Anche se il mio blog non é certo la piattaforma ideale per promuovere un evento (non ho tutti questi gran contatti), raccolgo doverosamente l'invito di Alex a pubblicizzare il concorso letterario "Ucronie Impure".
E' un'iniziativa sicuramente coraggiosa e meritevole di attenzione, considerando che competizioni di questo genere abbondano, ma nel 99% dei casi non conducono assolutamente a nulla, anche perché spesso organizzate da enti locali o associazioni culturali che all'atto pratico non so quanto siano davvero entusiasti di leggere racconti, e forse si inventano concorsi letterari solo "tanto per".
Alessandro Girola invece, nel suo piccolo, ha già coinvolto una casa editrice, ha messo sul piatto un premio in denaro e in libri, e soprattutto sta portando avanti la cosa con un entusiasmo contagioso e ammirevole. Sicuramente parteciperò, e spero che siano in tanti a farlo.
sabato 30 ottobre 2010
venerdì 29 ottobre 2010
Sospetto
Da un po’ di tempo ho iniziato a tenere il conto dei downloads dei miei ebook, più che altro per capire se c’è davvero qualcuno che mostri interesse scaricandoli (leggerli è un altro paio di maniche, ma ovviamente la seconda azione non potrebbe esistere senza la prima).
Con mia sorpresa ho notato che il più gettonato in assoluto non è un mio libro… In cima alla hit parade dei downloads c’è “Reginald”, la mia traduzione in italiano di alcuni racconti dello scrittore inglese H.H. Munro “Saki”.
Mi è venuto un tremendo sospetto: poiché, oltre alla traduzione, c’è anche una prefazione stile saggio scolastico e un apparato critico con l’elenco delle opere di “Saki”, non sarà mica che uno studente ha scoperto su internet questo lavoro bello e pronto da presentare al professore di inglese e ha fatto circolare la voce tramite qualche social network?
Se fosse così, spero almeno che qualcuno mi ringrazi se è riuscito a prendere un bel voto...
Con mia sorpresa ho notato che il più gettonato in assoluto non è un mio libro… In cima alla hit parade dei downloads c’è “Reginald”, la mia traduzione in italiano di alcuni racconti dello scrittore inglese H.H. Munro “Saki”.
Mi è venuto un tremendo sospetto: poiché, oltre alla traduzione, c’è anche una prefazione stile saggio scolastico e un apparato critico con l’elenco delle opere di “Saki”, non sarà mica che uno studente ha scoperto su internet questo lavoro bello e pronto da presentare al professore di inglese e ha fatto circolare la voce tramite qualche social network?
Se fosse così, spero almeno che qualcuno mi ringrazi se è riuscito a prendere un bel voto...
giovedì 28 ottobre 2010
Un grazie a Tim
Ricevere una recensione positiva fa sempre piacere, é inutile negarlo e fare i finti modesti: i complimenti sono sempre un ottimo carburante per la propria soddisfazione personale.
Ma il post che Tim ha dedicato sul suo blog a "L'ultimo libro del Maestro" é veramente piacevole poiché ha saputo cogliere proprio certi aspetti che avevo voluto inserire nel romanzo, e questo mi fa pensare che, forse, tutto sommato, sono riuscito almeno in parte nei miei propositi iniziali.
Ho preso atto anche di "ciò che non va". Vedrò di applicarmici sopra appena il tempo me lo permetterà, e prometto a Tim che riceverà in anteprima il capitolo finale ampliato.
Ma il post che Tim ha dedicato sul suo blog a "L'ultimo libro del Maestro" é veramente piacevole poiché ha saputo cogliere proprio certi aspetti che avevo voluto inserire nel romanzo, e questo mi fa pensare che, forse, tutto sommato, sono riuscito almeno in parte nei miei propositi iniziali.
Ho preso atto anche di "ciò che non va". Vedrò di applicarmici sopra appena il tempo me lo permetterà, e prometto a Tim che riceverà in anteprima il capitolo finale ampliato.
mercoledì 27 ottobre 2010
Giulio Clovio
Il Libro d’Ore della famiglia Farnese, un codice miniato rinascimentale di cui ho comprato un fac-simile tempo fa, mi impone di inserire l’autore di questa piccola meraviglia fra le etichette degli artisti le cui opere mi hanno sinceramente colpito.
Giulio Clovio è il nome italianizzato di un pittore croato vissuto tra il 1498 e il 1578. La sua abilità come miniaturista lo aveva reso celebre, e così il giovanissimo cardinale Alessandro Farnese gli affidò l’incarico di creare il proprio libro di preghiere (“libro d’ore”).
In questo tipo di lavori era normale che la parte scritta fosse curata da un amanuense, mentre un pittore aggiungeva le decorazioni. I committenti dei codici miniati si affidavano a grandi artisti per farsi creare libri assolutamente unici sul piano della bellezza estetica, e ovviamente maggiore era il rango del committente maggiori erano le pretese di ricevere un’autentica opera d’arte. Per contro, il pittore richiedeva delle cifre stratosferiche per eseguire questi lavori, e si prendeva tutto il tempo che riteneva necessario.
Per realizzare il Libro d’Ore Farnese, Giulio Clovio impiegò nove anni, dal 1537 al 1546.
Oltre a pagine interamente coperte dai suoi disegni, tutti a carattere sacro vista la natura del libro, vi sono anche numerose decorazioni ai lati della scrittura, e talvolta a fondo pagina (in questi ultimi casi fanno capolino temi profani come immagini di città, grottesche, figure celebri dell’antichità classica).
Di Giulio Clovio parlò anche Vasari nella sua celebre raccolta di biografie degli uomini illustri, definendolo un miniaturista di cui non si avranno più uguali per secoli, e un piccolo Michelangelo (nel senso che le sue miniature sembrano riprodurre in scala ridotta i temi del grande pittore rinascimentale).
In effetti la cosa straordinaria è rendersi conto delle proporzioni. Ho pubblicato in basso alcune mie (pessime) foto di alcune pagine del libro, che ovviamente possono essere zoomate per ammirare ogni minimo dettaglio. Però è opportuno rammentare che le dimensioni originali di ogni pagina del codice sono pari a 17,2 cm di lunghezza per 10,5 cm di larghezza. Praticamente un formato tascabile dei giorni nostri, uno spazio davvero piccolo su cui Clovio ha saputo inserire una quantità enorme di dettagli lavorando su ogni millimetro quadrato come se si trattasse di una tela di grandi dimensioni.
Davvero un piccolo Michelangelo.
Giulio Clovio è il nome italianizzato di un pittore croato vissuto tra il 1498 e il 1578. La sua abilità come miniaturista lo aveva reso celebre, e così il giovanissimo cardinale Alessandro Farnese gli affidò l’incarico di creare il proprio libro di preghiere (“libro d’ore”).
In questo tipo di lavori era normale che la parte scritta fosse curata da un amanuense, mentre un pittore aggiungeva le decorazioni. I committenti dei codici miniati si affidavano a grandi artisti per farsi creare libri assolutamente unici sul piano della bellezza estetica, e ovviamente maggiore era il rango del committente maggiori erano le pretese di ricevere un’autentica opera d’arte. Per contro, il pittore richiedeva delle cifre stratosferiche per eseguire questi lavori, e si prendeva tutto il tempo che riteneva necessario.
Per realizzare il Libro d’Ore Farnese, Giulio Clovio impiegò nove anni, dal 1537 al 1546.
Oltre a pagine interamente coperte dai suoi disegni, tutti a carattere sacro vista la natura del libro, vi sono anche numerose decorazioni ai lati della scrittura, e talvolta a fondo pagina (in questi ultimi casi fanno capolino temi profani come immagini di città, grottesche, figure celebri dell’antichità classica).
Di Giulio Clovio parlò anche Vasari nella sua celebre raccolta di biografie degli uomini illustri, definendolo un miniaturista di cui non si avranno più uguali per secoli, e un piccolo Michelangelo (nel senso che le sue miniature sembrano riprodurre in scala ridotta i temi del grande pittore rinascimentale).
In effetti la cosa straordinaria è rendersi conto delle proporzioni. Ho pubblicato in basso alcune mie (pessime) foto di alcune pagine del libro, che ovviamente possono essere zoomate per ammirare ogni minimo dettaglio. Però è opportuno rammentare che le dimensioni originali di ogni pagina del codice sono pari a 17,2 cm di lunghezza per 10,5 cm di larghezza. Praticamente un formato tascabile dei giorni nostri, uno spazio davvero piccolo su cui Clovio ha saputo inserire una quantità enorme di dettagli lavorando su ogni millimetro quadrato come se si trattasse di una tela di grandi dimensioni.
Davvero un piccolo Michelangelo.
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lunedì 25 ottobre 2010
Maschile e femminile
Sono sempre stato dell’idea che la differenza tra uomo e donna sia fisiologica, ma non psicologica. Per capirci, carattere e personalità non sarebbero legati al sesso, tanto meno la scrittura.
Eppure, quando leggo opere letterarie al femminile le trovo talvolta molto più attente a certi dettagli relativi al gusto, alla percezione, alle sfaccettature dei sentimenti e degli stati d’animo… Mi sembrano anche caratterizzate da una maggiore lentezza narrativa, dall’indugiare sui particolari piuttosto che sul meccanismo complessivo della trama. Vedo meno nettezza, maggiore sfumatura. E la adoro. La prosa di Virginia Woof, di Edith Wharton, di Jane Austen hanno uno stile che apprezzo tantissimo.
Probabilmente è solo una mia impressione, però. Mi basta leggere qualcosa di Pessoa per trovare qualcosa di “femminile” anche nella sua maschilissima scrittura.
Voi che ne dite? Esiste davvero una differenza (sia pure impercettibile) fra maschile e femminile in letteratura?
Eppure, quando leggo opere letterarie al femminile le trovo talvolta molto più attente a certi dettagli relativi al gusto, alla percezione, alle sfaccettature dei sentimenti e degli stati d’animo… Mi sembrano anche caratterizzate da una maggiore lentezza narrativa, dall’indugiare sui particolari piuttosto che sul meccanismo complessivo della trama. Vedo meno nettezza, maggiore sfumatura. E la adoro. La prosa di Virginia Woof, di Edith Wharton, di Jane Austen hanno uno stile che apprezzo tantissimo.
Probabilmente è solo una mia impressione, però. Mi basta leggere qualcosa di Pessoa per trovare qualcosa di “femminile” anche nella sua maschilissima scrittura.
Voi che ne dite? Esiste davvero una differenza (sia pure impercettibile) fra maschile e femminile in letteratura?
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