Nel mondo dello showbiz capita talvolta che qualcuno si lasci andare a
rivelazioni clamorose a proposito di colleghi ormai deceduti e quindi impossibilitati a smentire o confermare. Per fare un esempio, pochi anni fa Carlo Croccolo sostenne di aver avuto in gioventù una relazione con Marilyn Monroe... Vero? Falso? Chi lo sa, la diva americana non potrà mai dircelo.
Ecco, io vorrei lanciarmi in una rivelazione del genere. Con la non trascurabile precisazione che chiaramente mi sto inventando tutto, però, insomma, già lo sapete che spesso scrivo cazzate solo per divertirmi un po'.
Ebbene, io oggi voglio parlarvi di quella volta che suggerii al professor Umberto Eco la trama de "Il nome della rosa".
Era il mese di agosto del 1978, avevo otto anni e come tutti i bambini di quell'età durante le vacanze estive leggevo per passare il tempo. Le mie letture preferite erano "Topolino", "Provolino" e i saggi del professor Eco. Avevo particolarmente apprezzato "Apocalittici e integrati", ma anche "Forma e indeterminazione nelle poetiche contemporanee" era discreto, sebbene macchiato da qualche inesattezza.
Quella mattina ero andato con mia madre al mercato per aiutarla a portare le buste della spesa, quando ebbi un soprassalto: Umberto Eco era lì, a due passi da me. Indossava un camicione hawaiano, sandali Birkenstock, occhiali da sole e un cappellone di paglia; inoltre parlava simulando un forte accento napoletano, ma si vedeva che era lui. Stava chiedendo due etti di sardine a un pescivendolo.
Domandai il permesso alla mamma e mi avvicinai al professore, salutandolo e congratulandomi con lui per i suoi saggi, oltre che per fargli notare quelle inesattezze nelle valutazioni semiotiche ed estetiche che avevo notato e di cui ho già detto sopra.
Il professore sbiancò. Mi trascinò in un angolo del mercato e mi disse di non pronunciare il suo nome. Dovevo rivolgermi a lui chiamandolo Gennarino o' barbone, perché non voleva assolutamente essere riconosciuto.
Mi meravigliai. Perché cotanta segretezza? C'era forse qualche terribile segreto che lo minacciava?
Il professore mi spiegò che, beh, in effetti lui non voleva che si sapesse in giro che amava tanto mangiare pesce. Il pesce è notoriamente ricco di fosforo utile a sviluppare l'intelligenza, perciò lui era terrorizzato all'idea che i colleghi docenti universitari pensassero che il suo smodato consumo di pesce fosse dovuto alla necessità di rinforzare il cervello. Una piccola vanità, d'altronde tutti ne abbiamo.
Aggiunse che evitava appositamente di comprare pesce a Ravenna o Rimini perché troppo vicine all'università: temeva di incontrare conoscenti o ex studenti dei suoi corsi. Partiva da Bologna con la sua macchina, si fermava a Firenze dove metteva sull'auto una targa falsa che iniziava con la sigla NA, si travestiva e guidava sino a Civitavecchia per sembrare davvero un partenopeo fissato coi prodotti ittici della città laziale.
Lo tranquillizzai rassicurandolo che avrei mantenuto il segreto. Però, seppur con molta discrezione, non potei evitare di evidenziargli le inesattezze da me riscontrate sul saggio citato. Lui mi ringraziò e, giacché il discorso aveva preso quella piega, mi chiese un suggerimento: stava meditando di scrivere un'opera di narrativa, sarebbe stata la prima per lui e ci teneva a fare bella figura. Non avevo per caso qualche idea originale da proporgli?
Per sua fortuna proprio pochi giorni prima avevo letto un trattato sulle eresie diffusesi in Europa nel Medio Evo (tutti i bambini di otto anni leggono libri del genere) e, quasi contemporaneamente, una storia su "Topolino" dove comparivano due personaggi che parodiavano Sherlock Holmes e il dottor Watson. Mi venne istintivo ipotizzare un romanzo ambientato in un convento benedettino nel 1327 in cui alcuni monaci tentano di modificare antichi manoscritti, venendo però scoperti da un frate-investigatore.
Il professore mi parve spaventato dalla complessità dell'idea, tuttavia si congedò confidandomi che avrebbe azzardato un tentativo. Il resto della storia lo sapete già. Mi dispiace solo che non sia mai più tornato a Civitavecchia e non mi abbia mai pubblicamente ringraziato per avergli suggerito la trama del suo best-seller.
Spero che un noto scrittore tutt'ora vivente, al quale ho reso un favore analogo, si dimostri più riconoscente. Volete sapere chi è?...
No, mi spiace, per ora non posso rivelarlo. Forse fra qualche anno, chissà...