mercoledì 30 marzo 2011

Plagio o sfida

La professoressa che mi ha fatto da relatrice per la tesi di laurea una volta tenne una lezione molto interessante su un linguista americano di cui non rammento il nome (sorry Mrs. Isenberg, lei era un'ottima docente ma io evidentemente sono rimasto un pessimo studente con scarsa memoria).
Secondo questo studioso, quando l'uomo scrive è "prigioniero della memoria". Nella nostra mente c'è, volenti o nolenti, tutto quello che abbiamo letto, tutte le nozioni e le vicende narrative che abbiamo acquisito, e quando ci si mette al lavoro con carta e penna ci sono due possibili sbocchi: o si "ripete" la scrittura e le tematiche di qualche autore che ci ha particolarmente affascinato (plagio, ovviamente inconscio) o si ritiene di poter fare di meglio, e allora si cerca una scrittura alternativa (sfida) che però è alternativa proprio perchè rapportata a un modello esistente. Quindi, sia l'imitatore che lo sfidante producono le proprie opere in rapporto al modello che è rimasto impresso nella loro memoria. Ecco perchè ne sono entrambi "prigionieri".
Detto così sembra molto teorico e poco realistico, più una speculazione accademica che un reale studio psicologico. Però è anche vero che nella storia della letteratura è possibile trovare parecchi autori e poeti che hanno creato le loro opere con l'obiettivo di dimostrare quanto fosse scadente il romanzo o il poema del rivale.
Personalmente non credo di essere mai entrato nella mentalità "sfidante", cerco più di attenermi allo stile di quegli autori che reputo degni di lode. Forse è per questo che non sono mai riuscito a creare niente di originale.
E voi altri scribacchini come vi atteggiate rispetto ai modelli letterari? Plagio o sfida?

lunedì 28 marzo 2011

La favola del post del lunedì

C’era una volta un blogger a corto di idee, che dopo aver trascorso tanto tempo a pubblicare post alla media di uno ogni due o tre giorni, all’improvviso non sapeva più di cosa parlare.
La sua mamma gli disse: “Porta dei biscotti alla nonna e magari ti tornerà l’ispirazione, ma mentre passi per il bosco non fermarti a parlare col lupo cattivo”.
Il blogger si incamminò verso la casa di sua nonna, e lungo il sentiero incontrò proprio il lupo. La mamma gli aveva proibito di rivolgergli la parola, ma il blogger era alla disperata ricerca di idee per un buon post, e gli venne in mente che avrebbe potuto scriverne uno proprio su quella bestia, qualcosa tipo: “Lui mi inseguiva, feroce e rabbioso, ma io sono riuscito a sfuggire alle sue avide grinfie”.
Però la bestia non era affatto feroce, anzi, si presentò educatamente e invitò il blogger al bar a prendere un caffè insieme. Dopo qualche minuto era sorta una bella confidenza, e il blogger raccontò al lupo che era assai crucciato per l’incapacità di trovare uno spunto interessante per il post del lunedì.
“Io posso darti qualche suggerimento”, spiegò l’animale mentre continuava a sorseggiare caffè. “Per creare interesse non c’è niente di meglio del sesso: ti inventi una storia erotica da paura che ti sarebbe capitata nel fine settimana, e vedrai che raddoppi i contatti. Oppure”, continuò il lupo con sguardo ammiccante “simuliamo una bella polemica a distanza sui nostri blog: tu mi accusi di aver plagiato un tuo racconto, e io ti rispondo per le rime; andiamo avanti per qualche giorno, finché io annuncio che modificherò la storia che ho scritto pur di non sentire più le tue lamentele. Effetto pubblicità garantito”.
Il blogger cominciò a capire perché la mamma si era raccomandata di non dare confidenza al lupo. Fedele alla sua nomina di bravo ragazzo, rispose che lui aveva dei principi morali in cui credeva profondamente, e non avrebbe mai potuto ricorrere a quei suggerimenti perché eticamente disonesti.
Il lupo commentò: “Sei proprio un coglione e rimarrai per sempre un perdente”.
Il blogger uscì dal bar e portò i biscotti a sua nonna compiendo il proprio dovere. Quella sera però dovette ammettere che il lupo aveva ragione, perché in effetti il lunedì seguente non sapeva proprio cosa scrivere. Alla fine non trovò niente di meglio da fare che dire la verità, e per il giorno 28 marzo 2011 pianificò il seguente messaggio:
Mi spiace ma non ho nessuna idea.

sabato 26 marzo 2011

Pier Augusto Breccia

Pier Augusto Breccia è un pittore italiano contemporaneo dal percorso sui generis.
Laureato in medicina e cardiochirurgo, ha iniziato a disegnare e dipingere come hobby intorno ai trent’anni. Il crescente coinvolgimento personale e l’ottenimento di alcuni riconoscimenti lo hanno spinto a dare sempre maggiore importanza a questa attività.
La formazione autodidatta e lo spirito “dilettante” della sua arte si denotano in certe ingenuità che traspaiono sia nella tecnica pittorica che nelle immagini tematiche da lui prescelte, quasi sempre improntate al rapporto fra l’uomo e il mondo spirituale.
Al tempo stesso però, questo stile naïf mantiene una freschezza e una spontaneità che a volte latita nei pittori troppo legati alla formazione accademica o ai dettami di certi movimenti artistici che impongono delle linee guida ai propri seguaci.
Personalmente trovo la sua produzione molto interessante.



giovedì 24 marzo 2011

Scritti come gravidanza

Michel de Montaigne, nel capitolo VIII del libro II dei suoi Saggi, parla diffusamente dell’affetto dei padri per i loro figli, sviluppando numerose e disordinate riflessioni come è nello stile di questa opera considerata tra le più importanti della letteratura francese del XVI secolo.
Nelle ultime pagine del capitolo crea una similitudine abbastanza ardita: paragona l’amore di un essere umano per i suoi figli al sentimento che lo stesso essere umano proverebbe per i propri scritti, intesi come discendenza spirituale di un uomo. Cita esempi storici, ad esempio il caso del romano Labieno i cui manoscritti “sovversivi” vennero bruciati in un pubblico rogo per ordine del senato; in seguito a ciò Labieno si sarebbe suicidato perché l’aver perso le proprie opere equivaleva ad aver perso la propria famiglia e non avere più uno scopo per rimanere vivo.
Premetto che sono sempre scettico su queste interpretazioni così drastiche, comunque è indubbio che chi scrive da molta importanza alle proprie carte (o files digitali), e perderle costituisce sempre un piccolo dramma personale. Ma addirittura paragonarle ai figli mi pare eccessivo.
Comunque, dovendo dare un “valore” ben definito al frutto della propria creatività (non solo scrittura quindi, ma anche disegni, fotografie, musiche e quanto altro), come si potrebbero quantificare?
Ovviamente si tratta di un dato variabile da persona a persona, e anche da scritto a scritto: non tutti i prodotti della mente vengono percepiti allo stesso modo dall’autore, e alcuni suscitano un affetto maggiore rispetto ad altri.
Personalmente paragonerei la perdita definitiva dei miei scritti alla distruzione della casa in cui vivo: sarebbe la scomparsa di qualcosa che faceva parte di me per abitudine, ricordi, routine quotidiana, che non potrei mai ricreare uguale a come era. La vivrei come una mazzata, mi verrebbero le lacrime agli occhi così come accade alle persone che assistono impotenti all’incendio della loro adorata casetta e, pur consolandosi all’idea che la vita continua, si sentono come se ne avessero perduta una parte.
Che dite, sono esagerato o… non abbastanza? ;-)

martedì 22 marzo 2011

Creatività e outing

La blogger Ivana mi ha assegnato il Kreativ Blogger Award, che segue modalità simile al meme o al Sunshine Award. Bisogna quindi riassegnarlo a propria volta a altri bloggers, che poi dovranno fare altrettanto.
Io lo propongo idealmente a tutti i blog che frequento e sui quali posto in modo regolare. Li bazzico proprio perché li ritengo creativi e interessanti ;-)
Al tempo stesso però il premiante deve rivelare 10 cose di se stesso. Io sono abbastanza ostinato nel mantenere la privacy, però in fondo posso fare un po’ di outing. Tutti i bloggers che infastidisco coi miei ridicoli commenti possono seguire l’esempio, se ne hanno voglia, e magari raccontare qualcosa di se stessi. Ovviamente non si pretendono “rivelazioni” clamorose. Le mie non lo saranno, anche perché di clamoroso nella mia vita non c’è assolutamente nulla.
Allora…
 1 - sono tifoso della Juventus (e già con questo ho perso un 80% di simpatie, sbaglio?)
 2 - vado matto per i dolci e ne mangio tanti troppi.
 3 - mi piace disegnare, anche se a giudicare dai risultati è probabile che ai fogli di carta non piaccia essere disegnati da me.
 4 - quando mi sento giù, mi piace ascoltare musica rock. Le chitarre elettriche risollevano il mio umore.
 5 - soffro di vertigini e ho una paura fottuta dell’altezza.
 6 - se mi si chiede di mantenere un segreto, lo mantengo. Sempre e a ogni costo.
 7 - soffro spesso di insonnia.
 8 - avevo una passione smodata per il tè verde e nel corso degli anni ho accumulato una collezione di pregiate confezioni di tè (purtroppo ferma da alcuni mesi).
  9 - il momento della giornata che preferisco è l'alba, col suo prezioso silenzio e il sole che sorge rassicurante.
10 - riesco sempre a cacciarmi in situazioni difficili con le mie mani, senza alcuna spinta esterna :-(