giovedì 10 marzo 2016

I limiti espressivi della narrazione scritta

Qualche giorno fa ho letto un post molto grazioso sul blog di Cristina Cavaliere in cui venivano accostati i cinque sensi a cinque libri e cinque quadri che in qualche modo potrebbero simboleggiarli (quanto meno dal punto di vista del blogger).
L'approccio sensoriale ci trasmette l'apprendimento diretto, che sviluppiamo nella nostra mente per poi immagazzinarlo nella memoria come patrimonio di conoscenza. Però i cinque sensi, sebbene collaborino l'uno con l'altro, hanno una rilevanza diversa. Vi sono studi scientifici secondo i quali l'uso della vista tende a essere esageratamente preponderante, arrivando addirittura (secondo un'ipotesi) a far ridurre l'uso degli altri sensi persino relativamente a percezioni che richiederebbero maggiormente l'uso delle orecchie o del naso anziché quello degli occhi.
Da questo punto di vista la scrittura ha lo svantaggio di essere collegata all'uso della vista ma solo in termini concettuali. Una tradizionale pagina scritta non utilizza immagini o figure che, invece, stimolano maggiormente l'occhio (è una lezione ben compresa da molti blogger che integrano i loro articoli con fotografie, disegni, eleganza grafica del blog stesso).
Parlando quindi di fiction, il cinema - specialmente certi blockbuster hollywoodiani pieni di CGI spettacolari - o anche il fumetto, hanno una sorta di vantaggio espressivo rispetto al romanzo: una superiore potenzialità recettiva per il ricevente grazie alla succitata preponderanza della percezione sensoriale, tramite la vista, di figure definite anziché di concetti.
Ci scherzavo commentando un post di Andrea Cabassi sulla crisi della narrativa di fantascienza notando come invece la SF cinematografica (e fumettistica) sembra godere di ottima salute. L'orgia di colori e di azione di una pellicola 3D riesce probabilmente a colpire l'attenzione più di una descrizione scritta.
Quindi - ipotesi per assurdo - la narrativa farebbe meglio a concentrarsi su quel tipo di elementi che sono meno adatti a una percezione sensoriale diretta? Ad esempio l'approfondimento psicologico, l'esposizione di stati d'animo, etc.? In questo modo, però, si imporrebbe dei limiti. Paradosso estremo: imporsi dei limiti contenutistici per superare i propri limiti espressivi.
No, penso che la scrittura debba comunque sforzarsi di raccontare ciò che non può rappresentare esplicitamente a causa dei propri limiti espressivi intrinseci. Deve raccontarlo usando un punto di vista diverso.
Prendiamo ad esempio il suono. Un suono va ascoltato. Lo si può evocare per iscritto, ma la sua descrizione, per quanto accurata, non ci permetterà mai di udirlo materialmente. E allora, più che descrivere il suono, bisogna trasformarlo in qualcosa di diverso ai fini della narrazione. Bisogna concettualizzarlo, per così dire. Concludo quindi questo post citando un passaggio di "Casa Howard" di E.M. Forster in cui una delle protagoniste, Helen, sta ascoltando la Quinta Sinfonia di Beethoven durante un concerto. Questo è il modo in cui Forster racconta la musica: non descrivendola ma evocando il suo effetto sul personaggio, le visioni che essa le suscita, la sua contemplazione delle reazioni alla sinfonia  in coloro che le stanno vicino.

Era infatti cominciato l'Andante - bellissimo, ma con una certa aria di famiglia con tutti gli altri bellissimi Andanti che Beethoven ha scritto e, a giudizio di Helen, tale da staccare gli eroi e i naufraghi del Primo Tempo dagli eroi e i folletti del Terzo. Essa ascoltò il tema una volta; poi si divagò e si mise a osservare ora il pubblico, ora l'organo, ora l'architettura. Criticò molto i fragili Cupidi che cingono il soffitto della Queen's Hall, inclinati l'uno verso l'altro con insipidi gesti, vestiti di brache giallastre, su cui batteva il sole di ottobre. "Che orrore sposare un uomo che somigliasse a quei Cupidi!" pensò Helen. A questo punto Beethoven cominciò a variare il tema; così lei lo ascoltò un'altra volta e poi sorrise alla cugina Frieda. Ma Frieda, poiché ascoltava Musica Classica, non poteva rispondere. Anche Herr Liesecke aveva l'aspetto di chi non può essere distratto neppure da cavalli sfrenati: aveva la fronte corrugata, la bocca socchiusa, il pince-nez ad angolo retto col naso, le mani bianche, massicce, posate sulle ginocchia.
E vicino a lei c'era zia Juley, così britannica, che desiderava battere il tempo. Come era interessante quella fila di persone! Quali influssi diversi avevano contribuito a formarle! Ora Beethoven , dopo aver ronzato e bisbigliato con grande tenerezza, disse "uffa" e l'andante finì. Applausi, e una serie di "wundershon" e di "prachtvoll" da parte del contingente tedesco. Margaret si mise a parlare col suo nuovo giovanotto; Helen disse alla zia: "Ora viene il tempo meraviglioso: prima i folletti e quindi un trio di elefanti che danzano"; e Tibby implorò tutta la comitiva di non farsi sfuggire il passaggio del tamburo.
"Di che cosa caro?"
"Del tamburo, zia Juley".
"No, non fatevi sfuggire quel punto in cui sembra che i folletti se ne siano andati e invece ritornano" sospirò Helen, mentre la musica aveva inizio con un folletto che scorrazzava tranquillamente sull'universo, in lungo e in largo. Altri lo seguirono. Non erano creature aggressive; era questo che li rendeva tanto terribili per Helen. Si limitavano a osservare, passando, che nel mondo non c'era niente che assomigliasse allo splendore o all'eroismo. Dopo l'interludio degli elefanti che danzavano, tornarono i folletti e ripresero da capo a osservare... Helen non poteva contraddirli, perché una volta aveva avuto la stessa sensazione, ed aveva persino visto le solide mura della giovinezza crollare. Panico e vuoto! Panico e vuoto! I folletti avevano ragione.
Suo fratello alzò un dito: era il passaggio del tamburo.
Infatti, come se le cose stessero andando troppo oltre, Beethoven afferrò i folletti e fece far loro quello che voleva lui. Intervenne di persona. Diede loro una piccola spinta, ed essi incominciarono a camminare in tonalità maggiore anziché in minore; e poi soffiò ed essi si dispersero! Fiammate di splendore, dei e semidei che lottano con enormi spade, colori e fragranze diffusi sul campo di battaglia, magnifica vittoria, magnifica morte! Oh, tutto questo esplose davanti alla ragazza e lei tese persino le mani guantate, quasi potesse toccarlo. Ogni fatto era titanico; ogni lotta desiderabile; conquistatore e conquistato sarebbero stati egualmente applauditi dagli angeli e dalle stelle più alte.

25 commenti:

  1. Il problema della musica può essere davvero molto serio per un romanzo. Penso, per esempio, alla continua sensazione della mancanza di qualcosa che mi dava il Doktor Faustus di Thomas Mann mentre lo leggevo. Da questo punto di vista la multimedialità permessa dalla scrittura digitale può essere davvero un bel salto in avanti.

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    1. Sì, infatti so che stanno valutando di creare libri digitali leggibili su tablet con effetti sonori e anche visuali.

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  2. L'ho letto anche io il bellissimo post di Cristina. Sono d'accordo con te in merito all'efficacia del tipo di narrazione evocativa. Sfacciatamente, per portare acqua al mio mulino, chi ha letto il mio romanzo e mi scrive, spesso mi dice" sembra di essere lì, insieme ai personaggi". Piccole soddisfazioni ma fanno piacere, sopratutto perché ci ho messo parecchio per rendere tutto più fluido.Ovvio però che c'è scrittura e scrittura, un post difficilmente può dare l'idea di quello che è lo stile personale, devi necessariamente essere efficace in poche righe, in un romanzo hai più margine di sperimentazione e gli obiettivi comunicativi sono diversi.

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    1. Sì, puoi sperimentare molto a livello di scrittura, però resto dell'idea che si presta più per narrare la percezione degli eventi esteriori che non gli eventi esteriori stessi.

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  3. La scrittura permette una cosa che le altre arti non possono fare (questo non implica un merito, solo una peculiarità): entrare nella testa di un personaggio e avere la sua soggettiva. Attraverso quest'ottica si può raccontare come un dato personaggio vive colori, suoni, odori ed esperienze tattili. Non mi sembra poco.

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    1. Infatti non è per niente poco. Sottolineavo proprio che, vista questa sua potenzialità, la scrittura io la sfrutterei focalizzandomi su questa potenzialità piuttosto che su tentativi minuziosi di descrivere un suono o una struttura in modo uditivo o visuale.

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  4. Impossibile raccontare un suono come difficile è spiegare un odore. Certo, puoi raccontare di come gli strumenti musicali suonino o dell'essenza chiusa dentro un profumo, ma non è quello che deve fare la scrittura. La scrittura deve evocare, suggerire, deve colpire i sensi, non descriverli. Chi legge deve ascoltare la musica e immaginare, provare una sensazione. Questo è il grande potere che ha in mano chi scrive: proiettare quel suono dentro la sfera emotiva; se chi legge riesce a emozionarsi come se avesse le cuffie alle orecchie, lo scrittore ha fatto bene il suo lavoro!

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    1. Ecco, è quel che intendevo: raccontare le emozioni suscitate, esprimere le sensazioni trasmesse da un suono o da un'immagine.

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  5. Concordo con quanto dice Tenar, la scrittura permette di poter applicare una certa soggettività, di poter anche entrare nella testa dei vari personaggi cosa che non sempre le altre arti possono garantire.

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    1. É proprio questa la "specialità" della narrativa sulla quale dico che si debba puntare, anziché perdersi in interminabili decsrizioni "fotografiche" o "uditive".

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  6. Diventa difficile descrivere un suono o un odore con la parola scritta, evocare però le sensazioni che trasmettono al personaggio è possibile, sta nella bravura dei chi scrive renderle al meglio.

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    1. Infatti è questo che volevo sottolineare.

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  7. Innanzitutto grazie di cuore per la citazione al mio post, che mi sembra sia stato gradito, forse anche più di quello sull'accostamento dei romanzi alle quattro stagioni. Ho letto con molto interesse anche i vari commenti.

    La pagina scritta implica senza dubbio uno sforzo ulteriore immaginativo da parte del lettore per sopperire ad alcune mancanze, di immagini ad esempio. Questo è un limite, ma anche una possibilità e un arricchimento, ciò che non succede con il cinema in cui il regista impone in un certo senso la sua visione allo spettatore. Difatti si parla di una fruizione passiva.

    Proprio in questo periodo, invece, sto pianificando un romanzo storico con l'idea di introdurre degli elementi figurativi (miei, o di altri) e link a musiche del periodo, ma anche altro. L'operazione mi sembra complicata, non so se ci riuscirò!

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    1. L'idea è ottima e al passo coi tempi (so che qualcuno ci sta già provando) quindi dacci sotto e vedrai che ci riuscirai ;-)

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  8. Interessante quanto hai scritto. Veritiero. Bisogna essere grandi per riuscire a rendere l'idea di un suono o di un profumo con un testo scritto.
    Non credo sia da tutti. Più relativamente semplice vedere le cose dalla parte del personaggio.
    Una domanda da perfetta ignorante. Qualcuno è riuscito nell'impresa di "spiegare" su un romanzo un suono?

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    1. Sicuramente qualcuno ha tentato. Non potrei mai essere esaustivo sull'argomento perché non sono così preparato, lo ammetto, però, per dire, posso citare tra le prime cose che mi vengono in mente il romanzo "A ritroso" di J.K. Huysmans in cui c'è un intero capitolo dove il raffinato ma nevrotico Des Esseintes, creandosi il suo mondo artificiale in una casa fuori città, si preoccupa anche di renderlo piacevole sul piano sensoriale e di compiacere i cinque sensi. Seguono infinite descrizioni di suoni, profumi e gusti coi quali intende rendere unico il suo "rifugio" in cui si isola dal resto del mondo, che lui odia profondamente.

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    2. Bell'esempio! Huysmans mi manca, però :))
      Uno dei tanti che manca!

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  9. Il mondo è sempre più multimediale, i libri pian piano si stanno adeguando. Secondo me, prima o poi, ci saranno ebook con contenuti sensoriali (già gli audiolibri si aprono a un nuovo orizzonte).

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    1. Infatti penso anch'io che andrà così.

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  10. non scordiamoci però che la parola scritta è in grado di accendere una lampadina nella nostra testa, così quando leggiamo una parola, essa non è più una semplice sequenza di lettere, ma si trasforma in un'immagine. Questa immagine la creiamo noi, con gli "effetti speciali" della nostra immaginazione... e la nostra immaginazione è sempre in FULL HD! ;-)

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    1. Sì, infatti credo sia inutile un'accurata descrizione lunga tre pagine, molto meglio una descrizione breve ma particolarmente evocativa, capace di stimolare la fantasia.

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  11. Questo post mi ha fatto molto riflettere… non avevo mai pensato che le parole scritte potessero avere dei… "limiti" (se non quello sonoro).
    Io credo di essere dotata di una discreta immagnazione ma non sono una visionaria: eppure leggo molto e immagino quanto leggo, che sia uno scenario reale o fantastico. Se paragoniamo questo potenziale (non limite) della scrittura rispetto a una rappresentazione visiva (cinema) per me la scrittura vince mille volte. Perché ogni lettore può immaginare ciò che legge in un modo diverso, quindi esistono mille mila visualizzazioni di un testo. La forma visuale cinematografica se realizzata da un regista visionario, risulterà molto spettacolare, sicuramente catturerà l'attenzione ma sarà unica e limitata a tale particolare visione.

    L'unico limite è appunto quello sonoro. Lo percepisco particolarmente negli anime: a volte prediligo infatti la forma visiva al manga perché le OST e le BGM aggiungono molte emozioni alla storia.

    Meno male che non hai messo l'esempio di Arancia Meccanica :P

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    1. Anche io preferisco gli anime ai manga per motivi... sonori ;-)

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  12. Abbiamo un proverbio "Vale più uno sguardo che cento parole", ma io penso che proprio per questo la letteratura è bellissima.

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    1. Beh, le "cento parole" della letteratura possono essere particolarmente significative e pregne di emozioni.

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