sabato 25 ottobre 2014

L'era dell'esibizionismo globale - 1

AVVISO IMPORTANTE: LETTURA INADATTA AI BAMBINI

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“… guardavo la televisione. Trasmettevano ‘Una giornata con’ e l’ospite era quella gran fica di Marga Orsini. La inquadravano pure sotto la doccia… Ma mi sta ascoltando?”
“Sì, ti sento. Continua”.
Non era vero. L’agente Doglia non ascoltava affatto e permetteva ai suoi pensieri di vagare altrove, di appigliarsi a qualunque distrazione. Nessuna durava più di un minuto.
Negli ultimi tempi gli succedeva sempre più frequentemente, persino durante gli interrogatori. Il sospettato blaterava il suo alibi all’aria e al registratore, mentre Doglia, gomito sulla scrivania e avambraccio trasformato nel sostegno della testa, lasciava ciondolare gli occhi e la loro soglia di attenzione ovunque, soprattutto verso il soffitto. Dieci canonici secondi di contemplazione rivolta al vuoto, e poi, inevitabile, si perdeva in un flusso di pensieri incerti alla ricerca di ulteriori vuoti ai quali appigliare la propria apatia per altre frazioni di minuto.
Alcuni colleghi, memori degli anni in cui l’uomo era costantemente efficiente (non a giorni alterni come gli capitava ormai da parecchi mesi) gli avevano inizialmente concesso l’improbabile indulgenza di ritenerlo un metodo voluto: un apparente disinteresse per allentare la concentrazione dell’interrogato, per dargli la sensazione che i sospetti della polizia nei suoi confronti fossero in realtà minimi e che la convocazione in commissariato e le relative domande fossero un’inutile perdita di tempo. In questo modo lo spingeva a parlare con più tranquillità e con maggiori probabilità di contraddirsi.
Col tempo, però, l’ipotesi si era rivelata infondata. Doglia non simulava affatto: quando sprofondava nelle sue giornate letargiche compiva svogliato ogni genere di attività, si incantava persino davanti alla macchinetta del caffè, tanto è vero che qualcuno malignò l’assunzione di medicinali altamente debilitanti.
Ecco, quella mattina lui era tediato o sedato: si deconcentrava e non prestava attenzione alla versione dei fatti fornita dal pregiudicato di turno. In effetti, già da alcuni mesi, anche nei giorni di lucidità si limitava a compiere burocraticamente le proprie mansioni: inviava l’avviso di comparizione al sospettato, gli rivolgeva faticosamente le domande stilate dall’ispettore Berruti al quale consegnava subito la registrazione dell’interrogatorio, esaminava le pratiche che gli erano state assegnate e poi attendeva passivo altre istruzioni. Non aggiungeva niente all’indagine, il suo contributo era ai limiti dell’inerzia.
Intanto il sospettato taceva. Osservava l’uomo che gli stava di fronte: abiti borghesi sgualciti, faccia ebete, sguardo perso nel nulla. Non aveva l’aspetto di un poliziotto.
Rimasero in questo stallo per quanto tempo?
Difficile dirlo: i distacchi dalla realtà di Doglia potevano durare anche una ventina di minuti. Se nessuno lo apostrofava lui non reagiva, si instupidiva nel nulla della sua concentrazione assente, si dissolveva nelle sue meditazioni prive di contenuto.
Si destò, infine, perché sullo schermo del pc era balenata una notizia che racchiudeva un nome a lui noto, quello di uno scrittore del quale aveva letto e apprezzato alcuni romanzi. Implicitamente si risveglio la sua consapevolezza che il pregiudicato attendeva altre domande.
“Dunque…” (lasciò scivolare gli occhi assonnati verso il foglio di Berruti) “Come hai trascorso la serata di martedì 19 maggio?”
L’interrogato esitò prima di replicare, quasi con imbarazzo: “Me l’ha già chiesto. Ho risposto prima”.
“Ah, va bene” si infastidì Doglia, impegnato a leggere la notizia che lo interessava. “Allora… Con quale gestore hai il contatto… no, scusa, il contratto per la connessione adsl e a quali condizioni?”
L’uomo rispose. Il poliziotto intanto si informava sui dettagli dell’imminente morte del romanziere olandese Edwin Maas, malato terminale di cancro al fegato. L’autore annunciava al mondo che alle ore 21:00 GMT avrebbe lasciato la vita terrena tramite iniezione letale praticata dal suo medico di fiducia. La scelta dell’eutanasia era l’inevitabile conseguenza delle tremende sofferenze fisiche causate dal suo male incurabile. Ma prima di andarsene avrebbe voluto salutare e quasi abbracciare virtualmente tutti i numerosi lettori dei suoi libri, pertanto li invitava – a partire dalle ore 16:00 GMT – a visitare il suo blog per lasciare un commento di addio sul suo ultimo post. Il server era stato appositamente implementato per permettergli di reggere l’urto di centinaia di migliaia di contatti contemporanei, e lo scrittore si auspicava di raggiungere il milione di contatti e un equivalente numero di commenti prima delle 21:00. Se avesse conseguito tale risultato avrebbe potuto morire sereno.
Mentre sospirava di fronte all’ineluttabilità della morte, Doglia si accorse che l’interrogato taceva nuovamente.
“Quale viene adesso?...” (continuando a reggersi la testa con la mano sinistra, allungò la destra sul foglio di Berruti e con movimenti intorpiditi delle dita vi tambureggiò sopra) “Sei iscritto a facebook?”
“Certo che sono iscritto” replicò il pregiudicato come se la risposta fosse sin troppo ovvia.
“Puoi accedere al tuo profilo?” cantilenò il poliziotto ripetendo meccanicamente la domanda trascritta dall’ispettore.
“Va bene” concesse l’uomo interrogato con un’occhiata perplessa.
In quel momento la porta si aprì inattesa. Berruti sedette di fronte a Doglia e lo salutò, senza ricevere alcuna risposta: il suo vice stava digitando sull’agenda del cellulare un promemoria per rammentarsi che alle 19 avrebbe dovuto inserire un commento sul blog di Edwin Maas.
“Dormito bene?” lo provocò l’ispettore.
“Ah, sei tu” si risvegliò Doglia notando la persona in più nella stanza.
“Mi sono connesso come m’ha chiesto” s’intromise tra i due il pregiudicato.
Berruti gli tolse di mano il palmare col quale aveva appena aperto il profilo su facebook.
“Confermi ciò che hai affermato in presenza del mio collega?” intimò senza preamboli.
L’interrogato assentì.
“Allora ci hai preso per il culo. Se martedì non ti sei mosso da casa tua all’Eur, per quale motivo il tuo profilo è stato aggiornato alle otto di sera tramite la connessione wi-fi privata di un condominio di Monteverde?”
“Mi sarò connesso a sbafo” scherzò il pregiudicato “Ormai sté connessioni wi-fi sono potentissime, c’hanno campo pure a dieci chilometri di distanza”.
“Ogni stronzata che aggiungi peggiora la tua posizione”.
“Beh, mo’ che ci penso meglio” inghiottì riluttante il sospettato “forse avevo fatto due passi prima di cena…”
“Quindi dalle parti di Monteverde, dove è avvenuto il furto. All’interno dell’appartamento sono stati prelevati alcuni contanti, un rolex, quattro bracciali d’oro, tre anelli e uno smartphone”.
“Embé?”
“Sono esattamente gli oggetti che ti vanti di aver rubato nel tuo messaggio delle 20:21 di martedì 19 maggio” lo inchiodò Berruti.
“Ma è sicuro che sono gli stessi?” balbettò il ladro.
“Hai aggiunto anche la foto” precisò l’assistente dell’ispettore mostrando l’istantanea sul desktop del cellulare.
“Però ha visto quanti ‘mi piace’?” si vantò l’uomo ormai scoperto. Con un guizzo d’orgoglio aggiunse: “Guardi il furto ai Parioli dell’anno scorso: me ne hanno dati novemilaquattrocentocinquanta, un record!”
“Lei è in arresto per il furto nell’appartamento sito al quarto piano, interno 16, del condominio in via Cavallazzi al numero civico 4…”
“Eh no, un attimo!” si oppose l’arrestato. “Mica è detto che l’ho scritto io quel messaggio! Qualcuno è entrato nel mio profilo e m’ha fatto uno scherzo! Può succedere, no?”
Berruti chiamò ad alta voce un agente in divisa incaricandolo di accompagnare il ladro dal collega che avrebbe compilato il verbale di arresto e il documento per il rilascio sulla parola con obbligo di comunicare ogni cambio di domicilio.
“Ma daje, se lei stesso ha detto che il messaggio l’hanno scritto con una connessione diversa dalla mia, è ovvio che è stato qualcun altro! M’hanno incastrato!” si agitava il topo d’appartamento mentre il poliziotto lo trascinava fuori dalla stanza.
Doglia e Berruti erano rimasti soli. L’ispettore osservò il suo vice ipnotizzato dal cellulare.
“Che stai guardando?”
“Eh?... Ah, niente. Stavo solo rileggendo un promemoria che ho scritto”.
“Il commissario ha chiesto di dare priorità assoluta agli attentati e di interessarcene tutti”.
“Ah! Ma non li segue direttamente il capo insieme agli amici dell’Arma?”
“Sì, ma c’è urgenza di risolvere in tempi brevi. I giornali ci stanno massacrando, su facebook abbiamo ricevuto tre milioni e mezzo di ‘non mi piace’ in due giorni. Bisogna scoprire i colpevoli e arrestarli”.
“E che dovremmo fare?” si stiracchiò Doglia.
“I dati raccolti sono stati messi a disposizione di tutti i dipartimenti. Possiamo accedere all’area riservata e attingere a ogni informazione, comprese le perizie della scientifica. Chiunque abbia qualche ipotesi investigativa la può comunicare subito al capo tramite e-mail. Non ci sono più gerarchie per questo caso: ognuno può intervenire, purché serva a scovare l’attentatore”.
“Ci darò un’occhiata domani” rispose scompostamente Doglia lasciando scivolare ogni sillaba dentro un lungo sbadiglio.


CONTINUA…

14 commenti:

  1. questa volta sono il primo a commentare! l'attacco sembra promettente: genere che sembra poliziesco (come piace a me), base "virtuale", un personaggio stralunato e centrato su altro, la scrittura pulita di sempre. Gli ingredienti ci sono, naturalmente aspetto il seguito e intanto: nano nano!

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    1. Grazie per la fiducia "a prescindere", spero di continuare a meritarla anche nei prossimi giorni ;-)

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  2. L'azione si svolge nel presente, in una realtà alternativa simile alla nostra o nel nostro futuro? Il comando "unlike" non esiste sul nostro facebook, giusto?

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    1. Si svolge in un futuro prossimo non troppo lontano (tipo quello di Robocop, per capirci) lievemente distopico, quindi ci sono alcune piccole differenze col nostro presente.
      Ma mica tante ;-)

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  3. Bello come inizio, il carattere del protagonista è interessante e i primi particolari inquietanti si fanno già vedere. Voglio leggere il seguito :]

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    1. Ciao, benvenuto :-)
      L'attesa sarà breve, ogni due giorni esce una parte del racconto e il 6 novembre sarà concluso.

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  4. Come inizio m sembra bello, mi piace molto lo sguaro satirico sui Social Forum.

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    1. Più avanti ci vado giù in modo più pesante...

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  5. In genere un approdo troppo vicino alla realtà contemporanea mi spiazza sempre, quindi mi è capitato anche stavolta per naturale reazione, però mi è piaciuto moltissimo l'incipit.
    Mi è piaciuta la descrizione chiara, limpida e decisa che hai fatto di Doglia e andando avanti con la lettura sono entrata nel meccanismo della contemporaneità capendo - o almeno credo - in che senso essa irrompa sulla scena.

    Attendo le prossime pagine! :D

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  6. Sembro me a lavoro quando leggo qualcosa di particolare sui manga al PC e divento distratta.. ahahah!

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    1. Beh, ma ti immagino più concentrata del mio personaggio ;-)
      Sul manga, ovvio.

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  7. E' molto interessante... e non mi sembra che sia il futuro perché
    ora i giovani vantano le burle con le foto sui siti di reti sociali e vengono arrestati o licenziati...

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    1. Infatti è un futuro abbastanza presente ;-.)

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