, maggiore sfumatura. E la adoro. La prosa di Virginia Woof, di Edith Wharton, di Jane Austen hanno uno stile che apprezzo tantissimo.
Probabilmente è solo una mia impressione, però. Mi basta leggere qualcosa di Pessoa per trovare qualcosa di “femminile” anche nella sua maschilissima scrittura.
Voi che ne dite? Esiste davvero una differenza (sia pure impercettibile) fra maschile e femminile in letteratura?

sabato 23 ottobre 2010

Aggiornamento

Come diceva Fra in un suo post, è meglio non finirci mai.
Io al momento me la sono cavata benino, nel senso che dopo una visita specialistica e una medicazione in ambulatorio abbastanza dolorosa, sono stato rimandato a casa senza essere ricoverato, anche se l’ipotesi purtroppo non è ancora esclusa del tutto...
Nel frattempo sto scontando una sorta di convalescenza a casa. Non posso mangiare molto, non posso fare sforzi, devo riposare il più possibile, e riesco a sentirmi comodo solo stando sdraiato. Non è il massimo della vita, ecco. E’ proprio vero che la salute è la cosa più importante, più ancora della letteratura ;-)
Comunque mi sono stufato di essere un pupazzo di pelouche sopra il letto, mi devo organizzare per fare qualcosa di utile e anche per tornare al lavoro. Credo che sia l’occasione buona per comprarsi un pc portatile e una chiavetta internet, così posso svolgere le mie mansioni anche a domicilio, in attesa di recupero completo.
Nel frattempo cercherò anche di riprendere possesso del blog e dei contatti con gli amici.
E soprattutto, voglio tornare a parlare dei miei argomenti preferiti. Per il momento, salvo novità particolari, non intendo parlare ancora della mia condizione fisica. Ho già programmato un paio di post attinenti alla natura di questo blog.

martedì 19 ottobre 2010

Stop imprevisto

Causa un improvviso problema di salute di cui avrei volentieri fatto a meno, nei prossimi giorni mi dovrò ricoverare in ospedale. L'attività del blog rimarrà ferma, e spero di poterla riprendere il più presto possibile.
Nel frattempo mando un saluto a tutti.

lunedì 18 ottobre 2010

Hundertwasser

Anche l’architettura ogni tanto trova spazio su questo blog, e nel post di oggi voglio esprimere la mia ammirazione (come al solito da fruitore e non da addetto ai lavori) per l’austriaco Friedrich Stowasser (1928-2000) meglio noto come Hundertwasser.
Artista del tutto anticonvenzionale, è stato principalmente un pittore, ma è comunque difficile inquadrarlo in modo preciso. Paradossalmente le sue opere figurative non mi attirano granché in quanto tendono all’espressionismo e all’astrattismo, generi che non amo molto. Trovo però interessanti certe sue proposte architettoniche, anche e soprattutto dal punto di vista concettuale.
Egli provava una profonda repulsione per la serialità, per gli edifici monotoni e “tutti uguali”. Il comune di Vienna gli diede la possibilità di applicare i suoi principii, e lui riuscì a realizzare qualcosa di apparentemente impossibile: una casa popolare dove tutti gli appartamenti sono diversi tra loro, dalle finestre al colore delle stuccature. La Hundertwasserhaus (vedi foto in alto), è un’autentica sfida alle grigie palazzine a schiera che spesso rattristano le periferie.
D’altro canto, progetti di questo tipo sono obiettivamente difficili da attuare, e proporli su larga scala resta un’utopia. Ma Hundertwasser, da bravo artista, cercava proprio le utopie. Così, tra i suoi progetti ancora incompiuti figurano anche case e autostrade parzialmente interrate nel sottosuolo e circondate da alberi e piante, in modo da creare un’interazione (e soprattutto una compatibilità profonda) tra sviluppo ed ecologia. Difficile dire se un giorno sarà davvero possibile realizzarli, ma su piccola scala sono sicuramente verosimili. Il comune di Jonkoping, in Svezia, vorrebbe ridisegnare i propri spazi urbani in modo da diventare una città completamente ciclabile e senza bisogno di autovetture entro il 2050. Se Hundertwasser fosse ancora vivo sicuramente starebbe già lì, a progettare il possibile scenario eco-sostenibile inseguito da questa piccola comunità nordica. Egli credeva così profondamente alla possibilità di coniugare progresso, ecologia e arte al punto di creare un design esteticamente piacevole persino per gli stabilimenti industriali (vedere per credere l'inceneritore di Spittelau, opera sua).
Ma l’artista austriaco immaginava anche un coinvolgimento delle persone comuni in questa ridefinizione dell’edilizia abitativa. Una sua particolare teoria era “il diritto alla finestra”, un principio in base al quale chiunque doveva essere libero di decorare e dipingere le finestre di casa propria (includendo nel discorso gli appartamenti dei condomini). Egli diede l’esempio, personalizzando alcune case private con disegni fantasiosi, ma anche in questo caso resta purtroppo valida l’obiezione mossagli da uno dei beneficiari del suo lavoro: lei è un artista e può permettersi di aggiungere liberamente colori attorno ai telai delle finestre, ma se ci provassi io, cittadino qualsiasi, ci sarebbero problemi a non finire.
Ecco, forse rimane questo il limite più grande ai sogni di Hundertwasser, ovvero: non tutti sono Hundertwasser, e c’è anche chi preferisce le monotone case a schiera squadrate e identiche l’una all’altra. E ciò, in fin dei conti, rappresenta pur sempre un sacrosanto diritto assolutamente incontestabile. Resta comunque doveroso, almeno da parte mia, dire grazie a questo artista austriaco che ha cercato di mettere un po’ di fantasia nelle città moderne.

sabato 16 ottobre 2010

Quando non si ha niente di meglio da fare...

Può capitare una mattinata con tutta la famiglia in giro e la casa a disposizione. Può capitare pure che rimettendo in ordine il caos sotto la scrivania salti fuori il dischetto preistorico di Photoplus, che credevo perduto chissà dove. E magari, viene voglia di installarlo subito sul pc per rammentare le sue funzionalità, scoprendo di padroneggiarlo ancora come dieci anni fa (anche perché nel frattempo non ho fatto nulla per aggiornarmi, la mia esperienza di fotoritocco è ancora ferma al 2000). E poiché il giorno prima stavo navigando su internet alla ricerca di stampe popolari ormai tipiche nel loro contesto (dalle ukiyo-e ai manifesti propagandistici), mi è venuta la scintilla dell’artificio…
Ho già detto che adoro gli artifici letterari: i personaggi che diventano reali, la realtà che si confonde con la finzione, i paradossi narrativi, le invenzioni…
Così ho fatto una specie di esperimento grafico, con lo scopo primario di verificare quanto ancora me la cavassi come ritoccatore di foto (bugia: lo scopo primario era cazzeggiare). Risultato: sono venuti fuori… vabbé, io li propongo con tanto di commento esplicativo. So già che ci rimetterò gran parte della mia credibilità.

Immagine 1: un manga giapponese si è subdolamente introdotto nel manifesto propagandistico cinese di una scuola d’arte popolare socialista, ed è riuscito a corrompere la mente dei giovani proletari inducendoli a creare degenerate forme d’arte capitalista come il ritratto pin-up, la pop art e il futurismo.

Immagine 2: la vendetta cinese arriva subito, con un valoroso soldato dell’armata popolare maoista che irrompe in una stampa giapponese per andare all’assalto di due nemici (un anziano shunga e una giovane hentai) che indulgono in corrotti passatempi borghesi di chiara matrice sovversiva.

Immagine 3: giunge l’inevitabile scontro finale: da un lato il popolo combattente della propaganda cinese, dall’altro l’arma segreta degli anime imperialisti giapponesi… chi sarà il vincitore?