Un giorno potrebbero inventare un sistema per disimparare a leggere e a scrivere.
Chissà quali sarebbero le conseguenze...
mercoledì 9 novembre 2011
lunedì 7 novembre 2011
Collaborazioni incrociate... e la storia continua!
Non paghi della precedente esperienza, io e Temistocle abbiamo nuovamente tentato la via della collaborazione, peraltro ancora nel genere mainstream, quello per certi aspetti più difficile, perché a parlare della vita reale si rischia sempre la banalità.
Vale quanto già detto per il racconto precedente: la struttura portante è opera di Temistocle, io mi sono limitato ad apportare qualche ritocco e ad aggiungere un epilogo che comunque ci rispecchia entrambi, visto che - al pari del protagonista - condividiamo un latente senso di insoddisfazione che sfoghiamo sulla carta.
Ma questa emozione nascosta in fondo all'anima può emergere anche nelle note cupe e profonde di un sassofono.
Il risultato è, appunto, "Sax".
A tutti coloro che decideranno di concederci la loro fiducia, buona lettura. I feedback saranno graditissimi, anche quelli negativi.
Vale quanto già detto per il racconto precedente: la struttura portante è opera di Temistocle, io mi sono limitato ad apportare qualche ritocco e ad aggiungere un epilogo che comunque ci rispecchia entrambi, visto che - al pari del protagonista - condividiamo un latente senso di insoddisfazione che sfoghiamo sulla carta.
Ma questa emozione nascosta in fondo all'anima può emergere anche nelle note cupe e profonde di un sassofono.
Il risultato è, appunto, "Sax".
A tutti coloro che decideranno di concederci la loro fiducia, buona lettura. I feedback saranno graditissimi, anche quelli negativi.
venerdì 4 novembre 2011
Debolez...
Quarta debolezza: PIGRIZIA
Qui ci sarebbe da parlare per ore. Intanto esiste il famoso detto: ‘L’ozio è il padre dei vizi’, e già questo dovrebbe spingermi a ponderare l’opportunità di rinunciare a questa debolezza.
Il guaio è che se ci rifletto sopra non sono affatto d’accordo. Se io sto seduto su una poltrona a non fare nulla, in che caspita di vizio posso cadere? Fumare? No, non fumo (forse perché è faticoso, chissà).
Guardare troppa televisione? No, c’è un ottimo deterrente chiamato “penosi palinsesti della tv italiana” che me lo impedisce.
Scrivere sul pc?... Ecco, se scrivere è un vizio sono fottuto: finirò nel girone più basso dell’inferno. Però attenzione: la pigrizia mi salva. Nel senso che scrivo la metà di quel che vorrei scrivere proprio perché sono pigro. Quindi evito di cadere troppo nel vizio proprio grazie alla pigrizia, che pertanto diventa un pregio.
Anche sul lavoro va allo stesso modo: causo un sacco di danni, ma sono pur sempre meno di quelli che combinerei se mi impegnassi al 100% delle mie possibilità. Invece la pigrizia mi trattiene: perdo tempo, cincischio, spreco le mie ore in stupidaggini inutili sul web, e il risultato finale è che il mio rendimento è pari al 40%. Quindi, il fatto di essere pigro riduce di un buon 60% la quantità di malfunzionamenti che potrei causare all’azienda in cui lavoro. Deve essere questo il motivo per cui sono soddisfatti di me.
Quindi, concludendo… adesso non mi va di concludere, lo farò domani.
(continua. Forse…)
mercoledì 2 novembre 2011
Veleni letterari
Una delle letture “leggere” più piacevoli che io ricordi è un tascabile comprato a Londra, The book of insults di Nancy McPhee, raccolta di insulti e offese (mai volgari) indirizzati a popoli, nazioni, scrittori, poeti, categorie sociali, etc.
Essendo inglese, l’autrice ha vagliato quasi esclusivamente il mondo anglosassone. Inutile aggiungere che la sezione più interessante è quella relativa alle rivalità letterarie. Le dispute e i dualismi suscitano sempre interesse, che si tratti di sport, politica o scrittura. E poi svelano degli aspetti profondamente umani dei letterati: invidia, irriverenza, antipatia, supponenza.
Invidia come quella del commediografo Robert Greene, che sfogò il proprio livore per il successo del suo contemporaneo William Shakespeare accusandolo velatamente di copiare le idee di altri autori teatrali:
un corvo che si è fatto bello con le nostre penne
D’altronde i drammaturghi elisabettiani erano spesso in disputa tra loro. Ben Jonson, altro celebre contemporaneo di Shakespeare, dedicò (eufemismo) al collega Thomas Dekker una commedia il cui titolo lascia presagire il contenuto: Il poetastro.
L’irriverenza ha invece un grande interprete in Oscar Wilde, che non risparmiava battute al vetriolo ai suoi contemporanei. Riferendosi a Dickens e a una delle sue celebri storie strappalacrime disse che
Solo chi ha un cuore di pietra riesce a leggere la descrizione della morte di Nell senza mettersi a ridere
Di straordinario interesse i giudizi emessi privatamente, molto più sinceri (e pesanti) delle frasi di circostanza pronunciate in pubblico. In una lettera alla moglie, D. H. Lawrence esprime un’opinione non proprio benevola su un romanzo di James Joyce…
La parte finale è la cosa più schifosa, più indecente e più oscena che sia mai stata scritta […] È ripugnante
Sarebbe interessante avere il tempo, la voglia e i mezzi per compiere una ricerca del genere anche nell’ambito della letteratura italiana. Dispute e controversie ce ne sono state tante, quindi il materiale non mancherebbe. Così su due piedi mi viene in mente l’epigrafe ironica che Foscolo dedicò a Vincenzo Monti:
Questi è Monti, poeta e cavaliero,
gran traduttor dei traduttor d’Omero
con la quale viene malignamente sottolineata la discutibile scelta di Monti di tradurre l’Iliade basandosi non sull’originale greco ma su una traduzione francese.
Penso anche a una strofa feroce dello scapigliato Emilio Praga probabilmente indirizzata a Manzoni:
casto poeta che l’Italia adora,
vegliardo in sante visioni assorto,
tu puoi morir!...
degli anticristi è l’ora!...
o ai versi sommessi di Sergio Corazzini in cui molti scorgono una malinconica invidia verso D’Annunzio:
io so che per essere detto: poeta, conviene
vivere ben altra vita
Una raccolta di veleni letterari, ecco. Sarebbe un libro frivolo ma… stuzzicante.
Essendo inglese, l’autrice ha vagliato quasi esclusivamente il mondo anglosassone. Inutile aggiungere che la sezione più interessante è quella relativa alle rivalità letterarie. Le dispute e i dualismi suscitano sempre interesse, che si tratti di sport, politica o scrittura. E poi svelano degli aspetti profondamente umani dei letterati: invidia, irriverenza, antipatia, supponenza.
Invidia come quella del commediografo Robert Greene, che sfogò il proprio livore per il successo del suo contemporaneo William Shakespeare accusandolo velatamente di copiare le idee di altri autori teatrali:
un corvo che si è fatto bello con le nostre penne
D’altronde i drammaturghi elisabettiani erano spesso in disputa tra loro. Ben Jonson, altro celebre contemporaneo di Shakespeare, dedicò (eufemismo) al collega Thomas Dekker una commedia il cui titolo lascia presagire il contenuto: Il poetastro.
L’irriverenza ha invece un grande interprete in Oscar Wilde, che non risparmiava battute al vetriolo ai suoi contemporanei. Riferendosi a Dickens e a una delle sue celebri storie strappalacrime disse che
Solo chi ha un cuore di pietra riesce a leggere la descrizione della morte di Nell senza mettersi a ridere
Di straordinario interesse i giudizi emessi privatamente, molto più sinceri (e pesanti) delle frasi di circostanza pronunciate in pubblico. In una lettera alla moglie, D. H. Lawrence esprime un’opinione non proprio benevola su un romanzo di James Joyce…
La parte finale è la cosa più schifosa, più indecente e più oscena che sia mai stata scritta […] È ripugnante
Sarebbe interessante avere il tempo, la voglia e i mezzi per compiere una ricerca del genere anche nell’ambito della letteratura italiana. Dispute e controversie ce ne sono state tante, quindi il materiale non mancherebbe. Così su due piedi mi viene in mente l’epigrafe ironica che Foscolo dedicò a Vincenzo Monti:
Questi è Monti, poeta e cavaliero,
gran traduttor dei traduttor d’Omero
con la quale viene malignamente sottolineata la discutibile scelta di Monti di tradurre l’Iliade basandosi non sull’originale greco ma su una traduzione francese.
Penso anche a una strofa feroce dello scapigliato Emilio Praga probabilmente indirizzata a Manzoni:
casto poeta che l’Italia adora,
vegliardo in sante visioni assorto,
tu puoi morir!...
degli anticristi è l’ora!...
o ai versi sommessi di Sergio Corazzini in cui molti scorgono una malinconica invidia verso D’Annunzio:
io so che per essere detto: poeta, conviene
vivere ben altra vita
Una raccolta di veleni letterari, ecco. Sarebbe un libro frivolo ma… stuzzicante.
sabato 29 ottobre 2011
Il mese della...
... produzione indipendente? letteratura sfigata?
Il nome giusto lo deciderò alla fine, accettando anche i consigli che vorrete darmi. Ma prima devo articolare meglio il concetto.
Nel mese di ottobre appena trascorso mi sono interessato prevalentemente di narrativa autoprodotta. La quantità di pagine lette non pubblicate è stata superiore a quelle regolarmente dotate di isbn. Per molti bloggers del "circolo" web-letterario che frequento, questa è una cosa abbastanza normale. Possono variare le proporzioni, ma tutti utilizzano una parte del loro tempo per scoprire e valutare le opere prive di un editore.
Ebbene, lancio una proposta a tutti gli anonimi che talvolta capitano da queste parti: dedicare - almeno parzialmente - il mese di novembre all'autoproduzione (o alla letteratura sfigata, fate voi).
Tantissimi lettori partono dal presupposto che un romanzo/racconto che non è passato attraverso una selezione editoriale o un concorso è verosimilmente scadente, e la sua eventuale lettura costituirebbe uno spreco di tempo, che in genere è sempre poco. Perciò preferiscono concentrarsi sulla narrativa certificata, quella reperibile nelle librerie.
Questo atteggiamento diffidente è pienamente comprensibile, ma io vi propongo di fare un'eccezione per un solo mese all'anno. In proporzione vi toglierebbe un dodicesimo del tempo dedicato ai libri, una percentuale inferiore al 10%. É accettabile, no?
Ed ecco che si ritorna al punto di partenza: vorrei che il mese di novembre diventasse il mese della...
... autoproduzione letteraria? carità per gli scribacchini?
(L'adesione al programma e i suggerimenti per il nome da dargli sono estremamente graditi :-)
Il nome giusto lo deciderò alla fine, accettando anche i consigli che vorrete darmi. Ma prima devo articolare meglio il concetto.
Nel mese di ottobre appena trascorso mi sono interessato prevalentemente di narrativa autoprodotta. La quantità di pagine lette non pubblicate è stata superiore a quelle regolarmente dotate di isbn. Per molti bloggers del "circolo" web-letterario che frequento, questa è una cosa abbastanza normale. Possono variare le proporzioni, ma tutti utilizzano una parte del loro tempo per scoprire e valutare le opere prive di un editore.
Ebbene, lancio una proposta a tutti gli anonimi che talvolta capitano da queste parti: dedicare - almeno parzialmente - il mese di novembre all'autoproduzione (o alla letteratura sfigata, fate voi).
Tantissimi lettori partono dal presupposto che un romanzo/racconto che non è passato attraverso una selezione editoriale o un concorso è verosimilmente scadente, e la sua eventuale lettura costituirebbe uno spreco di tempo, che in genere è sempre poco. Perciò preferiscono concentrarsi sulla narrativa certificata, quella reperibile nelle librerie.
Questo atteggiamento diffidente è pienamente comprensibile, ma io vi propongo di fare un'eccezione per un solo mese all'anno. In proporzione vi toglierebbe un dodicesimo del tempo dedicato ai libri, una percentuale inferiore al 10%. É accettabile, no?
Ed ecco che si ritorna al punto di partenza: vorrei che il mese di novembre diventasse il mese della...
... autoproduzione letteraria? carità per gli scribacchini?
(L'adesione al programma e i suggerimenti per il nome da dargli sono estremamente graditi :-)
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