martedì 9 febbraio 2010
Quarantanni
Come già detto, ho terminato il compendio sui centri commerciali. Ma ho già pronto il sostituto: me lo ha suggerito la mia anagrafe.
Nel corso dell'anno solare 2010 taglierò il traguardo dei 40 anni... Un'età che si presta a bilanci, rimpianti, slanci di maturità e immediati controslanci a base di cazzeggiamenti per sentirsi ancora giovane...
La mia mancanza di serietà l'ho concentrata su questo argomento. E ho iniziato un nuovo compendio su tutto ciò che bisogna evitare a 40 anni...
Evitare di fissare troppo intensamente ragazze giovanissime
Cari coetanei, se vi capita davanti agli occhi una bella figliola sui 16 anni che magari è pure vestita in modo provocante, fate del vostro meglio per non guardarla, anzi allontanatevi.
Non lo dico perché penso che sia immorale accanire lo sguardo su una minorenne (solo una sottigliezza giuridica, visto che in altre nazioni a 16 anni si è considerati maggiorenni con diritto al voto, alla patente di guida e ai rapporti sessuali).
Non mi riferisco neppure ai problemi cardio-circolatori in cui si può incorrere facendo montare il testosterone nella spasmodica radiografia visiva di una lolita sexy (basta una pillola per abbassare la pressione e il problema è risolto).
E’ una cosa da evitare solo perché quella ragazzina potrebbe essere la figlia di un vostro amico e coetaneo che si è sposato giovane... Magari lui sta lì, alle vostre spalle senza che ve ne siate accorti, e ha osservato con attenzione la scena accorgendosi dell’interesse non proprio scientifico che state dimostrando per l’anatomia della sua adorata bambina… Adesso si avvicina a voi, vi da una pacca sulla spalla e con una scintilla negli occhi vi dice: “Ciao, come va? Che mi racconti, cosa stavi guardando con tanta concentrazione?”
Meglio non trovarsi in una situazione del genere…
Nel corso dell'anno solare 2010 taglierò il traguardo dei 40 anni... Un'età che si presta a bilanci, rimpianti, slanci di maturità e immediati controslanci a base di cazzeggiamenti per sentirsi ancora giovane...
La mia mancanza di serietà l'ho concentrata su questo argomento. E ho iniziato un nuovo compendio su tutto ciò che bisogna evitare a 40 anni...
Evitare di fissare troppo intensamente ragazze giovanissime
Cari coetanei, se vi capita davanti agli occhi una bella figliola sui 16 anni che magari è pure vestita in modo provocante, fate del vostro meglio per non guardarla, anzi allontanatevi.
Non lo dico perché penso che sia immorale accanire lo sguardo su una minorenne (solo una sottigliezza giuridica, visto che in altre nazioni a 16 anni si è considerati maggiorenni con diritto al voto, alla patente di guida e ai rapporti sessuali).
Non mi riferisco neppure ai problemi cardio-circolatori in cui si può incorrere facendo montare il testosterone nella spasmodica radiografia visiva di una lolita sexy (basta una pillola per abbassare la pressione e il problema è risolto).
E’ una cosa da evitare solo perché quella ragazzina potrebbe essere la figlia di un vostro amico e coetaneo che si è sposato giovane... Magari lui sta lì, alle vostre spalle senza che ve ne siate accorti, e ha osservato con attenzione la scena accorgendosi dell’interesse non proprio scientifico che state dimostrando per l’anatomia della sua adorata bambina… Adesso si avvicina a voi, vi da una pacca sulla spalla e con una scintilla negli occhi vi dice: “Ciao, come va? Che mi racconti, cosa stavi guardando con tanta concentrazione?”
Meglio non trovarsi in una situazione del genere…
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lunedì 8 febbraio 2010
Nerdotaku
Come avevo anticipato nel post in cui facevo il punto della situazione, nelle ultime settimane ho scritto due short stories brevissime basate su un'idea di Mirco. Lui stava lavorando a dei "racconti nerd" che ho avuto il piacere di leggere, mi hanno ispirato, e mi hanno fatto diventare più realista del re. Non esagero: Mirco stesso ha confermato che i miei due raccontini sono molto più nerd dei suoi ;-) In effetti a suo tempo sono stato anche un po' otaku, quindi li ho battezzati "nerdotaku".
Ne sto scrivendo un terzo. Quando sarà concluso penso di riunirli in un ebook gratuito su lulu.com
Nel frattempo li pubblicherò separatamente sul blog, anche perché le idee latitano e ritrovarsi tre post già pianificati é un bel vantaggio...
La lettura sul blog può essere più faticosa, ma sono veramente brevissimi, circa 10.000 battute ciascuno.
Per quanto riguarda il loro valore letterario... beh, spero di ricevere qualche opinione in merito.
RADUNO ALIENO
L’alieno era avvolto dal freddo crepuscolo di una sera invernale. Piccole fumate biancastre gli fuoriuscivano dalla bocca mentre respirava a fatica la densa aria del pianeta Terra. Fatti pochi passi entrò nella metropolitana. Si guardò attorno per esaminare le forme di vita operanti al suo interno, e alla fine ne individuò una coronata da un cappello basso con visiera corta, elemento che lo identificava come “funzionario”. Si avvicinò alla lastra di vetro che isolava il “funzionario” dal mondo circostante e con un perfetto accento terrestre disse:
“Un biglietto per favore”.
L’alieno ritirò il titolo cartaceo che gli permetteva di accedere ai binari del treno sotterraneo. Vi incontrò altre sei forme di vita che attendevano l’arrivo del convoglio.
Una di queste forme era particolarmente ben messa, con capelli biondi, rossetto fucsia, cerchi dorati alle orecchie e gambe coraggiosamente esposte al gelo, riparate solo da leggerissime calze nere che si intonavano alla perfezione con la minigonna. Si voltò per un attimo verso l’alieno guardandolo in faccia. Poi l’attenzione si spostò sui piedi. Rimase concentrata su due strani stivali marroni che avevano la forma di piedi anfibi, e un attimo dopo ricominciò a fissarlo nella parte alta del busto. Lo stesso marrone faceva capolino dalle maniche e dal collo del cappotto nero che indossava per ripararsi dal freddo. Evidentemente sotto aveva una tuta, o qualcosa di molto simile. Dietro al collo pendeva un cappuccio con una forma particolare, una sorta di maschera da mostro…
“E’ un raduno”, spiegò l’alieno notando la faccia perplessa di quella ragazza. “Mi ha invitato il mio amico Alberto, che è un esperto di fantascienza. Personalmente ho sempre preferito il genere fantasy, infatti questo è il mio primo raduno extraterrestre. In genere andavo a quelli dei barbari e degli elfi. Beh, gli elfi solo una volta. Volevo sperimentare una cosa nuova, tanto per cambiare”.
La forma di vita terrestre biascicò un “Mmmm”, che poteva significare ‘Capisco’, oppure ‘Non me ne può fregare di meno’ oppure ‘Questo è scemo’.
Il convoglio arrivò in quell’istante, e mentre l’alieno saliva su un vagone in coda ripensò alle istruzioni ricevute. Alberto era stato chiaro: raduno nell’intersezione galattica fra la nebulosa di Magellano e la costellazione di Orione, che era stato abbastanza semplice identificare come l’incrocio fra Corso Ferdinando Magellano e Via Don Luigi Orione.
Per quanto riguardava l’orario, aveva parlato della settima frazione della rotazione universale applicandovi però il tempo di Tattoine. L’alieno (che si chiamava Ilario) si era messo a fare conti con la sua fidata calcolatrice e aveva stabilito con un margine di errore minimo che tale dato equivaleva alle ore 18.15 terrestri, fuso orario del conglomerato socio-politico ‘Italia’.
Alle 18 spaccate il treno giunse alla fermata “Marte” (per essere precisi all’angolo fra Via Campo di Marte e il Vicolo del Tempio di Diana). Pochi passi e l’alieno era già al centro dell’intersezione galattica. Ma dove si teneva il raduno?
Si guardò attorno sperando di scorgere altre forme di vita extraterrestre, ed ebbe fortuna: un tizio con una lunga coda grigia che fuoriusciva dal piumino stava sparendo nel sottosuolo. Evidentemente avevano scelto di riunirsi in un locale seminterrato.
Andò di corsa verso gli scalini e si calò nella stanza sotterranea sperando di scorgere Alberto. Era il suo unico riferimento in quel gruppo di maniaci della fantascienza.
Nella penombra della sala vide una ventina di persona decisamente eterogenee: un tizio sembrava alto due metri e mezzo, chissà che razza di trampoli si era messo ai piedi; un altro invece si era appena tolto il casco da motociclista mostrando una faccia piena di squame blu; e ce ne erano degli altri ancora con travestimenti così curati da fare impressione.
All’improvviso risuonò uno strano verso che sembrava il sibilo di un serpente misto a tosse piena di catarro.
“Per favore, niente lingue native”, urlò un grassone con la faccia tinta di rosso che aveva l’aria di essere il moderatore della riunione. “E’ stato stabilito di usare il terrestre come lingua franca, e invito tutti i presenti a non dimenticarsene”.
“Scusami Fulvur!”, replicò il parlatore sibilante.
“Va bene, scuse accettate”, tagliò corto Fulvur il rosso. Poi, dando una rapida occhiata aggiunse: “Mi sembra che manchi ancora qualcuno. Chi sono i ritardatari?”
“Mi sa che Alberto deve ancora arrivare”, intervenne Ilario ad alta voce.
Tutti gli alieni si voltarono contemporaneamente verso di lui.
“Chi sei?”, gli domandò un piccoletto alto circa un metro e mezzo con occhi da insetto, una specie di proboscide al posto del naso e il viso coperto di pelo grigio.
“Io sono un gungan del pianeta Naboo”, spiegò Ilario. “E tu?”
Il piccoletto non rispose. Lo guardò invece con aria sorpresa, o forse spaventata, oppure ostile (è difficile capire le espressioni facciali di una mosca).
“Fulvur, abbiamo un problema”, esclamò rivolgendosi al moderatore.
Seguì un lungo silenzio.
“Ah, capisco”, rispose infine il panzone rosso con un evidente imbarazzo nella voce. “Credo che ci sia stato un errore”, aggiunse rivolgendosi direttamente a Ilario. “Noi non siamo quelli che tu pensavi”.
“Non c’è Alberto?”
“No, nessun Alberto qui da noi”.
“Accidenti, scusatemi tanto. Ero convinto che fosse il Raduno di Guerre Stellari. Ho sbagliato parrocchia. Me ne vado”, concluse cercando di apparire il più disinvolto possibile. “Comunque complimenti per i costumi, davvero ottimi”.
Risalì lungo gli scalini e tornò nel bel mezzo dell’intersezione galattica fra Corso Magellano e Via Don Luigi Orione. Diede un’occhiata a 360 gradi e avvistò un iktotchi che attendeva un gungan ritardatario.
“Alberto! Sono qui!”, gli urlò mentre attraversava la nebulosa che li separava.
“Ma dove eri finito?”
“Alla riunione aliena lì di fronte. Non mi avevi mica detto dell’altro gruppo che si incontrava praticamente nello stesso posto!”
“Un altro gruppo? Qui?”
“Si, in quel sottoscala”.
“Onestamente non lo sapevo”, spiegò Alberto. “Conosco tutte le associazioni, e mi risulta che qui ci siamo solo noi”.
“Avresti dovuto vedere come erano mascherati bene! Sembravano veri!”
“Voglio chiedere al nostro presidente se li conosce. Non vorrei che ci facessero concorrenza”.
Tra una parola e l’altra erano giunti in un negozio di modellismo che esponeva in vetrina dischi volanti, astronavi e le indimenticabili miniature Gig di Han Solo, Luke Skywalker e Yoda. Un manifesto artigianale fatto con stampante a getto d’inchiostro pubblicizzava il 3° RADUNO ASTRALE DEI REDUCI DELLE GUERRE STELLARI. Una decina di ragazzi si erano già accomodati sulle sedie, pronti a gustarsi il programma della serata che includeva la consultazione dei rarissimi fumetti di Star Wars pubblicati dalla Marvel nei primi anni ‘80, una bibita imperiale a base di fragola, e l’ascolto di un cd di John Williams con alcune arie della colonna sonora della trilogia.
“Beh, come atmosfera è molto meglio qui” notò Ilario. “Quell’altro raduno era troppo formale, si prendevano sul serio in modo esagerato”.
“Ognuno ha le sue abitudini”, commentò Alberto mentre si infilava le lunghe orecchie (o corna? boh) da iktotchi. “Comunque sbrigati a metterti la faccia”.
“Va bene, agli ordini. Anzi...” Attimo di dubbio. “Come si dice ‘agli ordini’ nella lingua dei gungan?”
“Non lo so”, ammise Alberto, “Devi chiederlo a Gianni”, spiegò indicando una faccia glabra e marrone su cui spiccavano gli occhioni neri di un aqualish.
“Cominciamo” annunciò solennemente Obi Wan Kenobi.
Intanto nel sottoscala all’altro lato della strada regnava il silenzio. Fulvur si era allontanato, e gli alieni erano nervosi. Finalmente il moderatore riapparve in mezzo a loro suscitando un bisbigliare confuso.
“Allora”, esordì a voce alta per far cessare il parlottare sommesso dei presenti, “il Comando Interstellare deplora l’episodio avvenuto stasera, e ci invita a una maggiore prudenza. Inoltre”, continuò con molta rassegnazione nella voce, “ha ritenuto opportuno sospendere il progetto di invasione della Terra a data da destinarsi, visto che di fatto un terrestre si è infiltrato tra noi e per quanto ne sappiamo ora potrebbe essere già dalle autorità competenti per informarle del pericolo che il loro pianeta sta correndo”.
“Che stronzata! Quello lì non si era accorto di niente”, sottolineò un bestione azzurro con quattro occhi.
“E se pure andasse in giro a raccontare del nostro progetto di invasione, chi gli crederebbe? Lo prenderebbero per matto”, fece notare il tizio alto due metri e mezzo.
“Ragazzi, io la penso come voi, ma tanto si era già capito che al Comando Interstellare non gliene frega un cazzo della Terra”, concluse senza troppi giri di parole Fulvur. “Per loro è più importante quell’inutile blocco di basalto vicino alla Galassia di Andromeda, lo sapete bene. Cominciate a preparare i bagagli, fra qualche giorno si parte per una nuova destinazione”.
“Peccato, in fondo qui mi ci trovavo bene”, disse quasi sospirando un omuncolo verde. “Avevo persino fatto amicizia coi redattori di una rivista a fumetti che mi aveva assunto come sceneggiatore e grafico per le copertine”.
“Qui?”, gli chiese con una certa curiosità Fulvur.
“No, nella conglomerazione socio-politica chiamata ‘Giappone’”.
“Mi spiace per te Keroro”, concluse Fulvur, “la tua carriera artistica terrestre è già finita”.
Ne sto scrivendo un terzo. Quando sarà concluso penso di riunirli in un ebook gratuito su lulu.com
Nel frattempo li pubblicherò separatamente sul blog, anche perché le idee latitano e ritrovarsi tre post già pianificati é un bel vantaggio...
La lettura sul blog può essere più faticosa, ma sono veramente brevissimi, circa 10.000 battute ciascuno.
Per quanto riguarda il loro valore letterario... beh, spero di ricevere qualche opinione in merito.
RADUNO ALIENO
L’alieno era avvolto dal freddo crepuscolo di una sera invernale. Piccole fumate biancastre gli fuoriuscivano dalla bocca mentre respirava a fatica la densa aria del pianeta Terra. Fatti pochi passi entrò nella metropolitana. Si guardò attorno per esaminare le forme di vita operanti al suo interno, e alla fine ne individuò una coronata da un cappello basso con visiera corta, elemento che lo identificava come “funzionario”. Si avvicinò alla lastra di vetro che isolava il “funzionario” dal mondo circostante e con un perfetto accento terrestre disse:
“Un biglietto per favore”.
L’alieno ritirò il titolo cartaceo che gli permetteva di accedere ai binari del treno sotterraneo. Vi incontrò altre sei forme di vita che attendevano l’arrivo del convoglio.
Una di queste forme era particolarmente ben messa, con capelli biondi, rossetto fucsia, cerchi dorati alle orecchie e gambe coraggiosamente esposte al gelo, riparate solo da leggerissime calze nere che si intonavano alla perfezione con la minigonna. Si voltò per un attimo verso l’alieno guardandolo in faccia. Poi l’attenzione si spostò sui piedi. Rimase concentrata su due strani stivali marroni che avevano la forma di piedi anfibi, e un attimo dopo ricominciò a fissarlo nella parte alta del busto. Lo stesso marrone faceva capolino dalle maniche e dal collo del cappotto nero che indossava per ripararsi dal freddo. Evidentemente sotto aveva una tuta, o qualcosa di molto simile. Dietro al collo pendeva un cappuccio con una forma particolare, una sorta di maschera da mostro…
“E’ un raduno”, spiegò l’alieno notando la faccia perplessa di quella ragazza. “Mi ha invitato il mio amico Alberto, che è un esperto di fantascienza. Personalmente ho sempre preferito il genere fantasy, infatti questo è il mio primo raduno extraterrestre. In genere andavo a quelli dei barbari e degli elfi. Beh, gli elfi solo una volta. Volevo sperimentare una cosa nuova, tanto per cambiare”.
La forma di vita terrestre biascicò un “Mmmm”, che poteva significare ‘Capisco’, oppure ‘Non me ne può fregare di meno’ oppure ‘Questo è scemo’.
Il convoglio arrivò in quell’istante, e mentre l’alieno saliva su un vagone in coda ripensò alle istruzioni ricevute. Alberto era stato chiaro: raduno nell’intersezione galattica fra la nebulosa di Magellano e la costellazione di Orione, che era stato abbastanza semplice identificare come l’incrocio fra Corso Ferdinando Magellano e Via Don Luigi Orione.
Per quanto riguardava l’orario, aveva parlato della settima frazione della rotazione universale applicandovi però il tempo di Tattoine. L’alieno (che si chiamava Ilario) si era messo a fare conti con la sua fidata calcolatrice e aveva stabilito con un margine di errore minimo che tale dato equivaleva alle ore 18.15 terrestri, fuso orario del conglomerato socio-politico ‘Italia’.
Alle 18 spaccate il treno giunse alla fermata “Marte” (per essere precisi all’angolo fra Via Campo di Marte e il Vicolo del Tempio di Diana). Pochi passi e l’alieno era già al centro dell’intersezione galattica. Ma dove si teneva il raduno?
Si guardò attorno sperando di scorgere altre forme di vita extraterrestre, ed ebbe fortuna: un tizio con una lunga coda grigia che fuoriusciva dal piumino stava sparendo nel sottosuolo. Evidentemente avevano scelto di riunirsi in un locale seminterrato.
Andò di corsa verso gli scalini e si calò nella stanza sotterranea sperando di scorgere Alberto. Era il suo unico riferimento in quel gruppo di maniaci della fantascienza.
Nella penombra della sala vide una ventina di persona decisamente eterogenee: un tizio sembrava alto due metri e mezzo, chissà che razza di trampoli si era messo ai piedi; un altro invece si era appena tolto il casco da motociclista mostrando una faccia piena di squame blu; e ce ne erano degli altri ancora con travestimenti così curati da fare impressione.
All’improvviso risuonò uno strano verso che sembrava il sibilo di un serpente misto a tosse piena di catarro.
“Per favore, niente lingue native”, urlò un grassone con la faccia tinta di rosso che aveva l’aria di essere il moderatore della riunione. “E’ stato stabilito di usare il terrestre come lingua franca, e invito tutti i presenti a non dimenticarsene”.
“Scusami Fulvur!”, replicò il parlatore sibilante.
“Va bene, scuse accettate”, tagliò corto Fulvur il rosso. Poi, dando una rapida occhiata aggiunse: “Mi sembra che manchi ancora qualcuno. Chi sono i ritardatari?”
“Mi sa che Alberto deve ancora arrivare”, intervenne Ilario ad alta voce.
Tutti gli alieni si voltarono contemporaneamente verso di lui.
“Chi sei?”, gli domandò un piccoletto alto circa un metro e mezzo con occhi da insetto, una specie di proboscide al posto del naso e il viso coperto di pelo grigio.
“Io sono un gungan del pianeta Naboo”, spiegò Ilario. “E tu?”
Il piccoletto non rispose. Lo guardò invece con aria sorpresa, o forse spaventata, oppure ostile (è difficile capire le espressioni facciali di una mosca).
“Fulvur, abbiamo un problema”, esclamò rivolgendosi al moderatore.
Seguì un lungo silenzio.
“Ah, capisco”, rispose infine il panzone rosso con un evidente imbarazzo nella voce. “Credo che ci sia stato un errore”, aggiunse rivolgendosi direttamente a Ilario. “Noi non siamo quelli che tu pensavi”.
“Non c’è Alberto?”
“No, nessun Alberto qui da noi”.
“Accidenti, scusatemi tanto. Ero convinto che fosse il Raduno di Guerre Stellari. Ho sbagliato parrocchia. Me ne vado”, concluse cercando di apparire il più disinvolto possibile. “Comunque complimenti per i costumi, davvero ottimi”.
Risalì lungo gli scalini e tornò nel bel mezzo dell’intersezione galattica fra Corso Magellano e Via Don Luigi Orione. Diede un’occhiata a 360 gradi e avvistò un iktotchi che attendeva un gungan ritardatario.
“Alberto! Sono qui!”, gli urlò mentre attraversava la nebulosa che li separava.
“Ma dove eri finito?”
“Alla riunione aliena lì di fronte. Non mi avevi mica detto dell’altro gruppo che si incontrava praticamente nello stesso posto!”
“Un altro gruppo? Qui?”
“Si, in quel sottoscala”.
“Onestamente non lo sapevo”, spiegò Alberto. “Conosco tutte le associazioni, e mi risulta che qui ci siamo solo noi”.
“Avresti dovuto vedere come erano mascherati bene! Sembravano veri!”
“Voglio chiedere al nostro presidente se li conosce. Non vorrei che ci facessero concorrenza”.
Tra una parola e l’altra erano giunti in un negozio di modellismo che esponeva in vetrina dischi volanti, astronavi e le indimenticabili miniature Gig di Han Solo, Luke Skywalker e Yoda. Un manifesto artigianale fatto con stampante a getto d’inchiostro pubblicizzava il 3° RADUNO ASTRALE DEI REDUCI DELLE GUERRE STELLARI. Una decina di ragazzi si erano già accomodati sulle sedie, pronti a gustarsi il programma della serata che includeva la consultazione dei rarissimi fumetti di Star Wars pubblicati dalla Marvel nei primi anni ‘80, una bibita imperiale a base di fragola, e l’ascolto di un cd di John Williams con alcune arie della colonna sonora della trilogia.
“Beh, come atmosfera è molto meglio qui” notò Ilario. “Quell’altro raduno era troppo formale, si prendevano sul serio in modo esagerato”.
“Ognuno ha le sue abitudini”, commentò Alberto mentre si infilava le lunghe orecchie (o corna? boh) da iktotchi. “Comunque sbrigati a metterti la faccia”.
“Va bene, agli ordini. Anzi...” Attimo di dubbio. “Come si dice ‘agli ordini’ nella lingua dei gungan?”
“Non lo so”, ammise Alberto, “Devi chiederlo a Gianni”, spiegò indicando una faccia glabra e marrone su cui spiccavano gli occhioni neri di un aqualish.
“Cominciamo” annunciò solennemente Obi Wan Kenobi.
Intanto nel sottoscala all’altro lato della strada regnava il silenzio. Fulvur si era allontanato, e gli alieni erano nervosi. Finalmente il moderatore riapparve in mezzo a loro suscitando un bisbigliare confuso.
“Allora”, esordì a voce alta per far cessare il parlottare sommesso dei presenti, “il Comando Interstellare deplora l’episodio avvenuto stasera, e ci invita a una maggiore prudenza. Inoltre”, continuò con molta rassegnazione nella voce, “ha ritenuto opportuno sospendere il progetto di invasione della Terra a data da destinarsi, visto che di fatto un terrestre si è infiltrato tra noi e per quanto ne sappiamo ora potrebbe essere già dalle autorità competenti per informarle del pericolo che il loro pianeta sta correndo”.
“Che stronzata! Quello lì non si era accorto di niente”, sottolineò un bestione azzurro con quattro occhi.
“E se pure andasse in giro a raccontare del nostro progetto di invasione, chi gli crederebbe? Lo prenderebbero per matto”, fece notare il tizio alto due metri e mezzo.
“Ragazzi, io la penso come voi, ma tanto si era già capito che al Comando Interstellare non gliene frega un cazzo della Terra”, concluse senza troppi giri di parole Fulvur. “Per loro è più importante quell’inutile blocco di basalto vicino alla Galassia di Andromeda, lo sapete bene. Cominciate a preparare i bagagli, fra qualche giorno si parte per una nuova destinazione”.
“Peccato, in fondo qui mi ci trovavo bene”, disse quasi sospirando un omuncolo verde. “Avevo persino fatto amicizia coi redattori di una rivista a fumetti che mi aveva assunto come sceneggiatore e grafico per le copertine”.
“Qui?”, gli chiese con una certa curiosità Fulvur.
“No, nella conglomerazione socio-politica chiamata ‘Giappone’”.
“Mi spiace per te Keroro”, concluse Fulvur, “la tua carriera artistica terrestre è già finita”.
venerdì 5 febbraio 2010
Jacek Yerka
Sinora ho parlato solo di artisti del passato, rappresentanti della pittura tradizionale o del primo movimento che ha cercato delle alternative, il simbolismo.Da quel momento in poi é un fiorire di correnti innovative, non tutte di mio gradimento (parlando sempre da profano fruitore e non da esperto, che non sono e non sarò mai).
Il surrealismo é una di quelle più note, e cerca di trasfigurare la realtà in immagini oniriche o comunque visionarie.
Artisti come Dalì e Magritte sono ormai icone dell'arte. Magari in futuro dedicherò qualche post ad alcune delle loro opere meno note.
In questo invece vorrei dare spazio ad un artista vivente, il polacco Jacek Yerka, che segue la (ormai) tradizione del surrealismo.
Al pari dei pittori storici di quel movimento cerca insistentemente la nitidezza e, specificamente come Magritte, compone paesaggi in cui la maggior parte degli elementi sono del tutto realistici, se vengono osservati singolarmente. Inoltre fa un uso insistito del paradosso visivo, altra specialità del grande artista belga o (in forma molto diversa) dell'incisore olandese M.C. Escher (altra icona cui dedicherò dei post, prima o poi).
La produzione di Jacek Yerka é notevole, e sul web é possibile trovare molti esempi delle sue straordinarie creazioni.
mercoledì 3 febbraio 2010
Altre inquisizioni
Di Borges avevo già parlato in questo post e sicuramente ne parlerò ancora.
Come "librovissuto" avrei potuto inserire quasi tutti quelli che ho letto. Ho scelto "Altre inquisizioni" perché é un'esempio straordinario di letteratura senza narrativa. Gli scritti che compongono questo libro sono dei brevi saggi, ma in realtà anche la parola "saggi" può essere un po' forzata. C'é un insieme di intuizioni, riflessioni, analogie, analisi e confronti di cui poteva essere capace solo un uomo che ha trascorso la sua vita più a leggere che a vivere (ed é uno dei modi con cui Borges si definisce).
La linea che riesce a tracciare da Hawthorne a Kafka, la contrapposizione tra Kafka e Chesterton, il legame quasi mistico che nota fra Khayyam e il suo traduttore inglese Fitzgerald, la sua particolare maniera di accostare la letteratura fantastica alla teologia e alla filosofia come se fossero un'unica forma della speculazione mentale umana...
"Finché uno scrittore si limita a narrare avvenimenti o a delineare le lievi oscillazioni di una coscienza, possiamo supporlo onnisciente, possiamo confonderlo con l'universo o con Dio; non appena scende a ragionare, lo sappiamo fallibile [...] Dio non deve teologizzare; lo scrittore non deve infirmare con ragioni umane la momentanea fede che esige da noi l'arte".
Le intellettualissime e coltissime riflessioni di Borges sono un esempio di come si possa scrivere sulla letteratura partendo... dalla letteratura, non dalla realtà o dall'uomo, come se l'ars letteraria prendesse vita propria e divenisse un'entità a se stante.
Certamente é un tipo di lettura erudita che necessita di una buona dose di predisposizione. A me ha trasmesso l'interesse per la letteratura a tutto tondo. Borges infatti dedica pagine ad autori spesso snobbati da una certa critica, come H.G. Wells o W.T. Beckford, dando merito alla loro straordinaria inventiva (e in fondo l'arte e la letteratura sono sempre "finzioni", come rammenta il titolo di un altro suo libro famoso).
Come "librovissuto" avrei potuto inserire quasi tutti quelli che ho letto. Ho scelto "Altre inquisizioni" perché é un'esempio straordinario di letteratura senza narrativa. Gli scritti che compongono questo libro sono dei brevi saggi, ma in realtà anche la parola "saggi" può essere un po' forzata. C'é un insieme di intuizioni, riflessioni, analogie, analisi e confronti di cui poteva essere capace solo un uomo che ha trascorso la sua vita più a leggere che a vivere (ed é uno dei modi con cui Borges si definisce).
La linea che riesce a tracciare da Hawthorne a Kafka, la contrapposizione tra Kafka e Chesterton, il legame quasi mistico che nota fra Khayyam e il suo traduttore inglese Fitzgerald, la sua particolare maniera di accostare la letteratura fantastica alla teologia e alla filosofia come se fossero un'unica forma della speculazione mentale umana...
"Finché uno scrittore si limita a narrare avvenimenti o a delineare le lievi oscillazioni di una coscienza, possiamo supporlo onnisciente, possiamo confonderlo con l'universo o con Dio; non appena scende a ragionare, lo sappiamo fallibile [...] Dio non deve teologizzare; lo scrittore non deve infirmare con ragioni umane la momentanea fede che esige da noi l'arte".
Le intellettualissime e coltissime riflessioni di Borges sono un esempio di come si possa scrivere sulla letteratura partendo... dalla letteratura, non dalla realtà o dall'uomo, come se l'ars letteraria prendesse vita propria e divenisse un'entità a se stante.
Certamente é un tipo di lettura erudita che necessita di una buona dose di predisposizione. A me ha trasmesso l'interesse per la letteratura a tutto tondo. Borges infatti dedica pagine ad autori spesso snobbati da una certa critica, come H.G. Wells o W.T. Beckford, dando merito alla loro straordinaria inventiva (e in fondo l'arte e la letteratura sono sempre "finzioni", come rammenta il titolo di un altro suo libro famoso).
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martedì 2 febbraio 2010
Concorso Effequ
Avevo pubblicato il bando del concorso della casa editrice Effequ senza essere certo di riuscire a partecipare, poiché vengono forniti degli elementi ben precisi su cui deve basarsi il racconto e sui quali devono uniformarsi i partecipanti.
Per inclinazione resto attaccato a quel particolare stato mentale di cui ormai si mette in dubbio l'esistenza: la vecchia, decrepita, illusoria ispirazione. Scrivo quando un'idea comincia a farsi largo in testa, e non mi pongo nessun problema di lunghezza, tematiche o interesse generale.
E invece dopo pochi giorni ho trovato uno spunto in linea con quanto richiesto nel bando. Praticamente il racconto da inviare l'ho già quasi finito (la bozza s'intende. Mi prenderò qualche settimana per l'editing).
Quindi anch'io sono in grado di fare a meno dell'ispirazione? Ancora no. Direi che questo é stato un caso. Pazienza. Dopo tutto non ho il problema di dover scrivere su commissione, quindi non c'é motivo per cui debba preoccuparmi.
Per inclinazione resto attaccato a quel particolare stato mentale di cui ormai si mette in dubbio l'esistenza: la vecchia, decrepita, illusoria ispirazione. Scrivo quando un'idea comincia a farsi largo in testa, e non mi pongo nessun problema di lunghezza, tematiche o interesse generale.
E invece dopo pochi giorni ho trovato uno spunto in linea con quanto richiesto nel bando. Praticamente il racconto da inviare l'ho già quasi finito (la bozza s'intende. Mi prenderò qualche settimana per l'editing).
Quindi anch'io sono in grado di fare a meno dell'ispirazione? Ancora no. Direi che questo é stato un caso. Pazienza. Dopo tutto non ho il problema di dover scrivere su commissione, quindi non c'é motivo per cui debba preoccuparmi.
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casa editrice Effequ,
concorso letterario
lunedì 1 febbraio 2010
Finito il compendio
Post conclusivo del compendio sui centri commerciali.
Ma ho già un'idea per un'altra serie di post poco seri... Comunque intanto terminiamo con un settore nevralgico dei moderni templi dello shopping, fondamentale per farti restare dentro le sue mura il più a lungo possibile, ovvero la
RISTORAZIONE
Mangiare in un centro commerciale è sempre un’esperienza straordinaria. Tanto per cominciare si può sperimentare la vera, autentica cucina internazionale globalizzata. Puoi mangiare del sushi in un ristorante giapponese gestito da personale cinese che compra il pesce in un mercato rionale italiano; oppure puoi provare il locale turco, dove un cameriere napoletano ti serve un kebab di carne di maiale. E’ stupendo vedere una famiglia italiana nella taverna messicana mentre ordina tacos fatti con piadine romagnole e wurstel, e a pochi passi di distanza un gruppo di turisti messicani che mangia pizza margherita condita con ketchup e sottilette. L’esperienza più gratificante però è avere la sensazione di trovarsi a Springfield, nel classico locale che piacerebbe a Homer Simpson: normali ciambelle trasformate in surreali sculture di glassa azzurra, granella di zucchero bianco, decorazioni di cioccolato marroni, ripieno di marmellata rossa alla ciliegia; tradizionali caffè seppelliti sotto crema di zabaione, panna montata, scaglie di pistacchio, scorze di limone, uvetta, gelato alla fragola e yogurt naturale; classici panini riempiti con salmone norvegese, tonno tunisino, prosciutto spagnolo, formaggio olandese, bacon inglese e maionese americana… Purtroppo la visita gratuita dal gastroenterologo non è ancora inclusa nel menù, ma prima o poi ce la metteranno, ne sono certo.
Ma ho già un'idea per un'altra serie di post poco seri... Comunque intanto terminiamo con un settore nevralgico dei moderni templi dello shopping, fondamentale per farti restare dentro le sue mura il più a lungo possibile, ovvero la
RISTORAZIONE
Mangiare in un centro commerciale è sempre un’esperienza straordinaria. Tanto per cominciare si può sperimentare la vera, autentica cucina internazionale globalizzata. Puoi mangiare del sushi in un ristorante giapponese gestito da personale cinese che compra il pesce in un mercato rionale italiano; oppure puoi provare il locale turco, dove un cameriere napoletano ti serve un kebab di carne di maiale. E’ stupendo vedere una famiglia italiana nella taverna messicana mentre ordina tacos fatti con piadine romagnole e wurstel, e a pochi passi di distanza un gruppo di turisti messicani che mangia pizza margherita condita con ketchup e sottilette. L’esperienza più gratificante però è avere la sensazione di trovarsi a Springfield, nel classico locale che piacerebbe a Homer Simpson: normali ciambelle trasformate in surreali sculture di glassa azzurra, granella di zucchero bianco, decorazioni di cioccolato marroni, ripieno di marmellata rossa alla ciliegia; tradizionali caffè seppelliti sotto crema di zabaione, panna montata, scaglie di pistacchio, scorze di limone, uvetta, gelato alla fragola e yogurt naturale; classici panini riempiti con salmone norvegese, tonno tunisino, prosciutto spagnolo, formaggio olandese, bacon inglese e maionese americana… Purtroppo la visita gratuita dal gastroenterologo non è ancora inclusa nel menù, ma prima o poi ce la metteranno, ne sono certo.
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