venerdì 8 maggio 2015

La polemica tra Juan Brady e Francisco Hernandez Mendieta – prima parte

La prima scintilla era partita da Francisco Hernandez Mendieta. Doverosamente precisando, però, che non era nelle sue intenzioni scatenare una qualsivoglia bagarre. O forse un po’ di ostilità latente bruciava nelle sue parole, quantunque su un punto – almeno uno – possiamo essere certi: i due grandi scrittori non si erano mai incontrati di persona. Entrambi si conoscevano solo tramite l’aura di personaggio pubblico che li ammantava, ma per qualche bizzarra coincidenza del caso non era mai accaduto che fossero contemporaneamente presenti a un evento culturale o a una premiazione letteraria, non si erano mai incrociati financo in luoghi non connessi alle loro attività.
D’altronde Buenos Aires è una metropoli estesa come la Catalogna con più abitanti di Portogallo o Grecia; e la conoscenza diretta fra due abitanti non di una città, ma praticamente di una nazione, non è un fatto scontato, tutt’altro.
L’intervista del Clarìn era incentrata sull’ultima opera pubblicata da Mendieta, Il gatto galleggiante sul Mare della Tranquillità. Il giornalista Diego Andretti, avendo esaurito le domande relative al libro, aveva azzardato un apparentemente innocuo: “Tra i suoi colleghi c’è qualcuno che segue con particolare interesse?”
Francisco Hernandez Mendieta si era concesso alcuni istanti di riflessione prima di replicare: “Li seguo allo stesso modo in cui certa gente guarda la televisione: come uno spettacolo di intrattenimento che aiuta a riempire il proprio tempo libero e del quale a volte si può pensare male senza sentirsi in colpa”.
Andretti era rimasto incuriosito dal tono poco lusinghiero della risposta, però privo di riferimenti oggettivi, così aveva insistito con una domanda più diretta:
“Cosa gliene pare di Juan Brady?”
Aveva nominato Juan Brady anziché un qualunque altro scrittore perché in quel momento era il più popolare: il romanzo L’esercito dei pezzenti era nella classifica dei dieci libri più venduti da cinque mesi – per molte settimane era stato al primo posto – e sui social network parecchie discussioni a sfondo libresco vertevano sul titolo in questione e sulle precedenti opere dell’autore.
Mendieta aveva anteposto l’usuale pausa di riflessione, stavolta più lunga del solito. Con prudenza aveva dichiarato che il collega “Segue la tradizione” e poi aveva aggiunto: “Uno scrittore con le sue capacità potrebbe osare percorsi più innovativi”.
Il Clarìn – sia nell’edizione cartacea che in quella web – aveva intitolato il pezzo con un neutralissimo ‘Intervista a Francisco Hernandez Mendieta’. Ma alcuni siti aggregatori di notizie avevano fiutato la possibilità di una polemica, l’argomento che più di qualunque altro appassiona i popoli, perciò avevano presentato la notizia (se ‘notizia’ si può chiamare un’intervista dai contenuti tutto sommato sobri e prevedibili) con titoli assai mirati: “Mendieta stronca Brady”, “Mendieta, che attacco a Brady!” “Mendieta: ‘Brady, un autore antiquato’”.
La diffusione delle chiacchiere si accompagna a un’inevitabile distorsione delle parole originarie, soprattutto a causa di coloro che pur di dimostrarsi trendy e partecipare alla discussione più in voga del momento vogliono a ogni costo dire la loro, anche se in effetti non hanno neppure ascoltato – o in questo caso letto – la frase che ha dato origine alla presunta polemica.
Ventiquattro ore dopo i salotti del web riportavano ogni genere di deformazione.
Un tale X.Alarcon, iscritto a 426 gruppi su facebook con più di novecento amici – ma era presente anche su twitter con circa quattromila followers – aveva attribuito a Mendieta la frase ‘Brady scrive come un bambino di cinque anni’ e molti dei suoi contatti erano convinti che lo scrittore lo avesse detto realmente. Qualcuno si era persino premurato di replicare agli utenti che sottolineavano l’assenza di tali parole sul Clarìn che “ovviamente i redattori del quotidiano hanno edulcorato l’intervista per renderla più presentabile”, chiaro no?
Fu in questo contesto che Juan Brady apprese la notizia. Lesse attentamente ogni domanda e risposta, notò la sproporzione fra il testo ufficiale riportato dal giornale e le rielaborazioni esagerate di certi siti, e tuttavia si infastidì. C’era un elemento all’origine del suo fastidio: aveva letto un paio di libri di Mendieta e li aveva giudicati uno schifo. Però non si era mai permesso di proclamarlo pubblicamente, lo aveva rivelato solo alla sua compagna e al suo editore (ed entrambi gli avevano consigliato di simulare invece rispetto per un collega indubitabilmente famoso e stimato).
Perciò, scoprire che quel sopravvalutatissimo autore di romanzi di merda si era posto assai meno scrupoli di lui nell’esprimere un giudizio non lusinghiero, lo aveva fatto infuriare. Tale era il nervosismo di Brady da offuscargli la mente sull’evidenza che essere tacciati di tradizionalismo non implica alcun attacco al talento letterario. Anzi, l’invito a essere innovativo in riferimento alle sue “capacità” implicava una certa stima da parte del collega.
Ma lui non la leggeva così, lui la percepiva come una frecciata malignamente velenosa. Più ancora che la frase riservata esclusivamente a lui – Segue la tradizione. Uno scrittore con le sue capacità potrebbe osare percorsi più innovativi – lo pungolava la frase precedente riferita al contesto letterario nazionale e agli scrittori argentini contemporanei in genere: Li seguo allo stesso modo in cui certa gente guarda la televisione: come uno spettacolo di intrattenimento che aiuta a riempire il proprio tempo libero, e del quale a volte si può pensare male senza sentirsi in colpa.
Brady interpretava tale affermazione in senso offensivo: le parole utilizzate da Mendieta sottintendevano che le opere dei suoi compatrioti fossero di scarsa qualità, non paragonabili alla sua immensa bravura… Che arrogante!
Il sillogismo, quantunque forzato, era inevitabile: Mendieta disprezza tutti i romanzieri argentini, Brady è un romanziere argentino, Mendieta disprezza Brady.
Dapprima si sfogò con la compagna, e lei gli diede ragione ritenendo inopportuno che Mendieta desse suggerimenti su come scrivere, quasi fosse diventato un maestro di scuola. Però gli sconsigliò nuovamente di esternare le sue reali opinioni sul collega ormai diventato rivale.
Juan Brady telefonò poi all’editore e si lamentò anche con lui, ricevendo uguale solidarietà e una mezza concessione all’ipotesi di rispondere a Mendieta in forma ufficiale. Poteva replicare – a titolo personale lasciandone fuori la casa editrice – utilizzando però l’ironia e senza ricorrere a termini offensivi.
Juan non attendeva altro. Le dita gli fremevano come neppure quando iniziava a elaborare un nuovo romanzo. Si sbizzarrì e nel giro di mezz’ora aveva già elaborato una ventina di possibili tweet. Verso le sei di sera, finalmente, l’account @JBrady partorì le seguenti parole:
Chi è F.H. Mendieta? Quello che scrive capolavori per lettori incompetenti?
Dopo neanche un’ora gli trillò il cellulare. L’editore lo invitava a cancellare subito quel tweet. Forse si faceva ancora in tempo a evitare che venisse letto da troppi internauti…
“No” sbraitò Brady in risposta. “Mi sono stufato di tenere le palle in un cassetto!”
L’editore era preoccupatissimo: possibile che il suo autore non si rendesse conto che con quel messaggio aveva offeso non solo Mendieta ma anche centinaia di migliaia di argentini che leggevano i suoi libri?
“Sì, me ne sono reso conto. Voglio che la gente apra gli occhi e capisca quanta merda ingoia credendola miele ogni volta che legge le vaccate di quello stronzo!”
La mattina seguente, mentre sull’account @JBrady fioccavano commenti stizziti da parte dei lettori di Mendieta, Diego Andretti contattò Juan per proporgli un’intervista.
*
Stavolta il giornalista mantenne un premeditato atteggiamento istigatore: era intenzionato a soffiare sul fuoco. Se nel caso precedente era saltata fuori una dichiarazione a sfondo lievemente polemico all’interno di un’intervista equilibrata, in questa possibilità di replica offerta a Brady ci fu, al contrario, una raffica di domande che innescavano deliberatamente la possibilità di estendere la dimensione della querelle. Per conto suo Juan Brady non rispose mai in modo da smorzare i toni, deciso a sfruttare in pieno la chance che gli veniva offerta per insistere con più durezza nel suo attacco.
“Perché ‘capolavori per lettori incompetenti’?”
“Perché i romanzi di Francisco Hernandez Mendieta sono delle prese in giro. Un lettore preparato, una persona matura che comprende il mondo attorno a sé, dopo poche pagine capisce che quei libri sono una processione di parole decorative messe elegantemente una dopo l’altra per non raccontare nulla. Solo un adolescente alle prime letture o un adulto che legge mediamente un libro all’anno e si lascia influenzare dall’opinione dell’amico che glielo ha consigliato può farsi fregare da quel nulla”.
“In che senso racconta il nulla?”
“Basta analizzare i suoi libri senza il paraocchi della ‘suggestione’, il pregio immaginario col quale hanno ammantato tutte le sue storie prive di senso. Se si supera questo stato di ubriachezza forzata e si giudicano i suoi romanzi con la mente lucida, alla fine vengono fuori per quel che sono: il nulla. Potrei scrivere anch’io un romanzo alla Mendieta: basta inventarsi una circostanza surreale un po’ comica, tipo, che so, il fantasma di mia nonna che tutte le mattine mi appare sulla superficie del latte che mangio a colazione. Poi, per dieci pagine, mi metto a descrivere con un mare di dettagli inutili le increspature della pellicola del latte, altre venti pagine per ricordare quella volta in cui, da bambino, mia nonna mi aveva detto che le cicogne migrano nei paesi caldi ripetendo lo stesso concetto in sedici modi diversi, altre venti pagine sulla vita delle cicogne e sulle favole che parlano dei bebé portati in volo proprio dalle cicogne. Per concludere aggiungo una cosa che non c’entra niente, qualcosa come: un amico della nonna in gioventù avrebbe voluto sposarla ma i genitori della nonna la costrinsero a sposare un altro, e infine un apparente punto di contatto tra le due cose, ad esempio che l’uomo in questione, crescendo, è diventato ornitologo e si è specializzato nello studio delle cicogne. Finale: la tazza di latte cade a terra mentre sento un rumore sul tetto e mi accorgo che una cicogna sta facendo il nido accanto al comignolo. Ecco cosa è realmente un romanzo alla Mendieta: una buffonata”.
Quest’ultima risposta non era improvvisata: Brady aveva preparato mentalmente le proprie motivazioni da esporre nel corso dell’intervista ad Andretti, ed era deciso a inserirne i concetti a ogni costo, anche forzando il senso della domanda e replicandogli con discorsi pre-impostati che non c’entravano nulla con quel che gli veniva chiesto. Tra le varie dichiarazioni anti-Mendieta già caricate nel fucile della propria bocca e pronte a essere sparate, vi era – appunto – anche una trama ridicoleggiante per un ipotetico romanzo di Francisco Hernandez, una parodia che nelle intenzioni di Brady non era affatto una parodia ma – come lui stesso aveva affermato – una buffonata scambiata per un capolavoro e finalmente palesatasi per la sua vera natura di buffonata. Lui si proponeva come un esaminatore di pietre preziose particolarmente esperto che riesce infine ad aprire gli occhi alle tante persone che hanno acquistato fondi di bottiglia convinti di avere in mano dei brillanti, e tenta addirittura di insegnargli la tecnica per distinguere il vetro dal diamante e non essere più ingannati in futuro.
Aveva raggiunto il suo scopo? Difficile dirlo. Per ora era riuscito, assai più banalmente, a scatenare un putiferio rispetto al quale le male interpretazioni dell’intervista a Mendieta di due giorni prima erano al confronto baruffe da ragazzini. Juan Brady aveva aizzato uno scenario di guerra in cui tutti avrebbero combattuto, compresi quei personaggi pubblici che non si erano mai interessati a questioni letterarie. Anzi, i più attivi sarebbero stati proprio loro: nei giorni seguenti ogni talk show televisivo, persino i notiziari televisivi e radiofonici, avrebbero dato ampio spazio alle accuse sprezzanti di Juan Brady e alle opinioni in merito di vari cronisti, presentatori, top model e calciatori. Qualcuno di loro invocò – inutilmente – una controreplica di Francisco Hernandez Mendieta.

(CONTINUA)

20 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  2. Mi sembra scritto in modo scorrevole e avvincente, Ariano, e ha anche un ottimo incipit ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie. Spero di reggere il passo anche nel prosieguo.

      Elimina
  3. Vedi, tu prendi per racconto la mia cronaca, io all'inizio avevo preso per reale il tuo racconto, chiedendomi chi fossero questi due scrittori. Mi è piaciuto, aspetto il resto, in alcuni punti mi ha ricordato il modo di scrivere di alcuni autori sud americani e, non so perché, anche "Zia Julia e lo scribacchino". L'ho letto molto tempo fa e non ricordo nulla, ma è la prima cosa che mi è venuta in mente, per cui può essere che non c'entra nulla, eh!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non conosco questo romanzo, quindi, sì, direi che non c'entra nulla. O almeno credo ;-P

      Elimina
  4. Carino, è molto scorrevole e mi incuriosisce il proseguo.
    Ti dico una cosa, prendila con le pinze: secondo me si valorizzerebbe di più se usassi il tempo presente. Darebbe ancora più slancio e immediatezza alla vicenda.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho deciso per il passato perché volevo inquadrare la vicenda come il resoconto di una storia già successa e della quale si sa già la conclusione (almeno il narratore la sa) quindi l'ho trovato più adatto.

      Elimina
  5. Ottimo! Conosco (o almeno penso!) la tua scrittura da tempo, e posso dire che questo assaggio è un bel salto in avanti, quanto a scorrevolezza del testo, trama, personaggi. Naturalmente aspetto il seguito, anche per fargli le pulci!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bene, sono pronto al supplizio ;-)

      Elimina
    2. magari ti mando qualcosa in privato...

      Elimina
  6. Eccolo finalmente! Allora, ti avevo promesso che sarei stato inflessibile ma la tua scrittura mi mette subito in difficoltà. vediamo cosa posso inventarmi.
    Tutto è molto scorrevole, davvero, e si legge d'un fiato. Ci sono però un paio di punti in cui il mio fiato è interrotto e, a mio parere si potrebbe usare qualche sistema per far scivolare via tutto. Quel "però" tra due incisi nell'incipit, secondo me, spezza brutalmente il racconto proprio quando è sui razzi di partenza. Forse potrebbe funzionare semplicemente togliendo le due virgole.
    Più in generale noto che hai spesso fatto in modo che il tuo protagonista usasse due tipi di linguaggio: uno molto ricercato (es.: ammantare storie) e uno molto più immediato (es. buffonata). I due esempi non sono casuali perché li trovo nella stessa frase. Ecco. io proverei a usare i due tipi di linguaggio per meglio separare l'uomo pubblico da l'uomo privato. Non so se mi sono spiegato.
    P.S.: Non volermi male.... quello che scrivo va preso per quello che è.. vale a dire "il nulla" (proprio come un romanzo "alla Mendieta"), non avendo io nessuna esperienza di editing.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Invece è proprio quello che volevo: sapere le impressioni su tutto ciò che pare non filare correttamente, sono tutti spunti che mi segnerò e utilizzerò per la stesura finale del racconto (non che questo sia una bozza, l'ho editato più volte, ma alla fine di questa esperienza potrò rieditarlo basandomi però sulle impressioni raccolte sul blog ;-)

      Elimina
  7. Ciao Ariano, finora è tutto molto scorrevole anzi davvero fluido.
    Ho notato anche io la differenza di stile nel linguaggio utilizzato dal protagonista, suppongo però che sia voluto da parte tua, giusto?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In linea di massima ho immaginato Juan Brady come uno scrittore "ruspante", che bada al sodo, e ciò lo pone in contrasto con l'onirico e astratto Mendieta. Anche linguisticamente lo scopo è rimarcare la differenza fra i due, immagino che devo lavorare meglio su questo aspetto.

      Elimina
  8. Trovo molto simpatica l'idea di fare confrontare due grandi scrittori come due comari che si rimbeccano a vicenda. Se fossi una lettrice de "Il Clarin" seguirei appassionatamente la vicenda facendo il tifo a pelle per Juan Brady!
    Parlando del tuo stile, mi piace: la narrazione è scorrevole, c'è una bella proprietà di linguaggio.
    Vediamo che accade adesso...

    RispondiElimina
  9. Io vedo sempre la tua ironia alla Writerman e questa cosa mi piace parecchio!
    Mi piace perché come ti avevo già detto in occasione dell'altro racconto pubblicato, quando leggo qualcosa di tuo è come se avessi la sensazione di avere davanti un 'libro già scritto e pubblicato', hai una mano sicura!

    Nel mio caso non ho notato stranezze o punti di rottura nella narrazione, ogni cosa mi è sembrata calibrata alla situazione ed al personaggio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per le bellissime parole, spero di non deludere con le puntate successive.

      Elimina
  10. E' molto interessante, mi piace il tuo modo di ironizzare la realtà...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un po' di ironia è fondamentale per me, altrimenti rischio di diventare il più pessimista fra i pessimisti.

      Elimina