Nota per i non-nipponofili: il kintsugi (come brevemente descritto da Issei nella prima vignetta) è una tradizione giapponese che consiste nel riparare una tazza o un piatto di porcellana finito in frantumi utilizzando non solo la colla per riunire i pezzi, ma anche una pasta dorata per riempire le crepe. Un oggetto di porcellana ritenuto un'eredità storica della propria famiglia, o al quale si è troppo affezionati per buttarlo, viene riparato con questa tecnica che trasforma le crepe in una parte integrante (anche sul piano estetico) dell'oggetto riparato.


È una tecnica molto bella, non solo per il risultato ma per il senso profondo ad esso connesso. Ne ho sentito parlare per la prima volta, credo, in un libro molto bello che ho letto anni fa si intitola “ Mi sa che fuori è primavera” di Concita De Gregorio (un romanzo su una storia vera molto tragica).
RispondiEliminaSì, è una tecnica nata con finalità estetiche, però ovviamente le si possono dare anche significati metaforici.
EliminaIn fondo c'è molta sofferenza in questa città.
RispondiEliminapodi-.
Quando vige la legge della giungla, è inevitabile...
EliminaMolto rispondente al vero la similitudine tra le incrinature di un vecchio vaso, riparabili con l' arte del kintusugi e le nostre ferite inferiori, in realtà, molto difficili da rimarginare e sanare.
RispondiEliminaDifficili da sanare, ma d'altronde bisogna pur provarci.
EliminaTra le poche cose che conoscevo del Giappone, c'è proprio la tecnica del kintsugi. Pensare che le ferite degli esseri umani siano paragonabili all'oro è affascinante, oltre che commovente.
RispondiEliminaÉ un'allegoria che fa riflettere, sì.
EliminaCredo che questa sia la striscia di Issei più poetica che io abbia mai letto finora! Sarà perché sono pienamente in linea con l' idea che la tecnica giapponese rappresenti non solo un gradevolissimo hobby, ma anche un bellissimo modo per riempire un vuoto o sfogare uno stato d'animo. Lo sai, del resto, quanto io creda e ami l'arte terapia.
RispondiEliminaGrazie delle belle parole.
EliminaIo pure ci credo profondamente, non fosse altro perché in certi momenti della mia vita è stata la creatività nella scrittura e nel disegno a salvarmi dal soccombere.
Ciao, per caso mi sono trovata tra queste pagine, non conoscevo questa tecnica.
RispondiEliminaIn passato ho realizzato qualcosa con la tecnica del decoupage, ti dirò
mi rilassavo moltissimo ed ero fiera di quello che avevo realizzato.
Buon fine settimana
Rakel
Grazie e benvenuta :-)
EliminaConosco questa tecnica da infiniti anni ma la sua bellezza è proprio nel suo senso profondo. La tua vignetta ne mostra ogni sfumatura. Complimenti davvero Ariano. Ciao e buona domenica sera.
RispondiEliminaGrazie, buona domenica anche a te 🙂
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