L'artista Sergey Tyukanov è nato nell'isola di Sachalin, all'estrema periferia della Grande Madre Russia, lontanissima dai fasti imperiali di San Pietroburgo e dall'imponenza sovietica di Mosca.
Da bambino il suo modo preferito di viaggiare era immergersi nelle illustrazioni dei libri per l'infanzia ed esplorare i regni magici delle favole.
Questa passione è diventata il nocciolo della sua arte: tramite i colori a tempera - ma anche gli acquerelli e le incisioni a bulino - egli crea illustrazioni che sembrano pittura e viceversa.
La "russità" è un altro elemento fondamentale dei suoi lavori, con l'onnipresenza di cupole e strutture orientaleggianti che rammentano le architetture delle tante città euroasiatiche inglobate nei domini dello Zar.
L'elemento fiabesco resta comunque predominante, ed è quello che più mi affascina delle sue opere, forse un po' ossessive a livello tematico ma assai curate nei dettagli.
Per chi volesse approfondire consiglio di dare un'occhiata al suo sito che è veramente delizioso, con un autentico ingresso nel suo museo virtuale (basta cliccare sulla "i" in basso a destra) e la possibilità di visitare le varie sale con le sue opere.
mercoledì 29 giugno 2011
domenica 26 giugno 2011
Premi & premi
Si avvicina l'estate, e c'è un pullulare di premi letterari più o meno famosi. Accanto allo Strega e al Campiello esistono infatti tantissimi altri riconoscimenti, spesso molto interessanti per specifici settori (ad esempio il Gran Giallo, premio legato al Mystfest di Cattolica e seguito con interesse dagli appassionati di romanzi gialli e polizieschi).
Limitandomi a una banale ricerca su wikipedia, ho censito 74 premi letterari. Inoltre bisogna aggiungere le tante manifestazioni a livello locale organizzate dagli assessorati alla cultura o le pro-loco che includono (immancabilmente) una premiazione a qualche libro meritevole.
La domanda che sorge spontanea è: garantiscono qualità? Oppure, dando per scontata la qualità, la questione si trasforma in: invogliano all'acquisto?
La risposta è sicuramente "sì", ma con le dovute eccezioni. Personalmente, confesso di non aver mai comprato un libro solo perchè ha vinto un certo premio. Per dirla tutta, non ho letto nessuno dei romanzi vincitori dello Strega negli ultimi quindici anni.
È un comportamento abnorme o conoscete altri lettori abituali che, pur amando leggere, provano un totale disinteresse per i premi?
Limitandomi a una banale ricerca su wikipedia, ho censito 74 premi letterari. Inoltre bisogna aggiungere le tante manifestazioni a livello locale organizzate dagli assessorati alla cultura o le pro-loco che includono (immancabilmente) una premiazione a qualche libro meritevole.
La domanda che sorge spontanea è: garantiscono qualità? Oppure, dando per scontata la qualità, la questione si trasforma in: invogliano all'acquisto?
La risposta è sicuramente "sì", ma con le dovute eccezioni. Personalmente, confesso di non aver mai comprato un libro solo perchè ha vinto un certo premio. Per dirla tutta, non ho letto nessuno dei romanzi vincitori dello Strega negli ultimi quindici anni.
È un comportamento abnorme o conoscete altri lettori abituali che, pur amando leggere, provano un totale disinteresse per i premi?
giovedì 23 giugno 2011
Rinnegare i propri scritti
La scrittura fa spesso trasparire idee e opinioni dell'autore, e ovviamente ne esprime lo stile e la vocazione letteraria. Ma le idee possono mutare, come pure gli orientamenti stilistici.
Lo scrittore che rinnega - o quanto meno si pente o prova vergogna - per alcuni suoi vecchi lavori non è una situazione rara. In molti casi possono subentrare addirittura coinvolgimenti ideologici e morali.
Negli anni '20 e '30 del XX secolo alcuni artisti credettero di scorgere nel comunismo la possibile realizzazione di un mondo migliore e sostennero la nascente Unione Sovietica. André Breton, uno dei fondatori del movimento surrealista, era fra questi. Tuttavia nel corso degli anni cominciò a perdere progressivamente fiducia nella rivoluzione bolscevica, sino a provare orrore per lo stalinismo. Si pentì quindi dei propri scritti pro-sovietici.
Il poeta dialettale Gioacchino Belli, famoso per i suoi sonetti romaneschi irriverenti e spesso anticlericali, ripudiò la propria opera chiedendo addirittura a un amico di distruggerla dopo la sua morte. È possibile che si trattasse di una scelta forzata, dovuta alla necessità di cautelare la famiglia dal rischio di "rappresaglie" da parte dell'amministrazione pontificia, ma c'è il dubbio di un'effettivo pentimento, considerata la sua posizione conservatrice e anti-rivoluzionaria all'epoca della Repubblica Romana, da lui avversata.
Anche Franz Kafka chiese a un amico di bruciare i propri scritti dopo la sua morte. Non è chiaro il motivo di questo desiderio. Sicuramente denota un conflitto interiore dello scrittore ceco verso la propria opera letteraria, conflitto che traspare anche dai suoi diari privati.
Si può anche abbandonare totalmente la scrittura. Arthur Rimbaud, uno dei poètes maudits - forse il più celebre - tra i sedici e i diciannove anni scrisse poesie visionarie ancora oggi incluse nelle antologie della letteratura francese. Poi scelse l'avventura. Girovagò per l'Europa e il mondo come manovale, soldato, mercante, forse anche schiavista. Riguardo la poesia, si racconta che avrebbe detto a un suo amico "Je ne m'intéresse plus à ça".
Oppure, semplicemente, non si riesce più ad apprezzare lo stile e lo spirito dei propri esordi. Nel 2010 il poeta messicano contemporaneo José Emilio Pacheco è stato insignito del premio Cervantes, uno dei più importanti riconoscimenti letterari del mondo ispanico. Nel riceverlo ha dichiarato di essersi "pentito" di molte poesie giovanili, che nelle edizioni antologiche della sua opera sono state infatti corrette e modificate rispetto alle versioni iniziali.
Insomma, c'è la possibilità che chi scrive rinneghi la propria scrittura.
Lo scrittore che rinnega - o quanto meno si pente o prova vergogna - per alcuni suoi vecchi lavori non è una situazione rara. In molti casi possono subentrare addirittura coinvolgimenti ideologici e morali.
Negli anni '20 e '30 del XX secolo alcuni artisti credettero di scorgere nel comunismo la possibile realizzazione di un mondo migliore e sostennero la nascente Unione Sovietica. André Breton, uno dei fondatori del movimento surrealista, era fra questi. Tuttavia nel corso degli anni cominciò a perdere progressivamente fiducia nella rivoluzione bolscevica, sino a provare orrore per lo stalinismo. Si pentì quindi dei propri scritti pro-sovietici.
Il poeta dialettale Gioacchino Belli, famoso per i suoi sonetti romaneschi irriverenti e spesso anticlericali, ripudiò la propria opera chiedendo addirittura a un amico di distruggerla dopo la sua morte. È possibile che si trattasse di una scelta forzata, dovuta alla necessità di cautelare la famiglia dal rischio di "rappresaglie" da parte dell'amministrazione pontificia, ma c'è il dubbio di un'effettivo pentimento, considerata la sua posizione conservatrice e anti-rivoluzionaria all'epoca della Repubblica Romana, da lui avversata.
Anche Franz Kafka chiese a un amico di bruciare i propri scritti dopo la sua morte. Non è chiaro il motivo di questo desiderio. Sicuramente denota un conflitto interiore dello scrittore ceco verso la propria opera letteraria, conflitto che traspare anche dai suoi diari privati.
Si può anche abbandonare totalmente la scrittura. Arthur Rimbaud, uno dei poètes maudits - forse il più celebre - tra i sedici e i diciannove anni scrisse poesie visionarie ancora oggi incluse nelle antologie della letteratura francese. Poi scelse l'avventura. Girovagò per l'Europa e il mondo come manovale, soldato, mercante, forse anche schiavista. Riguardo la poesia, si racconta che avrebbe detto a un suo amico "Je ne m'intéresse plus à ça".
Oppure, semplicemente, non si riesce più ad apprezzare lo stile e lo spirito dei propri esordi. Nel 2010 il poeta messicano contemporaneo José Emilio Pacheco è stato insignito del premio Cervantes, uno dei più importanti riconoscimenti letterari del mondo ispanico. Nel riceverlo ha dichiarato di essersi "pentito" di molte poesie giovanili, che nelle edizioni antologiche della sua opera sono state infatti corrette e modificate rispetto alle versioni iniziali.
Insomma, c'è la possibilità che chi scrive rinneghi la propria scrittura.
martedì 21 giugno 2011
Saggio sul progresso - IV
Filosofia del progresso
Un elemento molto importante alla base del principio di "progresso" è l'obiettivo di rendere più semplici e fruttuose le cose. Ottenere lo stesso risultato - o addirittura migliorarlo - con minore sforzo e maggiore efficacia.
Poiché le questioni sociali alle quali si applica il principio di "progresso" coivolgono una gran quantità di esseri umani, sarebbe opportuno che il suddetto miglioramento riguardasse tutti, e non solo alcuni di essi a discapito di altri. Se accettiamo questa condizione dovremmo subito riflettere su diversi quesiti, ad esempio: si può considerare "progresso" il fatto che noi europei possiamo comperare prodotti ad alta tecnologia a prezzi stracciati grazie a operai indiani o bengalesi che lavorano 16 ore al giorno per 10 dollari a settimana?
Come vedete, il progresso implica anche il rischio di ridurre notevolmente il proprio livello di autostima.
Applicazioni pratiche
Il concetto succitato necessita ovviamente di essere inserito nelle dinamiche sociali dell'umanità in modo pratico, permettendo un reale godimento dei vantaggi per tutte le persone coinvolte.
Un ambito in cui si è verificata una brillante applicazione del principio di miglioramento è il furto.
Per molti secoli l'attività di derubare il prossimo è stata assai pericolosa per chi la svolgeva e fastidiosa per chi la subiva. Il soggetto che si dedicava al furto doveva minacciare fisicamente la sua vittima ed esporsi al rischio di castighi corporali quali l'amputazione delle mani, o gravi disagi come la deportazione nelle colonie. Si trattava insomma di un'attività faticosa e stressante.
Il progresso ha consentito di operare nell'ambito del furto in modo decisamente più comodo sia per il ladro che per il derubato. Le nuove convenzioni sociali hanno infatti permesso la stipulazione di un accordo di reciproca collaborazione fra le due categorie, in base al quale il derubato accetta volontariamente di rimanere vittima - a intervalli regolari - di spoliazioni da parte dei ladri, che si sono organizzati in una nuova corporazione chiamata "consulenti finanziari". Anziché aggredire materialmente coloro che intendono derubare, essi lo accolgono nel proprio ufficio e gli fanno gentilmente firmare dei fogli coi quali ricevono una cifra pari a 100, e gli restituiscono dopo alcuni mesi una cifra pari a 90. Ovviamente avrebbe dovuto essere 110, ma si sa: le fluttuazioni del dollaro, la crisi, l'aumento del prezzo del petrolio...
Con questo sistema il furto termina con una stretta di mano e un caffè al bar, in attesa del successivo.
(continua. Forse...)
Un elemento molto importante alla base del principio di "progresso" è l'obiettivo di rendere più semplici e fruttuose le cose. Ottenere lo stesso risultato - o addirittura migliorarlo - con minore sforzo e maggiore efficacia.
Poiché le questioni sociali alle quali si applica il principio di "progresso" coivolgono una gran quantità di esseri umani, sarebbe opportuno che il suddetto miglioramento riguardasse tutti, e non solo alcuni di essi a discapito di altri. Se accettiamo questa condizione dovremmo subito riflettere su diversi quesiti, ad esempio: si può considerare "progresso" il fatto che noi europei possiamo comperare prodotti ad alta tecnologia a prezzi stracciati grazie a operai indiani o bengalesi che lavorano 16 ore al giorno per 10 dollari a settimana?
Come vedete, il progresso implica anche il rischio di ridurre notevolmente il proprio livello di autostima.
Applicazioni pratiche
Il concetto succitato necessita ovviamente di essere inserito nelle dinamiche sociali dell'umanità in modo pratico, permettendo un reale godimento dei vantaggi per tutte le persone coinvolte.
Un ambito in cui si è verificata una brillante applicazione del principio di miglioramento è il furto.
Per molti secoli l'attività di derubare il prossimo è stata assai pericolosa per chi la svolgeva e fastidiosa per chi la subiva. Il soggetto che si dedicava al furto doveva minacciare fisicamente la sua vittima ed esporsi al rischio di castighi corporali quali l'amputazione delle mani, o gravi disagi come la deportazione nelle colonie. Si trattava insomma di un'attività faticosa e stressante.
Il progresso ha consentito di operare nell'ambito del furto in modo decisamente più comodo sia per il ladro che per il derubato. Le nuove convenzioni sociali hanno infatti permesso la stipulazione di un accordo di reciproca collaborazione fra le due categorie, in base al quale il derubato accetta volontariamente di rimanere vittima - a intervalli regolari - di spoliazioni da parte dei ladri, che si sono organizzati in una nuova corporazione chiamata "consulenti finanziari". Anziché aggredire materialmente coloro che intendono derubare, essi lo accolgono nel proprio ufficio e gli fanno gentilmente firmare dei fogli coi quali ricevono una cifra pari a 100, e gli restituiscono dopo alcuni mesi una cifra pari a 90. Ovviamente avrebbe dovuto essere 110, ma si sa: le fluttuazioni del dollaro, la crisi, l'aumento del prezzo del petrolio...
Con questo sistema il furto termina con una stretta di mano e un caffè al bar, in attesa del successivo.
(continua. Forse...)
lunedì 20 giugno 2011
Ma funziona il counter di blogger?
Quando controllo le statistiche del blog, la vanità mi spinge a verificare non tanto il numero complessivo delle visite, ma quelle relative a una pagina in particolare: il post coi dettagli per scaricare i miei scritti.
Ebbene: un paio di mesi fa, selezionando l'opzione "sempre" nella sezione dei post più visitati, risultavano 206 visite. Qualche settimana dopo sono scese a 202. Poi siamo passati a 195. Adesso, in questo istante, ne sono riportate 181..
Qualcuno si sta facendo restituire le sue visite perchè è rimasto schifato? O forse esiste un contrabbando di pagine per i counters?
"Volete aumentare il numero delle visite sul Vs. blog? Rubatele dal counter di un altro blogger!"
É capitato a nessun altro di riscontrare una cosa del genere?
Ebbene: un paio di mesi fa, selezionando l'opzione "sempre" nella sezione dei post più visitati, risultavano 206 visite. Qualche settimana dopo sono scese a 202. Poi siamo passati a 195. Adesso, in questo istante, ne sono riportate 181..
Qualcuno si sta facendo restituire le sue visite perchè è rimasto schifato? O forse esiste un contrabbando di pagine per i counters?
"Volete aumentare il numero delle visite sul Vs. blog? Rubatele dal counter di un altro blogger!"
É capitato a nessun altro di riscontrare una cosa del genere?
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