lunedì 31 gennaio 2011

Una luce nel lunedì nero

 Il lunedì è il giorno che più odio, da sempre. Scuola o lavoro che siano, il lunedì segna l'inizio della loro sequenza settimanale, di cui farei volentieri a meno.
Come se non bastasse durante il week end ho rimediato uno strappo alla schiena e quindi ho dormito poco e male, e sul piano dei rapporti umani ho dovuto accettare l'ennesima delusione della mia vita...
Insomma, l'umore era già nero prima ancora della mezzanotte di domenica.
Per fortuna ci ha pensato Alex a mandarmi un raggio di sole, visto che a quanto pare il mio racconto ucronico "Il millenario Regno d'Italia" è fra i finalisti del concorso Ucronie Impure.
E adesso, se solo riuscissi a farmi passare il mal di schiena, potrei persino mettermi a fischiettare.

sabato 29 gennaio 2011

Ariano's side of Survival - 8

AVVISO: questo post non rientra nella normale routine del mio blog, ma appartiene al progetto Survival Blog


Un giorno

L’ospedale Belcolle è stato trasformato in una fortezza. I malati sono in minoranza, nelle corsie ci vivono soprattutto famiglie di civili sani e gente armata. Nello spiazzo sono state create trincee di sacchetti con sentinelle fisse e mitragliatori sempre pronti a sparare, e l’eliporto ospita un paio di elicotteri militari. Ho notato parecchie divise da aviere, e sembrano cooperare senza problemi coi miliziani di Piersanti. In fondo lui è un generale in pensione, non gli sarà stato difficile accordarsi con gli ufficiali ancora in servizio e creare un comando unificato. Da quanto ho avuto modo di capire è stata creata un’altra roccaforte nella vecchia caserma sulla strada Cimina. Militari e civili insieme, a dividersi le camerate e il rischio giornaliero quando c’è da fare delle sortite nei boschi per raccogliere quello che la natura offre, probabilmente nocciole, funghi e un po’ di selvaggina.
Ci sono bracieri spenti ovunque nel cortile. La corrente elettrica ormai è una merce troppo preziosa per poter essere sprecata, e di notte si fa luce all’esterno accendendo dei fuochi. Non so se questi attirino i gialli, segni di scontri non ne ho visti, però ho notato che in mezzo ai tizzoni anneriti ci sono ossa e crani bruciati. Probabilmente i cadaveri degli yellow zombies troppo intraprendenti vengono smaltiti sotto forma di combustibile. Nulla può essere buttato, ogni cosa deve essere sfruttata.
Le prese elettriche sono pochissime, i generatori autonomi vengono piantonati costantemente, e le autobotti col gasolio sono scortate da mezzi armati.
A una certa ora la corrente viene staccata quasi ovunque. Ovviamente il mio palmare è considerato un inutile lusso che non ha il diritto di succhiare energia, e così ogni volta che passano i controllori lo spengo di colpo e lo nascondo (se nei giorni scorsi qualche mia connessione si è interrotta all’improvviso, adesso sapete il perché).
Sono incatenato su un letto: piedi e mano destra bloccati, la sinistra me la hanno pietosamente lasciata libera per poter grattare via le pulci, che hanno creato una metropoli dentro il materasso. In effetti penso che abbiano attecchito dappertutto, dubito che esistano ancora scorte di disinfettante per igienizzare tutti gli ambienti dell’ospedale.
Io sono debole, non so quanto reggerò ancora. Mi stanno togliendo il sangue. Letteralmente.
Il dottor Gobbi aveva iniziato a spiegarmi la faccenda, ma non riusciva ad articolare bene il discorso, era infastidito. Invece il rambo con l’accento grossetano che gli faceva da scorta è stato chiarissimo. Poche parole, concetti elementari:
-in tempi normali saresti processato, ma questi non sono tempi normali;
-parliamoci chiaro, sei colpevole. Ma la detenzione significherebbe una bocca in più da sfamare, una bocca passiva e meno importante di tanti poveri cristi che stanno collaborando al mantenimento di questa comunità;
-la detenzione te la devi guadagnare, e la pagherai con una merce molto preziosa in questo momento: sangue non infetto.
Chiaro no? Da alcuni giorni mi prelevano puntualmente una certa quantità del mio universale zero positivo. Non potevo avere un gruppo inutile tipo l’AB negativo?
Mio malgrado contribuisco alle esigenze della comunità. Le trasfusioni sono diventate un problema per scarsità di materia prima, e con me stanno cercando di reperirne il più possibile. Meno male che il Belcolle non è mai stato attrezzato per i trapianti, o mi avrebbero già tolto un rene. Anche se dubito fortemente che ci siano i mezzi per eseguire interventi del genere. La regressione è in corso, ma molto lentamente. Siamo tornati negli anni ’60, prima di arrivare al 1800 e poi ancora indietro sino al medioevo ci vorranno mesi e mesi. Non credo che vivrò così a lungo. Però le notizie che ho letto sul blog di Alex mi fanno pensare che il mondo potrebbe ritornare a essere ciò che era prima: un mondo tecnologico e falso, però gestito da gialli con connotazioni umane.
Io invece sono in mano a umani con tendenze gialle. Mi succhiano sangue, nel vero senso della parola.
Che presa per il culo. Avevo creduto nella possibilità di tornare a essere un animale, e in un certo senso ci sono riuscito. Prima la libertà selvaggia basata sulla legge della sopravvivenza, poi l’arrivo degli uomini e la depredazione delle mie risorse, quindi la migrazione forzata, a seguire la cattura e la cattività, e per concludere in bellezza la vivisezione. Mi piacerebbe pensare che tutto questo simboleggi qualcosa e abbia un senso, ma è solo il mio residuo di anacronismo mentale a farmelo sperare. La realtà, quello cosa che una bestia percepisce in modo naturale, è l’assenza di un qualunque senso. C’è solo la vita, e inevitabilmente deve terminare.
Le batterie sono scariche. Anche io. Non sento più la testa, devo avere la pressione azzerata. Se un bambino ferito avesse urgente bisogno di una trasfusione, io sono morto.
Mors mia vita sua. Nulla da eccepire. Però spero che quel bambino sia un disgraziato, e che appena ritorni in salute si diverta a dare calci sui coglioni ai medici che lo hanno salvato.

giovedì 27 gennaio 2011

Giulio Aristide Sartorio

Un post pittorico lo voglio dedicare a Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), uno dei pochi artisti italiani attratto dai preraffaelliti e convinto seguace degli ideali di bellezza classica.
La sua adesione al fascismo, i giudizi sprezzanti sulla sua pittura da parte di colleghi poi divenuti famosi (ad esempio il metafisico Alberto Savinio), l'etichetta di pittore "di stato" per aver affrescato con un fregio famoso (ma non necessariamente apprezzato) la Camera dei Deputati, hanno nuociuto alla sua fama postuma.
Le sue opere più famose sono sicuramente legate all'immaginario collettivo della prima metà del XIX secolo, ma ha prodotto anche tele di natura diversa (quelle documentaristiche sulle battaglie al fronte durante la I Guerra Mondiale, e le immagini intime e piacevoli della sua famiglia ritratta sulla spiaggia o in contesti domestici).
Ma i suoi lavori più sentiti restano quelli di ispirazione classica.
Le immagini sono "note", figure archetipe della tradizione greco-romana in cui l'artista inserisce l'eterea e ambigua drammaticità di ispirazione simbolista e decadentista.
Regista e scenografo cinematografico, scrittore, collezionista, esteta, Sartorio è stato un amante e un ricercatore del bello, coerente con se stesso e i propri principi.

mercoledì 26 gennaio 2011

Euforia creativa fuori controllo

zenit   (astronomia) il punto in cui la verticale passante per un luogo di osservazione terrestre incontra la sfera celeste
zen it
Come se “zen” fosse diventato un verbo. In fondo gli inglesi ci mettono poco a verbizzare un sostantivo o un aggettivo:
gem, gemma, pietra preziosa
to gem, abbellire con pietre preziose
gem it, abbelliscilo con le pietre preziose
Con la stessa procedura si può creare:
zen it, rendilo zen, fallo diventare zen.
zen your life, zen it!
Per esempio:

Oggi alle due, mentre rientravo a casa per pranzare, ho imboccato una strada che percorro quasi ogni giorno. Due file di palazzi ai lati, e in lontananza si ergeva una nuvola bianchissima che sembrava essersi posata sulla terra. Una montagna di cotone alle spalle di una casa in fondo alla via. Allora ho pensato che seguendo la strada sino alla fine avrei potuto raggiungere quel biancore compatto, scalarlo lungo i suoi tornanti soffici e inerpicarmi verso la vetta che toccava l’azzurro denso del cielo.

Ecco, questo caso rappresenta l’apoteosi: I zen it, in cui it sarebbe proprio lo zenit (il luogo d’incontro con la sfera celeste). I zen my zenit.
Ovviamente questi pensieri li tengo strettamente per me. Potrei anche raccontarli a qualcuno, ma mi prenderebbero per matto. Direbbero “questo è arrivato, esaurito, fuori di testa”. E magari avrebbero pure ragione.
Ma esistono pensieri per i quali si sente la necessità di condividerli con gli altri, magari per scoprire se esiste almeno una sola persona al mondo che li approva, o li trova interessanti.
Quando mi capitano, li piazzo su internet.
L’anonimato mi salva dalla paura di essere travisato. Niente camicia di forza, al massimo possono eliminare il mio account perché il linguaggio dei miei messaggi è in contrasto col regolamento del provider. Lui si riserva la facoltà di cancellare ogni post con contenuti squilibrati che potrebbero indurre a gesti inconsulti eventuali lettori. Effettivamente, se qualcuno mi desse retta e seguisse la strada sino in fondo nel tentativo di scalare la montagna-nuvola e toccare con un dito il cielo, sarebbe un bel guaio. Finirebbe dritto contro la casa alla fine della via. Macchina sfasciata addosso al muro, conducente ferito. Servizio perfetto per il telegiornale serale che adora le disgrazie e le mette sempre fra i titoli più importanti.
Che bello però se fosse davvero possibile compiere questo percorso in stile zen it!
Avvistata un’autovettura che scalava lentamente i tornanti di una nuvola. Si attendono aggiornamenti”.
Direi che ho sproloquiato abbastanza per oggi. Ritorno a fare finta di essere un normale impiegato senza nessuno strano pensiero in testa. Se qualcuno mi domanda cosa desidero più di ogni altra cosa, gli rispondo: “Tre settimane di ferie, un abbonamento alla pay-tv, e una macchina nuova”.
Però spero che non mi chiedano il motivo per cui ho bisogno di una macchina nuova. Sarebbe imbarazzante spiegare che quella vecchia sta parcheggiata in cima a una nuvola…

lunedì 24 gennaio 2011

Sunshine Award

Il Sunshine Award è un riconoscimento tra bloggers che gira su internet. Chi lo riceve deve a sua volta premiare altri dodici bloggers meritevoli, creando un messaggio in cui specifica da chi ha ricevuto il premio e chi sono i dodici bloggers ai quali intende girarlo.
Nel mio caso specifico inizio ringraziando Stefano che mi ha inserito nell'elenco dei suoi premiati. Lui dice che il Sunshine Award somiglia a una catena di San Antonio, e infatti sono pochi i bloggers che non lo hanno ricevuto. Però, proprio perchè tutti lo hanno vinto, era un po' triste esserne privo. Praticamente sono stato salvato dal rischio di andare in depressione per mancanza di autostima e complessi di inferiorità ;-)
Come spiegavo all'inizio del post, il Sunshine Award implica anche il dovere di premiare a propria volta altri dodici bloggers meritevoli.
I blog che seguo più assiduamente non necessitano di premi, sono una garanzia di qualità senza alcun bisogno che sia io a confermarlo.
Comunque, approfitto volentieri dell'occasione per esprimere il mio personale attestato di stima a:
Temistocle, che con i suoi post garbati e mai urlati denota qualità ormai poco di moda come l'educazione e la modestia, che gli valgono la mia stima e (spero) quella di tanti altri fuori e dentro il web.
Mirco, che ha un blog dedicato a questioni letterarie e, in particolare, ci rammenta sempre quanto sia importante saper scrivere e raccontare storie per i bambini.
Glauco, perchè è un faro per tutti noi "scribacchini", e nel mio caso specifico posso dire che il mio blog è nato anche grazie al suo esempio.
Alex, perchè è una fucina di idee, un pozzo di spunti per discussioni originali, una miniera inesauribile di argomenti, polemiche, osservazioni e proposte.
Luca, perchè è un mago della grafica ma non si da arie, anzi, si mette continuamente in gioco con la massima spontaneità e freschezza.
Fra, per la sua simpatia e la sua capacità di raccontare ironicamente se stessa facendo sentire partecipi gli altri, come se si trattasse di un gruppo di amici seduti attorno a un tavolo.
Ferruccio, perchè i blog dedicati a questioni letterarie sono i miei preferiti, e lui quando si parla di libri e scrittura ci mette davvero l'anima.
Michela, anche lei creatrice di un blog in cui si parla di libri a 360°, di argomenti correlati, e talvolta anche di cose strane come i meme ;-)
Ile, perchè leggere una ragazza così giovane che già mostra tanta maturità, lucido spirito di osservazione e capacità di essere originale, mi da fiducia per il futuro.
Angelo, che (pur essendo un reazionario milite della Stone Cold ;-) da spazio a questioni libresche e di attualità, e soprattutto dona dignità letteraria agli scrittori non ufficiali.
Serena, il cui blog mi trasmette la calma e l'intimità di un salottino arredato da un'adorabile signora dal sorriso rassicurante.
E ci sarebbe un dodicesimo posto disponibile, ma non me la sento di assegnarlo a un unico blog a discapito degli altri che puntualmente seguo, perciò lo dedico a tutti quelli che non ho nominato ma che sono inseriti nel mio feed, compresi alcuni di cui sono solo un lurker, senza che i relativi gestori sappiano della mia costante presenza.
P.S.: so per certo che diversi premiati hanno già vinto il Sunshine Award lo stesso numero di volte che Federer ha trionfato a Wimbledon, quindi è probabile che non abbiano voglia di rimettersi nuovamente a premiare altri dodici bloggers. Se così fosse, con speciale dispensa del Comando Generale, firmo loro un atto di esenzione che li autorizza a interrompere la catena della premiazioni ;-)