Durante gli anni ’50 e ’60, nei paesi dell’est europeo dominati dai regimi totalitari comunisti si sviluppò una particolare forma di aggiramento della censura, il samizdat. Il fatto che sia nato proprio in quel contesto non ha nulla a che fare col colore politico: un fenomeno simile avrebbe potuto prendere vita anche in nazioni vittime di una dittatura di destra o di una teocrazia.
A quei tempi non esistevano internet, i personal computer o qualunque altra forma di digitalizzazione del testo. Tanto meno posta elettronica e fax. C’erano la carta e l’inchiostro e la posta ordinaria. Punto. Ovviamente le tipografie erano strettamente controllate dal regime, e stampare una qualunque cosa avversa al potere politico era pressoché impossibile oltre che rischioso. Inoltre la corrispondenza era controllata, e un pacco con dentro un libro non sarebbe passato inosservato.
E allora chi voleva leggere opere censurate doveva rischiare, facendosi consegnare di persona da un amico il libro in forma di pagine dattiloscritte, e doveva inoltre assumersi l’onere di trascriverle a sua volta. Quando si riceveva la risma di fogli battuti a macchina con romanzi o saggi vietati dalla censura, non veniva chiesto solo di leggerli, ma anche di farli circolare. Quindi si infilavano nella macchina da scrivere due pagine A4 bianche con una carta carbone in mezzo, e si ricopiava il testo ricevuto clandestinamente. In questa maniera si poteva regalarne una o due copie anche ad altri lettori sovversivi, che a loro volta avrebbero poi dovuto improvvisarsi scrivani.
Trascrivere un romanzo di diverse centinaia di pagine è un’operazione che richiede tempo, tempo sottratto alla vita di tutti i giorni. Eppure c’era chi lo faceva per due motivi fondamentali: perché era felice di poter leggere ciò che era vietato, e perché voleva rendere felici altre persone con lo stesso dono. A rischio di finire sotto processo per violazione della legge. Perché leggere, e ancor più copiare e far circolare certi libri, era un reato grave.
Noi per fortuna non abbiamo questi problemi. Possiamo leggere quel che vogliamo e – forse proprio perché la cosa appare scontata – c’è tanta gente che non legge nulla. Chissà se proibire i libri renderebbe la lettura più interessante anche per coloro che normalmente non le danno alcuna importanza… Ovviamente è meglio non saperlo: il giorno in cui accadesse qualcosa del genere significherebbe che la nostra libertà è stata tremendamente limitata, non solo nel campo dei libri.
Comunque lancio un’idea: provate a raccontare cosa è stato il samizdat a qualche vostro conoscente che reputa la lettura una perdita di tempo, e poi proponetegli un libro… proibito. Forse potrebbe essere incuriosito dalle pagine bianche coi caratteri tipografici impressi sopra.




